Dal 27 gennaio scorso, giorno in cui si è appreso del deposito come marchio europeo da parte di Roberto Vannacci del simbolo "Futuro nazionale", non è di fatto passato giorno in cui i media non abbiano informato di qualche novità nella costruzione di quel soggetto politico e giuridico (che dal 7 febbraio ha un atto costitutivo e uno statuto), ma anche delle doglianze di chi ritiene che il nome o il simbolo siano indebitamente troppo simili, se non addirittura uguali, a quelli già in uso o già registrati da altre persone per altri scopi.
Al di là di ogni riflessione sulla portata politica del progetto di Vannacci, sul suo posizionamento e sugli spazi che effettivamente potrebbe ottenere grazie al corpo elettorale, non sembra fuori luogo dire che la questione legata al simbolo - di cui ora, grazie a Francesco Saita e Vittorio Amato di Adnkronos, conosciamo la descrizione: "Cerchio con doppia bordatura aventi filetto blu scuro esterno e interno con corona bianca interposta. All'interno su sfondo blu scuro sono riportate in alto nella parte centrale su due righe le parole 'FUTURO' e 'NAZIONALE' in caratteri maiuscoli bianchi. Nella parte centrale è impresso un nastro ondulato con i colori verde, bianco e rosso nelle tre bande curve orientate da sinistra verso destra con andamento ascendente. Nella parte inferiore dell'emblema compare la scritta 'VANNACCI' in caratteri maiuscoli gialli" - è entrata ufficialmente nel campo di uno dei fenomeni più appassionanti per una parte variabile degli italiani: quello del plagio.
Le affinità col mondo dei plagi (musicali)
Il riferimento, ovviamente, non è alla condotta di chi voglia "sottoporre un individuo al proprio volere, esercitando su di lui un particolare ascendente intellettuale e morale in modo da ridurlo in totale stato di soggezione, annientandone volontà e personalità", ma a quella "di chi - come recita il Vocabolario Treccani, lo stesso citato prima - pubblica o dà per propria l'opera letteraria o scientifica o artistica di altri; anche con riferimento a parte di opera che venga inserita nella propria senza indicazione della fonte". E se non si può certo dire che chiunque provi interesse per vicende letterarie o scientifiche (anche se, tra Germania e Italia - per prendere giusto due esempi - nel corso degli anni vicende di tesi di laurea o dottorato "plagiate" hanno conquistato spazi sui media, con risvolti contenziosi e a volte perfino politici), è sufficiente evocare l'ambito artistico e, in particolare, quello musicale per vedersi materializzare davanti agli occhi le figure di Albano Carrisi e Michael Jackson, la cui disputa nelle aule di giustizia italiane e sui media è durata per quasi dieci anni - peraltro con esiti non concordanti - e ha visto schierarsi buona parte dell'Italia che ascoltava e cantava musica, a prescindere dalle proprie competenze musicali. Ovviamente le storie delle dispute in materia erano e sono molte di più, come racconta da anni con dovizia di particolari soprattutto Michele Bovi (lo ha fatto in programmi realizzati in gran parte per Rai2, come Tg2 Dossier e Speciale Pop, e in vari libri, l'ultimo dei quali - pubblicato nel 2023 da Minerva edizioni - ha l'evocativo titolo di Anche Mozart copiava e plagiava i Beatles): le vicende, pur non ricevendo la stessa notorietà della disputa sospesa tra Cellino San Marco e Los Angeles, hanno coinvolto nomi celebri come Sergio Endrigo e Luis Enriquez Bacalov, Claudio Baglioni e Ricky Gianco, George Harrison (condannato per la sua My Sweet Lord), Francesco De Gregori e Luigi Albertelli, Mattew Fisher e Gary Brooker (rispettivamente ex tastierista ed ex cantante dei Procol Harum), Giacomo Puccini, e molti altri, così come accuse di copiatura - musicale, testuale o anche solo relativa ai titoli impiegati - ciclicamente tornano a ogni edizione del Festival di Sanremo, inclusa quella che sta per iniziare.
