lunedì 30 aprile 2018

Spulciando tra i comuni del Friuli Venezia Giulia

Se tutta l'attenzione dei media in queste ore va alle elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia e alle loro possibili implicazioni a livello nazionale, l'occhio dei drogati di politica si farà piuttosto calamitare dalle curiosità simbolico-elettorali emerse a livello locale, in particolare nei 18 comuni diversi da Udine in cui si è votato ieri. Ecco dunque una breve carrellata di particolari notevoli, piccinerie da non perdere.

UNA CORSA SOLITARIA (PURTROPPO VANA) - Tra i 19 chiamati al voto in regione ce n'è stato uno in cui la competizione, se così la si può chiamare, era ridotta al minimo. A San Giorgio della Richinvelda (Pn), infatti, sulla scheda gli elettori hanno trovato soltanto una lista, Radici e futuro, con tanto di effigie di San Giorgio pronto a colpire il drago. Anche in Friuli Venezia Giulia, allo stesso modo della normativa nazionale, è previsto che qualora vi sia una sola candidatura valida al ruolo di sindaco, debba andare a votare almeno la metà più uno degli aventi diritto: la percentuale, tuttavia, si è fermata al 46,09%, quindi la consultazione non pare doversi ritenere valida e il simbolo dovrà essere congelato per un po'.

PICCOLO, MA CON LE FIRME - Pur essendo stato l'unico con un solo simbolo in corsa, San Giorgio della Richinvelda - coi suoi 4530 abitanti - non era il comune meno popoloso chiamato alle urne: il più piccolo era Treppo Ligosullo (Ud), con 784 abitanti. Fosse stato in un'altra regione, essendo l'unico comune sotto i 1000 abitanti, non si sarebbero dovute raccogliere le sottoscrizioni per presentare le liste; la disciplina elettorale regionale, invece, richiede sempre la raccolta firme. Anche per questo, non c'è un'esagerazione di liste, ma soltanto due: quella graficamente più interessante è Onestà lealtà e passione, con tanto di manona che accoglie una manina che porta sul palmo un cuore. Semplice, pulito (anche troppo, visto il tanto spazio bianco, che in realtà è campito da una sfumatura verdina), immediato (anche nella realizzazione: la font è la prima presentata da Office); peccato che sia arrivato secondo.

UN SOLO CANDIDATO A QUATTRO PUNTE - A non conoscere le norme locali, si può pensare di avere le allucinazioni: a Talmassons (Ud), che di abitanti ne ha poco più di 4mila, c'era un solo candidato sindaco, ma sostenuto da ben quattro liste! Qualcosa che nel resto d'Italia sarebbe impossibile, ma non in Friuli Venezia Giulia: la legge regionale n. 19/2013, infatti, prevede che ci sia sì differenza tra i comuni fino a 15mila abitanti e superiori, ma solo per l'eventualità che si vada al ballottaggio se nessun aspirante sindaco arriva almeno alla metà dei voti validi, mentre è espressamente previsto che anche nei comuni inferiori chi aspira alla guida di un comune possa essere sostenuto da più liste. Ecco quindi la Lista civica Presente per Talmassons, la bicicletta Lega - Costruire il futuro, Forza Talmassons (con la bandierina debitamente accomodata) e Punto d'incontro (un quadrato a lati concavi su fondo blu), tutte a sostegno della candidatura di Fabrizio Pitton: per diventare sindaco, però, ha avuto bisogno di attendere la chiusura delle urne e sapere che si era recato a votare oltre un elettore su due (alla fine si è arrivati al 55,93% degli elettori).


VOTA CON IL CUORE / 1 - Di cuori nei contrassegni elettorali locali, negli anni, se ne sono visti sempre di più, spesso con la formula "SiAmo". A Fiumicello Villa Vicentina (Ud), in cui le liste erano soltanto due, si è imposta con il 76,65% la lista Insieme con il cuore, legata alla candidata Laura Sgubin, eletta nettamente sindaca: il cuore c'è davvero, ma l'occhio non può non essere attratto da quell'intreccio centrale ocra e blu, che dà forma a una sorta di albero, le cui fronde altro non sono che sagome umane stilizzate a forma di V, con tanto di pallini a metà tra teste e frutti. Un simbolo oggettivamente molto curato, oltre che dimostratosi vincente.


VOTA CON IL CUORE / 2 - L'elemento del cuore, peraltro, è ritornato almeno in un'altra forma, meno bella sul piano estetico, ma se non altro almeno in parte ingegnosa: il riferimento è alla Lista civica Cambiare, una delle quattro presentate nel comune di Fogliano Redipuglia (Go). Lasciate stare il fondino azzurro sfumato e le stelline blu, verdi e rosse; lasciate stare anche il testo rigorosamente in Arial Black o giù di lì, mal stiracchiato nella parte centrale del nome, e concentratevi piuttosto sul centro di quella parola: la "B", infatti, vista di sguincio e colorata di rossa si trasforma in un cuore. Una trovata originale, anche se la lista (in appoggio alla candidata Alessandra Messineo) pur prendendo circa il 20% è arrivata ultima (ha vinto un'altra donna, Cristiana Pisano, sostenuta anche dalla Lega).


LATINO SI', CONFINI NO - Anche a Fiume Veneto (Pn) ha vinto una donna, Jessica Canton, sostenuta da Lega e Forza Italia, ma anche dalla civica Flumen (il latino trionfa, su una grafica un po' easy) e dalla lista denominata Potere ai cittadini, il cui nome peraltro non figura nel contrassegno: per i drogati di politica questo emblema è particolarmente rilevante, perché, benché a livello nazionale questo sia assolutamente necessario, sui manifesti non risultava inscritto in un cerchio (anche se sul sito della regione la circonferenza c'è). Alla fine dei conti, però, la lista è arrivata ultima, prendendo meno del 2% (a Fi è andata giusto un po' meglio, con il 2,93%); sembra molto di più, a questo punto, il 7,41% di Fiume Futura (a sostegno della dem Annalisa Parpinelli), che peraltro nel simbolo a fondo arancione aveva tre triangolini rivolti a destra, un po' come l'avanti veloce di videoregistratori e hi-fi. Questione di sigla, a quanto pare (Fiume Futura, Fast Forward).


MANO NELLA MANO - Ci hanno provato a conquistare il comune di Forgaria nel Friuli (Ud), con la loro lista Uniti per crescere, eppure il candidato sindaco Henrico Locatelli (con l'H iniziale, non è un errore di battitura) si è dovuto accontentare del 24,59%. Eppure il suo simbolo, a fronte di quello della formazione che ha prevalso (Per il bene Comune, nome già usato dal vecchio progetto politico di Stefano Montanari; sarebbe stato anche interessante il disegno del municipio di piazza Julia, davvero caratteristico, ma nel logo si vede maluccio), sembrava fatto apposta per raccogliere in massa il voto di genitori e nonni, con la manina che stringe un dito dell'adulto. La versione sentimentale (e colorata), insomma, del simbolo visto a Treppo. 


SIMBOLO NAÏF CHE VINCE NON SI CAMBIA - Meno sentimentale e decisamente più naïf sembrava invece il simbolo della lista Un comune per tutti, a sostegno della sindaca uscente di Zoppola (Pn), Francesca Papais. La famigliola - piuttosto larga, con tre figli - con le sagome richiamate solo dai contorni gialli e blu (così almeno sembra... o saranno arcobaleno?) sa molto di disegno infantile, ma mai quanto il sole giallo, mutazione grafica di una ruota dentata. L'emblema era già così nel 2013, quando aveva appoggiato la prima candidatura di Papais assieme a un'altra lista: il simbolo è tornato sulle schede e, stavolta - con buona pace degli esteti -  ha vinto da solo, battendo anzi con maggiore larghezza lo stesso avversario di centrodestra di cinque anni fa, Pier Francesco Cardente.


