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mercoledì 22 giugno 2016

Varese, simboli vincenti e perdenti

Tra i comuni che, dopo i ballottaggi, hanno fatto notizia, va considerato con certezza anche Varese. E' arrivata inattesa, infatti, la vittoria del centrosinistra sulla coalizione a trazione leghista, da sempre "di casa" da quelle parti. Quasi a sorpresa, invece, si è imposto Davide Galimberti, sostenuto principalmente dal Partito democratico (che, da solo, ha ottenuto il 24% dei consensi), con il simbolo nazionale personalizzato con il suo cognome. Non si tratta ovviamente di una soluzione originale: è la stessa già vista varie altre volte, a partire dal simbolo Pd che a Milano ha sostenuto Beppe Sala, senza troppo sacrificare l'emblema tradizionale disegnato da Nicola Storto.
Le altre liste della coalizione sono rimaste tutte sotto al 10%, ma insieme avevano prodotto un discreto blocco di consensi. Quella meglio piazzata è stata la lista personale dell'aspirante sindaco, chiamata semplicemente Lista Davide Galimberti, dalla grafica molto semplice. Il fondo è azzurro (nell'immagine qui sembra poco centrato, ma probabilmente è un difetto di stampa del manifesto), il testo è bianco a parte il nome, riportato in verde. Unico elemento grafico "diverso" è rappresentato dalle virgolette, disposte però in modo particolare, una col ricciolo che guarda in su e una speculare: in quella posizione, peraltro, richiamano - e non a caso - una "d" e una "g" minuscole, guarda caso le iniziali del candidato sindaco.
Piuttosto staccata, arrivando a sfiorare il 4%, si trova poi la lista Varese 2.0, evoluzione elettorale - come movimento politico - del comitato omonimo nato nel 2014 per pensare scelte alternative a quella dell'allora amministrazione di centrodestra. La grafica è decisamente semplice e - prevedibilmente - priva di qualunque immagine: c'è solo il semicerchio superiore rosso e il nome della lista in verde, particolari che possono ricordare un po' la struttura del vecchio simbolo di Sinistra e libertà (2009, subito prima di Sel, dunque): nessun paragone coi partiti però è appropriato, trattandosi di un soggetto che se ne dichiara lontano. In evidenza c'è il cognome del capolista, Daniele Zanzi, da tempo impegnato nelle battaglie politiche del comitato.
Ha ottenuto invece il 3,7% la lista Progetto concittadino - Varese cambia davvero, nata dall'impegno di Dino De Simone, che era stato sconfitto alle primarie del centrosinistra, ma aveva garantito l'appoggio al vincitore Galimberti: era lui, dunque, il capolista di una formazione di respiro civico, che nel suo contrassegno non aveva alcun riferimento territoriale o comunque riconoscibile. In effetti non è semplice interpretare la parte grafica del simbolo, soprattutto per chi non è del luogo e non conosce il pregresso: l'emblema, come aveva scritto Varesepolis, "riprende i colori e i tratti che contraddistinguono il gruppo cresciuto attorno alla candidatura alle Primarie: arancione, il colore delle migliori esperienze progressiste degli ultimi anni, con il 'baffo' verde, per richiamare l’esperienza ambientalista, viva e attiva anche a Varese".
Ultima della coalizione, non arrivata nemmeno all'1%, è la lista Cittadini per Varese, intesa come evoluzione a livello locale di Scelta civica. Il simbolo utilizzato per l'occasione è quello stabilito a livello nazionale, ovviamente con la specificazione "per Varese"; rispetto alla norma, tuttavia, questa è forse la prima volta in cui il contrassegno contiene anche il riferimento al candidato sindaco da sostenere, forse per una maggiore identificazione all'interno della coalizione. Il risultato, tuttavia, non può dirsi brillante; difficile pensare che sia colpa della scelta del simbolo, più probabile che il gruppo non fosse esageratamente radicato sul territorio e, pertanto, in pochi si siano riconosciuti nella lista.
Vero sconfitto di queste elezioni sembra essere invece Paolo Orrigoni, candidato del centrodestra. Naturale che le due liste più votate della coalizione siano state la Lega Nord (contenente nel contrassegno il simbolo della Lega Lombarda) e Forza Italia (con l'indicazione del cognome dell'aspirante in alto). Subito dopo, sfiorando l'11%, si è piazzata anche qui la lista personale, dal nome ovvio di Paolo Orrigoni sindaco: più che per l'uso dei colori e per la banda rossa centrale con testo bianco (le due tinte varesine), essa si è distinta soprattutto per la presenza del Bernascone, il campanile della città, che si erge a fianco della basilica di San Vittore ed è decisamente riconoscibile per i varesini.
