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martedì 19 marzo 2019

Unità e democrazia socialista, la memoria salvata dalle elezioni comunali


A conti fatti, non durò nemmeno otto mesi: è vissuto infatti dal 15 febbraio all'11 ottobre del 1989 il Movimento di Unità e democrazia socialista, vale a dire il gruppo di dirigenti e iscritti al Partito socialista democratico italiano che, seguendo Pietro Longo e Pierluigi Romita, abbandonò il Psdi per intraprendere un percorso autonomo, terminato con la confluenza nel Partito socialista italiano, un approdo che il nome stesso scelto per il raggruppamento sembrava in qualche modo suggerire fin dall'inizio.
Scopo dichiarato del movimento, per Longo - che non voleva che si parlasse di partito - era "operare attivamente a sostegno dell'unione di tutti i socialisti", magari per far riavvicinare Psi e Psdi; l'operazione era però condotta ponendosi al di fuori del partito del sole nascente dal mare, allora guidato da Antonio Cariglia e che sarebbe andato a congresso a Rimini dal 9 al 12 marzo. Il gruppo di Longo e Romita aveva compreso dall'inizio i deputati Giuseppe Cerutti, Graziano Ciocia, Gianni Manzolini (già giornalista Rai) e Renato Massari; dopo l'assise congressuale si erano uniti, tra gli altri, l'ex ministro Emilio De Rose, l'ex senatore Gianfranco Conti Persini, il vicesegretario Psdi Gianni Moroni, l'ex tesoriere Giovanni Cuojati e l'europarlamentare (ed ex sottosegretario) guastallese Giuseppe Amadei, assieme ad altre figure meno note. 
E se per coloro che avevano lasciato il Psdi la fondazione dell'Uds era un modo per dare nuova vita alle idee di Saragat e far "rinascere" la socialdemocrazia, per chi era rimasto nel Psdi con gli scissionisti-traditori se n'era andata "l'argenteria del partito" - come scritto sulla Repubblica da Leonardo Coen in un articolo scritto venti giorni dopo la nascita del movimento di Longo e Romita - e il loro era parso essenzialmente un tentativo di non perdere potere, lasciando un partito indebolito dagli scandali (di cui quello delle "carceri d'oro", che aveva interessato l'ex segretario Franco Nicolazzi, era solo l'ultimo) e approdando alla corte di Bettino Craxi, che allora godeva di miglior salute (e Tangentopoli sembrava ancora lontana). 
Già, ma quel movimento un simbolo ce l'aveva? Il dubbio era legittimo: è vero che per Pietro Longo ufficialmente non era un partito, ma il gruppo ha comunque operato per alcuni mesi e con personaggi di spicco, celebrando addirittura un congresso alla fine di aprile del 1989 (puntualmente registrato da Radio Radicale). Possibile che, in quel tempo, Longo, Romita e gli altri non si fossero dati un segno di riconoscimento? In rete non se ne trova notizia, nemmeno spulciando tra i giornali dell'epoca. Verrebbe spontaneo sperare nello strumento elettorale: in fondo i simboli presentati per le elezioni politiche ed europee sono relativamente facili da trovare, anche quando non finiscono sulle schede; al limite, anche le elezioni regionali possono essere un'occasione in cui un partito nuovo, specie se radicato in un certo territorio, può presentarsi e i contrassegni usati, anche in passato, avevano un minimo di pubblicità. L'impresa, tuttavia, è meno facile del previsto.
Il fatto è che, quando ci si mette sulle tracce di un partito del passato e del relativo simbolo, le elezioni per il #drogatodipolitica ricercatore sono croce e delizia. Delizia, ovviamente, se l'emblema cercato è servito in bella evidenza; croce, al contrario, quando quel fregio non c'è oppure fa parte di un contrassegno composito e quindi la grafica è diversa rispetto a quella che serve (sarà una variante in più da raccogliere, ma se si cerca il simbolo "schietto", senza modifiche o inserti, è pur sempre una seccatura). La vera croce, tuttavia, si ha se sono proprio le elezioni a mancare, cioè quando il ciclo di vita di una formazione politica si consuma lontano da appuntamenti elettorali di livello nazionale: questo può accadere sia quando in quel periodo non se ne svolgono, sia quando si vota, ma il gruppo politico che interessa non presenta candidature e, per politiche ed europee, non deposita nemmeno il simbolo. 
Questo, purtroppo, è proprio il nostro caso: all'interno dei quasi otto mesi di vita dell'Uds cadrebbero le elezioni europee del 18 giugno, ma il simbolo che qui interessa non si trova né tra i contrassegni ammessi, né tra quelli ricusati. Evidentemente a livello nazionale interessava raccordarsi per marciare più o meno uniti, ma dimostrare la propria esistenza alle elezioni era meno importante. Tutto era perduto dunque? No, perché contarsi a livello nazionale forse contava poco, ma a livello locale qualcuno poteva essere più interessato. Così, nel cercare notizie del movimento-non-partito negli archivi online dei quotidiani (soprattutto La Stampa), si può scoprire che i militanti e dirigenti locali dell'Unità e democrazia socialista avevano presentato liste in vari comuni chiamati al voto nel 1989, grandi o piccoli che fossero. Così il loro emblema finì tanto sulle schede di Sanremo, quanto su quelle di Varallo, piccolo centro in provincia di Vercelli, che in seguito sarebbe diventato famoso perché dal 2002 al 2012 avrebbe avuto come sindaco Gianluca Buonanno (che aveva già ricoperto quell'incarico a Serravalle Sesia, ripetendosi nel 2014 a Borgosesia).
A volte la fortuna assiste, così può capitare che quel comune abbia un archivio ben fornito (siano benedetti i nemici degli scarti degli atti...) e personale solerte che non si fa spaventare dal fatto che siano trascorsi ben trent'anni dalla produzione del materiale che interessa. Tempo qualche ora e dalla ricerca spunta un foglio, con tanto di firme dell'allora commissione circondariale, che contiene quel simbolo, rigorosamente pensato e realizzato in bianco e nero (come allora era previsto) e in modo molto artigianale. Un emblema letterale all'ennesima potenza, imperniato sulla sigla del movimento e soprattutto sul socialismo: la "S" dell'acronimo, infatti, si snodava enorme e sinuosa al centro del cerchio, dominando decisamente sulle altre due lettere, anche a costo di far pensare che la sigla del gruppo fosse Usd, come il dollaro americano (a ricordare il vero nome dei seguaci di Longo provvedeva la scritta posta a semicerchio nella corona che delimitava il contrassegno).
A Varallo l'Uds sfiorò il 2%, risultando ultima tra le liste (anche il Msi raccolse il 2,1%) e restando fuori dal consiglio comunale; anche a Sanremo e altrove (per esempio a San Donato Milanese o a Canegrate) le cose non andarono bene, dando sempre risultati migliori al Psdi. Anche per questo, forse, l'esperimento politico durò poco e fu accelerata la confluenza nel Psi; quella partecipazione elettorale, tuttavia, rappresenta l'unica testimonianza che ha consentito di non perdere la memoria di un simbolo che altrove non ha lasciato traccia, rischiando di far dimenticare un pezzo non secondario di storia politica italiana. 

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