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martedì 1 ottobre 2019

Il futuro di +Europa e quello di Radicali italiani

La vicenda politica di +Europa dopo la dichiarazione di distacco di Bruno Tabacci continua a destare interesse sotto vari profili. Nel solco di quanto aveva dichiarato nei giorni scorsi il segretario del partito, Benedetto Della Vedova, sono molti gli esponenti a lui vicini che confermano la linea della continuità del progetto, che non sarebbe affatto al capolinea anche se l'area politica in cui si muove si è popolata improvisamente. Non manca peraltro chi pensa a soluzioni alternative, che prospettano nuovi casi interessanti per il diritto dei partiti e per la prassi parlamentare.
La linea di Della Vedova è confermata da Piercamillo Falasca, della direzione nazionale di +E, che stamani ha pubblicato un post eloquente: "Siamo tutti consapevoli che il campo politico di 'centro liberale' (qualunque cosa questo significhi) si è fatto affollato. Siamo altrettanto consapevoli che tutti questi attori non stanno attraendo elettorato nuovo ma si stanno spartendo quello che già c’è. E dunque, se invece l’obiettivo è ampliare lo spettro della rappresentanza e non lasciare il campo solo ai giallorossi da un lato e ai leghisti dall’altro, è venuto il momento di evitare ulteriori frantumazioni e personalismi e iniziare a dialogare e collaborare. Creare un nuovo linguaggio, superare personalismi e leaderismi inutili. Il compito che con +Europa possiamo e dobbiamo utilmente svolgere - ora e da ora - è dialogare e mettere insieme tutte le personalità, i movimenti e le associazioni di espressione liberale, liberal-democratico e riformatore. Chi vuole stare sotto la sottana del nuovo Pd grillizzato e di Conte, faccia pure (ne avevamo pure in +E e li abbiamo salutati). Chi vuole consegnarsi alla Lega, idem. Tutti noi altri dobbiamo collaborare. Questo ho sostenuto ieri alla riunione della direzione di Più Europa". Al post è accompagnato l'hashtag #fonderia, nonché l'immagine vera e propria di una fonderia, come icona emblematica del mettre ensemble.
Se c'è chi pensa a mettere insieme, altri sono impegnati anche a riconvertire: sembra di poter dire questo a proposito di Radicali italiani, uno dei due soggetti costituenti originari di +Europa (assieme a Forza Europa; Tabacci con Centro democratico sarebbe arrivato poco più tardi, in tempo per figurare sull'atto costitutivo). Il soggetto politico, guidato fino alle elezioni politiche da Riccardo Magi e successivamente da Silvja Manziil 28 e 29 settembre ha riunito il suo comitato nazionale, all'indomani del pronunciamento della Corte costituzionale in materia di suicidio assistito. 
Non stupisce che nella mozione approvata il primo ringraziamento sia per "Marco Cappato, Filomena Gallo, Mina Welby e tutta l’Associazione Luca Coscioni che con il loro coraggio e le loro azioni di disobbedienza civile hanno consentito all'intero Paese di fare un passo avanti fondamentale verso la piena autodeterminazione delle persone anche nelle scelte sul fine vita", come anche per "tutti coloro i quali con la loro volontà di trasformare il proprio caso personale in caso politico hanno imposto al Paese, a tutti i livelli, dibattito e confronto" (da Piergiorgio Welby, Luca Coscioni e Beppino Englaro, fino a Dj Fabo) e per gli oltre 67mila firmatari della proposta di legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione dell'eutanasia formulata da Radicali italiani; si indicano poi come oggetto dell'impegno gli altri due progetti di legge popolari sostenuti dal movimento ("Ero straniero" e "Legalizzazione Cannabis"), la battaglia contro il taglio dei parlamentari e contro l'introduzione del vincolo di mandato  e altre iniziative e mobilitazioni. Subito dopo, tuttavia, si parla di iscritti e risorse e la situazione non è affatto rosea.
