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venerdì 3 giugno 2016

Napoli, simboli e curiosità sulla scheda

Se nel turno elettorale ormai alle porte si deve trovare la città dei record, questa probabilmente è Napoli: le liste presentate e ammesse alle elezioni comunali sono infatti 41, una in più dei posti da consigliere comunale da assegnare (e il risultato poteva essere più divaricato, in caso di ammissione delle liste che sono state invece escluse per ragioni formali). Sono molti di meno, per dire, i candidati sindaci: "soltanto" 10, meno che a Torino e Roma e solo uno in più rispetto a Milano: le coalizioni che sostengono alcuni aspiranti inquilini di Palazzo San Giacomo, in compenso, sono extra large, forse nella speranza di "fare numero" e non far andare disperso nemmeno un voto.

Valeria Valente

Il sorteggio ha dato la prima posizione a Valeria Valente, vincitrice delle primarie del centrosinistra: sono ben 11 le formazioni che sostengono la candidata del Pd. La prima sorteggiata, in realtà, in apparenza con il centrosinistra c'entra poco: si tratta infatti di Liberi Pli-Pri, il cartello-bicicletta che mette insieme, in una sorta di "polo laico", i simboli del Partito liberale italiano di Morandi e De Luca (non proprio di sinistra) e il Partito repubblicano italiano (che l'anno scorso aveva appoggiato Stefano Caldoro alle regionali, nella lista dei Popolari per l'Italia di Mauro). L'uccello in basso forse richiama il bird of liberty dei LibDem britannici, ma l'effetto e il colore nero sono poco eleganti (e in un primo tempo il simbolo era stato escluso dalle schede, fino alla sentenza amministrativa che l'ha riammesso). 
Il secondo simbolo in ordine di sorteggio sarà quello del Partito democratico, sulla cui presenza ovviamente non c'è assolutamente nulla da rimarcare. A differenza che in altre città, qui l'emblema presentato per le elezioni è schietto, senza alcuna caratterizzazione territoriale o personale: segno, forse, che per chi lo ha depositato il logo è in grado di per sé di attirare voti, o anche - volendo - che la presenza del nome della candidata non avrebbe apportato benefici di rilievo al partito di maggior peso. In uno schieramento così ampio, del resto, conta sì prendere i voti singolarmente ma - anche in tempi di voto disgiunto - è ancora più importante portare acqua a chi è candidato come sindac*.
Al terzo posto è stata estratta la lista dei Moderati con Valente, che fa sbarcare il progetto politico di Giacomo Portas anche in terra partenopea. La base del simbolo è quella già nota da anni, ma al posto delle stelle della bandiera europea, nel segmento azzurro inferiore, è stato inserito il riferimento "con Valente". Certamente queste elezioni sono state un'occasione importante per il partito di Portas, nella prospettiva di arrivare a un radicamento più ampio e solido in varie parti d'Italia e non solo nelle poche regioni (a partire ovviamente dal Piemonte) in cui la formazione era già presente, magari anche senza avere eletti.
Il simbolo sorteggiato per quarto, in compenso, merita una riflessione: se, infatti, di norma la presenza del simbolo dei Moderati era alternativa a quello del progetto Cittadini per l'Italia (come evoluzione di Scelta civica), proprio in funzione di quel "matrimonio" celebrato poche settimane fa, in questo caso subito dopo la lista dei Moderati ha trovato posto quella dei Cittadini per Napoli, che segue la grafica presentata pochi mesi fa da Enrico Zanetti (ovviamente con la personalizzazione territoriale tipica delle liste civiche). Di fatto, pare che il gruppo locale degli ex Sc che fa riferimento a Giovanni Palladino abbia lavorato molto per presentare questa lista ed essere dunque presente all'appuntamento .
Richiama maggiormente l'idea di sinistra la quinta lista, quella del Partito socialista italiano, una delle poche presentate in giro per l'Italia, per lo meno con il simbolo ben in vista. Si tratta dell'ultima versione dell'emblema, ormai in uso dal 2010, con il nome storico recuperato nel 2009, la rosa del socialismo europeo con tanto di stelle d'Europa intorno e, in basso, un segmento tricolore caratterizzato dalla sigla del partito. La Campania, del resto, è una terra in cui è rimasta più che altrove una certa tradizione socialista, come si è visto in più occasioni anche dalla parte "destra" (il Nuovo Psi, per esempio, per anni ha avuto proprio in quella regione una base importante).
