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mercoledì 30 ottobre 2019

Movimento 24 Agosto, con Pino Aprile per l'equità territoriale del Paese

Da alcune settimane un nuovo progetto politico sta iniziando a prendere corpo in varie parti d'Italia: nasce al Sud favorito dalle circostanze, ma promette di riguardare l'intero paese, perché i diritti e la Costituzione sono - o dovrebbero essere - patrimonio di tutti. E non è affatto un caso che, come proprio nome, abbia scelto la sua "data di nascita", anche se per varare l'etichetta ci è voluto circa un mese e mezzo: il 13 ottobre, infatti, è stato ufficialmente presentato il Movimento 24 agosto.
In quel giorno, infatti, si era svolto un incontro al parco storico della Grancia (Potenza), con l'idea di avviare "una iniziativa politica di emergenza democratica". A guidarla è la stessa persona che aveva convocato l'incontro, Pino Aprile, giornalista e scrittore di successo: lui stesso aveva indicato come scopo "formare una alternativa per le prossime elezioni, sbarrare la strada a Salvini e capovolgere il sistema che ha retto finora questo Paese: sottrarre a una parte, accusandola pure di essere mantenuta, per mantenere e arricchire l'altra". Già, perché per Aprile "Salvini e la Lega sono solo l’ultima e peggiore manifestazione della bulimia di risorse pubbliche che dota il Nord e il Centro di infrastrutture decenti o persino all'avanguardia [...] mentre in circa metà del Paese è quasi o del tutto impossibile raggiungere un posto in treno o con una strada che non sia dissestata, piena di buche, mezzo franata". 
Il problema, insomma, è la questione meridionale, che ha radici profonde (un secolo e mezzo) e ha prodotto "un Paese doppio, uno europeo e uno men che nordafricano", con l'apporto - secondo Aprile - di tutte le forze politiche, anche quelle che hanno un certo seguito al Sud, unite nel "disegnare un Paese a diritti calanti per latitudine, geograficamente, e pretendere risorse crescenti con la ricchezza dei territori", in un meccanismo che si autoalimenta. Ma sollevare la questione meridionale non significa essere meridionalisti (anche se, come Aprile, si è nati a Gioia del Colle e anche se occuparsi della parte più disagiata comporta di fatto occuparsi del Sud): "un Paese che non riconosce a tutti i suoi cittadini uguali diritti non è un Paese, ma un sistema malato", in cui "persino chi ne è vittima lo giustifica incolpandosene". Il succo è: niente cittadini di serie B, ma diritti, possibilità e trattamenti uguali per tutti, altrimenti "quello Stato non merita di esistere". 
E se il divario Nord-Sud è oggi in uno dei suoi punti più alti, occorre muoversi ora (e non a caso nei mesi scorsi la mobilitazione ha bloccato per ora il percorso dell'autonomia differenziata) e cercare di unire le forze che già ci sono ma non sono coordinate. Per questo, il 24 agosto c'è stato quell'incontro e proprio lì si è deciso di mettere in campo "uno strumento per azioni politiche contro la discriminazione a danno del Sud" e di chiamarlo proprio Movimento 24 Agosto (in sigla M24A), come data di avvio o, se si preferisce, data di scadenza per le pratiche deleterie. Un movimento, non un partito, perché "l'equità non può essere patrimonio di una parte, ma di tutti, comunque la pensino, tranne che dei razzisti".
Il lavoro è continuato nelle settimane successive, sul piano organizzativo e programmatico, oltre che giuridico (mentre le elezioni si allontanavano e si prospettava la possibilità di agire con più calma). Il 13 ottobre, a in un cinema di Cosenza (più o meno al centro del Sud e più raggiungibile coi mezzi), è stato presentato dunque il nucleo del progetto politico, guidato da Aprile: se il movimento si ispira "ai principi e valori della Costituzione Repubblicana e della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo", lo statuto - sottoscritto tre giorni prima a Scampia - precisa subito che "La stella polare del Movimento è l'Equità, intesa non solo come effettiva uguaglianza dei diritti per tutti i cittadini, ma quale compito prioritario dello Stato, delle istituzioni e dell'intera comunità", perché si possano offrire a tutti e tutte, ovunque vivano, le stesse opportunità di sviluppare le proprie doti. E se scopo del M24A "non è privilegiare un territorio, ma eliminarne il ritardo imposto e, ove l'equità si raggiungesse, tutelarla", ciò non significa portare avanti una politica territoriale, ma perseguire - questo sì - un'equità territoriale, tra territori perché possa esservi anche tra persone. 
Non stupisce affatto, dunque, che nel simbolo la parola più evidente sia proprio "Equità" e che subito sotto (anzi, piuttosto sovrapposto) ci sia l'aggettivo "territoriale". Le parole spiccano sul fondo rosso - quello dei libri più noti di Pino Aprile, soprattutto Terroni - sul quale trovano posto anche le iniziali maiuscole (quasi "spugnate" o "legnate") di "Equità territoriale": la T, tra l'altro, è la stessa del logo del sito del giornalista (e lì è proprio la T di "terroni"), ma un triangolo alla base la trasforma alternativamente in una freccia che punta a Sud o in una vanga, segno del lavoro e delle lotte per cambiare uno stato di cose inaccettabile. Un simbolo semplice, immediato, senza grafiche complesse (ma più identificabile rispetto alla prima versione che aveva la sigla come elemento dominante) per un movimento che, tra l'altro, "promuove la ricerca e la diffusione delle vicende che hanno portato al cumularsi delle disuguaglianze, sino a farle apparire quasi stato di natura o responsabilità, persino antropologica, di chi è costretto a subirle". Perché "Senza verità, la libertà e la democrazia saranno sempre in pericolo". Un compitino facile, non c'è che dire...

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