domenica 4 febbraio 2018

#RomanzoViminale: dieci simboli mai arrivati in bacheca


I media nei giorni scorsi si sono prodigati in folkloristiche cronache e narrazioni dal Viminale, descrivendo al volo o più nel dettaglio i vari simboli depositati e i loro presentatori. Più di qualcuno, nel tirare le somme, ha riconosciuto un vistoso calo nel numero dei depositanti e delle loro "creature", cercando di interrogarsi sui motivi alla base della "ritirata". Nessuno però ha seriamente dedicato attenzione ai simboli che, per una ragione o per l'altra, quest'anno non si sono visti nelle bacheche del Ministero dell'interno o avrebbero potuto starci benissimo se qualcuno li avesse preparati in tempo. Chi gestisce questo sito e molti dei suoi frequentatori, tuttavia, credono sia giusto rendere loro l'onore delle armi: per questo, ecco qui dieci simboli - con relativi presentatori - che avremmo potuto e voluto vedere nelle bacheche del Viminale. Per sorridere un po', per sentirci meno soli come #drogatidipolitica, per sentirci rassicurati da un simbolo strano che si aggiunge o che anche stavolta non manca all'appello. E invece, purtroppo, non c'era.

1) Lista Gabriele Paolini

Di tutti i simboli elencati, questo è il solo che abbia varcato in qualche modo la soglia del Ministero dell'interno. Come si è detto nei giorni scorsi, infatti, tra gli ultimi a presentarsi ai tavoli dl Viminale nella prima giornata di deposito, il 19 gennaio, c'è stato Gabriele Paolini, già noto come inquinatore e decostruttore televisivo (oltre che come "profeta del condom", ma quest'anno tra i depositanti c'era pure Giuseppe Cirillo): con sé, a quanto pare, aveva solo un foglio con il possibile emblema della sua lista, difforme rispetto alle prescrizioni di legge e ministeriali. Nelle bacheche non è mai arrivato, ma sul profilo Facebook di Paolini lo si è visto: si trattava della semplice dicitura "Lista Paolini" scritta a penna, nel tentativo di rendere le lettere più spesse. Al centro, il nome "Felis" con tanto di occhio stilizzato: chi è Felis? Andate sul profilo Fb o sui siti curati da Paolini per scoprirlo...


2) Lista civica nazionale "Io non voto"

Di solito è sempre stato tra i primi a presentarsi in fila davanti al Ministero dell'interno; quest'anno, invece, problemi di salute hanno tenuto lontano da Roma Carlo Gustavo Giuliana, così fotografi e telecamere non hanno potuto immortalare il suo ormai immortale "Io non voto", con tanto di virgolette perché è la citazione di una presa di posizione, di una scelta netta che si fa progetto e nome, appunto, di una "lista civica nazionale". Ci è mancato questa volta il colore pervinca del simbolo, ci è mancato il buonumore pronto a non venir meno e a scattare a dispetto della fredda attesa viminalizia. Si spera che torni presto a mettersi in fila e, magari, riesca anche a presentare le liste, così da concedere a tutti il brivido ossimorico di votare "Io non voto".


3) No Euro - Lista dei grilli parlanti

Altro grande assente, che non può non avere un posto d'onore nella lista delle persone che ci si aspettava di veder arrivare sulla piazza del Viminale per depositare una delle sue creature è Renzo Rabellino. Tra il 1993 e il 2016 ci ha deliziati a livello locale e nazionale con le sue iniziative simboliche audaci (a volte con un vago sentore di zolfo), che hanno fatto sommamente irritare alcuni, mentre hanno dato sempre linfa ai veri #drogatidipolitica. Purtroppo stavolta Renzo non si è visto: è probabile che c'entri la condanna (diventata definitiva ad agosto dopo la sentenza della Cassazione) legata alla raccolta delle firme per le regionali piemontesi del 2010. Noi speriamo di rivederlo presto, magari con Gianluca Noccetti, nel 2014 elemento fondamentale della banda. Vi aspettiamo! 


4) Partito pirata

Dopo l'invasione (o arrembaggio, fate un po' voi) del 2013, quest'anno nemmeno un simbolo si è riferito al fenomeno Pirata. Ma soprattutto quest'anno non si è visto nemmeno Marco Marsili, che nel 2013 aveva portato il "suo" Partito pirata, anche se aveva dovuto modificare il simbolo perché gli era stato chiesto di cambiare nome e togliere la vela nera, ma il jolly roger era rimasto al suo posto. Ci sono mancate le scorribande (ad arrembaggio) notturne e antelucane di Marco, quasi sempre preludio alla presentazione di simboli che hanno messo sotto stress le norme elettorali, per capire fino a che punto si poteva osare: quest'anno la terra portoghese l'ha trattenuto, ma siamo certi che prima o poi tornerà, oh se tornerà... 


5) Partito internettiano

Il primo a mettere la "chiocciolina" del web su un simbolo elettorale? Francesco Miglino, segretario del Partito internettano, apparso per la prima volta nelle bacheche ministeriali nel 2001 (anche se allora il fondo era tutto azzurro e le scritte erano nere). Presente alle politiche del 2013 e alle europee del 2014, pareva che anche quest'anno il titolare del simbolo si presentasse almeno nell'ultimo dei tre giorni dedicati al deposito degli emblemi, ma purtroppo non è arrivato. Peccato, perché nell'anno delle campagne elettorali più social in assoluto, vedere al suo posto l'emblema del primo partito ad aver creduto che "solo tramite internet, il più rivoluzionario strumento di partecipazione diretta, sarà possibile intervenire nelle nuove sfide, contrapporsi da subito ai minacciosi piani di accaparramento delle risorse del pianeta da parte di oscuri centri di potere che, in nome del profitto ed in forza di immense disponibilità finanziarie, pensano di determinare e dominare il destino della società senza che nessuno si opponga" sarebbe stato rassicurante.


6) INRI - Lista Jesus Messi - Movimento Bunga Bunga

Lui in effetti in questi giorni è rimasto in Colombia a preparare altre liste e altre battaglie, per cui al Viminale non lo si è proprio visto. Ma lui, Marco Di Nunzio, il simbolo per correre nella circoscrizione Estero - America meridionale l'aveva già preparato e, al di là di ogni considerazione estetica, era davvero imperdibile. In primo piano c'era una spada (mi raccomando, non una croce), giusto in mezzo alla sigla Inri (che ovviamente significa Indigenti nativi rivoluzionari italiani... cosa pensavate, eh??); subito sotto c'era un riferimento a "Jesus" (vai a capire se si tratta di Gabriel Jesus del Manchester City o di Jorge Jesus allenatore dello Sporting Lisboa) e a Messi, con tanto di stemma del Barcellona; in basso, la pulce dell'immancabile Movimento Bunga Bunga (col simbolo del 2013). Il contrassegno sarebbe stato bocciato di sicuro, ma quante emozioni avrebbe portato... 


7) Sempre in piazza - Il presenzialista dei Tg

Prima o poi avrebbe dovuto pensare seriamente a fare una propria lista: Mauro Fortini in Italia lo conoscono tutti, anche se magari ne ignorano il nome. E' lui il più assiduo presenzialista dei telegiornali, che appare sempre con la sua inseparabile penna arancione, usata per vergare un taccuino mentre il politico di turno dichiara qualcosa, oppure portata alla bocca o alla fronte, mossa con sapiente e ipnotica lentezza, in grado di distrarre il telespettatore. Da qualche giorno Fortini, che dal 1999 ha totalizzato oltre 18mila apparizioni televisive, ha concepito un suo simbolo da presentare alle prossime elezioni: c'è lui, il suo motto "Sempre in piazza" (e lui c'è davvero), il suo biglietto da visita di "presenzialista dei Tg" e, soprattutto, la sua penna arancione, proprio quella. La prossima volta, ne siamo certi, si metterà in fila anche lui.


8) Partì Demücratéc Padan

Anche in questo caso il contrassegno scelto per la bacheca dei non depositati, più che un partito, sta a rappresentare una persona: Massimiliano Loda, detto Max. Il Partì Demücratéc Padan, volendo, è la creatura politica che lo rappresenta di più, anche se negli anni lo si è visto depositare anche altro (compreso il simbolo di Rivoluzione civile senza Ingroia nel 2013 e, prima ancora, Immigrati basta). Quest'anno il Loda da Lodi non si è visto, né lo si sarebbe potuto vedere: da una lettera che lui ad agosto ha inviato a Roberto Bernardelli di Grande Nord (e pubblicata da L'Indipendenza nuova), si apprende che lui si trova in carcere per il cumulo di pene legate ad accuse di firme false. "In uno stato di diritto è indegno che il meccanismo di presentazione alle elezioni comporti rischi per la libertà personale; è ora che la politica affronti il problema", scrive nella sua lettera. Per il momento, nel rispetto di tutti quanti e della legge, i #drogatidipolitica si augurano che Loda possa tornare quanto prima in condizione di politicare: anche la sua assenza si fa sentire.


9) Federazione nazionale dei Verdi-Verdi

A livello locale in Piemonte l'attività è continuata e la pagina Facebook è sempre aggiornata, ma a livello nazionale l'orsetto dei Verdi-Verdi, legati fin dall'inizio a Maurizio Lupi (non quello lombardo, ovviamente), manca davvero da troppo tempo nelle bacheche del Viminale. Non lo si vede, per intendersi, dal 2006, anno in cui comunque la dicitura "Verdi Verdi" fu cassata dall'Ufficio elettorale nazionale e si dovette ricorrere alla dicitura "L'Ambienta-Lista Ecologisti democratici". Da allora, niente più orsetto che sorride e saluta, né sulle schede né nei corridoi del Ministero. Una mancanza cui coloro che seguono con passione le cronache politiche non si sono rassegnati, nemmeno quest'anno.


10) Lista Marco Pannella

Negli ultimi giorni l'ho ricordato spesso: queste elezioni sono le prime a svolgersi senza Marco Pannella. E sarà anche la prima volta che la lista che porta il suo nome, ora guidata da Maurizio Turco, non si presenterà o non contribuirà ad altre liste (come avvenne nel 2006 con la Rosa nel Pugno o nel 2013 con Amnistia giustizia libertà). "La non democraticità delle elezioni - si legge in una nota - ha raggiunto in questa tornata elettorale vette mai raggiunte prima e qualsiasi tentativo di partecipare al gioco elettorale significherebbe legittimarle. Il regime erede della partitocrazia, attraverso la stampa e la tv totalmente asservite alle ragioni del potere, impedisce quotidianamente ai cittadini, di conoscere altro e altri da ciò che, funzionale alla sua stessa conservazione, deve essere conosciuto". 
Sui media non si parla di temi "essenziali quali lo Stato di diritto, la giustizia, l'Europa", cari al Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito, oltre che alla Lista Pannella: Turco e gli altri parlano di censura sempre più violenta nei loro confronti, di una legge elettorale "per la terza volta [...] adottata in prossimità della scadenza elettorale stravolgendo il precedente sistema", rendendo difficile ad alcune forze politiche la partecipazione alle elezioni "mentre si dilata a dismisura, per via interpretativa, la possibilità di presentare liste senza l'onere della raccolta delle firme a qualsiasi microinsediamento istituzionale" (non senza riferimenti poco criptici all'esenzione a favore anche di +Europa). Per questo la Lista Pannella continua la sua opera di denuncia della "sempre più sottile, quasi impalpabile quanto pervasiva, violenza del regime", invita alla "resistenza nonviolenta" e, oltre a non partecipare al voto, non ha presentato nemmeno il simbolo. Almeno nella bacheca dei nostri desiderata, dunque, doveva finirci.

giovedì 1 febbraio 2018

Fasci italiani del lavoro: illegittimi per il Tar, ma è bene rifletterci sopra

Le vicende simboliche nazionali e le questioni legate alle candidature politiche e regionali hanno tolto risalto alla sentenza del Tar della Lombardia (sezione di Brescia) con cui una settimana fa, il 25 gennaio, la lista dei Fasci italiani del lavoro è stata esclusa ex post dalle elezioni amministrative del comune di Sermide e Felonica, alle quali aveva conquistato una consigliera. Il problema, com'è noto, era dato dal simbolo usato, ritenuto contrario alla legge. La sentenza n. 105/2018 discende dal ricorso dei cittadini elettori Giulio Zangheratti e Luigi Franceschini - assistiti da avvocati individuati dal deputato del MoVimento 5 Stelle Alberto Zolezzi, il primo a suggerire un'azione giudiziaria - seguito alle polemiche dovute, più che alla partecipazione alle elezioni di una lista che aveva il fascio romano in evidenza (era capitato varie volte in passato), all'elezione di una rappresentante in consiglio (fatto raro, ma non nuovo) e dal clamore seguito all'inchiesta della Repubblica relativo alla vicenda (l'attenzione dei media nazionali è la vera novità). 
Ai giudici si chiedeva di decidere se il nome e il contrassegno della lista - "Cerchio a sfondo bianco con all'interno ruota dentata di colore rame sovrapposta da un fascio repubblicano rosso, nella parte inferiore e centrale della circonferenza interna vi è posto il tricolore italiano e la scritta che va da sinistra a destra 'Fasci italiani del lavoro'" - avessero richiamato "espressamente i segni di riconoscimento del partito fascista"; i ricorrenti avevano aggiunto che lo statuto del partito prevedeva "continui richiami al fascismo, fino a ritenerlo l'unica soluzione politica allo scontro ed alla crisi 'delle due concezioni politico-economico-sociale marxista e liberalcapitalista'", rilevando continuità tra il partito fascista e i Fasci italiani del lavoro e stigmatizzando il fatto che il capolista Claudio Negrini, già candidato in passato con lo stesso simbolo, "non ha mai nascosto l’intento del partito dei Fasci Italiani del Lavoro di ricollegarsi al disciolto partito fascista". Si lamentava pure il mancato rispetto delle Istruzioni per la presentazione delle candidature compilate dal Ministero dell'interno, che vietavano "contrassegni in cui siano contenute espressioni, immagini o raffigurazioni che facciano riferimento a ideologie autoritarie".


