venerdì 31 luglio 2020

La lista sfumata di Italia viva (con Psi e Civica per il Veneto) per Sbrollini

Il compito del centrosinistra in Veneto in vista delle prossime elezioni regionali è apparso fin dall'inizio difficilissimo, visto che quasi nessuno crede seriamente che la nuova presidenza di Luca Zaia (la terza consecutiva) sia contendibile. L'idea si è ulteriormente rafforzata da quando, all'inizio di luglio, è emerso che Italia viva non avrebbe sostenuto il candidato delle altre forze di centrosinistra, Arturo Lorenzoni, ma avrebbe presentato una propria aspirante presidente per la regione, vale a dire la senatrice Daniela Sbrollini, pugliese di origine ma da molto tempo radicata politicamente a Vicenza, alla sua terza legislatura, eletta nel 2018 con il Pd (come nei due mandati precedenti) e dal 2019 nel partito fondato da Matteo Renzi.
La candidatura di Sbrollini ha decisamente mosso le acque all'interno del centrosinistra - un po' com'è avvenuto per quella di Ivan Scalfarotto in Puglia - portando altre forze a dichiarare il proprio sostegno a lei invece che a Lorenzoni. Così, mentre si attende di capire se forze come Azione presenteranno una loro lista (+ Europa no, perché è già schierata con Lorenzoni), è stato reso noto il simbolo della lista che certamente sosterrà la candidatura della senatrice. Che la formazione Daniela Sbrollini presidente sia trainata da Italia viva è ben visibile dallo spazio dedicato nel contrassegno al partito di Renzi (che di fatto vede inserito il proprio logo nel semicerchio inferiore, con molto spazio bianco per "respirare") e anche, in generale, dai colori adottati: la parte superiore che contiene il riferimento alla candidatura ha di certo una prevalenza del fucsia e usa la stessa sfumatura "alla Instagram" che Proforma ha impresso all'emblema renziano.
Italia viva, in ogni caso, non è sola all'interno di questa lista. Nel contrassegno, infatti, ci sono due "pulci", curiosamente disposte come se fossero ruote di un veicolo visto di profilo mentre affronta la salita (e certamente il cammino di Sbrollini non si preannuncia facile). Non ha bisogno di particolari presentazioni il simbolo del Partito socialista italiano, presentato ovviamente nella sua ultima forma approvata alla fine dello scorso anno, con il garofano che in qualche modo vorrebbe riprendere il discorso interrotto da quasi tre decenni (alle regionali del 1990 il Psi - che aveva in Veneto Gianni De Michelis come principale referente - aveva ottenuto il 13,72%, mentre l'ultimo garofano visto sulla scheda veneta risale al 2005, con il Nuovo Psi che, ospitando anche altre forze, dovette accontentarsi dell'1,42%).
Merita invece un po' di attenzione in più la miniatura collocata più a sinistra nel simbolo: quella di Civica per il Veneto. Si tratta di una formazione guidata da Franco Ferrari, eletto nel 2015 consigliere regionale nella circoscrizione di Venezia con la lista Alessandra Moretti presidente. All'inizio del 2018, tuttavia, aveva scelto di costituire (e di far figurare nell'assemblea legislativa) questa nuova formazione, che riprende i colori, il segmento bianco inferiore e il motivo del fumetto venivano direttamente dal gruppo precedente; la natura della compagine era e resta civica, senza particolari riferimenti di partito e legata ad altri gruppi sempre civici presenti sul territorio regionale. In vista dell'inserimento nel contrassegno composito trainato da Italia viva, il fumetto bordeaux con l'espressione "Civica per il" è stato allargato, in modo da renderlo ugualmente visibile a dispetto delle piccole dimensioni sulla scheda; in più, il colore blu in cui si muta il fucsia della parte superiore del simbolo è assai simile a quello di Civica per il Veneto (oltre che a quello presente nel nome di Italia viva). 
Con quest'unione la lista spera di riuscire a superare lo sbarramento del 3%, allo scopo di ottenere un seggio in consiglio regionale, nell'attesa di sapere se ci saranno altre formazioni a sostegno di Sbrollini, con tanto di firme debitamente raccolte.

giovedì 30 luglio 2020

Liguria popolare corre con Forza Italia (per Toti)

Per la sua seconda corsa alla guida della regione Liguria, il presidente uscente Giovanni Toti potrà contare anche sul sostegno di Forza Italia e Liguria popolare: giusto ieri, infatti, è stata ufficializzata la decisione di presentare una lista comune all'interno della coalizione di centrodestra. La notizia circolava da alcuni giorni, data come voce sempre più insistente; nel giro di qualche manciata di ore le condizioni sono maturate e l'accordo tra il partito di Silvio Berlusconi e il gruppo civico ligure è stato stretto. Anzi, più che di un accordo a due si tratta di un accordo a tre e, a ben guardare, sa molto di "ritorno alle origini" (o, volendo, di "ritorno a casa") per i suoi protagonisti.
Nella nota diffusa ieri a nome di Silvio Berlusconi infatti, si legge: 
La Liguria, in vista delle prossime elezioni regionali, vedrà un'alleanza tra Forza Italia, Liguria Popolare e Polis fondata sulla base del comune patrimonio dei valori dei moderati nei quali si riconoscono, spiega il presidente Berlusconi. Si tratta delle radici liberali, cristiane, garantiste ed europeiste. Il fronte dei moderati darà il proprio appoggio al governatore Giovanni Toti. La definizione del programma, la formazione delle candidature, la gestione dei rapporti con gli alleati e la conduzione della campagna elettorale saranno a cura di un Comitato di cui faranno parte Carlo Bagnasco per Forza Italia, Maurizio Lupi per Liguria Popolare e Claudio Scajola per Polis. Claudio Scajola, in virtù della sua esperienza e della sua riconosciuta preparazione politico-amministrativa, coordinerà i lavori del Comitato.
A coordinare la marcia verso le elezioni, dunque, sarà Claudio Scajola, che dal 2018 è nuovamente sindaco di Imperia, avendo battuto al ballottaggio il candidato del centrodestra (dunque anche di Forza Italia) Luca Lanteri. Proprio dalla fine del 2018, Scajola ha potuto contare sul sostegno di Polis, associazione di area liberaldemocratica e cattolica che ha raccolto i movimenti che hanno sostenuto l'ex ministro nella sua candidatura a sindaco; è nota a tutti la lunghissima militanza di Scajola in Forza Italia e nel Pdl, ma certo l'ultima corsa solitaria poteva non rendere automatica e scontata una convivenza con i forzisti nella medesima lista, per giunta senza alcun riferimento - anche solo in forma "abbreviata" - al simbolo scajoliano.
Così invece è avvenuto, grazie a Berlusconi e al coordinatore regionale di Forza Italia Carlo Bagnasco, che ha messo insieme anche la citata Liguria popolare. Il nome in consiglio regionale era apparso nel 2018, in continuità politica almeno parziale con la lista Area popolare-Liguria: questa non aveva eletto nessuno, ma era entrato in consiglio Andrea Costa, già segretario Pdl di La Spezia e candidato nel "listino" in rappresentanza di quella forza politica. Costa ha assunto la presidenza di quel movimento che formalmente si dice civico, ma fa comunque riferimento a Noi con l'Italia, cartello politico nazionale guidato da Maurizio Lupi, altro ex forzista poi transitato nel Nuovo centrodestra-Alternativa popolare, fino alla decisione nel 2017 di rientrare nel centrodestra (assieme alla parte del partito che aveva riottenuto le insegne di Ncd) e costituire appunto Noi con l'Italia in concorso con altri gruppi. 
Di fatto, dunque, il comitato che deciderà le candidature della lista è formato da un forzista (Bagnasco, anche sindaco di Rapallo) e due ex forzisti di primo piano. Certamente non ha scoraggiato l'accordo l'intervenuta abolizione del "listino", che dunque costringe a eleggere ogni candidato sul territorio attraverso un buon risultato della lista: di fronte a Lega e Fratelli d'Italia forti già a livello nazionale e a un probabile successo della "lista Toti", per Forza Italia e soprattutto per Liguria popolare (nonché per il gruppo di Scajola) la corsa unitaria era probabilmente l'unica soluzione ragionevole. 
Lupi ha dichiarato all'Ansa che l'alleanza con Forza Italia serve a "dare più peso ai moderati all'interno della coalizione di centrodestra" e che "un buon risultato di questo tentativo potrebbe diventare un modello a livello nazionale", un laboratorio per "un nuovo 'grande centro' alternativo al polo sovranista". Conferma la natura civica di Liguria Popolare il presidente regionale Andrea Costa, ma riafferma con forza la sua collocazione naturale nel centrodestra, "alleata della Lega e di Fratelli d’Italia ma realmente e autenticamente moderata. Ci chiamiamo Popolari perché non abbiamo paura di richiamarci al buonsenso del Popolo, alle sue tradizioni, alla fede cattolica che tanti di noi professano e ci piace proporre soluzioni pratiche, non ideologiche". 
Le candidature saranno equamente distribuite tra le forze della lista: tra queste, per Liguria popolare dovrebbe tornare in campo il vicepresidente, Antonio Bissolotti, già ben noto come assessore sanremese al turismo. Quasi equamente diviso, per ora, è il simbolo della lista, che per Andrea Costa "esprime con chiarezza questa collaborazione paritetica": in alto la bandierina di Forza Italia e subito sotto il nome di Berlusconi (elemento dominante dell'emblema); in basso, stretto in poco meno di un semicerchio blu, il profilo dorato della Liguria - che anche qui tenta di allargarsi oltre i confini della grafica" - per Liguria popolare.