In effetti Orrigoni con questa lista ha portato a casa tre seggi, quanti ne ha avuti Forza Italia e uno in meno rispetto al Carroccio. Sono rimaste invece a bocca asciutta le altre liste, a partire da quella di Fratelli d'Italia, che dal punto di vista grafico ha adottato una soluzione simile a quella vista a Milano, cioè inserire il proprio simbolo in una corona (là gialla con scritte blu, qui bianca a scritte rosse, riprendendo anche qui i colori cittadini), in cui si leggono l'indicazione del sindaco e lo slogan "Varese cresce". Il bianco, in qualche modo, ha alleggerito l'emblema centrale, che sembrava un po' fluttuare in modo irreale nella scheda, essendo dello stesso colore dello spazio circostante.
Ancora meno fortunate le due liste di Varese popolare e del Popolo della famiglia, che hanno ottenuto rispettivamente il 2,75% e l'1,93%. La seconda ha utilizzato esattamente l'emblema nazionale proposto all'inizio della campagna elettorale da Mario Adinolfi; il simbolo dell'evoluzione del Nuovo centrodestra, invece, è nella parte superiore quello già visto altrove, con il cuore giallo - senza stelle - su fondo azzurro e il nome scritto in carattere bastoni, mentre la parte inferiore contiene il riferimento "Orrigoni sindaco", con una sottolineatura rossa che nel centrodestra è piuttosto inusuale (Sgarbi a parte), ma qui si spiega - ancora una volta - con l'adozione dei colori cittadini.
All'ultimo posto, all'interno del gruppo, si è posizionata - con l'1,34% dei voti - la lista del Movimento libero, espressione di Alessio Nicoletti, già assessore in quota An. Per il proprio raggruppamento, lui ha scelto "un cavallo bianco senza briglie e senza sella - così scriveva VareseNews - e sullo sfondo i colori biancorossi di Varese". Era stato proprio l'ex amministratore a spiegare - alla stessa testata giornalistica - che "il bianco è il simbolo della purezza; il fatto che il cavallo non abbia né briglie né sella significa che è libero di correre; proprio come noi che vogliamo voltare pagina e slegarci dai partiti che legano la politica e la gestione della cosa pubblica". A conti fatti, tuttavia, nell'immagine non si sono riconosciuti in molti.
E' riuscito - con il suo 7,14% - a entrare per lo meno in consiglio comunale Stefano Malerba, che si è fatto sostenere da una sola lista, Lega civica - Malerba sindaco, forse quella con il simbolo più semplice e "anonimo" tra quelli presenti sulla scheda. Al di là del fondo blu scuro, infatti, c'è solo il testo bianco - in font Eras Medium, abbastanza identificabile - e null'altro: è possibile che Malerba ritenesse che "Lega civica" e il suo cognome fossero sufficienti a identificare il suo progetto e a ottenere consenso. Non sappiamo se sia andata davvero così, resta il fatto che quei voti obiettivamente sono arrivati e, con questi, il seggio (da consigliere) per il candidato sindaco.
E' rimasto fuori dal consiglio, invece, Flavio Pandolfo, candidato sindaco della lista La sinistra per Varese Futura, che si è fermata all'1,85%. L'appartenenza alla sinistra è stata rappresentata, in modo piuttosto chiaro, dal fondo del simbolo in gran parte rosso (in modo quasi speculare rispetto all'emblema della lista Varese 2.0, già visto prima); il rosso torna anche nella prima parte del nome, pure se scritta in piccolo. Si è voluto, del resto, mettere in luce soprattutto il concetto dello sguardo al futuro che si voleva legare alla città; questo non è bastato a ottenere abbastanza consenso tra gli elettori di Varese, ma se non altro la scelta fatta era chiara e netta.
E' rimasta ancora di poco più indietro la lista Varese civica, unica formazione a sostegno del candidato sindaco Andrea Badoglio: lui si è fermato all'1,34%, la lista all'1,3%. L'emblema si affidava quasi per intero a parti testuali, collocate (assieme a due righe orizzontali) su un fondo carta da zucchero. All'interno, un rilievo maggiore è stato dato - in modo comprensibile - al cognome del candidato, ma soprattutto all'aggettivo "civica", decisamente più visibile e "pesante" rispetto al nome della città (Varese, del resto, vogliono rappresentarla tutti, ma solo Badoglio a quanto pare intendeva dare un carattere dichiaratamente civico alla città). Da segnalare l'effetto "ombra", molto visibile sotto le parole più evidenti.
A chiudere la "lista delle liste", quella decisamente piena - almeno per quanto riguardava il contrassegno elettorale - che metteva in primo piano, in alto, l'emblema del Fronte nazionale per l'Italia - già visto, per esempio, a Rimini - e sosteneva da sola il candidato Francesco Marcello. L'emblema, in ogni caso, è composta a fasce orizzontali, alternate blu e bianche; nella parte inferiore, peraltro, trovano spazio anche il logo di Realtà popolare - con la sagoma tricolore di un gruppo di persone - e, in basso, quello del movimento Riva Destra, con tanto di fascia a tre colori leggermente mossa. La collocazione politica è stata dichiarata con nettezza: chi ha votato quell'emblema - circa lo 0,6% dei votanti - non si è certo sbagliato...

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