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mercoledì 30 maggio 2018

No definitivo ai Fasci italiani del lavoro, a Sermide si deve rivotare

Alla fine la giustizia amministrativa ha deciso una volta per tutte: nel comune di Sermide e Felonica si deve rivotare, perché le elezioni del 2017 sono state viziate dall'indebita ammissione della lista Fasci italiani del lavoro, che ha partecipato alla consultazione e ha ottenuto una consigliera pur sfoggiando un simbolo che richiamava l'esperienza del partito fascista. 
A stabilirlo è una sentenza - pubblicata ieri - dalla terza sezione del Consiglio di Stato (precisamente la n. 3208/2018), con cui è stato respinto il ricorso della candidata sindaca e consigliera eletta Fiamma Negrini contro la sentenza n. 105/2018 del Tar Lombardia (sezione staccata di Brescia) con cui era stato accolto il ricorso di un gruppo di cittadini elettori che chiedevano la ripetizione delle elezioni. In quella decisione, peraltro, il giudice amministrativo di prime cure si era limitato a disporre la correzione del risultato elettorale (escludendo la lista dei Fasci italiani del lavoro e facendo sostituire la sua unica consigliera con il primo dei non eletti), ritenendo che i voti ottenuti da quella lista non fossero in quantità tale da alterare in modo decisivo il risultato del voto: per questo, i ricorrenti originali avevano chiesto di nuovo al Consiglio di Stato di annullare le elezioni del 2017.
La ricorrente, in particolare, negava che la lista si fosse mai proposta o avesse avuto come finalità "il sovvertimento dell’ordine democratico, la soppressione delle libertà costituzionali, l’utilizzo della violenza come metodo di lotta politica, la propaganda del razzismo, il dileggio dei valori fondanti della Costituzione e della Resistenza", così come il programma della lista stessa era riferito a questioni locali e di certo non legate a una "possibile ricostituzione del partito fascista". Per i giudici di Palazzo Spada, tuttavia, questo non ha rilievo, poiché la lista Fasci italiani del lavoro, "fin dal nome prescelto e dal simbolo usato, si richiama in modo esplicito all'ideologia fascista" e "non è concepibile che un raggruppamento politico partecipi alla competizione elettorale sotto un contrassegno che si richiama esplicitamente al partito fascista bandito irrevocabilmente dalla Costituzione, con norma tanto più grave e severa, in quanto eccezionalmente derogatoria al principio supremo della pluralità, libertà e parità delle tendenze politiche" (citando le parole di vari precedenti, anche se non sempre del tutto a proposito).
Il problema, dunque, sarebbe stato creato dall'uso della parola "Fasci" e del "fascio repubblicano" (così era descritto anche nei documenti di presentazione della lista, con evidente riferimento alla Repubblica romana di Mazzini), nonché dal "richiamo ad evidenti contenuti dell’ideologia fascista nello Statuto del movimento, a cominciare dalla c.d. democrazia corporativa per finire con il «progetto di Rivoluzione Sociale e riforma dello Stato avviato dal fascismo» di cui pure si legge nello Statuto". Si tratterebbe, per il Consiglio di Stato, di "elementi che impongono l’incondizionata, legittima, e incontestabile esclusione dalla competizione elettorale del movimento, che in modo evidente, inequivocabile, si è richiamato e ispirato a principî del disciolto partito fascista, incorrendo nel divieto di riorganizzare, sotto qualsiasi forma, tale partito, di cui alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione e di cui all’art. 1 della l. n. 654 del 1952".
La mancanza di riferimenti concreti ed espliciti a un programma e a un'azione fascista, per i magistrati, non ha rilievo perché "un movimento politico che si ispiri ai principî del disciolto partito fascista deve essere incondizionatamente bandito dalla competizione elettorale, secondo quanto impone la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, il cui precetto, sul piano letterale e teleologico, non può essere applicato solo alla repressione di condotte finalizzate alla ricostituzione di una associazione vietata [...], ma deve essere esteso ad ogni atto o fatto che possa favorire la riorganizzazione del partito fascista, per sua essenza stessa antidemocratico, e quindi anche al riferimento inequivoco ai suoi principî fondanti, ai sensi dell’art. 1 della l. n. 645 del 1952". I riferimenti al miglioramento della vita della comunità locale non possono "certo oscurare, o far trascurare, la cornice ideologica entro il quale si iscrive, nel caso di specie, come si è detto, ostentatamente fascista, in violazione del precetto costituzionale".
I giudici amministrativi di secondo grado, in compenso, hanno ritenuto che il Tar avesse sbagliato a limitarsi a correggere il risultato elettorale, mentre avrebbe dovuto annullare la consultazione. I 334 voti dei Fasci italiani del lavoro erano infatti "oltre il 10% dei voti validi espressi" e, in ogni caso, tra la lista vincitrice e la seconda più votata la differenza era di soli 286 voti: in questo senso, secondo i giudici di Palazzo Spada, "un effetto integralmente invalidante deve essere riconosciuto, in concreto, quando i suffragi raccolti dalla lista indebitamente ammessa [...] superino largamente questo scarto differenziale, come qui è avvenuto, così da presentarsi come suscettibili di alterare in maniera significativa il risultato complessivo della consultazione" e il "largo" superamento va rapportato "al numero complessivo dei votanti [...] delle singole realtà elettorali, su base locale". La presenza di quella terza lista messa in dubbio, con i voti che effettivamente ha ottenuto, renderebbe dunque "impossibile determinare con attendibilità, in seguito ad una ipotetica eliminazione dei voti dati alla lista illegittimamente esclusa, a quali forze politiche essi sarebbero stati attribuiti dall'elettorato" (mentre ritenere, come ha fatto il Tar, che non per forza tutti gli elettori della lista da escludere avrebbero votato per la seconda lista più votata avrebbe "un effetto inammissibilmente sostitutivo della volontà popolare", non potendosi nemmeno escludere che effettivamente gran parte degli elettori dei Fasci avrebbero votato l'altra lista non vincitrice).

