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Scudo (in)crociato, la fine e i tanti risvegli della Democrazia cristiana in un podcast

Il 18 gennaio 1994 a Roma, nel giro di poche ore e di 500 metri, si chiuse - almeno in apparenza - l'esperienza politica più rilevante d...

lunedì 28 novembre 2022

Da Lombardia Migliore a Letizia Moratti presidente, svelato il simbolo

La candidatura alla presidenza della Regione Lombardidi Letizia Maria Brichetto Arnaboldi, vedova Moratti, nota come Letizia Moratti, era diventata concreta ormai da una ventina di giorni (ha sciolto la riserva il 6 novembre), dopo i primi passi sempre più espliciti tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre. Ieri, poi, c'è stata la presentazione ufficiale del progetto elettorale della candidata, in un evento al Palazzo delle Stelline a Milano; sempre dieri, poi, all'aspirante presidente lombarda è legato un contrassegno elettorale. Che non è però quello di Lombardia Migliore, già noto dalcune settimane (e nel nome del quale, in ogni caso, era stato convocato l'evento di lancio di ieri): il nuovo fregio contiene il messaggio esplicito Letizia Moratti presidente, che è dunque anche il nome della lista. 
L'elemento che più risalta è costituito proprio dal cognome maritale della candidata (con cui si fa identificare danni), collocato al centro del contrassegno e in un corpo molto maggiore rispetto alle altre parole del nome della lista. Questo è proposto tutto con lo stesso carattere bastoni un po' stondato (somiglia molto al font Apotek) e con un colore affine al turchese scuro, che tinge anche la circonferenza che delimita il fregio elettorale. Il resto del cerchio è occupato da due doppi segmenti curvilinei, in alto campiti a toni di verde e in basso a toni di azzurro-blu. "Ci sono i colori della nostra terra - ha detto Letizia Moratti al momento della presentazione del simbolo - il verde delle nostre valli e delle nostre colline, l'azzurro dei nostri laghi, il bianco delle nostre montagne innevate. C'è tutta la Lombardia!". "Un simbolo bellissimo, la nostra strada per la Lombardia" haggiunto Manfredi Palmeri, consigliere regionale che già da luglio aveva rinominato il suo gruppo (di cui è l'unico membro) Polo civico - Lombardia Migliore e che con ogni probabilità sarà il capolista nella circoscrizione di Milano.
La presentazione di ieri ufficializza dunque la presenza di almeno tre candidature di puntalle regionali lombarde: Moratti si aggiunge dunque al presidente uscente Fontana (riproposto dal centrodestra) e, con tutta probabilità, a Pierfrancesco Majorino, che dovrebbe unire il centrosinistra e forse il MoVimento 5 Stelle (ma il sostegno di questo potrebbe dirottare verso Moratti il gruppo di Renew Europe - Azione e Italia Viva - e forse anche +Europa); è probabile poi che altri schieramenti presentino ulteriori candidature alla guida della regione.
La legge elettorale della Lombardia (l.r. n. 17/2012) non prevede il "listino", né abbina al nome del candidato alla presidenza della Regione un simbolo, dunque il fregio presentato ieri distinguerà soltanto le liste che si confronteranno con le altre in ciascuna circoscrizione provinciale. Se poi, com'è assai probabile, Manfredi Palmeri chiederà e otterrà il cambio di nome del proprio gruppo da Polo civico - Lombardia Migliore a Letizia Moratti presidente, le varie liste non dovranno nemmeno raccogliere le firme per essere presenti sulle schede (si è già ricordato nel precedente articolo che ciò è previsto sempre dalla legge elettorale lombarda) e le candidature potranno essere scelte con più calma

martedì 22 novembre 2022

Ricordando Maroni, dalle elezioni padane al peso dell'eredità "simbolica"

