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venerdì 2 novembre 2012

Alle "vere primarie" voto Cetto (ma anche Frengo o Olfo). Garantisce Antonio Albanese


In principio fu Cetto. Anzi, solo Cetto. Già, perché alle primarie dell’ineffabile Partito du Pilu si raccoglievano le primarie per un unico candidato, Cetto Laqualunque: non mancava nulla, moduli per le firme, adesivi, bandiere, spillette, il tutto sotto il gazebo montato nella piazza che di volta in volta era stata scelta. Lo scopo era la promozione del film Qualunquemente, uscito a gennaio 2011 nelle sale con Antonio Albanese come protagonista, ma il fenomeno non passò inosservato.
Ora l’attore si accinge a tornare da mattatore con una nuova pellicola imperdibile, Tutto tutto niente niente. Stavolta, però, per Cetto Laqualunque – che come unico punto programmatico sceglie «la depenalizzazione di tutti i reati», un ossimoro in piena regola – il compito si fa maledettamente più difficile, perché alle primarie avrà due concorrenti: Frengo Stoppato, convinto liberalizzatore del fumo e assertore della beatificazione in vita, nonché «Favaretto Rodolfo detto Olfo» (così, c’è da giurarci, sarebbe scritto sulla scheda), secessionista impenitente in salsa veneta. La campagna elettorale inizierà domani, con tanto di autobus a due piani a scorrazzare per l’Italia e tutti – proprio tutti: «italiani residenti, italiani non residenti, stranieri regolari e irregolari», come recita il sito www.levereprimarie.it – potranno sostenere i candidati, fondare comitati e soprattutto votare.
Regista di queste due curiose consultazioni è il creativo Federico Mauro: «Per Qualunquemente le primarie di Cetto erano più una attestazione del gradimento del “politico” inventato da Albanese – ci ricorda –. Io fui coinvolto come Art Director di Fandango, fu un successo straordinario e inatteso, ma era una sorta di sottoscrizione al suo programma. Assieme alla divisione marketing di Fandango e 01 Distribution abbiamo ideato e definito la campagna: io mi sono occupato dell'aspetto creativo (online soprattutto), della realizzazione grafica e dell’art direction della campagna. Le contingenze politiche del periodo ci aiutarono molto: addirittura un sondaggio del Corriere rilevò un potenziale 9% di elettori disposti a votare per il Partito du Pilu... quando la realtà supera la fantasia».
Per il lancio del nuovo film, con una vera competizione tra più candidati (pure se interpretati dallo stesso attore) il gioco è diventato più serio e accurato: «L’idea delle primarie, paradossalmente, è nata anche qui molto prima della contingenza politica che ora viviamo – chiarisce Mauro –. Essendo stavolta tre i personaggi l’idea di “vere” primarie è stata piuttosto naturale. Poi i personaggi erano così divertenti e ricchi di suggestioni...  Faccio notare che la nostra è una campagna elettorale vera e propria: ci sarà un tour che girerà l’Italia per diffondere materiale, programmi e far conoscere i candidati, c’è un sito web dove per la prima volta si potrà votare da casa, con un clic, il proprio candidato, ci sarà una App per iPhone e iPad... insomma in un certo senso abbiamo anche arricchito questa campagna con idee e modalità che, prima o poi, dovranno essere realmente sperimentate. Come il voto elettronico, per esempio...»
I simboli della campagna elettorale
Sembra quasi di stare dall’altra parte del mondo, a giudicare dallo stile della campagna, piena di stelle e con i colori degli Stati Uniti dovunque: pure i simboli dei tre candidati si adeguano a questa Emerican Uei. «Volevamo distaccarci un po’ dallo stile del primo film, però – precisa l’art director – dovendo veicolare una competizione elettorale e politica, bisogna comunque adeguarsi e creare un rimando chiaro alle forme della comunicazione politica. L’idea di rendere simili le primarie a quelle americane era anche per dare più enfasi ai personaggi. rendendoli più “importanti”».
Morale, ci aspettano tre settimane di campagna elettorale fino alle primarie (che anticipano di poco quelle del Pd): inutile chiedere a Federico Mauro una presentazione dei candidati («Sul sito ci sono i loro divertentissimi programmi elettorali con tanto di spot: valgono più di ogni presentazione»), mentre dice qualcosa di più sulle speranze riposte in questa insolita campagna, in termini di votanti e di traino per Tutto tutto niente niente: «Sono fenomeni imprevedibili. Per ora registriamo un interessante gradimento: il pubblico si diverte e ci fa piacere. Speriamo segua l’intero mese di campagna e poi vada a divertirsi al cinema il 13 dicembre, perché il film è davvero esilarante». Viene da chiedersi quanto, questa volta, la nuova pellicola di Albanese riuscirà ad anticipare la realtà: senza Qualunquemente, tale Marco Di Nunzio non si sarebbe mai presentato agli uffici elettorali piemontesi a depositare alle ultime elezioni la lista «Bunga Bunga – Più pilo per tutti». Avremmo voluto vedere le facce del depositante e della commissione, per ora ci basta il commento di Federico Mauro, art director: «Al peggio non c'è davvero mai fine». Gli crediamo sulla parola.

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