* * *

Se il cittadino antifascista potrebbe ritenersi soddisfatto (è importante evitare anche solo il rischio che qualcosa di simile a ciò che è accaduto in Italia nella prima metà del '900), il giurista attento qualche perplessità tuttavia la mantiene ed è giusto che distingua con nettezza i piani della questione. L'antifascista non può che essere contento di sapere che alle elezioni democratiche non è consentito partecipare chi si ispira al "disciolto partito fascista", magari anche senza volerlo riorganizzare; non può però dimenticare che le disposizioni scritte non sono un'opinione e che la loro interpretazione (sempre necessaria) non può sganciarsi dal testo scritto.
Così, ripetendo in buona sostanza quanto già si era detto in occasione della sentenza di primo grado, bisogna ricordare che la XII disposizione finale della Costituzione - come del resto ho già avuto modo di ricordare parlando del partito Nsab, ripercorrendo nei dettagli la genesi di quel testo - è espressamente e tassativamente rivolta alla sola riorganizzazione del "disciolto partito fascista": proprio perché, come detto dai giudici amministrativi, la disposizione in questione è "tanto più grave e severa, in quanto eccezionalmente derogatoria al principio supremo della pluralità, libertà e parità delle tendenze politiche", non è corretto interpretare in modo estensivo la deroga alla libertà di associazione in partiti e alla loro eguale possibilità di concorrere alle elezioni, mentre non è proprio possibile applicare la norma a casi analoghi
La sentenza, sul punto, appare francamente sbrigativa, quasi apodittica: non c'è una sola parola, per esempio, sul fatto che nelle tre elezioni precedenti quel simbolo sia stato ammesso pacificamente. Il Tar aveva detto che questo non poteva essere "un vincolo per il collegio giudicante" (anche solo per il fatto che, non avendo mai la lista ottenuto consiglieri, nessuno aveva mai sentito bisogno di presentare ricorsi che, peraltro, non sarebbero stati accolti); quella circostanza, tuttavia, pur non costituendo un vincolo insuperabile, doveva almeno essere motivo di un serio aggravio di motivazione e non pare, in tutta onestà, che dal Consiglio di Stato (e, in realtà, nemmeno dal Tar) siano arrivate spiegazioni particolarmente convincenti sul cambio di punto di vista da avere sulla questione del fascio (che alle commissioni elettorali composte dalla Prefettura di Mantova era ben nota da oltre dieci anni). L'unica citazione del parere n. 173/94 del Consiglio di Stato sull'uso del fascio romano, tra l'altro, è stata fatta per negare la partecipazione elettorale a liste con contrassegni di stampo fascista, senza rendersi conto che qui si va a pescare anche il contenuto dello statuto, con un giudizio ideologico che sembra del tutto precluso in sede elettorale e anche di contenzioso relativo alle elezioni. 
Il simbolo sostitutivo
per le elezioni del 2017
Resta il fatto che ora la sentenza c'è, è definitiva e non riguarda solo il caso noto di Fascismo e libertà, ma anche questo diverso emblema. Avere deciso di ripetere le elezioni porterà il comune di Sermide e Felonica a votare - dopo un periodo di gestione commissariale - l'anno prossimo, all'interno del turno più nutrito di elezioni amministrative. Dovendosi votare di nuovo, potranno presentarsi le stesse liste che avevano concorso o, ovviamente, anche formazioni nuove. E, altrettanto ovviamente, potrà ripresentarsi anche Fiamma Negrini, così come il padre Claudio Negrini, già candidato sindaco dei Fasci italiani del lavoro nelle tre consultazioni precedenti di Sermide. Unico punto fermo: visto il contenuto della sentenza, criticabile da più punti di vista ma a questo punto ormai cristallizzato, una loro eventuale lista dovrà necessariamente evitare simboli di stampo fascista o autoritario. Ogni altro simbolo (purché non confondibile con gli altri) potrà andare bene, anche quello sostitutivo che i Fasci italiani del lavoro avevano preparato in vista delle amministrative del 2017 e che era rimasto inutilizzato, visto che nessuno aveva bocciato quello che, invece, per i giudici amministrativi non potrà più apparire sulle schede. 

sabato 26 maggio 2018

Massa, simboli e curiosità sulla scheda

Se Pisa, in qualche modo, sembrava una città da record per le 22 liste ai nastri di partenza, si è riusciti a fare ancora di più a Massa, comune che ha vinto di due lunghezze: se i candidati alla guida del comune sono 10 (compreso il sindaco uscente, Alessandro Volpi), i simboli sono addirittura 24 e, scorrendoli, si trova di tutto.

Marco Bondielli

1) Partito comunista

Il sorteggio ha riservato il compito di aprire manifesti e schede elettorali a Marco Bondielli, candidato sindaco del Partito comunista. In due capoluoghi di provincia toscani su tre, dunque, il partito fondato e guidato da Marco Rizzo è presente con proprie liste, presentate per la prima volta in quegli stessi comuni. A differenza di quanto visto a Pisa, tuttavia, quella del Pc a Massa è l'unica coppia falce-martello a finire sulla scheda, perché nessuna delle altre formazioni di sinistra ha scelto di presentarsi con quella raffigurazione tradizionale: anche per questo, sarà interessante vedere che risultato otterrà, senza concorrenti diretti in quella stessa area politica.


Alessandro Volpi

2) Sinistra - Massa città d'Europa

Secondo tra i candidati sorteggiati è il sindaco uscente di centrosinistra, Alessandro Volpi, che può vantare il sostegno della coalizione più ampia in assoluto, con sette liste. La prima estratta, Sinistra - Massa città d'Europa, è frutto del cartello elettorale tra Sinistra italiana (che nel 2013 aveva partecipato alle elezioni come Sel) e l'associazione politico-culturale Massa città d'Europa, che si dividono equamente il contrassegno (che ha un po' la struttura del Taijitu, ripresa da Massa città d'Europa). Da notare che lo spazio dedicato a Si ha una sottolineatura che ricorda quella di Liberi e Uguali; il nome di Massa viene condiviso, mentre le stelle del secondo simbolo si sono ristrette per fare spazio al nome (di solito ospitato nella parte superiore).


3) Uniti per la città

La seconda lista in appoggio a Volpi, secondo l'ordine del sorteggio, è Uniti per la città, formazione dichiaratamente civica. Eppure la collocazione merita di essere osservata con attenzione: i colori utilizzati e il "per" in corsivo manuale, infatti, sono esattamente gli stessi che nel 2013 avevano caratterizzato la lista Gabrielli sindaco per Massa, la più votata delle liste della coalizione che cinque anni fa aveva sostenuto la corsa di Gabriella Gabrielli. Il filo conduttore, insomma, sembra essere quello degli "arancioni", che nel 2013 avevano appoggiato un gruppo più "centrista" (in coalizione c'erano anche Udc e Scelta civica) e stavolta darà un apporto concreto al centrosinistra locale.


4) Volpi sindaco - 2018

In terza posizione all'interno della compagine che cerca di mantenere Alessandro Volpi sullo scranno più alto di Massa è stata collocata la lista Volpi sindaco - 2018, vera e propria formazione civica e personale del primo cittadino uscente (assieme a un altro progetto civico; ce n'erano due anche nel 2013, Per Massa e Uniti per Alessandro Volpi sindaco). Sul fondo blu, oltre alle parole che fanno parte del nome (sospeso tra l'auspicio e la predizione), non c'è altro che un "maggiore" rosso sfumato che emerge, utilizzato probabilmente in funzione di freccia, come riferimento al procedere e al progredire, con la speranza che possa essere di buon auspicio per la riconferma dello stesso Volpi.

5) Partito democratico

Non poteva mancare, all'interno della coalizione di centrosinistra, il simbolo del Partito democratico, che il sorteggio ha collocato giusto al centro della coalizione. Esattamente come cinque anni fa, i promotori della lista hanno scelto di utilizzare il contrassegno nazionale puro e semplice, senza inserire nessun elemento identitario locale, né hanno aggiunto nel cerchio il nome del candidato sindaco. Non è dato sapere se la lista riuscirà a ripetere il risultato "pesante" del 2013 (23,86%): il clima di livello nazionale certamente non gioca a favore, ma può darsi che sul territorio il simbolo dem abbia conservato più forza. Almeno, Volpi certamente se lo augura.


6) Sinistra progressista per Massa

Quinta lista della coalizione di centrosinistra, in base al sorteggio, sarà Sinistra progressista per Massa. Qui il riferimento a Volpi c'è, anche se è davvero molto piccolo, quasi difficile da leggere nella miniatura del simbolo stampato sulla scheda. Anche qui c'è una sottolineatura che rimanda a Liberi e Uguali (anzi, è molto più simile questa rispetto a quella di Sinistra - Massa città d'Europa), infatti tra i promotori della lista c'è Articolo 1 - Mdp. Evidentemente, a Massa non si è trovata la possibilità di presentare una lista unitaria stile Leu, dunque si è cercato di citare quell'esperienza in modo discreto e quasi elegante, con il fondo rosso e la sottolineatura (che qui sembra quasi una stradina o un sostegno per il nome della lista).


7) Amare Massa

Penultima formazione della compagine presentata per sostenere la riconferma di Volpi risulta essere Amare Massa. Il simbolo scelto per questa formazione civica - dal fondo quasi dello stesso colore di Volpi sindaco - contiene una catena montuosa (probabilmente le Alpi Apuane, ben visbili da massa) come riferimento territoriale, la parola "Amare" in grande evidenza (e con un "peso" grafico notevole) e il nome del comune scritto in un carattere assai più leggero ed elegante (anche se il contrasto grafico-testuale non produce un effetto meraviglioso). Molto piccolo e poco visibile il riferimento al candidato sindaco, sotto un altro archetto bianco-azzurro, che stavolta non sottolinea ma, semplicemente, marca lo spazio.


