mercoledì 19 maggio 2021

"Lanciami le componenti!" pure al Senato, moderatamente (e con dubbi)

Adelante con juicio
. Si potrebbe riassumere così il parere votato (si suppone a maggioranza) dalla Giunta per il regolamento del Senato sulla possibilità di costituire componenti politiche all'interno del gruppo misto anche a Palazzo Madama. Ci sono volute ben quattro sedute della Giunta per il regolamento del Senato, con un percorso iniziato addirittura lo scorso anno (2 dicembre 2020, 27 gennaio, 17 marzo e, appunto, 11 maggio 2021), per arrivare a una decisione sul punto, di fronte alle numerose richieste di formare delle componenti - praticamente non normate nel regolamento del Senato - e nella necessità di adottare una linea definita, senza dover adottare al momento una modifica puntuale del regolamento stesso (se ne riparlerà, probabilmente, quando si dovrà rimettere mano al testo in vista della prossima legislatura, dopo la riduzione del numero dei parlamentari).
Mentre si scrive, in effetti, non è ancora disponibile il resoconto sommario dell'ultima seduta, dunque non si può ancora conoscere il contenuto della discussione sul parere approvato. Questo, però, è già noto perché è stato letto in aula dalla presidente Maria Elisabetta Alberti nella seduta di ieri, martedì 18 maggio, ed è stato riportato per intero nel resoconto stenografico. Ecco, di seguito, il testo: 
Tenuto conto della disciplina prevista per i Gruppi parlamentari dall'articolo 14, comma 4, terzo periodo, del Regolamento, è consentita la costituzione di componenti politiche all'interno del Gruppo Misto purché rappresentino partiti o movimenti politici che abbiano presentato con il proprio contrassegno, da soli o collegati, candidati alle ultime elezioni nazionali. I senatori che intendono costituire una componente politica all'interno del Gruppo Misto devono essere autorizzati a rappresentare il partito o movimento politico detentore del contrassegno presentato alle elezioni, mediante dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante di tale formazione politica.
Va detto che il parere peraltro prosegue, esprimendosi sulla possibilità di esprimere dichiarazioni di voto in dissenso rispetto alle indicazioni del gruppo misto, visto che le richieste di dare voce a quei dissensi sono aumentate di pari passo con l'affollamento del gruppo misto, che si è fatto dunque più disomogeneo. Sul punto, la Giunta ha deciso che spetta alla Conferenza dei capigruppo stabilire i tempi aggiuntivi previsti dall'articolo 109, comma 2-bis del Regolamento e i tempi assegnati ai senatori che intendono dissociarsi dalle posizioni espresse dal rappresentante del Gruppo Misto. Il regolamento prevede che, qualora si preveda un solo intervento per gruppo, anche per il gruppo misto valga un limite massimo di dieci minuti, ma se più membri chiedono di parlare quel limite passa a quindici minuti e va distribuito tra i vari interventi; non è espressamente regolata l'ipotesi delle dichiarazioni di voto in dissenso - come invece si fa per i gruppi in generale, prevedendo che chi si discosta dal voto del gruppo possa parlare per un massimo di tre minuti - ma quindi ora dovrà essere la Conferenza dei capigruppo ad assegnare quei tempi in più.
Tornando alla questione delle componenti del gruppo misto, al momento sembra che la lunga discussione abbia prodotto una soluzione "minima", che regola in via di convenzione ciò che non è previsto a chiare lettere dal regolamento del Senato (che cita una sola volta le componenti, all'art. 156-bis, ma per una fattispecie minore, cioè la possibilità di presentare ogni mese una sola interpellanza con procedimento abbreviato). L'accordo che emerge dal parere votato dalla Giunta pare voler conservare anche per le componenti l'orientamento restrittivo introdotto dalle modifiche regolamentari approvate alla fine del 2017, in materia di formazione dei gruppi parlamentari. Come si ricorderà, quell'intervento aveva lo scopo di scoraggiare la frammentazione: ora è consentita solo la formazione di gruppi di almeno dieci membri - al di là del gruppo di almeno cinque persone riferito alle minoranze linguistiche - che rappresentino un partito o comunque una lista che abbia presentato candidature alle elezioni del Senato con un proprio contrassegno, ottenendo l'elezione di senatori; quanto al sorgere di gruppi in corso di legislatura, è possibile solo per gruppi espressione di "singoli partiti o movimenti politici che si siano presentati alle elezioni uniti o collegati". Si è già visto come in passato solo l'accordo con il Psi abbia consentito a Italia viva la costituzione di un gruppo autonomo, proprio perché si è ritenuto che il Partito socialista, come parte del cartello Insieme, si sia presentato alle elezioni "unito" ad altre forze politiche (avendo eletto in Senato Riccardo Nencini, sia pure in un collegio uninominale e non sotto le dirette insegne della lista cui partecipava il suo partito).