"Radicali italiani - si legge - ha una riduzione del numero di iscritti, una situazione organizzativa interna di estrema difficoltà, e versa oggi in condizioni economiche e finanziarie di una gravità mai vissuta, tutti fattori che, in assenza di interventi straordinari, pregiudicano, nella sostanza, qualunque iniziativa e porteranno alla inevitabile cessazione delle attività mettendo a rischio la stessa esistenza del Movimento". Il budget minimo mensile per le varie attività è di circa 18mila euro "un terzo dei quali sostenuti direttamente da Emma Bonino, e da alcuni mesi non riesce a coprire neppure questo budget minimo di attività". Prima di parlare delle idee e iniziative per il futuro (sulle quali la mozione non nasconde "divisioni profonde di visione e di prospettiva"), occorrerà occuparsi di risorse e organizzazione. Certamente se ne parlerà anche al 18° Congresso (Torino, 1-3 novembre) e nel dibattito precongressuale all'interno delle commissioni online, considerando anche "l'ipotesi di cessazione delle attività come una concreta possibilità". Certamente si farà di tutto per raccogliere iscrizioni e contributi, ma allo studio c'è anche un'altra strada.
La mozione infatti si chiude con l'invito agli organi "a presentare al Congresso una proposta di modifica complessiva dello Statuto – anche secondo le linee guida previste dal Parlamento – affinché il Congresso possa decidere di procedere all'iscrizione al Registro nazionale dei partiti politici riconosciuti ai sensi della Legge 13/2014; a questo scopo dà mandato al segretario e al deputato radicale di +Europa Riccardo Magi di verificare le condizioni pratiche di costituzione di una eventuale componente parlamentare che possa esprimere il collegamento a Radicali Italiani necessario all'iscrizione al Registro dei partiti e all'ottenimento dei correlati benefici di legge".
Non è la prima volta, in effetti, che da quelle parti si fa un pensiero simile. Proprio Riccardo Magi, infatti, sollecitò una riflessione sull'accesso alle provvidenze pubbliche almeno in un'altra occasione importante e non meno delicata: l'assemblea degli iscritti al Partito radicale nonviolento transnazionale transpartito tenuta nella sede di via di Torre Argentina 76 dal 23 al 24 aprile 2016, pochi giorni prima che Marco Pannella morisse e dopo che nel mondo radicale era scoppiato il caso delle liste "radicali" presentate a Milano e Roma, con polemiche a non finire per l'uso di quella parola nell'emblema (secondo alcuni ciò violava lo statuto e comunque la scelta non era stata condivisa con tutti i soggetti della "galassia"). In un'atmosfera decisamente tesa, nel secondo giorno di assemblea Magi sottolineò tra l'altro l'opportunità di valutare la possibilità per almeno un soggetto radicale di ottenere l'iscrizione al Registro dei partiti politici e, di conseguenza, avere la possibilità di accedere al 2xmille Irpef e alle altre provvidenze e agevolazioni pubbliche previste dopo la riforma operata dal decreto-legge n. 149/2013 (convertito con modifiche dalla legge n. 13/2014). "Nessuno dei soggetti radicali in questo momento ha i requisiti per partecipare a quel registro - riconobbe in quell'occasione Magi - Vogliamo iscriverci per farci dire di no e poi magari impugnare il diniego e sollevare il casino sull'incostituzionalità di quel sistema? Oppure vogliamo cercare di mettere in linea i nostri statuti per poter usufruire almeno di alcune forme di finanziamento, se non il 2xmille almeno i messaggi telefonici?"
Da allora, la situazione non sembra cambiata granché (anche se una riflessione sullo statuto era iniziata prima del precedente congresso) e le difficoltà economiche per Radicali italiani si sono aggravate, così la proposta di allora è ritornata di attualità. L'accesso ai benefici economici previsti dalla legge è subordinato all'iscrizione di una formazione politica nel Registro dei partiti, che si ottiene dopo che la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici (la stessa chiamata, appunto, a verificare i consuntivi) ha controllato che lo statuto risponda ai requisiti dettati dall'art. 3, comma 2 del d.l. n. 149/2013. Le modifiche statutarie, dunque, oltre che ad attualizzare altri punti (ad esempio quelli relativi al Prntt o al simbolo, che nel frattempo è cambiato), dovrebbero servire a questo, rimuovendo soprattutto un comma aggiunto nel 2012, in base al quale "Radicali Italiani in quanto tale e con il proprio simbolo non si presenta a competizioni elettorali" (sul modello del Prntt). "Il dibattuto sulle modifiche statutarie è in corso - spiega Silvja Manzi, intervistata da questo sito - e una gruppo di lavoro sta ragionando su diverse ipotesi. Se riuscissimo a portare in Congresso una proposta di modifica complessiva, sulla base delle linee guida del Parlamento per l’iscrizione al Registro dei partiti, naturalmente verrebbe meno il famigerato articolo 1, cioè il divieto di presentarsi alle elezioni, perché uno dei presupposti dei partiti iscritti al Registro è il fatto di essere elettorali".