8) Articolo Primo

L'ultima lista della coalizione che appoggia Volpi è Articolo Primo: il nome può far pensare alla formazione di Bersani e Speranza, ma non c'entra assolutamente nulla. Si tratta invece di un'associazione politico-culturale attiva sul territorio provinciale, che si richiama anch'essa alla prima disposizione costituzionale per dire che la Carta "deve essere la bussola e la base dalla quale far partire ogni iniziativa politica", con particolare attenzione al lavoro, cercando di non commettere gli errori imputati al centrosinistra ("politiche clientelari e autoreferenziali"). Il logo dell'associazione, tutto pennellato, con un tricolore fatto da tre omini stilizzati su fondo blu, è stato trasfuso nel contrassegno elettorale.


Francesco Persiani

9) Fratelli d'Italia

Subito dopo il candidato del centrosinistra, il sorteggio ha indicato Francesco Persiani, proposto dal centrodestra, che stavolta si presenta unito agli elettori massesi. Prima lista a essere estratta è quella di Fratelli d'Italia (che nel 2013 aveva sostenuto la candidatura di Alessandro Amorese). Se allora il simbolo era stato riempito con la dicitura "Amorese sindaco", questa volta il partito locale ha scelto di utilizzare lo stesso contrassegno presentato da Fdi alle ultime elezioni politiche, dunque che oltre al simbolo del partito contiene il nome di Giorgia Meloni, senza alcuna caratterizzazione territoriale. Evidentemente, l'idea è che il riferimento alla leader nazionale possa portare voti anche a livello locale.


10) Amministrare Massa

Seconda lista sorteggiata, nella coalizione di centrodestra, è Amministrare Massa. Il nome, in realtà, non si vede molto bene all'interno del simbolo: bisogna cercarlo in quel lembo di mare che è stato riportato nel simbolo, con sullo sfondo due monti stilizzati (anche qui, probabilmente sono le Alpi Apuane) per riassumere tutto il territorio in pochi centimetri quadrati di estensione, senza far mancare un tondino giallo per richiamare il sole (collocato a destra, come a dire che deve sorgere, quasi a voler marcare un'era nuova che può iniziare). Molto più evidente, in ogni caso, è il riferimento "Persiani sindaco", al punto tale da far pensare che il vero nome della lista (tanto civica quanto personale) sia quello. 


11) Lega

Le liste a favore di Persiani sono cinque: in posizione intermedia è stata sorteggiata la Lega, alla sua prima partecipazione alle elezioni amministrative a Massa. Il contrassegno utilizzato è quasi identico a quello che si vedrà su manifesti e schede di Pisa, con il nuovo nome ridotto, Alberto da Giussano e, in basso, il solo riferimento al leader Matteo Salvini adattato alla forma del segmento inferiore blu. A differenza della lista pisana (che conteneva anche la bandiera locale e il nome del comune), tuttavia, qui non c'è nessun altro elemento, né alcun riferimento territoriale. Gli elettori, insomma, troveranno la Lega nuda e cruda.


12) Il Popolo della Famiglia

La coalizione che sostiene la candidatura di Persiani può contare anche sull'apporto del Popolo della Famiglia: la formazione fondata da Mario Adinolfi ha presentato anche qui una lista, stavolta non scegliendo di appoggiare un candidato sindaco autonomo, ma aderendo (come altre volte è successo) alla coalizione di centrodestra. Il simbolo, naturalmente, è quello coniato nel 2016 in vista già allora di una partecipazione alle elezioni amministrative (oltre che, in prospettiva, nazionale), con la famigliola tradizionale a tinte pastello su fondo blu e con il monito "No gender nelle scuole". Probabilmente delle cinque liste sarà quella più in difficoltà, ma qualche voto alla coalizione lo porterà.


13) Forza Italia

A chiudere la compagine a favore di Francesco Persiani è Forza Italia: si tratta dell'unica formazione in continuità almeno parziale con la lista del Popolo della libertà che nel 2013 si presentò da sola, sostenendo la candidatura a sindaco di Stefano Caruso. In quell'occasione il risultato - 5,12% - fu piuttosto deludente (soprattutto considerando che il Pdl doveva avere un elettorato più ampio rispetto a Forza Italia) e questa volta la lista cercherà di fare meglio. Ci proverà con lo stesso contrassegno utilizzato dal partito nazionale alle elezioni europee del 2014, con la bandierina integrale, il cognome di Berlusconi e senza alcuna indicazione territoriale.


Andrea Biagioni

14) Area 2018

Il quarto candidato sindaco, che chiude la prima fila della scheda elettorale, è Andrea Biagioni, indicato come aspirante primo cittadino dalla lista Area 2018, una delle liste di sinistra (il cui fronte, dunque, non si presenta come compatto, a dispetto della buona intenzione del "progetto unitario a sinistra" citata all'interno dell'emblema, come a dire che - per usare le loro parole - non si ferma l'ostinata ricerca della sinistra perduta). La lista è nuova, era nata come movimento che guardava con interesse al progetto nazionale (poi arenatosi) di Tomaso Montanari e Anna Falcone, Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza; nel simbolo è ben identificabile la Rocca Malaspina, che domina la collina sopra la città.


Francesco Mangiaracina

15) Tutto per Massa

Quinto candidato sindaco, in base al sorteggio, risulta essere Francesco Mangiaracina, la cui corsa elettorale è appoggiata da due liste. La prima, Tutto per Massa, utilizza anch'essa il Castello Malaspina nel proprio contrassegno (ma qui si tratta di una foto in bianco e nero, non di un disegno) e lo pone al di sotto di un arco a fasce verdi e rosse; al di là dell'immagine, tuttavia, a spiccare è soprattutto il nome del comune, all'interno della denominazione della lista che, nell'intenzione dei suoi promotori, "a primo impatto trasmette ai nostri elettori quello che è il nostro obbiettivo, siamo veramente pronti a tutto per la nostra città". La formazione, civica, si colloca comunque nettamente nell'area destra e ha alle spalle la lotta all'emergenza abitativa e il sostegno alle famiglie in difficoltà.


16) CasaPound Italia

La realtà di Massa, in qualche modo, rappresenta un unicum sul territorio nazionale o, per lo meno, presenta una peculiarità indiscutibile. Questo, infatti, è uno dei pochissimi casi in cui CasaPound Italia, invece che presentare una propria candidatura a sindaco autonoma, sceglie di sostenere un aspirante primi cittadino proposto da altri. In questo caso, dunque, il simbolo con la tartaruga dal guscio-casa ottagonale si presenta accompagnato a un altro emblema (in questo caso, quello di Tutto per Massa), contribuendo con la sua notorietà a livello nazionale alla corsa del giovane Mangiaracina, rafforzandone la posizione davanti agli elettori massesi.


Luana Mencarelli

17) MoVimento 5 Stelle

Al sesto posto, tra coloro che aspirano alla guida del comune, il sorteggio ha collocato l'unica donna, vale a dire Luana Mencarelli, proposta come candidata sindaca dal MoVimento 5 Stelle. In questo caso, a differenza di quanto appena visto per CasaPound, Mencarelli è sostenuta dal solo M5S come sempre avviene; anche a Massa, come in tutti gli altri comuni chiamati ora al voto, il simbolo utilizzato è lo stesso depositato dal MoVimento al Ministero dell'interno a gennaio, consolidato nella sua parte grafica ma modificato nel sito (Ilblogdellestelle.it al posto di Movimento5stelle.it). Se cinque anni fa la lista aveva ottenuto il 9,3%, è probabile che questa volta il raccolto sia decisamente migliore.