Molto meno scontata e - va da sé - molto più discussa è stata la presenza di una lista di Alleanza liberalpopolare - Autonomie, in breve Ala, all'interno della stessa coalizione. Un gruppo, quello che fa capo a Denis Verdini e Vincenzo D'Anna, non esattamente di centrosinistra, ma che in Parlamento ha iniziato a votare con la maggioranza di governo (facendo infuriare, a Roma come a Napoli, una parte consistente del Pd). A dispetto di tutto, comunque, sulla scheda Valente potrà contare sul simbolo di Ala da poco coniato - presumibilmente proprio perché urgeva questa scadenza elettorale - con tanto di ala tricolore su fondo blu e corona rossa.
Né è facile parlare di sinistra, o anche solo di centrosinistra, con la lista Elaboratorio nazionale - #iorestoaNapoli, un'esperienza che ha alla base l'associazione En presieduta da Raffaele Di Monda (già vicesegretario regionale di Fli), che ha scelto di "sostenere un vero partito nuovo e rinnovato, guidato da Renzi che rappresenta il valore aggiunto, non solo per il suo partito, ma anche e sopratutto per l’intero sistema paese". I colori del simbolo presentato, obiettivamente, ricordano in parte il simbolo del Pd; l'emblema - curato, come mostrano anche le ombre - contiene anche una professione di "attaccamento alla città" con l'hashtag (staccato) # io resto a Napoli.
La carrellata continua con la lista di Centro democratico, tutto sommato in linea dall'inizio con la vocazione di centrosinistra della coalizione. In questo caso nel simbolo si è leggermente rimpicciolito lo spazio dedicato al nome della lista, per introdurre - tra questo e il monogramma tricolore presente fin dall'inizio - l'espressione "Valente sindaco", probabilmente nel tentativo di ottenere qualcosa in più per un partito che di certo non è il più consistente della coalizione. L'apporto della formazione creata nel 2012 da Bruno Tabacci, in ogni caso, non è mai stato in discussione a Napoli e certamente, nell'economia dell'intera coalizione, si farà sentire.
Non è tutto sommato una novità - anche se non era del tutto scontata, se non altro per una storia politica nazionale non proprio coincidente - la presenza dell'Unione di centro in un gruppo di liste di centrosinistra. Nessun dubbio comunque sul sostegno a Valeria Valente da parte dell'Udc, che è parte della coalizione di governo (il capolista, Erik Furno, era stato peraltro assessore per il centrodestra a Gragnano) e sulla scheda fa arrivare il suo contrassegno tradizionale, con la dicitura "Italia" nel segmento superiore rosso. Vista la bocciatura della lista - probabilmente per ragioni simboliche - della Democrazia cristiana di Angelo Sandri (che era apparentata con Gianni Lettieri), quello dell'Udc è l'unico scudo crociato che gli elettori napoletani troveranno in questo turno elettorale.
Penultima lista su cui può contare Valente è Napoli popolare, dunque il simbolo messo in campo dal Nuovo centrodestra, guidato a livello territoriale da Gioacchino Alfano. Rispetto ai casi già visti di Milano e di Roma, tuttavia, qui nel contrassegno manca del tutto l'indicazione della candidata sindaca, che pure era prevista nelle prime versioni dell'emblema che erano circolate. Non è dato sapere il motivo di questa assenza; in ogni caso la presenza di Ncd nella coalizione di Valente ricalca in pieno la posizione del partito di Angelino Alfano a livello nazionale e - se considerata assieme alle adesioni di Pli-Pri, Ala e, volendo, En - impone una certa cautela prima di qualificare la coalizione come "di centrosinistra".
Ultimo emblema - l'undicesimo - presentato a sostegno di Valente è quello della sua lista personale, Valeria Valente sindaco, nota anche con l'hashtag inserito nella parte superiore, #napoliVale, con il giochetto di parole tra l'avere valore e l'abbreviazione del nome della candidata. Si tratta di un emblema non particolarmente elaborato, né con uno studio grafico singolare: unico guizzo - si fa per dire - è la sfumatura del rosso del fondo che, dai toni chiari di sinistra, passa a quelli scuri e più "in ombra" a destra; per il resto, è francamente impossibile voler "far dire" qualcosa a questo contrassegno, che non sia ovviamente (solo) invitare al voto per la candidata sindaca.