La sentenza

Al di là dei profili processuali (il comune aveva lamentato la mancata notifica del ricorso alla Prefettura e alla commissione elettorale che aveva ammesso il contrassegno, ma per i giudici è ormai consolidato che l'atto debba essere notificato solo alle parti che subirebbero effetti dalla decisione e al Comune interessato), la sentenza ha innanzitutto richiamato la XII disposizione finale della Costituzione ("E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista") e l'art. 1 della legge n. 645/1952 (c.d. "legge Scelba") che individua la riorganizzazione del disciolto partito fascista "quando un’associazione, un movimento [...] persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista".

domenica 28 gennaio 2018

Opposizioni sui simboli, la Cassazione conferma tutto (ma cancella Sgarbi)

Chi ha avuto modo di studiare le decisioni dell'Ufficio elettorale centrale nazionale, costituito presso la Corte di cassazione, sa che nella quasi totalità dei casi questo finisce per confermare le decisioni con cui il Ministero dell'interno ha chiesto di sostituire un contrassegno e cui il depositante si sia opposto (ma si dà anche il caso in cui qualche avente diritto si è lamentato dell'accettazione di un emblema che a suo dire lo danneggiava). Stavolta non è andata diversamente: su quattro opposizioni, infatti, i magistrati di cassazione ne hanno respinte, in un certo senso, tre e mezza. 
Osservazione preliminare: quest'anno il numero delle opposizioni da decidere è stato molto contenuto. Certamente il dato è in linea con la notevole contrazione dei simboli presentati: nel 2013, per dire, le opposizioni erano state 10, a fronte però di 219 simboli presentati (quest'anno, va ricordato, erano soltanto 103); a contenere decisamente il numero delle contestazioni, tuttavia, ha contribuito anche il discreto numero di contrassegni sostituiti (ben sei su dieci ritenuti non accettabili). Va anche dato merito alla Corte di cassazione per avere reso pubbliche, in questa occasione, le sue decisioni, consentendo a tutti di prenderne visione sul suo sito.
Ciò detto, il solo accoglimento parziale di un'opposizione ha riguardato il simbolo che unisce Rinascimento (il partito fondato da Vittorio Sgarbi) e il Mir di Gianpiero Samorì. L'opposizione n. 1 era stata presentata proprio da Vittorio Sgarbi, che il 23 gennaio aveva fatto arrivare al Viminale alcuni documenti con cui chiedeva di ritirare il simbolo di Rinascimento dalla consultazione (e l'accettazione del ruolo di capo della forza politica). Essendo comunque stato ammesso il contrassegno, Sgarbi si è rivolto all'Ufficio elettorale nazionale per ottenere che sparissero dal simbolo i riferimenti a lui e al suo partito (nome e mani) o che fosse ricusato l'intero contrassegno. Il ministero aveva considerato gli atti di Sgarbi tardivi, ammettendo al più che si togliesse il solo riferimento a Sgarbi, avendo questi ritirato la sua accettazione della guida della forza politica. Così è andata: per i magistrati Sgarbi non poteva chiedere di annullare l'ammissione del simbolo (sono legittimati solo i depositanti dei simboli ricusati e i depositanti di un contrassegno ritenuto confondibile), ma aveva titolo per chiedere la rimozione del suo nome, poiché questo poteva indurre in errore i votanti (facendo credere che Sgarbi fosse ancora a capo della forza politica, mentre invece aveva stretto un accordo con Forza Italia). Nel giro di qualche ora il riferimento a Sgarbi è sparito, a tutto vantaggio di quello del Mir di Samorì, che risulta ora visibile a chiunque; il nome Rinascimento (più piccolo, come in origine) e il particolare di Michelangelo, invece, sono rimasti al loro posto, non essendo stati ritenuti confondibili.
L'opposizione n. 2 è stata presentata dal Movimento sociale italiano - Destra nazionale di Gaetano Saya e Maria Antonietta Cannizzaro, che anche questa volta si era visto bocciare il contrassegno dal Ministero dell'interno, ovviamente per la presenza della fiamma tricolore, ritrovabile anche nel segno di Fratelli d'Italia. Saya aveva lamentato la lesione dei propri diritti sul segno (depositato nel 2011 come marchio) e aveva soprattutto sventolato la sentenza della Corte d'appello di Firenze che, a detta sua, avrebbe dovuto assegnare irrevocabilmente la fiamma al Msi.
Per l'Ufficio elettorale nazionale, invece, quella sentenza non rileva affatto, perché per l'ammissibilità valgono soltanto le norme elettorali, considerate lex specialis rispetto a ogni altra norma (comprese quelle civilistiche sui segni di identificazione o distintivi) e qui conta il fatto che Fratelli d'Italia non solo è presente in Parlamento con la fiamma, ma ha certamente partecipato alle elezioni europee del 2014 con un simbolo contenente la fiamma (e con quello si è sottoposta al giudizio del Viminale): proprio come in passato, insomma, l'opposizione è stata rigettata.
Più delicata era la questione legata ai Libeguali di Luciano Chiappa: lui aveva presentato due emblemi per rivendicare la primogenitura del concetto di "libegualità" (anche rispetto ai Liberi e Uguali di Grasso), ma era stato invitato dal Viminale a sostituire i contrassegni "e, nel contempo, a modificare la stessa denominazione del partito". Con l'opposizione n. 3, Chiappa aveva rifiutato di cambiare il nome, ritenendo che ciò non sia previsto dalla legge ("Sarebbe a dir poco singolare, sotto il profilo dello stato di diritto e dei principi del nostro ordinamento giuridico [...] che sia imposto per atto ministeriale ad un libero gruppo politico non solo il diniego del diritto all'esercizio dell’uso della sua propria preesistente denominazione ma persino l’obbligo della sua modificazione"); quanto al simbolo, il depositante aveva dato una lettura solo storica del criterio di precedenza previsto dalla legge elettorale (e non anche con riguardo all'ordine di arrivo nei giorni del deposito: Liberi e Uguali era stato presentato il giorno prima), lamentando l'assoluta mancanza di "uso tradizionale" del nome da parte di Liberi e Uguali, visto che il gruppo parlamentare è stato costituito il 20 dicembre 2017, ma nello stesso giorno Chiappa aveva diffidato il gruppo affinché non utilizzasse quel nome. 
I magistrati di Cassazione hanno sì ridimensionato l'invito a modificare la denominazione del partito, ritenendo che questo riguardasse solo il nome presente all'interno del simbolo (e non anche il nome vero e proprio del soggetto politico), ma hanno comunque rigettato l'opposizione. Si è ritenuto che prevalesse l'esistenza in Parlamento di un gruppo con "Liberi e Uguali" nella denominazione (anche se quel nome era stato aggiunto solo negli ultimi giorni della legislatura), a tutela non tanto dei partiti o delle liste ma dei loro elettori; di più, l'Ufficio elettorale ha sostenuto che il concetto di "uso tradizionale" vada interpretato "alla luce dell'evoluzione storica degli strumenti di informazione che consentono di portare a conoscenza quasi immediata della intera collettività tutti i cambiamenti e i processi evolutivi del contesto politico", dunque anche con riferimento alla "notorietà acquisita tramite la diffusione dei mass media"
Si tratta esattamente delle stesse tesi sostenute dalla Direzione centrale dei servizi elettorali nel 2013, quando a lamentarsi della possibile esclusione era stato il Movimento politico Fratelli d'Italia di Salvatore Rubbino, esistente e partecipante a elezioni locali ben prima che Giorgia Meloni costituisse il suo partito (ma erano già state citate espressamente dall'Ufficio nella decisione n. 8/2013, relativa alla titolarità elettorale del contrassegno di Grande Sud); averle ripetute anche in quest'occasione ha l'effetto pratico di certificare che la notorietà mediatica, magari ottenuta da chi gode di per sé di visibilità o ha ingenti risorse da investire in pubblicità, finisce per rendere irrilevante il titolo di chi ha immaginato prima un nome uguale o simile o addirittura lo ha usato elettoralmente, ma solo a livello locale o circoscritto. La tutela degli elettori e del loro affidamento è importante, ma questa consapevolezza è oggettivamente piuttosto avvilente, perché "a pelle" c'è qualcosa di sbagliato. Tanto più che qui il gruppo rivendica non una semplice preesistenza, ma l'essere un gruppo politico "che nel neologismo Libeguali esprime un progettualità e una fondazione filosofica nettamente distinta, alla radice e nei suoi risvolti politici pratici, rispetto a ciò che può essere portato nel nome Liberi e Uguali", dunque con una proposta ideale e politica del tutto diversa da ogni altra proposta attuale (a partire dal concetto di "libegualità", che supera libertà e uguaglianza con "libera individualità ed eguale socialità").
L'ultima opposizione era stata presentata da Diego Coroni, che aveva depositato il simbolo della Democrazia cristiana su mandato del presidente dell'associazione Gianni Fontana, ma si era visto chiedere la sostituzione per la somiglianza dello scudo crociato con quello utilizzato dall'Udc nel cartello con Noi con l'Italia. L'opposizione, a dire il vero, aveva sorpreso molti, visto che proprio Coroni lo stesso giorno aveva accolto l'invito del Viminale e aveva presentato un nuovo simbolo (quello a metà tra il lenzuolo, la bandiera e la vela crociata); il depositante, però, intendeva far riconoscere l'infondatezza della richiesta di sostituzione e far valere l'interesse a impedire l'uso dello scudo a Noi con l'Italia - Udc. L'Ufficio elettorale centrale nazionale, peraltro, ha correttamente considerato inammissibile l'opposizione, "per l'assoluta mancanza di interesse del ricorrente che ormai utilizza il nuovo contrassegno depositato" (oltre che per contrarietà alla dichiarazione di rinuncia a contenziosi sul simbolo che viene ritualmente sottoscritta in sede di sostituzione del contrassegno). Si trattava probabilmente dell'opposizione dall'esito più prevedibile; certo è che, con la sua presentazione, si è arrivati alla settima elezione nazionale di fila con almeno una decisione dell'Uecn su simboli legati alla Dc e a chi ritiene di poterne usare il simbolo. Un primato davvero considerevole, non c'è che dire.

sabato 27 gennaio 2018

#RomanzoViminale, sostituiti sei simboli

Passate le 48 ore di rito concesse dalla legge, la pattuglia dei simboli ammessi si è infoltita: se inizialmente 75 contrassegni erano risultati del tutto in regola, ora sono diventati 84: in alcuni casi è stata  esaminata la documentazione integrativa e ciò è bastato per la riammissione, mentre 6 forze politiche hanno provveduto a sostituire il contrassegno considerato confondibile o contrario alla legge, potendo così essere riammesse. 
La questione più attesa riguardava la Democrazia cristiana guidata da Gianni Fontana: questi aveva delegato al deposito Diego Coroni, il quale era apparso sicuro dell'ammissione dello scudo crociato presentato tra i primi al Viminale il 19 gennaio e non aveva accolto di ottimo grado la richiesta di sostituzione. Se inizialmente si era parlato di un'opposizione, per cercare di difendere le ragioni che avrebbero dovuto consentire alla riattivata Dc di tornare in campo, col passare delle ore si è fatta strada l'opzione del contrassegno sostitutivo, se non altro per far ammettere la dicitura "Democrazia cristiana" con il minor sacrificio grafico possibile. Sul profilo di Coroni erano apparse varie proposte visuali sostitutive, poi è stata scelta una sorta di bandiera bianca al vento con la croce rossa (di San Giorgio?), sempre su fondo blu e con il nome tradizionale intorno. "Il simbolo non è cambiato - ha tenuto a precisare Coroni - è stata ingrandita la parte dello scudo dove si intersecano le linee rosse, tolta la scritta Libertas, come richiesto dal Ministero e dato il movimento all'immagine come quello che sta avendo il partito." 
La spiegazione, tuttavia, non sembra aver convinto tutti i Dc, a partire da Alberto Alessi (come vicepresidente e figlio di Giuseppe, che aveva disegnato il primo scudo democristiano): "Avevo detto decine di volte al sordo Fontana che il Ministero dell'Interno avrebbe bocciato il simbolo e avevo spiegato le ragioni del provvedimento - si legge sul sito della Dc - ma l'ineffabile Coroni mi rispose che il simbolo scudo crociato sarebbe stato ammesso, che il progetto di Fontana sarebbe risultato vincente [...]Il simbolo presentato da Coroni, scudo crociato, è stato bocciato e sentite come lo stesso Coroni descrive il nuovo simbolo: un lenzuolo bianco attraversato da una croce sbilenca, come quella mostrata ai nemici e piegata dal vento da cavallerizzi arabi nel deserto o da vecchi crociati in cerca di autore. [...] Sogno o son desto? Coroni è un poeta, un illusionista, un prestigiatore sublime: avete compreso? Quello è uno scudo in movimento: neanche Picasso sarebbe arrivato a tanto, né tutti i cubisti più autorevoli, ma Coroni li batte a tutti. Se fosse vivo mio padre che nel 1943 disegnò il simbolo scudo crociato e scrisse lo statuto della DC, direbbe ma chi è stu picciotto?, ma che vuole?, ma conosce la storia della DC?". La querelle, a quanto pare, non è destinata a finire in fretta. 
Decisamente meno problematica era stata la prima delle sostituzioni operate al Viminale, quella legata al simbolo del Blocco nazionale per le libertà: anche qui, peraltro, il problema era dato dallo scudo crociato, ma stavolta a colori invertiti, come se fosse stato quello sabaudo (e ci stava, visto l'abbinamento con Italia Reale). Per il Ministero, però, anche scambiare di posto il rosso e il bianco non faceva venire meno la confondibilità, occorreva togliere lo scudo e basta. Probabilmente tuttavia l'apportatore dello scudo, ossia Denis Martucci, sospettava che le cose sarebbero andate così: probabilmente era già pronto un emblema "di ricambio", che si limitava a ingrandire la denominazione "DemoCristiana" (non contestata, per la prima volta su un emblema elettorale e direttamente riconducibile al partito che fu di De Gasperi) e a occupare il semicerchio inferiore della "pulce" martucciana con un tricolore. Una soluzione decorosa, se non altro (tra l'altro, è sparito anche il riferimento alla - ancora esistente? - Federation Autonomiste: chissà come ci era arrivato, chissà come mai è sparito...).
Si è presentata anche più facile, da un certo punto di vista, la sostituzione dell'emblema dei Pensionati e invalidi - Giovani insieme. La bocciatura del ministero aveva profondamente sorpreso la coordinatrice nazionale Luigina Staunovo Polacco e molti conoscitori della politica, che ricordavano l'ammissione del suo emblema alle ultime due tornate nazionali (2013, anche dopo l'opposizione dei Pensionati di Carlo Fatuzzo, e 2014) e probabilmente non avevano ritenuto sostanziali le modifiche apportate nel frattempo al simbolo che aveva comunque corso almeno in un'elezione regionale. In ogni caso, dopo aver fatto notare l'assottigliamento della corona blu e l'eccessiva tenuità del tricolore del fondo, a Staunovo Polacco è bastato presentare il contrassegno già ammesso nel 2014 senza alcuna polemica (anche se nella descrizione i due sono perfettamente uguali) per risolvere il problema che si era creato.
Dopo il Blocco nazionale e i Pensionati e invalidi, a sostituire il simbolo si è presentato il rappresentante di Indipendenza del Veneto, al quale evidentemente deve aver creato problemi di confondibilità lo stendardo leonino già utilizzato dalla Liga Veneta Repubblica di Fabrizio Comencini (che aveva contribuito a creare la lista Indipendenza Noi Veneto alle regionali del 2015, ma si è presentato comunque per primo al Viminale). Anche qui, volendo, la sostituzione è stata piuttosto semplice: la parte superiore è rimasta la stessa, mentre quella inferiore è stata interamente tinta dello stesso blu di fondo e, al centro, al posto dello stendardo è stato inserito il solo Leone di San Marco con il libro aperto, senza il resto del vessillo. Tutto qui, niente di più e niente di meno. 
Minimamente più laboriosa (ma di poco) è stata l'operazione che ha riguardato il Movimento Destre unite, al quale era stato contestato l'uso di una fiamma che avrebbe potuto confondere gli elettori di Fratelli d'Italia. Il pensiero di opporsi alla richiesta di sostituzione è stato accantonato in fretta (magari con la speranza di poter presentare le liste senza le firme, visto il collegamento con il partito europeo Aemn): si è così recuperato l'emblema ammesso nel 2014 per le europee, con la fascia tricolore verticale al posto della fiamma stilizzata-, in più, il nome Destre unite è stato spostato tutto nella parte bianca superiore, lasciando il posto in quella blu al nome dei Forconi. In questo modo si è costituito un cartello che ha permesso di fatto ai Forconi di rientrare in campo anche se il loro emblema era stato escluso per un difetto nella documentazione. 
Ultimo a sostituire l'emblema è stato il Movimento riscatto nazionale, che ha risposto a entrambi gli appunti evidentemente mossi dal Ministero: da una parte, se l'aquila ricordava troppo simboli di stampo fascista o nazista, al suo posto è stato inserito un cavallo galoppante, segno di marcia e di vittoria; dall'altra, evidentemente anche l'uso dello stemma della Repubblica dev'essere stato oggetto di contestazione, altrimenti non si spiegherebbe perché sia stato sostituito con uno "stellone" blu a bordo metallico, all'interno di un cerchio, che si direbbe molto American Style se non ci fosse un pezzetto di tricolore nella parte inferiore. Francamente inspiegabile è una sottile riga di "taglio" che attraversa la parte bassa del nome del movimento, collocato alla base della bandiera italiana. 
Completano il quadro le riammissioni di Ora rispetto per tutti gli animali, Movimenti per Italia sovrana e La luce del Sud, la cui documentazione è stata riesaminata (anche con le integrazioni richieste) e le lacune inizialmente ravvisate sono state colmate. Per il momento, dunque, lo scacchiere dei simboli ammessi sembra completato e molto più stabile.