Proprio perché di dinamiche affini al plagio musicale si tratta, anche in ambito simbolico accade che, quando emerge un fregio politico nuovo e potenzialmente di successo, ci sia chi cerca di copiarlo o - più spesso - chi lamenta di essere stato vittima di plagio (a volte con qualche ragione, a volte senza averne nemmeno l'ombra), ottenendo in ogni caso visibilità e, alle volte, qualche ulteriore tipo di vantaggio (economico o politico-elettorale, anche solo nella forma della candidatura con il marchio accusato di plagio oppure oggetto dello stesso). In dinamiche simili, chi rileva o lamenta delle somiglianze eccessive tra simboli, contrassegni elettorali o emblemi di natura politica ha tutto il diritto di farlo - i #drogatidipolitica, del resto, sono sempre ben contenti di rifletterci sopra e discuterne - ma farebbe sempre bene a ricordare la massima che fin dal 1999 il venerato maestro Ennio Morricone offrì al citato Michele Bovi: "Le somiglianze fanno parte della storia della canzone: ogni canzone si svolge su 3, 4, 5, 6 suoni che giocano tra di loro e le combinazioni tra questi pochi suoni sono ormai finite. Quando quindi qualcuno reclama la sua paternità di un pezzo, la mia posizione è sempre di dargli torto, perché quella paternità sicuramente non esiste, [...] perché si potrebbero tirare fuori documenti di musica tonale orecchiabile della musica classica, anche antica, che gli darebbero torto". Lo stesso potrebbe valere, in ambito politico, considerando le combinazioni tra le parole "partito/movimento", i concetti più tradizionali legati alle famiglie politiche (popolare, socialista, comunista, liberale, nazionale), i nomi e gli aggettivi legati all'identità nazionale, nonché le rappresentazioni grafiche e cromatiche normalmente connesse a quanto detto fin qui: le combinazioni non saranno proprio finite, ma quelle del tutto inedite (o che suonino tali) quasi certamente lo sono.
Popolo per il Sud: simbolo copiato?
Su queste premesse, si può guardare con un'attenzione diversa quel che si è già passato in rassegna dopo l'emersione del simbolo di Futuro nazionale (anzi, "Futuro nazionale con Roberto Vannacci", come è riportato sullo statuto divulgato da Adnkronos, che offre anche la sigla Fnv, in modo da differenziare la denominazione da quella di altri soggetti), così come i fatti nuovi. Inclusa la presa di posizione di Franco Recupero, già segretario provinciale a Reggio Calabria della Lega per Salvini premier e fondatore, lo scorso settembre, di un nuovo movimento politico, Popolo per il Sud: presentando il movimento a Reggio Calabria il 6 febbraio scorso, Recupero si sarebbe così espresso, visto il comunicato uscito su varie testate locali:
Popolo per il Sud non è un'idea improvvisata nè un marchio estemporaneo. Il logo del movimento è stato registrato il 31 dicembre 2025 presso l’Agenzia delle Entrate dal fondatore Franco Recupero, e l'associazione è formalmente riconosciuta come organizzazione politica a tutti gli effetti di legge. Un dettaglio tutt'altro che marginale se si considera che il marchio e il logo di Futuro Nazionale - il partito riconducibile a Vannacci - sono stati depositati solo il 24 gennaio 2026 presso l’European Union Intellectual Property Office. E soprattutto che il logo di Popolo per il Sud era già stato presentato pubblicamente sui social il 5 settembre 2025. Le somiglianze? Evidenti. Praticamente identici. Copiato, senza troppi giri di parole. E’ anche da questi dettagli che si misura la forza di un progetto politico: quando anticipa i tempi, quando detta uno stile, quando costringe altri a rincorrere. Popolo per il Sud nasce così: come un movimento che rivendica primogenitura, visione e coraggio. E che, piaccia o no, ha già imposto un tema nel dibattito nazionale: il Sud non chiede più permesso. Chiede potere decisionale!
