venerdì 18 aprile 2014

Come nasce un simbolo: Prodi e l'asinello

Mentre la carica (anzi, carichina, viste le ridotte dimensioni di quest'anno) dei simboli in vista delle elezioni europee sta per spostarsi dalle bacheche del Viminale alle plance elettorali e ai muri - spesso abusivi - di tutta l'Italia, una domanda rischia di finire sopraffatta dalla bagarre che precede l'apertura dei seggi: "Ma come nasce fisicamente un simbolo?
Una domanda curiosa e quasi sussurrata, ma pienamente legittima, in un'epoca in cui tutto sembra facile da realizzare, a portata di clic (e di Photoshop o Illustrator, per i vettorialisti incalliti), anche quando la creazione sa più di plastica e di finzione che di aromi genuini. Pare quasi che nessuno si ricordi più di quando erano le mani a dare forma e colore alle idee, che vengono pur sempre da una o più menti, dotate di un tasso variabile di insanità. 
E allora, perché non andare a recuperare un simbolo di qualche anno fa, non troppo longevo in confronto ad altri ma con l'indubbio pregio di poterlo seguire passo a passo, compresi i finali mancati, ossia le varianti scartate o aggiustate poco a poco? Catapultatevi allora nell'anno di incerta grazia 1999, esattamente a febbraio, ancora una volta in cammino verso le europee. E giusto una manciata di mesi dopo la caduta di Romano Prodi a Montecitorio, una ferita che brucia eccome. Per tamponarla e togliersi qualche sassolino scomodo, il Professore decide di fondare un partito e con lui c'è il sociologo della politica Arturo Parisi.
Parisi è sardo - anche se ha lavorato per anni sotto le Due Torri - e forse è proprio sua l'idea di mettere in campo un asinello, per il nuovo soggetto che dovrà chiamarsi i Democratici o qualcosa di simile. Non che l'idea sia nuova: negli Usa, anche se gli emblemi grafici dei partiti non sono affatto istituzionalizzati e non vanno nemmeno sulle schede, il binomio Donkey-Democrats nasce addirittura nel 1874 ("colpa" dell'artista satirico Thomas Nast e delle sue vignette micidiali) e regge tuttora, al pari della coppia elefante-repubblicani. Perché non esportare anche questo elemento, per il partito nuovo da creare?

venerdì 11 aprile 2014

Riammesso Bunga Bunga, sarà sulle schede

Gli alfieri del vero voto di protesta e di rottura possono stare tranquilli: alle elezioni europee di maggio potranno votare per il Movimento Bunga Bunga: il Ministero dell'interno infatti ieri sera ha riammesso il contrassegno che mercoledì era risultato temporaneamente bocciato.
Con un'integrazione di documenti è stata sanata la questione più importante, quella che metteva in dubbio la legittimazione a usare, all'interno dell'emblema, il simbolo dell'Unione sudamericana emigrati italiani: dopo la produzione di nuovi atti, la direzione centrale dei servizi elettorali ha ritenuto valido l'uso del simbolo da parte del depositante, Marco Di Nunzio. E sarà proprio grazie alla "pulciona" dell'Usei che il Movimento Bunga Bunga potrà presentarsi in tutte e cinque le circoscrizioni italiane senza dover raccogliere le firme: dal momento che il partito sudamericano ha ottenuto una deputata alle ultime elezioni politiche, il collegamento permette di esentare Bunga Bunga dall'obbligo della "prova di radicamento" attraverso le sottoscrizioni. Al di là delle polemiche registrate negli ultimi giorni, sembra questo lo scenario definitivo.
Nel simbolo riammesso, tuttavia, è scomparsa l'espressione "Forza Juve", come pure ogni riferimento anche cromatico alla squadra torinese. Il Viminale probabilmente non era orientato a cassare l'emblema, facendo passare quell'inserimento per una goliardata (ce ne sono state tante...), ma sul tavolo della discussione è piombata una diffida da parte dello studio legale della Juventus. Pare che la società sportiva abbia lamentato l'uso non autorizzato del nome "Juve", che si richiama a un marchio registrato e ben noto; ancora più grave, tuttavia, sarebbe stato il danno dovuto all'accostamento di quel nome all'espressione "Bunga Bunga", danno amplificato dall'enorme pubblicità data al simbolo dai media.
Unica soluzione per riammettere l'emblema, togliere qualsiasi riferimento alla società, anche solo velato o lontanamente riconducibile. Niente bande blu (confondibili col nero) alternate al tricolore, niente scritte come "Bianconeri" o cose simili; anche l'idea di lasciare solo "Forza" non è stata accettata, perché avrebbe fatto passare come messaggio "Forza Bunga Bunga", ritenuto lesivo del buon costume. Al depositante di turno, chiamato a sostituire il simbolo, non è restato che riesumare la denominazione completa del simbolo ammesso alle politiche dello scorso anno (e non utilizzato), cioè "Movimento Bunga Bunga", mantenendo buona parte del precedente impianto grafico, con l'omino stilizzato che dà un calcio all'euro e il simbolo dell'Usei.
Così modificato, il contrassegno è stato ammesso ed è già nelle bacheche, insieme a quello sostituito del Cdu (in queste ore si sta sostituendo anche il simbolo delle Destre unite, mentre il Movimento sociale per l'Europa e almeno una delle Democrazie cristiane hanno presentato opposizione). Gli italiani si preparino: se hanno sempre desiderato votare Bunga Bunga, ora potranno farlo con un semplice segno sulla scheda.

