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giovedì 29 settembre 2016

La Marianna (laica e radicale) di Negri, un simbolo che parla

Nel dibattito relativo al destino dell'area radicale in Italia dopo la scomparsa di Marco Pannella (legato anche a un articolo di Adriano Sofri pubblicato sul Foglio il 12 giugno) si sta facendo sempre più strada un nuovo progetto politico, il cui nome di maggior spicco è Giovanni Negri. Lui, che è stato segretario del Partito radicale dal 1984 al 1988 - anche se da svariati anni è, come lui ha detto a Radio Radicale, "fortunatamente e felicemente restituito all'agricoltura in quell'angolo di Francia al confine con l'Italia che è il Piemonte" - è da poco ritornato in pista: oltre a guidare il comitato Radicali per il sì, da alcuni mesi è presidente di La Marianna, un'associazione dal nome assolutamente radicale (la denominazione esatta è "La Marianna - I Laici") e che si propone, come Negri ha dichiarato a Goffredo Pistelli di Italia Oggi, "l'ambizione di ricostruire un Paese, di dare casa a quella grande masse di homeless della politica, che non sono solo la diaspora radicale" e, soprattutto "a chi domanda un luogo della politica pulita, utile e necessaria".
Il progetto si muove da alcuni mesi: a Parma, il 18 giugno, si è svolta la prima riunione del movimento tra coloro che lo hanno promosso. L'idea è di arrivare a una Convenzione nazionale - altra parola dall'aroma rivoluzionario - fissata per il 14 e 15 gennaio a Bologna. "Sarà - ha spiegato meno di un mese fa, intervistato dall'Indro - il primo atto di fondazione di quello che sarà, non so se un partito o non un partito, e come si chiamerà, perché Marianna è il nome di una convenzione. E’ un simbolo, non è ancora il nome di una forza politica, né è detto che lo sia …"
Già, perché la cosa importante qui, prima del nome, è il simbolo. Un simbolo "molto bello, che ricorda storia radicale e secolo dei lumi", come ha detto ancora Negri a Radio Radicale: non a caso, la "testa di donna con berretto frigio" nota anche come "dea della Libertà", disegnata forse da Mario Pannunzio (così scriveva Fabio Morabito nel 1977), fu emblema del primo partito radicale - già dal 1956 - e nel 1967, in occasione del 3° congresso straordinario che trasformò il Pd in un soggetto politico completamente diverso, fu addirittura inserita all'interno dello statuto. Quella figura femminile, ben presto accostata a quella di Marianne, simbolo della repubblica francese e dei suoi valori, fu accantonata solo nel 1976, dopo l'adozione di un altro segno importato dalla Francia, la rose au poing mutuata dai socialisti di Mitterand. Da lì in poi, la si vide soltanto come marchio della casa editrice Kaos di Milano, che ancora conserva quel segno: nessuno ha chiesto permessi o autorizzazioni ai radicali (del resto il segno della Marianna era in qualche modo tradizionale e ben difficilmente il partito se ne sarebbe lamentato) e, in ogni caso, per il tipo di libri pubblicati e di temi trattati la scelta era venuta quasi naturale.
Se si scorre il sito dell'associazione nata da pochi mesi, tuttavia, la cosa più interessante che emerge è che i promotori della Marianna fanno parlare direttamente la ragazza del loro simbolo, più curata e delicatamente femminile nel suo profilo, provvista di coccarda tricolore oltre che di berretto frigio. Che le idee verso la Convenzione siano espresse per bocca di questa figura emblematica, lo dimostra l'articolo di presentazione, intitolato Chi sono? Io sono ciò che faccio
Io sono la sinistra riformista, o forse sono la destra storica, o forse sono semplicemente voce, essenza, pensiero del popolo che lavora e che soffre. Io, così presuntuosa da illudermi di sapere da dove vengo, chi sono e dove vado, ho in testa la Convenzione: io sono La Marianna,  la ragazza che è il simbolo dei Lumi, di una luce necessaria a un Paese malinconico, in penombra.Certo, io sono  anche il tentativo di riunire i radicali. Coloro che hanno scritto le pagine più belle della politica italiana – dal divorzio all'assoluzione di Enzo Tortora, dal no al finanziamento pubblico dei partiti a Leonardo Sciascia parlamentare della Repubblica – e che hanno rappresentato un cambiamento, un’Italia bella, sorridente, europea, diversa da quella di oggi. Una storia che deve continuare e che per poterlo fare ha necessità di ben altri e tanti altri, senza i quali io Marianna non sarò. Altri chi? Tanti laici, tanti homeless della politica che non trovano casa ma sentono dentro di sé una grande voglia di impegno civile, tanti liberali, tanti socialisti. Donne e uomini che hanno fame di politica, che non accettano più una realtà italiana dove la politica è stata ridotta a roba da tribunale o a corrida da talk show.Per fare cosa, insieme? Non per rifare una tribù, un partitino, una sigla. L’ambizione può apparire smisurata, ma è così. Più guardo questo Paese, più assisto al suo declino e più cresce la consapevolezza che adesso o mai più. Io voglio ricostruire questo Paese, voglio aiutarlo a rialzarsi. Oltre a queste storie politiche che si rincontrano, oltre a un’identità civile che appartiene alla storia italiana, io voglio  soprattutto essere ciò che faccio. Ciò che occorre esigere, qui e subito. Quindi poche, ben definite proposte politiche. In particolare: cinque provvedimenti semplici e forti, che vogliono essere altrettante mani tese al Paese, agli italiani, e che vogliono indicare una strada.
