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lunedì 12 settembre 2016

Csu, bavarese alla veneta (anzi, veronese)

Ricordate il 1995? In autunno Rocco Buttiglione, nel tentativo di superare i mesi di lotte intestine tra "popolari" che avevano contrapposto i suoi a quelli che a marzo lo avevano di fatto sfiduciato dalla segreteria del Ppi e sostituito con Gerardo Bianco, aveva fondato un nuovo partito: in base agli accordi di Cannes, poteva tenersi lo scudo crociato, ma doveva mollare il nome. Alla fine scelse di evocare la vecchia Dc e i suoi valori attraverso il partito europeo di quell'area che godeva di miglior salute: la Cdu di Helmut Kohl. Così nacque il Cdu, nel senso di Cristiani democratici uniti. Stavolta, invece, qualcuno ha pensato di far nascere il corrispettivo italiano del partito tradizionalmente gemello della formazione guidata da frau Merkel: la Csu, che raccoglie i cristiano sociali bavaresi.
Detto, fatto: qualcuno a Verona - poco oltre la metà di agosto - ha pensato di fondare i Csu Veneta, nel senso di Cristian social Union Veneta: pur di seguire la sigla tedesca, il nome viene leggermente forzato, usando un ordine delle parole assai poco naturale in italiano. Anche qui emerge la caratterizzazione locale della forza politica (certo, in Germania un Land è uno stato federato, altro che una regione, ma si fa quel che si può): il nome fa pensare a una dimensione regionale e volendo potrebbe essere quello l'orizzonte finale. Al momento, in realtà, qualcuno sembra accontentarsi di costruire qualcosa nella città scaligera. Csu Veneta, infatti, nasce con poco meno di un anno di anticipo rispetto alle elezioni amministrative del 2017, con l'ambizione di portare anche in quel comune "gli stessi valori di aggregazione, responsabilità e solidarietà sociale, di convivenza pacifica, di valori morali e [...] di testimonianza religiosa, di qualità della vita per tutti i cittadini, di impegno per la difesa e la valorizzazione delle autonomie locali, in un contesto complessivo di Stato unitario" che persegue in Germania la Csu.
Alla base del primo nucleo della lista ci sarebbe, secondo quanto scritto da L'Arena, il movimento Area Popolare, che sarebbe solo omonimo del soggetto politico evoluzione di Ncd (e gli esponenti di Csu Veneta si premurano di dire che il partito di Alfano "è venuto dopo di noi") e che è presieduto da Pierluigi Toffalori. Si confermano le radici del gruppo nel cristianesimo sociale e nel popolarismo ("Valori che hanno portato la Baviera a divenire il più ricco fra i länder tedeschi e uno dei più evoluti socialmente"), si sottolineano alcuni valori cardine (famiglia, sostegno a deboli e persone anziane, promozione del lavoro per i giovani, accoglienza senza che il comune sia spettatore dei flussi migratori) e si precisa la volontà di "aggregare persone di diversa estrazione politica e sociale per la costruzione di un programma elettorale che coinvolga veramente i cittadini", sperando di riuscire a far breccia anche tra chi a votare non ci va più o non vuole tornarci.
La compagine - che vorrebbe sostenere il sindaco uscente Tosi, qualora una nuova legge consentisse a lui e ad altri di candidarsi per puntare a un terzo mandato - pensa di ottenere questo con un simbolo che non prova nemmeno a fare il verso alla grafica della Csu bavarese (del resto, nemmeno Buttiglione si ispirò troppo al lettering della Cdu, salvo che a volte sulla carta intestata; giusto Mario Tassone, nel rilanciare l'attività del partito negli ultimi anni, lo ha fatto un po' di più). La sigla di certo è in grande evidenza, ma con una font ben diversa, molto più sottile e leggermente graziata (dovrebbe trattarsi di Optima Bold); i colori sono in qualche modo ripresi dall'emblema bavarese, con una prevalenza dell'azzurro, la presenza del verde (nel segmento inferiore) e del giallo, che tinge soprattutto l'ennesima rappresentazione del leone alato con il libro sotto la zampa.
Per una lista che si propone nella propria città, ci si poteva attendere qualche riferimento visivo e cromatico in più alla realtà veronese. Proprio la loro mancanza fa sospettare che l'emblema presentato poche settimane fa abbia un respiro più ampio e, dopo il lancio veronese, ambisca a diventare una realtà più solida a livello regionale. Al momento non è sapere di più; di certo, ai promotori di quest'esperienza non dispiacerebbe fare del Veneto la Baviera italiana; riuscirci in quest'Italia, lontana anni luce dal modello tedesco, sarebbe un mezzo miracolo.

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