mercoledì 29 luglio 2020

Rinasci Marche, tricolore sui generis per Mangialardi

Nella competizione che il 20 e il 21 settembre riguarderà le Marche c'è almeno una certezza: la regione cambierà comunque guida, visto che il presidente uscente - Luca Ceriscioli - non si ricandida. Al suo posto, il centrosinistra ha proposto Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia e la compagine che lo sosterrà non è ancora pienamente definita. Qualche presenza e aggregazione, tuttavia, è già stata messa a punto e presentata pubblicamente. È il caso, ad esempio, della lista Rinasci Marche, che già l'11 luglio aveva presentato il simbolo con cui intende distinguersi alle regionali, come forza che appoggia il candidato di centrosinistra.
Rinasci Marche, in particolare, si presenta come un progetto che vede uniti i Verdi (rappresentati da Gianluca Carrabs, membro dell'esecutivo nazionale del partito), +Europa (rappresentata dal componente dell'assemblea nazionale Matteo Morbidoni) e il gruppo Civici Uniti per le Marche, coordinato da Massimiliano Bianchini: il nome riprende quello della lista - in cui lo stesso Bianchini era candidato a Macerata - che cinque anni fa era stata partecipata, oltre che da Verdi, Psi, Idv e aggregazioni civiche - anche da Scelta civica, il cui emblema era ben riconoscibile (grazie al nastrino tricolore) ed era pure l'unico visibile nel simbolo elettorale. In questo caso, invece, tutte e tre le forze sono richiamate all'interno del contrassegno, ma la maggior parte della sua area è occupata dal nome della lista, dal riferimento al candidato presidente e, soprattutto, dai colori scelti con cura.
Già, perché in occasione della presentazione della lista, il verde Carrabs ha innanzitutto sottolineato lo spirito con cui si è lavorato all'emblema del cartello elettorale: "Quando pensi ad un simbolo, sai che devi rappresentare le anime che lo compongono e le loro intenzioni. Con il motto Rinasci Marche vogliamo dare un segnale forte a tutti i Marchigiani che hanno affrontato due terremoti e stanno vivendo l'emergenza Covid-19. È il momento di rinascere dunque, di ripartire dai luoghi e dalle persone delle Marche, che insieme possono fare la differenza". Subito dopo, però, lo stesso Carrabs ha spiegato nel dettaglio le ragioni alla base della scelta di ciascun colore: riprendiamo direttamente il testo che si trova sul sito Vivereurbino.it.

Il verde, sullo sfondo ci ricorda il territorio, la sostenibilità e infonde una dimensione positiva; in questo spirito si riconoscono le tre anime di Rinasci Marche, Verdi, + Europa e Civici, sempre in prima fila nel costruire il futuro in una visione sostenibile. Rinasci MARCHE ha già pronti progetti e azioni per attuare politiche territoriali di sviluppo economico e sociale che consentiranno di raggiungere gli obiettivi comunitari su clima ed energia. La valorizzazione delle aree interne delle Marche, dove il verde è dominante dal mare agli Appennini, sarà attuata puntando l'attenzione verso le tipicità dei prodotti legata ai giacimenti naturali, alzando la qualità dell'offerta turistica, che deve mirare a far conoscere ancora di più la nostra terra a italiani e stranieri. Le Marche hanno una varietà incredibile di produzioni di alta qualità, cereali, frutta, legumi, ma anche importanti settori come allevamento e itticoltura. Rinasci Marche intende tutelare le produzioni che ne derivano con denominazioni ed anche con azioni di assistenza alla filiera che favoriscano la parte finale del comparto con un sostegno preciso al settore Horeca che utilizza prodotti a km 0.
La forza propulsiva della lista Rinasci MARCHE la si vede graficamente nella fascia centrale, direzionata verso l'alto e contiene in sé i nomi dei movimenti che la compongono [...], che hanno deciso di unirsi e unire le rispettive competenze per dare appoggio a Maurizio Mangialardi nella coalizione di centro-sinistra.
Il colore magenta della parte inferiore del simbolo è un richiamo alla valorizzazione dei ruoli delle donne che costituiscono più del 50% della popolazione marchigiana; la parità di genere e l’inclusione sono infatti due capisaldi della lista Rinasci Marche che, attraverso progetti formativi e iniziative sociali, intende favorire un cambiamento culturale.
Per Mangialardi il progetto somma le esigenze di sostenibilità, di Europa e di spirito civico; sul piano grafico, i partiti/gruppi hanno un ruolo di secondo piano e hanno rinunciato alla forma circolare per il loro richiamo. La grafica di +Europa è pienamente riconoscibile, così come quella dei Verdi (che si sono limitati a porre il sole che ride accanto al nome); quanto a "Civici", ai #drogatidipolitica senza alcuna speranza di redenzione potrebbe non sfuggire che la font utilizzata per quella parola e per il resto del testo (verosimilmente Nexa Black) ricorda assai da vicino proprio quella di Scelta civica (che paradossalmente nella lista del 2015 non venne utilizzata). Chissà se, guardando il cerchietto sulla scheda elettorale, se ne sarebbe accorto qualcuno...

