martedì 3 marzo 2020

Regionali, un Terzo Polo riparte dalla Campania?

Nel lessico pubblico-politico esistono espressioni che hanno una certa storia, sono note e utilizzate da tempo, ma impongono ai nuovi utilizzatori una certa attenzione, se non altro per la sfida che costringono ad affrontare per il solo fatto di fregiarsene. L'esempio più eloquente, forse, è rappresentato da "Terzo Polo". L'origine è in effetti parapolitica, perché per la prima volta l'espressione è stata impiegata con riferimento al mercato televisivo: chiunque, dopo l'inizio degli anni '90 - cioè dopo il consolidarsi della situazione di duopolio fotografata dalla "legge Mammì" - provava a proporsi come alternativa a Rai e Mediaset (Cecchi Gori con Tmc e Tmc2, Telecom Italia Media con La7 e Mtv) o si limitava a pensarci (il "Telesogno" di Costanzo e Santoro) ha visto etichettato in quel modo il suo progetto: etichetta pesante, visto che dava già un posizionamento (alle spalle del primo e del secondo polo) e faceva assumere i panni del terzo incomodo. 
In politica, nel frattempo, lo schieramento tendenzialmente bipolare (centrosinistra e centrodestra) aveva reso orfani i sostenitori del centro e gli insoddisfatti di quei due raggruppamenti. Periodicamente, dunque, si sono presentati soggetti politici che la stampa spesso ha etichettato come "terzo polo", con maiuscole e minuscole spesso messe un po' a casaccio. L'esempio più noto era costituito dal Nuovo Polo per l'Italia, formato alla fine del 2010 da Unione di centro, Futuro e libertà per l'Italia, Alleanza per l'Italia e, di quando in quando, il Movimento per l'autonomia: costoro rifiutarono l'aggettivo "terzo", probabilmente perché speravano che l'area della responsabilità potesse fruttare qualcosa di più dell'ultimo gradino del podio. L'esperienza peraltro durò poco e già nel 2012 era naufragata; quando l'Udc e Fli decisero di appoggiare la corsa di Mario Monti, furono solo i giornalisti a parlare di "terzo polo", ma i risultati non furono dei migliori.
Qualcuno, per parte sua, si era già espresso in precedenza e non senza un misto di ironia e audacia: nel 2006, infatti, tra i simboli depositati al Viminale c'era anche quello del Terzo Polo, formazione guidata dall'ex ministro diccì Vincenzo Scotti, convinto che senza un terzo polo l'Italia avrebbe continuato a regredire. Di fatto, le difficoltà nella raccolta delle firme garantirono una presenza in poche regioni del centrosud e, alla fine dei conti, dalle urne arrivò solo lo 0,04% (16.174 voti alla Camera, 13.260 voti al Senato). Probabilmente Scotti non la prese malissimo, anche perché nel 2008 aderì al Movimento per l'autonomia e, per quella via, divenne sottosegretario agli esteri del governo Berlusconi). "Terzo polo di centro" nel 2009 divenne la Democrazia cristiana di Angelo Sandri, soprattutto nel tentativo di far ammettere più facilmente il suo contrassegno elettorale; col tempo, tuttavia, quell'elemento verbale sparì dal nome e dal simbolo.
Ora la dicitura "Terzo Polo" sembra pronta a tornare, in particolare guardando alle ormai prossime elezioni regionali in Campania. Da alcuni giorni, infatti, circola un possibile simbolo ancora in progress, che contiene i loghi di varie realtà associative locali, con l'idea di costruire di nuovo una proposta alternativa a quelle in campo, ritenute deleterie: il nome della lista che si vorrebbe presentare alle regionali, partendo da lì per poi estendersi in un disegno più ampio, è appunto Terzo Polo. Si tratta, a ben guardare, di un'aggregazione innanzitutto meridionalista, che vorrebbe ripartire dai territori per un nuovo modo di fare politica.
Nel contrassegno, a fondo azzurro con il nome scritto su una banda bianca centrale, ci sono per ora cinque "pulci": quella del MoVimento Verde, del Movimento PMI - Piccole e medie imprese, del Gruppo Lavoro e cittadinanza, della formazione Libertà di scelta - No obbligo Vaccinale e soprattutto della Confederazione dei movimenti identitari, nata lo scorso anno e che, secondo le parole del suo portavoce Sergio Angrisano, "rappresenta la storia del meridionalismo e dell'identitarismo campano". 
L'idea alla base del Terzo Polo è, come ha specificato Angrisano al sito Sinapsinews.info, di mettere in piedo un "soggetto politico di riferimento per dare risposte alle istanze dei Popoli Meridionali", con un occhio di riguardo per "il recupero dell’ambiente e la sanificazione dei territori, come la Terra dei Fuochi, Polla e tutte le aree interessate da qualsiasi forma di inquinamento"; nel programma, in ogni caso, figurano anche "sviluppo economico, lavoro, infrastrutture e ripristino delle funzioni di alcuni importanti Enti pubblici, attualmente, tenuti in vita esclusivamente per assicurare poltrone e consenso, tra questi l'Istituto autonomo delle case popolari".
La costituenda lista rivendica di non essere "al servizio di nessuno, se non dei cittadini che ci sostengono e ci sosterranno", potendo dunque permettersi di "essere gli unici a toccare temi scottanti, come per esempio quello dei vaccini". Grazie all'adesione dell'associazione Libertà di scelta - No obbligo vaccinale, dunque, la questione dei vaccini potrebbe diventare oggetto di campagna elettorale anche in Campania (dopo l'esordio di 3V - Vaccini vogliamo verità in Emilia-Romagna): "La nostra proposta in materia di vaccini - prosegue - Angrisano - è chiara e semplice: vaccini sicuri, dosati nel medio periodo dalla nascita dei bambini, e vaccinazioni dal terzo anno di età, nel momento in cui i piccoli potranno avere generato le naturali difese immunitarie utili a tutelarne la salute". Il Terzo Polo rivendica anche la necessità di "un piano sanitario che risponda alle esigenze dei cittadini e non delle Aziende Sanitarie Locali". 

