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venerdì 3 giugno 2016

Roma, simboli e curiosità sulla scheda

Anche sulle elezioni amministrative a Roma ha profondamente inciso l'attività dei giudici amministrativi: dopo le esclusioni decise dalla Commissione elettorale circondariale, è toccato al Consiglio di Stato riammettere varie liste, portando a 34 le formazioni partecipanti al voto; i candidati sindaci in corsa tuttavia sono meno della metà, soltanto 13, dal momento che ci sono quattro coalizioni piuttosto numerose.

Alessandro Mustillo

Il sorteggio ha scelto che ad aprire le danze, sul manifesto delle candidature e sulla scheda, sia il Partito comunista di Marco Rizzo, che ha scelto come proprio candidato il giovane Alessandro Mustillo. Che lo prevedesse o meno, questa è l'unica lista tra quelle presentate a Roma che contiene il disegno di falce e martello; per giunta, proprio la sorte ha dato al simbolo la prima posizione, quella "in alto a sinistra" che, ai tempi in cui l'ordine sulla scheda seguiva con precisione l'ordine di deposito della documentazione agli uffici elettorali, quasi sempre era toccata al Pci. Di tempo da quegli anni ne è passato - quasi un quarto di secolo - ma qualcuno, sulla scia del ricordo, potrebbe mettere la croce proprio lì?

Virginia Raggi

Sarà seconda nell'ordine dei candidati Virginia Raggi, da tempo oggetto di attenzione dei media: le probabilità che lei, aspirante sindaca per il MoVimento 5 Stelle, arrivi al ballottaggio sono molto alte, dunque è normale che lei e le sue idee per Roma finiscano sotto i riflettori. Quanto al simbolo, è naturalmente quello modificato da poche settimane, con la stringa Movimento5stelle.it: a questo proposito, come curiosità, si può notare che il nuovo sito è riprodotto con un carattere black, mentre lo stesso elemento in città come Torino e Milano aveva un tratto più leggero, come se lo staff avesse trasmetto alle varie liste un file diverso.

Fabrizio Verduchi

Al terzo posto c'è Italia cristiana, movimento che da una decina d'anni tenta di affacciarsi alla vita politica, per proporre "la Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica come modello di vita sociale, politico ed economico", perseguendo il rispetto della persona, la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale, la salvaguardia della famiglia fondata sul matrimonio eterosessuale e la difesa del lavoro giustamente retribuito. ll presidente, Fabrizio Verduchi, si era già candidato a sindaco di Roma nel 2013 e ora ci riprova; il simbolo è lo stesso di allora, con un cuore rosso coronato - con la corona che nasconde la croce del Sacro Cuore, per evitare che l'emblema sia di nuovo ricusato come immagine religiosa - all'interno di uno scudo tricolore a tre settori, il tutto inserito in una circonferenza blu assieme al nome. 