UN MOSAICO DI SIMBOLI - E' interessante spulciare tra gli 8 emblemi apparsi sulla scheda elettorale di Martignacco (Ud). Tra quelli che hanno sostenuto il candidato vincitore, Gianluca Casali, c'era Insieme per la comunità: qualificata come lista civica, aveva però nella pulce di Partecipazione democratica le iniziali del logo Pd concepito da Nicola Storto (accanto a un imperdibile Per Martignacco, con una X manoscritta, non proprio appropriata su un contrassegno). Meno fortunata la lista Venuti per unire, legata allo sfidante Massimiliano Venuti, che giocava sul nome scelto inserendo la raffigurazione di un puzzle da completare; appena un po' meglio la Lista Catia Pagnutti sindaco, formazione personale dell'assessora uscente candidata alla guida del comune, con il tricolore che riempiva una sorta di cuore ricavato da due anelli in parte sovrapposti.


RITORNI A COLORI INVERTITI - Erano addirittura 11 le liste a Sacile (Pn), spalmate su quattro candidati sindaci. I cittadini hanno scelto come primo cittadino Carlo Spagnol, indicato da Forza Italia (e sostenuto dalla civica personale Viva Sacile), mentre non sono bastate addirittura sei liste per vincere ad Alberto Gottardo, staccato di quasi otto punto percentuali. Nella sua coalizione, peraltro, spicca la presenza - accanto ad AttivaSacile, con tanto di lampadina su fondo giallo - della Civica per Sacile: il nome è del tutto generico, ma non può sfuggire la reincarnazione grafica del Popolo della libertà, sia pure in mancanza della fascia verde dell'arcobalenino e con colori e testi invertiti (il nome su fondo blu ora è in basso, il riferimento al candidato è finito in alto).


METTERCI LA FACCIA - In queste elezioni locali quasi nessuno ha scelto di mettere in gioco la propria faccia, nel senso di inserire il proprio ritratto all'interno del contrassegno elettorale. Fa eccezione, salvo errore, soltanto Roberto Mattiussi, presentatosi come aspirante sindaco di San Giorgio di Nogaro (Ud), assieme ad altri due concorrenti. Accanto alla lista Cambiamento responsabile, ne ha piazzata un'altra con il suo nome e, all'interno di una corona blu, anche la sua foto del viso, in bianco e nero e leggermente "tratteggiata", quasi a voler sembrare un disegno. Non si sa se questa sia stata una scelta vincente, sta di fatto che Mattiussi ha vinto davvero, proprio mettendoci la faccia.


DARE I NUMERI - Era andato vicino alla riconferma Paolo Menis, sindaco uscente di San Daniele del Friuli (Ud), e invece per 36 voti ha dovuto cedere il posto a Pietro Valent, sostenuto da tre liste (tra cui Lega e Fratelli d'Italia). Oltre alla formazione San Daniele bene comune, dall'ambientazione molto bucolica e rilassante, spiccava sulla scheda la presenza della Civica 18 San Daniele, con il numero relativo all'anno in tutta evidenza e una particolare conformazione del nome del comune, che sfrutta la presenza delle lettere AN in entrambe le parole riportate. Non passa inosservato questo simbolo tutto testo e colore su fondo bianco, ma le font scelte non sembrano assortite nel modo migliore.


IL MONDO IN 4 MOSSE - Sono solo 4 i simboli presentati a Polcenigo (Pn), ma ciascuno a suo modo è interessante. La vittoria è andata a Mario Della Toffola, sostenuto da ben tre liste: Viva Polcenigo viva, ossia come si rafforzano i concetti (con "Qualcosa di nuovo.", punto compreso), Polcenigo per tutti (un girotondo multicolore a stella) e Insieme per Polcenigo, dal paesaggio quasi incontaminato e sfumato. Non è arrivato a un quarto dei voti lo sfidante Diego Gottardo, che nel suo Progetto primavera democratica ha riunito le tre "pulci" di Progetto comune (lo stesso fiume di Insieme per Polcenigo), Primavera Polcenigo (con il suo arbusto fatto di rami-omini stilizzati) e Civica Polcenigo democratica (il tricolore e poco altro): un nome e un simbolo macedonia, insomma.


JO O FEVELI FURLAN - Chiude la carrellata in questione uno dei tre simboli presentati al comune di Sequals (Pn), il paese di Primo Carnera. La vittoria è andata a Enrico Odorico, presentatosi per le insegne di Democrazia civica, ma non può non colpire la lista arrivata seconda, legata alla candidatura di Matteo Moretto. Il nome scelto è Intant Bundì, frase tipicamente friulana e del tutto naturalmente scritta in furlan: anche solo per questo non poteva non colpire, assieme all'eleganza dell'albero bianco dalla folta chioma (ricorda un po' quello della Fattoria Scaldasole, ma questo è molto più fine nel tronco), che emerge bene dal fondo blu e le cui radici si intrecciano in modo lieve e quasi lezioso con i nomi di Sequals e delle frazioni Lestans e Solimbergo. Un bel modo davvero di presentarsi agli elettori.

venerdì 27 aprile 2018

Udine, simboli e curiosità sulla scheda

Domenica, oltre che per le elezioni regionali, in Friuli Venezia Giulia si voterà anche per il rinnovo di una ventina di amministrazioni comunali. Tra queste, spicca certamente quella di Udine: con i suoi quasi 100mila abitanti, è il comune più grande tra quelli coinvolti in questo turno elettorale (il più piccolo, con meno di 1000 abitanti, è quello di Treppo Ligosullo, sempre nell'udinese). Saranno in 7 a contendersi la poltrona di sindaco lasciata libera da Furio Honsell, sostenut* da ben 16 liste.

Luca Ministrelli

1) CasaPound Italia

Primo estratto tra i candidati alla guida di Udine è Luca Ministrelli, indicato come aspirante primo cittadino da CasaPound Italia. Si tratta, come di consueto, dell'unica lista a sostegno del candidato; allo stesso modo, il simbolo non prevede alcuna variazione rispetto all'emblema che da oltre cinque anni viene depositato e utilizzato alle elezioni di rilievo nazionale e locale. Via libera, dunque, alla tartaruga dal guscio-casa ottagonale, carapace istoriato con una simbologia ricca di significati, oscuri ai più ma verosimilmente non a chi aderisce al movimento. Per CasaPound si tratta, anche a livello comunale, della prima partecipazione elettorale in terra udinese.

Enrico Bertossi

2) Lista Bertossi sindaco - Prima Udine

Si presenta sostenuto da due liste il candidato secondo sorteggiato, Enrico Bertossi, già vicino a Serracchiani e in passato membro della giunta regionale guidata da Illy. Alla fine di marzo era parso che fosse il candidato sindaco (anche) di Forza Italia, per qualcuno poteva andare bene per tutto il centrodestra, ma alla fine i partiti ufficiali hanno preso - come si vedrà - altre strade. La prima formazione in appoggio a Bertossi è quella più "personale" e che contiene il riferimento al suo progetto civico Prima Udine (varato già nel 2017), con un chiaro accenno allo scaglione di nero che caratterizza da sempre lo stemma della famiglia Savorgnan e tuttora è il cuore dell'emblema cittadino.