mercoledì 24 gennaio 2018

Simboli ammessi e non ammessi, nuova puntata di #RomanzoViminale

Sono arrivati entro ieri pomeriggio gli esiti delle decisioni della Direzione centrale dei servizi elettorali sull'ammissibilità dei contrassegni depositati tra il 19 e il 21 gennaio. Se ci si ferma al dato numerico, il dato può colpire: su 103 emblemi depositati, infatti, ben 19 sono risultati non ammessi, mentre altri 10 non consentiranno la presentazione di liste. Quasi un terzo dei simboli presentati, insomma, per il Ministero dell'interno non è attualmente nelle condizioni di partecipare alle elezioni.
Se si va oltre il dato numerico, tuttavia, occorre fare alcune considerazioni: partiamo dai simboli che "non consentiranno la presentazione di liste", che fino al 2014 venivano definiti "senza effetti" (un'espressione che per alcuni era oscura, per cui è stata cambiata). Quella era ed è la condizione di coloro che hanno presentato una documentazione carente, in mancanza soprattutto dell'indicazione dei delegati al deposito delle candidature. In questi casi si ritiene che l'assenza di quei documenti non sia frutto di una dimenticanza o di un errore cui si può porre rimedio (come avviene con un contrassegno da sostituire o un documento incompleto da integrare), ma sia indice della volontà di non partecipare alle elezioni (altrimenti si sarebbe indicato almeno un soggetto delegato a presentare le candidature): il simbolo, dunque, non viene giudicato per quello che è, ma solo ritenuto non in grado di produrre conseguenze (con riferimento alla presentazione di liste). Detto questo, non potranno contrassegnare liste i simboli - in ordine di bacheca - di Recupero Maltolto, Ragione e libertà, La Catena, Fronte verde, Democrazia è libertà - La Margherita, Coordinamento politico italiano, Valentino Presidente (Movimento autonomo autotrasportatori europei - Movimento pensionati europeo), Federalisti democratici europei e Italia dei diritti. In alcuni casi si trattava chiaramente di deposito cautelare per evitare che altri usassero il simbolo (soprattutto per la Margherita), mentre in altre situazioni ci si trova di fronte a realtà decisamente piccole, che non sarebbero riuscite a partecipare alle elezioni ma volevano comunque mostrare il loro emblema in bacheca o figurare come depositanti con tanto di programma.
Per quanto riguarda invece la più ampia categoria dei contrassegni non ammessi, occorre dire che essa quest'anno non contiene soltanto i simboli ritenuti confondibili o contrari alla legge, ma include anche i casi in cui la dichiarazione di trasparenza autenticata da notaio non è stata depositata o non è parsa completa: per questo il numero (19 su 103) appare ragguardevole. 
Sicuramente è più facile individuare alcuni casi di ricusazione per confondibilità. Erano per esempio ampiamente attese, almeno da chi scrive, le richieste di sostituzione dei simboli contenenti gli scudi crociati e diversi dall'Udc, dunque la Democrazia cristiana di Gianni Fontana e anche il Blocco nazionale per le libertà, non certo per l'accoppiata Stella e corona di Italia reale ma per lo scudo di DemoCristiana (non è bastato, dunque, inserire uno scudo sabaudo, con croce bianca su fondo rosso, per scongiurare la confondibilità). 
Altrettanto prevedibili erano le bocciature dei simboli contenenti la fiamma tricolore diversi da Fratelli d'Italia: disco rosso, dunque, tanto per l'identica fiamma del Movimento sociale italiano - Destra nazionale di Gaetano Saya e Maria Antonietta Cannizzaro (a quanto pare la famosa - e da me criticata - sentenza della Corte d'appello di Firenze, che a detta del Msi gli riconosceva irrevocabilmente la titolarità del simbolo a danno della Fondazione An e di Fratelli d'Italia, non ha cambiato di una virgola la posizione del Viminale) quanto per quella del più enigmatico, calabrese Movimento sociale (la cui fiamma era leggermente diversa, ma poteva forse restituire l'impressione del vecchio simbolo missino); bocciata però anche la fiamma simil-lepeniana del Movimento Destre unite, benché il simbolo sia stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale assieme allo statuto del partito dopo il controllo dell'apposita Commissione. Nessun problema invece per la Fiamma tricolore, che ha unito il suo simbolo a quello di Forza nuova in Italia agli Italiani, visto che da anni ormai usa una goccia tricolore seghettata.
I dubbi di confondibilità hanno però bloccato anche i Libeguali di Luciano Chiappa, che avevano presentato il loro simbolo per rivendicare la loro preesistenza rispetto a Liberi e Uguali con Pietro Grasso: il Viminale, invece, ha ritenuto prevalente il diritto di questi ultimi che avevano aggiunto quel nome ai gruppi parlamentari di Sinistra italiana e Articolo 1, riconoscendo dunque loro la tutela rafforzata di cui godono i soggetti politici rappresentati in Parlamento. Ai Libeguali, tra l'altro, sarebbe stato chiesto di modificare persino il nome, più che il simbolo (decisamente non confondibile, in nessuna delle due versioni presentate), cosa che a Luciano Chiappa - presentatore dei contrassegni e creatore della dottrina della Democrazia libeguale - non è proprio andata a genio. 
Sorprende, almeno in prima battuta, la richiesta di sostituire il contrassegno dei Pensionati e invalidi - giovani insieme, depositato domenica mattina da Luigina Staunovo Polacco: a prima vista, in effetti, sembra identico o quasi a quello depositato in passato. Uno sguardo più attento, a dire il vero, si accorge che la corona blu che contiene le dodici stelle è più sottile rispetto al passato e lo sfondo del cerchio centrale è ancora un tricolore sfumato, ma il bianco ha più spazio. Evidentemente per il ministero questo lo ha reso più confondibile di prima rispetto a quello dei Pensionati ed è scattato l'altolà. Confondibilità ravvisata anche per il partito Indipendenza del Veneto, probabilmente a causa dello stendardo già depositato dalla Liga Veneta Repubblica il giorno prima.
Restano, sul piano simbolico, soltanto due casi in cui la non ammissione dipende dal simbolo e non da questioni documentali. Era abbastanza facile prevedere che il Movimento nazional socialista dei lavoratori - NSAB sarebbe stato escluso quale simbolo di stampo fascista (anzi, nazista), ma pare che lo stesso appunto sia stato mosso al Movimento riscatto nazionale: chi scrive aveva messo in luce la criticità dell'uso dello stemma repubblicano (peraltro sgretolato, quindi vilipeso), ma a quanto pare non andava bene nemmeno l'aquila, simile a quella che teneva tra gli artigli il fascio littorio o la corona con la svastica nazista (e, tra l'altro, le fronde dello stellone potrebbero ricordare quello stesso disegno).
Le esclusioni restanti, invece, dovrebbero essere tutte legate all'assenza o all'incompletezza della dichiarazione di trasparenza richiesta dalla nuova legge elettorale: ciò varrebbe - sempre in ordine di bacheca - per il Movimento tecnico nazionale popolare per la pace, il Movimento politico Forconi, il la Lega per l'Italia (ma la formazione di Luigi Pergamo avrebbe deciso di sostenere il Pri), i Pensionati e consumatori, i Movimenti per Italia sovrana, Ora rispetto per tutti gli animali, La luce del Sud e No riforma forense. Anche a loro, come a quelli che hanno presentato simboli da sostituire, la legge concede 48 ore dall'annuncio per la presentazione della dichiarazione di trasparenza (non pochi hanno avuto il problema dell'autenticazione da parte di un notaio, soprattutto chi ha presentato i documenti tra sabato e domenica) o per la sua integrazione. Se tutto andrà bene, i contrassegni torneranno tra gli ammessi, altrimenti la corsa sarà finita lì.

venerdì 19 gennaio 2018

Elezioni politiche 2018: i simboli uno per uno



Di seguito illustro tutti i contrassegni elettorali depositati in vista delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. L'articolo vuole essere un work in progress, quindi cercherò di inserirli e commentarli quasi in tempo reale, quasi come se foste con me a vederli finire in bacheca. Buona abbuffata simbolica!


Depositati domenica 21 gennaio 2018


86) Movimento sociale

L'ultima giornata di deposito dei contrassegni si apre con un piccolo mistero: il primo emblema ad apparire nella quarta bacheca - destinata a rimanere anche l'ultima - è un'altra fiamma tricolore, sia pure con forma diversa rispetto a quella nota, per di più presentata solo nelle circoscrizioni calabresi. Indagando un po' meglio, si scopre che si tratta di un gruppo di "dissidenti" appunto calabresi del Movimento sociale Fiamma tricolore (che nella sua propaganda ha usato spesso l'espressione Movimento sociale come base della sua goccia tricolore), nato per convogliare e coinvolgere più persone che ormai non si riconoscono nella diaspora dei vari movimenti missini: l'idea è di indire un'assemblea nazionale aperta a tutte le forze politiche dell'area ed ai loro militanti, per costituire ex novo un movimento che si riconosca ispirato al fine di "garantire la dignità e gli interessi del popolo italiano, nella ininterrotta continuità storica delle sue tradizioni di civiltà e nella sua prospettiva di una più vasta missione occidentale, europea, mediterranea", attraverso la "realizzazione dello Stato Nazionale del Lavoro", per raggiungere i più vasti traguardi di giustizia sociale e di elevazione umana, nel rispetto della libertà per tutti. Il progetto va guardato con attenzione, ma di certo il simbolo così non sarà ammesso, per non sviare gli elettori di Fratelli d'Italia.

87) Movimento autonomo autotrasportatori europei - Movimento pensionati europeo

Lo si era già visto esattamente identico al deposito elettorale del 2014 il simbolo molto filoeuropeo di Giovanni Valentino, che ammanta di dodici stelle sia il contrassegno complessivo, sia le "pulci" dei suoi due emblemi ormai contenuti all'interno, cioè il Movimento autonomo autotrasportatori europei  e il Movimento pensionati europeo. Valentino, che per anni si è occupato proprio di trasporti e ora è in pensione da tempo, sembra aver fatto di questi movimenti e di questo simbolo una missione. Non stupisce così che da anni qualche suo simbolo arrivi puntualmente nelle bacheche ministeriali, anche se è probabile che al deposito non segua la presentazione di liste a livello nazionale.

88) Movimento disoccupati e precari meridionali-italiani

Si presenta invece come del tutto nuovo, almeno a livello nazionale, il Movimento disoccupati e precari meridionali-italiani: questo è stato creato a gennaio 2000 da Alfonso Alfano, che ne è il presidente e si dichiara "da sempre strenuo difensore dei più deboli e dei disoccupati- precari italiani", propugnando dall'inizio l'attuazione del Reddito Minimo Garantito per tutti di 800 euro mensili ("ci ha copiati anche il MoVimento 5 Stelle!") per dare giustizia e dignità a tutti i cittadini italiani disoccupati. Alfano, peraltro, si è già candidato tre volte a sindaco di Taranto (con il suo movimento e con Forza Taranto), sempre con l'idea di difendere i più deboli a partire da disoccupati, precari e giovani. Tutto questo sotto l'insegna del sole nascente, che non è quello del socialismo, ma del lavoro che una folla cerca di raggiungere, sperando che non si allontani come l'orizzonte.

89) Lista difesa consumatori 

No, non pensate alle liste consumatori del passato, quelle con il rospo legate al Codacons: questa Lista difesa consumatori è altra cosa, fa riferimento all'avvocato Cristiano Ceriello, ha sede a San Giuseppe Vesuviano e si pone come un vero e proprio partito: "Oramai - si legge nel sito - c'è bisogno di un Movimento che tuteli nelle Istituzioni i Consumatori e gli Utenti. Ciò visto come dell'attuale classe dirigente c'è poco da fidarsi". Sarà per questo che tanta gente nel simbolo alza la mano - un po' come nella copertina di Caesar Monti per Il mio canto libero - per chiedere aiuto o per dire che ha bisogno; il resto della grafica, però, è un po' scarsino.

90) Partito pensionati e invalidi - Giovani insieme

Ormai un piccolo, grande classico anche questo simbolo, depositato direttamente dalla sua titolare, Luigina Staunovo Polacco. A prima vista sembra identico a quello visto nelle bacheche ministeriali nel 2013 e nel 2014 (accettato); in realtà, affinando molto l'occhio, si può vedere che la corona blu con le stelle è più sottile rispetto al passato e, probabilmente, anche lo sfondo centrale è molto più sfumato e tendente al bianco di quanto non fosse in passato (cosa che rende il simbolo un po' più simile a quello del Partito pensionati, ma non si dimentichi che questo specifico emblema ha già partecipato almeno a un'elezione regionale). Il concetto e il messaggio, in ogni caso, non cambiano: il target restano le categorie ricomprese nel nome e nel simbolo, non limitandosi ai soli pensionati.