Giorgia Meloni

La quarta posizione tra i candidati è di Giorgia Meloni, la seconda donna ad aspirare alla carica di sindaca. Il sorteggio ha fatto aprire la coalizione dalla lista Federazione popolare per la libertà, variazione del cartello messo in piedi dai Popolari per l'Italia di Mario Mauro, dal Nuovo Cdu di Mario Tassone, da Alleanza democratica di Giancarlo Travagin e da uno dei comitati del No alla riforma costituzionale presieduto da Giuseppe Gargani. Tra il nome e la fascia tricolore è stata aggiunta l'espressione "per la libertà": ce lo si poteva aspettare più facilmente in caso di alleanza con Forza Italia, ma rappresenta di fatto un richiamo al comune passato nel Pdl di Meloni, di Mauro e del capolista Giuseppe Cossiga (peraltro già coinvolto all'epoca della nascita e dell'evoluzione di Fratelli d'Italia).
Subito dopo c'è il Partito liberale italiano, quello di cui è presidente Stefano De Luca e che vede alla segreteria Giancarlo Morandi (a Roma l'impegno è soprattutto del segretario locale, Maurizio Irti, che figura tra l'altro tra i candidati in lista). Dopo la poco fortunata corsa solitaria del 2013 - all'epoca candidando Edoardo De Blasio - il Pli ripresenta questa volta una lista che contiene il suo simbolo (inserito, con il nome integrale disposto ad arco, nella parte superiore del contrassegno) ma anche una chiara scelta di campo a favore di una candidata nettamente di destra (mentre in altre città la posizione è parsa più attenta al centro). 
La terza lista estratta è quella di Fratelli d'Italia, cioè esattamente del partito guidato da Meloni: non stupisce, dunque, che sia questo il simbolo in cui il cognome dell'aspirante sindaca è indicato con maggiore evidenza. Per fortuna, almeno a Roma non si è ripercorsa la strada delle europee 2014, con il cognome giallo schiaffato in alto tra bordo del cerchio e nome del partito: si è preferito rimpicciolire la "pulce" di Alleanza nazionale, spostare le corde tricolori un po' più in altro (col bollino di An a coprire il nodo) e lasciare molto spazio in basso, nella parte a fondo bianco, per far risaltare meglio il patronimico. Forse c'erano soluzioni più eleganti, ma questa sembra graficamente efficace.
Subito dopo il simbolo del suo partito, la scheda propone il contrassegno della lista personale di Meloni, Con Giorgia: si tratta probabilmente di uno dei primi casi in cui il nome, prima ancora del cognome, viene considerato sufficiente per identificare chi si candida a sindac* agli occhi degli elettori. E' vero che graficamente l'elettore leggerà sempre "Giorgia Meloni", vista la disposizione "logica" delle scritte nel cerchio, ma il nome bianco su fondo rosso e a caratteri cubitali non passa certo inosservato. E' questo, poi, il primo dei disegni stilizzati del Colosseo che si incontrano sulla scheda elettorale: altri ne seguiranno, come si vedrà nel seguito dell'analisi simbolica.
Chiude l'ordine delle liste legate a Giorgia Meloni la formazione Lega Noi con Salvini, che ha come capolista Irene Pivetti. Come si è già detto al momento della divulgazione del contrassegno, si tratta evidentemente di una variante della grafica elaborata alla fine del 2014 per Noi con Salvini, ma dove la parola centrale non è più "Noi", bensì Lega. Si è voluto far arrivare comunque il nome della "ditta" rappresentata da Matteo Salvini al nord, senza utilizzare però la sua grafica tradizionale (niente Alberto da Giussano): una formula potenzialmente replicabile altrove. Non sfugge, in ogni caso, che al di là del riferimento a Roma, questo è l'unico simbolo della coalizione privo di riferimenti a Meloni.


Carlo Rienzi

Dopo i contrassegni legati a Giorgia Meloni, segue Codacons x Roma, l'unico simbolo a sostegno di Carlo Rienzi, che di quel coordinamento di associazioni è stato il fondatore, oltre che l'attuale presidente. Dopo la fondazione della Lista consumatori nel 2004, divenuta direttamente Lista Codacons nel 2006, questa è la prima volta che viene utilizzato direttamente non solo il nome, ma anche il carattere del marchio dell'associazione; nessuna traccia invece del rapace - forse per non confondersi con Rete liberale - né dei trifogli - forse ricordando che in passato erano stati usati dal Popolo della vita. Certo è che questo è il contrassegno più bianco e - anche grazie alla font Copperplate Gothic, ben nota ai frequentatori vintage di Microsoft Publisher - certamente meno estroso di tutti.


Michel Emi Maritato

Gli scherzi della sorte hanno voluto che l'estrazione dei candidati sindaci ponesse in successione l'avvocato Rienzi e Michel Maritato, aspirante primo cittadino per la lista Assotutela, stesso nome dell'associazione nata nel 1999 (ma costituita nel 2011), che - si legge nel sito - "raggruppa aziende, imprenditori, lavoratori, pensionati e disabili in un efficace network", nato sia per creare "la possibilità concreta di collaborazione e interscambio informativo utile allo sviluppo", sia per tutelare gli assistiti in ambiti quali "la gestione finanziaria, patrimoniale, assistenziale". Per lo sbarco in politica dell'associazione, è stato conservato il nucleo del logo di Assotutela, con le iniziali delle due parole fuse nel nome e una figura umana stilizzata che vi si appende.


