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sabato 1 settembre 2018

Nuovo nome per la (nuova) Lega? Improbabile (ma qualcuno propone)

E se, dopo aver preso il 17,35% alle ultime elezioni, diventando il primo partito del centrodestra e arrivando al governo grazie all'accordo con il MoVimento 5 Stelle, la Lega fosse pronta a sparire? In queste ore ne parlano in molti e, anche se il fondamento è limitato a una quota vicina allo zero, le supposizioni si rincorrono, soprattutto su possibili cambi di nome e, magari, anche di simbolo. 
La questione, come i media avevano già supposto alla fine del 2017, sarebbe legata alla vicenda processuale che ha riguardato Umberto Bossi e Francesco Belsito (già segretario e tesoriere della Lega Nord) a proposito dei rimborsi elettorali, che ha portato al sequestro dei conti del partito: da più parti si è sostenuto che, per evitare di perdere le risorse future della Lega, da tempo sarebbe stata allo studio una soluzione legata alla nascita di un nuovo partito, con un diverso nome. Così qualcuno aveva letto, per esempio, la nascita della Lega per Salvini Premier, il cui statuto - depositato da Roberto Calderoli - era stato considerato regolare dall'apposita Commissione e puntualmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Anche se a presentare il simbolo al Viminale e a eleggere i suoi rappresentanti in Parlamento era stata solo la Lega Nord (lo provano con chiarezza tutti i documenti elettorali presentati).
Il sospetto si è fatto più profondo nelle ultime ore dopo le dichiarazioni pubbliche di una delle persone più vicine a Matteo Salvini, ossia il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Intervistato da Peter Gomez alla festa del Fatto Quotidiano alla Versiliana, a una domanda legata alla vicenda dei finanziamenti, per cui si attende una decisione all'inizio di settembre da parte del Tribunale del riesame di Genova (dopo che la Cassazione aveva dato il via libera al sequestro anche delle risorse future), ha risposto così:
Tutti i soldi che c'avevamo sono già stati presi dalla magistratura, quindi noi non abbiamo in questo momento più nulla. Il problema che si deciderà il 5 settembre sarà se tutti i futuri proventi, che sono oggi i versamenti dei parlamentari, i versamenti dei consiglieri regionali che affluiscono nelle casse della Lega vengono automaticamente requisiti. A quel punto lì è evidente che un partito politico non può esistere perché non ha più soldi, quindi se dovesse esserci questo tipo di interpretazione da parte della magistratura, che noi contestiamo non in quanto tale ma perché frutto di una decisione non ancora definitiva, [...] la conseguenza sarebbe definitiva, cioè la chiusura di fatto del partito, rispetto a una sentenza che è di primo grado. Se questa cosa qua la facessero dopo che si è esaurito l'appello ed eventualmente la Cassazione, io non avrei nulla di dire; noi contestiamo il fatto che questa conseguenza per noi il 6 settembre sarebbe definitiva senza che quel processo lo sia. 
Non si tratta, naturalmente, di un annuncio di chiusura, ma di un mero ragionamento pratico: se in prospettiva un partito non può ricevere neanche un soldo senza che il denaro venga sequestrato, evidentemente quel partito con le casse vuote chiude bottega e se anche in seguito gli imputati dovessero risultare innocenti, quel danno non verrebbe mai ristorato. 
Il nucleo del messaggio di Giorgetti - "il 6 settembre il partito chiude" - è però bastato a qualcuno per sostenere che forse non basterebbe nemmeno aver fondato il nuovo partito a dicembre, perché il tutto potrebbe essere interpretato come una manovra di aggiramento ("Siamo sicuri - si legge sul Corriere della Sera, in un articolo di Marco Cremonesi che riporta le parole di un deputato leghista - che per lorsignori sarà abbastanza discontinuo un partito con Lega nel nome e lo stesso segretario che ha percepito l’ultima rata dei finanziamenti contestati?"). La soluzione viene individuata da qualcuno nella costituzione di un soggetto ancora diverso, magari senza la parola "Lega" nel nome: "Tutto dovrebbe partire da capo. Tessere, militanza, congressi. Ci vorrebbe un congresso costituente di autoconvocati, chi lo sa… È una cosa senza precedenti", si legge ancora sul Corriere
Naturalmente di certo non c'è assolutamente nulla: anzi, fonti attendibili del partito definiscono come "tutte fantasie" le ipotesi di fondazione di un nuovo soggetto o anche solo di cambio di nome. Tutto questo, però, non ferma la girandola di ipotesi: ieri l'Adnkronos dava per molto probabile la nascita di un soggetto politico dal nome "Lega nazionale", nel quale fare confluire tanto la Lega Nord, quanto la Lega per Salvini Premier (e magari anche il progetto Noi con Salvini, per la verità archiviato piuttosto in fretta). La stessa agenzia ammette che, in realtà, l'operazione dovrebbe essere più politica che giuridico-tecnica, essendo necessario soprattutto trovare "la sintesi tra due statuti - quello della Lega (Nord), a vocazione autonomista, e quello di Salvini Premier, ipersovranista e populista".