martedì 28 luglio 2020

Sinistra alternativa in Puglia, falce e martello per Emiliano

Non è certo passata inosservata, nella giornata del 14 luglio, la presentazione en plain air - con tanto di gigantografie mobili dei contrassegni elettorali nelle mani dei rappresentanti - delle 14 liste della coalizione che sosterrà la nuova corsa di Michele Emiliano per la presidenza della regione Puglia (liste che, nel frattempo, sarebbero diventate 15 per l'aggiunta di Ppa - Popolo partite Iva). Alcuni simboli sono ovviamente ben noti a livello nazionale (a partire da quello del Pd) mentre altri sono legati a formazioni locali; certi sono già stati sulle schede in passato (come Emiliano sindaco di Puglia), altri sono del tutto nuovi e in qualche caso non sono passati inosservati. 
Tra tutti quanti gli emblemi che dovrebbero far parte della compagine, ha attirato quasi certamente il maggior numero di sguardi il contrassegno di Sinistra alternativa, grazie a quell'accoppiata di falce e martello - nera su fondo bianco con nome scritto in rosso, che spicca anche grazie all'uso della font Cooper Black - che spiccava in quell'assortita compagnia; faceva anche un certo effetto notare che nella stessa coalizione era apparso anche il simbolo della Democrazia cristiana Puglia (emblema su cui converrà ritornare più in là, visto che qualcuno ha già polemizzato sulla presenza di quella lista e di quel simbolo in quella compagine, sia perché certamente ci sarà lo scudo crociato dell'Unione democratici cristiani schierato con Fitto - dunque c'è da prevedere uno scontro in sede di ammissione delle liste - sia perché la presentazione della lista si intreccia con l'ormai annosa diatriba interna alla stessa Dc riattivata e c'è chi non è d'accordo nel vedere lo scudo nel centrosinistra e non ritiene il proponente legittimato all'uso).
In ogni caso, dopo la presentazione in diretta Facebook della coalizione di Emiliano, in molti hanno voluto saperne di più su Sinistra alternativa, cercando di capire soprattutto se si trattasse di una formazione nuova o di un gruppo che faceva riferimento a una o più realtà esistenti nel variegato panorama comunista italiano (non pochi, per esempio, avevano immaginato che il nome suggerisse un'adesione al Partito di alternativa comunista). 
"Sinistra alternativa - ci spiega il portavoce regionale Nicola Porfido - nasce come punto di incontro di diverse attiviste ed attivisti impegnati nel territorio pugliese su diversi piani, dal sociale al politico, passando per esperienze di vertenze sul lavoro. Non facciamo riferimento ad alcun partito nazionale, ma abbiamo scelto di rappresentare la falce e martello nel simbolo perché possa esprimere senza equivoci valori come l'antirazzismo e l'antifascismo, nonché la difesa dei diritti di genere". 
Niente Partito di alternativa comunista, dunque, così come nessun altro partito nazionale è coinvolto nella presentazione di questa lista che, come esperienza, si è costituita proprio in questo periodo: "Siamo nati, come gruppo dotato di nome e simbolo, per queste elezioni regionali. Non posso tracciare - continua Porfido - un punto di inizio percorso antecedente a questo: al progetto partecipano persone provenienti da diversi percorsi, sempre nell'ambito delle lotte in difesa dei diritti sul lavoro, di genere o nazionalità". 
Porfido può ben parlare di come si è arrivati a concepire l'idea della lista perché è stato proprio lui a promuoverne la costituzione e a proporla al candidato presidente: "Il gruppo - chiarisce - si è formato su mia iniziativa poiché avverto molto il timore di avere un burattino di Matteo Salvini alla presidenza della regione. Perciò, dopo aver contattato compagne e compagni conosciuti negli anni, ho proposto una lista con falce e martello allo staff del presidente Michele Emiliano, il quale ha accolto la mia proposta". 
Non parla Porfido di "scelta obbligata", né si intuisce qualcosa di simile: la decisione di proporre una lista all'interno della coalizione di centrosinistra è stata frutto di un ragionamento preciso. "Abbiamo scelto di presentarci alle regionali pugliesi in coalizione con Emiliano - chiarisce il coordinatore - proprio per cercare di fare da argine ad un fenomeno che nel sud vede il partito Lega (Nord) prendere piede e conquistare regioni come Calabria e Basilicata. Il candidato presidente Raffaele Fitto ha difatti candidamente dichiarato che intende governare con i voti portati da quel Salvini che sta girando in lungo e largo la Puglia in cerca di consensi a suon di slogan razzisti e fake news. Noi di Sinistra Alternativa abbiamo quindi ritenuto doveroso prendere parte attiva in questo processo di desalvinizzazione della Puglia".
Ci sono oltre venti giorni da qui alla consegna delle liste, dunque è ancora presto per capire se quello di Sinistra alternativa sarà l'unico simbolo con falce e martello: è ben possibile che non sia così, visto che è probabile che il Partito comunista italiano cerchi di presentare una propria lista (con Rifondazione comunista e Risorgimento socialista) e forse potrebbero farlo anche i comunisti guidati da Marco Rizzo. Colpisce allora che, nel simbolo per la lista, assieme alla falce e al martello non ci sia alcun riferimento al comunismo: è un caso o significa qualcosa di particolare? "Beh, con una falce e martello nel simbolo penso sia inequivocabile la nostra vicinanza agli ideali comunisti" conclude Porfido, pensando forse che in casa socialista gli antichi segni del lavoro erano stati abbandonati da parecchio tempo. Chissà quanti pugliesi, davanti a falce e martello, decideranno di mettere lì la croce...

lunedì 27 luglio 2020

Popolari (con De Mita) e Per, cattolici e società civile con De Luca in Campania

Tra tutte le liste - parecchie - che sosterranno alle regionali del 20 e 21 settembre la ricandidatura di Vincenzo De Luca come presidente della Campania, una delle più attese era indubbiamente quella che aveva come promotori Ciriaco De Mita e il nipote Giuseppe De Mita, anticipata dalla nascita prima (nel 2017) del movimento L'Italia è popolare, poi del laboratorio politico Prospettiva Popolare, fondato a Napoli da De Mita junior e Francescomaria Tuccillo con l'idea di valorizzare integrità, coraggio, innovazione, uguaglianza di opportunità e meriti di ciascuno.
Si sapeva da settimane che da quella realtà sarebbe scaturita una lista, ma mancavano ancora nome e simbolo: sono stati presentati questa mattina in una conferenza stampa a Napoli, proprio dai De Mita e da Tuccillo. La lista cui stanno lavorando si chiamerà semplicemente Popolari; il simbolo altro non è che la rielaborazione dell'emblema dello scudo (solo il contorno rosso, senza croce) inclinato in un gonfalone bianco su fondo blu, elaborato nel 1995 da Giuliano Bianucci per la parte del Partito popolare italiano che si era riconosciuta nella segreteria di Gerardo Bianco e non in quella di Rocco Buttiglione. 
"Quello che presentiamo stamattina - ha spiegato Giuseppe De Mita - vuole essere l'esatta espressione delle nostre intenzioni: dare vita a un movimento politico, di rinnovare la presenza di un movimento politico che è stato per certi versi molto significativo nell'esperienza politica italiana e regionale. Il simbolo non è nostro, ma un simbolo in cui ci riconosciamo e vuole richiamare l'attenzione di tutti quelli che, a vario modo, si riferiscono a questa esperienza politica e culturale. L'emblema richiama in modo efficace l'esperienza dei Popolari sorta a metà degli anni '90, momento in cui si è affermata quella forma distorta di bipolarismo e di finta rappresentazione della realtà che vediamo ancora oggi". 
Nel suo discorso, Giuseppe De Mita ha rimarcato che la disponibilità del simbolo è stata data "da amici piemontesi con la prospettiva di utilizzare il passaggio elettorale delle regionali della Campania, oltre che per dare segno di una presenza elettorale, per richiamare tutto quel mondo disperso, in termini di dirigenti e di elettorato, alla necessità di rimettere insieme le energie, un discorso più politico che quantitativo. Il simbolo, insomma, rappresenta l'orizzonte lungo in cui ci muoviamo e vuole essere innanzitutto espressione di un metodo, com'è stato proprio il popolarismo, nato al di fuori delle ideologie e che ora deve mirare a ricostruire un rapporto tra le persone e le istituzioni. La nostra idea è di gettare ponti, per un disegno politico che costruisca una dialettica principale tra il Pd, come rappresentante di chi viene dalla sinistra, e le forze di ispirazione popolare, basate su un'idea affine della società e le elezioni regionali sono un momento di questo percorso".
Simbolo del Ppi-gonfalone 1995
Gli "amici piemontesi" di cui parla De Mita junior sono ovviamente i membri dell'associazione "I Popolari - collegio 12" di Moncalieri, presieduta da Giancarlo Chiapello e che nel 2006 ha depositato e in seguito registrato come marchio il simbolo del Ppi-gonfalone (sia pure in una versione graficamente rinnovata rispetto a quello in uso tra il 1995 e il 2002). Non a caso, alla conferenza stampa era presente anche Gennaro Salzano, che nel corso degli anni ha ottenuto la delega da parte della stessa associazione a presentare liste con il simbolo dello scudo in gonfalone in vari comuni campani (Afragola, Frattamaggiore, Frattaminore, Marano di Napoli, Casalnuovo e Caivano, nonché Acerra con la denominazione Intesa civica popolare). Si tratta della prima volta che il nome e il simbolo dei Popolari è utilizzato dopo espressa richiesta e delega da parte del gruppo moncalierese (a differenza di quanto tentarono di fare altri in passato): è vero che esiste ancora il Ppi (di Pierluigi Castagnetti e Luigi Gilli), ma è anche vero che il simbolo nel frattempo era cambiato e su quello che è stato registrato come marchio qualche diritto dai moncalieresi è stato di certo maturato.
Alcuni caratteri del progetto politico sono stati delineati da Francescomaria Tuccillo attraverso una frase detta da Aldo Moro nel 1962 proprio a Napoli: "Noi non siamo un partito cattolico, nel senso che non siamo un'espressione della gerarchia ecclesiastica, ma un partito di uomini che operano su un terreno politico essendo fedeli alla città dell'uomo". Per Tuccillo la vera frattura è tra istituzioni e città (le prime non dialogano, la seconda è diventata anonima), la regione si è inserita in quel rapporto come corpo intermedio ma non lo ha fatto nel modo migliore: il fatto però che questa lista nasca sotto l'auspicio di Ciriaco De Mita "che nel 1968 fece un patto con Pietro Ingrao per far nascere le regioni a statuto ordinario ci fa ben sperare di trovare la via giusta". 
Proprio Ciriaco De Mita ha ricordato quel primo progetto di regionalismo (elaborato soprattutto grazie a Massimo Severo Giannini), riconoscendo che poi non andò esattamente in quella direzione per veti altrui e divenne un disegno di contrasto più che qualcosa di costruttivo. Al di là di questo, è stato lui a tracciare il disegno politico di quella che non vuole essere un'uscita elettorale: "Le prime culture politiche esistenti, le prime a formarsi e a tradursi in partiti, sono state quella socialista e quella popolare e noi ripartiamo da questa, dall'unico pensiero politico che secondo me è sopravvissuto, visto che quello social-comunista si è esaurito. Ora siamo nella condizione in cui il pensiero dei popoli è scomparso e la stupidità di quelli che parlano, a partire da Salvini, non fa emergere nemmeno un pensiero, ma la politica è e deve essere pensiero, perché solo pensando si ha la possibilità di agire; non va bene nemmeno affidarsi ai tecnici, perché il pensiero diventa politica se il tecnico lo traduce, ma il pensiero non deve venire da lui, ma dall'orientamento popolare. La nostra iniziativa, dunque, è volta alla riscoperta di un pensiero politico per recuperare le radici italiane ed europee, che passa attraverso le elezioni ma ha ben altro respiro: facciamo campagna elettorale per riscoprire la cultura popolare nella coscienza popolare e le persone disposte a organizzarsi intorno a questo pensiero sono molte di più di quelle che si possono immaginare". 
De Mita senior è intervenuto anche con espresso riguardo alle regionali campane e alla coalizione di Vincenzo De Luca"Quando avevo obiezioni costruttive sul suo comportamento, andavo da lui e lui mi diceva che era d'accordo; nell'ultima fase, quanto al rapporto tra noi e il groviglio del Pd, avevamo concordato un dibattito pubblico in cui io ripensavo alla storia nostra e lui doveva farsi carico della rappresentanza della sinistra, ma il Pd è niente: del resto il suo ultimo congresso si è chiuso senza pensiero, con la prevalenza di un gruppo su un altro, nulla di più". Non ha nascosto alcuni dubbi sul numero delle liste: "Noi non ci aggreghiamo alla coalizione, dialoghiamo come forza politica autonoma e sulla scorta delle nostre riflessioni. Certo, il numero di liste dà l'impressione dell'ammucchiata, però il nostro ruolo è mettere in difficoltà il 'niente'". Su eventuali spazi per aggregazioni di liste per ridurne il numero, De Mita senior è stato categorico: "Si aggrega chi ha la stessa opinione, l'aggregazione come transazione di speranze è mercato, non politica".