mercoledì 9 aprile 2014

Simboli per le europee: scudi crociati? No, bocciati

A mezzogiorno è arrivato il verdetto dal Ministero dell’Interno (agli interessati: i giornalisti hanno dovuto aspettare ore). Poche bocciature (almeno come numero, in proporzione era pur sempre il 12.5%), ma ben mirate. Dei 64 simboli effettivamente presentati per le elezioni europee, la Direzione centrale per i servizi elettorali ne ha provvisoriamente cassati 8, invitando i depositanti a sostituirli entro 48 ore (oppure, se sono convinti di avere ragione, a impugnare la decisione davanti all’Ufficio elettorale nazionale).
Grande e inevitabile vittima dell’esame del ministero è stato lo scudo crociato: se ne contavano cinque o sei ed era chiaro fin dall’inizio che almeno quattro sarebbero stati bocciati. Stando alle regole vigenti, che danno tutela ai partiti rappresentati in Parlamento, non poteva che essere risparmiato lo scudo dell’Udc, inserito nell’emblema composito con il Nuovo centrodestra.Non stupisce dunque che i primi esclusi siano stati gli scudi – con bordo arcuato, del tutto identici tra loro – delle due Democrazie cristiane, quella rappresentata da Angelo Sandri (anche se si è messa in fila 16 posizioni prima dello scudo vincitore) e quella, depositata in extremis dal combattivissimo Leo Pellegrino, in qualità di iscritto al partito dal 1975 (egli è anche membro del comitato di iscritti guidato da Raffaele Lisi ed Emilio Cugliari, ma non è con questa qualità che ha presentato il segno).
Per il Viminale poco importa che varie pronunce (ormai divenute definitive) abbiano messo in dubbio i passaggi che hanno portato dalla Dc al Partito popolare italiano e gli accordi che hanno attribuito al Cdu di Buttiglione lo scudo crociato nel 1995: la tutela ai partiti presenti in Parlamento, come disciplina speciale, prevale e quindi salva comunque l’Udc.
“I giudici hanno sentenziato che la Dc non è stata sciolta, questo significa che la Dc c’è ancora e il simbolo, come il patrimonio, deve tornare alla Dc – ci spiega Pellegrino – perché tutti questi che sono venuti nel frattempo e si dichiarano tutti cristiani non l’hanno restituito? Quanto al Ministero, continua a interpretare e applicare a piacimento il testo unico delle elezioni della Camera: come si fa a dire che l’Udc ha usato tradizionalmente lo scudo crociato, quando il vero uso tradizionale è quello della Dc?“. Per tutte queste ragioni, Pellegrino si opporrà alla decisione del Ministero, affidandosi all’Ufficio elettorale nazionale.
Bocciato per lo stesso motivo lo scudo stiracchiato e deformato del Cdu rimesso in pista da Mario Tassone. I Popolari italiani per l’Europa dell’europarlamentare uscente Peppino Gargani hanno invece passato l’esame: il loro scudo crociato appena sfumato può restare. Anche lo scudo con croce sfumata del Ppi, fatto depositare per precauzione da Pierluigi Castagnetti, è stato considerato ammissibile, essendo sempre stato il simbolo dei Popolari dl 1995.
Si fa poi notare l’ennesima bocciatura del Grillo parlante di Renzo Rabellino: nel 2008 non andava bene la scritta “Grillo” enorme con “parlante” piccola e leggerissima, per cui si dovette parlare di “Grilli parlanti”; l’anno scorso la dicitura al plurale ma con “Grilli” enormi era stata comunque bocciata, dovendo ingrandire di molto la seconda parola. Stavolta “Parlante” era ancora più grande, ma quel “Grillo” continua a non andare bene, anche se Rabellino è pronto da sempre a schierare in lista il “suo” Beppe Grillo, nato a Bra e non a Genova. Nel gruppo di Rabellino però è stata curiosamente bocciata anche Lega Padana, che l’anno scorso era stata ammessa esattamente con lo stesso segno.
Bocciata anche la fiamma tricolore delle Destre unite, per confondibilità con la fiamma (molto più piccola e dalla forma diversa) di An nel simbolo di Fratelli d’Italia. Non c’era l’intenzione di usare quell’emblema, ma certamente l’esclusione è arrivata inattesa per il depositante Massimiliano Panero.
“Una bocciatura del tutto inspiegabile – ci ha detto Panero – tanti altri simboli, specie con le falci e i martelli, sono simili tra loro e sono sopravvissuti, mentre è stato bocciato il nostro. Non avevamo dichiarato il nostro disegno come fiamma e, in ogni caso, la forma era ispirata a quella di Le Pen, non a quella usata da Fratelli d’Italia: mi domando cosa sarebbe accaduto se si fosse presentata anche la Fiamma tricolore”. Non ha ancora deciso se sostituire il contrassegno o fare opposizione: deciderà in queste ore.
Al momento sono stati bocciati anche i simboli del Movimento sociale per l’Europa e quello senza dubbio più chiacchierato, Forza Juve Bunga Bunga. Non è ancora chiaro cosa abbia provocato la ricusazione: domani se ne saprà qualcosa di più.
Da segnalare, poi, i cosiddetti contrassegni “senza effetti”: quelli cioè che non possono proseguire il loro cammino non perché violino qualche regola, ma perché la documentazione presentata era incompleta (ad esempio perché mancava il programma o l’indicazione dei delegati per il deposito delle liste). Di solito questo è il sistema adottato dai partiti ormai cessati che non vogliono partecipare alle elezioni, ma vogliono comunque poter contestare simboli troppo simili al loro. A questo giro è accaduto con Rifondazione comunista, i Comunisti italiani, il Partito delle Aziende e il Fronte dell’Uomo Qualunque.