Non è possibile, ovviamente, verificare l'effettivo deposito del simbolo presso l'Agenzia delle Entrate (non c'è un registro pubblico), anche se in effetti è probabile che si tratti del deposito dell'atto costitutivo o dello statuto, richiesto da altre norme. Molto più facile da verificare è che il 5 settembre, effettivamente, sul profilo FB di Recupero è apparso il simbolo di nuovo conio "Popolo per il Sud" (che non risulta invece depositato come marchio nazionale o europeo). All'ostensione del simbolo si è accompagnata la diffusione di un primo comunicato stampa (pubblicato, per esempio, il 7 settembre 2025 sul sito www.citynow.it)
"Popolo per il Sud": l'associazione politico culturale, che promuove gli interessi del Meridione d'Italia, che ha come obiettivo lo sviluppo, la promozione e il benessere delle regioni del Sud. Un legame profondo, un popolo orgoglioso di appartenere alle sue tradizioni, alle sue culture e alla sua storia, mosso da un sentimento di forte appartenenza. Popolo per il Sud è una formazione politica federalista, libera e che rinuncia alla politica dell'assistenzialismo, prediligendo la concretezza per risolvere autonomamente i problemi dei territori, stimolando i meridionali e rendendoli artefici del proprio destino, è la soluzione per responsabilizzare i territori, per evitare zone della nazione dedite al parassitismo. Popolo per il Sud vuole impegnarsi per riaffermare le capacità del Sud ed ottenere il coinvolgimento nelle scelte politiche. Il primo passaggio è costruire una struttura di partito federale, per organizzare incontri e spiegare il progetto che inizia a farsi conoscere. Stiamo lavorando costantemente per trovare dei punti di riferimento per poi partire con il tesseramento. È importante sottolineare che ogni realtà locale eleggerà i propri rappresentanti come si fa in democrazia. Molti ex militanti della Lega Salvini Premier in Calabria hanno dato vita, ad una Associazione politica culturale in seguito ad una assemblea a Reggio Calabria, Popolo per il Sud, staccandosi dal partito di Matteo Salvini per aver stravolto il progetto politico, il quale non dà ascolto ai territori, azzerando la meritocrazia e dimenticando i militanti della prima ora, coloro i quali avevano dato vita al movimento sul territorio, radicandosi sui territori di pertinenza e che oggi si ritrovano insieme nella nuova formazione. A dare il via è stato Franco Recupero, l'idea è sua: 11 anni nella Lega Salvini Premier ed ex Segretario provinciale di Reggio Calabria dal 2020 al 2025, è il fondatore insieme ai tanti militanti di Popolo per il Sud. Nella riunione indetta alcuni mesi fa dallo stesso Recupero, disse: "La Lega non esiste più e poiché sono in tantissimi a credere a quei valori oramai non più rappresentati da alcun partito, si è ritenuto opportuno dare vita ad una nuova associazione e a federare liste civiche, partiti e associazioni proprie". Popolo per il Sud crede nel federalismo fiscale. La nuova associazione intende federare movimenti, partiti, liste civiche e associazioni del mondo federalista e indipendentista, nel rispetto dell'art. 5 e il titolo V, per rendere lo stato più efficiente e vicino ai bisogni dei cittadini, con responsabilità, equità e dignità, cercando di arginare il più possibile quel parassitismo che nei decenni non ha fatto crescere i nostri territori ma anzi li ha messi in ginocchio. La ragione che ha spinto a fondare Popolo per il Sud è la voglia di riportare in primo piano il Meridione, ma guardando con grande interesse a tutta la Nazione, perché l'Italia è una. Il Federalismo non separa ma unisce, i modelli di Svizzera, Germania e Stati Uniti d'America sono la prova più evidente. Siamo certi che i tanti meridionali e parliamo di professionisti e imprenditori, continuano a dare un forte contributo in molte regioni d'Italia, questo significa che c'è un Meridione che studia, si applica, lavora e questo ci inorgoglisce, ma non possiamo fare a meno di evidenziare che le politiche fallimentari perpetrate per decenni hanno indotto la fuga di tanti cervelli da un lato e dall'altro l'assistenzialismo, come se al Sud non ci si potesse rimboccare le maniche dando un'immagine di un Meridione inefficiente. Il Meridione è ricco di persone capaci di cambiare i destini del territorio. Popolo per il Sud spalanca le porte a queste persone e vuole accoglierle, confidando nelle energie di tanti giovani che fanno la differenza. [...] Il Ponte sullo stretto potrebbe rappresentare un'opportunità di lavoro per tante famiglie, ma non considerandolo un intervento prioritario per il Sud, con il rischio che diventi uno stipendificio a danno degli italiani, non prima di aver risolto il problema sulla sanità e i servizi essenziali, come la mancanza negli acquedotti dell’acqua come bene primario. La nostra è un'associazione politico culturale e intende proporsi come il sindacato del Meridione. Oggi manca una forza politica federalista del meridione che parli alle fasce produttive e ai lavoratori, alle aziende e ai pensionati del Sud. Il Meridione rialza la testa!
Il comunicato è utile per inquadrare meglio il nuovo movimento e la sua origine, in particolare la provenienza ex-leghista di una parte significativa dei promotori, ma questo non ha alcun effetto sulla questione legata al logo, che Recupero ritiene sia stato "copiato" da Vannacci per il suo Futuro nazionale. Il sospetto di "plagio" ovviamente non riguarda - come nel caso del probabile contenzioso con Nazione Futura - la denominazione, ma solo il simbolo, probabilmente per l'uso dei colori (testo bianco con carattere "bastoni" su fondo blu ed elemento tricolore al di sotto del nome) e per il bordo bianco-blu, comune a entrambi.