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Fa riferimento almeno in parte all'area cattolica, con varie componenti della società civile, anche un'altra lista a sostegno di De Luca che sarà presentata in conferenza stampa domani. Si tratta di Per le persone e la comunità, anche se il simbolo mette in luce soprattutto la prima parola (grazie anche al segno X bianco su cui la parola è scritta) e i nomi "persone" e "comunità". I colori del contrassegno in qualche modo riprendono quelli che già caratterizzano Campania libera, anche se il blu è più scuro e il verde più chiaro e qui servono a tingere rispettivamente il mare e uno scorcio di Campania (mentre tutto sembra segnato da una sorta di grata a forellini). 
Si sa già che la lista dovrebbe essere promossa da tre figure note della società civile napoletana, pur se non proprio simili tra loro. Coordinatore della lista risulta essere Giuseppe Irace, responsabile della formazione politica nell'Azione Cattolica di Napoli, motivo per cui si è collocato il gruppo almeno in parte in area cattolico-moderata: al Mattino ha dichiarato che lui e i suoi candidati partiranno dalla dottrina sociale della Chiesa, manifestando attenzione per l'ecologia e gli "ultimi". Con lui ci sono anche Gianluca Guida, direttore del carcere minorile di Nisida, che promette impegno sui fronti della giustizia e dell'educazione alla legalità, e Antonio "Toni" Nocchetti: lui, medico che guida la onlus Tutti a scuola, formata da genitori di figli diversamente abili che lottano perché sia garantito loro il diritto a un tempo scuola di qualità, nel 2018 era candidato con Liberi e uguali al Senato (e nel 2017, come presidente di Tutti a scuola, non era stato tenero quando si scoprì che una giovane affetta da sindrome di Down era stata candidata a sua insaputa in una lista che sosteneva Valeria Valente alle amministrative di Napoli)
Definire Per soltanto una lista, forse, non è del tutto corretto, perché i primi passi verso la realtà di cui si parla ora erano già stati mossi prima che il Coronavirus dettasse altre priorità all'Italia e costringesse a rinviare le elezioni. Emerge comunque l'idea di un gruppo che tiene insieme moderati e una parte di società civile che nemmeno troppi mesi fa si è riconosciuta in una forza politica di sinistra (anche se poi questa non ha avuto un esito troppo felice): non è escluso che chi voterà questa lista, in sua mancanza, si sarebbe orientata a votare per il Pd (che non sembra molto felice della proliferazione di liste civiche a sostegno del presidente di regione uscente. 

domenica 26 luglio 2020

Movimento per le Marche: comitati riuniti in una lista alle regionali

Si presenta piuttosto nutrita la coalizione di centrodestra che si appresta a presentare le liste che il 20 e il 21 settembre cercheranno di conquistare la presidenza delle Marche. Il candidato della compagine, Francesco Acquaroli (deputato di Fratelli d'Italia e già candidato alla guida della regione nel 2015, all'epoca con il solo sostegno di Fdi e Lega Nord), nei materiali grafici fatti circolare fin qui ha schierato i simboli di ben otto liste: alcune ovviamente sono legate ai partiti di quell'area politica, mentre altre hanno una caratterizzazione decisamente locale e meritano di essere conosciute meglio. Tra queste rientra anche il Movimento per le Marche, di cui si cerca di parlare qui.
In effetti, guardando il simbolo, non si riesce a capire molto del progetto politico-elettorale messo in campo: il nome è piuttosto generico e, al di là del riferimento alle Marche molto evidente e di un punto esclamativo rosso che spicca sul fondo color verde salvia - dando luogo a un contrassegno piuttosto schematico e non particolarmente evocativo - è impossibile cogliere qualche elemento che faccia capire di più sulla lista. Che si tratti di una formazione civica è chiaro, vista la completa assenza di emblemi di partito o anche solo di elementi che possano essere letti in quel modo.
Sui media tuttavia è apparso un comunicato in base al quale risultano interessati alla nascita di questa nuova lista i comitati Obiettivo Salute Piceno e Attivamarche (il secondo, in realtà, secondo quanto apparso sui giornali lo scorso anno, costituirebbe l'evoluzione del primo). "In questi anni - si legge nel testo - abbiamo fatto battaglie in difesa della sanità pubblica, contro il modello proposto dal Partito democratico e contro l'ospedale unico. Siamo stati coinvolti in un progetto a favore di una forza politica che possa racchiudere le istanze dal mondo civico e dei comitati che mettono al primo posto il bene comune e la difesa degli ultimi e dei più deboli come stella polare dell’azione civica che deve diventare politica.
Con la costituzione della lista s'intende dare attenzione a un "territorio che è stato impoverito da chi ha governato le Marche in questi ultimi anni. Non possiamo, quindi, stare fermi nelle vedere che gli stessi che hanno gestito il potere in regione possono ora riproporsi come il cambiamento". Secondo i promotori, è arrivato il momento "di entrare nelle stanze del potere e osserviamo con interesse gli sviluppi del neonato Movimento per le Marche, composto da persone competenti, che puntano a ridare la dignità al nostro territorio dimenticato da anni di politiche errate e che poco avevano a che vedere con la tutela e valorizzazione dei beni comuni. Siamo stanchi di assistere all'abbandono della nostra amata terra da parte dei tanti nostri figli e nipoti che sono costretti ad andarsene alla ricerca di un lavoro e nel vedere sistematicamente indebolita la nostra sanità pubblica".
Forse nel tentativo di tutelare il segno da usi indebiti altrui, il gruppo politico ha pensato di presentare domanda di registrazione come marchio. La richiesta è stata depositata il 20 luglio a nome di Masha Parisciani, di San Benedetto del Tronto: lei è la coordinatrice regionale del Movimento per le Marche ed è legata ai comitati che stanno contribuendo alla presentazione della lista (ma ha anche - salvo omonimia - un trascorso nel MoVimento 5 Stelle: era candidata alle "parlamentarie" in vista delle elezioni nel 2018). ed era presente anche lei ieri all'inaugurazione del comitato elettorale di Acquaroli ad Ancona.
Pur prevalendo nettamente le liste di partito, dunque, nella compagine di Acquaroli sono presenti comunque un paio di civiche, una delle quali è costituita dal Movimento per le Marche; resta da analizzare qualche altro simbolo, anche dalla parte di Maurizio Mangialardi