Lorenzo Pascucci

18) Massa libera

Settimo candidato sindaco, sulla base del sorteggio, è Lorenzo Pascucci, schierato dalla lista Massa Libera, formazione pienamente civica sorta nel 2017, che non ha accettato alcuna proposta di entrare in coalizione con altre forze e tra i candidati consiglieri non ha alcun soggetto legato ai partiti (solo il candidato sindaco è stato in passato consigliere comunale per An e Udc). Il simbolo si distingue soprattutto per la presenza, nel disegno centrale, della torre con orologio del Palazzo delle Poste; intorno il nome è scritto in rosa sia per "omaggiare quella parte di mondo ed elettorato che troppo spesso viene recluso in steccati che - dice il candidato - noi non apprezziamo", sia per ricordare che Massa è - purtroppo - in una posizione elevata nella classifica delle malattie tumorali.


Nicola Cavazzuti

19) Potere al Popolo!

Come si diceva prima, la sinistra a Massa non si presenta unita all'appuntamento elettorale amministrativo. Se da una parte c'è Area 2018, dall'altra si è scelto di presentare la lista di Potere al Popolo! a sostegno di una propria candidatura autonoma - quella di Nicola Cavazzuti - sostenuta in solitaria. A dispetto della trazione della lista da parte soprattutto di Rifondazione comunista (che nel 2013 era schierata con Volpi e di cui Cavazzuti è consigliere uscente), si è scelto di presentare il contrassegno coniato alle ultime elezioni politiche (benché anche allora il risultato fosse stato tutto meno che piacevole per chi aveva contribuito a fondare Pap), con la stella bordeaux e senza alcun arnese.


Sergio Menchini

20) Ascoltare per fare

Penultimo candidato sindaco tra coloro che si presentano agli elettori di Massa è Sergio Menchini, demiurgo di una coalizione interamente civica e varia, anche sul piano grafico. La prima lista estratta, Ascoltare per fare, oltre che per il nome, si fa notare per la presenza di un albero ricco di foglie e di frutti, ma soprattutto con le radici ben ramificate e ancor più in vista, pur essendo davvero immerse nel "terreno" giallo. Da notare che nella lista della formazione sarà presente anche un consigliere comunale uscente di provenienza Psi, quindi si è parlato di lista civica ma a impronta socialista, pur senza scomodare rose e men che meno garofani.


21) Obiettivo Massa

E' stata estratta successivamente un'altra lista altrettanto civica nella matrice: la formazione è Obiettivo Massa ed è sorta negli ultimi mesi del 2017: la lista si propone di "rimotivare e riavvicinare i cittadini all'azione amministrativa", favorendo la partecipazione concreta alla gestione e alla tutela del Comune e delle proprietà collettive. La "leadership diffusa" che la coppia sembra avere è uno dei caratteri di questa formazione; come proprio emblema - oltre a un inedito verde chiaro/scuro - ha scelto un leone stiloforo della città, con cui occupa più di metà del cerchio, lasciando che il resto (su fondo scuro) ospiti il nome della lista, con il nome della città in evidenza. 


22) Arcipelago Massa

Terza lista a favore di Menchini, Arcipelago Massa è un'altra lista civica che riunisce persone che non si erano mai affacciate alla politica (anche locale) in precedenza. Al di là dei colori giallo e rosso-bordeaux, che riprendono quelli della città, merita di essere segnalato il riferimento al "primo cittadino" (visto anche sul simbolo di Ascoltare per Fare), decisamente raro nella simbologia ufficiale. Colpisce molto anche la composizione sfaccettata nella parte centrale del simbolo: quella raffigurazione non è stata scelta a caso, ricorda un po' il "mosaico" realizzato nel 2015 ai tempi di Toscana a sinistra alle regionali, così come i vari blocchi tridimensionali vicini danno in parte l'idea dell'arcipelago.


23) Siamo Massa

Il nome dell'ultima formazione che appoggerà il tentativo di Sergio Menchini, Siamo Massa, simboleggia chiaramente una volontà di identificazione tra collettività e territorio. L'emblema, in realtà, è piuttosto semplice, su fondo rosso, anche se sulla superficie si individuano chiaramente le iniziali S e M, utilizzate per questo in una font più elegante, ma difficilmente leggibile (ma un po' tutto il testo, in realtà, pur essendo scritto con un carattere gradevole, non riceverebbe danno da una font un po' più spesso). Anche qui, tra l'altro, è ribadito il concetto del "primo cittadino", dal momento che il sindaco, nell'intenzione del promotore della lista, dovrebbe essere "un cittadino che apre il palazzo di inverno a tutti".


Pierpaolo Bertilorenzi

24) Punto Zero

L'ultima candidatura rimasta da analizzare, considerando l'ordine imposto dal sorteggio, è quella di Pierpaolo Bertilorenzi, consulente finanziario. La sua lista, Punto Zero, oltre a essere molto affollata graficamente (ci sono i monumenti principali del centro storico, nei colori più disparati), si qualifica come "vera lista civica" e il suo candidato sindaco non intende schierarsi né col centrodestra né col centrosinistra. Al di là dei monumenti e dei colori, si tratta di un emblema certamente stimolante, ma davvero di difficile gestione grafica (anche per quell'ondina apparsa in fondo, che movimenta la scena ma finisce per confonderla).

venerdì 25 maggio 2018

Pisa, simboli e curiosità sulla scheda

In qualche comune il 18 proiettiano non basta: qua e là, per la gioia dei drogati di politica, si vuole esagerare. A Pisa, per esempio, dopo il doppio mandato da sindaco di Marco Filippeschi (centrosinistra), a contendersi la guida del comune saranno dieci persone, sostenute - e questo è uno dei numeri più alti di questa tornata - da 22 liste. Ma il particolare che ha probabilmente stupito i più è la presenza di tante liste dichiaratamente di sinistra, diverse dal Pd: se ne possono contare addirittura 7 (non necessariamente "a sinistra del Pd", ma pur sempre distinte da questo).

Andrea Serfogli

1) In lista per Pisa con Paolo Ghezzi

Il sorteggio ha affidato il compito di aprire l'elenco dei candidati ad Andrea Serfogli, che si presenta in continuità con l'amministrazione precedente. La prima formazione che si troverà associata a lui sulla scheda sarà la civica In Lista per Pisa, che in un interessante monogramma rosso ha riassunto tutto il proprio nome. La lista era già presente cinque anni fa, sempre a sostegno del candidato espressione del Pd, ma questa volta è stato messo in grande evidenza il nome di Paolo Ghezzi, vicesindaco uscente e promotore di questa formazione. Non stupisce che, proprio in continuità con l'operato della giunta attiva negli ultimi dieci anni, il suo nome occupi quasi metà del cerchio; l'emblema, in ogni caso, sembra ben congegnato.

2) Con Danti per Pisa

L'apporto personale e diretto di determinati soggetti alla campagna del centrosinistra a Pisa sembra avere un ruolo davvero importante: lo si è visto con la prima lista estratta, se ne trova conferma con la seconda, Con Danti per Pisa, che addirittura riferisce il nome della formazione direttamente a quello del capolista, Dario Danti, già assessore a Pisa; nei mesi scorsi aveva chiesto di poter partecipare alle primarie di coalizione per la scelta del candidato sindaco, ma il Pd non ha accettato. Ora, sempre con lo spirito di rifondare il centrosinistra a livello locale (intenzione in linea con il colore arancione del fondo), Danti ha presentato questa lista, con il suo nome in primissimo piano, evidenziato come altre parole con delle "pennellate" bianche che risaltano sul fondo.