Non si può non riconoscere che quegli elementi coesistono in entrambi i fregi. Detto questo, però, è altrettanto immediato e facile, per chiunque, rilevare le tante differenze tra i due emblemi: in quello di Vannacci c'è in più il cognome giallo (tinta non presente nel fregio del Popolo per il Sud) mentre in alto manca l'immagine bianca del volto di una guerriera con elmo e cimiero coronata d'alloro (dovrebbe trattarsi del volto della statua di Athena Promachos, presente sullo stretto); il carattere impiegato nei due emblemi è chiaramente diverso - e nel caso di Vannacci la scelta del font è stata tutt'altro che indifferente - così com'è diverso il tricolore, conformato come un'ala fiammeggiante per Futuro nazionale e come un parallelogramma semplice e molto schiacciato per il Popolo del Sud.
Insomma, elementi di somiglianza tra i due simboli certamente se ne possono trovare, soprattutto nell'uso dei colori nazionali, che peraltro - soprattutto negli ultimi vent'anni - è sempre più diffuso sulla scena politica italiana. Da qui a ipotizzare una somiglianza voluta e deliberata, al punto da parlare di "copia", tuttavia, sembra di poter dire che il passo è piuttosto lungo, ammesso che un passo solo basti. Vero è che il simbolo di Popolo per il Sud era stato reso noto alcuni mesi prima, magari è altrettanto vero che non è scontato che Vannacci o i suoi collaboratori l'abbiano effettivamente conosciuto (anche perché non sappiamo nemmeno quando il simbolo di Futuro nazionale sia realmente stato creato, al di là della data di deposito come marchio) e che - anche immaginando che lo abbiano visto - si siano realmente ispirati a questo, anche solo in parte; non c'è nemmeno alla base una dinamica simile a quella lamentata da Nazione Futura, che ha fatto notare come Vannacci avesse partecipato a loro iniziative e anche su questo aveva fondato i suoi sospetti di "plagio" (sui quali si è già avuto modo di esprimere dubbi). Tra l'altro, non sembra inutile notare che il simbolo di Futuro nazionale, rispetto alla versione depositata come marchio europeo, da una settimana è leggermente mutato, con le parole e il fregio tricolore che hanno conquistato più spazio all'interno del cerchio.
Detto questo, nel pieno rispetto di Franco Recupero e del suo progetto politico recentemente avviato, il caso sembra particolarmente adatto per mettere in pratica la massima di Ennio Morricone ricordata prima. Perché, a scartabellare tra le elezioni non nazionali, avendo buona memoria, si può tornare alle regionali e amministrative del 1995, anno in cui i Socialisti italiani, Alleanza democratica e il Patto Segni si erano uniti nel Patto dei democratici, presentando liste comuni. Il simbolo era a fondo blu, con il nome scritto in bianco con carattere bastoni e, nella parte inferiore, c'era una bandiera tricolore resa a parallelogramma, insieme a un arco di quindici stelle bianche. Non s'intende certamente dire che il Popolo per il Sud si sia ispirato al Patto dei democratici (anche perché, oggettivamente, quel simbolo "ballò" per un solo turno elettorale nel 1995, con qualche presenza sporadica nel 1996, dunque non si potrebbe dare in alcun modo per scontato che una persona che non sia aderente al novero dei #drogatidipolitica conosca o peggio ancora ricordi quel fregio), ma oggettivamente il simbolo del Popolo del Sud somiglia a quello del Patto dei democratici molto più di quanto quello di Futuro nazionale possa somigliare a quello del Popolo del Sud. E quello del 1995 è solo il primo simbolo che è venuto in mente a livello nazionale; altri simboli, affetti da analoghe somiglianze "quadricolori", potrebbero spuntare senza troppe difficoltà.
Il simbolo del (proto)Pdl riemerso dal passato
E, a proposito di simboli quadricolori d'annata, i #drogatidipolitica avranno sicuramente apprezzato il tuffo nel passato offerto da un lancio di Adnkronos che venerdì pomeriggio, per approfondire la questione legata al marchio di "Futuro nazionale" registrato nel 2010 dall'ex consigliere regionale M5S Riccardo Mercante (ma scaduto poco dopo la sua morte, nel 2020, e - a quanto si sa - non rinnovato in tempo utile per poter essere considerato validamente opponibile), all'opinione di un curioso figuro da anni attento alle vicende storiche, grafiche e giuridiche dei simboli partitici affiancava una dichiarazione di Ignazio Abrignani, avvocato e deputato per due legislature, eletto nel 2008 e nel 2013 con il Popolo della Libertà - partito di cui era responsabile elettorale - salvo poi concorrere nel 2015 a creare Ala - Alleanza liberalpopolare - autonomie con Denis Verdini e altri. Ecco di seguito le parole di Abrignani:
Quel che conta, dunque, è l'uso elettorale del logo. Ne è convinto anche l'ex parlamentare azzurro Ignazio Abrignani, avvocato incaricato da Silvio Berlusconi per il contenzioso civile nel 2009 contro l'imprenditore di Casal di Principe, Michelangelo Madonna, che rivendicava la paternità del simbolo del Popolo della libertà (assicurava di averlo inventato per primo due anni prima della cosiddetta svolta del predellino del 18 novembre 2007). ''In materia elettorale - assicura Abrignani - è l'anteriorità che dà il diritto all'utilizzo del simbolo al soggetto che l'ha presentato. E' evidente che un soggetto che abbia depositato presso il registro competente tale simbolo potrebbe reclamare dei diritti di natura civilistica ma, di fatto, bisogna innanzitutto capire se il deposito è stato rinnovato o meno, perché, in caso negativo, la dicitura sarebbe libera e a disposizione del primo soggetto che la depositerà in una competizione elettorale, come potrebbero essere le prossime suppletive''.