Cosa ci sia di vero in tutto questo è molto difficile da dire, anche se chi scrive tende a dubitare di tutto questo. Innanzitutto perché un gruppo con il nome Lega nazionale, per lo meno indicato nel simbolo, già c'era: il suo sito (www.leganazionale.org) non è più attivo e anche la sua pagina Facebook è piuttosto ferma, ma c'è da giurare che se davvero il Carroccio o una sua reincarnazione decidesse di utilizzare quel nome, coloro che avevano animato quel progetto sarebbero pronti a rispuntare e a farsi sentire, magari per mettersi di traverso. O col rischio che chiedano qualcosa in cambio, cosa che un leghista di provata fede come Roberto Calderoli aveva già stigmatizzato nel 2015, quando in aula a Palazzo Madama - nelle discussioni che hanno portato all'Italicum - aveva salutato con favore la norma che chiedeva alle forze politiche di depositare assieme al simbolo il proprio statuto registrato, soprattutto per evitare la presentazione di emblemi potenzialmente confondibili: in quell'occasione, l'allora vicepresidente del Senato aveva manifestato tutta la sua allergia per il procedimento che si dovette aprire nel 2013 "per stabilire se due allegri compagnoni avessero solo portato un simbolo ovvero, come è capitato al nostro partito, se qualcuno avesse depositato un simbolo pretendendo che la moglie venisse candidata in un collegio con elezione sicura per accettare di ritirare il simbolo che aveva depositato".
Tornando a eventuali cambi di nome o di simbolo, è tutto meno che scontato che ve ne siano. Non era automatico nemmeno che gli elettori apprezzassero il nome "dimezzato" di Lega, anche se la continuità politica e "sentimentale" era assicurata dalla presenza di Alberto da Giussano (che poi sia esistito davvero, a chi interessa?); alle elezioni è andata bene, ma altri cambiamenti a breve scadenza potrebbero non essere compresi e assimilati da tutti. Il problema dei fondi potrebbe esserci e, inevitabilmente, andrà affrontato, senza poter fare riferimento a nessuno dei precedenti noti perché nessuno somiglia a questo (si possono ricordare le liquidazioni per debiti di Pli e Psi, la seconda delle quali probabilmente non si è ancora chiusa del tutto: i nuovi partiti poterono iniziare la loro vita senza aggressioni al loro patrimonio, ma alla base c'erano solo debiti, non vicende giudiziarie che implicavano richieste di denaro direttamente al partito - e non solo a suoi esponenti - come questa); l'ipotesi di un cambio netto e repentino dei segni distintivi, tuttavia, sembra davvero improbabile (oltre che smentita da fonti interne).
In ogni caso, le voci giornalistiche di un possibile cambio di nome e di simbolo hanno generato discussioni in rete e anche qualche proposta: il nome "Lega" e il guerriero di Legnano sono indubbiamente nel cuore di molti militanti, ma la discussione sul futuro simbolico del Carroccio ha interessato anche persone non legate al partito. E' il caso di Alfio Di Marco, che da anni si occupa di grafica e comunicazione: non appena sui media è circolata la voce di un possibile nuovo partito denominato "Lega nazionale", ha postato sulla pagina di Matteo Salvini - a commento del post del ministro dell'interno sulle cinquanta pagine di accuse contro di lui per la vicenda Diciotti - due sue proposte grafiche, in cui convivono il nome circolato in queste ore e la dicitura "Salvini Premier", assai più in evidenza, con un ritorno del colore verde che, più che uno sguardo al passato, servirebbe a marcare la distanza rispetto all'ultima tavolozza cromatica leghista. In entrambe le bozze è presente un elemento tricolore, una sorta di "graffio" dai confini regolari: in un caso si colloca sullo scudo del guerriero (spodestando il leon da guèra ma conservando la figura più nota lombarda), nell'altro lo sostituisce per intero, con un taglio più netto rispetto al passato. Un emblema certamente diverso (e questo sul profilo della "non continuità" potrebbe essere un valore aggiunto), più centrato sulla dimensione territoriale che attualmente il partito ha e forse anche con la sua connotazione sovranista, con la difesa dell'italianità. Si tratta ovviamente solo di proposte, che potrebbero non servire se il simbolo - come è molto probabile - resterà quello che è; i contributi alla discussione, quando non sono gridati, sono comunque sempre ben accetti.

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