Evidentemente, nella discussione in Giunta sulla linea di condotta da tenere in materia di requisiti per consentire la costituzione di componenti, si è ritenuto di dover tenere conto della scelta severa fatta dal Senato alla fine della scorsa legislatura. In passato non era stato così: anche sulla base del fatto che quelle componenti di fatto non contavano quasi nulla, ma erano essenzialmente "etichette" per riconoscersi, nel gruppo misto di Palazzo Madama poteva costituirsi qualunque componente, anche di una sola persona, senza che questa dovesse corrispondere a un partito che aveva partecipato alle elezioni, addirittura senza dover per forza corrispondere a un partito (fu il caso soprattutto di Insieme per l'Italia di Sandro Bondi e della compagna Manuela Repetti, denominazione addirittura priva di simbolo, come ben sa chi segue da tempo I simboli della discordia). Ora, invece, chi vorrà costituire una componente politica del gruppo misto al Senato potrà farlo solo se questa rappresenta uno tra i "partiti o movimenti politici che abbiano presentato con il proprio contrassegno, da soli o collegati, candidati alle ultime elezioni nazionali" e, per giunta, sarà necessario farsi rilasciare dal legale rappresentante del partito di cui si vuol costituire la componente una dichiarazione ad hoc per dire che quelle persone elette al Senato sono "autorizzate a rappresentare" la forza politica che detiene il contrassegno usato alle elezioni. Per essere chiari, se questa convenzione fosse stata valida nella scorsa legislatura, non sarebbe potuta nascere, in autonomia dalla Lega Nord, la componente della Lega per Salvini premier nel gruppo misto (costituita invece il 3 novembre 2017, un mese e mezzo prima che le modifiche al regolamento del Senato fossero approvate, da Roberto Calderoli, allora come ora membro della Giunta per il regolamento...) e quel soggetto politico, dunque, non avrebbe nemmeno potuto chiedere l'inserimento della stessa Lega per Salvini premier nel Registro dei partiti politici (la procedura può essere iniziata solo a seguito della partecipazione alle elezioni europee, politiche o regionali o potendo contare su un gruppo parlamentare o, appunto, una componente del gruppo misto). 
Sulla soluzione adottata si può fare qualche osservazione, senza nascondere alcune perplessità, anche sul linguaggio utilizzato (ma le riflessioni dovranno essere riconsiderate quando sarà reso noto il contenuto della discussione in Giunta). Innanzitutto qui non si è indicato alcun requisito numerico, dunque si deve immaginare che anche una sola persona eletta in Senato possa costituire una componente. Si chiede poi che il partito di cui si vuole costituire la componente abbia partecipato "alle ultime elezioni nazionali", dunque esso può essersi presentato anche solo alla Camera, mentre l'art. 14, comma 4 del regolamento del Senato chiede che i candidati siano stati presentati (anche o solo) al Senato e per giunta sia stato eletto un senatore (peraltro, per coloro che leggono l'art 14, comma 4, penultimo periodo come norma a sé, slegata dal resto del comma, nessuno di questi due requisiti sarebbe richiesto per i gruppi autonomi sorti in corso di legislatura, ma finora non pare che questa posizione abbia trovato sponda in Senato). Si tratta di una differenza non secondaria, ma non irragionevole, se non altro perché è molto più facile che uno o più senatori, invece che fondare un nuovo partito (che avrebbe problemi a costituire un gruppo), scelgano di aderire a un soggetto politico già esistente e che magari aveva presentato candidature solo alla Camera, anche senza eleggere nessuno. Per inciso, qualcuno potrebbe anche tentare di sostenere che anche le elezioni europee sono da considerarsi "nazionali", essendo regolate dalla stessa legge in tutta l'Italia (legge che peraltro rimanda spesso a quella per le politiche) e prevedendo un deposito centralizzato dei contrassegni al Ministero dell'interno: non sembra questo l'intento, ma considerando che in passato in Senato si è vista anche la componente dell'Altra Europa con Tsipras, qualcuno potrebbe pensarci.
