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mercoledì 3 settembre 2014

Favia e i Liberi cittadini, se il civismo si vede (anche) dal simbolo

L'autunno è alle porte e le elezioni regionali anticipate (sia pure solo di qualche mese) in Emilia Romagna si avvicinano. Mentre il Pd è alle prese con i primi passi della macchina delle primarie, qualche certezza  sui contendenti c'è già e qualche simbolo è già sicuro. A partire da quello della lista civica Liberi cittadini per l'Emilia Romagna, che si propone di portare a livello regionale le battaglie che normalmente sono condotte dalle liste civiche nei comuni. A ispirare la formazione, anche se non figura tra i candidati, il consigliere regionale uscente Giovanni Favia: è lui stesso a spiegare come sia nato l'emblema della lista e quale significato abbiano le sue parti.
"Credo molto nella semiotica, nell'importanza della comunicazione, nei simboli – chiarisce –. Non è arrivato un grafico a farci proposte: siamo stati noi – io in questo caso, confrontandomi con altre persone, facendo girare tutte le proposte e raccogliendo critiche e osservazioni – a chiedere a chi ha curato la grafica di realizzare il contrassegno, ovviamente andando per tentativi. Dall'idea alla carta il percorso non è sempre dritto e il creativo in questo ti guida e alla fine si crea anche uno scambio creativo: il concept e le necessità comunicative che avevamo comunque le abbiamo indicate noi, a volte andando molto nei dettagli".
Di certo, nome e contrassegno costituiscono un "parto unico", con due elementi che si completano a vicenda (il primo è pur sempre parte del secondo), ma a nascere per primo è stato il "titolo" della lista: "Siamo partiti da lì – spiega il consigliere – volevamo innanzitutto dare un'impronta di civismo al nostro gruppo, non un'impronta 'politica', per cui la parola 'Cittadini' per noi era importante. È anche vero che quella parola, ultimamente, nel MoVimento 5 Stelle si è inflazionata, ormai è un refrain, un mantra che è fine a se stesso: per contraddistinguerci abbiamo aggiunto il termine 'Liberi'". 
Sembra questo il punto focale nel ragionamento di Favia: "Tutti sono cittadini, anche quelli che stanno nei partiti, a differenza di ciò che dice Grillo: la differenza sta nel modo in cui fai politica. Essere liberi è la nostra differenza, anche da loro: loro sono di fatto teleguidati da una struttura di marketing, una struttura comunque padronale che pensa per loro, che detta visioni strategiche e politiche, mentre i partiti rispondono alle segreterie e agli apparati. Noi siamo cittadini liberi, che fanno politica semplicemente per passione, per migliorare la società: questo era il messaggio che volevamo dare".  Certo, in parte l'etichetta della lista è stata influenzata  dall'emblema: "Volevamo renderci ben riconoscibili in cabina elettorale, per cui abbiamo adattato il nome anche in base agli spazi concessi dal contrassegno". 
Una volta fissata la denominazione, si trattava di passare al marketing elettorale. "Volevamo portare l'esperienza del civismo, che ha molto successo a livello locale con i cittadini che si auto-organizzano dal basso – chiarisce l'ispiratore di Liberi cittadini – le liste civiche nascono ovunque e con molta energia ed entusiasmo a livello comunale, mentre a livello regioanle tutta questa forza atomica scompare, si dissolve. Il nostro progetto dunque era questo: cercare di portare anche a livello regionale quell'energia, quel piacere di fare politica, liberi da gomitate, carriere, giochi, concentrandosi sui contenuti".
Occorreva trovare il modo di portare tutto questo nel simbolo: "Serviva certamente un'iconografia legata al civismo. Guardando con attenzione i loghi delle molte liste civiche, abbiamo notato alcuni temi ricorrenti: la presenza di persone (in tondo, stilizzate, ...), di segni legati all'ambientalismo (e molte liste nascono anche in nome della difesa del territorio locale) e di segni legati all'identità territoriale, per cui santuari, torri, monumenti sono frequentissimi". 
