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domenica 2 settembre 2018

"Ecco come faremo tornare il nome della Dc in politica"

Ispirato alla Dc-Rotondi del 2004
Era inevitabile la curiosità dei media e di una certa parte della politica per il progetto guidato da Gianfranco Rotondi per riportare sulla scena politica una forza politica con il nome Democrazia cristiana. Anche se lui stesso è consapevole che non sarà quella "storica" di De Gasperi e Moro; altri suoi compagni di viaggio, in realtà, vorrebbero rinsaldare anche i legami giuridici con il passato. E' il caso di Raffaele Cerenza, presidente dell'Associazione iscritti alla Dc del 1993, che ha partecipato a varie delle cause legate al partito tanto in qualità di avvocato, quanto di parte: c'era anche lui a Pescara, alla conferenza stampa in cui, venerdì pomeriggio, Rotondi ha annunciato le proprie dimissioni da segretario di Rivoluzione cristiana, la sospensione dell'attività politica del partito e la nascita di una costituente che faccia tornare una Dc nella politica nazionale.
"L'annuncio di venerdì è stato sicuramente un punto di partenza di un processo, ma anche in qualche modo un punto di arrivo", spiega Cerenza, che tiene a precisare il modo in cui si è giunti a questo passo. "Lo step precedente si è avuto il 5 luglio, con la firma di un atto per dare luogo a una federazione di varie realtà di ispirazione democristiana, che tracciasse un cammino comune senza disperdere il lavoro fatto da ciascun gruppo finora: in particolare, parti di quell'atto erano l'associazione che io presiedo, la Democrazia cristiana guidata da Angelo Sandri, il Movimento politico Libertas di Antonio Fierro e, appunto, Rivoluzione cristiana di Rotondi. L'idea iniziale era di consacrare quella federazione in un atto notarile, permettendo allo stesso tempo anche all'Udc di entrare a farvi parte, in modo che potesse apportare il preuso legittimo dello scudo crociato. Dopo vari altri colloqui tra di noi, abbiamo scelto di procedere in modo leggermente più snello, creando questo comitato costituente che è stato presentato appunto venerdì".
In quella sede si è indicato come presidente-coordinatore generale dello stesso comitato lo stesso Gianfranco Rotondi; hanno la qualifica di vicepresidenti Franco De Simoni (vicepresidente dell'associazione iscritti Dc del 1993) e Angelo Sandri (lui è stato nominato anche vicepresidente vicario). Come coordinatore organizzativo è stato individuato Giampiero Catone, da sempre vicino a Rotondi nelle sue attività, mentre la gestione amministrativa del comitato è stata affidata a Tommaso Marvasi (indicato da Rotondi e che è stato indicato come tesoriere) e allo stesso Cerenza; i due nei prossimi giorni dovrebbero ricevere regolare procura anche per rappresentare eventualmente il comitato in sede processuale. 
Come anticipato da Rotondi nell'intervista rilasciata a I simboli della discordia prima della conferenza stampa, per procedere con maggiore sicurezza ed evitare che al comitato - tanto nella fase che precede gli Stati generali della Democrazia cristiana quanto negli atti seguenti volti a partecipare alle elezioni - qualcuno contesti la legittimità a usare il nome della Dc, molto probabilmente si agirà con la "copertura" dell'associazione-partito Democrazia cristiana fondata da Rotondi nel 2004, che si è presentata alle elezioni del 2005 con quel nome (e nel 2006 come Democrazia cristiana per le autonomie). 
"In questo modo, proprio per il preuso fatto del nome, nessuno dovrebbe ostacolarci, ma - tiene a precisare Raffaele Cerenza - io credo che questo comitato sia una somma di legittimazioni: la nostra associazione di iscritti del 1993, infatti, apporta la legittimità giuridica a chiamarsi Democrazia cristiana, facendo valere la qualità di soci dei suoi aderenti che si considerano iscritti alla Dc fin dall'ultimo tesseramento valido [datato appunto 1993, ndb] e che, in virtù della teoria dell'immedesimazione organica, rappresentano loro stessi la Dc. Per questo, a Pescara ho personalmente rivendicato l'importanza dell'attività della nostra associazione di soci Dc del 1993, importanza di cui Rotondi è perfettamente consapevole." A sua volta, è probabile che Angelo Sandri rivendichi per sé un impegno ormai più che ventennale - anche se raramente fortunato - nei tentativi di rimettere in gioco "una" Dc (che fosse un partito nuovo o una supposta riattivazione di quello storico) e, per la "sua" Democrazia cristiana, il maggior numero di partecipazioni a competizioni elettorali di livello comunale e, a volte, persino regionale (a prescindere dalla reale entità dei risultati usciti dalle urne).  
Mentre il procedimento verso gli Stati generali della Democrazia cristiana (possibilmente con il coinvolgimento di molti ex parlamentari e passati leader diccì, a partire da Ciriaco De Mita e Arnaldo Forlani) e l'auspicato ritorno di un partito con il nome della Dc sulla scena elettorale (magari alle prossime regionali in Abruzzo), non si fermano i risvolti contenziosi della storia infinita dei tentativi di rimettere in pista la Dc storica. In particolare, è prevista per il mese di marzo del 2019 la decisione del Tribunale di Roma sul ricorso che giusto due anni prima (due anni...) avevano presentato proprio Raffaele Cerenza e Franco De Simoni, per far invalidare tutti gli atti che avevano portato all'autoconvocazione (disposta dal giudice Guido Romano dello stesso tribunale) dell'assemblea dei soci della Dc il 26 febbraio 2017 e all'elezione a presidente della stessa di Gianni Fontana. La stessa Dc che è riuscita a far accettare al Viminale una rivisitazione "a bandiera crociata" del proprio ultimo simbolo e persino a presentare qualche lista, sia pure con scarsissimo successo e con infinite discussioni al proprio interno. Lo scudo, insomma, è destinato a non essere mai posato, assieme alle altre armi.

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