Qualche riserva, invece, non si può evitare con riguardo al requisito in base al quale i soggetti politici cui si riferiscono le varie componente debbano avere presentato candidature alle ultime elezioni nazionali "con il proprio contrassegno, da soli o collegati". Ci si vuole probabilmente riferire alle situazioni delle liste "sciolte" o "coalizzate", ma il parere dimentica di trattare il caso di un partito o di un movimento che abbia partecipato in modo visibile a un "cartello elettorale", inserendo dunque il proprio simbolo nel contrassegno. L'esempio del Psi è eloquente: dal 4 giugno 2018 al 17 settembre 2019 Riccardo Nencini è risultato unico membro della componente del Psi, inizialmente costituita come Psi-Maie-Usei, poi dal 6 aprile solo Psi-Maie. In base alle regole stabilite ora in via convenzionale, quella componente forse sarebbe potuta sopravvivere come "continuazione" della compagine costituita all'inizio della legislatura, ma se Nencini avesse chiesto di costituirla ex novo a legislatura iniziata avrebbe avuto difficoltà, poiché il suo partito a rigore non si è presentato alle elezioni del 2018 né "da solo" (non ha presentato liste per conto proprio), né "collegato", ma casomai "unito" (a Verdi, Area civica e ulivisti nel cartello Insieme), però quella parola non è stata ripresa nel parere votato dalla Giunta per il regolamento
Naturalmente può essere che nel più stia il meno, per cui se si consente a un partito presentatosi "unito" di costituire un gruppo autonomo a maggior ragione questo dovrebbe poter costituire una componente del gruppo misto; le parole però hanno un peso, soprattutto se sono quelle di un parere che deve "integrare" un regolamento parlamentare, quindi il fatto che una certa parola non sia presente non può essere considerato come trascurabile. Anche perché il parere citato parla di "contrassegno", che è l'emblema con cui le liste (o le candidature singole nel collegio uninominale della Valle d'Aosta, oltre che in caso di elezioni suppletive) si presentano agli elettori, mentre ogni partito e movimento si identifica con il "simbolo", che in caso di lista presentata da una sola forza politica può essere utilizzato come contrassegno, ma non di rado è utilizzato come elemento di un contrassegno composito, più ampio (come appunto quello della lista Insieme). Non a caso, quando il regolamento parla della costituzione di gruppi autonomi (in corso di legislatura) all'art. 14, comma 4, penultimo periodo, non parla affatto di contrassegni, ma di partiti o movimenti "che si siano presentati alle elezioni uniti o collegati": non c'era dubbio sul fatto che il Psi potesse costituire un proprio gruppo, mentre sarebbe lecito averlo con riferimento alle componenti. L'impressione, insomma, è che il parere sia stato redatto mescolando i termini usati per due fattispecie leggermente diverse, creando una certa confusione: il problema si può risolvere, ovviamente, ma era meglio non crearlo, visto che si stava cercando di chiarire una situazione poco definita.