Chi app
artiene alla categoria dei #drogatidipolitica, a prescindere dall'età e dalle proprie posizioni politiche, difficilmente può non restare colpito dalla scomparsa, a 67 anni, di Roberto Maroni. Chi scrive e amministra questo sito non ha mai votato per un simbolo contenente l'immagine di Alberto da Giussano, mnon occorre essere (o essere stati) militanti leghisti per riconoscere il ruolo avuto dallo stesso Maroni non solo nella vita del partito, ma in generale della vita politica italiana, certamente della "Seconda Repubblica" ma grazie alle radici messe negli ultimi scampoli della Prima.  
Senzalcun esercizio di ipocrisia, la figura di Roberto Maroni ha per chi scrive lati di simpatia (vuoi per il cognome singolare, spesso oggetto di battute grevi e non particolarmente originali, vuoi per la sana e consapevole pratica  musicale, in particolare dell'organo Hammond) e altri di totale non condivisione (dal concorso alla definizione di vari punti del "pacchetto sicurezza" a varie posizioni in materia migratoria). Questi ultimi non possono comunque bastare per negare il legame tra Roberto Maroni - classe 1955 - e le istituzioni: lui è infatti stato tre volte ministro in tre legislature e per quattro governi (per un totale di oltre 9 anni di permanenza in carica, avendo per un pugno di mesi rivestito anche il ruolo di vicepresidente del Consiglio dei ministri), risultando poi presidente della giunta dellRegione Lombardia nella consiliatura 2013-2018 dopo essere stato ininterrottamente deputato per sei legislature (dalla XI alla XVI, cioè dal 1992 al 2013). In questo ricco cursus honorum, l'aver ricoperto per quasi un anno e mezzo il ruolo di segretario federale della Lega Nord sembra quasi un particolare significativo mminore; non può però essere così per chi ha passione per i volti e i risvolti della politica italiana. 
Al di là dei 
trascorsi pre-leghisti di Maroni (con la militanza giovanile, tra l'altro, in Democrazia proletaria), è impossibile non evocare il suo incontro con Umberto Bossi nel 1979, dal quale sarebbe poi disceso l'impegno per costituire la Lega Lombardnel varesino (senza dimenticare che il 12 aprile 1984 la Lega [autonomista] lombarda fu costituita ufficialmente proprio a Varese, pur non avendo Maroni tra i suoi fondatori notarili) e per portare avanti il disegno della Lega Nord (fondata nel 1989, dopo le elezioni europee alle quali aveva concorso la Lega lombarda - Alleanza Nord). Non riuscì a diventare consigliere regionale in Lombardia nel 1990, a dispetto dei 912 voti presi (non erano pochi, ma non bastarono per essere uno dei due eletti della Lega lombarda - Lega Nord), ma due anni dopo centrò al primo colpo l'approdo alla Camera, dopo le elezioni politiche del 5-6 aprile 1992 (fu il più votato della Lega Nord nellcircoscrizione Como-Sondrio-Varese con 29.618 voti, doppiando un altro futuro ministro, Roberto Castelli). 
Il rilievo su scala nazionale di Maroni da quel momento sarebbe durato oltre un quarto di secolo (e sempre da militante della Lega Nord, fatta eccezione per una manciata di settimane nei primi mesi del 1995); occorre riconoscere, tuttavia, che il momento più importante e insieme più delicato per la vita politica di Roberto Maroni sarebbe arrivato giusto vent'anni dopo il voto che portò il politico varesino per la prima volta in Parlamento. Proprio il 5 aprile 2012, infatti, Maroni condivise eccezionalmente la gestione della Lega Nord in "triumvirato" con Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago, dopo che Umberto Bossi - già "minato" dall'ictus del 2004 - scelse di dimettersi dalla segreteria federale del Carroccio in seguito allo "scandalo Belsito" e alle vicende che erano arrivate a coinvolgere la famiglia del Senatur. 