Tratto e rielaborato dal pezzo scritto per Termometro Politico

lunedì 7 aprile 2014

Le europee 2014, simbolo per simbolo


Chiuso il deposito dei contrassegni al Viminale, vale la pena di cercare di analizzare tutto ciò che è stato depositato in bacheca. Ci provo, almeno per le informazioni in mio possesso.

1) LEGA NORD - Nessuna sorpresa all'atto del deposito per il partito guidato da Matteo Salvini: il contrassegno era proprio lo stesso che era stato divulgato alla vigilia della presentazione, con Alberto da Giussano sempre dominante, ma con la pulce di Die Freiheitlichen allo stesso livello del Sole delle Alpi, il riferimento alle autonomie (e non solo alla Padania) e l'inserimento voluto della dicitura "Basta €uro" nel segmento blu inferiore: un chiaro messaggio agli elettori (per ottenere consenso) e all'Europa, come programma per coloro che approderanno a Strasburgo.


2) BASTA EURO (ritirato) - E' stato un enigma per molti, questo emblema. Perché la grafica era evidentemente la stessa che la Lega aveva appena inserito nel suo emblema. E le prime due posizioni in fila erano state occupate da persone in qualche modo legate al Carroccio (almeno, così era parso), così pareva strano che qualcuno avesse potuto fondare un'associazione con quel nome. L'emblema sarebbe stato destinato alla bocciatura (e così Roberto Calderoli raccontava ai giornalisti), sta di fatto che, dopo un colloquio dello stesso Calderoli con alcuni funzionari del ministero, il simbolo è stato ritirato e il problema di confondibilità si è risolto da sé.