sabato 25 luglio 2020

Cambiamo con Toti: il primo simbolo svelato, il cognome più grande

Se anche per le elezioni regionali si voterà il 20 e il 21 settembre, dunque in queste settimane stanno uscendo le prime candidature con relativi simboli, è anche vero che qualcuno il proprio emblema l'aveva presentato già mesi fa, quando ancora si pensava di poter votare in primavera e la minaccia del Coronavirus non sembrava così pervasiva. 
In questo senso, il record di tempismo spetta probabilmente a Giovanni Toti: già alla metà di febbraio, infatti, aveva presentato alla stampa il simbolo della sua lista personale, che sarà affiancata a quelle della coalizione di centrodestra che correrà in Liguria. Dubbi sul fatto che, tra quelle della compagine, sarà la lista più vicina al presidente uscente della regione non possono essercene: è così evidente il riferimento testuale a Toti che probabilmente il contrassegno in questione batte anche il record del cognome più grosso mai visto in un simbolo di partito (ovviamente il fatto che sia composto di sole quattro lettere aiuta molto). 
A guardare il contrassegno, a dire il vero, un dubbio poteva sorgere: anche solo a un breve sguardo, infatti, i colori utilizzati (testo blu su fondo arancione) e l'imponenza del riferimento a Giovanni Toti possono ricordare l'emblema della lista regionale che nel 2015 ha condotto alla vittoria l'attuale presidente uscente. Proprio quella somiglianza poteva far pensare che, invece che la "lista del presidente", il simbolo in questione riguardasse anche questa volta la lista regionale, quella che contrassegna ogni singola candidatura alla guida della regione. Si era già tentati di negarlo perché un simbolo così, non esattamente anomalo, avrebbe potuto indurre più di un elettore a mettere la croce solo sul simbolo del presidente, senza votare anche le liste (cosa di cui invece le singole formazioni hanno maledettamente bisogno); va però ricordato che nel 2015 nessuna delle liste della coalizione di centrodestra aveva all'interno del suo contrassegno riferimenti al candidato alla presidenza, quindi in teoria questa volta si potrebbe replicare. 
A far pensare al simbolo come caratterizzante di una lista provinciale e non regionale era però la presenza, nella parte superiore, di una dicitura di piccolissime dimensioni "Cambiamo con". Quel riferimento si prestava poco a una lista regionale legata a Toti, visto che il presidente uscente è lui stesso; veniva più facile pensare che si volesse evocare Cambiamo!, il partito che nel frattempo Toti ha fondato dopo l'uscita da Forza Italia (e che a quel punto non avrebbe presentato una lista col suo simbolo nel territorio in cui più ce la si sarebbe aspettata). Lasciava un po' perplessi il fatto che il punto esclamativo si fosse perso per strada, ma a corroborare il pensiero che si sarebbe trattato di una lista provinciale c'era una frase di Toti detta in occasione del lancio dell'emblema: "Questa è una lista sorella di quelle che abbiamo presentato nei comuni in questi anni", una per tutte quella che a Genova sosteneva Marco Bucci, che concorreva con le altre liste della coalizione. A dissipare ogni dubbio è arrivata, in questi giorni, l'approvazione della legge elettorale regionale (finora la Liguria non ne aveva una, se non con riguardo all'esenzione dalla raccolta firme) che ha abolito i "listini": il simbolo in questione, dunque, non può che riguardare una lista circoscrizionale (le sole rimaste).
Nella conferenza stampa di febbraio, poi, Toti aveva anche detto che il suo simbolo riprendeva "il colore della lista di Sandro Biasotti": l'ex presidente ligure, tra l'altro, era proprio presente in sala. Aver voluto esplicitare quel riferimento, tuttavia, è per lo meno curioso: quando Biasotti fu eletto alla presidenza della Liguria nel 2000, infatti, non aveva alcuna lista personale e quella regionale aveva lo stile della Casa delle libertà, senza alcuna traccia di arancione (ce n'era un po' in Liguria AnimaLista, ma è improbabile che ci si riferisse a questa). Sicuramente più arancione era la lista personale del 2005, quando Biasotti si presentò di nuovo agli elettori: la lista Per la Liguria, anzi, aveva sullo sfondo anche la silhouette della regione che, pur se con un tratto diverso, è presente pure nel simbolo di quest'anno, in un colore più chiaro. Il fatto è che quella volta Biasotti non fu riconfermato, venendo sconfitto dal candidato del centrosinistra (Claudio Burlando) e dunque citare quel precedente può non essere azzeccatissimo; al più si può notare che, a dispetto della sconfitta, la lista più legata al presidente uscente l'8,73% (più di Alleanza nazionale e della Lega Nord) e portò a casa tre seggi, attestandosi come miglior elemento della coalizione dopo Forza Italia. Appare almeno curioso che siano in molti a ricordare così bene quell'episodio elettorale al punto da cogliere il richiamo cromatico sottolineato da Toti; in ogni caso, se ne dà semplicemente conto, con la certezza che la "lista Toti" potrebbe essere ben più votata rispetto a quella di Biasotti, vista la visibilità regionale e nazionale avuta dal presidente uscente nel corso del suo mandato (tanto per ragioni politiche, quanto per le emergenze che ha dovuto fronteggiare come presidente).

venerdì 24 luglio 2020

No Europa per l'Italia: l'Italexit secondo Gianluigi Paragone

Aggiornamento

La presentazione del progetto politico di Gianluigi Paragone ha provocato già giorni fa la reazione di Teofilo Migliacciodal 19 ottobre 2019 - dopo le dimissioni di Paolo Cosimo Vito Abbate - segretario del partito politico Italexit, quello che come simbolo ha la freccia bianca su cerchio azzurro, stile Brexit Party (v. la parte finale dell'articolo). Personalmente interpellato, Migliaccio spiega di aver inviato una prima diffida a Gianluigi Paragone il 15 luglio, chiedendo di eliminare quanto prima dal nome e dal simbolo del suo partito il riferimento "Italexit", che il partito di cui Migliaccio è segretario aveva depositato come marchio quasi un anno prima.
Sempre Migliaccio spiega di aver ricevuto una risposta da uno studio legale per conto di Paragone, in data 16 luglio: si tratta dello stesso giorno in cui presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi è stato depositato come marchio il nuovo simbolo, con l'elemento "Italexit" ridotto di dimensione all'interno dell'emblema (se ne parla sempre nell'articolo). In quella risposta si faceva notare che "Italexit è un termine generico, che si inserisce in quell'insieme di parole coniate per l'ultimo decennio per identificare quei movimenti economico-politici rappresentativi del sentimento di euroscetticismo, secondo cui ,per migliorare le condizioni di un paese, è necessario riacquistare la piena sovranità" (Brexit, ovviamente, ma anche Grexit, Spexit e Danexit); si tratterebbe dunque di un termine solo descrittivo (al punto che è stato inserito anche dal 2016 come voce del Vocabolario Treccani) che non potrebbe costituire di per sé un valido marchio e, inserito in un contesto più complesso, darebbe luogo solo a un marchio debole (cioè sarebbe proteggibile soltanto la precisa combinazione di elementi all'interno del marchio impiegata da chi ha registrato il segno per primo, mentre non ci sarebbe alcuna confondibilità con modifiche anche minime rispetto al primo emblema). 
La coincidenza delle date fa pensare che in effetti il nuovo marchio (cioè il simbolo presentato in conferenza stampa) sia stato depositato anche a seguito della diffida. "Ora il simbolo è cambiato, è vero - aggiunge Migliaccio - ma mi limito a notare che il sito del partito fondato da Paragone è Italexit.it: ha talmente poco valore quell'espressione all'interno del simbolo di quel partito che la si usa addirittura per il nome a dominio del sito, senza nemmeno impiegare 'No Europa per l'Italia', quando il nostro sito www.italexitpartitopolitico.it è stato registrato alla fine di luglio del 2019. Sarà anche un nome generico e descrittivo Italexit, non creato da noi, ma i primi a utilizzarlo come denominazione di un partito siamo stati noi: questo non è contestabile da nessuno e le nostre battaglie le continueremo". 
La querelle politica, dunque, prosegue (anche se non è detto che finisca in carta bollata). E a questo punto viene facile fare una domanda: come mai, nell'epoca della semplificazione, nessuno ha pensato di usare semplicemente il termine "ExIt", giocando a dovere sulla grafica? 

* * *

La notizia era nell'aria da settimane, si attendeva solo di conoscerne tempi e dettagli. Ieri mattina i tempi sono maturati e Gianluigi Paragone, in una conferenza stampa alla Camera, ha annunciato la nascita del suo partito: in molti lo chiamano Italexit, ma la parte principale del nome è No Europa per l'Italia. L'incontro con la stampa è stato anche l'occasione per presentare Monica Lozzi, presidente del VII municipio di Roma, "una delle primissime persone con cui ho ragionato ad alta voce - ha detto il senatore ex M5S -. Lei oggi lascia ufficialmente il MoVimento 5 Stelle, aderisce a Italexit e sarà la nostra candidata a sindaco di Roma, sulla base di un'esperienza vera", cioè l'abbattimento delle case dei Casamonica". 

