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mercoledì 10 ottobre 2018

XIX congresso della Dc: mancava giusto la diffida dell'Udc...

La telenovela dell'avvicinamento al (sedicente) XIX congresso della Democrazia cristiana si arricchisce di un nuovo, prevedibile - anche se non scontato - capitolo, di matrice sfacciatamente simbolica. Si apprende, infatti, che in questi giorni Gianni Fontana, che si qualifica come presidente dell'assemblea dei soci della Dc (in seguito all'elezione del 26 febbraio 2017) ed Ettore Bonalberti, tra coloro che più si sono impegnati per il ritorno in attività del partito e tra i maggiori sostenitori dello stesso Fontana, hanno ricevuto una raccomandata dal contenuto non proprio rassicurante. Il mittente della lettera, datata 4 ottobre, era Salvatore Ruggeri, segretario amministrativo e - come da statuto - legale rappresentante dell'Udc.
Motivo scatenante della lettera era stata la ricezione, da parte di alcuni iscritti al partito guidato da Lorenzo Cesa, di una comunicazione inviata da Bonalberti e firmata da Fontana "con la quale si dava notizia dell'imminente celebrazione di un'assemblea, a Roma, in data 14/10/2018": il problema non era (tanto) la convocazione dell'assemblea in sé, quanto il fatto che su quei documenti ovviamente comparissero "il simbolo con lo scudo crociato e la scritta Libertas", emblema utilizzato dalla Dc storica fino al 1993-1994 e che, dalla sua fondazione nel 2002, è parte del contrassegno dell'Udc, fondata proprio in quell'anno. 
Nella sua missiva il segretario amministrativo del partito sottolinea che "le plurime iniziative intraprese dall'On. Fontana, con l'intento di dare una continuità storico-politica, ma soprattutto giuridica, allo storico partito della DC, sono state ritenute illegittime dal Tribunale di Roma con molteplici provvedimenti" (citandone, tra l'altro, un paio resi tra il 2013 e il 2016 seguiti a un'azione della Dc-Fontana tesa "ad inibire all'Udc l'uso del proprio contrassegno" e conclusa invece con la condanna alle spese di chi aveva chiesto l'inibitoria).
Più che la questione della continuità giuridica tra Dc storica e Dc-Fontana, in realtà, all'Udc interessa la tutela del proprio uso dello scudo crociato: più spazio, infatti, viene dato alle decisioni dell'Ufficio elettorale centrale nazionale del 2013 e del 2018 che hanno negato la legittimità dell'uso dello scudo da parte della Dc-Fontana, vista la sua presenza all'interno del contrassegno dell'Udc (in verità nel 2018 l'ufficio elettorale ha respinto l'opposizione della Dc "per l'assoluta mancanza di interesse del ricorrente che ormai utilizza il nuovo contrassegno depositato", visto che il rappresentante del partito guidato da Fontana aveva sostituito l'emblema a seguito dell'invito del Viminale). 
Tutto ciò è bastato a Ruggeri per dire che "a fronte di innumerevoli turbative perpetrate negli anni da sedicenti movimenti politici che assumevano di essere i veri continuatori della Dc" (anche di molto precedenti al gruppo di Fontana), l'Udc "ha più volte ottenuto dall'Autorità Giudiziaria (anche in sede di tutela cautelare) il pieno riconoscimento all'uso in via esclusiva del proprio contrassegno" (anche se in effetti dimentica di dire che, a livello locale, non è accaduto di rado che i simboli di varie Democrazie cristiane fossero ammessi anche con lo scudo crociato). Su queste basi, "l'uso del simbolo con lo scudo crociato e la scritta Libertas da parte dell'associazione denominata Associazione Democrazia Cristiana è da considerarsi […] illegittimo, nonché gravemente lesivo dei diritti dell'Udc", dunque il segretario amministrativo dell'Udc ha invitato e diffidato Fontana e Bonalberti "ad astener[s]i immediatamente dall'utilizzo del simbolo dello scudo crociato, con o senza la scritta centrale LIBERTAS, in ogni occasione, elettorale e non, a qualunque livello", dandone comunicazione entro cinque giorni, altrimenti "saranno poste in essere tutte le più opportune iniziative, in ogni sede competente, anche in relazione al risarcimento dei danni".

L'iniziativa dell'Udc non è rimasta priva di risposte. Ettore Bonalberti ha scelto di scrivere direttamente a Lorenzo Cesa: "tu sai quanto sia inappropriato addebitarmi un utilizzo illegittimo dello scudo crociato per il quale ho combattuto una vita (anno di iscrizione alla DC: 1962, sino alla fine e poi….). Tanto più in una fase nella quale, a più riprese, mi hai confortato nell’idea di una possibile ricomposizione sul piano politico delle nostre vicende". 
Bonalberti non vuole parlare del contenzioso giuridico "che ci perseguita da molti, troppi anni" (e per lui va risolto con una soluzione politica, sottolineando che "lettere raccomandate come quelle dell’On Ruggeri […] non favoriscono quelle iniziative tendenti alla ricomposizione dell’area democratico cristiana") e allude solo di striscio - ma intanto lo fa - alle notizie che hanno visto Cesa partecipare all'iniziativa "Più Italia" voluta dall'ex parlamentare An Andrea Ronchi (e "Più Italia", curiosamente, è anche un simbolo depositato come marchio proprio da Antonio De Poli dell'Udc): preferisce continuare a pensare all'idea di ricomporre la diaspora Dc; tuttavia - precisa - "se proprio si intende continuare la battaglia indegna e suicida, dopo il congresso della Dc di domenica prossima, i nuovi organi dirigenti decideranno, in assenza di corrispondenti e auspicabili reciproche iniziative politiche, se e come rispondere sul piano giurisdizionale alle intimazioni di cui alla raccomandata dell’on. Ruggeri". 
Nel 2016-2017 l'Udc non aveva reagito alla convocazione - disposta dal tribunale di Roma - dell'assemblea degli iscritti all'Ergife, mentre lo aveva fatto in passato, in occasione di vari tentativi precedenti. Dopo la raccomandata del segretario amministrativo Udc, a quanto pare, dunque, è molto probabile che si prepari l'ennesima gita in tribunale per coloro che si contendono lo scudo crociato: pronti alla nuova puntata?

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