3) SCELTA EUROPEA - Il simbolo è cambiato una manciata di ore prima del deposito, con la pulce di Scelta civica che ha sostituito la miniatura dell'Alde, anche se resta il riferimento alla famiglia europea nella parte alta del simbolo. Non ci sarà alcun rischio di contenzioso sulla parola "Scelta" e non si dovranno cercare firme (grazie a Centro democratico e Scelta civica); in compenso, le microdimensioni sulla scheda dei tre simboli non sono una garanzia di un buon risultato, ma si deve riconoscere il coraggio di chi ha osato la grafica (con l'handicap però di avere riempito troppo gli spazi, appesantendo il tutto). 


4) FRATELLI D'ITALIA - In gran parte il simbolo dei Fratelli d'Italia riprende l'immagine che alle primarie tenutesi nelle settimane scorse è stata maggiormente votata da militanti e simpatizzanti. L'emblema di An ha metà dell'altezza del contrassegno definitivo, coprendo il nodo tricolore (che fu dell'ultima campagna di quel partito): se prima il simbolo di Fdi ricordava molto quello di Alleanza nazionale, ora lo contiene direttamente. Una bacchettata però va a chi ha voluto inserire il cognome di Giorgia Meloni (tra l'altro in giallo, come quello di Fini nel simbolo di An del 2006) in alto, tagliando più in basso il bordo bianco: gusto estetico pari quasi a zero.

5) "IO NON VOTO" Lista civica nazionale - Che cosa dire, che non sia stato già detto su questo simbolo? Carlo Gustavo Giuliana, dopo il suo passato nell'Idv, dal 2006 si dedica con fervore a questo progetto e dall'anno prossimo promette di impiegarvi ancora più tempo, preparandosi a presentare le liste. Nel frattempo il suo simbolo rosanero, in perfetta aderenza alla sua natura palermitana, è sempre tra i primi a essere depositati e la stampa se ne accorge sempre. Anche perché l'idea di capire come si possa trasformare l'astensionismo in voto di protesta e dirottare una parte di quegli stessi voti su quel simbolo in fondo affascina. E Giuliana, sguardo profondo e sciarpina rosa, non si arrende di certo.

6) CASAPOUND ITALIA - Il simbolo è lo stesso che è stato politicamente battezzato l'anno scorso, alle politiche prima e alle amministrative poi. La simbologia è decisamente complessa: ha una ragione la tartaruga, come animale e come formazione militare, così come ce l'ha l'ottagono e ce l'hanno i disegni che si leggono sopra, ma per averli correttamente è meglio fare riferimento al sito ufficiale del soggetto. Resta il dubbio sulla raccolta delle firme: riuscirà il gruppo a ottenere le sottoscrizioni necessarie in tutte le circoscrizioni o si limiterà, ad esempio, a correre al Centro?


7) PARTITO POPOLARE ITALIANO - Luciano Gesuelli, che per anni ha depositato liste (già per la Dc), è stato ingaggiato di nuovo per una presentazione importante. Stavolta il simbolo non era del Pd (come nel 2013), ma quello del Ppi, evoluzione del segno creato da Guido Bodrato nel 1995 dopo la frattura Buttiglione-Bianco. I Popolari hanno sospeso l'attività nel 2002 (il segretario resta Pierluigi Castagnetti), ma Castagnetti deve aver temuto mosse sgradite dopo la comparsa dei Ppi (Popolari per l'Italia) di Mario Mauro: Castagnetti li ha diffidati ma si è protetto anche così (e non solo da loro). Nessuno vuole presentare liste, ma meglio depositare che non depositare. 

8) SACRO ROMANO IMPERO LIBERALE CATTOLICO - Sotto questa etichetta coniata nel 1994 si ritrovano le quattro formazioni create via via da Mirella Cece, una storia prima tra i liberali (accanto a Bozzi) e poi nella Dc (fu consigliere giuridico di Martinazzoli), finché non ha deciso di schierare negli anni '90 il suo Movimento Europeo Liberal Cristiano "Giustizia e Libertà". Poi è nato il Sacro Romano Impero e, ancora in seguito, i Giuristi di quell'impero e il gruppo sportivo "Atuttocampo, nel tempo e nello spazio": una grafica sontuosa riassume la teologia della Cece e il suo progetto di monarchia costituzionale-parlamentare, sotto l'egida del Pontefice.