3) Friuli futuro

L'altra lista a sostegno di Bertossi è Friuli futuro: si tratta, di tutta evidenza, di una lista civica a impronta "friulanista", come mostrano tanto i colori utilizzati, quando l'immagine dell'aquila in volo (l'unica, si badi, ad apparire sui manifesti e sulle schede). Merita di essere messo in luce che, tra i candidati al consiglio comunale, ce ne sono ben sei che fanno riferimento al Front Furlan, forza autonomista che ha avuto un discreto momento di gloria anche a livello nazionale quando a gennaio ha depositato il suo simbolo al Viminale in vista delle elezioni politiche di quest'anno. C'è da sospettare, allora, che più di qualche candidato in campagna elettorale si batta al grido di "Vonde Monadis!": per sapere che significhi, leggete qui...


Andrea Valcic

4) Patto per Udine

Il sorteggio in terza posizione ha indicato il candidato Andrea Valcic, che si presenta sostenuto dalla sua unica lista, Patto per Udine. Basta uno sguardo per capire che si tratta della declinazione locale del Patto per l'autonomia, formazione autonomista nata pochi mesi fa: sotto la stessa cuspide udinese - questa volta riportata in blu, nel rispetto del codice cromatico del Patto - c'è infatti in miniatura il segno dei "quattro mattoni" che caratterizza il contrassegno del Patto per l'autonomia. Nel complesso, l'emblema denota una certa attenzione alla sua immagine complessiva: appare infatti ben strutturato e non sbilanciato o troppo pieno, a dispetto della presenza di vari elementi.


Stefano Salmè

5) Lista Salmè sindaco - Udine agli udinesi

Si era già candidato come sindaco di Udine alle elezioni comunali del 2008, sostenuto allora dalla sola Fiamma tricolore. A distanza di dieci anni, Stefano Salmè ci riprova, dopo avere cercato di ottenere la guida della Fiamma (contestandone la convocazione di un congresso) e avere continuato per un po' di tempo l'attività con il suo Movimento sociale Fiamma nazionale. Oggi lui si presenta come candidato sindaco sostenuto innanzitutto dalla sua lista personale, con il motto Udine agli udinesi, in cui il colore decisamente dominante è il nero, assai connotato politicamente, accompagnato alla fascia tricolore che divide circa a metà il contrassegno.


6) Io amo Udine

Seconda lista presentata in appoggio alla candidatura di Salmè è Io amo Udine, segno che la corsa a sindaco di questo candidato - iniziata peraltro già oltre un anno fa: Salmè è stato il primo candidato a uscire allo scoperto - ha i piedi ben piantati anche nel tessuto civico e non solo in quello politico (in particolare nell'area destra). Sul piano visivo la lista è chiaramente connotata in senso territoriale: la parte superiore del cerchio, infatti, è occupata dalla riproduzione fotografica dell'angelo d'oro - e girevole - del campanile della chiesa di Santa Maria di Castello, restaurato pochi anni fa. Un segno chiaramente identificabile dagli udinesi, che Salmè spera sia ben accolto.


Pompea Maria Rosa Capozzi

7) MoVimento 5 Stelle

Nata a Foggia, Pompea Maria Rosa Capozzi è la candidata - unica donna in lizza - alla guida di Udine per il MoVimento 5 Stelle e, in ordine di sorteggio, è risultata quarta. Come da prassi e convenzione, il M5S sostiene da solo la propria aspirante sindaca, senza la presenza di altre liste; il contrassegno utilizzato, anche qui come nella competizione regionale e in tutte le altre che si terranno da qui in poi, è identico a quello depositato a gennaio al Viminale, con la parte grafica uguale a quella in uso da 9 anni e l'indirizzo del nuovo sito ilblogdellestelle.it adagiata sulla parte inferiore della circonferenza rossa. Si tratta della seconda partecipazione del M5S alle comunali di Udine: dopo il 14,67% di cinque anni fa, è probabile che il risultato stavolta sia più corposo.

Pietro Fontanini

8) Forza Italia

C'era stato un momento - lo si è detto prima - in cui si era pensato che il partito di Berlusconi avrebbe appoggiato un candidato diverso da quello del resto del centrodestra, vale a dire Enrico Bertossi. E invece, alla fine, anche Forza Italia ha scelto di sostenere la corsa di Pietro Fontanini, candidato unitario del centrodestra, presidente della provincia di Udine in quota Lega (e già individuato come possibile candidato unitario alla fine del 2017). All'appuntamento i forzisti si presentano con un contrassegno quasi identico a quello che correrà sempre domenica alle regionali - a sua volta derivato da quello depositato per le politiche - con la sola sostituzione del nome di Fedriga con quello di Fontanini.

9) Autonomia responsabile

Se il sorteggio ha piazzato al primo posto della coalizione l'ultima formazione che ha aderito a questa, la seconda piazza è toccata alla lista di Autonomia responsabile, espressione del progetto politico di Renzo Tondo. Cinque anni fa il simbolo, pur presente alle regionali, non si era visto anche alle amministrative; ora, invece, si presenta agli elettori ed è praticamente identico, come struttura, a quello che si vedrà sulla scheda delle elezioni regionali. Unica differenza, visibile anche senza aguzzare troppo lo sguardo, è il rilievo dato al nome di Tondo, che qui non deve convivere con quello del candidato sindaco (come avviene invece a livello regionale con Fedriga): più che un nome, è una firma inequivocabile.

10) Identità civica

La sorte ha collocato al terzo posto una formazione già incontrata nel 2013: Identità civica, che cinque anni fa aveva appunto sostenuto il tentativo di Adriano Ioan di diventare sindaco di Udine con l'appoggio del centrodestra. L'identità in questione non è assicurata soltanto dalla miniatura dello scudo dei Savorgnan, comunque ben identificabile: molto più visibile, infatti, è il profilo della torre dell'orologio di Piazza libertà, con ben visibili le figure dei due mori che battono le ore sulla campana. Un'immagine quasi crepuscolare, visto che l'immagine è molto "da buio", come del resto è decisamente scuro il tricolore che corre dietro al monumento, come una fascia avvolgente.

11) Lega - Salvini

A sostegno di un proprio candidato non poteva ovviamente mancare l'emblema della Lega, quarto nell'ordine all'interno della coalizione di Fontanini (la più nutrita, anche se ha solo cinque formazioni). La base del simbolo ovviamente è la stessa già vista alle elezioni politiche e anche qui, nel segmento inferiore, c'è solo il riferimento al segretario federale Salvini. A sinistra, tuttavia, è stata inserita in piccolo la dicitura "Fontanini sindaco", mentre a destra si vede piuttosto bene - anche se è piccola - la bandiera blu con l'aquila friulana. Il simbolo risulta riempito, forse anche un po' troppo, ma in fondo il risultato complessivo non è graficamente sgradevole.

12) Fratelli d'Italia

A completare lo schieramento a favore di Fontanini provvede, come quinta e ultima lista, quella di Fratelli d'Italia. Il simbolo, anche qui come alle regionali, è esattamente lo stesso già visto in occasione delle elezioni politiche del 4 marzo scorso: l'ultimo simbolo di Fdi inserito all'interno di un cerchio che ha pressappoco la stessa struttura e tiene in discreta evidenza il nome di Giorgia Meloni (senza inserire alcun altro riferimento locale), anche se la leader non è candidata a Udine. Anche qui, proprio come in regione, si è forse pensato che l'immagine nazionale di Meloni possa fungere da traino, anche più del candidato che l'intera coalizione ha scelto di sostenere.

Vincenzo Martines

13) Udine sinistra aperta

Ultimo candidato sindaco sorteggiato è Vincenzo Martines, consigliere regionale del Pd uscente e già vicesindaco di Udine. Il sorteggio ha collocato come prima la lista Udine sinistra aperta, progetto che riesce a riunire le forze a sinistra del Pd - in questo caso Articolo 1, Possibile e Sinistra italiana - in un unico soggetto, a beneficio dello stesso candidato sostenuto dai dem. Il riferimento a Liberi e Uguali è ben identificabile grazie alle "foglioline" della "E" poggiate con delicatezza alla gamba della "n" di "Udine"; quello alla sinistra compare non solo nel nome, con la "a" in comune tra "sinistra" e "aperta" significativamente colorata di rosso, ma volendo anche grazie alla rosa a stelo lungo, dal disegno sufficientemente delicato. 