Non era mai accaduto prima di imbattersi in un "simbolo parlante", al più ci si limitava al sole che ride. Negri ne è ben consapevole: "Direi che è un simbolo antico e nuovo - mi spiega - è la grafica che è originale, ed è originale che Marianna si sia messa a parlare in prima persona sui social". Non solo parla, enunciando "cinque frecce" per lo sviluppo di un programma (No al Declino, uno Shock fiscale, un Esercito del Lavoro; Giustizia, Potere Politico e Ordine Giudiziario; Un’ altra Europa, No Taxation without Representation e Stati Uniti d’Europa; Immigrazione, Nuovi Piani Marshall e imprese per lo sviluppo; Repubblica Presidenziale, completare il cambiamento), ma si spinge persino a fare una proposta per dare il nome al nuovo soggetto politico che dovesse nascere dopo l'inizio ufficiale di Bologna.
Oh, fate gli schifiltosi? Ah, non vi piaccio? E certo, ridicolo che un partito si chiami così. La Marianna la va in campagna e tutte le altre cosine che fanno sorridere. Cuccioli loro. Hanno bisogno di un partito dal bel nome forte, mica possono vivere senza il biberon. Un nome macho, fallico, un bel nomone obelisco. E io naa, sono solo una girl. Età ? Ben più di 200 ma ben portati. Sono la più bella di tutte. Le vedi le altre? Osserva le rughe della sfiorita bellezza fascista un tempo smagliante del suo futurismo, scruta le occhiaie della comunista intristita, l’amara piega di una bocca ormai muta.Ecco: io sono viva. Viva. Il sangue della vita corre dentro di me come un fiume. Limpido e forte, pulito. Rinasco ogni giorno perché non sono mai morta. Fui bambina all’Agorà, scorrazzavo fra le macerie della biblioteca di Alessandria in fiamme, inseguivo la libertà fuggendo dalle inquisizioni di finti Dei e veri Sacerdoti, fui strega fra le streghe che erano le donne buone, eretica fra le colpevoli di credere davvero, libera fra tutte le schiave che sapevano obbedire e mai amare, lottare. Ero a Londra fra le prime a protestare, e protestante con Lutero a Worms, poi di nuovo sul Tamigi con zio Bentham e fra i Riformatori di Rotterdam, gli ugonotti straziati e i catari crocefissi, gli ebrei di Barcellona, i mercanti lombardi, i finanzieri fiorentini e i banchieri ginevrini. Ero lì: accanto a Danton, quando avvenne la meraviglia e nemmeno i francesi lo avevano capito che la loro rivoluzione, la mia, sarebbe stata la rivoluzione del mondo.Sì, sono modesta: sono il Lume, sono il Mondo Nuovo. Solo questo? No, lo ammetto. Anche cortigiana, libera cortigiana nella libera Serenissima. Amante di cento corti. Felicità di mille letti. Madre, compagna e sorella di mille pianti, risate, scherzi, dolori, fughe, ritorni. E allora? No, non mi prenderete. Io scappo. Se vi avvicinate vi graffio. Non mi avrete, sappiatelo, voi non mi avrete mai. [...]Lo so: forse non basta. Per fare un partito ci vuole di più. Però magari provateci. Provateci un attimo. Scrivete la parola Partito, sotto di me. Così come altri scrissero Blocco, Fascio, Lega. Partito. Il Partito di questa ragazza. E niente di più. Non una parola di più. Per dire agli altri, a chi non è noi, che forse c’è bisogno di nuovi partiti, veri partiti, parti vere di società libere e intere.Ecco, la storia potrebbe essere persino questa. Se voi non saprete fare di me una parte e un partito, il sonno dei tanti partiti di plastica continuerà a cullare l’oblio di una democrazia che invece noi risveglieremo.
Sarebbe anche qui la prima volta che un soggetto politico sceglie di avere nel proprio emblema "Partito" come unica parola. Potrebbe accadere senza opposizioni da parte del Viminale (a impedire confusioni, del resto, penserebbe la grafica, anche se è proprio il termine "partito" ad essere lontano da gran parte dei contrassegni politici di oggi). Certo, La Marianna - o comunque dovesse chiamarsi - non potrebbe impedire a nessuno di utilizzare quel vocabolo nella propria denominazione, non potendo rivendicare su di esso alcuna esclusiva. La strada per la Marianna, in ogni caso, è ancora lunga: c'è tempo per vedere quanti, tra coloro che si sentono intimamente radicali ma hanno voglia di impegnarsi direttamente in politica e alle elezioni (cosa che, per statuto, non potrebbero fare con gli emblemi del Partito radicale transnazionale e di Radicali italiani), aderiranno al progetto.

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