domenica 31 marzo 2019

I gilet arancioni (senza gilet) che puntano alle europee

E se, in fondo, anche i colori fossero una faccenda relativa? Chi lo dice, per esempio, che il gilet dev'essere per forza giallo? E, ancora prima, chi lo dice che se si parla di gilet debba esserci la sua immagine per forza? Le domande sorgono spontanee, almeno a guardare un altro emblema spuntato nel mese di febbraio, che a guardarlo dice qualcosa ma - probabilmente - non abbastanza sulla sua provenienza.
Ci si riferisce al simbolo del Movimento Gilet Arancioni, soggetto politico fondato il 10 febbraio 2019 "perché - come si legge nell'articolo 1 dello Statuto - le Donne e gli Uomini si trovano oggi sprovvisti di una efficace tutela dei loro doveri e dei loro diritti e sono alla ricerca della giustizia sociale, dell'equità e del rispetto della loro dignità": faro del movimento, dunque, è "il rispetto della dignità dell’uomo, posto al centro di ogni contesto di riferimento, soggetto di diritti naturali inalienabili, di cui alla Carta dei Diritti Universali dell'uomo" e il suo obiettivo principale è "il perseguimento di fini improntati al concetto più ampio di pace, di giustizia e solidarietà sociale, di tutela dei diritti civili e dei doveri istituzionali e morali, contro qualsivoglia sopruso, da chiunque perpetrato".
Il soggetto politico fin dall'inizio si è dato un simbolo, "rappresentato dalla scritta 'Gilet Arancioni', in scritta colore bianco, con sotto la chiave di violino e la scritta 'si cambia musica', avvolti nella bandiera tricolore, il tutto racchiuso in un cerchio color arancione"; nella descrizione manca però il riferimento alla parola "Movimento", posta tra "Arancioni" e la chiave di Sol, con un punto collocato alla fine, senza che si capisca la ragione di quell'inserimento antiestetico.
Va bene l'idea di cambiare musica - anche se l'inserimento della chiave di violino potrebbe non piacere al movimento Tutti insieme per l'Italia, che ne aveva fatto il suo elemento grafico caratterizzante e il cui nome a marzo del 2017 era approdato anche alla Camera, per consentire alla pattuglia di Alternativa libera di costituire una componente del gruppo misto - ma il simbolo, così com'è, non consente di capire chi abbia costituito questa forza politica; e poi, perché il colore arancione, citato a proposito dei gilet senza nemmeno inserire il giacchetto nell'emblema?
La prima risposta arriva dalla lettura dell'atto costitutivo, contenuto nel sito del movimento: si legge che hanno aderito al soggetto politico (e, forse per un lapsus, il testo precisa "Gilet Gialli", con un fraintendimento cromatico non da poco) il Movimento Liberazione Italia, Alleanza Democratica, L'Altra Italia, Popolazione Vivente Sovrana Autodeterminata, Liberazione dei Minori dalle case famiglie e Movimento Liberazione Nazionale del Popolo Veneto. 
L'Alleanza democratica citata è quella di Giancarlo Travagin, mentre L'Altra Italia è un movimento di area destra, il cui simbolo è un'aquila ricavata dai "corni" della fiamma del Movimento sociale italiano; qui però interessa soprattutto il riferimento al Movimento Liberazione Italia, il cui simbolo era tra quelli depositati il 19 gennaio 2018 al Ministero dell'interno in occasione delle elezioni politiche. Non a caso, la parte dello statuto che indica il fine principale del nuovo movimento è identica a quella già letta nello statuto del Mli; soprattutto, però, il portavoce del Movimento Gilet Arancioni e Antonio Pappalardo, già fondatore del Movimento Liberazione Italia. Sempre nello statuto arancione si precisa che "tutte le cariche del Movimento Liberazione Italia, nazionali, regionali, provinciali e locali, vengono confermate nel nuovo Movimento": ciò fa pensare che sia stato il soggetto politico fondato da Pappalardo il massimo contributore di questa nuova associazione politica.
Già, ma il colore? Tocca proprio a Pappalardo spiegarne la scelta in un video: nel dire che il nuovo movimento "darà filo da torcere a questo regime di parassiti, incapaci, incompetenti e abusivi", parla di alleanza con i generali francesi che si sono schierati con i gilet jaunes "che hanno preso spontaneamente il gilet giallo dalla macchina, se lo sono messi addosso e sono andati a Parigi a manifestare contro Macron, soprattutto per liberare la Francia dal giogo tedesco della Merkel" e spiega che il partito è nato in Sicilia e che il colore scelto per la formazione italiana viene proprio dalle arance siciliane, assurte a simbolo addirittura più rilevante degli stessi gilet (eppure i riferimenti ai Gilet Gialli che sfuggono qua e là fa pensare che ci sia stato un cambio in corsa del colore, per evitare grane con altri gruppi).
Nel sito si vede anche un "filmato di giuramento" sul Monte Sacro a Roma (quello individuato come possibile sede del "ritiro sull'Aventino" della plebe e dell'apologo di Menenio Agrippa, ma anche quello di Simon Bolivar, di cui è appunto riportato il giuramento di liberazione del popolo sudamericano), in cui Pappalardo e Giuseppe Pino - altro fondatore dei Gilet Arancioni - parlando dei loro progetti per il paese ("occorre volare alto e non stare in mezzo ai polli!") e insieme proclamano: "Giuro davanti alle bandiere francese e italiana, davanti ai popoli liberi e sovrani, giuro sul mio onore e sulla mia patria che non darà sosta al mio coraggio né riposo alla mia anima, sino a quando non si saranno rotte le catene che ci opprimono per volontà dell'Europa dei burocrati e delle multinazionali".  
Priorità assoluta per Pappalardo è partecipare alle elezioni europee del 26 maggio, con l'idea di ottenere il massimo dei consensi e chiedere che tutto il parlamento e il governo vadano a casa: uno dei primi punti da raggiungere è il recupero della sovranità monetaria, stampando la nuova Lira (del valore di un Euro) della Repubblica federale d'Italia (come si legge sul modello di banconota sventolata da Pappalardo davanti alla telecamera). Non è dunque improbabile che nelle bacheche del Viminale arrivi anche questa volta il simbolo legato al generale Pappalardo; la via di accesso alle schede appare certamente più complicata, visto che passa per la raccolta firme (o per un'esenzione attraverso forze già rappresentate al Parlamento italiano o europeo, la cui concessione peraltro è piuttosto improbabile). Ma c'è da giurare che non per questo i Gilet Arancioni si fermeranno. 

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