Entrato "triumviro" al V congresso ordinario della Lega Nord (Assago, 30 giugno - 1° luglio 2012), Roberto Maroni ne uscì segretario federale, unico candidato per voltare pagina. In quell'assise congressuale, il fondale riportava la scritta pennellata verde "Prima il Nord!", destinata diventare uno dei simboli della segreteria maroniana della Lega Nord. Dovette esserne convinto anche Diego Volpe Pasini, quando nel 2013 al Viminale, prima delle elezioni politiche, presentò un contrassegno contenente la stessa espressione, sempre verde e sempre pennellata (ma con un altro stile), creando un certo scompiglio e con un risultato concreto sul piano delle candidature. 
Già prima del congresso di Assago, in effetti, non era passata inosservata la foto di Roberto Maroni - fresco "triumviro" - che, alla "serata dell'Orgoglio leghista" alla fiera di Bergamo (tuttorvisibile su Radio Radicale), impugnava una scopa con il verde "Sole delle Alpi" impresso sulle setoleanche se erassai meno marcato e visibile rispetto a quello che nel 2010 era apparso ovunque nella scuola di Adro (BS). L'ostensione dell'emblema, in ogni caso, era volta simboleggiare l'intenzione e la necessità per il partito di fare pulizial proprio interno, per evitare di scomparire dalla scena politica. Per qualcuno, in seguito, la scopa sarebbe diventato anche uno mezzo per spazzare metaforicamente via il governo Monti e tutte le riforme dei "tecnici", ma in effetti fu - anche per vari mesi - il simbolo di una stagione delicatissima, che portò il Carroccio a superare di poco il 4% alle elezioni politiche del 2013 (meno della metà del risultato ottenuto cinque anni prima), ma reggendosi comunque in piedi, anche grazie alla vittoria dello stesso Maroni alle regionali lombarde. Le sue dimissioni dalla segreteria del partito poco prima di quell'autunno aprirono le porte alla carriera da leader di Matteo Salvini (con tutte le trasformazioni che via via sarebbero arrivate), ma questavrebbe probabilmente preso tutt'altra piega se Maroni nel 2013 non fosse riuscito a tenere in piedi il partito.
Un'oper
azione, la sua, che ebbe anche risvolti simbolici. Perché, se uno dei primi atti della segreteria Maroni - il 13 luglio 2012 - fu togliere il cognome di Umberto Bossi dal simbolo del partito (rimettendo nel segmento inferiore blu la parola "Padania"), nel tentativo di spersonalizzare l'operato del Carroccio e di mettere di lato un cognome che in quel momento per la prima voltattirava fischi in mezzo agli applausi, qualche mese dopo sarebbe toccato proprio al nuovo segretario federale metterci il nome (oltre che la faccia). Nel contrassegno elettorale della Lega Nord schierato sulle schede del 2013, infatti, sotto l'immagine del guerriero di Legnano (e sotto la miniatura del "Sole delle Alpi" e la miniscritta "Padania") apparve proprio il cognome di Roberto Maroni; era stato lui in personad annunciare la novità, una manciata di ore prima. 
Non er
a stato facile mettere il proprio riferimento al posto di quello del fondatore Bossi, potenzialmente anzi il rischio era molto forte. Maroni però seppe vincere la sfida: quando il 24 e il 25 febbraio 2013 gli elettori lombardi trovarono il cognome del nuovo leader leghista sul contrassegno della Lega Nord nelle schede di Camera e Senato e - con evidenzancora maggiore - sul fregio della lista Maroni presidente schieratalle regionali (lì il Carroccio aveva impiegato il simbolo della Lega Nord - Lega Lombarda con il riferimento alla sola Padania), diedero il 42,82% al centrodestra, lo spadone sguainato sfiorò il 13% e la lista del nuovo presidente della regione andò oltre il 10%. Un risultato di tutto rispetto, che non permette di considerare residuale l'importanza di Maroni nella storia della Lega Nord.