I terzopolisti guardano con favore anche al prossimo referendum consultivo "per la realizzazione di una Macroregione Autonoma Meridionale", onde ottenere autonomia in tema di sanità, scuola gestione delle acque e sviluppo economico. In quest'ultimo aspetto rientra certamente anche la partecipazione alla lista del movimento Piccole e medie imprese, certamente interessato a una politica ad hoc per il rilancio economico del Sud e in particolare del territorio campano, con la convinzione che "i piccoli che fanno grande l'Italia" (così si legge nel simbolo del movimento) meritino più attenzione e opportunità, attraverso politiche dedicate.
Tra coloro che stanno collaborando alla nascita della lista Terzo Polo, sembra esserci più di un ex sostenitore del MoVimento 5 Stelle, deluso dalle scelte dell'ultimo anno abbondante e contrario all'eventualità che Pd e MoVimento sostengano il medesimo candidato alla presidenza della Campania. Lo si può intuire guardando ai simboli contenuti nel contrassegno provvisorio: uno, Lavoro di cittadinanza, sembra richiamare uno dei temi tradizionali su cui il M5S si è speso, oltre che uno degli argomenti più frequenti nelle campagne elettorali al Sud. "Perché nessuno deve mai restare senza lavoro", si legge nella miniatura dell'emblema, segno che la realizzazione di quell'auspicio resta, al momento, ancora lontana.
Ancora più eloquente, tuttavia, è il nome - prima ancora del simbolo - del MoVimento Verde. Se la denominazione, infatti, richiama soprattutto la sensibilità ambientale del gruppo, la V maiuscola e rossa che si vede nel simbolo sotto le tre foglie - che solo da lontano ricordano quelle (tricolori) di Alternativa per l'Italia - sembra testimoniare proprio la provenienza dal M5S e la volontà di richiamare quelle origini, distaccandosi dall'evoluzione che il MoVimento ha avuto. 
Non a caso, il presidente del MoVimento Verde (e militante per dieci anni nel M5S) Riccardo Marini ha dichiarato sul sito della sua forza politica che questo nuovo soggetto politico punta a "colmare quel vuoto di politica disattesa dal nuovo corso del Movimento 2017, ora Partito del Blog delle Stelle, fondato nel dicembre 2017 dalla diarchia Di Maio-Casaleggio". Il "nuovo" M5S, "al governo prima con la Lega e poi con il PD, ha eluso tutti i principi e i valori fondati del Movimento originario, soprattutto quello ambientale, attraverso leggi e decreti scellerati": ciò avrebbe creato "una frattura alla base con quella parte di attivisti che ancora si riconosce nella Carta di Firenze ed in una sana Economia Circolare", per cui si è cercato di "recuperare la partecipazione attiva, spontanea, competente e caratteristica del vecchio attivista, ripristinando tavoli di lavoro tematici utili per una sana pressione sul legislatore", recuperando pure "le forze sane del paese, soprattutto i giovani che si attendono un mondo migliore, una casa, una famiglia e forse anche dei figli".
Non è dato sapere se la lista riuscirà davvero a essere presente alle regionali campane, superando l'ostacolo della raccolta firme; nel contrassegno visto finora (decisamente non particolarmente bello), peraltro, c'è ancora spazio libero, quindi potrebbero entrare altre miniature o il nome del candidato da proporre al posto di Vincenzo De Luca. A dire il vero non c'è ancora la data ufficiale per il voto, che pure dovrebbe svolgersi il 31 maggio; di tempo per definire meglio il quadro delle candidature, in ogni caso, ce n'è ancora.

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