9) L'ALTRA EUROPA CON TSIPRAS - Il simbolo incarna la vera sfida a più livelli della sinistra. Innanzitutto perché la mancanza della parola "sinistra", oltre che dei suoi segni tradizionali, non dà garanzie di raccolta di voti: il simbolo è più intellettuale che emozionale, anche se il rosso di solito è una garanzia. Il secondo livello è cromatico: nonostante alcuni simboli visti all'esterno del Viminale, le scritte hanno un'ombra che è carina, ma rischia seriamente di sparire nella stampa delle schede, finendo impastata sul fondo. Inutile parlare di tutto questo, però, se non si centrerà l'impegno delle firme: i partiti della sinistra ora si stanno preoccupando soprattutto di questo.

10) DEMOCRAZIA CRISTIANA - Le sue rappresentanti, in fila, si erano qualificate come "Movimento politico Veritas", ma poi si è materializzato il plotone della Dc di Angelo Sandri (qui precisare è dovuto). Sandri partecipa dal 1998 ai tentativi di rimettere in moto la macchina della Dc. Nel 2002 era diventato segretario diccì (dopo il tentativo di Alessandro Duce) e dal 2004 lo è di nuovo, dopo la sfiducia (contestata) al successore Giuseppe Pizza. Nel 2009 il Viminale ha ammesso l'emblema che sostituiva un cuore allo scudo; ora Sandri torna all'antico e ha denunciato l'uso indebito dello scudo dell'Udc. Difficile che basti a ribaltare la tutela offerta ai partiti presenti alle Camere.

domenica 6 aprile 2014

Scelta europea (e civica) e Ncd-Udc: matrimoni in zona Cesarini

Non fai in tempo ad abituarti ai simboli che sono già stati presentati in pubblico, con tanto di conferenza stampa, che qualcuno si è già adoperato per metterli in soffitta e tirarne fuori di nuovi. In un giorno, per dire, almeno due emblemi possono spuntare dal nulla, a quanto pare dopo trattative serrate e abboccamenti dell'ultima manciata di ore, ed essere pronti per il deposito al Viminale, quando manca davvero poco all'apertura del portone.
Un emblema rappresenta l'esito che in prima battuta si era immaginato per l'area libdem, o per lo meno qualcosa di simile. L'unità elettorale sembrava ormai impossibile, dopo che il tandem Centro democratico - Fare aveva creato la sua Scelta europea, facendo irritare parecchio i montiani che avevano prontamente schierato la loro Scelta civica per l'Europa, annunciando fuoco e fiamme per il "furto" di parte del loro nome. Nelle ultime ore, però, Scelta civica è rientrata nel disegno della lista Alde, al punto che tra le "pulci" di Cd e Fare (stavolta riportato per intero nel nome) ora al posto del tondino con la sigla della famiglia europea c'è proprio l'emblema del partito della Giannini e di Bombassei nella versione originale (non quella presentata pochi giorni fa); visto che è sparito il riferimento all'Alde, prende corpo almeno la sua esplicazione testuale, ingrandendo la dicitura "Alleanza liberali democratici europei". Niente più ricorsi montiani a questo punto e il simbolo (senza bisogno di firme grazie a Cd e Sc) può tranquillamente superare la soglia prevista, contando anche sul sostegno di varie forze minori (da LibMov ad Ali, dal Pli di De Luca fino al Pri).
Problemi di sbarramento si dice siano alla base di un altro rassemblement simbolico più o meno previsto: quello tra il Nuovo centrodestra e l'Unione di centro. C'è chi sarebbe pronto a giurare (e il Mattinale lo scrive direttamente) che il matrimonio temporaneo tra le formazioni di Alfano e Cesa sarebbe dettato esclusivamente dal timore per entrambe di non riuscire a superare la soglia del 4%. L'Udc probabilmente ha pensato ai risultati delle ultime politiche, Alfano non ha dati elettorali in mano ma certamente avrà dei sondaggi: a dispetto delle dichiarazioni fatte, forse, le previsioni di risultato non sarebbero buone. 
Dipenderebbe da questo la scelta di far convivere i due contrassegno, schiacciando nel 55-60% superiore del cerchio il simbolo di Ncd (mantenendo il nome di Alfano) e inserendo al di sotto il segno dell'Udc, con lo scudo crociato in primo piano e le due vele al di sotto, quasi invisibili su un inedito sfondo bianco. Attorno, solamente le sigle azzurrine dell'Udc e della famiglia di riferimento, il Ppe.
Il risultato di questa unione, tuttava, sembra piuttosto deludente e - se rimanesse così - potrebbe concorrere per il premio "Pastrocchio d'oro" di queste elezioni, rischiando di vincerlo. Entrambi gli emblemi risultano profondamente compressi, quasi alterati nel loro risultato. Si salva Ncd più dell'Udc (ma nemmeno troppo), giusto perché il fondo del simbolo di Alfano più o meno è conservato; il bianco della parte inferiore invece rende l'area di Cesa decisamente cheap, quasi che il grafico intervenuto avesse particolare fretta o come se il risultato non convincesse nemmeno lui. In generale, c'è un'idea di precarietà che non aiuta: ora probabilmente il 4% non è in discussione, ma i risultati che arriveranno non saranno senz'altro merito del simbolo, di rara bruttezza.