Alfredo Iorio

Dopo Rienzi e Maritato, il posto su manifesti e schede è di Alfredo Iorio, probabilmente il candidato più dichiaratamente di destra di queste elezioni romane (come e più di Meloni). Patria - Iorio sindaco è la sua lista, che non comprende né il simbolo di Forza nuova - che pure è chiara sostenitrice della candidatura - né alcun riferimento alla fiamma tricolore: la tentazione è stata forte (Iorio è pur sempre l'animatore della sede di via Ottaviano 9, luogo storico della destra romana), ma si è preferito evitare ogni possibile grana legale. Alla fine gli ingredienti sono il concetto di patria, in cui tutta la lista si ritrova, il nome del candidato e il colore nero, d'impatto e certamente non estraneo alla storia del gruppo.


Roberto Giachetti

Dopo tre candidati sostenuti da una sola lista, il manifesto dà spazio alla coalizione di centrosinistra che sostiene Roberto Giachetti come candidato per il Campidoglio. Il primo emblema sorteggiato è quello di Una rosa per Roma, formazione che schiera al suo interno - come si legge nel contrassegno - candidati "laici civici socialisti" (capolista è il conduttore radiofonico Aldo Forbice). La collocazione socialista è confermata anche dalla corolla della rosa, che riprende e ricolora in modo variopinto il disegno creato nel 1994 da Ettore Vitale per il Psi di Ottaviano Del Turco (mentre le foglie richiamano la rosa nel pugno nata in Francia per i socialisti e portata in Italia dai radicali, che però stavolta non la usano). Il risultato grafico non è memorabile, ma di certo è inconfondibile.
Al secondo posto nella coalizione la sorte ha piazzato il simbolo di #RomatornaRoma - Giachetti sindaco, che può tranquillamente essere identificata come la lista personale del vicepresidente della Camera, visto il rilievo che è stato dato al suo cognome e dal momento che riprende la grafica utilizzata durante la campagna elettorale. Lo testimoniano, infatti, la "e" particolare del nome stesso e le bande di colori diversi che compongono il segmento circolare inferiore, una soluzione in qualche modo già testata nella campagna comunicativa di Giachetti. Come capolista di questa formazione è stata scelta l'ex campionessa mondiale di nuoto Alessia Filippi.
Torna poi anche il simbolo della Federazione dei Verdi, questa volta senza alcuna caratterizzazione grafica particolare: c'è soltanto il simbolo del sole che ride - già degli antinuclearisti danesi arrivato ai Verdi grazie a Marco Pannella - senza l'aggiunta di scritte o di altri elementi di contorno (nel 2013 il simbolo era stato leggermente rinfrescato e in alto portava la dicitura "Ecologisti Reti civiche Animalisti"). Capolista è il portavoce nazionale della formazione, ossia Giobbe Covatta, ma all'interno della lista ci sono anche Daniela Martani (l'ex hostess del Grande Fratello) e Rosario Gianfranco Mascia - sì, proprio l'ex candidato "viola" di Mascia e Orso alle primarie dei centrosinistra.
Subito dopo c'è Più Roma - Democratici e popolari, lista dall'impianto decisamente più "centrista" e cattolico, frutto dell'impegno di varie realtà politiche e sociali di quell'area: come capolista c'è Maria Fida Moro, figlia di Aldo, ma subito dopo c'è un altro candidato alle primarie, Domenico Rossi - quello del simbolo coi baffoni - in quota Centro democratico (in lista ci sono anche la giornalista Anna Scalfati ed Elisabetta Campus, in precedenza candidata tra i Cittadini per Roma di Alemanno). Segno distintivo della lista è la pavimentazione di piazza del Campidoglio, ben realizzata e rappresentativa del legame con la città e del carattere più civico che politico che la formazione vuole mostrare di sé.
Nella compagine che sostiene Giachetti viene poi l'Italia dei Valori, che schiera sui manifesti e sulla scheda l'ultima versione grafica del suo simbolo: unica differenza, la semplice aggiunta dell'indicazione "per Giachetti sindaco" nella parte inferiore, sotto alla striscia tricolore, senza che questo alteri minimamente la struttura dell'emblema (la stessa soluzione grafica che si è vista, per esempio, a Milano). La lista non sembra schierare nomi di peso; si tratta comunque di una presenza significativa che riconduce il partito di Ignazio Messina all'area del centrosinistra, anche se i numeri e l'organizzazione non sono più quelli riscontrabili anche solo pochi anni fa.
L'emblema che segue è quello della lista Radicali - Federalisti laici ecologisti, nata in seno a Radicali italiani ma che non coincide con il movimento (che, per statuto, non può partecipare alle elezioni "in quanto tale e con il proprio simbolo"): il contrassegno è quello presentato all'inizio di aprile da Riccardo Magi (segretario di Radicali italiani e capolista), Valerio Federico, Marco Cappato ed Emma Bonino. Se a Milano Cappato corre in autonomia, qui la lista ha scelto di appoggiare Giachetti, vista la sua storia radicale; in lista ci sono anche nomi di rilievo e di testimonianza dell'area come Filomena Gallo, Roberto Cicciomessere, Mina Welby e Gianfranco Spadaccia.
Chiude l'elenco delle sette liste a sostegno di Giachetti il simbolo la cui presenza era ovviamente scontata, ossia quello del Partito democratico di cui il candidato sindaco fa parte: l'emblema depositato per queste elezioni amministrative ricalca un po' la scelta grafica fatta nel 2014, con il segmento circolare rosso in basso in cui è inserito il riferimento "Giachetti sindaco" e la parte superiore con il brand elaborato da Nicola Storto nel 2007. Capolista è Piera Levi Montalcini, nipote di Rita, ma subito dopo si segnala la nuova candidatura di Anna Paola Concia, già deputata dem e lontana dalla politica attiva dal 2013.