Posto che, per il momento, non c'è alcun uso elettorale del simbolo di Futuro nazionale (né dei loghi di Nazione Futura o del Popolo per il Sud, così come non era stato impiegato elettoralmente il marchio di Mercante), non poteva sfuggire il riferimento a un contenzioso vecchio ormai di qualche anno e che forse più di qualcuno aveva dimenticato, legato proprio al simbolo del Popolo della Libertà e al suo uso elettorale. Tocca andare a scartabellare in siti d'informazione nazionali e locali per trovare tracce di quella disputa e, soprattutto, di ciò che l'aveva preceduta, per ricostruire una dinamica dei fatti il più possibile aderente alla realtà.
Così, sul sito Casertanews.it, in data 21 dicembre 2007 si legge la seguente notizia - titolata Consegnato a Berlusconi logo del PDL - , che merita di essere riportata per intero:
Martedì mattina [il 18 dicembre, ndb] a Roma il Dott. Michelangelo Madonna, accompagnato dall'Ing. Petrillo Salvatore, da Riccardo Ventre, dall'On. Nicola Cosentino e dal responsabile regionale del circolo della libertà, Dott. Marcello di Caterina, ha consegnato al Presidente Silvio Berlusconi il logo e la denominazione del "Popolo delle Libertà", di cui lo stesso Dott. Madonna con altri amici di Casal di Principe e del Circolo delle libertà di quella città sono legittimi detentori perché, con felice intuizione anticipatrice, avevano presentato, nell'ultima conferenza elettorale comunale, un'autoritaria lista conseguendo un lusinghiero successo. Il Dott. Madonna ed i suoi amici hanno ceduto al Presidente Berlusconi il simbolo a titolo assolutamente gratuito con grande disinteresse e nella prospettiva della edificazione del nuovo grande partito del Popolo delle Libertà. Il Presidente Berlusconi è rimasto estremamente compiaciuto del gesto ed ha promesso al Dott. Maradona che, appena possibile, insieme con Michela Brambilla avrebbe fatto visita alla città di Casal di Principe. Il Dott. Maradona ha altresí consegnato a Berlusconi, a nome del Circolo delle Libertà di Casal di Principe, una targa ricordo nella quale il Presidente Berlusconi è definito Cavaliere delle Libertà.
Al di là del lapsus che aveva trasformato Madonna in Maradona, non possono passare inosservati il riferimento alla "felice intuizione anticipatrice" alla base della presentazione "nell'ultima conferenza elettorale comunale" (cioè alle ultime elezioni amministrative di Casal di Principe, svoltesi il 27-28 maggio 2007) di "un'autoritaria lista conseguendo un lusinghiero successo": in concreto, la lista Popolo della Libertà aveva ottenuto 752 voti, pari al 5,86%: si era trattato della lista meno votata della coalizione di centrodestra, ma la vittoria al ballottaggio del candidato Cipriano Cristiano, due settimane più tardi, ha garantito alla lista del (proto)Pdl - con un simbolo diverso, sfondo azzurro sfumato, nome bianco sullo stile delle Wordart di Publisher e tricolore formato da tre vele sovrapposte - l'elezione di un consigliere. Il simbolo elaborato da Madonna, per quanto se ne sa, era stato depositato presso la sottocommissione elettorale circondariale di Trentola Ducenta il 28 aprile 2007.
