giovedì 20 marzo 2014

La "Scelta europea" di Tabacci e Boldrin che spiazza (e fa infuriare i montiani)

Le notizie simboliche che si susseguono in questi giorni danno l'ampia dimostrazione - qualora ce ne fosse il bisogno - di una verità molto concreta: l'unione forse non fa la forza, ma andare da soli è un vero suicidio. In realtà era già così anche prima del 2009, se non altro per una questione matematica: nel 2004 le forze politiche italiane potevano dividersi 78 seggi, quando in patria tra Camera e Senato se ne gioca(va)no 945, per cui era più facile ottenere un seggio lì da soli (a patto di superare gli sbarramenti) che non a Strasburgo. Da quando poi i partiti maggiori si sono accordati per introdurre anche per le elezioni del Parlamento europeo una soglia del 4% per accedere alla ripartizione dei seggi, si capisce perché i partiti medio-piccoli tendano tutti a unirsi, nel tentativo di superare l'asticella e accedere a una delle 73 poltrone disponibili.
Così, dopo il tandem (quasi scontato, viste le manovre delle ultime settimane) di Udc e Popolari per l'Italia, ecco presentato il secondo, un po' meno ovvio, di Centro democratico e Fare per Fermare il declino. Le due formazioni presentano un cartello denominato "Scelta europea" (Monti, almeno nel nome, sembra avere fatto scuola, anche se per qualcuno la decisione di usare quell'etichetta sarebbe un vero sgambetto malizioso), che ha come denominatore comune il riferimento alla famiglia europea dell'Alde (quindi i libdem) e il sostegno a Guy Verhofstadt alla guida della prossima Commissione europea. Questa scelta di campo è scritta a chiare lettere sul contrassegno e la cosa non può non lasciare perplessi.
Già, perché solo poche settimane fa sembrava avviato un percorso comune nel solco dell'Alde tra il Pli di Stefano De Luca, il nucleo originario di Fare ora costituito in Ali - Alleanza liberaldemocratica per l'Italia (con Silvia Enrico e Oscar Giannino) e la Federazione dei liberali di Raffaello Morelli, così come si era immaginato un possibile coinvolgimento di Scelta civica, ormai depurata della parte popolare. E invece finiscono per riferirsi all'Alde un ex diccì come Bruno Tabacci e un ultraliberista come Michele Boldrin, mentre al momento non è dato sapere che faranno gli altri. E se i montiani sono su tutte le furie, perchè ritengono che il nome dell'inedito duo sia un "uso surrettizio" della propria etichetta (al punto da essere pronti a opporsi all'ammissione del simbolo), sembra sfumare definitivamente il disegno di un'unica lista Alde italiana.
Nel frattempo, Centro democratico e Fare (che toglie l'espressione Fermare il declino, forse perché sulla scheda sarebbe stata praticamente invisibile e avrebbe dato solo problemi di stampa) sono presenti con le loro pulci nella parte inferiore del nuovo emblema. Particolarmente importante è quella del "compagno Br1", visto che con i suoi parlamentari eletti è in grado di evitare la raccolta firme all'intero soggetto politico. La strada verso il 4%, in ogni caso, è ancora lunga: forse sarebbe stato difficile arrivarci anche con Scelta civica, ma ora la pendenza della salita è ai livelli di guardia. Tabacci e Boldrin lo sanno di certo; nel frattempo, attendiamo il prossimo rassemblement, anche abbastanza avventuroso (sabato si attendono notizie da destra).  

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