Da La Padania del 23 settembre 1997
Restalmeno una pagina della storia politica di Roberto Maroni particolarmente rilevante sul piano simbolico. Dei suoi tre incarichi ministeriali, due furono al Ministero dell'interno: nelle sue due permanenze al Viminale (11 maggio 1994 - 17 gennaio 1995 e 8 maggio 2008 - 16 novembre 2011), Maroni si trovò a gestire per due volte le elezioni europee (1994 e 2009), un turno di elezioni regionali (2010, cui aggiungere quello del 2011 in Molise, anche se ormai si era in regime di "federalismo elettorale") e vari turni di elezioni amministrative (oltre che un paio di consultazioni referendarie, nel 2009 e nel 2011), ma mai le elezioni politiche, visto che non fu mai ministro dell'interno alla fine di una legislatura. Non si può però evitare di ricordare che fu proprio Roberto Maroni, in qualità di capo del "Governo provvisorio della Padania", a organizzare e gestire la "macchina elettorale" in vista dell'elezione del Parlamento della Padania tenutasi il 26 ottobre 1997 - giusto un quarto di secolo fa - nelle province del Nord (e in quelle di Toscana, Umbria e Marche) per indicare 200 membri (e 10 osservatori) dell'assemblea che, convocata Chignolo Po (Pv), avrebbe dovuto scrivere una Costituzione per la Padania, quale Federazione indipendente o confederata con l'Italia. 
Fu proprio Maroni, in particolare, a presentare il progetto di "legge elettorale" che si sarebbe applicata in vista del voto di fine ottobre nei gazebo (altro simbolo di una stagione leghista, quella più secessionista) e fu sempre lui a presentare ai giornalisti, il 22 settembre di quell'anno in una conferenza stampa Palazzo Donà a Venezia (sede del "Governo provvisorio"), i 63 simboli depositati per le "elezioni padane" (altri se ne sarebbero aggiunti nei giorni seguenti, più di uno non sarebbe finito sulle schede). C'era da restare a boccaperta davanti a quei cartoni verdi - il colore che andava per la maggiore in casa leghistallora - con incollati sopra i simboli in fila per quattro: c'era di tutto, dalla fiaccola spezzacatene dei Liberal Democratici alle spighe disposte a "Sole alpino" dei Democratici europei - Lavoro padano, fino alla colomba su spade intrecciate dei Cattolici padani e alla falce e martello rossa dei Comunisti padani (sì, proprio quelli in cui fu eletto Matteo Salvini), per non parlare delle formazioni più piccole e improbabili. Non è rimasto molto di quel rito elettorale di venticinque anni fa (oltre a Salvini, s'intende), ma la costanza delle persone - e non importa quante furono, le polemiche sui numeri qui non interessano - che si recarono ai gazebo a dispetto di un freddo scoraggiante non merita di essere consegnatall'oblio. Tra pochi giorni quell'esperienza sarà ricordata in un libro curato da chi scrive e concepito da tempo come iniziativa per festeggiare i dieci anni di vita di questo sito; sarà anche un'occasione, a questo punto, per ricordare una tappa rilevante della carriera politica di Roberto Maroni, anche attraverso le sue dichiarazioni. Per il momento, con il rispetto che caratterizza i #drogatidipolitica, sia lieve la terra Maroni, che si fece simbolo in un momento delicato dopo averne "tenuti a battesimo" molti, rendendo meno imprendibile una realtà che non esisteva.