sabato 5 aprile 2014

Simboli per le europee: in diretta dalla fila

Il primo, tale Carlo Piastra, è arrivato alle 7 di ieri. Parla continuamente al telefono, ma a chiedergli chi rappresenta si ottiene solo un evasivo: “Mi hanno detto di essere molto cucito”. Per sapere il suo simbolo, bisognerà aspettare domani mattina, qualche minuto dopo le 8.

Sembra più tranquilla del solito, la fila davanti al Ministero dell’interno che da domani fino a lunedì pomeriggio alle 16 si prepara a depositare i contrassegni da usare alle elezioni europee. Qualcuno degli “animatori” dell’anno scorso ancora non si vede e forse non verrà: qualche mentitore di professione è convinto che temono un’accoglienza poco simpatica dei presenti e delle forze dell’ordine.

Qualche furbastro forse c’è già: qualcuno lascia solo il nome, segno che tengono il posto per simboli “coperti”, da non mostrare o potenzialmente devastanti. Due ragazzi, per dire, sono convinti: “Chi rappresentiamo? Dio”, spillare loro qualcosa di più è impossibile.

Al numero 8 invece c’è lei, Mirella Cece, ingrediente fondamentale per la fila davanti al Viminale. Quando arriva, alle 11, ha già i suoi blocchetti pronti per distribuire i numeri di arrivo a chi si mette in fila, dietro le transenne, dopo di lei. Di gente, in realtà, non ne arriva molta: entra persino qualche turista, che si siede lì con la cartina e la guida, probabilmente ignorando il rito che si compie.

L’età media dei depositati o di coloro che tengono la fila è di 30-35 anni, ma i veterani tengono la posizione. Col numero 5 c’è Carlo Gustavo Giuliana, che insiste nella sua battaglia della lista “Io non voto” (“Quest’anno rischiamo di essere la maggioranza”) e Andrea Gesuelli, che per una vita ha depositato simboli e liste prima per la Dc, poi per i popolari e ora continua col Pd. 
E poi ci sono tre ragazzi per CasaPound Italia, che sono sulla piazza dalle 7.30 e fanno turni di 4 ore per presidiare il loro numero. Nell’attesa ascoltano incuriositi la storia della Cece e del suo Sacro Romano Impero Liberale Cattolico: chissà che non sia una buona giornata, per fare proseliti...

giovedì 3 aprile 2014

Il Pd nel Pse: una sigla in più (e una rosa che manca)