3) Partito democratico

Tra le liste a sostegno di Andrea Serfogli c'è ovviamente anche quella del Partito democratico, cui il candidato sindaco appartiene. E se nessun'altra delle liste in suo appoggio porta il nome dell'aspirante sindaco, almeno questa ha scelto di riportarlo: il logo del Pd disegnato da Nicola Storto è stato confinato nei tre quinti superiori del cerchio, mentre la restante parte inferiore è occupata da un segmento rosso con la dicitura "Serfogli Sindaco", con il cognome del candidato in enorme evidenza (anche grazie al contrasto bianco-rosso); colpisce, a titolo di curiosità, l'uso della font Helvetica Condensed, che è la stessa del simbolo di Forza Italia.

4) Riformisti per Pisa

Ultima lista della coalizione su cui può contare il candidato del centrosinistra pisano è Riformisti per Pisa, lista che era presente anche nel 2013, sempre nella stessa coalizione ed esattamente con lo stesso simbolo bicromatico, occupato per tre quinti dal nome rosso della formazione e, nel segmento inferiore, la tradizionale bandiera rossa con croce patente ritrinciata bianca, storicamente legata a Pisa. Oltre che per la continuità assoluta con il precedente turno elettorale, Riformisti per Pisa si distingue anche per essere l'unico emblema della coalizione che non ha inserito alcun nome al suo interno: in fondo, anche questo è un modo per farsi notare.


Francesco "Ciccio" Auletta

5) Pisa Possibile

Sono tre le liste a sostegno della candidatura di Francesco "Ciccio" Auletta, già aspirante sindaco cinque anni fa, allora sostenuto da due liste chiaramente collocate a sinistra, che hanno confermato - come si vedrà tra poco - il loro sostegno anche questa volta. La prima formazione a essere sorteggiata, nonché l'unica novità della coalizione, è Pisa Possibile: si tratta ovviamente di una lista espressione del partito fondato da Giuseppe Civati, che al suo nome ha aggiunto anche il riferimento alla città. Non passa inosservata, sul piano grafico, l'aggiunta della silhouette della Piazza dei Miracoli (con anche la Torre, in un colore più chiaro) all'interno del primo segmento bianco del logo di Possibile.


6) Una città in Comune

Seconda lista sorteggiata tra quelle che appoggiano il nuovo tentativo di Auletta è Una città in Comune, formazione già presente nel precedente turno elettorale, nata per rispondere al "lento, ma inesorabile abbandono delle politiche sociali, culturali e ambientali" imputato all'amministrazione precedente, nonché alla crisi in ambito lavorativo e alla riduzione dei servizi. Rispetto a cinque anni fa, è stata modificata (anzi, aggiornata) solo la scritta posta nella parte inferiore, che oggi riporta l'anno delle nuove elezioni. Segno distintivo grafico resta comunque il Ponte di Mezzo, minato e fatto saltare dai nazisti nel 1944, come segno della volontà di "unire quelle parti di città che oggi sono ancora divise".


7) Partito della Rifondazione comunista

Rispetto a cinque anni fa, è confermato il sostegno ad Auletta anche da Rifondazione comunista, che questa volta condivide con Possibile la scelta di presentare simboli di partito all'interno della coalizione. Quella di Pisa è tra le non molte occasioni di rivedere sulle schede il simbolo del Prc, ormai lontano da anni dalle competizioni nazionali (l'emblema è apparso l'ultima volta nel 2006, al di là del contrassegno della Lista anticapitalista alle europee 2009, modellato sulla base di quello di Rifondazione comunista) e presente solo in alcune realtà locali: graficamente nulla cambia, con l'emblema inserito nel cerchio rosso assieme alla dicitura "Sinistra europea".


Gabriele Amore

8) MoVimento 5 Stelle

Terzo candidato, secondo l'ordine stabilito dal sorteggio, è Gabriele Amore, sostenuto dal MoVimento 5 Stelle. I sostenitori di Beppe Grillo si erano già presentati a Pisa cinque anni fa e il loro risultato era stato ragguardevole: la loro candidata sindaca Valeria Antoni aveva superato il 10,5% e il M5S aveva ottenuto il 9,2%, eleggendo (compresa Antoni) tre consiglieri. Il MoVimento riparte da lì, presentando quest'anno quasi lo stesso contrassegno del 2013: nel frattempo è stato sostituito il sito disposto "a sorriso" nella parte inferiore (Ilblogdellestelle.it dalle elezioni politiche ha preso il posto di Movimento5stelle.it, che a sua volta aveva sostituito Beppegrillo.it), ma il resto è tutto uguale.


Simonetta Ghezzani

9) Sinistra italiana

Sulla scheda, la prima fila verticale di aspiranti alla guida di Pisa si chiude con Simonetta Ghezzani, che si presenta come candidata sindaca per Sinistra italiana. A Pisa, dunque, non si vede il simbolo di Liberi e Uguali (come lasciava suggerire la presentazione autonoma di una lista da parte di Possibile), mentre compare quello di Si (di cui Ghezzani è capogruppo uscente, dopo essere stata eletta con Sel allora a sostegno del centrosinistra) che in effetti si è visto poco in occasioni elettorali e, in ogni caso, era nato come emblema di un soggetto provvisorio: ecco dunque il cerchio rosso con la sigla della parola tracciata con tre linee (e la "I" resa a punto esclamativo) e il nome sottolineato.

Michele Conti

10) Lega

Dopo Simonetta Ghezzani, il sorteggio ha collocato sulla scheda la coalizione che sostiene Michele Conti, proposto dal centrodestra che questa volta si presenta sostanzialmente unito. Primo emblema estratto è quello della Lega, che come Lega Nord aveva già partecipato alle elezioni del 2013, all'interno della coalizione che sosteneva la candidatura di Franco Mugnai. Allora era andata maluccio (solo lo 0,35%), ma questa volta il risultato con tutta probabilità sarà diverso. Se gran parte dell'emblema è occupata ovviamente dal nuovo nome ridotto e da Alberto da Giussano, il cognome di Matteo Salvini (giallo) è compresso nel segmento inferiore blu e non manca la bandiera pisana, presente anche nel 2013.


11) Forza Italia

Non poteva mancare nella coalizione di centrodestra una lista di Forza Italia: si tratta di un ritorno, visto che naturalmente cinque anni fa era operante il Popolo della libertà, ma di costante rispetto ad allora c'è soprattutto - oltre al tricolore, rappresentato dalla bandierina forzista e non più dal semplice arcobalenino - il cognome di Silvio Berlusconi: allora sosteneva direttamente il candidato Mugnai, questa volta è in appoggio alla città. Nessuno degli emblemi della coalizione, infatti, contiene questa volta alcun riferimento al candidato sindaco; per il resto, l'emblema di Forza Italia è chiaramente derivato da quello presentato a gennaio al Viminale per le elezioni politiche.


12) Noi adesso Pis@ - Fratelli d'Italia

La terza lista della coalizione che appoggia Michele Conti è probabilmente quella che rappresenta meglio l'unità del centrodestra in questa tornata elettorale: essa, infatti, riunisce le grafiche di Noi adesso Pis@ e di Fratelli d'Italia che, cinque anni fa, non avevano sostenuto Franco Mugnai ma Diego Petrucci (che fu eletto, assieme ad altri due candidati di Noi adesso Pis@). Oggi i due gruppi si sono uniti per sostenere lo stesso candidato proposto da Forza Italia e Lega, ricomponendo lo schieramento di centrodestra. Da notare che lo schema grafico ricalca quello del simbolo elettorale nazionale di Fdi (con la parte superiore che da blu diventa rossa e, invece che il nome di Meloni, contiene il simbolo di Noi, che già si fa notare per la I conformata come la Torre di Pisa).


Antonio Veronese

13) Patto civico

Dopo il centrodestra il sorteggio ha collocato le due liste civiche a sostegno di Antonio Veronese, imprenditore nel settore turistico ben noto a Pisa (è cresciuto e si è formato lavorativamente lì, è stato presidente di Assoturismo e Confesercenti, nonché Comandante Generale del Gioco del Ponte). La prima lista è il Patto civico, che ha come colore dominante il fucsia: il nome della lista, peraltro, è più difficile da leggere, visto che è scritto in corpo molto piccolo ed è decisamente più evidente la dicitura "Antonio Veronese sindaco". Al di là dei due elementi bianchi (due strade?), si vede comunque bene la croce patente ritrinciata, come unico segno di riferimento territoriale.