Luigi Mercogliano

Dopo la parata di undici liste presentate in appoggio a Valeria Valente, il sorteggio ha destinato il dodicesimo posto a Luigi Mercogliano, candidato in terra partenopea per Il Popolo della Famiglia. La formazione voluta da Mario Adinolfi non poteva certo sprecare la possibilità di presentarsi in una grande città come Napoli, sperando di trovare persone sufficientemente attente alle proprie battaglie in favore e in difesa della famiglia tradizionale e contro l'impiego della (supposta) teoria gender. Per questo, il partito scende in campo con una propria lista e con il simbolo naïf progettato fin dall'inizio per questa tornata elettorale amministrativa: si vedrà quale sarà l'accoglienza all'ombra del Vesuvio.


Marcello Taglialatela

Se quasi tutto il centrodestra napoletano si riconosce nella candidatura - in teoria più civica che politica - di Gianni Lettieri, così non può dirsi per i gruppi più dichiaratamente di destra. Per questo si è arrivati alla candidatura autonoma di Marcello Taglialatela, la cui prima lista - in ordine di sorteggio - è Napoli Terra nostra, una lista formalmente civica ma certamente orientata: il nome prende spunto da quello dei comitati Terra nostra, costituiti da persone attive nella politica, nell'imprenditoria e nella società, accomunati soprattutto dalla difesa dell'interesse nazionale. Del logo originario riprende soprattutto le due fronde, che stavolta sono tutte verdi, mentre in origine una era rossa.
Non poteva poi mancare, come seconda lista, quella di Fratelli d'Italia, partito con il quale Taglialatela è stato eletto deputato (dopo avere militato nel Msi, in An e nel Pdl). L'emblema scelto per l'occasione è quello sfoggiato alle elezioni europee del 2014, con la "pulce" piuttosto grande di Alleanza nazionale nella parte bassa, sovrapposta al tricolore di corde, e l'indicazione in giallo del nome di Meloni nel segmento superiore. Nessuna indicazione territoriale sul contrassegno, probabilmente perché la presenza dell'altra lista tanto caratterizzata non ne fa avvertire il bisogno: gli elettori di destra sapranno comunque riconoscere il partito e lo voteranno.