Simone Di Stefano

Dopo la coalizione a favore di Roberto Giachetti, il sorteggio ha collocato la candidatura di Simone Di Stefano, aspirante sindaco per CasaPound Italia, ruolo peraltro già ricoperto nel 2013. Il simbolo è quello - ormai ben noto, che da più o meno tre anni viene presentato in vari appuntamenti elettorali sparsi per l'Italia - della testuggine ottagonale sul cerchio grigio (che un tempo era nero, dunque l'immagine è stata alleggerita), con il tricolore nella corona che racchiude il contrassegno; non è chiaro se sia stata considerata l'opportunità di utilizzare il simbolo alternativo di Sovranità - Prima gli italiani, apparso in qualche elezione locale lo scorso anno, sia pure non con troppo successo.


Stefano Fassina

Subito dopo la lista di CasaPound, vengono le due liste a sostegno di Stefano Fassina, ripescate in extremis dal Consiglio di Stato dopo l'esclusione a causa di alcune mancanze nei moduli delle firme a sostegno delle formazioni. E' stata sorteggiata per prima la lista Sinistra x Roma - Fassina sindaco, la formazione che sostiene l'ex viceministro e tra gli animatori di Sinistra italiana unendo varie forze legate a quell'area (in lista, per dire, anche Manuela Palermi del Partito comunista d'Italia), sia pure sotto le insegne grafiche che rimandano chiaramente al simbolo di Sel; i colori dominanti, tuttavia, sono il giallo e il rosso della città di Roma.
Seconda formazione in appoggio a Fassina è la Civica per Fassina sindaco, che appunto ha reclutato i suoi candidati essenzialmente all'interno della società civile, riservando alla prima lista quelli di natura politica (anche per questo "Civica" è la parola più evidente di tutto il contrassegno, anche più del nome del candidato sindaco). Anche qui i colori dominanti - anzi, gli unici questa volta - sono quelli dello stemma cittadino: non tingono solo la circonferenza di contorno (come nel primo emblema), ma anche la stilizzazione del Colosseo, la seconda incontrata fin qui; il testo, invece, è tutto in rosso-bordeaux, ma al di là dei vari tocchi di colore buona parte del simbolo resta bianco, senza l'ansia di doverlo riempire.