In effetti il 19 dicembre 2007, con un atto di "cessione di simbolo" rogato a Roma presso Palazzo Grazioli dal notaio ed ex deputato di Forza Italia Paolo Becchetti - lo stesso che il 27 febbraio 2008 avrebbe rogato l'atto costitutivo del Pdl, partecipanti Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Rocco Crimi, Denis Verdini, Sestino Giacomoni, Valentino Valentini, Sandro Bondi, Maria Marinella Brambilla, Antonino Caruso e Rita Marino - Michelangelo Madonna dichiarò di avere presentato il simbolo del "suo" Popolo della Libertà "in previsione delle elezioni comunali" di Casal di Principe e di aver "inteso finora" l'uso di quel simbolo "come un 'pre-uso' a favore dell'On.le dott. Silvio Berlusconi": su tali basi, egli dichiarò di cedere e trasferire allo stesso Berlusconi "la titolarità completa ed ogni connesso diritto di uso a fini politici generali ed a fini elettorali in particolare, rimossa fin da ora ogni eccezione al riguardo, del simbolo 'Popolo della Libertà'". Proprio Berlusconi si doveva considerare da quel momento in avanti "unico titolare del simbolo succitato con espressa facoltà di farne l'utilizzo politico generale, elettorale, editoriale, radiotelevisivo, di manifestazioni pubbliche e di gadgetistica, di riproduzione e quant'altro ritenuto necessario anche se qui non specificatamente indicato". Lo stesso atto precisava che la cessione e il riconoscimento "del pre-uso a favore dell'On. dott. Silvio Berlusconi fin dal deposito dello stesso simbolo avvengono a titolo gratuito", con tanto di aggiunta a mano: "ed hanno causa nella militanza politica del cedente".
Il 19 dicembre 2007 seguiva di un mese il 18 novembre, giorno del "discorso del predellino" di Silvio Berlusconi; tra le due date si collocavano il deposito del marchio verbale e grafico del Pdl (il 20 novembre), il voto nei gazebo (il 2 dicembre) per scegliere il nome del nuovo partito tra le opzioni "il Partito della Libertà" e "il Popolo della libertà" e l'annuncio della vittoria della seconda opzione (il 12 dicembre), seguito da un ulteriore deposito "a grappolo" di marchi regionalizzati del Pdl (a fine dicembre). Il nuovo simbolo, peraltro già rivisto graficamente (con le scritte in carattere bastoni e l'inserimento della dicitura "Berlusconi presidente", non più con la grafica mutuata dai Circoli della Libertà), venne depositato al Viminale, furono presentate le liste e - scongiurato il rinvio delle elezioni dopo la repentina riammissione del simbolo della Democrazia cristiana di Giuseppe Pizza, grazie alla rinuncia di quest'ultima a partecipare poche ore prima che la Cassazione rimuovesse la pronuncia del Consiglio di Stato - si votò per rinnovare le Camere il 13 e il 14 aprile 2008, con la vittoria schiacciante del centrodestra.
A liste presentate e ammesse, tuttavia, il 15 marzo Michelangelo Madonna, attraverso il suo
procuratore speciale Francesco Mercurio, aveva inviato a Silvio Berlusconi un
"atto di invito e diffida stragiudiziale" in cui lamentava che l'atto
ricevuto in fotocopia subito dopo la sottoscrizione il 19 dicembre fosse
risultato diverso dalla copia conforme rilasciata dal notaio Becchetti,
ma soprattutto che l'atto non avesse "nemmeno i requisiti formali e
sostanziali di validità", per cui in realtà sarebbe stato nullo e senza
effetti: Madonna si riteneva così ancora "esclusivo titolare" del
nome e del simbolo "Popolo della Libertà", rispetto ai quali il
contrassegno depositato per conto di Berlusconi al Viminale aveva
"elementi obiettivi di confondibilità", e diffidava il leader del centrodestra "a non utilizzare e non far utilizzare da terzi e/o dal/i partito/i da esso rappresentato/i il simbolo ed i segni di cui è titolare il sig. Michelangelo Madonna costituiti da 'cerchio contenente la scritta Popolo della Libertà in colore bianco su fondo azzurro con tricolore', nonché la dizione 'Popolo della Libertà', o dizioni e simboli confondibili con lo stesso", preannunciando azioni legali se ciò non fosse avvenuto. Negli ultimi giorni di campagna elettorale, Berlusconi aveva ricevuto una lettera - inviata il 7 aprile - in cui Madonna lo informava di avere firmato "con molto rammarico [...] l'atto di citazione per la restituzione del simbolo e la dizione 'Popolo della libertà' donatoLe (con l'intento di proseguire con Lei il mio impegno politico) il 19 dicembre u.s.", dopo avere tentato ripetutamente di contattarlo per fissare un appuntamento "dopo il 10 gennaio come da Lei stesso indicatomi" attraverso Sestino Giacomoni e Nicola Cosentino, senza però ottenere alcun effetto (un atteggiamento che Madonna aveva ritenuto deludente e "almeno lesivo della mia dignità personale").