Luigi De Magistris

Subito dopo le due liste di Taglialatela, inizia la sfilza delle 12-liste-12 che sono state presentate a sostegno del sindaco uscente, Luigi De Magistris (una differenza notevole rispetto alla prima candidatura dell'ex magistrato, che nel 2011 godette dell'appoggio di sole quattro formazioni). La prima lista di questo recordman raccoglie varie formazioni nell'area sinistra e porta il nome diretto di Napoli in comune a Sinistra. Il simbolo è stato scelto con una consultazione tra varie alternative, anche se alla fine il risultato grafico è stato un po' ritoccato (è sparita, tra l'altro, la bandiera simil-Syriza per un vessillo meno irregolare). Non ci sono falci e martelli, ma l'immagine total red rende il simbolo inconfondibile.
Non poteva mancare in coalizione l'Italia dei valori, principale sostenitrice di De Magistris nel 2011. Questa volta, tuttavia, bisogna ammettere che il contrassegno è stato terribilmente - e discutibilmente, dal punto di vista grafico - complicato, con l'inserimento del simbolo nuovo dell'Idv in un'immagine molto più complessa, su un improbabile sfondo arancione e con l'aggiunta di almeno altri due soggetti, sia pure più ridotti di dimensioni: il Movimento naturalista e Valore Napoli, con il profilo del Vesuvio e del golfo della città; il tutto, poi, è racchiuso in una corona rossa, con la dicitura "Il valore della legalità - famiglia - sicurezza". Francamente, un'accozzaglia grafica maggiore di questa era difficile immaginarla.
Subito dopo arriva il simbolo del Partito del Sud - Meridionalisti progressisti, una delle varie liste che in un primo tempo erano state escluse dalla competizione per ragioni formale e poi sono state rimesse in gioco dai giudici amministrativi, costringendo a un nuovo sorteggio. L'emblema utilizzato è quello già presentato mesi fa e che arriva dopo il restyling subito dal simbolo alla fine del 2015, con il giglio ridotto di dimensioni (senza più la Trinacria, presente invece nella partecipazione elettorale del 2011, sempre al fianco di De Magistris) e il fregio giallo dell'infinito su fondo rosso; nella parte inferiore, poi, è stato aggiunto il riferimento al sindaco sostenuto.
Altra lista da considerare è quella dei Meridionalisti - Napoli capitale, che in realtà rileggono graficamente gli stessi temi affrontati nella parte inferiore del contrassegno composito dell'Idv. In questo caso, infatti, se una corona gialla contiene - in blu - il nome della lista, nel cerchio interno si vedono proprio il profilo a due cime del Vesuvio e la linea azzurra che schematizza il golfo di Napoli; proprio in quello spazio, tra l'altro, è stata aggiunta la scritta "De Magistris sindaco", rossa come la circonferenza che delimita l'intero emblema. Il movimento, guidato da Angelo Citarella, in passato ha sostenuto il Pd (Gianni Pittella, e, in Campania, De Luca), ma questa volta ha scelto De Magistris per la politica "trasparente e di coinvolgimento dei cittadini" messa in campo durante il primo mandato.
Non si può poi prescindere da una delle liste che, anche solo per il suo nome, ha fatto più parlare di sé durante la campagna elettorale (e anche prima): "Ce simme sfasteriati", in termini più comprensibili anche altrove "ci siamo veramente scoglionati". Il tutto nasce dall'omonima associazione promossa da Vincenzo Caniglia per reagire alle strumentalizzazioni dei mali della città, ma anche a chi li provoca, all'inciviltà di parte degli abitanti e alla tolleranza per chi infrange le regole. Non stupisce dunque che quel gruppo si sia trasformato in una lista e abbia pensato di appoggiare proprio un ex pm come De Magistris, tanto da inserire il riferimento a lui anche nel simbolo (all'inizio non era previsto). 
Torna poi, dopo la corsa solitaria alle scorse regionali campane - allora in appoggio al giornalista del Mattino Marco Esposito - la lista Mo! Napoli autonoma, unita stavolta all'Unione mediterranea (che del resto di Mo! in qualche modo era l'antenata, essendo nata nel 2012 proprio a Napoli, presieduta da Francesco Tassone). Dall'inizio l'emblema porta con sé l'immagine del Mezzogiorno d'Italia e di due onde stilizzate, a marcare la costante presenza del mare (al Sud e a Napoli); dalla campagna elettorale delle scorse regionali, invece, viene la "O" con il buco centrale trasformato in fumetto, quasi a voler dare voce agli elettori e alle loro lamentele. 
Parla decisamente napoletano - anche se le scritte sono tutte in perfetto italiano - la lista Bene comune con De Magistris, perfettamente identificabile grazie allo sfondo rosso e, soprattutto, alla maschera di Pulcinella. Il riferimento è proprio alla "Maschera Partenopea per eccellenza" e ai valori nascosti dietro alla mascherina nera e al "coppolone" bianco: quelli che si traducono, in particolare, nella "potenza infinita della ribellione di un popolo che non si avvince neanche con i cannoni".  E se qualcuno aveva dato a De Magistris del "Pulcinella", in senso spregiativo, per i proponenti della lista è importante usare quel personaggio come simbolo di un "Popolo stanco di delegare a chi non lo comprende, ma protagonista del proprio cambiamento e della propria azione sociale e politica".
I drogati di politica, poi, aguzzano la vista e fanno partire la giostra della memoria vedendo il simbolo dei Repubblicani democratici: salvo errore, infatti, dovrebbero essere proprio il partito che nel 2001 era stato fondato da Giuseppe Ossorio, fuoriuscito dal Pri e che, almeno in un primo tempo, aveva schierato un tralcio di foglie d'edera (prima che, nel 2006, il tribunale di Roma glielo inibisse). Oggi, senza edera, senza sfumatura azzurra di fondo, il simbolo e il partito sembrano essere di nuovo in attività, con una grafica piuttosto anomala ma con i piedi ben piantati all'interno della coalizione di De Magistris, come l'indicazione nel segmento inferiore mostra senza ombra di dubbi.
C'è poi da registrare un altro ritorno in questa competizione elettorale, quello della lista La Città con De Magistris; nel 2011 la formazione aveva partecipato alle elezioni, ma era a sostegno della candidatura di Raimondo Pasquino, sostenuto da Udc, Fli e Api. Questa volta invece la scelta è stata per il sindaco uscente - che tra l'altro aveva affidato alla lista la presidenza del consiglio comunale - come mostra con evidenza il simbolo (per il resto decisamente enigmatico, con quei cinque pallini colorati); a tutt'oggi, nella coalizione di De Magistris questa è la lista maggiormente "di centro". E' probabile che i risultati migliori non vengano da qui, ma certamente la lista darà il suo contributo a quanto il candidato sindaco riuscirà a ottenere.
Non ha alcun bisogno di presentazioni il simbolo della Federazione dei Verdi, che si schiera con convinzione con De Magistris. Nel 2011, assieme ad altre formazioni, aveva sostenuto la candidatura dell'ex prefetto Mario Morcone, mentre stavolta gli ambientalisti hanno scelto di appoggiare dall'inizio il sindaco uscente. L'emblema con il sole che ride viene utilizzato schietto, senza alcuna indicazione locale e senza nomi: si ritiene probabilmente che il simbolo sia abbastanza forte di per sé a richiamare l'interesse degli elettori. Cinque anni fa la lista che comprendeva anche i Verdi non era stata fortunata, questa volta si spera che il risultato possa essere migliore.  
Chiudono la pletora di liste De Magistris sindaco e DemA - Democrazia autonomia, due liste sostanzialmente "personali" (la prima certamente, la seconda almeno in senso lato, essendo lo stesso nome dell'associazione fondata da De Magistris). La prima ha il fondo arancione, come il colore legato allo stesso sindaco; nella seconda il colore torna, anche se è molto più evidente la sigla Dema, che peraltro riprende anche il cognome del sindaco uscente. Entrambi gli emblemi, poi, hanno un disegno molto simile, fatto di vari archi di cerchio, che rappresentano "il richiamo alle origini della Politica, l’agorà", come il luogo di incontro che De Magistris ha inaugurato di recente in campagna elettorale.