91) Federalisti democratici europei 



Volendo, anche il simbolo dei Federalisti democratici europei rientra tra i classici, perché fin dai primi anni '90 l'emblema a colori finisce nelle bacheche ministeriali, con la sua chiocciola di stelle gialle su fondo azzurro e blu e il volo del gabbiano. A depositare l'emblema è sempre il fondatore del movimento Eugenio Giulianelli, pronto a eseguire pazientemente tutto ciò che è richiesto per la presentazione del contrassegno: anche lui, con la sua presenza, contribuisce ad animare almeno in parte una giornata altrimenti piuttosto piatta, per chi è in cerca di notizie o di emozioni simboliche. Che comunque non si dispera possano arrivare nei minuti che seguono.

92) Italia Madre 


Chi voleva emozioni e sorprese, del resto, viene subito servito dal materializzarsi nei corridoi del Viminale addirittura di Irene Pivetti, indimenticata presidente della Camera dal 1994 al 1996 e già fondatrice di un proprio partito, Italia federale. L'Italia c'è anche qui, ma stavolta il nome scelto è Italia Madre: forse la maiuscola nel nome ufficiale non c'è, ma viene spontaneo metterla, visto che a rappresentarla accanto al tricolore c'è nientemeno che l'Italia turrita, che potenzialmente (firme permettendo, sia chiaro) ritorna su una scheda dopo tanto, tantissimo tempo. E il ruolo di Pivetti è tutt'altro che defilato, visto il suo titolo di presidente riportato in basso che non sembra rimandare all'antico mandato di capo di Montecitorio.

93) La luce del sud

Un attimo, per favore un attimo di pazienza: prendetevi qualche minuto per cercare di leggere, di decodificare questo simbolo. Perché questo non è un simbolo, ma è il manifesto del Lucentismo, corrente pittorico-spirituale fondata nel 1985 dall'artista messinese (ma trapiantata a Roma) Giusy Papale, qui anche in veste di capo della forza politica. Il dipinto, adattato a svolgere la funzione di contrassegno (privo degli angoli e piazzato su fondo giallo), raffigura una bocca da fuoco sul mare, simile a un vulcano con dei raggi che tendono verso il cielo: "rappresenta la bocca della verità", assicura Papale, in compenso in quel tripudio di luce risulta persino difficile leggere bene il nome della candidata.

94) No riforma forense

In qualche modo si tratta di un ritorno: il simbolo, infatti, era già comparso nel 2013, depositato sempre dall'avvocato Pierluca Dal Canto. Allora non passò inosservato e non sfugge all'attenzione nemmeno ora: al netto di ogni giudizio estetico, l'emblema a fondo rosso con il testo blu in rilievo e la bilancia della giustizia nera non può non colpire gli occhi dell'osservatore (anche se l'accostamento cromatico non è proprio dei migliori). Ci si batte per eliminare la legge n. 247/2012, "una legge nefasta, che causa grandi angosce tra gli avvocati perché prevede la cancellazione dall'albo ove non si raggiunga un certo successo professionale, ma finisce per colpire soprattutto i cittadini". Non provate però a cercare tutto questo sul sito indicato www.noriformaforense.it: page not found.

95) Partito socialista democratico italiano

Liste, va detto subito, quasi certamente non se ne vedranno, ma non poteva mancare nelle bacheche il saragattiano sole nascente dal mare del Psdi, che il segretario Renato D'Andria vuole continuare a mantenere in ogni caso attivo (pare si stia anche pensando di rilanciare la testata storica L'Umanità). Il deposito è stato curato dal vicario Piero Lamberti e da un altro vice di D'Andria, anche per evitare che altre liste cerchino di inserirsi nella stessa tradizione socialdemocratica senza - a loro dire - averne titolo; l'attività del partito continua in appoggio al centrodestra guidato da Berlusconi, ma senza lasciare nel dimenticatoio il simbolo, sperando che il sole non tramonti mai. 

96) Movimento gente onesta

Il nome della lista, in fondo, dice quello che la gente vorrebbe sperare da ogni forza politica. Questa, in particolare, è stata fondata ed è guidata da Giuseppe Prete, che ha creato un "movimento di donne e uomini che credono nella libertà e si riconoscono nei valori della dignità della persona, della centralità della famiglia, la libertà e la responsabilità, l’uguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà", come sta scritto nello statuto. Dal simbolo, tuttavia è difficile capire tutto questo, scorgendosi solo (oltre al nome tricolore) quattro sagome, probabilmente di una coppia con due figli di età diverse. O forse la chiave di lettura è proprio questa: gente comune, purché sia onesta.

97) Fratelli d'Italia

Alle 15 e 30, mezz'ora prima della scadenza dei termini per il deposito, la domanda ricorrente tra i (pochi) giornalisti e operatori rimasti era: "Ma quando arrivano il Pd e Fratelli d'Italia? Aspettano proprio la fine...". Pochi minuti dopo nei corridoi si è materializzato Marco Marsilio, uno dei dirigenti di Fdi, assieme a un suo collaboratore, per depositare l'emblema reso noto nei giorni scorsi: nessuna sorpresa, trattandosi di quello uscito dal congresso (con la fiamma ma senza An) inserito all'interno di un cerchio con la stessa struttura cromatica e il riferimento molto grande a Giorgia Meloni. E con questo, il centrodestra a quattro gambe e tre punte (Berlusconi-Salvini-Meloni) è al completo.

98) Partito democratico

E se quella tra Fdi e Pd fosse stata una gara a chi presentava il simbolo per ultimo? Non c'erano premi in palio (al di là dell'eventuale citazione da parte dei media o della speranza che, alla fine del deposito, ci fossero più fotografi e cineoperatori a riprendere il momento in cui l'emblema finiva in bacheca) o qualche risultato da ottenere, com'era un tempo l'ultimo posto sulla scheda, prima che si introducesse il sorteggio. La tentazione di ricordare quei tempi però è forte: se il deposito del simbolo Pd è stato curato da Giovanni Pappalardo, con lui e con il notaio di fiducia del partito si è presentato Luciano Gesuelli, che di file per il deposito ne ha fatte tante nel corso degli anni e, ai tempi della Dc, aveva il preciso compito di arrivare ultimo, così da far arrivare lo scudo "in basso a destra" sulla scheda. Lui, però, assicura che stavolta non c'era nessuna sfida: "Era tutto pronto al mattino, siamo solo venuti con tutta calma, dall'ora di pranzo in poi per non trovare nessuno..."

99) Italia dei diritti

Anche se avesse voluto, il Pd non sarebbe riuscito a essere l'ultimo della lista: il titolo, infatti, come alle europee del 2014, è andato a Italia dei diritti, movimento nato nel 2006 e legato alla figura di Antonello De Pierro, giornalista romano molto attivo in Rete, soprattutto a Ostia. "Fa una certa impressione essere tra colleghi, ma stare dall'altra parte della barricata", dice De Pierro, riferendosi ai vari giornalisti che stazionano davanti alle bacheche per cogliere anche il suo simbolo, con l'Italia abbinata a una bilancia tricolore (nei piatti e nel basamento). L'ultima carrellata sugli emblemi (che hanno riempito solo quattro bacheche: sono 103 in tutto, meno della metà dei 219 presentati nel 2013) e poi è tempo di andare: dopo due giorni e mezzo di invasione di depositanti, giornalisti, operatori e fotografi, anche il Viminale ha diritto di tornare alla normalità!

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Depositati sabato 20 gennaio 2018

56) Rinascimento Sgarbi - Mir

Ad aprire le danze della seconda giornata di deposito dei contrassegni è il simbolo del cartello tra Rinascimento di Vittorio Sgarbi e i Moderati (italiani) in rivoluzione di Gianpiero Samorì. A curare il deposito è stato proprio il coordinatore nazionale del Mir, Gerardo Meridio, che ha depositato l'ultima versione dell'emblema, anzi no: se qualche giorno fa era circolata un'immagine con il centro della "città ideale" come elemento grafico-artistico, ora è tornato al suo posto il particolare della Creazione di Adamo di Michelangelo, tratta dalla Sistina. Resta il fatto che è noto come Sgarbi abbia concluso un accordo con Forza Italia, dunque non sia orientato a presentare liste (i dati usciti dai sondaggi non sono stati favorevoli): in Italia è difficile che il simbolo arrivi sulle schede.

57) Libeguali


Il secondo simbolo presentato può lasciare interdetti, perché "Libeguali" somiglia in effetti a "Liberi e Uguali", essendone la crasi. Qualcosa rischia di sfuggire se non si sa che, nei giorni precedenti la presentazione dei contrassegni - intorno al 20 dicembre - Luciano Chiappa aveva diffidato Grasso perché modificasse il nome del suo soggetto politico, troppo simile a Libeguali, nome di un'associazione politica nata a Senigallia nel 2009 e presieduta da Chiappa. "Libeguali - ha spiegato alla testata L'Altro giornale - è infatti un neologismo da me coniato per esprimere una inedita prospettiva politica per il XXI secolo". Neologismo che figura sul contrassegno in font Bauhaus 93, disposta "a freccia" assieme alla dicitura "Polisitalia" posta su una corona rossa, a un sole stilizzato centrale al centro di una "cupola" ottagonale dai colori dell'arcobaleno. 

57-A) Libeguali

Assieme al primo simbolo Chiappa ha presentato (per il solo Senato) anche l'emblema "Democrazia libeguale", con la corona integrale e il nome posto su di essa. Anche qui, in ogni caso, valgono i contenuti della diffida: Libeguali è il nome di un'associazione, ma è anche un nome registrato come marchio e parte dell'opera "Manifesto dei Libeguali" (anticipata nel 2016) e di un altro testo sempre opera di Chiappa. Il nome intende esprimere "il bisogno che i processi sociali, nel loro sviluppo, siano retti da dinamiche oggettive e soggettive capaci di realizzare in concreto la fusione in uno della libera individualità e dell’eguale socialità di ciascun essere umano quale condizione indispensabile del libero sviluppo di tutti, ovvero di un paradigma socioeconomico altro da tutti quelli sino ad oggi conosciuti e sperimentati". Chissà se Grasso e gli altri avevano la minima idea di tutto questo?

58) Lista del popolo

Alla fine nelle bacheche è arrivato anche il simbolo del progetto politico guidato da Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia, e al Viminale è arrivato proprio lui a consegnare i documenti necessari. E non occorre spendere più di un secondo a guardare il simbolo per rendersi conto che è esattamente lo stesso che i due promotori principali avevano mostrato già nella conferenza stampa di lancio, quando ancora si era parlato di "mossa del cavallo" e lo stesso Ingroia aveva detto che quel logo era solo provvisorio. A chiedere a lui stesso come mai poi il fregio non sia stato cambiato, lui risponde: "Alla fine ci è piaciuto così tanto che abbiamo scelto di tenerlo". Resta ancora in ballo la sfida della raccolta firme, tutt'altro che scontata.


59) Coordinamento politico italiano

A sbirciare nella sala del deposito dei simboli, da lontano, si poteva avere l'impressione di vedere anche Giulietto Chiesa ai tavoloni. Invece no: si trattava di Pasquale Pesce, che da poco (novembre) ha fondato una nuova forza politica, il Coordinamento politico italiano: "Questa formazione - spiega lui stesso su Facebook - nasce da una sofferenza politica che dura da circa 72 anni. Questa sofferenza fa parte di un sistema voluto e perfettamente desiderato dalla Repubblica; il Cpi si auspica di dar vita a una nuova forma politica, basata su sani principi e su una vera e propria democrazia sociale,al fine di realizzare l'eguaglianza del diritto e del dovere fra tutti i cittadini italiani". Tutto ciò è rappresentato da due mani protettive a conca dalle quali parte uno stormo multicolore di uccelli, in volo nel cielo. Il tutto racchiuso da una corona tricolore, perché non può mancare mai.

60) Nuova Italia

Lo si è già visto, questo simbolo, nelle bacheche del Ministero: lo si vede anzi dal 2004, con la sua batteria di stelle, il tricolore e un triangolo con la spiga verde. Anche stavolta, non è stato messo lo scudo similcrociato che era apparso la prima volta e che il Ministero aveva chiesto di 
togliere per evitare confondibilità con l'Udc (fu un anno particolarmente severo). Quasi sicuramente il simbolo non finirà sulle schede, per la difficoltà oggettiva di raccogliere ile firme in un tempo tanto breve, ma non poteva mancare all'appuntamento delle bacheche viminalizie: in un anno che si preannuncia avaro di simboli, in fondo, certi ritorni sembrano essere persino rassicuranti.


61) Movimento poeti d'azione

Ecco un altro - ormai - grande classico delle presenze simboliche al ministero: dopo il 1994, anno di nascita dei Poeti d'azione, Alessandro D'Agostini si è visto spesso dalle parti del Viminale con i suoi documenti da consegnare e il suo simbolo - giallo sfumato, con le parole scritte in una font piuttosto sottile - arrotolato, pronto a essere svolto a richiesta, a qualunque curioso passi di lì o specialmente in presenza di fotografi e telecamere. "I poeti d’azione - si legge nel sito - rivendicano il ruolo sociale della figura di artista e la centralità dello stesso nel contesto sociale di una comunità sana". E se ci vogliono le buone maniere, oggi si può forse tenere a riposo la poesia?


61-A) Movimento poeti d'azione

La visibilità di D'Agostini raddoppia quest'anno perché, se il simbolo tradizionale è stato depositato per la Camera, al Senato ha dichiarato - la legge glielo consente - di depositarne un altro, quello nuovo che è stato scelto dagli aderenti al Movimento e che è rappresentativo dell'azione poetica (grazie alla spada e alla penna). Curiosità, il simbolo non è perfettamente tondo, per cui è stato iscritto in un cerchio per poter essere ammissibile. Che si presenti o meno, D'Agostini rivendica la sua natura politica: "Mi sono candidato in passato e ho dimostrato di saper prendere le preferenze". Torna a casa, ma poi torna ancora al ministero: perché privare giornalisti e telecamere della storia dei Poeti d'azione?


62) Noi con l'Italia - Udc

Era atteso da molti commentatori il simbolo della cosiddetta "quarta gamba" del centrodestra, dopo le voci che avevano fatto filtrare la possibilità che Lupi e Cesa corressero da soli dopo un trattamento deteriore riservato a loro rispetto a quelli concessi a Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia. Tutto normale invece, l'alleanza sarà a quattro, come preannunciato nella serata precedente anche da Calderoli: è proprio lui, venuto tra l'altro a modificare i documenti relativi all'apparentamento, ad accompagnare per il deposito Antonio De Poli dell'Udc. Nessuna novità rispetto all'ultima versione del simbolo, dal fondo blu scuro e con la vela del Ccd quasi fosforescente. La grafica non è bellissima, ma De Poli assicura che è molto meglio rispetto ai simboli compositi del passato. Via, un po' di ragione ce l'ha.

63) +Europa con Emma Bonino - Centro democratico

Improvvisamente, nelle bacheche appare subito dopo il simbolo di +Europa, senza che nei corridoi si siano visti né Emma Bonino, né gli altri sodali di quest'esperienza (Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi), né tanto meno Bruno Tabacci, in veste di salvatore dalla raccolta firme. A curare il deposito sarebbero stati alcuni giovani, probabilmente legati a Radicali italiani. Curiosità: anche se il simbolo definitivo era già noto da giorni, ora che è a pochi centimetri dagli occhi ci si rende conto di quanto sia piccola la "pulce" di Centro democratico e, soprattutto, di quanto sarà invisibile sulla scheda. Visto il beneficio che porta alla lista, questa mininaturizzazione non sembra nemmeno troppo giusta.