14) SiAmo Udine con Martines

Non poteva essere che la coalizione di centrosinistra si sottraesse dall'uso dello scaglione di nero di matrice udinese: puntualmente, dunque, questo compare nel simbolo di SiAmo Udine con Martines, raggruppamento nato "intorno alla volontà e all'esperienza di diversi cittadini udinesi" (così si legge su un comunicato diffuso dalla lista), frutto dell'unione di "diversi gruppi, tra associazioni e movimenti, e si basa sul dialogo con la cittadinanza, costruendo così un ponte tra le forze politiche organizzate e il civismo". L'amore per la città è rappresentato dal cuore e dal già visto gioco grafico-verbale di "siAmo", ormai sempre più diffuso nelle consultazioni elettorali; a dispetto dell'assenza di emblemi visibili, tuttavia, alla lista hanno concorso anche esponenti vicini al Psi.

15) Progetto Innovare

Se nel 2008 e nel 2013 sulle schede era arrivato il simbolo di "Innovare con Honsell", questa volta si trova quello di Progetto Innovare, evoluzione della "civica del sindaco" (prima ancora, volendo, c'era stata la Convergenza per Cecotti) e comunque impegnata nella coalizione di centrosinistra, anche se il sostegno a Martines non era stato scontato nelle settimane precedenti. Nell'emblema, decisamente rivoluzionato rispetto al passato, è soprattutto evidente una silhouette in blu di Udine (si individuano, salvo errore, la cupola del Tempio Ossario e, a destra, il castello e il campanile della chiesa di Santa Maria di Castello); l'altro colore locale, il giallo, tinge parte del cielo.

16) Partito democratico

Chiude la compagine di centrosinistra e, già che c'è, anche l'elenco delle liste che si presentano agli elettori udinesi, il contrassegno del Partito democratico. Qui, a differenza che sulla scheda delle regionali, una piccola modifica all'emblema è stata fatta: il logo del Pd, infatti, è stato ridotto di dimensioni e ancorato alla parte alta del cerchio per consentire l'inserimento - in basso - della dicitura "Martines Sindaco", in parte sul fondo bianco e in parte su un segmento verde. La scelta di utilizzare la font Helvetica, piuttosto diversa da quella del logo dem, non sembra la migliore possibile; il danno, peraltro, è limitato e non troppo visibile, gli elettori del Pd non vi faranno certo caso. 

mercoledì 25 aprile 2018

Friuli Venezia Giulia, simboli e curiosità sulla scheda

Una settimana dopo il voto in Molise, tocca al Friuli Venezia Giulia chiamare i suoi elettori alle urne per scegliere il nuovo presidente della regione - che succederà alla dem Debora Serracchiani - e i nuovi componenti del consiglio regionale. Le elezioni si svolgeranno nella sola giornata di domenica 29 aprile e vedranno confrontarsi quattro candidati alla presidenza, sostenuti in tutto da 11 liste: di seguito si dà conto dei simboli, secondo l'ordine estratto con riferimento a tutte le circoscrizioni.

Sergio Cecotti

Primo candidato estratto è Sergio Cecotti, fisico di formazione internazionale, docente di Teoria quantistica dei campi alla SISSA di Trieste, sindaco di Udine dal 1998 al 2003 (sostenuto dalla Lega Nord e da due liste civiche) e di nuovo dal 2003 al 2008 (stavolta con l'appoggio di una sua formazione, Convergenza per Cecotti, e altre liste di centro-sinistra). Oggi Cecotti è di nuovo in campo come aspirante presidente della regione: come contrassegno personale ha scelto di utilizzare solo una grafica bianca e blu, due maglie di catena incrociate a perpendicolo che si nascondono reciprocamente. Si tratta della figura araldico-storica del Nodo di Salomone (presente tra l'altro tra i mosaici della basilica di Aquileia), che agli occhi di chi non conosce l'origine appare un ibrido tra il logo delle banche di Credito cooperativo e il marchio della Pura lana vergine. La scelta, tuttavia, prima ancora che rispettosa del territorio è ben studiata: l'assenza di nomi o altri elementi appealing dipenderebbe dal fatto che, per la legge elettorale regionale, il voto dato al simbolo del presidente non si trasmette mai a chi lo sostiene, anche se si tratta di una sola lista. Meno gente segna quel simbolo, dunque, meglio è... 

1) Patto per l'autonomia

Cecotti si presenta alle regionali sostenuto da una sola lista, quella del Patto per l'Autonomia. Si tratta di una delle formazioni più recenti in assoluto, il cui simbolo è stato depositato per la prima volta al Ministero dell'interno in occasione delle ultime elezioni politiche. L'elemento grafico principale, in effetti, è rimasto lo stesso: si tratta di "4 mattoni (uno per ognuna delle ex province del Friuli Venezia Giulia) impilati e pronti per 'iniziare la ricostruzione'", così almeno si legge sul sito del movimento fondato a dicembre, che si pone come obiettivo l'offerta di un "impegno diretto in favore del territorio e delle comunità". Unica differenza rispetto all'emblema visto a gennaio, il nome sta tutto nella parte del cerchio a fondo bianco, lasciando nel segmento inferiore blu lo spazio per il cognome del candidato presidente.

Sergio Bolzonello

Il sorteggio ha individuato come secondo candidato su manifesti e schede Sergio Bolzonello, sindaco di Pordenone dal 2001 al 2011 e, soprattutto, vicepresidente e assessore uscente della giunta guidata da Debora Serracchiani. Dopo la rinuncia alla ricandidatura della presidente uscente, la scelta è caduta su di lui e si farà sostenere da quattro liste: per la sua candidatura personale, invece, Bolzonello ha optato per un emblema anonimo (e ben poco riconducibile al centrosinistra), con la sola dicitura "Sergio Bolzonello presidente", l'ultima parola evidenziata in rosso, il tutto su fondo bianco racchiuso in una circonferenza blu sfumata. Una scelta persino più anonima di quella fatta nel 2013 da Serracchiani, che almeno aveva indicato nel simbolo il suo motto: "Torniamo ad essere speciali".

2) Partito democratico

La prima lista della coalizione a sostegno di Sergio Bolzonello è anche l'unica riconoscibile in tutta l'Italia: il Partito democratico, infatti, ha scelto di presentarsi con il proprio emblema nazionale, senza alcuna caratterizzazione legata al territorio. Si tratta, in realtà, di una conferma della scelta fatta nel 2013: anche in quell'occasione, infatti, il contrassegno del Pd non ospitò né il nome della candidata alla presidenza, né altre indicazioni personali o territoriali. Si distingue dunque la volontà di partecipare con la propria immagine nazionale, sia come sia, senza fare leva su nessun elemento locale potenzialmente trainante. Nel 2013 il Pd così era risultato la formazione più votata, sfiorando il 27%; stavolta la sfida si presenta più complessa.

3) Open - Sinistra FVG

Al secondo posto, tra le liste che appoggeranno Bolzonello nella sua corsa, ci sarà Open - Sinistra FVG, formazione che raccoglie tutto il mondo a sinistra del Pd in regione e ha tra i suoi promotori l'ex sindaco di Udine Furio Honsell: l'idea, come si legge sull'emblema stesso, è la costruzione di "una regione aperta", a partire dal Movimento Open FVG, animato soprattutto da esperienze civiche cresciute in regione. Per i colori e la font oggetto della scelta, il simbolo ricorda un po' quello di Ravenna in comune, lista apparsa alle elezioni amministrative del 2016: il fondo è inequivocabilmente rosso, il profilo della regione che si staglia sul fondo è invece arancione, altra tinta spesso usata da varie componenti della sinistra negli ultimi anni.