"Il partito che mancava"

"Tra i colleghi e gli addetti ai lavori - ha dichiarato Paragone ai giornalisti - la domanda di fondo è: ci voleva un altro partito politico? La mia risposta è facile: l'unico partito che mancava era questo, un partito che con una posizione netta dicesse 'fuori dall'Unione europea'. Tutti gli altri partiti pensano con sfumature diverse di rimanere in quel perimetro e di correggere l'Ue; io penso che sia una missione inutile e impossibile: impossibile perché la maionese impazzita non la raddrizzi; inutile perché la crisi è adesso e le risposte che sta dando l'Ue sono le stesse e sono sbagliate, perché non scaricano sull'economia reale i soldi di cui questa ha bisogno". 
Ovviamente le questioni economiche hanno avuto un grande peso nella conferenza stampa: "In troppe persone - ha continuato il senatore - noto molta leggerezza, nel non capire cosa significhi un calo del 12% del Pil: significa vedere un paese che sanguina e che in molti casi può sanguinare mortalmente. Nelle crisi pregresse abbiamo dovuto fare i conti con suicidi, desolazione e depressioni; il modello dell'Ue prevede una progressiva consunzione dei diritti e un progressivo indebitamento, anche privato, favorito dai tassi favorevoli. Per questo si entra nella spirale del debito senza nemmeno accorgersene: il gioco è molto ingannevole. Venivamo da una cultura del risparmio che ha mosso l'ascensore sociale, questo oggi si è inceppato perché il risparmio è stato tradito: alla base credo che ci sia il programma neoliberista europeo, che sembrava fatto apposta per creare le condizioni di un impoverimento dei cittadini, cioè del popolo sovrano di cui parla la Costituzione, delle famiglie, dei lavoratori, degli imprenditori, dei professionisti e delle partite Iva".

Il manifesto

In una situazione tanto critica, secondo Paragone l'uscita dell'Unione europeo sarebbe funzionale al tentativo di far ripartire il paese: "Credo sia arrivato il momento di sciogliere il nodo gordiano con la spada: non c'è altro modo per far capire all'Ue che sta sbagliando tutto. Il Recovery Fund è un pezzo di qualcosa che non porterà i soldi adesso, quando invece servono qui e ora". Per ottenerli ("come è accaduto nel Regno unito, in cui il governo dopo Brexit è intervenuto subito") Paragone ha messo in campo il "progetto Italexit", che punta a "un'Italia forte, libera e indipendente, che recuperi la propria sovranità e sia di nuovo capace di autodeterminarsi", per "cancellare gli effetti nefasti degli ultimi trent'anni di politiche antipopolari e ricostruire una società all'insegna dei diritti e dei valori della nostra Costituzione". 
Così inizia il manifesto del nuovo partito (disponibile sul sito del partito), che si articola in vari punti, elencati di seguito: recuperare la sovranità monetaria ("la base dell'indipendenza di una nazione", per cui la finanza pubblica "non può più essere asservita a vincoli arbitrari stabiliti da entità sovranazionali prive di legittimità democratica"); restituire agli italiani ciò che è loro (banche pubbliche, grande industria di Stato, reti energetiche, istruzione, trasporti, sanità pubbliche); un pano di rinascita industriale (con lo Stato protagonista); per la sovranità alimentare (sostenendo le imprese delle eccellenze enogastronomiche, "sempre meno ordinarie sulle tavole degli italiani"); lavoro per tutti (puntando molto sui "lavori potenziali - e assolutamente necessari - da creare nei campi della riconversione ecologica, dell’urbanistica, delle infrastrutture, dell’assistenza sociale", con grandi interventi dello Stato); i confini nazionali, baluardo dell'autodeterminazione (regolando i flussi migratori, lavorando per la piena integrazione e controllando i confini per salvaguardare le identità e le culture nazionali, ma anche per difendere il diritto di ogni persona a vivere nel proprio Paese); sulla salute non si lucra (rilanciando con forza la sanità pubblica, cessando ogni esternalizzazione, privatizzazione e sovvenzione a quella privata; riflessioni in tema di impatto sulla salute su scelte come quelle sulle infrastrutture 5G e sull'obbligo vaccinale); un approccio radicale alla crisi ambientale (riportando al centro il benessere collettivo, prestando attenzione alla salvaguardia di tutto il patrimonio naturale, da quello paesaggistico a quello boschivo, pianificando pure una politica industriale che porti a costuire un innovativo tessuto produttivo che sia realmente ecosostenibile); oltre la Ue, per una reale collaborazione europea (se il percorso europeo finora ha acuito le divergenze e creato rivalità, serve creare vera cooperazione su temi come la geopolitica, la gestione dei fenomeni migratori e la questione climatica, possibili anche senza euro).

Il simbolo 

"I sondaggi dell'istituto Piepoli - ha sottolineato Paragone - ci danno al 5%, un buon punto di inizio per una forza che deve ancora radicarsi". E che, si aggiunge, fino a quel momento non aveva un simbolo, che invece è stato svelato proprio durante la conferenza stampa. Si tratta di una curiosa forma esagonale (finora vista essenzialmente con il Partito d'azione liberalsocialista, in ogni caso inseribile in una circonferenza), a tinte tricolori, ma con una freccia in evidenza: all'interno e all'esterno è contenuto l'interno nome della nuova forza politica. 
Come si è detto, il progetto era stato etichettato da molti, già nelle settimane scorse, come Italexit, "che ormai è la suggestione di qualcosa che dopo Brexit ha preso il via". Il concetto è stato abbinato al nome del senatore che ha promosso il progetto, "non per smanie di protagonismo, ma per brandizzare il partito". I colori della freccia e delle scritte - lo si diceva - sono quelli dell'Italia: "è il segno che si vuole ripartire dalla sovranità di uno Stato che ha tutte le carte in regola per giocare la partita su tutti i mercati".
Lo slogan "Italexit con Paragone" (con il segmento orizzontale della L allungato e con la punta di freccia fuso con il segmento centrale della E) in effetti è stato immaginato probabilmente come primo marchio, visto che come tale il 10 luglio è stato depositato all'Ufficio italiano brevetti e marchi (con anche attenzione per le sfumature e con due elementi a freccia, uno verde e uno rosso). Quello stesso logo (stavolta tutto blu) era anche l'elemento centrale di una prima versione del fregio esagonale, di cui è stata chiesta la registrazione come marchio nello stesso giorno: lì "Italexit" era collocato all'interno della freccia, mentre negli spazi sopra e sotto era inserita e "spacchettata" la dicitura "No Europa per l'Italia". Proprio quella che, in un secondo momento, è diventata la parte principale del nome, finendo all'interno della freccia (tra l'altro cambiando carattere): "l'abbiamo voluta mettere al centro per parlare italiano: fa capire la nostra contrarietà a un'Europa che coincide con l'Unione europea e non ce n'è un'altra a disposizione. L'Europa è un luogo geografico, ma non è un luogo politico".
La versione del simbolo presentata alla stampa è stata depositata come marchio sei giorni dopo, il 16 luglio (quando ancora il vertice per la definizione del Recovery fund non si erano aperte). Tutte e tre le domande di marchio sono state presentate per le classi 41 (educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (servizi giuridici; servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui; servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali). Come richiedente figura la società "In Movimento S.r.l.s.", che risulta aver iniziato l'attività il 23 gennaio di quest'anno (mentre all'inizio dell'anno Paragone era stato espulso dal M5S): il nome ricorda un intervento del senatore a Tagadà, nel periodo in cui si parlava insistentemente di una collaborazione con Alessandro Di Battista: "Creare un nuovo partito? Non si fonda un partito dall'alto, mi rimetto in movimento con i temi veri del M5S". In Movimento, appunto. Come rappresentante del richiedente è indicato l'avvocato Enrico Tindaro La Malfa, avvocato dello studio legale bolognese Safety Brand.
Al di là delle evoluzioni del marchio, il simbolo si prepara a raccogliere le firme per partecipare alle elezioni amministrative romane del prossimo anno e, magari, anche prima; in ogni caso, se la legislatura arriverà alla sua conclusione naturale (come immaginato da Paragone), ci sarà il tempo per far conoscere l'emblema e il progetto politico che intende rappresentare. Nel frattempo, sarebbe bene far leva soprattutto sul concetto di "No Europa per l'Italia" piuttosto che su "Italexit", che non è proprio nuovo: sempre nella banca dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi risulta depositato il 25 luglio 2019 (praticamente un anno fa) l'emblema Italexit - Diamo il giusto valore alla nazione, conformato come quello del Brexit Party di Nigel Farage: a depositarlo era stata Teodora Santoro di Carovigno (Br). E proprio a Carovigno aveva sede la segreteria di quel partito, che ha ancora un suo sito web e una sua pagina Fb, con un'idea chiara: avere "un'Italia libera e sovrana. Uscire si può, anzi... si deve!".

