Tocca ripetersi, ancora una volta: prima o poi della Democrazia cristiana, delle disavventure legate al suo nome o al suo simbolo si finisce per riparlare. Per qualche nuovo tentativo di rivendicare l'uso della denominazione o dello scudo crociato, per nuove cause o minacce di cause, per qualche partecipazione elettorale interessante (di solito non sul piano dei risultati raccolti) o per qualche dichiarazione di rilievo. Quest'ultimo caso è quello che interessa stavolta, per la natura dei dichiaranti e per il contenuto della dichiarazione.
Ieri pomeriggio, infatti, alle agenzie è arrivata una breve nota a firma di vari democristiani di lunghissimo corso: Paolo Cirino Pomicino (classe 1939, deputato per sei legislature, ministro dal 1988 al 1992), Giuseppe Gargani (classe 1935, deputato per sei legislature e poi europarlamentare per tre), Calogero Mannino (classe 1939, sei legislature da deputato e una sa senatore, vari incarichi da ministro), Ortensio Zecchino (classe 1943, un mandato da europarlamentare, quattro legislature da senatore, nonché un ruolo da ministro ma quando ormai la Dc aveva cambiato nome da qualche anno) e Vito Bonsignore (due legislature da deputato e due da europarlamentare per Udc e poi Pdl). Vale la pena riportare di seguito la loro breve nota per intero:
A quegli amici scappati di casa che da tempo utilizzano come simbolo lo scudo crociato e come nome la Democrazia cristiana chiediamo di smetterla di offendere la memoria del più grande partito che l'Italia repubblicana abbia avuto. Un'offesa che diventa ancora più indigeribile per i risultati che ottengono, raccogliendo una quantità risibile di voti, oscillante tra l'1 e il 2 per cento, e per la totale assenza di vita democratica al loro interno.
Parole che pesano come macigni, specie se si considera che, al di là del curriculum politico dei dichiaranti, tra loro c'è Zecchino, presidente del Consiglio direttivo del Comitato Nazionale per le celebrazioni dell’80° anniversario della nascita della Democrazia cristiana: quelle poche righe, quindi, suonano come un invito "ufficiale" a desistere. Un invito non troppo diverso, in fondo, da quello lanciato il 21 febbraio 2008 da due ex presidenti della Repubblica (Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro) e dal sette volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti, peraltro poche settimane prima che la provvisoria riammissione della Dc guidata da Giuseppe Pizza stava mettendo a rischio lo svolgimento delle elezioni politiche già abbondantemente indette:
Cari giovani Amici leader della diaspora democratica-cristiana! Chi vi rivolge questo appello ha militato da sempre nel glorioso partito della Democrazia Cristiana, erede del Partito Popolare fondato da Don Luigi Sturzo. Il nostro appello è che nessuno dei movimenti politici da voi fondati e guidati voglia usare il simbolo dello scudo rosso-crociato con la scritta "Libertas", che Don Sturzo derivò dalla bandiera che aveva sventolato gloriosamente sul Carroccio nella storica battaglia di Legnano. Riteniamo che sarebbe bene affidare la custodia di questo simbolo alla fondazione intitolata al suo ideatore e cioè all'Istituto Luigi Sturzo. Con amicizia.
Cossiga, Scalfaro e Andreotti non ci sono più da qualche anno, quindi il compito di rivolgere un appello ai democristiani non pentiti e mai domi se l'è assunto qualcun altro. Non si è fatta attendere la risposta di Gianfranco Rotondi, che da un paio d'anni ha ripreso a fare politica con la "sua" Dc:
Condivido l'appello degli ultimi leader Dc viventi: fallita la riunificazione di nome e simbolo della Dc in un nuovo partito, l'utilizzo delle antiche effigia rappresenta una profanazione, peraltro inutile visti i risultati elettorali. Il mio partito ha come simbolo il mio cognome, già ho smesso di usare l'acronimo assoluto 'Democrazia cristiana'. Peraltro in Campania la mia lista ha avuto gli stessi voti (pochi) dello scudo crociato. Per quanto mi riguarda sono pronto a condividere la possibilità di conferire nome e simbolo della Democrazia Cristiana all'Istituto Sturzo o ad una fondazione.
Dalle parole di Rotondi s'intende che lui ha intuito che gli autori del messaggio ce l'avevano un po' anche con lui (nonostante Cirino Pomicino l'ultima legislatura da deputato l'abbia agguantata nel 2006 come eletto nella lista che la Democrazia cristiana per le autonomie aveva presentato con la parte di Nuovo Psi fedele a Gianni De Michelis). In Campania, in effetti, l'Udc con lo scudo crociato e l'alleanza con la Dc di Raffaele De Rosa (successore di Elisabetta Trenta e Antonio Cirillo) ha preso 9771 voti, pari allo 0,49%, mentre la Dc con Rotondi (e la sua Balena bianca sorridente) ne ha raccolti 8677 (lo 0,43%). In Puglia è andata peggio alla lista La Puglia con noi, cui ha concorso anche la Dc - De Rosa, ferma allo 0,08% (1127 voti), mentre non è dato sapere quanto l'Udc abbia contribuito ai 106853 voti (8,04%) raccolti dalla lista della Lega e del Nuovo Psi. La prestazione migliore, volendo, l'ha fatta l'Udc nel suo Veneto (la Regione del segretario, Antonio De Poli), ottenendo 28109 voti (l'1,68%) e facendo scattare un eletto essendo parte della coalizione vincitrice.
L'invito vibrante a desistere con l'uso del nome o dello scudo crociato - a maggior ragione, s'immagina, se accompagnato a qualche rivendicazione di continuità giuridica con la Dc storica - difficilmente sarà accolto da tutti. Basti pensare all'Udc, che quando si parlava di "Partito della nazione" aveva immaginato di lasciare da parte lo scudo crociato (ma con l'idea di affidarlo a un soggetto terzo per impedire che altri partiti se ne appropriassero come res derelicta), ma poi non ha mai fatto nessun passo reale in questa direzione; oppure si pensi a tutti i tentativi di "riattivare" la Dc che nel 1994 aveva scelto di cambiare nome ma, evitando di svolgere un congresso, l'aveva fatto male, generando l'idea seducente che fosse dormiente da allora mentre i partiti "politicamente eredi" nascevano, operavano e si scindevano, bisticciando tra loro. In tutto questo percorso, bisogna dare atto a Gianfranco Rotondi di avere limitato ad alcuni periodi (2004-2008, 2013, 2018-2019, 2023-oggi, anche se usa più spesso l'acronimo Dcr) l'uso del nome della Dc - peraltro ottenuto legittimamente dall'associazione Partito popolare italiano nel 2004 - e di avere usato ancora meno lo scudo crociato (essenzialmente dal 2021 con Verde è Popolare e tra la fine del 2023 e l' inizio del 2024 quando ha varato la sua Dc con Rotondi, prima che un primo verdetto della corte d'appello di Cagliari gli suggerisce di sostituire lo scudo con la balena bianca sorridente). Proprio Rotondi, interpellato espressamente da questo sito, ribadisce: "Credo che la vicenda politica dello scudo crociato sia conclusa, non c’è più tempo", lasciando intendere - senza dirlo espressamente - che ogni ulteriore tentativo di rivendicare nome e simbolo della DC o anche solo di perseverare nell'uso già fatto possa soltanto nuocere alla buona qualità dei rapporti tra democristiani. Che, nella loro semiacclarata eternità, hanno memoria lunga, anche se è passato un trentennio dalla Caduta (di cui sarà bene parlare più avanti).

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