4) Slovenska Skupnost

In terza posizione, nella coalizione di centrosinistra, è stata sorteggiata la lista di Slovenska Skupnost, ossia Unione slovena. L'emblema batte tutti gli altri finiti sulla scheda dal punto di vista della storia politica: i primi depositi al Viminale, infatti, risalgono al 1963 (anche se il partito è stato fondato ufficialmente solo due anni dopo, con riferimento all'area triestina), inizialmente con il nome bilingue e in anni più recenti solo con la versione slovena. Fin dall'inizio il partito, che si propone di tutelare la minoranza slovena presente sul territorio regionale, si è accompagnato alla raffigurazione di un ramoscello di tiglio a tre foglie, di colore blu con gli altri elementi del contrassegno rossi.


5) Cittadini per Bolzonello presidente

Altro elemento di continuità, oltre alla presenza del Pd e di Slovenska Skupnost, è la lista Cittadini per Bolzonello presidente: l'emblema utilizzato, infatti, è esattamente lo stesso che era già apparso a sostegno di Debora Serracchiani (con il suo nome intero) e, prima ancora, anche di Riccardo Illy. Il riferimento, infatti, è alla colonna con capitello dorico su fondo giallo e circonferenza rossa scura, ben identificabile nella grafica: si tratta della "lista del presidente", o almeno aspirante tale, che è stata rivista con il tempo ma ha mantenuto visivamente la sua impronta civica. Una curiosità: alla base della colonna c'è scritto "Una regione in comune", ma per leggerlo gli occhiali possono non bastare.


Alessandro Fraleoni Morgera

6) MoVimento 5 Stelle

Terzo candidato alla presidenza del Friuli Venezia Giulia è Alessandro Fraleoni Morgera, indicato come aspirante guida della regione dal MoVimento 5 Stelle. Naturalmente, come è sempre accaduto, la candidatura di Fraleoni Morgera è sostenuta soltanto dalla lista del M5S, senza che in sede elettorale sia previsto l'appoggio da parte di altri soggetti politici. L'emblema è quello di sempre, ma proposto nell'ultima versione ufficiale utilizzata: quella depositata in occasione delle elezioni politiche 2018, con la dicitura ilblogdellestelle.it nella parte inferiore del cerchio. Si tratta della seconda partecipazione del MoVimento a livello regionale e promette di essere ben più fortunata della prima.


Massimiliano Fedriga

L'ultimo estratto tra i candidati, il deputato della Lega (alla sua terza legislatura) Massimiliano Fedriga, è anche quello con la coalizione a sostegno più nutrita, anche se non di molto: potrà contare, infatti, sull'appoggio di cinque liste. Fedriga, nato a Verona ma da tempo trapiantato a Trieste, è stato imposto come candidato per il centrodestra al posto di Renzo Tondo, già presidente del Friuli Venezia Giulia prima di Serracchiani. Come Tondo, tuttavia, ha scelto di contrassegnare la propria candidatura regionale con il profilo di un'aquila, emblema tradizionale friulano (usata anche da Illy nel 2008): se Tondo aveva l'intero uccello stilizzato, qui c'è soltanto la testa, dal profilo azzurro, che emerge bene sul fondo blu che ospita anche il motto della candidatura: "La rivoluzione del buonsenso". Quasi a voler abbattere i confini politici e, in fondo, guardare oltre e coi piedi piantati a terra.


7) Fratelli d'Italia

Come prima delle liste a sostegno di Fedriga è stata sorteggiata quella di Fratelli d'Italia, al suo debutto assoluto a livello regionale (nel 2013, pur esistendo il partito, l'unica fiamma visibile era quella della fiaccola della Destra di Storace). L'emblema depositato per queste elezioni è esattamente lo stesso utilizzato per le ultime elezioni politiche: c'è dunque il simbolo di Fratelli d'Italia, con la fiammella del Msi senza più la "pulce" di An (anche se ne viene replicata di fatto la struttura cromatica), inserito  "a cannocchiale" all'interno di un cerchio campito nello stesso modo e con il riferimento al nome della leader nazionale Giorgia Meloni, che non è certo candidata in regione. Per il partito, evidentemente, il suo nome può attirare molti consensi.


8) Progetto FVG per una Regione speciale

Il secondo degli emblemi che appoggeranno la corsa verso la regione di Massimiliano Fedriga è, probabilmente, il più anonimo e letterale (e, probabilmente, anche quello meno riuscito). I colori, tonalità a parte, sono quelli della regione e fin qui tutto bene. "La nostra lista - si legge nel sito - nasce dall'incontro tra Associazione Progetto FVG e Associazione Regione Speciale con uno scopo: realizzare il rilancio politico, economico e sociale del Friuli Venezia Giulia". FVG, nel materiale di propaganda, si scopre voler essere un riferimento, oltre che alla sigla della regione, a un territorio Forte, Vivo e Grande. La grafica, peraltro, ricorda in modo speculare - per la distribuzione dei colori - quella della lista "Diventerà bellissima - Per la Sicilia", presentata a sostegno di Nello Musumeci.


9) Lega - Salvini

Terzo simbolo estratto è quello della Lega, non più Nord: si tratta, probabilmente, dell'emblema più "pulito" in assoluto del Carroccio in versione nazionale. Al di là del nome ridotto e del riferimento al segretario Matteo Salvini, infatti, non c'è nessun'altra scritta: non il riferimento al "premier" (e sarebbe stato stranissimo che fosse stato conservato), ma nemmeno alla regione in cui l'emblema si presenta o al candidato che sostiene. Probabilmente si ritiene che sia sufficiente l'immagine del guerriero di Legnano per catalizzare il consenso degli elettori friulani e giuliani per il leghista (e triestino d'adozione) Fedriga: un consenso che, in base alle previsioni, si prospetta decisamente cospicuo.


10) Forza Italia

Non poteva certo mancare, all'interno della coalizione di centrodestra, il simbolo di Forza Italia, che il sorteggio ha piazzato al quarto posto all'interno della coalizione. La base grafica è quella dell'emblema presentato alle ultime elezioni politiche, con la bandierina nella parte alta (coi vertici superiori che fuoriescono dal cerchio) e il nome di Berlusconi a caratteri cubitali subito sotto il diametro orizzontale. Il tutto è stato leggermente ridotto di dimensioni per fare spazio, nella parte inferiore, al riferimento a Fedriga, adagiato lungo la circonferenza e sufficientemente grande per essere visto, senza risultare troppo schiacciato dall'ingombrante riferimento all'ex Cavaliere.