Queste modifiche, peraltro, non sarebbero sufficienti. La stessa fonte normativa in materia di democrazia interna ai partiti e finanziamento, infatti, prescrive che i partiti possano chiedere l'inserimento nel Registro suddetto se, alternativamente, 1) hanno presentato candidati con il proprio simbolo alle elezioni europee, politiche o regionali; 2) risultino ufficialmente collegati a un gruppo parlamentare o a una componente del gruppo misto (considerando anche quelle, informali, del Senato); 3) abbiano partecipato alle elezioni politiche o europee in forma aggregata, con un contrassegno composito, ottenendo almeno un eletto (purché, evidentemente, il simbolo sia contenuto nel contrassegno elettorale, anche se ciò non è precisato a chiare lettere). Non è consentito, dunque, iniziare il procedimento di iscrizione al Registro a partiti che non abbiano partecipato alle elezioni con il proprio simbolo (da soli o in un cartello elettorale con "pulce") o, per lo meno, che non abbiano una rappresentanza parlamentare "visibile" (magari anche ottenuta in corso di legislatura, senza aver partecipato al voto). Tutto questo, al momento, costituisce un problema serio per Radicali italiani: non partecipano alle elezioni da anni proprio per il comma visto prima e al momento non esiste né un gruppo né una componente con il nome di Ri.
Parallelamente alle modifiche statutarie, dunque, occorre verificare la possibilità di costituire quella rappresentanza parlamentare richiesta. La via più semplice sarebbe rendere visibile la rappresentanza di Radicali italiani al Senato, magari chiedendo a Emma Bonino di modificare la propria "etichetta" da "+Europa con Emma Bonino" a "Radicali italiani": esiste infatti almeno un caso di partito che è stato inserito nel Registro avendo alle spalle solo una presenza come componente del gruppo misto senza partecipazioni elettorali sovracomunali (il riferimento è a Movimento X - Progetto Per). Naturalmente non è scontato che Bonino accetti questa soluzione, quindi si dovrebbe puntare a creare una componente nel gruppo misto della Camera. Il regolamento richiede almeno dieci deputati o, come si è già visto in passato, anche solo tre, purché "rappresentino un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali". 
Ora, Radicali italiani può contare su due dei tre deputati che oggi formano la componente +Europa - Centro democratico (Riccardo Magi e Alessandro Fusacchia), ma non avendo partecipato alle elezioni non potrebbe comunque formare una componente anche se si aggiungesse qualcuno da altri gruppi. L'ostacolo potrebbe essere aggirato se si formasse una componente con un altro soggetto politico che ha partecipato alle elezioni (un po' com'è avvenuto di recente con il gruppo Cambiamo! - 10 volte meglio, che prima si chiamava Sogno Italia - 10 volte meglio). A qualcuno potrebbe venire automatica una riflessione: ma se già Fusacchia e Magi sono nella componente +Europa - Centro democratico con Bruno Tabacci, non basterebbe rinominare la compagine Radicali italiani - Centro democratico? A prima vista la soluzione potrebbe sembrare interessante, visto che il simbolo di Cd era pur sempre presente nel contrassegno di +E. Qualcuno però potrebbe avere qualcosa da ridire per il fatto che le liste presentate erano tutte della "associazione +Europa" e anche nella dichiarazione di trasparenza Centro democratico è citato solo come costituente di +E (al pari di Radicali italiani e Forza Europa), ma questo potrebbe non bastare per parlare di "presentazione congiunta". "Non so, rispetto alla componente, cosa pensa di fare Tabacci a seguito della sua uscita da +Europa - precisa Manzi, in attesa che la situazione evolva - e ovviamente dalla sua decisione ne discenderanno altre".
Nelle prossime settimane, in ogni caso, si vedrà quale soluzione si sarà ritenuto opportuno adottare (e, magari, anche quale sarà parsa rispettosa del regolamento o avrà ottenuto maggiori garanzie da chi di dovere).

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