Nell'atto di citazione, presentao presso il tribunale di Roma, si tornava - secondo quanto divulgato dai media allora, in particolare dal Corriere del Mezzogiorno, che peraltro rese disponibili online alcuni atti - sul problema della validità della cessione, poiché dall'atto notarile sarebbe emersa "chiaramente la radiazione dal corpo del testo dell'accettazione operata dall'on. Berlusconi" (quella parte di testo era "incasellata" in un quadrato e indicata con "dele" a postilla dell'atto); in più, dal momento che l'atto non citava espressamente la presenza di testimoni, non avrebbe potuto avere valore di donazione. Gli stessi quotidiani dell'epoca, peraltro, contengono anche una dichiarazione di Mercurio, procuratore di Madonna: "Berlusconi promise di candidare il mio assistito alle elezioni politiche e di coinvolgerlo in un impegno ai vertici del partito".
La candidatura (immaginata, si diceva, nel collegio plurinominale Campania 2) non era arrivata, un coinvolgimento evidentemente neppure, così partì il processo, con tanto di richiesta di sequestro giudiziario del nome e del fregio e relativa domanda di risarcimento (100 milioni a titolo di indennizzo per l'uso indebito del simbolo e 10 come risarcimento del danno). A chiarire la posizione di Berlusconi e del partito fu Abrignani: "Innanzitutto il Madonna presentò il simbolo in via fiduciaria per conto del partito al fine di verificare il suo impatto sull'elettorato. Ma al di là di questo, quello che chiude la vicenda, a mio parere, è la circostanza che lo stesso Madonna ha ceduto il logo 'Popolo della libertà' nelle mani del presidente Berlusconi con regolare atto notarile. Qualsiasi richiesta successiva mi sembra quindi assolutamente pretestuosa, come anche il giudice sicuramente valuterà in tal senso". A quanto si apprende sempre attraverso le notizie ancora rintracciabili online, il Tribunale di Roma si espresse a favore di Berlusconi e del Pdl nel 2010 e lo stesso fece la Corte d'appello di Roma nel 2012.
Nel bel mezzo di quel periodo, tra l'altro, si consumò la querelle tra Berlusconi e il gruppo vicino a Gianfranco Fini, con risvolti anche sul simbolo stesso: secondo Italo Bocchino, il fregio non sarebbe più stato utilizzabile perché l'atto costitutivo del Pdl prevedeva che in caso di scioglimento si sarebbe potuto impiegare il simbolo solo con il consenso di tutti i fondatori (incluso Fini per An); per Abrignani contavano invece le norme statutarie, che attribuivano al segretario politico il potere di utilizzare i simboli come contrassegni elettorali. Nella disputa, peraltro, si inserì anche Domenico Auricchio, allora sindaco di Terzigno, rieletto nel 2009 ma scelto per la prima volta nel 2007 - proprio nello stesso turno elettorale che aveva chiamato al voto i cittadini di Casal di Principe. Così dichiarò ai media - per esempio al Gazzettino Vesuviano - il 22 novembre 2010:
Nel 2007 uscirono sei liste del centrodestra e una del centrosinistra. Io ero in procinto di avviare una lista che aveva come simbolo il Vesuvio. Ma, quella notte, alle ore 2, fui allertato dall’onorevole Martusciello che mi consigliò vivamente di ritirare il logo del Vesuvio ed inserire l’attuale simbolo del partito. Io lo ascoltai e in concomitanza al baluardo di alleanza nazionale mi diressi alle elezioni. Tra i sei sindaci candidati nella lista elettorale del centrodestra, fui proprio io ad andare al ballottaggio con l’allora candidato a sindaco del centrosinistra. Vinsi con il 54 % dei voti. Dopo di che, in data 6 agosto 2007, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla si recarono a Bruxelles per registrare il logo. Ma, una volta giunti sul luogo, scoprirono che il simbolo oltre ad essere stato già utilizzato, possedeva anche un suo amministratore. La notizia destò scalpore e i giornali scalpitavano per accaparrarsi la news del momento. Allora, il ministro Brambilla, vista la scabrosità dell’accaduto, mi rese partecipe ed io stesso, con la lettera del 24 agosto 2007, ho dichiarato agli atti che l’unico detentore ufficiale del distintivo del partito della libertà è il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. [...] È scritto sul retro della brochure della campagna elettorale del 27-28 maggio del 2007 che questo sarà con ottime probabilità il nuovo simbolo della casa della libertà.
