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martedì 20 gennaio 2015

Torna Mastella coi Popolari per il Sud?

Da alcuni giorni i media ne parlano con insistenza, come quando si vuole sottolineare un grande ritorno. Eppure non lo è. Perché Clemente Mastella, in realtà, non se n'è mai andato davvero. Al più è rimasto più silente, nei periodi più difficili in cui il suo nome era legato a inchieste giudiziarie più che a dichiarazioni e gesta politiche. Ora che invece è arrivata un'archiviazione dopo due assoluzioni, si può di nuovo parlare di politica (non che con la candidatura alle ultime europee con Forza Italia si parlasse di altro, ma tant'è).
Morale, i giornali si precipitano a dare notizia dell'inaugurazione della nuova segreteria politica mastelliana a Benevento. Un'inaugurazione anomala, perché al momento il soggetto politico non ha un nome definito e nemmeno un simbolo. Il Fatto Quotidiano, al pari di altre testate, un nome lo fa: quello dei Popolari per il Sud. Che forse è il quinto partito fondato da Clemente da Ceppaloni (dopo Ccd, Cdr, Udc e Udeur), ma non sarebbe nuovo. Perché l'ultima declinazione del Campanile, in realtà, era spuntata già nel 2010, quando Mastella - mettendo per un po' da parte il suo Udeur, comunque presentato alle regionali campane - scelse di sfoggiare un nuovo nome. E se i "Popolari" c'erano già (dopo il passaggio da Alleanza popolare), l'aggiunta della connotazione spaziale voleva caratterizzare a fondo la formazione, indicando allo stesso tempo il radicamento, nonché l'oggetto e il fine dell'impegno.
E' proprio Mastella in persona, però, a sfumare tutti i contorni della sua ripresa politica: battezzandola come "modesta esperienza locale", tiene a precisare che il simbolo e, a monte, il nome non sono ancora definiti. Da cosa dipendono questi dubbi? "Dipende se vengono altri con me", spiega, avendo comunque pronto il piano b in caso di ingressi scarsi: "Altrimenti rimane lo stesso".
Di certo, oltre alla collocazione a fianco di Stefano Caldoro nel centrodestra, ci sarebbe solo la vocazione locale del soggetto politico: "Si avverte l’esigenza - si legge sempre sul Fatto - di un partito territoriale che dialoghi con la gente e che rappresenti un punto di riferimento certo nella crisi dei partiti". E, anche visivamente, quale punto di riferimento migliore di un campanile svettante?

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