11) Autonomia responsabile

Ultima lista del centrodestra, nonché ultima lista a comparire su manifesti e schede, è quella legata a Renzo Tondo: anche se non è stato ricandidato alla guida della regione (sarebbe stata la terza volta consecutiva). Il simbolo che lo accompagna, quello di Autonomia responsabile, è praticamente lo stesso sfoggiato per la "lista del presidente" nel 2013 (quando il centrodestra fu sconfitto, ma l'emblema portò a casa oltre il 10%): stesso nome rosso su fondino azzurro sfumato, stesso elemento tricolore in basso, stesso profilo della regione blu. Di diverso rispetto a cinque anni fa, c'è solo l'assenza della sigla FVG sulla sagoma della regione e il notevole sacrificio di dimensioni per il cognome di Tondo, rimpicciolito per far posto anche a quello di Fedriga.

giovedì 19 aprile 2018

Quando Pennacchi pensava all'Unità nazionale (fasciocomunista)

Tra i comuni che quest'anno andranno al voto, non ci sarà certamente Latina, che nel 2016 ha eletto sindaco Damiano Coletta, candidato decisamente civico, che al ballottaggio aveva strappato il comune al centrodestra, che lo aveva governato nei precedenti cinque anni. Nella coalizione a sostegno del sindaco di allora, Giovanni Di Giorgi, non c'era però il gruppo di Futuro e libertà, che aveva presentato un proprio aspirante primo cittadino, Filippo Cosignani. Il suo nome, tuttavia, non era presente sul contrassegno della lista, denominata Pennacchi per Latina. E la denominazione, inserita al posto del cognome di Gianfranco Fini (o della sigla di Fli) e scritta in una font chiaramente in stile "ventennio" - la Repubblica parlò di "puro carattere Mostra": non si trattava esattamente di quello, ma l'impronta futuristico-fascista era chiara - era chiaramente ispirata ad Antonio Pennacchi,  testimonial principale - assieme a Flavia Perina, Chiara Moroni, Roberto Menia e ad alti dirigenti di Fli, come Fabio Granata e Italo Bocchino - di quell'esperimento che si collocava a metà tra la lista locale e la provocazione futurista.
Giusto oggi, infatti, cade il settimo anniversario della presentazione di quel progetto politico, fatta con una conferenza stampa alla Camera in cui l'ospite d'onore era proprio lui, Pennacchi, nato e cresciuto a Latina, che nel 2003 aveva pubblicato Il fasciocomunista e, in quel giorno d'aprile, era ancora ben noto come vincitore dell'ultimo premio Strega (e non solo di quello) con Canale Mussolini, l'anno prima. Lui, che in gioventù si era iscritto al Msi (finendone poi espulso), poi al Psi e al Pci e che con il tempo aveva fatto conoscere a tutta l'Italia i suoi modi diretti e sulfurei. I cronisti e i fotografi che, passati i controlli d'ingresso, avevano preso posto nella sala della conferenza stampa, non erano lì per ascoltare tanto le parole del candidato sindaco Cosignani o del capolista Fabio Granata ("la mia è una generazione di irregolari che voleva cambiare l'Italia e non ha perso la speranza di poterla cambiare", a dispetto della situazione di un "bipolarismo spento e privo di sogni, di progetti per l'Italia"), ma quelle di Pennacchi, che nemmeno era candidato ma aveva prestato il suo nome. Anche lui avrebbe detto, proprio come Granata, che quella era l'occasione per fondare un "concetto più ampio", quello "della comunità nazionale", ma nessuno avrebbe potuto dirlo come lui, continuamente in bilico tra italiano e vernacolo. 

Le attese non furono tradite: una premessa col botto ("Io faccio lo scrittore, il mio mestiere è scrivere storie non è fare politica: per fa' politica purtroppo non c'ho più il cuore, so' malato de cuore, per fa' politica bisogna litiga' almeno sette otto volte al giorno, se facessi politica morirei de infarto [...] anzi adesso da vecchio so' aumentati tutti i difetti, non sopporto di esse contraddetto, me incazzo") e una constatazione, inconfutabile: "Questa cosa, se non la facevo io, ma chi la poteva fare in Italia, per il percorso mio o per le cose che ho scritto?" 
Dopo un'analisi economica e sociale spietata della situazione italiana ("Il costo del lavoro In Germania in Francia in Inghilterra è enormemente più alto del nostro, i salari si sono ridotti, ma anche i posti di lavoro. In questo paese so' aumentati i poveri e la ricchezza dei ricchi è aumentata ancora de 'ppiù") e un attacco frontale all'allora ministro dell'economia Giulio Tremonti ("quindici anni fa questo diceva 'mo ariva il tempo d'a ricchezza, del Bengodi. il manifatturiero non serve, c'è la new economy', ora invece viene a di' 'ma io l'ho sempre detto che arrivava la crisi'... ma quando l'hai detto?? Dopo che è arrivata! [...] ma che faccia c'ha la gente?? Ma dove se va a lavà la mattina la faccia, dentro al bidet??"), era arrivato finalmente il tempo di presentare il progetto politico, che definire "fasciocomunista" sarebbe stato facile, visto il pedigree letterario di Pennacchi.
Un progetto che per molti, Pennacchi ne era certo, era assurdo: "Qualcuno dice: fascisti e comunisti non possono sta' inzieme, fascisti e comunisti se devono solo mena' o spara'. Tant'è vero che quando l'altro giorno s'è diffusa la notizia che avevano sparato a Roma a uno de CasaPound, il pensiero mio è stato immediato: questi so' i servizi, perché era la risposta de Berlusconi o del Governo proprio a questa cosa i fascisti e comunisti se stavano a mette inzieme a Latina". Che i servizi pensassero a Latina o meno, l'idea per lo scrittore doveva camminare, perché era necessario andare oltre: se l'attuazione pratica delle ideologie fasciste e comuniste era andata male, "questo non può significa' che perché quelle sono fallite allora invece quello che è rimasto, il liberalcapitalismo, è la panacea e la gioia pe' tutti". 
Doveva ammettere Pennacchi che era fallito il disegno fascista che, per lui, voleva assolutamente dire "leva' la roba ai ricchi per dalla ai poveri" (così da poter dire che invece "Mettese co' Berlusconi significa leva' la roba ai poveri per dalla ai ricchi. Chi è il traditore qua? Traditore del fascismo è chi sta con Berlusconi, oggi non si discute: a quei tempi, ma da mo' che Berlusconi stava al confino, ma secondo te je davano tre televisioni? Ma sai le bastonate nei denti che je dava quello là??"). Andata male l'attuazione pratica di quelle idee e anche dell'egualitarismo totale del comunismo, era tempo di voltare pagina e di rimescolare le carte: "Se il Novecento è finito è finito, non capisco perché poi non si possano fare ragionamenti nuovi, bisogna superare quegli steccati. Perché dobbiamo continuare a fermarci nei vecchi recinti, nel vecchio cortile condominiale, in cui ognuno gioca a palla contro il muretto suo". 
Per lo scrittore era necessario recuperare lo spirito unitario che lui riconosceva tanto in Togliatti quanto in Guareschi, benché apparissero e appaiano tuttora opposti: "in Togliatti c'era l'ansia unitaria, prima il Paese poi il partito, unità nella diversità; in Guareschi c'era la dinamica, ma poi sulle sulle cose essenziali c'era l'unità". Quell'unità di popolo, a suo dire, sarebbe stata da ricostruire prima con esperimenti come quello cui lui aveva dato il nome, ma in un secondo tempo creando una nuova forza politica: "Io so' ancora iscritto al Pd, mo' me cacceranno co' 'sto giro ... il mio sogno sarebbe no che ce cacciano a noi, ma che se sciogliessero quei partiti e ne facessimo uno nuovo, 'Unità nazionale', 'Unità popolare', 'na cosa del genere, perché se continuiamo a ragiona' coi vecchi schemi, coi vecchi recinti, chi ce frega so' sempre i padroni".
Come finì quella provocazione futurista, è facile da scoprire: Pennacchi per Latina fu una delle 26 liste in corsa nel 2011, ma ottenne solo lo 0,7% (andò leggermente meglio al candidato sindaco Cosignani, che superò di un soffio l'1%). Furono in pochi a cogliere quell'esempio e dell'Unità nazionale o Unità popolare (che peraltro, come nome era stata utilizzata più volte a sinistra, fin dagli anni '50) proposta da Antonio Pennacchi non si parlò mai. Chissà se lui, in nome della sua storia personale, politica e letteraria, apprezzerebbe un simbolo che unisse i due segni delle ideologie di cui ha riconosciuto il fallimento, in un nuovo disegno di "pacificazione nazionale", andando oltre schemi e recinti? 

sabato 14 aprile 2018

Molise, simboli e curiosità sulla scheda

Nelle prossime settimane ci si prepara ad alcuni appuntamenti elettorali regionali, antipasto decisamente allettante, forse più delle elezioni comunali previste per il 10 giugno. Prima regione ad andare al voto sarà il Molise, le cui urne resteranno aperte il 22 aprile: saranno quattro i candidati che si contenderanno la presidenza, sostenuti da 16 liste. Ecco dunque i simboli molisani, nell'ordine in cui appariranno su manifesti e schede.


