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giovedì 9 giugno 2016

Simboli fantastici (18): Città ridente, per asfaltare il Tevere

Reinterpretazione dell'originale
Ma, alla fine, il Tevere serve o non serve? Qualcuno di voi, negli ultimi mesi o anni, se lo è seriamente chiesto? Difficile che una domanda simile possa venire in mente a chi non abita a Roma, improbabile che sia il primo pensiero anche di un romano doc. 
Eppure qualcuno sull'utilità del Tevere si era interrogato sul serio, sia pure come provocazione: l'obiettivo finale era di eliminarlo del tutto per risolvere - nel "migliore" dei mondi possibili, quello delle promesse elettorali - due dei problemi più gravi della capitale, il traffico e l'inquinamento. Questo qualcuno rispondeva al nome di Armando Feroci, personaggio improbabile, trucidamente sfrontato e con le sembianze di Carlo Verdone, che lo interpretava nel suo film Gallo cedrone, uscito nel 1998.  
Feroci, in qualche modo, è stato l'uomo che visse quattro volte, finendo per essere sempre uguale a se stesso pur nelle evoluzioni. La prima vita fu quella del "provola" tamarro di borgata, appassionato di macchine, donne, la musica di Elvis (di cui era un balordo clone) e fanfaronate varie; la seconda vita, da normale autista, durò il tempo di un pensiero, subito spenta dalla fuga d'amore con la cognata, finita in tragedia; la terza, dopo un risveglio rocambolesco dal coma, fu da volontario della Croce Rossa in nord Africa, per lo meno fino al rapimento e alla condanna a morte (evitata per un soffio) dopo l'ennesima mancanza di rispetto nei confronti di una donna. 
La quarta vita, due anni dopo il ritorno poco onorevole in patria, è quella che qui interessa: la nuova reincarnazione, stavolta, gli fece vestire i panni di un candidato alle nuove elezioni amministrative (probabilmente gli sceneggiatori pensavano al voto che si sarebbe celebrato nel 2001, quello di Veltroni contro Tajani). "Affida la città a chi ha sofferto", si leggeva sui manifesti con un Feroci - forse per la prima volta - in giacca e cravatta, ripulito, ammiccante, aspirante sindaco per la lista Città ridente. Nessuna scritta sul simbolo: soltanto una mano stile cameriere, che regge un vassoio su cui è posato il Colosseo, il tutto su fondo giallo. Quasi una Roma prêt-à-manger, servita su un virtuale piatto d'argento, come a dire che la città è a portata di mano e basta prendersela, a patto di "cucinarla" a dovere. E, come saggio della "cucina" di Feroci, ecco venire in aiuto proprio il Tevere di cui si diceva all'inizio, oggetto dell'ultima scena del film, con un comizio davvero impagabile: 

Scena tratta dal film Gallo cedrone
"Arrivo adesso al settimo e ultimo punto cardine del nostro programma. Signori, elettori, ma ... 'sto fiume ve piace o nun ve piace? Ci serve o non ci serve? Perché ... se ci serve, allora io lo voglio vivere, lo voglio navigare, ce vojo pure fa' er bagno al limite... Ma se non ci serve - e io dico che nun ce serve, signori, nun ce serve... levàmolo, sotteràmolo, prosciugàmolo! Seguitemi bene in questa mia straordinaria intuizione: al posto del fiume, una lunga lingua d'asfalto, a tre corsie, Los Angeles... Risultato-duepunti-virgolette: traffico azzerato, inquinamento disintegrato. Guardo a destra... vedo verde, guardo a sinistra... arivedo verde, guardo in alto... vedo 'e rondini, senza più l'ombra de un gabbiano [...]. Guardo davanti: se scóre, signori se scóre, finalmente se scóre a Roma!".
E se i titoli di coda iniziano a scorrere mentre non si è ancora spenta l'eco del claim personale con ascendenze dantesche di Feroci, "Con me si va nella città ridente / con me si va nell'eterno splendore" (ecco spiegato il nome della lista), viene da pensare che quel Colosseo sul vassoio non è nemmeno troppo diverso da certe riproduzioni viste negli anni passati sulla scheda elettorale e solo un po' meno rifinito graficamente di quelli finiti sui manifesti nei giorni scorsi. Del resto, oggi proprio come allora, a Roma nun se scóre. 

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