14) Progetto Pisa

Appare maggiormente incentrata sulla città, pur senza perdere in alcun modo il suo formato civico, la seconda lista di Veronese, Progetto Pisa, che in effetti mette in primo piano proprio il nome della lista, col massimo rilievo dato al comune (cosa che probabilmente ha suggerito, essendoci già un riferimento forte al territorio, di rimpicciolire il segno locale della croce). I due emblemi appaiono evidentemente concepiti dallo stesso grafico e chiaramente "parenti" tra loro: lo spazio al di sotto della "strada" bianca in questo caso è stato ampliato, per poter contenere con un minimo di respiro la dicitura "Antonio Veronese sindaco", comunque ridotta di dimensioni rispetto alla scritta ancillare dell'altro simbolo.


Maria Chiara Zippel

15) La nostra Pisa

La coalizione più ampia, in questo turno elettorale, è quella che candida alla guida di Pisa Maria Chiara Zippel, avvocata e in passato presidente di Confimprese Pisa. Il sorteggio ha indicato come prima lista La nostra Pisa, che ha lo stesso nome dell'associazione che Zippel presiede da alcuni mesi per organizzare iniziative e raccogliere segnalazioni dai cittadini. Il colore dominante è il rosso pisano, c'è una dimensione cittadina suggerita dalla base del segmento azzurro superiore tagliata "a gonfalone", ma certamente emerge soprattutto la Torre di Pisa che sostituisce la "I" del cognome della candidata: in qualche modo, è proprio la Torre l'emblema dell'aspirante sindaca, ripetuto quasi in ogni lista.


16) Pisa libera e sicura 

Seconda lista sorteggiata a sostegno di Zippel è Pisa libera e sicura, tra le formazioni più determinate in appoggio alla candidata. Come appare chiaro dal nome, la lista punta soprattutto sul tema della sicurezza, tra i più frequentati in occasione delle elezioni (soprattutto amministrative). Qui la Torre (stavolta piena, senza archi, al di là delle colonne viste ai lati) è inserita in un contesto più ampio, quello degli altri monumenti di Campo dei Miracoli, con il Duomo (in posizione frontale) e il Battistero bene in vista, pronti a emergere dal fondo arancione. Da segnalare graficamente la congiunzione "e" del nome della lista in colore più chiaro, per essere percepita senza alterare il peso visivo della composizione del contrassegno.


17) Battiti per Pisa

Come terza lista per Zippel, il sorteggio ha indicato Battiti per Pisa, indicata dagli stessi promotori come composta da "persone non politiche, e non avvezze a tale 'arte', pisane e con una vasta e spiccata passione per Pisa": secondo loro, si è di fronte a una "vera e reale lista civica", per la quale "non esistono problemi che siano risolvibili con la destra o con la sinistra, ma con buonsenso". Eppure, a ben guardare e senza sapere nulla sui presentatori della formazione, la tentazione di collocare nel centrodestra quell'emblema sarebbe fortissima: "colpa" dell fondo blu che occupa gran parte dell'emblema e del tricolore collocato nella parte inferiore. Nulla, comunque, ruba spazio alla Torre e alla volontà di "battersi" per la città (o, forse, di farsi battere il cuore per questa).


18) Pisani per Pisa

La quarta formazione in appoggio a Zippel, secondo l'ordine determinato dal sorteggio, è Pisani per Pisa, che già nel nome contiene la sua ragion d'essere: persone della città che si impegnano per questa, senza legare il proprio nome ad alcun partito ma essendo dalla parte degli altri cittadini. Anche per questo, dietro la Torre (che funge da "I" per entrambe le parole del nome della lista) è stata posta in evidenza la croce pisana, rossa su fondo blu (con un contrasto cromatico che, pur non essendo troppo gradevole, rende comunque il disegno abbastanza visibile), come a voler radicare profondamente il progetto all'interno della città e degli elettori.


19) Combatti per Pisa

Ultima delle liste presentate per sostenere la candidatura di Zippel è Combatti per Pisa, il cui nome appare ancora più agguerrito e "armato" rispetto a quella di Battiti per Pisa. La croce rossa vista prima c'è ancora (a differenza della Torre, qui assente), ma è decisamente ridotta, questa volta è su fondo giallo e circondata da due fronde di alloro, quasi a voler segnalare un auspicio di vittoria della lista e della stessa coalizione. Da segnalare, come particolare significativo, due impronte animali nella parte inferiore del contrassegno, probabile riferimento all'ospedale veterinario che Zippel vorrebbe nascesse a Pisa, per renderla "città a misura di animale".


Paolo Casole

20) Partito comunista

Ottavo candidato estratto, collocato dopo la coalizione di Zippel, è Paolo Casole, presentato come aspirante sindaco dal Partito comunista. Questa, dunque, è una delle non molte, ma significative partecipazioni del partito guidato a livello nazionale da Marco Rizzo: questa è la seconda coppia di falce e martello, accanto a quella più consolidata di Rifondazione comunista (mentre non c'è il quasi omonimo Pci, erede politico dei Comunisti italiani che invece avevano partecipato alle elezioni cinque anni fa), dunque sarà interessante vedere quale percentuali di voti la lista riuscirà a raccogliere, in una fase di estrema frammentazione del panorama politico a sinistra, quale si sta manifestando a Pisa.


Veronica Marianelli

21) Partito socialista italiano

Esaurita la seconda fila verticale di candidati e liste, il sorteggio ha indicato come nona aspirante prima cittadina l'archeologa Veronica Marianelli, proposta come candidata sindaca dal Partito socialista italiano. Il Psi locale, dunque, ha scelto di non partecipare alla coalizione guidata dal Pd, volendo presentare "una proposta diversa dalla lista degli assessori di professione" e una candidatura per il comune in piena discontinuità con gli ultimi dieci anni di amministrazione locale. Si tratta di uno dei rari casi in cui il simbolo del Psi appare sulle schede e - situazione ancor meno diffusa - in appoggio a un proprio candidato: il dato del partito meriterà un'attenzione particolare.


Raffaele Latrofa

22) Pisa nel cuore

Ultima candidatura presente sulla scheda è quella di Raffaele Latrofa, ingegnere pisano, già top scorer della lista Noi adesso Pis@ nel 2013, poi fondatore del Nuovo centrodestra a livello locale e, al seguito di Gaetano Quagliariello, fondatore nazionale di IDeA. Pisa nel cuore è il nome dell'associazione che lo stesso Latrofa (persona orgogliosamente di centrodestra) ha costituito nel 2016 e che ora è stata schierata come lista. Dal punto di vista grafico, l'ambientazione pisana è stata assicurata dalla croce patente ritrinciata bianca su fondo rosso (scuro), parzialmente nascosta da una "pezza" blu nella quale è inserito il nome della lista (la scelta della font Twentieth Century voleva essere leggera ed elegante, ma avere alternato parole "stirate" e compresse non dà un risultato troppo felice).

giovedì 24 maggio 2018

M5S, i giudici: "Consegnate all'associazione del 2009 i dati degli iscritti"

Non si è esaurita la querelle nata dal ricorso di alcuni iscritti al MoVimento 5 Stelle originario (la "non associazione" fondata di fatto nel 2009) volta a vedersi riconoscere l'uso esclusivo del nome e del simbolo, per inibirlo soprattutto all'associazione omonima fondata nel 2017 e di cui è legale rappresentante Luigi Di Maio. La XI sezione civile del Tribunale di Genova, dopo essersi occupata una prima volta del caso a marzo, oggi ha emesso una nuova ordinanza (di reclamo, in sede cautelare), con la quale ha parzialmente accolto le richieste di chi si riconosce soltanto nel MoVimento originario: pur non avendo ravvisato gli estremi per riconoscere loro l'esclusiva dei segni distintivi, i giudici hanno comunque ritenuto necessario che Beppe Grillo, come responsabile del trattamento dei dati personali del M5S, consegnasse al nuovo legale rappresentante della "non associazione" i dati degli iscritti di quest'ultima, per consentirle nuovamente di operare. Un risultato non secondario, che merita di essere analizzato meglio, all'interno di una decisione più complessa.

