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mercoledì 21 gennaio 2015

Fratelli d'Italia, il futuro della fiamma a breve termine?

Formalmente, a voler essere precisi e pignoli al millimetro, il tempo sarebbe scaduto. Perché la delibera con cui il consiglio di amministrazione della Fondazione Alleanza nazionale aveva concesso a Fratelli d'Italia (anzi, al soggetto politico che ne costituiva l'evoluzione) l'uso del simbolo di An era stata chiara: la concessione non è per sempre, ma solo per il tempo limitato che era stato già individuato dalla mozione votata (con annesse polemiche) in assemblea il 14 dicembre 2013.
Quel documento, in particolare, precisava due cose. Innanzitutto "il simbolo e la denominazione di An restano, in ogni caso, di esclusiva pertinenza della Fondazione"; in più il testo della decisione continuava prevedendo la possibilità di revocare l'uso dell'emblema a Fdi "ove se ne ravvisi un impiego oltre i limiti di tempo stabiliti nella presente delibera". Facendo due più due, la fiammella dovrebbe essere rimossa - anche solo per gentilezza - dal contrassegno del partito guidato da Giorgia Meloni.
Naturalmente non è detto che l'uso non possa essere prolungato: come il consiglio di amministrazione ha preso la prima decisione sull'uso del simbolo, toccherebbe di nuovo al cda esprimersi su eventuali nuove richieste, di Fratelli d'Italia o di altri soggetti politici. E' vero che alla base della prima delibera c'era il voto dell'assemblea, ma quell'organo si dovrebbe riunire a cadenza biennale, quindi si andrebbe troppo in là: il prossimo consiglio di amministrazione, invece, è fissato per il 28 gennaio, dunque è molto più vicino.
Nell'organo, accanto al presidente Franco Mugnai, siedono Francesco Biava, Pierfrancesco Gamba, Gianni Alemanno, Italo Bocchino, Antonino Caruso, Egidio Digilio, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Maurizio Leo, Marco Martinelli, Altero Matteoli, Giorgia Meloni, Roberto Petri e Giuseppe Valentino (i nomi sono pubblicati sul sito della fondazione). Di certo Fdi non partirebbe svantaggiato: come si è visto, nel consiglio sono rappresentati i vertici del partito (Meloni, La Russa), ma ci sono anche Biava (dell'esecutivo nazionale e vicepresidente del cda), Alemanno, Gamba e Petri (membri dell'assemblea nazionale di Fdi). 
Certo, al loro fianco ci sono soggetti con una storia recente diversa, come gli ex Pdl Maurizio Gasparri e Altero Matteoli (ora in Forza Italia) o persone già legate a Futuro e libertà come Digilio e Italo Bocchino (braccio destro di Fini in Fli, ma ora direttore editoriale del Secolo d'Italia proprio su designazione della fondazione). Al momento al cda non sono pervenute richieste ufficiali di uso del simbolo, né da Fdi, né da altri; allo stesso tempo, la causa iniziata da alcuni aderenti alla fondazione per impugnare le delibere di concessione dell'emblema è ferma davanti al tribunale di Roma, in attesa di arrivare a una prima sentenza. 
Di certo, però, una decisione sul simbolo il consiglio la dovrà prendere. Anche perché, nel frattempo, a qualcuno l'idea di cercare di riunire le destre non è passata. A Francesco Storace per esempio: sul Giornale d'Italia, giusto ieri, ha ridato nuova linfa a un progetto unitario che restituisca reale rappresentanza a chi si sente di destra:

"... se sarà confermata l'impostazione che mi aspetto, la manifestazione dell'8 febbraio proposta da Isabella Rauti per l'associazione Prima l'Italia potrebbe ricominciare a farci coltivare quel sogno a cui tentammo di dar vita il 9 novembre 2013 quando proponemmo di far rinascere Alleanza Nazionale. Ci sono stati, da allora, errori collettivi, nessuno ne è stato esente. Stavolta, non si dovrebbe fare a meno di nessuno. Ecco, su questo mi piacerebbe verificare l'opinione della leader più fresca che è rimasta a destra, Giorgia Meloni. Non è più nemmeno il nome il problema di chi ha il dna connotato irriducibilmente dalla destra. Il tema e' la volontà di ricominciare da capo. Anche in un contenitore nuovo o in quel che c'è, ma con tutti. Ci sono decine di milioni di italiani, ormai, senza rappresentanza. Siamo titolari di un'identità fortissima che non merita la dispersione: perché non riprovarci senza stare ad angosciarci sui partners, gli alleati, i componenti della coalizione? Prima noi, poi si discute se ci devono essere alleanze".

Ora, la Rauti (moglie di Alemanno) fa parte anche dell'esecutivo nazionale di Fdi, quindi quella di Storace - che di fatto aveva avvicinato la Destra a Forza Italia - sembra davvero una mano tesa. E, fiamma o non fiamma, potrebbe nascere qualcosa; posto che l'8 febbraio si dovrebbe già sapere se il simbolo di Fratelli d'Italia resterà lo stesso o dovrà essere più leggero.

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