giovedì 3 novembre 2022

Lombardia Migliore, verso le regionali con Letizia Moratti (e Palmeri)

Gli indizi merit
ano sempre attenzione e, a volte, diventano tante tessere di un puzzle che permettono di individuare con una certa precisione il risultato cui si tende. Così, le dimissioni di ieri di Letizia Moratti dalla vicepresidenza della giunta regionale della Lombardia erano state precedute, oltre che dalle varie notizie che confermavano la sua volontà di candidarsi alla guida della Regione a dispetto dell'idea del centrodestra di riproporre il presidente uscente, Attilio Fontana, dall'anticipazione del Giornale, ripresa ieri anche da Dagospia. Lì si può leggere, infatti, un articolo di Alberto Giannoni sull'associazione Lombardia Migliore, ritenuta l'embrione della lista o, almeno, del progetto elettorale con cui l'ex presidente Rai ed ex ministra (oltre che ormai ex vice di Fontana) potrebbe presentarsi alle elettrici e agli elettori lombardi. 
"Il logo dell'associazione Lombardia Migliore - si trova nell'articolo - ha tutta l'aria di un simbolo elettorale, bianco e blu, con una freccia tricolore che punta verso l'alto e l'acronimo 'LM', che guarda caso corrisponde alle iniziali di Letizia Moratti". Posto che le iniziali riguardano ovviamente il nome con cui la donna è conosciuta e non le sue vere generalità (il nome completo è Letizia Maria Brichetto Arnaboldi, vedova MorattiUna scelta non nuova, in effetti, che ricorda soprattutto quella di Emmanuel Macron (quando fondò il partito-lista La Republique En Marche!, con le ultime due parole in particolare evidenza e con le iniziali maiuscole, come a ricollegarsi a quelle del suo nome e cognome), ma in Italia richiamanche quello che fece Lamberto Dini nel 2007, fondando i Liberal Democratici per il rinnovamento, mettendo al centro del simbolo le iniziali proprie e della parte principale del nome. La freccia tricolore "a onde" ha un tocco un po' serio-manageriale (ricorda quella di un grafico) e un po' naif, mentre più in generale i colori sono quelli italiani tout court (tricolore e blu), tipici di una forza politica catch-all che punti a tutto l'elettorato, con preferenza per quello moderato (e di centrodestra) che in quelle tinte si ritrova con più facilità, sentendosi rassicurato. Quanto alla parola "associazione", collocata nella parte inferiore del fregio, è scritta in corpo talmente piccolo da risultare quasi inapprezzabile.
Il pezzo di Gi
annoni nota correttamente che il nome dell'associazione - cui farebbero riferimento l'imprenditore ed ex deputato Idv bergamasco Ivan Rota, l'ex assessore regionale Luca Ferrazzi, l'ex vicesindaco di Lodi Lorenzo Maggi, l'ex consigliere regionale Marco Tizzoni e vari sindaci - "richiama un gruppo già presente nel Consiglio regionale (quello di Manfredi Palmeri)". Oltre che la seconda parte del nome, in effetti, era tutto il simbolo del gruppo Polo civico - Lombardia Migliore a essere pressoché identico a quello che da pochi giorni è stato reso noto. L'associazione Lombardia Migliore, in base a quanto riportato dal sito dell'associazione stessa, risulta essere stata costituita il 3 ottobre (e la pagina Facebook è sorta il giorno 10), al fine di "coinvolgere professionalità, competenze e disponibilità per un lungimirante progetto a beneficio dei cittadini lombardi", ponendo "particolare attenzione al mondo del civismo" e, "al fine di raccogliere le istanze dei tanti amministratori che non si riconoscono nei partiti tradizionali", si propone di individuare "strumenti e luoghi utili al confronto, con l’obiettivo di elaborare proposte di buona amministrazione e formare una nuova classe dirigente, preparata e disposta a mettersi in gioco per il bene della collettività".
Il nome completo del "monogruppo" di cui l'ex candidato sindaco di Milano (e allora avversario di Letizia Moratti) Palmeri è il solo membro, per
altro, era già stato adottato il 12 luglio 2022 ("Fontana o Moratti? - aveva dichiarato allora PalmeriE' ancora presto per dichiarare l'appoggio per il candidato presidente della Lombardia. Non c'è stato ancora un dialogo con Moratti e non c’è nessuna preclusione al fatto che questo dialogo ci sia. In ogni caso ho valutato positivamente la sua disponibilità a candidarsi. Al momento non sappiamo se alla data delle elezioni ci sarà questo centrodestra o quali coalizione ci sarà. Noi guardiamo a chi porta avanti i valori liberali e la tradizione riformista della Lombardia. Le coalizioni vengono dopo"). Quello stesso gruppo fino all'11 luglio 2022 si chiamava Polo di Lombardia, nome assunto il 7 gennaio 2021, data in cui sparì il riferimento di Energie PER l'Italia (visto che Manfredi Palmeri era stato l'unico eletto della lista Energie PER la Lombardia). Se dunque Letizia Moratti deciderà davvero di candidarsi alla guida della Regione Lombardia, potrà contare certamente su una lista: forse non avrà il nome "Lombardia Migliore", ma di certo ci sarà. Quasi certamente, però, se il nome cambierà farà altrettanto il monogruppo consiliare di Manfredi Palmeri: l'art. 1, comma 16 della legge elettorale lombarda, infatti, prevede che siano esentate dalla raccolta firme "le liste espressione di forze politiche corrispondenti ai gruppi, escluso il gruppo misto, presenti nel Consiglio regionale della Lombardia, regolarmente costituiti all'atto di emanazione del decreto di indizione delle elezioni". Il collegamento con il gruppo consiliare, dunque, sarà fondamentale.