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lunedì 13 giugno 2016

Adria, simboli e soprannomi in evidenza

Andrà al ballottaggio anche Adria, comune di circa 20mila abitanti della provincia di Rovigo. E' riuscito ad approdare al secondo turno il sindaco uscente Massimo Barbujani, noto ai più come "Bobo", con il 45% dei voti: se però nel 2011 la parte del leone, quanto a voti, l'aveva fatta il Pdl, questa volta il consenso maggiore è andata alla lista personale del candidato, che ha schierato direttamente il suo soprannome. In primo piano, infatti, c'era l'espressione Bobo Sindaco, su una fascia blu che divideva la raffigurazione a mano di due monumenti principali del comune (compreso il ponte Castello) dall'area inferiore, che riportava il nome del comune e delle frazioni, sovrapposti a vari livelli: il tutto era "racchiuso" da un bordo tricolore, giusto per dare un tocco nazionale e istituzionale alla cosa (l'immagine, del resto, era già così cinque anni fa e, a quanto pare, ha convinto gli adriesi).
Al secondo e al quarto posto, all'interno della coalizione, si sono collocate le liste di Forza Italia (con l'indicazione "Per Barbujani") e della Lega Nord - Liga veneta. Nel mezzo, invece, il cartello che metteva insieme Fratelli d'Italia, Indipendenza Noi Veneto e la formazione civica AdriAmo, declinazione di uno degli stratagemmi più utilizzati per comunicare il concetto di amore per la città declinato al plurale: non si tratta dell'unico esempio sulla scheda, come si vedrà, ma qui l'esperimento si distingue soprattutto per il disegno stilizzato del Teatro comunale del Popolo, ben noto agli abitanti della città. Anche qui, peraltro, il nome riportato è "Bobo", presente sia nel cerchio grande, sia nella "pulce" di Indipendenza Noi Veneto.
Ultima tra le formazioni per Barbujani, in ordine di consensi, è stata la Lista civica Adria Frazioni, forse la meno incisiva e - soprattutto - più anonima sul piano grafico. Nell'emblema blu bordato di giallo, infatti, c'è solo il nome della lista stessa, con il nome del comune scritto in blu su una grossa freccia gialla, che punta in avanti (oltre che a destra). Nobile intento, quello di far camminare la città insieme alle frazioni, ma non è detto che il messaggio sia passato in modo efficace, anche per una grafica poco felice: non pare del tutto un caso, dunque, che la lista sia stata la meno premiata del gruppo, pur avendo ottenuto comunque un risultato rispettabile, di poco inferiore al 5%.
Rispetto al 2011, è andata decisamente meno bene alla coalizione di centrosinistra, che stavolta schierava come candidato sindaco Nicola Zambon. Il maggior numero di volti anche in questo caso è finito al Pd (che si presentava con il simbolo nazionale, senza personalizzazioni), mentre al secondo posto si è collocata quella che può considerarsi la "lista personale", Finalmente Adria!, con il nome della città in bella vista e subito sotto l'indicazione del candidato a primo cittadino. Graficamente molto semplice e poco espressivo, si è comunque collocato piuttosto indietro, sfiorando solo il 4%, meno di quanto abbia ottenuto la lista meno votata di Barbujani.
Al terzo posto si ritrova un concetto che in questo sito è stato sviluppato pochi giorni fa, quello del tempo di cambiare rappresentato dall'orologio. A seguire quel tema, in questo caso, è Ora cambia - Lista civica per il territorio. Il contrassegno, dunque, è una sorta di "cannocchiale" di cerchi concentrici: non a caso, al centro c'era un un orologio da torre, con tanto di lancette che - inspiegabilmente - segnavano le 12 e 30. Appena intorno emergeva decisamente, come impatto, il nome della lista, in piena evidenza: la connotazione civica e territoriale è stata invece relegata in second'ordine, nella corona esterna, con un corpo testuale decisamente minore.
Una manciata di voti in meno ha ricevuto un altro progetto civico - il numero di liste è decisamente diminuito rispetto a quello di cinque anni fa, in entrambe le coalizioni - denominato 2016 Adria riparte. L'idea era ovviamente di segnare una discontinuità rispetto ai cinque anni di governo cittadino del centrodestra, così da far "ripartire" tutto; graficamente si è tentato di rendere l'idea con una serie di tre archi (gialli su fondo verde), simili a quelli delle onde sonore che si spandono nell'aria, investendo ciò che trovano e arrivando praticamente ovunque. L'accoglienza non è stata splendida (avendo superato di poco l'1%), ma se non altro la grafica era chiara.
In ogni caso, meno ancora in termini di voti ha ottenuto la lista dell'Italia dei valori, nell'ultima versione grafica ma semplificata: il cielo infatti è privo di nuvole o di effetti di luce, il contorno è semplice ed è stata tagliata la parte inferiore del cerchio. Quest'area, infatti, è occupata dalla dicitura "Disoccupati e pensionati - Lista civica": la cosa, obiettivamente, è singolare, perché è curioso che l'espressione "lista civica" venga accompagnata a un simbolo del partito che è prevalente nella grafica. L'accoppiata, alla fine, non è stata molto redditizia (dalle urne è arrivato solo lo 0,82%), ma è probabile che questa non sia l'unica lista esclusa dal consiglio.
Al terzo posto, tra i candidati sindaci, si trova Omar Barbierato, sostenuto soltanto da due liste civiche. La più votata di queste, Impegno per il bene comune, si è distinta per una soluzione grafica adottata: l'idea di impegno e del bene comune, infatti, è stata resa con due figure umane stilizzate e viste dall'alto - come testimonia anche la sagoma del naso che spunta nel cerchio della testa - che si stringono la mano, formando una sorta di "S" (o, se si preferisce, una delle "effe" della cassa di uno strumento ad arco). Una soluzione che ricorda, almeno in parte, il simbolo di Torino in Comune presentato sotto la Mole da Giorgio Airaudo per la sua candidatura a sindaco.
L'altro contrassegno sembra meno originale: è quello della lista civica SiAmo Adria, l'altra "manifestazione d'amore collettivo" arrivata sulle schede. La "A" stampata a caratteri cubitali, infatti, serviva a mettere in luce il concetto di amore - proprio come in SiAmo Torino, altra reminiscenza piemontese - e, in più, è stata utile perché era anche l'iniziale del nome della città, per cui è stato possibile condividerla. Quello in commento non è risultato certo tra i simboli più curati graficamente: soprattutto, non è apparsa felice l'idea di comprimere il nome del candidato sindaco in modo da renderlo quasi illeggibile sulla scheda. Anche quei pochi voti ottenuti, peraltro, hanno consentito a Barbierato di non arrivare ultimo, lasciando in quella posizione Cristina Zanellato, candidata del M5S.

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