In base al parere, in ogni caso, potrebbero sorgere componenti politiche di tutte le formazioni che hanno partecipato alle elezioni (e che ovviamente non hanno già un gruppo a Palazzo Madama), quali Potere al popolo, il Popolo della Famiglia, Partito comunista, fino ai soggetti più piccoli, cui si potrebbero aggiungere - in caso di interpretazione estensiva del parere stesso - i partiti che hanno presentato liste congiuntamente con altre forze politiche (a partire da Noi con l'Italia, Centro democratico e dai tanti soggetti presenti all'interno di Civica popolare). Bisogna anche dire che il fatto che le persone elette al Senato che vogliano costituire (da sole o collettivamente) una componente politica debbano essere "autorizzat[e] a rappresentare il partito" cui il contrassegno si riferisce dal legale rappresentante del partito stesso consente, in linea teorica, la formazione della componente anche a chi non fa parte di quel partito, "accontentandosi" del consenso esplicito e formale del legale rappresentante di un partito al sorgere di una componente con quel nome. Oggettivamente al Senato dovrebbe avere un rilievo assai ridotto: a Palazzo Madama, a differenza di quanto previsto per la Camera, le componenti non sono automaticamente dotate di risorse e spazi per il loro funzionamento, quindi dovrebbe esserci meno interesse alla costituzione o al mantenimento di una componente. Certo è che qualche persona eletta al Senato, magari fuoriuscita dal proprio gruppo originario, potrebbe essere interessata a costituire una componente per avere un minimo di visibilità (e, in qualche caso, di tempo riservato per gli interventi in dissenso) e così potrebbe incrociare l'interesse di un soggetto politico esterno alle Camere ad apparire nei lavori di aula: in questo senso, potrebbero aver interesse - anche solo per provocazione - ad entrare in aula senza aver eletto nessuno CasaPound Italia e Forza Nuova (anche per cercare di "blindare" la loro esistenza attraverso la presenza a Palazzo Madama), come pure il Partito comunista dei lavoratori, il Partito valore umano o il vecchio Pri. 
La formulazione del parere, tra l'altro, in teoria potrebbe essere interpretata come l'art. 14, comma 5 del regolamento della Camera, per cui la componente deve rappresentare il partito che ne consente il sorgere, ma si tollera che a quel nome ne sia abbinato un altro, cioè quello in cui effettivamente si identificano i membri della componente. Il fenomeno è noto fin dalla XV Legislatura e si è ripetuto anche in quella attuale (si pensi alle componenti nate grazie a 10 volte meglio, Alternativa popolare e Federazione dei Verdi), anche se al Senato la ricordata assenza di risorse dedicate alle componenti non incoraggerebbe operazioni simili; esse potrebbero comunque essere tentate - visto che il parere non parla in alcun modo di elezione di senatori, dunque qui non si potrebbe far valere alcuna differenza rispetto al regolamento della Camera - dai rappresentanti di formazioni politiche nate in corso di legislatura. L'unica certezza, infatti, è che partiti e movimenti nati dopo le elezioni non possono costituire alcuna componente con il proprio nome, come denunciato in aula da Mattia Crucioli, che si riconosce in L'alternativa c'è e ha parlato di interpretazione "liberticida", perché non consente in alcun modo alle compagini nate in corso di legislatura, di maggioranza e soprattutto di opposizione, di avere visibilità (nessuno di L'alternativa c'è, tra l'altro, partecipa alla Giunta: per il gruppo misto l'unico membro presente è la presidente Loredana De Petris, di Leu). 
Proprio Crucioli e le altre persone elette in Senato che rappresentano L'alternativa c'è - forza politica che, incidentalmente, non ha ancora scelto il suo simbolo - stanno protestando da ore, soprattutto per (ri)ottenere la possibilità di parlare in dissenso rispetto alla posizione del gruppo misto (della questione si occuperà la Conferenza dei capigruppo); sulla questione della componente, tuttavia, potrebbero cercare di percorrere la strada prima ricordata dell'abbinamento dei nomi - a patto, ovviamente, di trovare tra le formazioni che si sono presentate alle elezioni un soggetto disponibile -  visto che ciò è stato permesso per il gruppo di Italia viva e alla Camera continua a essere praticato senza troppi problemi (ricordando, come si diceva, che per le componenti non ci sarebbe nemmeno il problema di dover annoverare tra i membri una persona eletta con il partito che si vuole rappresentare, ma basterebbe la dichiarazione del legale rappresentante del partito che si prestasse a un'operazione simile). Non si tratterebbe, bisogna dirlo, di una pagina splendida del diritto parlamentare, ma c'è chi potrebbe ritenere che sia ancora peggio consentire solo a una parte dell'opposizione di esprimersi in modo visibile, comprimendo in sostanza le posizioni dell'altra parte, magari nata proprio in occasione della formazione del nuovo governo. In ogni caso, ora che una regola pur minima è stata fissata - almeno temporaneamente - anche al Senato, qualcuno nell'aula di Palazzo Madama potrebbe perfino adottare come grido di battaglia, alla Jeeg Robot, "Lanciami le componenti!"

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