Martina Alboreto

Esaurite le dodici liste a sostegno del sindaco uscente, il sorteggio ha collocato al 27° posto la lista Fratelli del popolo italiano, che candida a sindaca Martina Alboreto, la più giovane tra gli aspiranti (classe 1989). Sulla pagina Facebook del partito si legge che la formazione è stata fondata "con esperienze e cultura, offrendo la disponibilità di risolvere i problemi a persone con difficoltà economiche", con l'intenzione di lottare per risolvere i problemi più gravi per gli italiani, come "la mancanza di Lavoro, un futuro agli Studenti, un contributo mensile ai Disoccupati, un aiuto in più ai Disabili". Il simbolo è piuttosto semplice, essendo costituito da una stella blu con un libro aperto sopra, al quale è stata sovrapposta la sigla del partito, puntata.


Matteo Brambilla

La piazza numero 28 tra le liste tocca al MoVimento 5 Stelle, che propone come aspirante sindaco Matteo Brambilla. Il simbolo, naturalmente, è quello fissato nel non-statuto del M5S e di cui è titolare Beppe Grillo, anche se naturalmente l'indirizzo del suo sito è stato regolarmente sostituito con quello del MoVimento; altrettanto ovviamente, l'emblema si presenta da solo, senza alcun apparentamento o ingresso in coalizione. Se nel 2011 per il M5S - che all'epoca candidava a sindaco Roberto Fico - le elezioni non furono fortunate (arrivò soltanto l'1,76% dei voti), questa volta la partita potrebbe avere un esito decisamente diverso e i media lo sanno bene.


Domenico Esposito

Altro simbolo "solitario", senza alcuna partecipazione a coalizioni, è quello di Qualità della vita per Napoli, che sostiene Domenico Esposito nella sua corsa verso il municipio partenopeo. La grafica è piuttosto semplice e, all'evidenza, nemmeno troppo curata (il nome inserito nella corona verde non segue proprio un andamento circolare; la scritta "per Napoli" è stata composta con la font Brush Script, poco originale per chi ha un minimo di pratica con il computer; il piccolo arcobaleno  in basso sembra un po' fuori posto), ma comunque porta sulle schede il gruppo che trae origine da un MeetUp di area M5S, senza che ovviamente la formazione abbia ottenuto qualche riconoscimento.