Dario Di Francesco

Dopo Meloni e Giachetti, arriva il terzo candidato che può contare su una discreta pletora di emblemi: Dario Di Francesco, già demiurgo di Forza Roma e autoproclamatosi novello Spartaco, a guida di una contemporanea "rivolta degli schiavi". La prima lista sorteggiata in commissione elettorale è quella dell'Unione pensionati, il partito di Onorato Passarelli (che risulta candidato come capolista) che da sempre si distingue per le tre sagome di gabbiani tinte del tricolore su fondo giallo. Da segnalare che questo emblema è l'unico che riporti il riferimento alla categoria dei pensionati, dunque potenzialmente non ha liste concorrenti su questo piano.
Subito dopo è stato inserito il simbolo della Lega Centro con Giovanni Salvini, anche se il riferimento al capolista è stato tolto dal simbolo per evitare confondibilità con uno dei gruppi presenti alla Camera dei Deputati. La dicitura "Lega Centro", in passato posta nella parte superiore dell'emblema, stavolta è stata collocata nel semicerchio inferiore, mentre in quello superiore spiccano il disegno di una ruspa e, sotto, la scritta "Salviamo", che i molti maliziosi di turno hanno letto come un'assonanza a Matteo Salvini e alla ruspa spesso inserita nei suoi discorsi, ma non è mai finita su un simbolo elettorale. Al terzo posto in lista si segnala la presenza di Alessandro D'Agostini, fondatore del Movimento Poeti d'azione.  
A ruota segue un altro emblema memorabile, forse il più imperdibile di tutti: Viva l'Italia Con Gioia! - Con Tiziana Meloni (anche in questo caso, l'ultima parte del nome - coincidente con quello della capolista - è sparito dal contrassegno su richiesta della Commissione elettorale circondariale). Il logo di cui si parla rappresenta una reinterpretazione ben fatta e ben architettata del simbolo personale di Giorgia Meloni, che alla base ha il nome "Viva l'Italia", lo stesso di una delle liste presentate alle elezioni del 2013; il tricolore ripiegato nella parte alta rimanda, senza essere confondibile, alla stilizzazione del Colosseo, mentre "Gioia" usa una font diversa, dunque non equivocabile.
Si continua poi con la Lista del grillo parlante - No euro, non ammessa a Torino ma accolta senza problemi - come del resto doveva essere - a Roma, dopo che nel 2013 aveva già partecipato (all'interno della coalizione che sosteneva la candidatura di Alfonso Luigi Marra), sia pure con la variante "Grilli parlanti". La posizione di capolista è chiaramente occupata dal messinese Franco Grillo - anche per giustificare in modo più convincente la presenza della parola "Grillo" nel contrassegno - mentre al secondo posto in lista è stato inserito Renzo Rabellino, che quella lista ha contribuito a creare nel 2008 e prima ancora aveva creato il simbolo di No euro.  
Ultima delle liste presentate a sostegno di Dario Di Francesco è quella del Movimento per Roma, stesso nome di una formazione presente a Roma in anni recenti (che al centro aveva la riproduzione del Colosseo e il bordo era "romanista"): circonferenza rossa, sfondo giallino tenue e il nome scritto in font bastoni - del tipo Twentieth Century - con la parola "per" in rosso, collocata al centro del cerchio. Anche qui qualcuno si è lamentato di una certa assonanza grafica con l'emblema del MoVimento 5 Stelle - quando di stelle all'interno del tondo non c'è, almeno ora, nemmeno l'ombra - mentre in realtà si tratta di una lista pienamente regolare, presente nei vari municipi.