64) Lega per l'Italia

Altro habitué delle file del Viminale, Luigi Pergamo offre ai funzionari del ministero il simbolo della sua Lega per l'Italia, molto simile a quelli già visti in passato, anche se con alcune piccole modifiche degne di nota. Resta il riquadro europeo al centro del semicerchio tricolore inferiore, appare a metà la dicitura "Orgoglio italiano", ma soprattutto il motto "Movimento popolare" si è trasformato in "Movimento presidenzialista", una forma più lunga (che ha costretto tra l'altro a ridurre il corpo del testo) e certamente più impegnativa dal punto di vista progettuale. In ogni caso, certamente non è cambiata l'architettura di fondo del simbolo, anche questo è a suo modo rassicurante.

65) Pensionati consumatori

Nelle bacheche ministeriali si era già visto nel 2014 il simbolo di Pensionati consumatori, facente riferimento sempre allo stesso Pergamo: non era del resto una new entry nemmeno allora, visto che aveva corso a livello locale soprattutto tra Basilicata, Campania e Lombardia. Oggi il simbolo ritorna con le sue due parole chiave  che circondano un tricolore leggermente ondulato con tanto di ombrina al di sotto; difficile dire se riuscirà a raccogliere le firme e se, prima ancora, se ci sia l'intenzione di raccoglierle. In ogni caso, anche per quest'anno, il rito della presentazione si è compiuto e almeno questa casella non rimarrà desolantemente vuota come altre.


66) Movimento riscatto nazionale

Ecco, invece, un'altra new entry vera e propria: non poteva essere che così, trattandosi di una forza politica (anzi, di "un'associazione politico-culturale volontaristica", come si legge nello statuto) nata di recente. Il Movimento riscatto nazionale è guidato da Vittorio Palmieri, mette come primo punto del programma l'uscita dall'Unione europea e il ritorno alla lira (assieme alle preferenze per i prodotti italiani, all'impostazione laica, al bando del petrolio, alla conferma dello ius sanguinis e alla riforma delle forze armate in un'unica Gendarmeria) e presenta un simbolo che non passa inosservato: sopra la bandiera, la sigla MRN scritta in simil gotico, un'aquila che guarda a destra e artiglia il libro della Costituzione Italiana, e poi ancora "il simbolo della Repubblica italiana che si sgretola" e tre alabarde. Simbolo articolato e impegnativo, atmosfera d'antan, ma difficile che il Viminale accetti di conservare lo "stellone" della Repubblica, come se un solo soggetto politico potesse utilizzare un segno di Stato.

67) Il Sole d'Italia

Si presentano in otto all'ufficio passi del Viminale, ma alla fine vengono convinti a entrare solo in quattro per il deposito del simbolo: la nutrita delegazione del Sole d'Italia, guidata da Antonella Buono come capo della forza politica, è pronta a ufficializzare la sua "terza via" (nata in realtà nel 2005 e operante in Abruzzo, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia e Siciliavolta a "eliminare l’attuale sistema politico, cioè quello dei partiti politici e dell’attuale classe politica" per "costruire un nuovo sistema politico che sappia dar vita alla Terza Repubblica", con una nuova Costituzione e nuove norme. Il simbolo, in effetti, illustra il nome, con un sole giallo a raggi regolari, appena un po' decentrato e con ombra, racchiuso nella parte bianca del tricolore che occupa tutto il cerchio, con prevalenza della parte rossa. 

68) Mo! - Unione mediterranea

Dopo avere candidato alla guida della regione Campania il giornalista del Mattino Marco Esposito, il movimento Mo! arriva per la prima volta nelle bacheche del Viminale, con il suo fumetto nella "O" e il profilo dell'Italia Meridionale. Lo fa accompagnandosi alle onde stilizzate e alla dicitura dell'Unione mediterranea (presieduta da Francesco Tassone), fondata nel 2012 e che alle ultime europee aveva presentato il simbolo Terra nostra, con lo stesso profilo del Sud e le stesse ondine. Non si sa se questo preluda alla presentazione di una lista, ma certamente la presenza è stata marcata con successo anche questa volta e l'emblema non è passato inosservato.


69) Fronte friulano - Front Furlan

Impossibile, davvero impossibile farsi sfuggire l'emblema del Front Furlan che un minidrappello di tre persone ben determinate è venuto a depositare il simbolo del movimento indipendentista nato nel 2006 e, manco a dirlo, attivo solo in Friuli - Venezia Giulia, "contrario all'oppressione politica, economica, etnica e storico-culturale" e all'annullamento delle radici del territorio. Nemmeno questo simbolo può passare senza che lo si veda: un po' per il guerriero con tanto di monogramma di Cristo e scudo con aquila friulana, un po' per il motto che sta scritto sotto: "Vonde Monadis", ossia "basta cazzate". In italiano forse qualche problema l'avrebbe creato, ma in furlan dovrebbe passare senza problemi.


70) Nuovo Psi

Non manca mai il simbolo del Nuovo Psi, depositato dal professor Vincenzo Papadia per conto di Stefano Caldoro, rimasto presidente del partito. Si tratta dell'unico garofano ben visibile, accanto a quello meno evidente della Uils; Papadia ("assolutamente craxiano", tiene a sottolineare) rimarca l'importanza di continuare a presentare quel simbolo, che mantiene in vita una tradizione politica - quella del socialismo della fine degli anni '70 e di tutti gli anni '80 - che per il resto è sparita dalla scena politica. Anche se non ci saranno le liste del Nuovo Psi, il fiore rosso vuole restare saldamente in mano a Caldoro e compagni, senza che al Psi venga in mente di ritirarlo fuori.

71) Autodeterminatzione

Nei giorni scorsi si era già parlato di questo simbolo piuttosto coraggioso, che univa otto sigle sardiste sotto la guida di Anthony Muroni e un'unica insegna, quella dello scarabeo. In una giornata più povera di simboli rispetto alla prima, quello di Autodeterminazione sembra uno dei meglio riusciti, quanto a originalità, pulizia del segno e attenzione per la composizione grafica. Di più, questo sarà sicuramente uno degli emblemi presenti sulle schede, a differenza di molti di quelli che sono finiti nelle bacheche ministeriali: anche solo per questo, merita un briciolo di attenzione in più da parte di chi lo osserva incuriosito. Anche se magari, non stando in Sardegna, in cabina elettorale non lo vedrà.

72) Prima il Nord!

A impedire, senza ovviamente averlo premeditato, l'affiancamento dei due simboli sardisti di queste elezioni ha provveduto Diego Volpe Pasini: lui era già presente alla fine della prima giornata ma ha preferito tornare il secondo giorno per fare tutto con più calma. Niente SOS Italia, questa volta: il simbolo depositato è di nuovo quello di Prima il Nord!, già visto nelle bacheche del 2013, tutt'altro che apprezzato dalla Lega Nord che tentò di opporsi alla sua ammissione (ma l'Ufficio elettorale nazionale le diede torto). Ora il "buontempone" (così, senza nome, definì Volpe Pasini in un suo intervento al Senato Calderoli, che in un suo ennesimo ritorno fotografa anche questo simbolo) è tornato e sembra abbia intenzione di presentare liste. Lo scenario si fa interessante...


73) Partito sardo d'azione

Come anticipato, dopo Prima il Nord è stato depositato il simbolo del Partito sardo d'azione, che si può ben definire il più antico di tutti quelli finiti in bacheca, visto che ha quasi cent'anni. Al netto di qualche microaggiustamento grafico, legato alle tecnologie, il simbolo non è mai cambiato e a depositarlo sono venuti il segretario Christian Solinas, il suo vice Salvatore Giaccu e il responsabile esteri Andrea Cocco. Ci vuole parecchio tempo perché l'emblema venga messo al suo posto ma alla fine arriva e, dopo una foto liberatoria, si può tornare a casa, con la certezza che anche questa volta il segno tradizionale della Sardegna è finito dove era naturale che finisse. 


74) Indipendenza del Veneto - Autonomia

Arriva nel corridoio del Viminale anche un simbolo varato nel 2015, in occasione delle elezioni regionali in Veneto, frutto dell'impegno politico comune di Veneti Indipendenti, Liga Veneta Repubblica, Veneto Stato, Progetto Nord-Est, Tea Party Veneto e Pro Veneto. Allora si chiamava "Indipendenza noi Veneto", ora ha leggermente mutato nome in "Indipendenza del Veneto"; il concetto grafico, tuttavia, non cambia, con lo stendardo rosso che porta al centro il leone alato di San Marco con il libro aperto. Certo, indipendenza e autonomia (altra parola contenuta nel contrassegno) non sono proprio concetti perfettamente sostituibili, ma se proprio non andasse il primo, si potrebbe almeno perseguire il secondo...

75) Ameritalia

Primo dei due simboli, entrambi new entry, presentati o comunque collegati all'avvocato Luigi Fratini. Il primo, Ameritalia, rappresenta una proposta contro l'immobilismo e l'incompiutezza del disegno europeo: se di fatto "ci vorranno 4 generazioni per spegnere le velleità di affermazione e predominio dei singoli Stati nazionali europei" e finora la cessione di sovranità ha prodotto "solo maggiore povertà e disperazione", occorre fare ora una scelta "coraggiosa e saggia", cioè "far venire l’America da Noi e unirci alla stessa". Ciò viene rappresentato dalle due bandierone incrociate, quasi come una stretta di mano, e dal nome-crasi che unisce i colori dei due stati: un emblema realizzato in poco, pochissimo tempo. E, a dirla tutta, si vede, soprattutto per l'immagine un po' sgranata e per la scritta sovrapposta così, senza un po' di ombra o un contornino che la evidenzi.

76) Civica popolare

Senza dubbio si è trattato del simbolo più atteso di questa seconda giornata: anche se non c'è l'affollamento del primo giorno, l'unica vera ressa dei fotografi, infatti, è tutta per la ministra Beatrice Lorenzin venuta personalmente a depositare il contrassegno della formazione da lei guidata. Prima di finire in bacheca, il simbolo si fa aspettare un po' (ed è comprensibile, visto che ci sono ben cinque "pulci" da regolarizzare, per quanto riguarda la documentazione): quando l'addetto arriva per collocarlo, l'attenzione è tutta per la peonia. Che è stata leggermente schiarita nella corolla, ma soprattutto al centro non è più arancione ed è stato inserito un "punto" bianco: questo dovrebbe bastare per evitare ulteriori accuse di somiglianze da parte di Conad.

77) Sdebitalia

Ecco il secondo simbolo legato a Luigi Fratini, che di Sdebitalia è vicepresidente (mentre Gilberto Di Benedetto è presidente e Sabatino Ponziani funge da segretario). Qui il concetto è probabilmente più evidente rispetto ad Ameritalia: "Riteniamo evidente - si legge nel sito - che il rapporto tra Cittadini/imprese da una parte e Banche dall’altra, sia palesemente impari, più vicino ad una sudditanza dei primi verso le seconde che ad un civile rapporto tra pari". Per questo "Sdebitalia si propone di riequilibrare questa disparità aumentando garanzie e diritti per i fruitori del credito, al fine di riportare il debito a strumento di sviluppo economico anziché strumento vessatorio". La foto scelta, con il forbicione accostato al nastro tricolore, sembra però più da inaugurazione (visto anche il fondo rosso tipico del "cuscino da taglio del nastro") e il nome, anche qui, si legge proprio poco...

78) Sergio Pirozzi presidente

Non poteva certo passare inosservato il simbolo dell'impronta di scarpone, che da tempo Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, ha scelto per contraddistinguere la sua campagna elettorale per la Presidenza della regione Lazio. E non perché ci fossero novità rispetto al contrassegno presentato il 15 novembre, ma perché la presentazione al Viminale è stata una vera sorpresa e qualcuno, nel centrodestra, ha iniziato a masticare amaro: se lo staff di Pirozzi riuscisse a raccogliere le firme per presentare la propria lista al Senato in Lazio (unica circoscrizione per cui il simbolo è stato depositato), vista la coincidenza di elezioni politiche e regionali, potrebbe sottrarre voti preziosi alla coalizione berlusconiana. Una variabile imprevista, fino a qualche giorno fa.


79) Moviment Friûl - Movimento Friuli

Non è certo una novità la presenza del Movimento Friuli nelle bacheche del Viminale, nemmeno nella sua versione tinta dei colori locali (inizialmente, quando la politica era ancora in bianco e nero, il fondo era campito da linee verticali). La novità, casomai, è data dal fatto che per la prima volta il nome principale è riportato direttamente in friulano, mentre la sua traduzione italiana è solo l'ultima delle diciture riportate in miniatura nella parte alta del contrassegno, dopo lo stesso concetto reso in tedesco e in sloveno. A questo giro, insomma, il furlan vince decisamente e con grande orgoglio tra i simboli provenienti da quella terra: se finiranno sulle schede, tanto meglio.   


80) Pensioni & Lavoro

Nei corridoi del ministero non si incontra il Gran Cancelliere Ugo Sarao, artefice di vari simboli, movimenti ed esperimenti nati nel corso degli anni e tutti regolarmente finiti in bacheca. La sua creatura più longeva, tuttavia, c'è, portata da un suo delegato: a pensarci bene, infatti, non passerà mai di moda, perché dei guai legati alle pensioni (troppo basse) e al lavoro (che non c'è) non si finirà mai di parlare. Quando il contrassegno viene messo al suo posto, tra i depositanti c'è soddisfazione e ancora non si sono spenti i ricordi di una mitica trasferta a Courmayeur, a caccia di firme e di voti (13, in entrambi i casi) in condizioni ai limiti delle possibilità umane.

81) Riscossa Italia

Fa capolino per la prima volta nei corridoi del Viminale, ma non è certo una novità il simbolo di Riscossa Italia - Euroexit, che già nei mesi scorsi aveva finito per essere rappresentato in Senato dall'ex M5S Paola De Pin. La formazione, guidata dall'avvocato Marco Mori, punta anche visivamente sui colori nazionali e sui concetti di democrazia, lavoro e sovranità, quasi a rimarcare che nulla di tutto ciò è presente nell'attuale assetto italo-europeo. E' rimasto l'elemento di eccentricità rappresentato dalla coroncina gialla, oltre che dalla forma irregolare del tricolore che riempie la parte inferiore del cerchio; non si sa se verranno raccolte le firme, intanto però il simbolo è stato depositato.


82) Movimenti per Italia sovrana - Difesa bambini e famiglia

Questo emblema, al contrario del precedente, può dirsi a pieno titolo una new entry. "Tutti i giovani e i genitori d'Italia si devono candidare: fate vedere che siete capaci di difendere le vostre famiglie!!!": è questo il monito che campeggia sull'home page creata apposta per queste elezioni, a partire dai comitati Difesa bambini e famiglia e legati - tra l'altro - a una proposta di legge d'iniziativa popolare per abolire le case famiglia e superare le figure delle famiglie affidatarie a pagamento, la cui prima firmataria è Genoveva Izabela Pulpan. Da quella campagna viene la raffigurazione della Giustizia all'interno della corona d'alloro, con alla base le sagome stilizzate di una famigliola tipo.


