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giovedì 18 aprile 2013

L'unica vera Lista civetta

A voler essere precisi, avendo studiato zoologia o qualcosa di simile, si dovrebbe parlare di Athene noctua. Che, nella classificazione secondo Linneo, altro non è che la civetta. Un rapace notturno che però, in politica, ha potuto agire alla luce del sole, quasi senza che molti se ne accorgessero, nonostante gli strepiti di chi sapeva che sarebbe stato artigliato e beccato. Si torni con la mente all’anno di scarsissima grazia 2001 e, per l’esattezza, alla fine del 2000: i sedicenti esperti elettorali in entrambi gli schieramenti (ma soprattutto nel centrodestra) avevano trovato il sistema di gabbare la complicata macchina della legge elettorale, per lo meno alla Camera.

Per chi era assente, varrà la pena ricordare che per eleggere i deputati c’erano due schede: su quella rosa si votava il candidato delle coalizioni o dei singoli partiti nei collegi uninominali della quota maggioritaria, su quella grigia si dava la preferenza a una mini-lista bloccata per la quota proporzionale; ogni candidato dei vari collegi doveva essere collegato a una delle liste del proporzionale, in teoria quella di appartenenza. Avranno ragionato cosi, probabilmente, da una parte e dall’altra: nel 1993 Mattarella o chi per lui ha inventato quel meccanismo diabolico dello scorporo, per cui i voti di chi arriva primo nella quota maggioritaria vengono sottratti dal totale dei voti della lista collegata nel proporzionale, così che chi vince nei collegi non può stravincere? E noi lo gabbiamo. Come, di grazia? Ad esempio collegando i candidati del maggioritario a liste del tutto inconsistenti, create apposta, che la gente manco riconosce. Per colpa dello scorporo, queste andranno sottozero come voti, ma i partiti maggiori manterranno intatto il loro malloppo di voti. Come dire: i partiti che sono fuori dai poli (e che avrebbero dovuto essere tutelate dalla nuova legge) ci rimetteranno, ma tanto peggio per loro, noi dobbiamo vincere le elezioni.

Detto, fatto. Il centrodestra partorì la lista Per l’abolizione dello scorporo e contro i ribaltoni, il centrosinistra seguì a ruota (per tentare di non perdere in partenza le elezioni) e schierò Paese nuovo: due simboli del tutto anonimi, fatti per passare inosservati e possibilmente essere votati poco o nulla, per non sottrarre consenso ai partiti veri. Dio sa come, in 27mila votarono la lista antiscorporo e addirittura in 34mila Paese nuovo, ma le liste ottennero comunque il loro scopo: lo ottennero così bene che Forza Italia ottenne più seggi di quanti candidati effettivamente avesse, senza riuscirli a coprire tutti. Da lì si innescò una bagarre tutta nostrana su come risolvere la situazione, decidendo alla fine che poteva restare tutto così, come se nulla fosse accaduto.

Nel frattempo, però, in pochi avevano notato tra i simboli depositati al Viminale un piccolo colpo di genio. Se infatti la lista antiscorporo e Paese nuovo erano liste civetta senza dirlo, l’unica vera «Lista civetta» dichiarata, con tanto di disegno del rapace su un ramo, era passata quasi inosservata, fatta eccezione per i cronisti politici in legittima cerca di stuzzicherie: Autori dell’operazione, un certo Gianluca Campanella e talaltro Nicola Benedettini, ingegnere il primo, esperto di comunicazione il secondo. Insieme costituirono un’associazione, la Campabene Organization, con tanto di marchio direttamente ricalcato sullo stile del Compact Disc. Far parte del gruppo era facile, purché si avessero tre requisiti (si leggono ancora nelle pagine web di Campanella): voler fare qualcosa per l'Italia; avere la "fedina penale" da sempre candida; non cercare un tornaconto economico. 
Da associazione a gruppo politico organizzato il passo fu breve e il contrassegno lo presentarono sul serio; già che c’erano, presentarono pure il «Giovane astensionismo», con la sagoma di una fanciulla a braccia incrociate, ma glielo bocciarono perché di emblemi ne avevano già depositato uno. Volevano presentarsi nel collegio di Pisa e nella circoscrizione Toscana, ma le liste non riuscirono a farle, anche perché qualche mano birichina fece sparire le firme a tempo indebito: i veri cultori della simbologia politica, tuttavia, non possono che levarsi il cappello, con molto rispetto, di fronte al tentativo avventuroso di due giovani che un messaggio hanno cercato di darlo. Che il sistema così com’era fosse storto e da buttare, loro, l’avevano capito bene.

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