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martedì 23 aprile 2013

La rosa e il pugno

Paese che vai, usanze che trovi. E anche simboli, a quanto pare. Già, perché a viaggiare tra Italia e Francia all’inizio degli anni ’80, per dire, si rischiava di restare confusi. Il Front National di Le Pen aveva mutuato la fiamma del Movimento sociale italiano e, in fondo, non ci si sbagliava, l’area era la stessa. Ma chi pensava di trovare il bellissimo disegno della rosa nel pugno in carico ai socialisti in Italia come in Francia, sarebbe rimasto disorientato: l’emblema, infatti, l’aveva ottenuto Marco Pannella per il Partito radicale proprio al congresso in cui il Psf di Mitterand l’aveva adottato, nel 1971 a Epinay, infilandosi abilmente dopo le perplessità di Giacomo Mancini che alla falce e al martello non si sentiva di rinunciare. La rosa, così, in Italia era stata adottata dai Radicali nel 1976, al punto che quando due anni dopo Craxi volle cambiare il simbolo del Psi e pensò di adottare la rosa, dovette desistere e ripiegare sul garofano.


La stessa rosa sarebbe rimasta a lungo legata alle iniziative politiche radicali (compresa la recentissima Lista Amnistia giustizia libertà), ma qualcosa dovette andare storto: non si capirebbe perché, altrimenti, il tribunale di Roma nel 1981 avrebbe inibito al Partito radicale l’ulteriore uso del disegno, con tanto di risarcimento da stabilire in un secondo momento. A iniziare la causa, nientemeno che Marc Bonnet, il grafico che nel 1969 aveva creato la rose au poing poi adottata dal Psf: viene allora da sospettare che Pannella avesse ottenuto l’autorizzazione dei socialisti francesi, ma non dell’autore del disegno, che – forse per motivi economici – non dovette prenderla bene.
Devono comunque essersi incontrati a metà strada, Bonnet e i radicali, poiché la Marianna dal berretto frigio fu definitivamente abbandonata e il disegno della rosa, con o senza pugno chiuso, in bianco e nero o a colori, sarebbe rimasto quasi una costante dei simboli di Pannella, almeno fino al 1999, quando fu messo da parte per un po’ di tempo. Fu riesumato nel 2006, provvisto di nuovo di pugno e finalmente colorato anche sulle schede, per il cartello elettorale con lo Sdi di Boselli (che una rosa – quella del socialismo europeo – l’aveva già): l’esperienza non fu esaltante, non andando oltre il 2,6%, ma per lo meno riannodò il legame della rose au poing con i loro primi utilizzatori, “riparando” l’occasione persa giusto trentacinque anni prima.

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