83) Ora - Rispetto per tutti gli animali

In effetti, bisogna ammetterlo, un orsetto nelle bacheche del Viminale mancava da troppo tempo (stante l'assenza dei Verdi Verdi di Maurizio Lupi). Rimedia in qualche modo alla mancanza l'orso (tutt'altro che un orsetto!) di Ora, che si qualifica su Facebook come "associazione senza fini di lucro, apartitica e apolitica: nata da poco, ma con obiettivi molto ambiziosi", cioè "eliminare ogni forma di violenza sugli animali, come la caccia o i maltrattamenti, e sensibilizzare le persone verso un'alimentazione sana, naturale e non di origine animale". Il simbolo è stato depositato (ma con la X portata all'interno, rispetto alla versione originale) e le firme arriveranno, "perché noi rappresentiamo le vere associazioni animaliste, non altre forze che sono spuntate nei mesi scorsi!", come tengono a precisare i fondatori.


84) Partito repubblicano italiano - Ala

Tra gli ultimi a depositare il proprio emblema nella seconda giornata del #RomanzoViminale, nei corridoi del piano terra si materializza Ignazio Abrignani, già responsabile elettorale del Pdl e tra coloro che avevano costituito con Denis Verdini l'Alleanza liberalpopolare Autonomie. Come si è detto nei giorni scorsi, è stata proprio Ala a concedere al Partito repubblicano italiano la possibilità di correre senza firme in tutte le circoscrizioni (Verdini, del resto, aveva militato nel Pri): ecco dunque arrivare nelle bacheche l'edera tradizionale, con il nome del partito scritto in nero e, in basso, giusto una leggera "lunetta" con la sigla dei verdiniani, senza l'intero simbolo elaborato nel 2015. E, prima di andar via, Abrignani (assieme a Francesco Sciotto che è con lui ) precisa ai pochi giornalisti ancora rimasti che la lista correrà da sola, senza alcun accordo con altri. 

85) Blocco nazionale per le libertà

L'ultimo emblema a finire in bacheca, quando ormai sono passate le ore 20, è quello del Blocco nazionale per le libertà: a depositarlo sono venuti Angelo Novellino e Riccardo Scarpa, per un emblema che nei giorni precedenti non aveva mancato di suscitare curiosità, per il ritorno dei monarchici di Italia Reale, per il rispuntare della Dc che fu di Pizza e ora risulterebbe legata a Denis Martucci e per un terzo simbolo che non era stato reso noto. Alla fine, in realtà, il terzo pallino è sparito e al posto dell'emblema dell'ex Dc-Pizza c'è uno scudo crociato a colori invertiti ("no, è uno scudo sabaudo!", tengono a precisare i depositanti) abbinato alla scritta DemoCristiana; meno chiara è la funzione della bandiera della Federation autonomiste valdostana, che tra l'altro sembrava non esistere più. Ma in politica non si può mai sapere, mentre l'emblema del rinato Blocco completa la terza bacheca.

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Depositati venerdì 19 gennaio 2018

1) Movimento associativo Italiani all'Estero (Maie)

Il primo posto, quest'anno, se l'è aggiudicato il Maie, presente nel Parlamento italiano ormai dal 2006. Proprio come allora, il simbolo è sempre lo stesso, cioè il profilo tricolore tracciato a matita dell'America meridionale, il tutto su fondo blu e con l'indicazione del leader, Ricardo Merlo. Come sempre, l'emblema - depositato da Antonella Rega - è stato disegnato e sarà presentato nella sola circoscrizione Estero e con riferimento alla ripartizione America meridionale. Finora, del resto, la formazione è stata sempre molto fortunata sul piano elettorale, avendo ottenuto eletti a ogni consultazione ed è probabile che possa confermare il risultato. 

2) Unital - Unione tricolore America latina

Il secondo simbolo invece è una new entry, si tratta dell'Unione tricolore America latina, una formazione nuova, evidentemente anch'essa pensata per la circoscrizione estero e, in particolare, per i seggi del Sudamerica. Si tratta di un soggetto politico guidato dall'avvocato Fabio Cantarelli, imprenditore residente in Paraguay, che ha raccolto attorno a sé persone provenienti dalle associazioni di volontariato, esponenti delle istituzioni italiane (Comites) e persone legate al territorio. Al centro della corona blu (che contiene il nome e due cuori tricolori), c'è una sagoma dell'Italia sovrapposta al Sudamerica tricolore, in mezzo a un altro tricolore. Giusto per non farsi mancare nulla.

3) Sacro Romano Impero Cattolico - Movimento Europeo Liberal-Cristiano "Giustizia e libertà" - Giuristi del Sacro Romano Impero - Atuttocampo nel tempo e nello spazio

Non si può davvero prescindere dalla presenza fondamentale di Mirella Cece, che anche quest'anno ha curato l'ordine della fila, distribuendo il numero ai presenti (da giorni!) con imperturbabile pazienza e presenta il suo simbolo decisamente completo, che raccoglie sotto l'egida imperiale e cattolica del Diritto Canonico tutti i movimenti o le realtà da lei create negli anni e che figurano debitamente nel nome, quasi certamente il più lungo di quest'anno. Si tratta ormai di un vero classico imperdibile delle elezioni e del rito che le apre: viene quasi il sospetto che, senza Mirella l'imperatrice, le elezioni valgano meno, anche se magari lei non presenta liste.

4) Movimento 5 Stelle

Inutile negarlo, l'attesa davanti al Viminale era tutta per Beppe Grillo e Luigi Di Maio, arrivati insieme a Davide Casaleggio a bordo di un van nero decorato coi colori e le insegne stellate per presentare il simbolo del M5S, ma non nell'ultima versione nota e divulgata, cioè con il riferimento al sito del MoVimento e non più a quello di Grillo, ma piuttosto a Ilblogdellestelle.it. Quando tutto il gruppo presente con Grillo (c'era pure Vito Crimi con Alfonso Bonafede) è passato, una massa di microfoni, flash, taccuini e registratori si è spostato lungo i corridoi, quasi una scorta pronta a travolgere i malcapitati non interessati al deposito. Commento captato al volo: "'na vorta Grillo s'andava a vedello a teatro, ora tocca annà ar Ministero!" Esatto...


5) Lega - Salvini Premier

Alla fine dalla Lega Nord non è arrivata nessuna sorpresa: l'arrivo di Roberto Calderoli intorno alle 7 del mattino è ormai un must, assieme ai soggetti ormai esperti della fila che si erano prodotti nello stesso compito (e bene, visto che erano arrivati primi) nel 2014. Nessuna sorpresa nemmeno dal simbolo, esattamente lo stesso divulgato settimane fa, con la sparizione del Nord, il nome di Salvini in giallo in grande evidenza e, sotto, la qualifica di "premier", tanto per non lasciare dubbi sulle intenzioni. A farla da padrone, però, è sempre la figura di Alberto da Giussano, nella statua di Legnano. Lo spadone è sempre lì, Calderoli (che si fa un selfie alla bacheca) anche.  

6) CasaPound Italia

Erano stati tra i primissimi nel 2014 e anche questa volta si confermano "mattinieri" gli attivisti (molti, giovani e non solo) di CasaPound Italia. Con loro c'è anche il leader Simone Di Stefano, che provvede personalmente a depositare il contrassegno: è il solito, con la tartaruga ottagonale all'interno di una corona tricolore. Le firme per le candidature sono già state raccolte e Di Stefano ha le idee molto chiare sull'immediato futuro elettorale della sua forza politica: "Ci presenteremo alle elezioni - dichiara ai giornalisti che lo interrogano - supereremo lo sbarramento del 3% ed entreremo in Parlamento!" La notte dopo il 4 marzo si vedrà...

7) 10 volte meglio


La seconda fila viene aperta da un'altra new entry, la forza politica 10 volte meglio, fondata da Andrea Dusi. Stefano Ciccarelli, volontario ventenne che ha tenuto la fila al mattino, è convintissimo: "Siamo un partito principalmente rivolto ai giovani, oggi il 70% di loro non sa per chi votare e quindi non vota. Per noi occorre puntare soprattutto sulle competenze, Basta con gli slogan o con le politiche a breve termine. Il presente è irrecuperabile, bisogna puntare su tecnologie e innovazione, solo così può arrivare il cambiamento". Cambiamento che dovrebbe arrivare con un simbolo tutto lettering,  molto semplice, col nome su fondo rosso mattone e il 10 in evidenza. Il messaggio è chiaro: qualunque cosa, la faremo 10 volte meglio di voi. La grafica può non piacere, ma di sicuro emerge.

8) SìAmo

Altro emblema nuovo, anche se in realtà si era visto da qualche parte nei giorni scorsi. Si tratta di un gruppo, come tengono a precisare i depositanti, nato dal basso: "siamo nati nelle piazze, lottando contro il decreto Lorenzin in tema di vaccini e abbiamo raccolto in fretta molte persone, strutturandoci come movimento politico". Il gruppo è presente su Facebook e ospita vari contributi del dottor Dario Miedico; il simbolo non spicca particolarmente dal punto di vista grafico, al di là della A a tre colori, ma contiene in pratica tutto il loro programma: attenzione alla salute r e all'ambiente ("ma noi non c'entriamo con la componente parlamentare omonima di Pepe", assicurano), libertà di cura, comunità e coscienza. Da segnalare lo sbarco alle politiche dell'espressione "SìAmo", tipica delle elezioni amministrative degli ultimi anni. 

9) Democrazia cristiana

Eccolo qui il primo scudo crociato apparso in bacheca. Come era stato immaginato, a depositare il proprio emblema si è presentata pure la Dc che a dicembre del 2016 ha ottenuto dal tribunale di Roma di poter svolgere la propria assemblea autoconvocata da un decimo degli iscritti (della Dc-Fontana del 2012), per risvegliare il partito ritenuto dormiente. Da quella assemblea, non senza polemiche, uscì eletto Gianni Fontana, che oggi ha delegato al deposito Diego Coroni. Lui - dopo aver ricordato le sentenze che, a suo dire, rendono il suo gruppo titolare dell'emblema - assicura che quello è proprio l'ultimo simbolo utilizzato dalla Dc prima della sua indebita trasformazione in Partito popolare italiano. In effetti gli somiglia molto, non essendoci il bordo bianco tipico del logo usato in passato dalla Dc-Pizza. A guardar bene, i bracci della croce sono più stretti e il carattere con cui è scritta la parola Libertas è un Helvetica e non il vecchio Franklin Gothic. In stile Pizza, appunto. Non bastasse, c'è chi polemizza per quel deposito: "In teoria presentare il simbolo sarebbe giusto, ma se fosse fatto in buona fede - tuona Pellegrino Leo, tra i più attivi nel voler riproposta la Dc -. Fontana e Coroni non hanno parlato con nessuno di questo deposito, questo sembra fatto per danneggiare il centrodestra e non fa gli interessi della Dc, la smettano!" O bianco fiore, simbol d'amore...

10) Movimento tecnico nazionale popolare per la pace

"Guardi, io ho creato questo movimento perché sono il nuovo per gli italiani, perché in giro non vedo niente di nuovo, solo cose vecchie. Non ho altro da dichiarare." Sono queste le poche parole che Sergio Veronese ha speso per presentare il suo movimento, poi però aggiunge qualcosa: "Qui nessuno vuole cambiare le cose, invece dobbiamo farlo e dobbiamo lavorare per la pace e per portare la pace". Tutto questo sarebbe rappresentato da un simbolo in cui tre persone stilizzate si abbracciano tra di loro, mentre sopra di loro sembra quasi che ci sia il mare. Non un capolavoro di grafica, ma l'idea c'è.

11) Grande Nord

Se la Lega ha tolto la parola Nord dal simbolo, lo stesso termine è presente in formato gigante nel contrassegno - nomen omen - di Grande Nord, il soggetto politico creato ormai mesi fa da Roberto Bernardelli. A presentare il simbolo è venuto proprio lui, insieme ad Angelo Alessandri, già segretario della Lega Nord Emilia. Il simbolo lavora per essere presente alla Camera e al Senato in tutte le regioni del Nord e, ironia della sorte, nella bacheca è stato sistemato proprio sotto al contrassegno della Lega. "Devono cominciare ad avere paura, stiamo arrivando e adesso sono c...", precisa Bernardelli, che si stupisce un po' della mancanza di simboli di disturbo da parte della Lega. Forse non è così strano: magari non avevano nessuna voglia di fare loro pubblicità.

12) Partito liberale italiano


Ecco un altro partito che, pur essendo nuovo, si richiama espressamente alla tradizione. Si tratta del Pli che ha in Gianfranco Morandi e in Stefano De Luca i suoi dirigenti più importanti. Anche se molto probabilmente non presenterà le liste, essendo confluito all'interno della cosiddetta quarta gamba, ha comunque scelto di depositare il suo simbolo con il tricolore stilizzato al vento - ce l'ha dal 2004 - per avere un minimo di visibilità e per tutelarsi da eventuali imitazioni sgradevoli. Va bene che erano presenti in Parlamento all'interno della denominazione di un gruppo (con Idea di Quagliariello), ma la prudenza quando c'è di mezzo la politica non è mai troppa.

13) Potere al Popolo!

"Riuniamo la sinistra anticapitalista, nasciamo dal basso per raccogliere le istanze dei pensionati, dei lavoratori, dei precari, di tutti quelli che sono schiacciati nel conflitto capitale-lavoro. Un conflitto che non riconosce nessuno, ma il capitale la sua lotta la sta facendo e vincendo". La persona in fila al mattino presto per Potere al popolo, che riunisce tante sigle di base e partiti noti come Rifondazione comunista, il ricostituito Pci, Democrazia atea e vari altri, è convinta e sembra pronta alla battaglia. Nessuna immagine particolare - a parte la stella, naturalmente - nel simbolo, che è esattamente come lo si è visto nei giorni scorsi: testuale e pulito, tra il nero e il bordeaux.

14) Insieme - Psi, Verdi, Area civica

Nessun'altra sorpresa, dopo il primo intervento sul rametto d'Ulivo (che ora non è più centrale ma defilato a destra e rappresentato solo dalle foglie, giusto per evitare grane con chi rappresenta ancora l'associazione L'Ulivo), per il simbolo delle liste di Insieme, che raccoglie i "prodiani" di Giulio Santagata, nonché il Partito socialista italiano guidato da Riccardo Nencini e la Federazione dei Verdi di Angelo Bonelli, che accostano le loro "pulci" a quella di Area civica, legata al sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Grazie al Psi loro non avranno problemi di firme, ma convincere gli elettori non sarà comunque facile. Intanto il simbolo c'è.