Donato Toma



Primo a essere sorteggiato è il candidato del centrodestra, Donato Toma. Essendo sostenuto da una coalizione (peraltro nutrita), questi ha dovuto scegliere da quale contrassegno farsi rappresentare: la recente legge elettorale molisana - l.r. 5 dicembre 2017, n. 20 - non consente più infatti all'aspirante presidente di utilizzare per sé tutti i simboli che lo sostengono, potendone figurare uno solo. Come nella migliore tradizione, l'emblema presidenziale appare più generico (anche per il nome utilizzato, tra l'altro scritto in font Calibri, quello di default dei programmi di Microsoft Office) e descrittivo degli altri: qui in primo piano c'è il profilo della regione, tinto di blu, su fondo azzurrino e con una striscia tricolore. Tutto è in perfetto stile catch all, ovviamente declinato in chiave centrodestra.


1) Popolari per l'Italia

Aprendo le danze dei simboli che sostengono Toma - ben 9 - il vero drogato di politica non può che sgranare gli occhi: il primo dei sorteggiati, infatti, è l'emblema dei Popolari per l'Italia, un fregio che fino a pochi giorni fa sembrava quasi completamente sparito dalla circolazione. Lo stesso sito del partito appare fermo da tempo, fatta eccezione per i tweet che sono stati inseriti nelle ultime settimane: se però qualcuno pensava che il partito fondato da Mario Mauro (e che in parlamento era alla fine rappresentato soltanto da lui) si fosse dissolto, magari confluendo in Forza Italia, questa è la prova che il simbolo con tricolore frecciato, almeno in Molise, è ancora vivo. Quanto sia anche vegeto, toccherà agli elettori dirlo.


2) Il popolo della famiglia

Al secondo posto nella scheda si ritrova la lista del Popolo della famiglia, anche qui con una piccola sorpresa, se si vuole: nei suoi due anni di vita, infatti, il simbolo del partito voluto da Mario Adinolfi si è quasi sempre - salvo errore - presentato da solo, senza entrare in coalizioni, al massimo entrando in un contrassegno composito a sostegno di un certo candidato sindaco (come a Milano nel 2016). Questa volta, invece, la lista è solo una delle nove in appoggio a Toma; anche in questo caso, comunque, l'emblema non ha subito alcun cambiamento e mantiene intatti i propri elementi testuali, grafici e cromatici (anche se finora, in effetti, non sono stati troppo fortunati).


3) Fratelli d'Italia

In terza posizione è stato collocato il simbolo della lista di Fratelli d'Italia. Ci si accorge subito, peraltro, che la versione è identica a quella utilizzata poche settimane fa per le elezioni politiche: il fregio, dunque, comprende il simbolo ufficiale del partito, all'interno però di un cerchio più grande riempito per metà di blu e con il nome di Giorgia Meloni in giallo. Questo benché - ovviamente - la leader di Fdi non sia in corsa qui e, per giunta, senza che il contrassegno comprenda alcun riferimento al candidato alla presidenza della regione. Segno, questo, che il nome di Meloni è considerato un valore aggiunto e intrinseco per il partito anche a livello locale.


4) Movimento nazionale per la sovranità

I veri malati di politica possono trovare interesse anche per il simbolo sorteggiato in quarta posizione: ecco spuntare, infatti, il Movimento nazionale per la sovranità fondato da Gianni Alemanno e Francesco Storace. Un emblema che, dopo il suo varo, in effetti non si era praticamente visto da nessuna parte e certamente non era comparso nelle bacheche del Viminale in vista delle elezioni politiche. Stavolta, invece, finirà sulle schede e ci finirà anche con la sua fiamma tricolor pennellata, ironia della sorte piazzato dal sorteggio giusto sotto al simbolo di Fratelli d'Italia: l'ufficio che doveva ammettere gli emblemi, evidentemente, non ha avuto nulla da ridire in fase di valutazione.


5) Lega - Salvini - Molise

Al quindi posto la sorte ha collocato il simbolo della Lega, in perfetta continuità con la scelta grafica fatta alla vigilia delle elezioni politiche di quest'anno. Ovviamente non c'è più il riferimento al Nord; nella parte inferiore il nome del segretario Matteo Salvini è sempre in grande evidenza (per le dimensioni e per il colore giallo), mentre stavolta al posto della parola "Premier" è stato inserito il riferimento al Molise, altrettanto piccolo. Si tratta del primo sbarco leghista nella regione: alle precedenti elezioni, infatti, non c'era nessuna lista del Carroccio, allora guidato a livello nazionale da Roberto Maroni; nel frattempo, Alberto da Giussano è l'unico elemento - oltre alla parola Lega - del tutto identico rispetto al passato. 


6) Forza Italia

Subito dopo la Lega, il sorteggio ha collocato il simbolo di Forza Italia, che qui in un certo senso ritorna indietro di quattro anni: l'emblema utilizzato, infatti, è quello presentato alle europee del 2014, con la bandiera stilizzata in grande evidenza e il riferimento al leader Silvio Berlusconi. Non si è utilizzato il simbolo presentato quest'anno alle politiche, con la qualifica di presidente, ma nemmeno la soluzione ormai in uso da anni, per cui al nome del fondatore del partito si accompagnava il riferimento al locale candidato presidente: il tentativo è di far trainare la lista soltanto al suo nome più noto a livello nazionale, sperando che il radicamento locale maggiore rispetto alla Lega dia buoni risultati. Il che, in realtà, è tutt'altro che scontato. 


7) Unione di centro

Alle elezioni molisane si rivede anche il simbolo dell'Unione di centro, questa volta senza accoppiate grafiche (poco felici) con altri soggetti politici. L'emblema, dunque, è quello utilizzato a partire dalle elezioni politiche del 2008 (e già prima dal 2006, ma il fondo blu era più scuro), senza raggiera sulla parte azzurra, che sulla scheda non si vedrebbe bene, e con segmento circolare rosso nella parte superiore. Lì, dove per anni è stato scritto "Casini" (e ora ovviamente non se ne parla, vista l'uscita del fondatore del Ccd dal partito) e altre volte "Italia", ora c'è il riferimento al Molise: si legge abbastanza bene, trattandosi di una parola breve, a differenza di altri toponimi che via via hanno trovato posto nella "lunetta".


8) Orgoglio Molise

L'ottava piazza della scheda è toccata a Orgoglio Molise. L'iniziativa - il cui simbolo, in stile Rinnovamento italiano e in grado di rivolgersi a un elettorato vasto ma soprattutto di centrodestra, si potrebbe ribattezzare "Molise regione d'Europa" - è legata al presidente del Consiglio regionale uscente, Vincenzo Cotugno, eletto col centrosinistra (l'accenno tricolore rimanda alla sua lista Rialzati Molise) ma ora a sostegno di Toma. "Orgoglio Molise - ha spiegato Cotugno - è un incitamento che mi è uscito dal cuore, è ciò che sento dentro quando penso alla nostra memoria, alle tradizioni, alla nostra storia, all'arte e alle peculiarità del nostro territorio. Da anni promuovo in Italia e all'estero Orgoglio Molise portando le nostre aziende e i nostri prodotti locali in tutto il territorio nazionale e dall'altra parte del mondo, favorendo la sottoscrizione di accordi commerciali in più continenti. Ero convinto che le nostre eccellenze sarebbero state apprezzate ovunque: i fatti mi hanno dato ragione". Patriottismo molisano, al servizio (stavolta) di Toma.