Alfio Marchini

Così come Giachetti è sostenuto da sette liste, altrettanto vale per l'altro top scorer Alfio Marchini, sorteggiato subito dopo Di Francesco. La prima lista identificata dalla sorte è quella di Rivoluzione cristiana, il partito fondato da Gianfranco Rotondi più o meno un anno fa. Il simbolo è quello utilizzato da Rotondi fin dall'inizio della sua ultima avventura politica: il cuore azzurro, utilizzato dal gruppo del Partito popolare europeo all'Europarlamento (partito cui certamente Rotondi guarda da sempre), su fondo rosso, recuperando in compenso i colori tradizionali che erano stati impiegati anche nell'ultimo emblema ufficiale della Democrazia cristiana.
Sorteggiato subito dopo è il contrassegno della Lista Storace - Marchini sindaco, cioè quanto è rimasto dell'iniziale progetto di Francesco Storace di candidarsi a sindaco di Roma con due liste a suo sostegno. Dopo la scelta dell'ex presidente della regione Lazio di sostenere Marchini, è rimasta in piedi la "lista personale" di Storace, con il suo nome in grandissima evidenza (lui del resto si presenta come capolista della formazione), subito sotto al tricolore e alla stilizzazione del Colosseo - lasciando dunque Giachetti e Di Francesco come unici candidati di peso a non fruire di un disegno dell'Anfiteatro Flavio - e l'indicazione del sostegno a Marchini.
E, restando in tema di liste personali, al terzo posto viene inserita la formazione Alfio Marchini sindaco: si tratta esattamente della stessa lista personale che accompagnò l'imprenditore nella sua prima candidatura al Campidoglio, nel 2013, con il cuore "ritagliato" su una pianta del centro storico di Roma. Alla sua prima uscita, il simbolo fu il quarto più votato a quelle elezioni amministrative (dopo Pd, Pdl e M5S): un risultato nient'affatto negativo, che portò anche in consiglio tre persone (compreso lo stesso Marchini). Quella scelta simbolica è stata confermata nel tempo e Marchini, di fronte alle proposte di candidatura per i vari schieramenti, aveva sempre rivendicato di avere "una propria lista": compiuti i tre anni di vita, l'età della pensione era ancora lontana.
Ha dovuto invece attendere il pronunciamento del Consiglio di Stato sulla propria riammissione la lista Rete liberale, inizialmente estromessa dalla competizione per questioni formali. Rispetto alle prime versioni dell'emblema che erano circolate, è stata mantenuta la parte superiore, con il profilo di un'aquila blu e una striscia tricolore morbida all'incirca a metà del cerchio; al di sotto invece, il nome è stato leggermente ridotto di dimensioni (facendo comunque risaltare la parola "liberale", anche per competere meglio con il Pli), per lasciare spazio all'espressione "Alfio Marchini sindaco", con il cognome in evidenza. Capolista della formazione, per l'occasione, è il giornalista ed ex senatore Paolo Guzzanti. 
Si continua poi con la lista di Forza Italia, approdata dopo non poco travaglio alla corte di Marchini (che pure era stato da sempre uno dei candidati più apprezzati da Berlusconi). La scelta, come è noto, è arrivata contestualmente al ritiro dalla competizione di Guido Bertolaso, ma il passaggio ha comportato contestualmente anche un ritocco nell'emblema: se infatti in un primo tempo l'ex capo della Protezione civile aveva il proprio nome nella parte alta del simbolo di Fi (con la dicitura "Per Bertolaso" sopra la bandierina), qui si è preferito utilizzare il simbolo schietto, come era stato presentato alle elezioni europee del 2014, senza peraltro rinunciare a indicare la leadership di Berlusconi.
Il caso e la sorte hanno voluto che, accanto all'emblema di Forza Italia, finisse proprio quello di Roma popolare per Marchini sindaco, vale a dire la formazione messa in piedi dagli alfaniani del Nuovo centrodestra e che fin dall'inizio - dunque ben prima di Fi - aveva deciso di appoggiare il secondo tentativo di Marchini. Ci si è messo, dunque, anche lo sberleffo del caso a dire che gli ex compagni di partito del Pdl sarebbero finiti a collaborare (nel tentare di dare rappresentanza agli elettori del centrodestra, nonostante le divergenze) e che sarebbero stati i forzisti a raggiungere Ncd e non viceversa. Il cuore, naturalmente, è quello intero e non quello "stellato" delle origini, per non avere noie con il Ppe.
Chiude l'elenco delle sette liste a sostegno di Alfio Marchini il Movimento Cantiere Italia, già visto sulle schede dello scorso turno elettorale: in quell'occasione, infatti, la bandiera tricolore realistica leggermente sventolante su fondo verde sfumato accompagnava la candidatura di Gerardo Valentini, leader di quello che è qualificato come "un cantiere senza recinto dove le idee di tutti s’incontrano e si confrontano per tentare di dare risposte sensate a problemi che sono sotto gli occhi di tutti". Non fu molto fortunata la corsa di tre anni fa (alla fine arrivò solo lo 0,1%); si vedrà questa volta quanto il Mci riuscirà ad apportare, in termini di voti e consenso, alla coalizione guidata da Marchini.

Mario Adinolfi

Chiude l'elenco dei candidati a sindaco di Roma Mario Adinolfi, ideatore del nuovo partito Il Popolo della Famiglia - No gender nelle scuole, lanciato proprio in vista di questo turno elettorale; condivide con lui la nascita del soggetto politico l'avvocato Gianfranco Amato (schierato infatti come capolista). A Roma, luogo privilegiato per l'impegno della lista - sia per l'attenzione mediatica, sia per le evidenti suggestioni legate alla capitale della cristianità - il simbolo sarà esattamente lo stesso presente negli altri luoghi in cui è stato possibile raccogliere le firme richieste dalla legge: una famiglia tradizionale (anche nei colori stereotipati di maschi e femmine) disegnata con tratti infantili su fondo blu.

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