Nei giorni scorsi la voce si era fatta più insistente: alle ormai vicine elezioni europee il Partito democratico avrebbe marcato in modo visibile la propria adesione al Partito socialista europeo. Non come nel 2009, anno in cui il Pd aveva scelto di correre con il proprio simbolo schietto, nessun nome scritto sopra e nessuna indicazione della famiglia europea di riferimento (anche perché un accordo completo su quale dovesse essere quella famiglia non c'era proprio).
Ora che i dubbi ancora rimasti sono stati messi da parte e la scelta del Pse è stata ufficialmente compiuta, non c'era alcuna difficoltà a segnalare quell'appartenenza anche graficamente, con un riferimento sul contrassegno elettorale. 
Qualcuno aveva anche pensato che allo scopo potesse servire la rosa del socialismo europeo, che non a caso era stata adottata contemporaneamente dai Democratici di sinistra e dallo Sdi e che tuttora il Psi di Riccardo Nencini conserva nel suo simbolo. Sembrava che potesse condurre in questa direzione anche il patto federativo proposto a Renzi proprio da Nencini nei giorni scorsi: l'uso di quel segno grafico poteva essere un modo per segnare anche visivamente l'inizio di un nuovo cammino di condivisione politica.
Così, a quanto si vede, non è stato: il simbolo del Pd è sostanzialmente quello già noto, con l'inserimento nella parte bassa di un segmento rosso con la sigla bianca del Pse (nella stessa posizione dell'acronimo del Psi, d'accordo, ma forse è solo una coincidenza). In pratica, il contrassegno del Pd rispetta in tutto e per tutto le indicazioni fornite dal Viminale, in base alle quali "deve ritenersi senz'altro ammesso che, all'interno del contrassegno depositato da ogni partito o movimento politico nazionale, anche nell'ipotesi di contrassegni compositi, compaia il nome completo o l'acronimo o anche il simbolo del partito politico europeo". E' vero che la rosa non è più (da tempo) il simbolo del Pse, ma avrebbe potuto comunque avere cittadinanza sul contrassegno: certo, questo forse non sarebbe piaciuto a parte della provenienza margheritina, che ha accettato la militanza socialista europea, ma forse avrebbe reagito davanti a un emblema che era stato dei Ds, quasi ad annullare una parte della sua storia. Conta quello che c'è (la sigla Pse), ma a pensarci bene conta anche quello che manca.

mercoledì 2 aprile 2014

Berlusconi sopravvive sul simbolo di Forza Italia

In fondo nessuno aveva mai messo in dubbio questo punto: il marchio Berlusconi e quello di Forza Italia avrebbero costituito un duo inscindibile e lo si sarebbe mostrato anche concretamente, inserendo il cognome nel simbolo delle elezioni europee. Oggi è arrivata la conferma: il sito del partito fondato dal sospeso Cavaliere ha mostrato l'emblema che quasi certamente sarà schierato nella tornata del 25 maggio: la bandierina coniata giusto vent'anni fa resta dominante - del resto alle europee del 1994 Forza Italia ebbe la sua affermazione maggiore, sfondando quota 30% - ma sotto si legge chiaramente il cognome "Berlusconi", in un Helvetica Heavy color aviatore, tanto per ricostruire la quaterna di colori nazionali che l'area berlusconiana in qualche modo adotta da sempre.
Nessuna indicazione della famiglia europea di riferimento (come era stato fatto in passato dai forzisti, con il richiamo al Ppe), né tanto meno della figura da sostenere per la guida della Commissione europea. L'inserimento del nome "Berlusconi" rappresenta, per Forza Italia, una prima assoluta alle europee, anche se nel 2009 il Pdl aveva mantenuto la dicitura "Berlusconi presidente" già sfoggiata alle politiche dell'anno prima.
Non era invece una novità in campo nazionale, visto che nel 2006 alle elezioni politiche Forza Italia aveva sacrificato il tricolore per inserire proprio quella dicitura, che occupava in negativo addirittura mezzo contrassegno, con il cognome "Berlusconi" nella stessa font, ma ancora più schiacciato in orizzontale. Di diverso rispetto ad allora (al 2006, come alle varie tornate europee) ci sarà la non candidabilità dell'ex presidente del Consiglio, in base alla pena accessoria ormai definitiva oltre che alla "legge Severino": anche le altre volte a Strasburgo, in realtà, Berlusconi non ha mai messo piede pur essendo candidato e stravotato dai suoi, ma stavolta la corsa non potrà proprio iniziare.
Questo però non è un ostacolo alla presenza del nome sul simbolo. Non occorre nemmeno, tra l'altro, che Forza Italia candidi qualche altro componente della famiglia Berlusconi (a partire dai figli dell'ex presidente, Piersilvio o Marina): non è in discussione la leadership politica del sospeso Cavaliere in Forza Italia, dunque quella forza ha diritto di inserire il suo nome sul contrassegno, tanto per precisare al di là di ogni dubbio da che parte sta. L'importante, eventualmente, è che lui metta una firmetta su una dichiarazione che conceda l'uso del suo nome sull'emblema, ma essendo lui il capo del partito potrebbe non essercene nemmeno bisogno. Basterà presentarsi agli elettori con quel "biglietto da visita", sia pure meno invasivo rispetto al passato, per raccogliere i loro voti?