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lunedì 23 marzo 2020

Popolari democratici, 25 anni di storia dal cosentino

Ogni tanto per le esperienze è tempo di bilanci, anche solo per mettere in fila i dati e quello che si è fatto. Venticinque anni di vita di un gruppo politico locale, per esempio, possono essere un traguardo importante, che merita di essere ricordato in varie forme, magari anche attraverso un e-book. Proprio quello che è avvenuto per i Popolari democratici, lista civica nata nel 1995 a San Marco Argentano (comune di circa 10mila abitanti in provincia di Cosenza) e che, da allora, non ha mai saltato un appuntamento elettorale, vincendoli peraltro quasi tutti.
A ripercorrere in breve quella storia politico-amministrativa è Antonio Modaffari, classe 1985, che conosce bene quella realtà. "Era il 1995 - scrive nella sua introduzione - e a San Marco Argentano, città normanna e terra di Santi, nasceva un gruppo civico che si preparava alla sfida delle elezioni comunali del mese di aprile: il gruppo civico dei Popolari democratici. Fu un trionfo che diventerà, dati alla mano, una costante nei successivi 25 anni della storia del nostro paese con un’unica eccezione. È innegabile l’impatto avuto da questo schieramento civico che, al di là delle simpatie e delle antipatie, ha segnato in modo profondo gli eventi del nostro borgo".
Modaffari nel suo e-book colloca la nascita dei Popolari democratici a San Marco Argentano nel contesto di una "Seconda Repubblica" nata da poco, in un'Italia squassata da Tangentopoli che nel 1994 aveva dato la maggioranza a Silvio Berlusconi e al suo centrodestra, mentre due anni dopo gli avrebbe preferito Romano Prodi. I partiti tradizionali si erano fatti spazzare via, "tutto diventa liquido in modo improvviso", mentre a livello locale già dal 1993 ha iniziato a prendere corpo l'idea del civismo slegato dai partiti o che, per lo meno, li lasciava alle spalle, "con la nascita di aggregazioni che puntano ad amministrare le piccole realtà locali".
In questo contesto è sorto anche il gruppo dei Popolari Democratici, che raccoglieva soprattutto persone che erano state legate alla Democrazia cristiana e al Partito socialista italiano: "Popolari", dunque, si ispirava alla tradizione democristiana e all'esperienza di Sturzo (che il Ppi aveva da poco ripreso nel nome), ma anche al fatto che si mettevano insieme le forze di due dei partiti più diffusi anche solo qualche anno prima; "democratici", in più, era un aggettivo in cui tutti i partecipanti a quella nuova avventura si riconoscevano. 
Per partecipare alle elezioni del 1995, le prime amministrative a elezione diretta del sindaco a San Marco Argentano, fu scelto anche il simbolo, lo stesso che campeggia sulla copertina dell'e-book di Modaffari: al nome scritto in azzurro (che richiamava anche il colore di fondo dello stemma, anche se questo è più scuro) si aggiungeva la sagoma in verde di un gruppo di persone, quasi a rimarcare il carattere popolare del progetto civico. 
Nel simbolo, però, c'era e c'è tuttora una croce azzurra inserita in una circonferenza rossa. La cosa può colpire, visto che la legge elettorale non consente - oggi come nel 1995 - l'impiego di immagini o soggetti religiosi. Modaffari sostiene che, oltre che richiamare il passato democristiano di vari componenti della lista, il segno avrebbe richiamato la storia dell'abbazia di Santa Maria della Matina, antico monastero prima benedettino - fondato da Roberto il Guiscardo - e poi cistercense, pienamente conservato fino ai primi anni dell'Ottocento, ma di cui ormai resta poco (l'ex sala capitolare e parte della chiesa). Quella croce - probabilmente quella donata allo stesso Roberto il Guiscardo - è considerata tra i simboli di San Marco: forse anche per questo è riuscita a passare indenne l'esame delle sottocommissioni elettorali circondariali nel corso degli anni, venendo interpretata come segno civile e storico, piuttosto che religioso.
Il simbolo, in ogni caso, al suo debutto nel 1995 sbancò: l'ex sindaco Giulio Serra, che da quell'emblema si fece rappresentare, ottenne addirittura il 64,74%, percentuale sostanzialmente confermata nel 1999 (il mandato in quell'occasione era durato 4 anni). Nel 2004 sotto le stesse insegne divenne sindaco Giuseppe Mollo: ottenne poco più del 50%, ma bastò e avanzò. L'unica sconfitta, peraltro assai di misura, arrivò nel 2009: la lista civica locale Unione e cambiamento ottenne il 50,34% dei voti, i Popolari democratici il 49,66%, con una distanza di 45 voti in tutto. Quella volta la lista dovette andare all'opposizione, ma si preparò a tornare in pista: Virginia Mariotti fu eletta sindaca per i Popolari democratici con il 57,43% dei voti (quell'anno le liste furono tre, ma il MoVimento 5 Stelle con il suo 6% restò fuori dal consiglio) e nel 2019 ha ottenuto la riconferma addirittura con il 90,31% dei consensi.
Per Modaffari si è di fronte a un gruppo forte e solido, "che ha avuto e ha la capacità di durare nel tempo e di resistere ai mutamenti che si sono susseguiti in questi 25 anni". Al punto tale da essere in zona uno dei pochissimi simboli locali in grado di durare così tanto tempo, anche dopo l'unica sconfitta. Per l'autore dell'e-book questo successo è legato al radicamento del gruppo sul territorio e alla presenza costante dei suoi membri, nonché a una certa lungimiranza nel determinare le politiche locali e alla propria solidità (al punto che, con il tempo, il simbolo è stato vissuto come una sorta di "marchio del territorio").
Modaffari - che nel suo testo si concentra anche sul ruolo delle donne all'interno del gruppo: l'attuale sindaca, Virginia Mariotti, ma anche le numerose candidate ed elette di questo quarto di secolo di azione amministrativa - s'interroga anche sul possibile futuro di quell'esperienza, che dovrebbe guardare all'Europa ("Ha senso parlarne anche per un gruppo civico, facendo un salto di qualità pensando di operare per una città europea"), mantenere attenzione per il territorio e per i problemi dei cittadini, ma anche cercare di evolvere, magari dandosi un'organizzazione stabile e uno statuto, per coinvolgere più persone in modo strutturato. Trasformando in una sorta di partito locale un'esperienza lunga un quarto di secolo o, se si preferisce, una "piccola storia italiana".

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