* * *

Presupposto della vicenda processuale era stata la nomina da parte del presidente del Tribunale di Genova, il 12 gennaio, di un curatore speciale per il MoVimento 5 Stelle fondato nel 2009 (d'ora in avanti M5S-1), sulla base di un ritenuto conflitto di interessi di Beppe Grillo per il ruolo rivestito nei tre MoVimenti. 
Quello stesso curatore, l'avvocato Luigi Cocchi, si era poco dopo rivolto al medesimo tribunale, chiedendo che tanto a Grillo, quanto alle altre due associazioni denominate MoVimento 5 Stelle (fondate nel 2012 e nel 2017, rispettivamente M5S-2 e M5S-3) per tutelare il diritto al nome e al simbolo del M5S-1, fosse inibito l'uso del nome e del simbolo, cui lui riteneva avesse diritto la "non associazione" del 2009 (anche per proteggere l'identità personale di quest'ultima, oltre che la sua possibilità concreta di agire). In più, il curatore aveva anche chiesto che Grillo fosse obbligato a consegnare al M5S-1 le banche dati degli iscritti alla "non associazione" del 2009, perché i nuovi rappresentanti di questa potessero ricostituire i rapporti di comunicazione e informazione con i loro iscritti.
In sede cautelare (dunque in quel procedimento che precede il giudizio di merito e viene instaurato quando si teme che da una situazione - in questo caso, la confondibilità delle tre associazioni tutte chiamate M5S - possa sorgere un pregiudizio grave e irreparabile), il Tribunale di Genova si era già pronunciato il 27 marzo, rigettando nel merito tutte le domande dei ricorrenti. In particolare il giudice monocratico, da una parte, aveva ritenuto che ci fosse una differenza tra la "non associazione" del 2009 ("destrutturata") e quelle nate successivamente, qualificabili come partiti e come tali "con una indubbia evidenza di rilievo pubblico"; dall'altra, aveva sostenuto che il M5S-1 non avesse provato di essere titolare del nome e del simbolo o anche solo del diritto a usarli (in base al "non statuto" il titolare dei diritti d'utilizzo era Grillo, mentre in seguito lo sarebbe diventato il M5S-2). Quanto alla consegna dei dati degli iscritti, per il giudice la richiesta era parsa "sproporzionata e sbilanciata, in rapporto alle esigenze di tutela della privacy [...] per essere supportata da una quarantina di iscritti all'associazione, a fronte di circa 150mila".
L'ordinanza appena ricordata non poteva certo soddisfare i ricorrenti, che hanno proposto reclamo a tempo debito: la nuova ordinanza del Tribunale di Genova, stavolta emessa da un collegio, accoglie in parte le richieste del curatore del M5S-1, confermando per il resto la decisione di prime cure, nel senso che si vedrà subito. Dopo aver precisato, tra l'altro, che pur essendo trascorse le elezioni politiche non sarebbero venuti meno i pregiudizi legati all'eventuale lesione del diritto al nome, al simbolo e all'identità personale della "non associazione" del 2009 (dunque non c'era alcun motivo di considerare inammissibile il reclamo del M5S-1) e avendo ribadito l'esistenza di un conflitto di interessi per Beppe Grillo secondo quanto già rilevato dal presidente del tribunale, il collegio ha esaminato il merito della questione, partendo dalla disputa sull'uso dei segni identitari e distintivi del MoVimento 5 Stelle, vero cuore del contenzioso.  

* * *

Nel reclamo, il curatore speciale della "non associazione" aveva sottolineato che non aveva senso riconoscere che il M5S-1 si chiama MoVimento 5 Stelle, se poi non la si riconosceva titolare di un indisponibile diritto al nome e all'identità personale a questo legata; aveva precisato che il "non statuto" aveva attribuito a Grillo (e in seguito, eventualmente, al M5S-2) solo l'uso del contrassegno, ma non anche la titolarità il nome (primo e principale segno di identificazione di un soggetto collettivo) e, di fatto, non era possibile che la titolarità del contrassegno trascinasse automaticamente con sé anche quella del nome (casomai il contrario). Il fatto poi che Beppe Grillo risultasse "unico titolare dei diritti d’uso” del contrassegno (posizione poi assunta dall'associazione del 2012), essendo questa scelta funzionale all'azione politica della "non associazione" (anche per evitare che ogni attiVista potesse usare discrezionalmente nome ed emblema), doveva far concludere che quella titolarità esclusiva dell'uso del simbolo fosse "in senso fiduciario", nell'interesse dell'associazione e dello stesso Grillo (che dunque non avrebbe potuto vantare alcun diritto al nome).  
Su tutto ciò il collegio ha precisato che si tratta di argomentazioni "senza dubbio degne di considerazione e – se del caso – potranno essere sviluppate nel corso del procedimento di merito" (il che potrebbe anche consentire un esito diverso della valutazione in quella sede), ma per i giudici questo non permetteva di sostenere che il M5S-1 potesse vantare - al di là del diritto al nome - una titolarità esclusiva del nome e del simbolo, tale per cui le due associazioni nate successivamente li avrebbero usurpati.
Per i giudici, in particolare, non ci sarebbero indizi a suffragio della titolarità esclusiva del nome e del simbolo in capo alla "non associazione" dl 2009: il fatto che il M5S-2 abbia assunto dall'inizio gli stessi segni del M5S-1, senza che questo contestasse nulla (visto che il soggetto più recente doveva essere di semplice supporto al primo nato) dota entrambi del diritto al nome, senza che se ne possa contestare alcuno dei due. Il collegio ha negato anche che il M5S-1 sia contrario al fatto che il M5S-3, a partire dal 2017, ne abbia assunto nome e simbolo: 45 persone su 150mila iscritti sarebbero poche per considerare generale il loro intendimento (né il curatore speciale avrebbe interpellato "un numero significativo di soci per sondarne la volontà, prima di instaurare il presente giudizio": avrebbe dunque dovuto, secondo i giudici, limitarsi in un primo tempo a chiedere i dati degli iscritti per interpellarli, per poi decidere solo in seguito se agire per la tutela dei segni identificativi), mentre 80 iscritti al M5S-1, dunque un numero maggiore, erano di fatto intervenuti in giudizio per sostenere le ragioni del M5S-3 (secondo il quale "la stragrande maggioranza degli iscritti alla c.d. 'non associazione' ritengono che l’associazione del 2017 rappresenti gli stessi valori ed incarni i medesimi principi di quella del 2009"). Basterebbe questo, per il collegio, a far ritenere che l'associazione del 2017 abbia legittimamente adottato il proprio nome e, dunque, ne abbia diritto e che non si sia di fronte, comunque, a un uso fatto contro la sua volontà.
E' questa, in realtà, la parte dell'ordinanza che risulta in assoluto meno convincente, ossia il fatto di dare al contrasto una lettura puramente numerica, per giunta parziale: 80 persone sono più di 45, ma sono sempre assai poche rispetto ai 150mila. E' vero che, a maggior ragione in sede cautelare, l'onere della prova spetta a chi fa valere una ragione (quindi certamente sarebbe stato utile per il curatore speciale avere a disposizione gli elenchi degli iscritti per interpellarli), ma sembra poco efficace l'uso di un argomento puramente quantitativo, raffrontando il numero di coloro che aderiscono a un orientamento semplicemente al totale degli aderenti; è opportuno considerare, tra l'altro, che l'eventuale contrarietà manifesta di un soggetto - debitamente informato e interpellato - all'uso di nome e simbolo da parte del M5S-3 potrebbe non essere privo di conseguenze (potrebbe cioè portare il gestore del sito a iniziare un procedimento disciplinare), dunque l'argomento numerico, se utilizzato per valutare la posizione di chi contesta l'uso di nome e simbolo da parte dell'associazione del 2017, finisce per non tenere conto di un importante fattore di dissuasione.
Se è giusto ricordare che non spetta ai giudici formulare giudizi politici sulla continuità o discontinuità ideologica tra due associazioni (lo ha detto anche il tribunale nella prima ordinanza), è altrettanto vero che non si può non rilevare - e in sede di merito sarà opportuno considerare questo aspetto - che un contrasto ideologico tra il M5S-1 e il M5S-3 in realtà esiste e, senza voler ragionare in termini di continuità, si pone oggettivamente un problema di identità personale da tutelare, in particolare per quanto riguarda il soggetto dalla storia più risalente. Qui, infatti, esistono comunque due soggetti giuridici con lo stesso nome e che operano nello stesso ambito; il fatto che, nelle intenzioni di chi ha costituito l'associazione del 2017, la quasi totalità degli aderenti alla "non associazione" sarebbe confluita nel M5S-3 non fa venire meno l'esistenza giuridica del M5S-1 (almeno fino al suo scioglimento secondo l'art. 21, comma 3 del codice civile), dunque un problema di confondibilità e di corretta attribuzione del pensiero e dell'operato (in termini, dunque, di identità personale) continua a porsi. 
Incidentalmente, tra l'altro, i giudici hanno anche ritenuto che non avesse alcun rilievo il fatto che nello statuto dell'associazione del 2012 la parola "Movimento" fosse riportata con la lettera "v" minuscola, ritenendo che ciò fosse frutto di un refuso e non invece della volontà di distinguere il nome del M5S-2 dal M5S-1. Qui ci si deve limitare a dire che il controllo del testo dei giudici è stato fatto sulla seconda versione dello statuto, che aveva ritoccato quasi dappertutto il nome dell'associazione utilizzando la "V" maiuscola, mentre così non era nel testo originario dello statuto del 2012. Lascia un po' perplessi, poi, il ragionamento del tribunale in base al quale, quando lo statuto sostiene che "l’Associazione [...] condivide e fa propri gli obiettivi politici dei Programmi degli iscritti al MoVimento 5 Stelle formati e pubblicati nel sito www.movimento5stelle.it", opererebbe una distinzione tra "l’Associazione" e il MoVimento che ha lo stesso nome, istituito nel 2009, per cui "nella mente dei costituenti l’associazione 2012, questa doveva essere una 'vera' associazione, mentre quanto creato nel 2009 non aveva tali caratteristiche": il tribunale di Roma e quello di Napoli, infatti, avevano già chiarito che sempre di associazione si tratta, dal punto di vista giuridico, anche con un "non" davanti (e, con tutto il rispetto, leggere in una decisione di un giudice "una 'vera' associazione" è quanto di meno giuridico esista).