Nunzia Amura

Bisogna arrivare al 30° posto su 41 per trovare la prima falce e martello presente sulla scheda. Per la precisione, si parla di quella del Partito comunista - quello guidato a livello nazionale da Marco Rizzo - che a Napoli candida come sindaca Nunzia Amura. L'emblema depositato per queste elezioni è quello in uso ormai dal 2013 - dopo che il Viminale aveva chiesto di non lasciare bianco lo sfondo, per evitare confusione con altri contrassegni della famiglia comunista - e tenta di dare rappresentanza anche a Napoli a un partito che cerca di trovare consenso e un po' di visibilità a livello locale per divulgare le sue battaglie contro il capitalismo e le sue storture.


Giovanni Lettieri

Dopo il Partito comunista di Rizzo, inizia il blocco delle dieci liste che danno sostegno a Gianni Lettieri, per il suo secondo tentativo di arrivare a Palazzo San Giacomo. La prima delle liste è Napoli capitale, nata in origine come lista a sostegno di Enzo Rivellini e, tra l'altro, inizialmente portava nel cerchio centrale la N maiuscola bianca che richiamava il logo del Napoli calcio. Prima la società calcistica è intervenuta per diffidare dall'uso dei suoi marchi, poi lo stesso Rivellini si è ritirato dalla corsa; la lista, in questo modo, è diventata una delle formazioni a sostegno di Lettieri, come la dicitura ben in vista "Lettieri sindaco" mostra senza ombra di dubbi. L'idea calcistica è sfumata, quella di Napoli al vertice no. 
Il secondo simbolo a sostegno di Lettieri si chiama invece Impresa comune, che contiene nel simbolo un grande cerchio azzurro con il nome scritto in giallo; quello stesso cerchio, peraltro, richiama l'idea di un tavolo, attorno al quale risultano sedute undici persone, stilizzate e multicolori, per indicare la varietà dei soggetti che possono costituire un'impresa. Ove impresa, ovviamente, va inteso sia nel senso di lavoro imprenditoriale (cosa tutt'altro che estranea all'area di centrodestra alla quale si rivolge Lettieri), sia nel senso di grande sforzo collettivo per fare qualcosa di davvero grande, come il rilancio di una città complessa come certamente Napoli è.
Segue subito dopo il simbolo di Fare città, una delle prime formazioni presentate da Lettieri, in un tentativo di "immagine coordinata" delle tre liste che possono in qualche modo considerarsi "personali". Questa, in particolare, sembra esserlo più di altre: Fare città, infatti, è il nome dell'associazione che lo stesso Lettieri ha fondato nel 2012 per studiare come migliorare la vita di Napoli e dei napoletani. L'idea della città è rappresentata dal profilo colorato di viola che occupa la parte inferiore del cerchio; l'emblema peraltro rischiava di non finire sulle schede, dopo una prima esclusione da parte della commissione elettorale, verdetto ribaltato dai giudici amministrativi.
Altro simbolo a sostegno di Lettieri è Pensionati d'Europa, formazione nata alcuni anni fa per opera di Fortunato Sommella, napoletano che non a caso è capolista per il consiglio comunale. L'emblema è stato avvistato per la prima volta, almeno per quanto riguarda le occasioni di rilievo, nella bacheca del Viminale per le elezioni europee del 2014. Al contrario della grafica essenziale del Partito pensionati di Fatuzzo, qui tutto è colorato, con tanto di doppia sfumatura sull'azzurro e sul blu (colore che ospita, manco a dirlo, le stelle d'Europa, proprio vicino alla scritta tematicamente vicina), mentre le parti testuali sono composte con un carattere tutt'altro che leggiadro.
Nella coalizione si può trovare anche Costruzione e Stato - Solidarietà nazionale, partito con sede a Napoli, guidato dal segretario Salvatore Scarfiglieri (capolista) e con l'idea di impegnarsi per il lavoro, la sicurezza, il diritto alla casa, il sostegno al commercio, il contrasto agli "immigrati selvaggi" e vari altri punti. Il simbolo è una stretta di mano - dalla quale parte una bandierina bianca, segno di pace, con la scritta "Solidarietà nazionale" su fondo blu, circondata da una corona divisa in tre settori, tinti secondo il tricolore. La grafica è quella che è, forse piuttosto precaria, ma chi è intenzionato a dare sostegno al progetto politico-amministrativo lo farà comunque.
