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sabato 21 novembre 2015

Simboli fantastici (11): Tirare la cinghia? Scelta vincente, su Topolino

Scorrendo le massime di Anacarsi, uno dei sette savi della Grecia, si trova questo principio: "Gioca, così da poter essere serio". A Topolino quel motto dovevano averlo capito da sempre: sulle sue pagine ci si è sempre divertiti, ma nelle storie e nelle rubriche si è cercato spesso di far passare messaggi importanti, facendoli filtrare tra disegni, vignette e nuvolette. La stessa dinamica, in fondo, era alla base del Paperopoli Day, le elezioni organizzate dal settimanale nel 2001: l'esperienza era nata per gioco, ma la si era fatta seriamente ed era stata un vero successo. Se quella volta era andata bene, perché allora non riprovare, al nuovo appuntamento elettorale?
Nel 2006, alla vigilia del ritorno alle urne - alla scadenza regolare della legislatura - al timone di Topolino c'era ancora Claretta Muci, che del voto di cinque anni prima era stata la principale artefice: dare un seguito al Paperopoli Day, dunque, fu la cosa più naturale del mondo. Le cose, tuttavia, erano un po' cambiate rispetto alla "prima puntata": alla fine del 2005, infatti, il Parlamento aveva modificato la legge elettorale, sostituendo i collegi uninominali - con cui si attribuivano tre quarti dei seggi - con quelli plurinominali a liste bloccate, per cui non aveva più senso mettere in competizione dodici personaggi tra loro, ciascuno con il suo simbolo. Meglio immaginare una sfida fra tre liste e, visto che occorre riempirle, stavolta aprire le candidature a tutti i personaggi amati dai lettori di Topolino, non solo a quelli di Paperopoli come era successo la prima volta.
Nel giro di qualche settimana, il quadro elettorale fu completo e - grazie ai disegni del maestro Giorgio Cavazzano e alle grafiche di Davide Zannetti - vi rientrarono praticamente tutti i beniamini di casa Disney, per lo meno quelli minimamente noti. L'unico a essere risparmiato dalla contesa fu proprio Topolino, che nel numero 2627 (in edicola il 29 marzo 2006) fu chiamato a presentare i candidati alle imminenti elezioni, in gran spolvero e dietro a una scrivania: un ruolo da Presidente della Repubblica disneyana, come notò qualcuno nei vari forum sparsi in Rete. Perché il topo più famoso del mondo non fu messo in lista? In mancanza di altre notizie, venne facile pensare che alla base della scelta ci fossero motivi di opportunità: se da sempre i personaggi più amati sono i paperi, che sarebbe successo se Topolino, magari capolista, avesse perso le elezioni? Meglio metterlo in un ruolo super partes, come presentatore-arbitro, e non rischiare.
Le liste, a riguardarle oggi, erano qualcosa di impagabile, tutte ovviamente provviste di programma per punti (non dovevano forse i partiti depositare il loro programma al Viminale, assieme al simbolo?). Si prenda ad esempio la lista 1, denominata Vinciamo noi. Il fatto che l'operazione sia datata 2005 impedisce di trovare anche solo mezzo riferimento a Beppe Grillo, allora ancora lontano dalla politica. Fu facile però per i lettori bollare la lista come conservatrice e di "centrodestra", a giudicare dai candidati: i due ricconi Rockerduck - capolista - e Paperone e il fortunello Gastone (il primo punto del programma, "Basta tasse per i poveri ricchi e per i poveri fortunati che già subiscono l’invidia di tutti!", era di certo farina del loro sacco), che bastavano a spiegare perché nel simbolo ci fossero soldi e un quadrifoglio, ma anche il contadino collerico Dinamite Bla e il poliziotto poco simpatico e poco sveglio Rock Sassi ("Ordine, disciplina e silenzio. In poche parole: che gli scocciatori se ne stiano a casa loro!"). Quote rosa a parte, ben rappresentate da Paperina e Clarabella, si segnalava la presenza di un "impresentabile" come Nonno Bassotto, che riprendeva il simbolo con cui si era candidato assieme alla famiglia nel 2001, "Facciamola franca" (con tanto di alternativa in caso di esito infausto: "prigioni a 5 stelle", anche qui nessuno poteva immaginare futuri orizzonti pentastellati...): tentare di spiegare come conciliare la presenza del Bassotto con quella dei riccastri e del poliziotto sarebbe stato compito dei retroscenisti, immaginando alla base chissà quali ricatti. 