14-A e B) Insieme

Non può dirsi a tutti gli effetti una sorpresa - al più la si può classificare una curiosità . la presentazione, da parte di Insieme, di due simboli alternativi, dedicati esclusivamente alle regioni in cui sono presenti minoranze linguistiche. In effetti, i Verdi o comunque i raggruppamenti che li contenevano hanno sempre perseguito questa politica (prima di loro lo hanno fatto frequentemente anche i radicali - soprattutto con la lingua tedesca; nel 2013 ha fatto questa scelta anche Sel, che peraltro aveva all'interno la componente ecologista di Loredana De Petris). 
Così, nel primo simbolo è stata aggiunta la dicitura in tedesco e ladino "miteinander - ensema", mentre nel secondo si legge "skupaj", che è la traduzione in slavo di "Insieme". Curiosità, in entrambi i casi i puntini delle "i" e dell'unica "j", per quanto meno visibili a causa delle dimensioni del testo, sono stati tutti resi con il pallino rosso, per perpetuare anche lì il richiamo allo stile dell'Ulivo. A dispetto del maggior affollamento del contrassegno (mai gradevole), tutto sommato l'effetto ottico non è disastroso e le tre "pulci" inserite restano comunque identificabili dall'elettore: ci vuole una buona vista, ma i veri problemi verranno - c'è da giurarci - con altri contrassegni. Soprattutto quelli non ancora depositati in bacheca.

15) W la fisica

Una delle novità assolute di questa tornata elettorale e un simbolo che, per semplice che sia, ha attirato l'attenzione. Lasciate perdere le malelingue maliziose di professione, che vorrebbero vedere a tutti i costi un doppio senso potando le lettere centrali di "fisica": qui c'è un progetto vero e proprio, in dieci punti, che si vuole portare avanti. Quali? Più scienza a scuola, più scienza in politica ("non può inseguire la piazza calpestando la scienza, come ha fatto con l'approvazione della sperimentazione di Stamina") e una giustizia che rispetti la scienza, sì alla sperimentazione animale e agli ogm ("fatti i dovuti controlli non ci sono motivi scientifici per bloccarli"), basta programmi di fuffa anti-scienza sulla Rai, attrazione degli scienziati in Italia e incentivi alla ricerca sulle energie rinnovabili, radiazione dei medici che prescrivono l'omeopatia e reato di istigazione per chi invita a non vaccinarsi. Tutto questo sta in un simbolo con un grafico di funzioni all'interno e la FISICA al centro. C'è anche il sito www.butta.org, che rimanda all'artefice del progetto, Mattia Butta, che sta completando la raccolta firme. Se il simbolo vi ha colpito, sappiate che non lo vedrete sulle schede: è destinato alla circoscrizione Estero (Europa)... 

16) Free flights to Italy

Destinato chiaramente anch'esso alla circoscrizione Estero (America centrosettentrionale), questo simbolo rimanda chiaramente al viaggio degli emigrati. "Free Flights to Italy - si legge nel sito www.freeflightstoitaly.ngo - è l'unica organizzazione nel mondo che ha come obiettivo specifico il beneficio dei cittadini italiani che vivono all'estero: costruire ponti tra comunità attraverso voli gratuiti da e per l'Italia. Essa opera sotto gli auspici del Presidente della Repubblica italiana. La più parte dei membri dell'organizzazione, tutti volontari AIRE, desiderano rafforzare i loro legami culturali con l'Italia con la scolarizzazione, l'apprendimento della lingua, i viaggi (gratuiti), la genealogia, lo studio della storia e dell'arte italiana, etc.". Sempre nel sito si precisa che non si è di fronte a un partito, né ci sono affiliazioni, ma volendo fare una politica propositiva, vuole partecipare alle elezioni e sta raccogliendo le firme per farlo. Se il nome è il messaggio più evidente nel simbolo blu, non potevano mancare un aereo e un tondino tricolore. Se "l'America è lontana / dall'altra parte della luna", così qualcuno si sentirà più vicino; se può volare gratis, meglio ancora.

17) Il popolo della famiglia

Aveva detto fin dall'inizio di voler partecipare alle elezioni, ma non solo quelle amministrative, volendo puntare decisamente alle politiche. E così a presentare il Popolo della famiglia al Viminale è arrivato proprio Mario Adinolfi: il suo simbolo, a fondo blu, ricco di stereotipi e con il monito "No gender nelle scuole", ormai rappresenta una sorta di piccolo classico della politica italiana degli ultimi anni. Che faccia o no le liste - le firme, anche dimezzate, non sono poche nemmeno per lui - era assolutamente necessario che oggi fosse presente, proprio per dare continuità almeno ideale al processo iniziato nel 2016 con la partecipazione a varie elezioni locali. Finora non è andata benissimo, ora chissà. 

18) Movimento politico Forconi

No, neanche stavolta sono i "Forconi" di Mariano Ferro, che non ce l'avevano fatta a presentare il proprio simbolo alle elezioni europee del 2014, arrivando in drappello alla fine dell'ultimo giorno al Viminale, e lamentandosi perché prima di loro qualcun altro aveva presentato un simbolo con la stessa parola. Anzi, a depositare (ci ha pensato il presidente nazionale Orlando Iannottisono proprio quei Forconi che nel 2014 presentarono un simbolo bianco con quella parola (e un tridente) soltanto: l'emblema stavolta è tutto diverso, con la scritta rossa su fondo nero con sfumatura blu, l'indicazione "La voce del popolo" e un nastrino tricolore preso dalla rete, perché in fondo un tocchino di italianità non fa mai male.

19) Per una sinistra rivoluzionaria

Il simbolo era già stato divulgato nelle scorse settimane, anche perché c'era assolutamente la necessità di raccogliere le firme per partecipare alla competizione elettorale. Questo non ha comunque scoraggiato Marco Ferrando dalla presentazione del contrassegno che contiene il suo Partito comunista dei lavoratori (con la già nota falce e martello trotzkista) e l'emblema della più recente Sinistra classe rivoluzione, con tanto di pugno stretto, duro e puro. In alto, le immagini di bandiere da manifestazione - rigorosamente rosse - parlano di altri tempi. Una sorta di Quarto stato, ma molto più rivoluzionario. Appunto.

20) Movimento Destre unite

Un ritorno, con qualcosa di nuovo, volendo. Il simbolo era già stato visto nel 2014, quando il suo artefice Massimiliano Panero l'aveva depositato per le elezioni europee e utilizzato alle regionali piemontesi (in sostegno a Gilberto Pichetto). Allora però alla fiamma simil-lepenista dovette sostituire una striscia tricolore: "Stavolta però il simbolo non possono più bocciarlo, perché è stato registrato insieme al nostro statuto: l'apposita Commissione l'ha approvato e ora resta così". C'è un altro ritocco interessante: nella parte blu inferiore, infatti, è apparso il simbolo dell'Alleanza europea dei movimenti nazionalisti, partito europeo rappresentato a Strasburgo di cui è segretario generale Valerio Cignetti e cui anche Panero appartiene. Secondo lui quella presenza è sufficiente a evitare la raccolta firme com'è stato concesso ai Verdi - Green Italia nel 2014. Non è facile che la sua tesi sia accettata, ma è giusto provare a farlo valere: in ogni caso, conviene riparlarne. 

21) Unione Imprenditori e Lavoratori Socialisti

La formazione è già nota, perché si è presentata più volte nel corso degli anni all'appuntamento con le bacheche ministeriali (dopo il 2007, anno in cui fu fondata). Questa volta, però, il simbolo dell'Uils, movimento politico, sociale e culturale fondato da Antonino Gasparo, si rinnova almeno in parte e soprattutto si colora. Il simbolo - uno degli ultimi con un disegno fatto a mano - ora è circondato da una corona tricolore; in più, a spezzare le catene, oltre alla Giustizia sociale, si trova la stilizzazione di un garofano (esile esile, ma è il primo ad apparire sulle bacheche quest'anno). Niente più nome intero stavolta: basta la sigla, più evidente e più colorata di prima, per identificarsi.

22) Movimento mamme del mondo

Si può parlare di ritorno, in un qualche modo, per il Movimento mamme del mondo (ma con la specificazione "per l'Italia"), già visto tra i simboli depositati prima delle elezioni politiche del 2013. Del movimento, in realtà, non si sa moltissimo, Considerando che nella pagina Facebook ufficiale l'unica informazione data è un motto, "sono tutti figli miei". Il link inserito, tuttavia, rimanda al sito di un'associazione onlus, Casa Africa, si tratta di dunque di una  realtà attenta al volontariato e alla solidarietà, immaginando che si rivolga anche e soprattutto alle mamme e stanno dall'altra parte del Mediterraneo. Difficilmente presenterà liste, ma il messaggio è importante. Anche se il simbolo, oggettivamente, non è tra i più memorabili.

23) Partito pensionati

Quello del partito di Carlo Fatuzzo, ormai, è a buon diritto uno dei simboli storici delle competizioni elettorali italiane e, insieme, probabilmente il più semplice, il più vuoto è il più immediato, con la sua scritta blu semplicissima ed evidente su fondo bianco. 
Nonostante questo e il lungo corso politico da lui affrontato in Italia, in Europa e in varie regioni (a partire ovviamente dalla sua Lombardia), Fatuzzo sembra particolarmente battagliero, o così almeno tiene a mostrarsi ai suoi elettori. Dopo aver depositato il contrassegno e averlo visto in bacheca, infatti, si fa registrare un video in cui proclama con forza: "Pensionati, all'attacco!!" Alè! 

24) PPA - Movimento politico pensiero e azione

A pensarci bene, anche il Ppa di Antonio Piarulli è ormai una presenza abituale all'interno delle bacheche del Ministero dell'Interno. Il simbolo ha continuato la sua evoluzione grafica, mostrandosi in questo caso più curato ma anche decisamente più pieno di elementi rispetto agli anni scorsi. In particolare, in questo caso è presente un riferimento evidentissimo al popolo delle partita Iva, così come in basso c'è una pulce di Proiezione italia, un progetto di studio per rilanciare decisamente il paese punto particolarmente interessante, peraltro è il fatto che Piarulli ritenga di non avere bisogno di raccogliere le firme, avendo ottenuto la registrazione del proprio statuto, in base a una lettura delle norme in materia da lui proposta. Anche qui sarà il caso di tornarci sopra.

25) Movimento sociale italiano

Ecco un altro simbolo che ci si poteva aspettare di trovare, irriducibile a ogni elezione politica, per far valere il proprio diritto all'esistenza e a fregiarsi di un certo nome e di un certo simbolo. Il simbolo del Msi di Gaetano Saya e di Maria Antonietta Cannizzaro torna nelle bacheche, stavolta senza base gialla e rossa (solo bianco e nero, come da tradizione) e sempre con il segno di marchio registrato accanto a "Destra nazionale". Saya e Cannizzaro rivendicano il loro diritto (esclusivo) all'uso dell'emblema del vecchio Msi in base alla sua registrazione come marchio e sulla base di una sentenza di corte d'appello di Firenze del 2016 - che loro ritengono ormai passata in giudicato - che darebbe torto alla Fondazione An e a Fratelli d'Italia (sentenza che su questo sito ho criticato e ancora mi lascia perplesso). Toccherà al ministero decidere, ma le speranze di farcela sono poche. 


26) Solidarietà - Libertà giustizia e pace

Il nome è quello consueto, che da anni siamo stati abituati a vedere nelle bacheche (e, da un po' di tempo a questa parte, anche nel registro dei partiti politici, essendo stato registrato lo statuto di Solidarietà). Eppure, al di là della prima parola del nome, tutto il resto è una vera rivoluzione nominale grafica, nel senso che al vecchio emblema viene letteralmente sovrapposto e circoscritto un messaggio nuovo. O meglio, un messaggio che era certamente già parte del programma precedente del partito, ma non era mai stato esplicitato sull'emblema. Si parla così di "Cristiani per la crescita felice" e di un "Nuovo modello di sviluppo per l'Italia". Messaggio importante, per carità, ma l'effetto grafico è davvero imbarazzante.

27) Movimento delle libertà

Ecco un altro emblema dedicato soltanto alla circoscrizione Estero, che poteva far pensare a un soggetto molto neoberlusconiano se ci si fosse fermati al primo sguardo. In realtà si tratta di un progetto creato nel 2007 che cerca di aiutare gli imprenditori all'estero a fare squadra con le imprese italiane, "per lavorare insieme sui mercati esteri per l'innovazione e per lo sviluppo" si legge nel sito. L'idea è aggregare le comunità e gli imprenditori operanti all'estero per creare un network delle ricchezze produttive e sociali (in Europa) fin qui disperse. Per questo c'è il tricolore e c'è la bandiera europea, per mettere bene i paletti sul territorio da considerare.

28) Partito valore umano

Come la precedente, ecco un'altra new entry delle elezioni nazionali, in tutti i sensi: la formazione è nata a novembre. A presentare il simbolo è stato il coordinatore nazionale politico Pasquale Ruga ed è lui a spiegare la "sua" creatura politica: "Obiettivo del nostro partito è ridare il sorriso agli italiani, dare a tutti l'opportunità di esprimere il proprio talento, applicazione della nostra Costituzione, che è la più bella del mondo. Vogliamo che l'Italia torni a essere il grande paese che è da una vita come storia". Questo dovrebbe essere comunicato attraverso un enorme cuore (con tanto di luce alla sommità, sotto la scritta (per un nuovo umanesimo"), dal quale partono le onde concentriche per diffondere, si immagina, lo stesso valore umano e l'amore per il paese. Tanto, tanto love.


29) SMS - Stato moderno solidale

La telefonia non c'entra, ma l'emblema ha in comune con la messaggistica breve la stringatezza: la sigla di Stato moderno solidale è così evidente da diventare essa stessa nome (più conciso di così...). Il nuovo progetto politico - che si presenterà solo in Basilicata e accoppia verde e arancione in modo quasi inedito, visto essenzialmente nel Nuovo partito d'azione - fa riferimento a Silvana Arbia. Lei, sulla sua bacheca Facebook, spiega il progetto: "SMS, l'acronimo che racchiude la nostra volontà di dare alle generazioni presenti e future uno stato moderno e solidale. Lo stato di diritto deve prevalere sullo stato di mercato che ha condizionato e svilito la condizione umana rendendo sudditi e consumatori gli individui la cui aspirazione a diventare cittadini viene sempre di più mortificata. La modernizzazione dell'impianto istituzionale, dell'esercizio della funzione pubblica, del modello organizzativo della società, è un obiettivo strategico come lo è un nuovo modello attuativo del dovere statale di solidarietà. E' stato un onore testimoniare la sua nascita in terra lucana ed è una grande soddisfazione constatare che anche se giovanissimo sta già suscitando attenzione e simpatia". In bocca a lupo (in un sms ci sta).