Si tratta, insomma, di una dinamica simile a quella che aveva riguardato il simbolo utilizzato alle elezioni di Casal di Principe. Basta però vedere il sito del Corriere della Sera dedicato alle elezioni di quell'anno - lo stesso da cui è stato tratto il simbolo mostrato prima - per rendersi conto che, in realtà, a essere stato utilizzato a Terzigno era il simbolo del "Partito della Libertà", vale a dire l'opzione che poi non vinse alla consultazione di dicembre 2007 tra iscritti e simpatizzanti. Quel nome, già depositato come marchio europeo il 26 aprile 2007 da Michela Vittoria Brambilla, era però già stato registrato nel 2004 come nome a dominio dalla Federazione dei liberali, che per questo aveva iniziato un procedimento legale contro Brambilla, i suoi Circoli della Libertà e Forza Italia: alla fine del 2011 il Tribunale di Milano diede torto alla Federazione dei liberali guidata da Raffaello Morelli (sostenendo che non era stato provato un uso antecedente e chiaramente riconducibile alla Fdl del dominio wwww.partitodellaliberta.it - da essa registrato - tale da invalidare le domande di marchio presentate successivamente, e in ogni caso il concetto di "libertà" era "inappropriabile monopolisticamente da chicchessia"; tuttavia le spese furono compensate, perché fu riconosciuta la legittima aspettativa della Fdl alla registrazione come marchio di quel nome), né andarono meglio i ricorsi in sede europea.
L'uscita di Auricchio, insomma, rischiò di nuocere alle tesi del Pdl guidato da Silvio Berlusconi, visto che riguardava un nome diverso; una dichiarazione analoga da parte di Madonna sarebbe stata sicuramente più di aiuto al Pdl, ma allora la causa era in corso (anzi, era già stata emessa la sentenza di primo grado, prontamente richiamata da Brambilla a sostegno della titolarità del nome in capo a Berlusconi) ed era difficile da immaginare che l'imprenditore casalese potesse dichiarare qualcosa che avrebbe potuto nuocere ai propri obiettivi in sede contenziosa. Alle elezioni politiche del 2013 tanto Auricchio quanto Madonna furono candidati dal centrodestra al Senato, nella circoscrizione Campania: Auricchio nel Pdl in 19° posizione, Madonna in Grande Sud in 4° posizione. La coalizione ottenne il premio regionale, ma i seggi andarono tutti al Pdl grazie al suo 30,32%, a nulla valendo l'1,54% ottenuto in Campania da Grande Sud di Gianfranco Miccichè; Auricchio nel 2013 non ottenne il seggio, nonostante le opzioni in altre circoscrizioni di Berlusconi e Lucio Barani, ma quando Alessandra Mussolini nel 2014 divenne europarlamentare, fu proprio lui a subentrarle a Palazzo Madama (dove poi, a settembre del 2015, concorse a costruire il gruppo di Ala uscendo dal Pdl, proprio come fece Abrignani).
La scelta di Adnkronos di sentire Abrignani sulla vicenda del simbolo-marchio di Futuro nazionale ha dunque concorso a riportare alla luce un episodioche non può non risultare interessante per i #drogatidipolitica, sempre pronti a lasciare per un attimo da parte l'attualità per ripercorrere vicende politico-elettorali del passato che meritano di non finire nel dimenticatoio. Poiché però nulla è lasciato al caso, men che meno per chi segue i diritti e i rovesci della politica, non poteva mancare una chicca finale, che imprevedibilmente unisce i due tasselli della "storia infinita" rievocata qui. Scartabellando nella banca dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, infatti, esce un unica domanda di marchio presentata da Michelangelo Madonna, peraltro insieme al suo procuratore Francesco Mercurio: essa, depositata l'11 settembre 2009 e accolta il 2 dicembre 2010, riguarda un marchio figurativo a colori, consistente in un "cerchio con fondo di colore azzurro contenente la scritta Popolo del Sud di colore bianco e tre vele con i colori del tricolore italiano, verde, bianco e rosso; in alto a sinistra sullo sfondo in grigio è rappresentata l'Italia meridionale con la Sicilia". L'occhio ovviamente riconosce un simbolo molto simile a quello impiegato alle elezioni di Casal di Principe nel 2007 (paradossalmente una lista con quel nome partecipò alle amministrative in quel comune nel 2010, ma faceva parte del centrosinistra e aveva tutt'altra grafica); è però impossibile non notare come il nome, "Popolo del Sud", somigli incredibilmente al "Popolo per il Sud" di cui Franco Recupero lamentava la copiatura da parte di Roberto Vannacci. Ovviamente qui non si parlerà di copiatura o di plagio ma, di nuovo, anche per i nomi dei partiti vale la massima morriconiana: le somiglianze, anche quelle di cui non si sospetta l'esistenza, fanno parte della storia della politica; è giusto rilevarle, ma senza andare troppo oltre.




.jpg)



Nessun commento:
Posta un commento