9) Iorio per il Molise

Se l'Udc a questo giro corre da sola, non è però sparito Noi con l'Italia, il cui nome è contenuto - schiacciato sotto alla pennellata tricolore di quella stessa forza politica - nel contrassegno di Iorio per il Molise. Già, perché questa è la lista di Michele Iorio, due volte presidente della regione (2001 e 2006) e in teoria anche una terza, se le elezioni del 2011 non fossero state annullate dai giudici amministrativi (facendolo perdere nel 2013). Iorio, che nel 2017 ha aderito a Direzione Italia di Fitto (e così, dunque, è entrato a far parte di Noi con l'Italia), presenta se stesso come marchio per la sua lista, piazzando il suo nome sopra al profilo più chiaro della regione: peccato però per quel carattere bastoni semigraziato, che con il simbolo c'entra come i cavoli a merenda.



Carlo Veneziale




Secondo candidato alla guida della regione sorteggiato è Carlo Veneziale, indicato come aspirante presidente dal centrosinistra. Un nome, quello dell'assessore regionale uscente, unitario ma uscito solo in un secondo momento, dopo la rinuncia alla ricandidatura del presidente in scadenza Paolo Di Laura Frattura e al rifiuto di candidarsi di Antonio Di Pietro. Il simbolo di Veneziale è descrittivo e anonimo quanto quello di Toma, forse anche un po' di più: si tratta solo della sagoma verde della regione su fondo arancione (abbinamento che torna anche in altri contrassegni della coalizione), con la dicitura "Veneziale presidente" scritta in due font diverse, una bastoni molto light e una graziata. Entrambe eleganti e leggere, forse fin troppo per essere ben lette in un emblema di 3 centimetri di diametro.


10) Il Molise di tutti

Come prima delle liste a sostegno di Veneziale - al numero 10 complessivo - è stata sorteggiata Il Molise di tutti. Il simbolo, per chi ha buona memoria, non è nuovo: altro non è, infatti, che la rielaborazione dell'emblema - piuttosto ben curato, va riconosciuto - che nel 2013 era associato alla candidatura regionale di Di Laura Frattura. La parte superiore è rimasta identica, con l'omino stilizzato verde su un elemento rosso che richiama lo stemma regionale (lo dimostra la stella a otto punte, riferimento al blasone dell'Arme del Molise); la parte inferiore, invece, è semplicemente stata liberata dall'espressione "Frattura presidente". Non sta male, con la sua sfumatura arancione, ma in effetti il simbolo sembra un po' vuoto.


11) Molise 2.0

La lista seguente, Molise 2.0, è invece una new entry di questo turno elettorale, anche se inizialmente era stata concepita in modo diverso. Questa, in particolare, era stata pensata come la continuazione di Ulivo 2.0, progetto politico dell'ex senatore Roberto Ruta, inizialmente indicato proprio come candidato presidente (anche contro Di Laura Frattura); avrebbero dovuto farne parte anche Leu, Socialisti in movimento, Possibile, Idv, Democratic@ e altre sigle. Con il tempo - e dopo la convergenza su Veneziale - il gruppo ha perso pezzi e ora è molto più ristretto. Resta ben visibile il messaggio del nome ("È il secondo Molise che vogliamo costruire, il Molise che non ti aspetti, quello che ti meraviglia", aveva detto Ruta) e il riferimento all'Ulivo 2.0, richiamato in qualche modo all'interno del puntino di 2.0. Resta della partita Centro democratico, che inserisce la sua "pulce" nel contrassegno.


12) Liberi e Uguali

Terza tra le liste della coalizione è quella di Liberi e Uguali, che in Molise ha tra i suoi esponenti maggiori Danilo Leva, già esponente Pd. L'emblema è quasi uguale a quello nazionale della formazione guidata da Pietro Grasso, almeno per quanto riguarda la struttura. Nella parte inferiore, ovviamente, al posto del riferimento all'ex presidente del Senato è presente la dicitura "per il Molise"; non si può fare a meno di notare, tuttavia, che il nome della regione è scritto in una font bastoni chiaramente diversa rispetto a quella del nome della lista, cosa che stona un po' sul piano grafico e rende evidente come quella parte sia stata inserita in un secondo momento, quasi a forza.


13) Unione per il Molise

Quarto simbolo tra quelli a sostegno di Veneziale è quello di Unione per il Molise, altro emblema già visto da quelle parti: era infatti già presente nel 2013, nella coalizione che appoggiava Paolo Di Laura Frattura. Di fatto l'operazione è identica a quella compiuta con il contrassegno di Il Molise di tutti: il fregio, infatti, è esattamente uguale a quello di cinque anni fa, ma è stato semplicemente svuotato nella parte inferiore, campita di verde, in cui nel 2013 stava scritto "Frattura presidente". Qui il senso di vuoto è ancora maggiore rispetto a quello generato dall'altro simbolo, al punto tale da dare una certa impressione di precarietà o di fretta, come se il simbolo fosse stato pensato per andare bene per qualunque candidato presidente.


14) Partito democratico

Quattordicesimo estratto tra tutti gli emblemi depositati e ammessi, chiude l'elenco dei contrassegni della coalizione di centrosinistra il simbolo del Partito democratico. Anche questo, volendo, è una costante rispetto al turno elettorale di cinque anni fa (che peraltro aveva visto schierate a favore di Di Laura Frattura ben nove liste): proprio come allora, infatti, il Pd ha scelto di non connotare in alcun modo il proprio simbolo presentandolo in modo schietto, senza l'inserimento di riferimenti al Molise o al candidato presidente. La stessa strada che, questa volta, è stata seguita solo da Forza Italia tra i partiti maggiori (oltre che, come si vedrà subito, dal MoVimento 5 Stelle).



Andrea Greco

15) MoVimento 5 Stelle

Terzo nel sorteggio tra i candidati alla guida della regione è Andrea Greco, indicato come aspirante presidente dal MoVimento 5 Stelle. Non stupisce affatto che questa lista sia l'unica a suo sostegno (è sempre avvenuto così e non c'era motivo perché le cose cambiassero questa volta), così come era perfettamente prevedibile che il contrassegno non venisse cambiato o integrato in nessun modo rispetto al simbolo nazionale (quello previsto dall'immagine coordinata del M5S). L'emblema depositato per le regionali, in particolare, è quello coniato in occasione delle elezioni politiche di quest'anno, che nella parte inferiore riporta il sito ilblogdellestelle.it.



Agostino Di Giacomo

16) CasaPound Italia

Il sorteggio ha indicato come ultimo candidato tra i quattro presentatisi Agostino Di Giacomo, espresso da CasaPound Italia, al suo debutto alle regionali molisane. Al suo nome, dunque, si accompagna l'ormai ben noto simbolo dell'associazione-partito, ossia la tartaruga con carapace-casa ottagonale (e ricco di altri simboli che richiederebbero più spazio per essere spiegati appieno) su fondo grigio, circondato da un arco tricolore. Anche qui, nessuna sorpresa sul fatto che la lista sia la sola a essere stata presentata a sostegno del proprio candidato, essendo perfettamente in linea con quanto è avvenuto finora con CasaPound. Si chiude dunque l'elenco di candidati delle elezioni del 2018, peraltro in flessione rispetto a cinque anni fa (allora si contavano 6 aspiranti presidenti, sostenuti da 20 liste).