giovedì 23 luglio 2020

Toscana, Sinistra civica ecologista, una lista "coraggiosa" per Giani

Si è detto giorni fa che la sinistra che ha scelto di non appoggiare Eugenio Giani si ritrova quasi tutta nella lista Toscana a Sinistra, che ricandida alla presidenza Tommaso Fattori ("quasi tutta" perché, per esempio, in questi giorni è stata annunciata anche la candidatura di Marco Barzanti, segretario regionale del Partito comunista italiano, che si presenterà dunque in autonomia). Parte della sinistra, invece, ha scelto di far parte della coalizione che porterà voti a Eugenio Giani: si tratta, in particolare, della lista Sinistra civica ecologista, il cui simbolo è stato presentato alla stampa in realtà già da tre settimane, precisamente il 2 luglio. 
In effetti, rispetto alle elezioni del 2015, una certezza c'è già: si può parlare di coalizione anche perché le liste in appoggio al candidato del centrosinistra non saranno soltanto due come allora (quella del Pd e Riformisti 2020 - Il popolo toscano). Quella di cui si parla ora aspira a essere la seconda più votata (anche se, in caso di "lista del presidente", potrebbe essere la terza). 
Il risultato è potenzialmente raggiungibile se si si considera che la formazione unirà tre gruppi, vale a dire Articolo Uno, 2020aSinistra (aggregazione che comprende varie liste civiche e associazioni legate alla sinistra toscana, oltre che varie persone singole interessate) e Comunità Civica Toscana, raggruppamento sorto meno di un anno fa che "rappresenta le Comunità locali all'interno del centrosinistra - così si legge nella pagina Facebook - con le istanze promosse direttamente dai territori". "Siamo molto soddisfatti del risultato che abbiamo raggiunto - ha detto in conferenza stampa Daniela Lastri, fino alla metà di giugno coordinatrice regionale di Sinistra italiana (e dimessasi in seguito a varie manifestazioni di dissenso interno circa l'appoggio a Giani), ora rappresentante di 2020aSinistra -. Di certo, questa lista dà un messaggio positivo di unità, in un panorama politico che apprezza poco l'unità. Non è l'unità totale che speravamo di realizzare, ma è un'unità importante. Un fatto nuovo".

In effetti, i gruppi che hanno presentato la lista avrebbero voluto tanto aggregare più forze, quanto ottenere "un cambio di classe dirigente", dunque candidature diverse. Il nome di Eugenio Giani non era esattamente in linea con quest'auspicio, ma questo non ha fatto venire meno il sostegno alla coalizione "perché la battaglia che ci sta di fronte non ammette divagazioni", visto che la regione per la prima volta appare contendibile "e noi persone e formazioni di sinistra non possiamo sottrarci alla battaglia politica, non possiamo ritirarci nelle nostre riserve". Si è dunque accettato ugualmente il sostegno a Giani, ma con l'idea di far parte della coalizione "in modo autonomo, libero e diverso", cercando di "far pesare di più la sinistra dentro il campo del centrosinistra" e, quindi, puntando soprattutto sul programma e sull'agenda. 

Il gruppo, dunque, vorrebbe puntare soprattutto su sanità (pubblica), ambiente (anche attraverso la riqualificazione energetica e ambientale delle imprese mediante  fondi strutturali europei e un trasporto pubblico a minor impatto), acqua (da rendere nuovamente pubblica), casa (per tutelare il diritto all'abitazione sul territorio regionale), istruzione (combattendo l'abbandono scolastico, rafforzare i servizi per l'infanzia e investendo nell'edilizia scolastica), lavoro. Indichiamo i temi principali di un cambiamento che riteniamo assolutamente necessario di fronte al dopo Covid-19. Non si scherza con quello che è successo, e chiediamo un pensiero e una lettura nuova di ecologia integrale sui territori e di sviluppo economico, sociale, ambientale, culturale della Toscana. Nel programma richiesto dalla lista, secondo Lastri, "c'è il passato e il futuro. C'è il passato della Toscana Rossa, fortemente legata alla lotta contro le diseguaglianze, alla cura dei legami sociali, al lavoro e alla piccola impresa. Ma c'è anche tanto futuro, della nuova Toscana Rosso-verde, che ricostruisce lavoro e qualità del lavoro puntando sulla lotta ai cambiamenti climatici, sull'ecologia delle imprese e sulla cultura".
Non a caso, anche il simbolo scelto per la lista è rosso-verde: basta uno sguardo, tuttavia, per capire che l'idea grafica (e probabilmente anche politica) di fondo viene dalla confinante Emilia-Romagna, in particolare dalla lista Emilia-Romagna coraggiosa, che a fine gennaio ha ottenuto il 3,77%, sancendo il successo personale di Elly Schlein (che dopo il voto è diventata vicepresidente della giunta regionale). I colori sono gli stessi, la disposizione pure, giusto con qualche variazione nella forma degli spazi e nelle sfumature; soprattutto, l'idea del cuore abbinato al profilo della regione su fondo verde è stata riportata tale e quale (anche se qui il tratto regionale non sembra "fatto a mano" e il cuore ha una forma leggermente diversa). Il semicerchio inferiore qui non è tutto rosso, ma contiene una fascia bianca centrale orizzontale, richiamando la bandiera della regione. E se la parola "ecologista" c'era anche in Emilia-Romagna, in Toscana si è scelto di sostituire all'aggettivo "progressista" il nome "Sinistra", per indicare chiaramente il campo di azione (e, probabilmente, anche per non lasciare che solo la lista di Fattori lo utilizzasse).
Nei prossimi giorni sarà più chiaro anche il panorama simbolico della coalizione che sostiene Giani, per le liste che dovranno essere presentate entro il 22 agosto.

mercoledì 22 luglio 2020

La Puglia domani, Fitto sceglie il "pumo" per la sua lista

Dopo esserne stato presidente per cinque anni dal 2000 (quando appariva a molti una delle figure più promettenti di Forza Italia) e dopo la sconfitta - un po' a sorpresa, innanzitutto per lui - nel 2005 nella sfida con Nichi Vendola, Raffaele Fitto aveva iniziato a occupare ruoli sempre più rilevanti a livello nazionale ed europeo, ma non ha mai smesso di interessarsi alla politica della Puglia, la sua regione. Non a caso, quando nel 2010 Vendola fu riconfermato prevalendo su Rocco Palese, candidato del centrodestra, Fitto - che lo aveva ampiamente sostenuto e promosso - si era dimesso da ministro per gli affari regionali dell'ultimo governo Berlusconi, addossandosi la responsabilità della sconfitta (ma, come da copione, le dimissioni furono respinte); nel 2015 fece una scelta precisa, appoggiando Francesco Schittulli con la sua lista Oltre (mettendo in campo anche il suo cognome, inserito nel simbolo) e abbandonando Forza Italia (che aveva invece scelto di sostenere Adriana Poli Bortone). 
Ironia della sorte, da settimane è ormai ben noto che proprio Raffaele Fitto si ricandiderà alla presidenza della Puglia in rappresentanza del centrodestra unito - dunque almeno di Lega, Fdi e Fi - ma stavolta il suo nome lo ha fatto Giorgia Meloni per Fratelli d'Italia (con cui l'ex presidente pugliese è stato eletto parlamentare europeo l'anno scorso). Al di là delle liste di partito, che chiaramente ci saranno - con il debutto della Lega, visto che nel 2015 aveva corso Noi con Salvini - non poteva certo mancare una "lista del presidente" legata direttamente a Fitto, per tradurre assai più che altrove in voti e seggi il consenso personale di cui l'ex presidente e attuale europarlamentare ha sempre dimostrato di godere: in quella formazione saranno schierati politici e amministratori locali, ma anche le classiche candidature della "società civile".
Il progetto di lista è stato presentato due giorni fa a Bari (tra l'altro alla presenza del capogruppo di Fdi alla Camera, Francesco Lollobrigida): si chiamerà La Puglia domani, con il nome rivolto tanto all'immediato futuro (inteso, una volta chiusi i seggi e terminato lo spoglio delle schede), quanto a un generico domani che Fitto vorrebbe poter incarnare per cinque anni, lasciando anzitempo il suo scanno a Bruxelles-Strasburgo. Tinte dominanti del simbolo utilizzato per la lista sono l'azzurro (quello del mare, che campeggia anche nello stemma regionale) e il verde (in rappresentanza della terra). Assai più dei colori, tuttavia, emerge il soggetto scelto per il contrassegno: si tratta del "pumo", uno degli elementi decorativi degli edifici più diffusi in Puglia, soprattutto in Salento (e in particolare a Grottaglie).
Così Fitto ha spiegato la sua scelta: "Il pumo rappresenta una rosa stilizzata, una rosa che sboccia. Il significato, quindi, è quello di rinascita. Il pumo, emblema dell'artigianato pugliese in tutto il mondo, riunisce il rispetto della tradizione e l'aspirazione verso un futuro di innovazione, crescita e sviluppo. È presente nella mia casa e in quella di molti pugliesi". In effetti, etimologicamente, più che una rosa dovrebbe ricordare un frutto (pomum), anche se in generale in effetti il pumo rimanda all'idea del bocciolo che si schiude, in segno di prosperità e le foglie sono quelle dell'acanto; molti, tuttavia, lo ricollegano anche a una pigna, pensando a una delle forme del fregio più diffuse di recente. L'immagine scelta qui suggerisce un profilo piuttosto liscio, quindi rimanda alla foggia tradizionale del pumo, pur se in una rilettura cromatica più innovativa. Il disegno è leggibile benché sia collocato sullo sfondo, sotto al testo bianco in cui spicca la parola "domani": questa è persino più evidente del riferimento a Fitto, il contrario di ciò che era accaduto nel 2015 con la lista Oltre, che fu ovviamente la più votata della coalizione a sostegno di Schittulli. Sarà così anche stavolta?