Scheda di Topolino 2006, se l'avesse fatta il Viminale...
Di tutt'altra pasta era la lista 2, battezzata Tiriamo la cinghia. Una cinghia che, a dispetto del messaggio di austerità, molti candidati avevano in odio, a partire dal capolista, nientemeno che Ciccio: lui perseguiva un distinguo tutto suo sul "falso in bilancia" ("Sì alle bilance pesapaperi truccate al ribasso. No alle bilance “pesacibo” truccate al rialzo, contro i consumatori"). Lo stesso poteva dirsi per l'altro candidato eccellente, Paperino: solo lui poteva avere concepito un programma come "stop ai debiti, mutui al MENO 7%, più ferie e meno lavoro. Inventeremo un sistema per farci pagare!", anche se il problema di farsi corrispondere il giusto compenso era anche di Archimede e di Battista, l'inventore e il maggiordomo accomunati dalla scarsa capacità di farsi pagare da zio Paperone. Completavano la lista il volto rassicurante della legge, ossia il commissario Basettoni ("Città sempre in festa, ma in tutta sicurezza"), la richiesta di "più poltrone ai nonni, aumentando le quote grigie" di Nonna Papera (un'altra che, coi suoi manicaretti, rendeva difficile tirare la cinghia) e l'appello a dare "spazio anche a chi viene dallo spazio", ovviamente riferito a Eta Beta, "extra" di turno. Il ruolo di Orazio in tutto ciò sembrava limitato alla cassetta degli attrezzi presente nel simbolo (accanto al panino di Ciccio e all'amaca di Paperino), per il resto rimaneva francamente misterioso.
Mai misterioso, comunque, quanto il criterio che teneva insieme i candidati della lista 3, C'è posto per tutti: lo stesso Topolino aveva parlato di soggetti "incredibilmente indisciplinati". Poteva essere, quella in esame, la "lista delle libertà" (senza alcun riferimento berlusconiano, mancando ancora quasi due anni alla nascita del Pdl), ma anche del disordine: a rappresentarlo al meglio non poteva essere che Pippo, cui si attaglia perfettamente il primo punto del programma, "libertà di esprimersi con sincerità, vivere disordinatamente, fantasticare, fare qualunque cosa a qualunque ora. In sintesi: liberi di essere liberi", associandovi anche Brigitta (quanto al fantasticare) e Paperoga (per il disordine cosmico che regna nella sua testa e sulla sua chioma). E se nel simbolo, a fianco dell'inconfondibile cappello a forma di epifisi di osso, campeggiava la bacchetta magica di Amelia (che rivendicava la "libertà di incantesimi autogestiti"), non poteva sfuggire a nessuno la compresenza contraddittoria del poliziotto Manetta e della coppia pasticcio-criminale di Gambadilegno e Trudy, pronti a rivendicare con forza la "libertà assoluta", tanto nella legalità quanto nell'illegalità. A chiudere la lista più sgangherata di tutte, Filo Sganga, attento a promettere e chiedere "libertà di mettersi in affari con chiunque, perché… gli affari sono affari!", anche e soprattutto quando vanno storti.
La direttrice Muci, c'è da giurarci, avrebbe potuto votare tranquillamente C'è posto per tutti, vista la presenza del suo amato Paperoga, ma probabilmente non sarà stata contenta di vedere arrivare ultima quella lista, con 693 voti (il 15%), poco meno dei 719 (il 15,6%) ottenuto dalla banda conservatrice di Vinciamo Noi. A trionfare a mani basse, con 3189 preferenze (sfiorando il 70%), fu invece il gruppo di Tiriamo la cinghia, incoronando di nuovo Paperino, assieme ai suoi compagni di avventura elettorale. A dimostrazione, una volta di più, che contro il papero più sfortunato e simpatico di casa Disney non c'è partita. Anche perché, in fondo, Paperino siamo proprio noi... 

Terza puntata - torna alla prima e alla seconda puntata - continua con la quarta puntata

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