Si spiega così facilmente la presenza della torre, vista come luogo che marca genericamente un territorio e ne è segno di riconoscimento: "Non è il riferimento a una torre reale, indica piuttosto anche che l'Emilia Romagna è un contenitore di tante identità diverse: quella torre anonima di fatto non ne esclude o ne privilegia nessuna". L'immagine della torre obliqua ha fatto pensare a più di qualcuno alla torre degli Asinelli di Bologna, ma la pista è sbagliata: "Ce l'hanno detto in tanti – riconosce Favia – ma evidentemente chi l'ha detto non è bolognese: uno di Bologna, come sono io, non potrebbe mai rappresentare una sola delle Due Torri, che per noi sono un tutt'uno. Anche uno che va sulla Garisenda o sugli Asinelli va sulle Torri, non su una sola".
Sempre sul piano iconografico, poi, ci sono le foglioline a marcare il tema della tutela ambientale e a dare un po' di movimento al logo; l'impatto maggiore, in ogni caso, resta sempre quelo del nome, che spicca in verde sul fondo bianco. Guai, però, a pensare che quello da poco sfornato sia l'ennesimo contrassegno debitore del tricolore italiano: "I colori che abbiamo scelto, dopo alcuni esperimenti, sono esattamente quelli del vessillo della Regione – precisa il consigliere –. Noi abbiamo preso precisamente qulle tonalità cromatiche e le abbiamo armonizzate nel logo: come le liste civiche locali giocano sui colori del comune, noi usiamo quelli della Regione. Noi tra l'altro siamo un comitato di scopo per le elezioni. Non vogliamo creare un'identità, lavoriamo sul progetto civico che abbiamo presentato". 
A dare l'ultimo tocco di movimento e di scarsa staticità è l'impianto generale dell'emblema: "Siamo una lista giovane, moderna che sa padroneggiare anche gli strumenti della comunicazione visiva: è voluto che il cerchio di contorno non sia perfettamente chiuso e che tutto il logo abbia una linea dinamica e almeno un po' aggressiva".
Nessuna delle persone che si è impegnata per la nascita di Liberi cittadini, invece, ha voluto inserire parole o segni grafici riferibili alla passata militanza nel MoVimento 5 Stelle di diverse di loro. "Non volevamo correre il rischio – precisa Favia – di essere identificati come ex-5Stelle, che non è affatto una bestemmia, anzi, andiamo fieri di essere ex, ma siamo consapevoli che occorre allargare il perimetro". A scanso di equivoci, lo stesso consigliere va ancora più nel dettaglio: "Siamo anche fieri di aver creduto, in un certo momento storico, a qualcosa cui hanno creduto in tanti: non penso alla deriva populista e basata sull'idolatria che poi c'è stata, ma a quella minoranza che credeva davvero che Grillo fosse un uomo di spettacolo che dava solo la vua visibilità a un progetto di cittadinanza, organizzato, democratico, meritocratico e serio. Poi è stato tutt'altro, ma chi segue la politica italiana conosce la storia: chi vuole capirla la capisce".
L'essere identificati o scambiati con il gruppo di provenienza sembra essere uno dei maggiori timori per Favia, che tra l'altro ha scelto di non essere ricandidato (a qualunque titolo) alle prossime elezioni regionali: "Uno dei motivi per cui non sono in lista è anche questo: la mia presenza avrebbe portato più consenso, perché comunque le persone votano chi conoscono, ma si rischiava che il progetto diventasse una polemica nei confronti del M5S e io non volevo questo". 
Per il consigliere uscente era comunque importante non gettare la spugna: "Avendo io creduto alle battaglie che ho fatto, non mi sarei potuto nascondere alle elezioni. Sono convinto che giocando si può perdere, non giocando si perde di sicuro": nessuno di noi ha aspettative future, il fatto che le cose possano andare male non ci spaventa, è molto più importante per noi tenere la testa alta". La battaglia, dunque, sarà giocata: la torre servirà a farsi riconoscere, anche se emergere sula scheda è ben più difficile che in Pianura padana.

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