martedì 21 luglio 2020

Forza nuova cambia simbolo: "Una rondine per le libertà"

Di fronte a epoche nuove, anche l'immagine di un movimento può cambiare, se le priorità devono essere comunicate in modo ritenuto più efficace e adatto ai tempi. Da due giorni Forza nuova ha diffuso il suo nuovo simbolo, in cui il lettering non ha più un ruolo prevalente e si è fatta una scelta grafica rilevante, che la guida del movimento ha voluto indicare come risposta "contro la dittatura sanitaria, finanziaria, giudiziaria e mass-mediatica".
Le lettere della sigla sono rimaste le stesse - nere, in carattere Twentieth Century Black - già presenti nell'ultima versione dell'emblema, ma sono state decisamente rimpicciolite e private della struttura rossa a parallelogrammo in cui erano inserite nella grafica precedente. L'elemento che spicca, sul fondo bianco, questa volta è il disegno stilizzato e spigoloso - quasi futurista, per certi versi - di una rondine, ovviamente nera, ad ali spiegate: tra le due parti della coda biforcuta trova posto la sigla del movimento, comunque riconoscibile per essere scritta nero su bianco; la biforcazione, in realtà, inizia ben prima, quasi a partire dalla testa, che qui appare quasi come un pennino. A delimitare la grafica provvede una corona circolare sottile, tinta del tricolore italiano - che si riaffaccia dunque nella grafica di Forza nuova - a bande verticali.  
La scelta iconografica non è affatto casuale: per il fondatore di Forza nuova Roberto Fiore, il soggetto intende comunicare un riferimento alla libertà attiva e laboriosa"Fin dall'antichità - spiega - la rondine era l'araldo della primavera, il messaggero della buona stagione, il simbolo positivo di un cambiamento, il ritorno delle libertà dopo un lungo inverno. Era anche il simbolo dell'operosità e del risveglio: annunciava la vita che ricomincia anche nell'arco della singola giornata, cantando sul far del giorno e segnando la fine della notte, risvegliando così gli uomini dal sonno ed esortandoli a mettersi all'opera. Ed è laboriosa essa stessa: costruisce mescolando paglia e fango, e se il fango manca lo produce, rotolandosi con le ali bagnate nella polvere; tappezza il nido con piume o fiocchi di lana, per custodire prima le uova al caldo e poi nella comodità i nuovi nati". 
Per Fiore, tuttavia, occorre mettere in luce anche il legame della rondine primaverile con l'idea "pasquale" della resurrezione che segue alla passione (con ovvi riferimenti al bagaglio religioso cristiano): "Quale immagine migliore può esserci per un Movimento che assume ogni giorno di più il profilo di unico paladino della necessaria ricostruzione nazionale mostrando la strada di una risurrezione della Patria su cui il sistema ha fatto rotolare il masso pesantissimo di una dittatura sanitaria che dovrebbe chiudere definitivamente la partita? Puntiamo in alto, come la rondine che abbiamo scelto, tra mille infamie, tra mille tradimenti e proprio durante l'offensiva del nemico. Quale avanguardia rivoluzionaria che punta verso il cielo, perché è solo in alto che si trova l'obiettivo, indichiamo alla Patria la via della Resurrezione e della Riconquista delle libertà naturali, le uniche davvero concrete".
Quello annunciato ieri è almeno il terzo cambio di simbolo operato da Forza nuova dopo la sua fondazione a Cave, il 29 settembre 1997. Il primo emblema del movimento era decisamente schematico, nato probabilmente al di fuori di una forma circolare (si prestava innanzitutto alle bandiere e agli striscioni), ma già basato sulle iniziali del nome scelto: nei primi anni non si pensava certo alle elezioni, per cui non c'erano regole particolari da rispettare. Oltre alla sigla e al nome, iniziava già a comparire una coccarda tricolore, con il verde nella corona esterna e il rosso nel cerchio interno (dunque invertita rispetto al consueto): si realizzava così un richiamo tanto a uno dei simboli patrii, quanto a uno dei suoi usi più noti (quello militare, legato alla tradizione e all'ordine); il tutto era collocato ora su fondo nero, ora su fondo blu.
Proprio blu era il colore di sfondo del primo mutamento simbolico forzanovista, coincidente con le prime campagne elettorali solitarie del movimento, tra il 2000 (regionali e amministrative) e il 2001 (politiche, almeno in alcuni tra collegi e regioni). Di fatto, più che di mutamento, si dovrebbe parlare di rielaborazione grafica: la coccarda tricolore come elemento non letterale era sempre lì, ma stavolta si era deciso di inclinarla, come a volerle dare l'illusione della tridimensionalità. Le iniziali del nome, poi, questa volta erano diventate minuscole e - per poter risaltare meglio sopra la stessa coccarda, della cui corona verde avevano il medesimo spessore - si erano tinte di nero. 
Quel simbolo rimase in uso a lungo, anche se nel 2004 - in ossequio al motto "costanti nella strategia, duttili nella tattica" - si tentò un nuovo mutamento grafico, questa volta più significativo. Sparì infatti la coccarda, ma non il tricolore, che tinse direttamente le iniziali: queste, peraltro, furono conformate come due triangoli scaleni posizionati "a specchio" in verticale; subito al di sotto, invece, il nome - presente anche lungo la parte superiore della circonferenza - era stato inserito in una base trapezoidale nera, che richiamava inevitabilmente la fiamma tricolore del Movimento sociale italiano (come del resto facevano le lettere spigolose a triangolo, evocando anche il simbolo geometrico del Fronte nazionale di Adriano Tilgher). Per Fiore era chiara l'idea di ricalcare "le esperienze politiche missine e frontiste", di cui si era voluto cogliere "un patrimonio storico e ideale, un'eredità da attualizzare"; non di rado, tuttavia, gli uffici elettorali chiamati a valutare la legittimità dei contrassegni destinati alle schede ritennero il simbolo troppo somigliante alla fiamma missina ancora presente nell'emblema di Alleanza nazionale - accadde, tra l'altro, alle elezioni europee del 2004, cui Forza nuova partecipava come parte del cartello Alternativa sociale - e si dovette recuperare quello precedente.   
Dopo le elezioni politiche del 2006 - anno in cui Fiore, assieme a Tilgher e altre persone di quell'area, non figurò tra i candidati delle liste nel centrodestra, con cui pure Alternativa sociale era alleata - si avvertì di nuovo l'esigenza di cambiare: graficamente il movimento di Fiore ha guardato all'emblema del Nationaldemokratische Partei Deutschlands (Partito nazionaldemodcratico di Germania) e a quello del partito rumeno Noua Dreaptă (Nuova destra): "Ci siamo ispirati - precisa Fiore - a un modello di nazionalismo radicale che si distingueva dal populismo". Quell'emblema, molto geometrico, letterale ed evidente, funzionava al di fuori di un cerchio ma si prestava anche a essere inscritto in una circonferenza in sede elettorale e così lo si è visto in tutti gli appuntamenti successivi al 2006 (compreso quello del 2018, in cui ha fatto parte della lista Italia agli italiani).
Dopo un uso di quasi quindici anni, il simbolo compie un nuovo passo: "Oggi - conclude Fiore - deve riflettere la necessità di salvare l'Italia e difendere le libertà concrete e naturali messe a rischio dalla tirannide sanitaria, finanziaria, giudiziaria e mass mediatica". Il programma resta lo stesso, cambia solo il modo di presentarlo agli italiani.