Il posto successivo è toccato alla lista Italia 20.50, la nostra Opinione - Napoli concreta (anche se in una prima versione del simbolo Napoli era "positiva"), che si avvale delle insegne dell'associazione nazionale Italia 20.50, presieduta da Gianpiero Samorì, mentre il suo vice, Arturo Diaconale, ha prestato al gruppo il riferimento alla sua testata storica, L'Opinione. I colori del contrassegno, ovviamente, sono quelli tipici del centrodestra, senza possibilità che l'elettorato possa confondersi o attribuire idee diverse; la striscia tricolore e il fondo blu sono in tutto e per tutto riconducibili all'area berlusconiana. Quello di Napoli è il primo test importante per il partito nuovo di Samorì, se ne vedranno i risultati.
Si torna poi a una delle tre liste originarie di Lettieri: il riferimento qui è a Prima Napoli - Lettieri sindaco. La seconda parte va citata per forza, visto che ha l'ingombro e l'evidenza grafica maggiore, anche rispetto allo slogan "Prima Napoli" che è stato messo, per farlo risaltare meglio, sulla sagoma blu che ricorda il profilo del Vesuvio. Certamente questo simbolo e quello di Fare città mostrano di avere avuto una concezione e un origine comune, venendo probabilmente progettati dallo stesso grafico o dallo stesso studio; toccherà comunque ai cittadini dare l'ultima valutazione, lasciando cadere la loro scheda all'interno dell'urna.
Il simbolo che segue è quello di Rivoluzione cristiana, un emblema che non può passare inosservato, men che meno in Campania: l'ideatore e leader del partito, infatti, è Gianfranco Rotondi, irpino dunque nato e vivente poco vicino. Il cuore azzurro - mutuato dal gruppo parlamentare del Ppe - si legge con chiarezza sul fondo volutamente rosso, così da richiamare le ultime tinte che furono protagoniste anche del simbolo della Democrazia cristiana. Certo, da questa consultazione è lecito attendersi un risultato importante proprio per la vicinanza territoriale; partirà proprio da Napoli e dal suo golfo la Rivoluzione - in nome degli ideali cristiani - che cambierà tutto?
Il terzo emblema tra quelli lanciati inizialmente da Lettieri occorre considerare in qualche modo anche Giovani in corsa; la lista, in realtà, aveva già corso nel 2011 in appoggio alla prima candidatura di Gianni Lettieri - e quella volta l'esperimento non fu felicissimo, visto che la lista si fermò allo 0,75% dei voti - e rispunta questa volta, nel tentativo di migliorare la situazione. Il simbolo è quasi identico, almeno nei suoi elementi fondamentali, cioè il nome e la figura umana stilizzata; il disegno, in realtà può anche essere letto come il profilo del Vesuvio - ancora lui! - il sole in alto e il golfo di Napoli in basso. Il successo come sindaco, dunque, per Lettieri sembra passare anche attraverso i giovani.
Chiude, come decimo simbolo in appoggio a Lettieri, quello di Forza Italia. Non poteva chiaramente mancare il sostegno dei forzisti, così come non era mancato quello del Pdl alle elezioni del 2011. Anche se la struttura di base del contrassegno è quella elaborata in occasione delle elezioni europee del 2014 - con il riferimento a Berlusconi sotto alla bandierina - questa volta è stata aggiunta l'espressione "con Lettieri" nella parte alta dell'emblema, tra la circonferenza e la bandierina ridotta ad hoc; la scarsa lunghezza del nome del candidato, tra l'altro, fa sì che il cognome di Lettieri sia evidente almeno quanto quello di Berlusconi, se non addirittura di più (capolista, tra l'altro, sarà Mara Carfagna).

Paolo Prudente

Strano destino, quello della coalizione di centrodestra, dover essere stretta tra le uniche due liste che contengono la falce e il martello nel simbolo. A chiudere del tutto l'elenco delle liste ammesse, al 41° posto, c'è il Partito comunista dei lavoratori, che candida a sindaco Paolo Prudente. E sì che, per qualche giorno, di falci e martelli poteva esserci solo una coppia: anche Prudente rientrava tra i candidati che in un primo tempo erano stati esclusi dalla commissione elettorale per questioni formali; ci è voluto l'intervento dei giudici amministrativi per far arrivare sulle schede gli "arnesi" da lavoro rossi su mappamondo blu. E ora che la lista è stata riammessa, è pronta per chiudere la fila. 

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