* * *

Trattata la questione dei segni identificativi e distintivi, il collegio si è concentrato sulla richiesta del M5S-1 di riottenere l'accesso esclusivo al dominio www.movimento5stelle.it (propria sede virtuale), inibendolo al M5S-3: senza il proprio sito, infatti, la "non associazione" del 2009 non sarebbe stata - secondo il curatore speciale - nemmeno in grado di operare. Se per il giudice di prime cure non c'era alcun indizio di titolarità del sito in capo al M5S-1, perché titolare esclusivo ne sarebbe stato il M5S-2, per il curatore speciale si sarebbe dovuto tenere conto di altri documenti (come il contratto del 2016, successivo all'attacco hacker subito dal sito del MoVimento, nel quale l'associazione Rousseau sarebbe stata indicata Responsabile del trattamento dei dati personali da Grillo, in qualità di "legale rappresentante dell'Associazione MoVimento 5 Stelle, titolare [...] del sito", da intendersi come M5S-1, visto che si parlava di iscritti che il M5S-2 non aveva).
I giudici hanno ammesso che "la questione è complessa", per l'oscurità di vari riferimenti, ma hanno ritenuto di "non dover prendere posizione in questa sede su tale delicata questione" (lasciando che se ne occupi, anche qui, il giudice di merito), semplicemente perché a loro dire, anche se effettivamente ora la "non associazione" di fatto non può operare in mancanza della propria sede, "l’associazione reclamante potrebbe proseguire la sua attività registrando un altro dominio, all'interno del quale ricreare un sito con caratteristiche analoghe e modalità di funzionamento identiche a quello di cui è stata privata", dunque non c'è il rischio di un pregiudizio grave e irreparabile. 
L'affermazione risulta accettabile, tuttavia, solo se si prosegue nella lettura dell'ordinanza, che si occupa della prima richiesta avanzata dal curatore speciale, ossia la consegna a questi dei dati degli iscritti al M5S-1, poiché quel nuovo sito con relativo nuovo dominio potrebbe essere aperto solo avendo a disposizione i dati degli aderenti alla "non associazione", così da poter mantenere il contatto con loro e proseguire l'attività. La richiesta di consegna dei dati per l'ordinanza di prime cure era parsa sproporzionata (visto l'esiguo numero dei richiedenti), benché la difesa di Grillo (titolare del trattamento dei dati) nella propria comparsa di risposta non avesse detto praticamente nulla su quella domanda; il collegio, invece, è stato di diverso avviso. 
Per i nuovi giudici, infatti, "la consegna dei dati è conforme alle previsioni del d.lgs. 196/2003", perché a chiedere i dati in questione non erano stati i ricorrenti, ma il M5S-1 attraverso il suo curatore speciale, per cui quei dati "non verrebbero [...] forniti agli associati, né tanto meno dovrebbero circolare all'esterno dell’associazione"; il fatto che sia stato nominato un curatore per ovviare al ricordato conflitto di interessi non comporta "un ulteriore trattamento" dati in questione, ma solo l'obbligo per il curatore di acquisirli e trattarli in conformità al Codice. 
Per questo, i dati essenziali degli iscritti (nome, cognome, indirizzo email, eventuale numero di telefono ed indirizzo cartaceo se forniti) dovranno essere estratti "dalla banca dati dell’associazione in formato elettronico aperto, leggibile con i principali programmi open source disponibili su internet" (e con l'obbligo di concedere l'accesso alla banca dati per l'estrazione e la consultazione del contenuto, se il database fosse realizzato con software proprietario), entro 30 giorni dalla notifica dell'ordinanza; i giudici, peraltro, hanno anche ritenuto equo fissare, come richiesto dalla parte, una "penale" (astreinte, in termine tecnico) per ogni giorno di ritardo - rispetto, ovviamente, all'indicato termine di 30 giorni - nell'esecuzione del provvedimento, probabilmente anche considerando che la "non associazione" del 2009 è stata in questi mesi nell'impossibilità di operare.
In sostanza, dunque, i giudici hanno riconosciuto - sia pure in sede cautelare, dunque non a cognizione piena - che nella convivenza per sovrapposizione (o superfetazione) di associazioni omonime, anche volendo riconoscere a ciascuna di esse il diritto a mantenere il proprio nome, ciascuna per operare ha diritto di identificare i propri aderenti e di tenersi in contatto con loro (anche a costo di doversi dare una nuova "sede", sia pure solo virtuale). Si tratta di una novità importante - certamente legata a una situazione singolare come questa - e sarà molto interessante vedere come il M5S-1 sceglierà di muoversi nei prossimi mesi. In attesa, ovviamente, del giudizio di merito.