30) Movimento Italia nel cuore

Pensavate che l'esagerazione d'amore fosse finita con SìAmo e col Partito valore umano? No: il top - almeno per il primo giorno - si tocca con il Movimento Italia nel cuore, che ha il 49enne bresciano Mauro Tiboni come capo della forza politica. Il Movimento, si legge sul sito, è nato il 7 novembre 2015 dall'incontro tra Tiboni, padre separato che da 15 anni lotta per vedere il figlio, e Pietro Boero, ex agente Nocs ingiustamente accusato di omicidio, condannato a due ergastoli e solo in seguito giudicato innocente: da allora è nata l'idea di "un movimento politico che si occupa dei problemi concreti e quotidiani", attraverso un nome e il cuore che rappresentano le donne e gli uomini che vivono la quotidianità con spirito di sacrificio, umiltà e onestà, uniti nell'obiettivo di costruire una nuova classe politica, che fa e non si lamenta.

31) Recupero maltolto

Quando Enrico Andreoni, a passo svelto, percorre i corridoi del Viminale e arriva a depositare il suo contrassegno, la curiosità è tanta. Non per il motivo grafico dei suoi emblemi, che è sempre il salvadanaio (un tempo verde, ora blu), ma per il suo contenuto. Nel 2013 invocava gli Stati uniti d'Europa, nel 2014 anche; quest'anno, invece, nel salvadanaio c'è lo statuto dei lavoratori e il suo articolo 18; al di sotto, "Bonum commune aqua" è rimasto al suo posto, mentre quest'anno - al posto di "Aboliamo le province" e "No amnistia" - arrivano "Tutela domicilio" e "Jus pro merito", con riguardo alla cittadinanza. Con Andreoni non c'è da annoiarsi: si condividano o no le sue idee, è sempre interessante vedere cosa mette "in vetrina" di volta in volta. 

32) Sudtiroler Volkspartei - Partito autonomista trentino tirolese

Quanto fa una stella alpina più due stelle alpine? Una stella alpina! Se vi sembra che matematicamente ci sia qualcosa che non torna, sappiate che questo è quanto avviene con il contrassegno comune presentato da Svp e Patt. Non è la prima volta che le due forze politiche del Trentino Alto Adige, distinte ma accomunate dall'uso della edelweiss, corrono insieme: non si è scelto di fare una bicicletta tra simboli, ma di partire dalla grafica della Svp (con un unico fiore, nella foggia storica) e di inserire la sigla del Patt all'interno, peraltro acquisendo lo stile dell'emblema ospitante (lettere in italic e la A che normalmente è rossa ma qui sembra piuttosto la V di Svp capovolta.

33) Partito dei valori cristiani 

Non vi bastano il tentativo di far tornare la Democrazia cristiana, o il Sacro Romano Impero Liberale Cattolico? Suvvia, siete incontentabili, ma (anche) per voi c'è il Partito dei valori cristiani, nato a Pinerolo (To) nel 2017, fondato e guidato da Damiano Cosimo Cartellinodi matrice liberal democratica, e collocato nel centrodestra. “Il tasso di povertà e disoccupazione è ora così alto e insostenibile che noi ci vediamo costretti a scendere e lottare politicamente per metter ordine nella nostra Nazione e ricostruire nuovamente l’Italia, economicamente ma soprattutto con diritti e doveri verso il Popolo lavoratore ed onesto", sulla scorta di quanto fece la Dc. 
Non aspettatevi però un simbolo simile alla Dc: tutto l'emblema è basato sul tricolore, proposto in otto fasce (da sindaco o da inaugurazione)che si sovrappongono e al centro lasciano libero un ottagono, in cui ci sono quattro "punte di freccia" affrontate attorno aIl'asta di un tricolore italiano sventolante. Se peraltro il contrassegno vi sembra un po' vuoto al centro, avete ragione: prima al posto della bandiera c'era una croce bianca a contorno giallo, se la si fosse lasciata si sarebbe rischiata con certezza la bocciatura.

34) Rete liberale

Non si tratta del soggetto politico fondato a suo tempo da Vincenzo Palumbo, bensì di un partito nato nel 2009, che ha i piedi ben piantati nel centrodestra ed è guidato da Maurizio Cipolletti (dal 2014). L'aquila blu, con tanto di tricolore è sempre rimasta al suo posto, anche quando - in una fase intermedia - il gruppo si è chiamato Rete liberal e in quel periodo ha ospitato anche la candidatura di Vittorio Sgarbi (che con quel nome, "Liberal", ha corso il più delle volte). Il simbolo, ora tornato al nome originario - ma già dal 2016, quando lo si è visto sulle schede delle comunali di Roma - arriva per la prima volta alle bacheche del ministero e (come a Roma) ci arriva senza le stelle che inizialmente aveva.

35) Movimento nazional socialista dei lavoratori

Prima di quest'anno, il simbolo dell'associazione-partito Nsab non era mai arrivato nelle bacheche del Viminale, né nella precedente versione con le scritte nere su fondo bianco, né in quella attuale in cui si è scelto un più risaltante rosso. Il colore, però, non è un problema. Il fatto è che il gruppo, nato nel 2002, si chiama Nsab nel senso di NationalSozialistische Arbeiter Bewegung, cioè Movimento NazionalSocialista dei Lavoratori. Qualcosa che ricorda molto il Dnsap, cioè l'esperienza che ha preceduto la svolta nazionalsocialista (in breve nazista) in Germania: non c'è apologia o esaltazione, ma il simbolo sembra in contrasto con le nuove istruzioni predisposte dal Ministero dell'interno. In base ad esse, "Sono tassativamente vietati i contrassegni in cui siano contenute parole, espressioni, immagini, disegni o raffigurazioni che facciano riferimento a ideologie autoritarie: per esempio, le parole 'fascismo', 'nazismo', 'nazionalsocialismo' e simili". Posso sbagliare, ma credo che per questo simbolo sia davvero molto difficile evitare la bocciatura.

36) L'Italia di Mameli

"E lira e spada staranno, giusto simbolo della sua vita, sulla pietra che un dì gli ergeremo in Roma nel Camposanto dei martiri della Nazione." Questa frase di Mazzini di fatto descrive il simbolo del movimento L'Italia di Mameli (la citazione si trova nel suo sito), creata il 20 dicembre 2016 da Andrea Natale, romano, del 1988: lui vive ad Atlanta - il simbolo si presenta all'estero - e lavora come law clerk (assistente di studio di un magistrato). Il suo progetto è nato dopo la vittoria del "no" al referendum costituzionale: "da quel momento ho deciso di smettere di ignorare la sofferenza del nostro Paese - ha dichiarato a Italianiovunque -. la politica è l’unica via per destare l’Italia dal suo incubo sociale, morale, ed economico. [...] L’Italia di Mameli è la dedica a chi ha sacrificato veramente la vita per la causa della Repubblica Italiana. Nasce dalla definizione di Patria di Mazzini (il sentimento di unione e comunione che unisce in uno tutti i figli d’Italia) ed intende ripristinare il significato originario di Res Pubblica (il bene pubblico). L’obbiettivo è realizzare l’idea d’Italia per cui Mameli e la sua generazione sono stati martiri, attraverso la riscoperta sia dello spirito di servizio di Garibaldi che dei valori di eguaglianza e dignità di Mazzini". Un lavoretto da niente, insomma.

37) Italia agli Italiani

Le previsioni sono state rispettate. E' uguale a quello mostrato nei giorni scorsi in prospettiva della raccolta firme il simbolo del cartello Italia agli Italiani, trainato da Forza Nuova e dal Movimento sociale Fiamma tricolore e che riunisce in sé anche altre sigle minori riconducibili all'estrema destra (Fasci italiani del lavoro (quelli dell'eletta a Sermide), Fiamme nere - Italia libera. Azione sociale (ma non quella di Alessandra Mussolini eh?), Movimento Nazionale Italiano e Movimento Italia Sociale. Il fondo nero della parte inferiore e i due simboli delle formazioni maggiori caratterizzano in modo indubitabile il contrassegno. Per la cronaca, la versione consegnata dai depositanti e affissa nelle bacheche al Viminale è stampata da cani. 

38) Liga Veneta Repubblica

Rieccolo, il simbolo della Liga Veneta Repubblica coniato nel 1998 da Fabrizio Comencini: il leon da guera sullo stendardo rosso su fondo azzurrino è comparso ormai tante volte nei corridoi del ministero, oltre che sulle schede, così non poteva mancare anche questa volta, a tenere buona compagnia agli altri emblemi di chiara estrazione locale. Tempo qualche ora e Roberto Calderoli, in uno dei suoi innumerevoli passaggi per il Viminale, lo guarda e lo fotografa, preparandosi probabilmente a fare opposizione alla sua accettazione. Lo ha fatto molte volte in passato, e - va detto - finora davanti ai magistrati di Cassazione non gli è mai andata bene.

39) Ragione e libertà

Altra new entry assoluta al ministero, Ragione e libertà si qualifica come "gruppo di cittadini che in un momento politico e storico particolarmente difficile ha sentito il bisogno di dare voce a quella parte della società che non trova un'adeguata rappresentanza politica". Si invoca una rinascita culturale per riportare "al primo posto i valori etici e deontologici" e attivare "comportamenti adeguati e corretti nei confronti degli avversari politici". Ragione e libertà sarebbe una "nuova forza politica di ispirazione cattolica liberale, moderata, laica e riformista", con l'idea di far riscoprire e rivendicare "l'identità nazionale nella grande Europa". Tutto questo dovrebbe emergere dall'Italia gialla su fondo blu con sei stelle a tricolore; il nome del movimento, però, è scritto in una font  più da insegna che da scheda elettorale. 

40) Società e Famiglia

Si continua con i nuovi tentativi con Società e Famiglia, partito che "vuole promuovere un radicale rinnovamento delle istituzioni e della società in Italia ed in Europa attraverso la riscoperta della valenza politica-economica-sociale della famiglia". Ove per famiglia si intende "una società naturale, composta da genitori, figli e generazioni precedenti, che agiscono in un contesto di relazioni dettate da regole condivise e basate sul rispetto, sulla sussidiarietà e sulla solidarietà". Per il partito del presidente Elio Covino, c'è la sagoma dorata di una coppia con tre bambini (che ricorda un po' le figure di Intesa popolare) su una strada verde bordata di tricolore che porta verso il mondo nel cielo blu.

41) Partito delle buone maniere

Non poteva davvero mancare una delle molte reincarnazioni di Giuseppe Cirillo, alias Dr. Seduction. Stavolta niente Preservativi gratis, niente Impotenti esistenziali, niente Voto di protesta: probabilmente il Dr. Cirillo ha ritenuto che i tempi fossero così grami da dover tornare all'antico, cioè al primo simbolo depositato alle europee del 1999, ossia il Partito delle buone maniere. Rispetto al simbolo originale è rimasto il fiore offerto da una mano (rivisitata, a unghie dipinte) così come il rosa di fondo, ma il nero diventa blu, cambiano i caratteri, ma soprattutto vengono inseriti la mail cui scrivere - difficile da leggere sulla scheda, ma si vede bene sul simbolo gigante portato al Viminale da Cirillo, assieme a strisce pedonali portatili, paste e caciocavalli - e soprattutto i "dispositivi anti-molestie": a quanto pare, in meno di vent'anni il mondo è decisamente peggiorato.

42) La catena



Dopo la prima apparizione nel 2014, è tornato a mettersi in fila al Viminale Bruno Franco, giovane artigiano edile nato a Bolzano. Lui, che non si qualifica politico e non vuole diventarlo, è convinto che sia necessario unire tutti gli imprenditori, artigiani e commercianti. "Chi paga è colui che comanda, quindi siamo noi che dobbiamo andare al potere", dice convinto nel suo sito. La Catena è la rappresentazione visuale del suo progetto: "sono tanti anelli saldamente uniti e proprio restando uniti che possiamo farcela, perché l’unione fa la forza ed è la rabbia che abbiamo che fa la differenza. Quando saremo tutti riuniti come un esercito di artigiani, di imprenditori e di commercianti, allora ce la faremo!" La scure a doppia lama, probabilmente, serve per tradurre la rabbia in qualcosa di più concreto e per mandarli "tutti a casa". 

43) Fronte verde

C'era a tutte le ultime occasioni di deposito dei contrassegni, che ne hanno seguito l'evoluzione grafica. E' dunque un nuovo ritorno quello di Vincenzo Galizia con il suo Fronte Verde, che riporta nelle bacheche del ministero il suo arciere un po' Robin Hood e un po' Green Arrow, che rispetto all'ultima volta è ancora più green per la presenza delle foglie sul legno dell'arco. Galizia, con un passato nella Fiamma tricolore, porta avanti il suo disegno di "un'alternativa ecologica di vita, per una società che deve vedere l'unione e la convivenza tra l'uomo e la natura che lo circonda", garantendo allo stesso tempo l'ambiente, la giustizia sociale, economica e politica. E magari bastasse impugnare un arco e scoccare una freccia per farlo.

44) Patto per l'autonomia

Altra matricola assoluta, nelle bacheche del Viminale è arrivato anche il simbolo del Patto per l'Autonomia, nato per raccogliere le istanze autonomiste del Friuli - Venezia Giulia. A depositare il contrassegno - che sarà utilizzato anche alle prossime elezioni regionali - si è presentato il presidente Markus Maurmair (sindaco di Valvasone Arzene), con l'assessora di Carlino Miriam Causero. Il movimento politico, che inizia la raccolta firme e ha qualcosa da dire sui miliardi versati dalla regione per compartecipare alla riduzione dell’indebitamento nazionale e potevano servire per rilanciare l'economia, ha come elemento caratterizzante "la sovrapposizione di quattro rettandoli gialli, contornati di blu che richiamano le varie componenti che costituiscono il Friuli – Venezia Giulia, riunite dal nuovo movimento politico incentrato sui cittadini della Regione che per gli ispiratori del Patto vengono prima di tutto". Astratto, ma interessante.

45) Democrazia è libertà - La Margherita

Non stupisca il vedere nelle bacheche il simbolo della Margherita (maiuscola), anche se il partito non opera più dal 2007. Evidentemente le polemiche legate al possibile uso del fiore della margherita da parte di Beatrice Lorenzin e della sua Civica popolare devono aver suggerito ai liquidatori e legali rappresentanti del partito che fu di Rutelli di presentare comunque l'emblema, giusto per cautelarsi da eventuali copie. Un po' come ha fatto il Partito popolare italiano nel 2014, quando Pierluigi Castagnetti chiese a Luciano Gesuelli di depositare quell'emblema, dopo che erano spuntati i Popolari per l'Italia di Mario Mauro. Allora come oggi, comunque, la cautela è stata fin troppa: nessun simbolo confondibile.

46) Partito comunista

Seconda - e a quanto pare ultima: mai così poche - coppia di falce e martello arrivata nelle bacheche, quella del Partito comunista di Marco Rizzo. Ed è venuto proprio lui a depositare l'emblema del suo partito, che si è ormai stabilizzato nella versione del quadrato rosso (con banda nera sotto la scritta "Comunista"), arnesi bianchi e cerchio grigio circoscritto al quadrato. Cinque anni fa, quando falce e martello erano gialli e il cerchio di fondo era bianco, il Viminale gli aveva contestato la confondibilità con Rifondazione comunista e lui aveva ritoccato il simbolo di malavoglia; stavolta non ci sono stati problemi e Rizzo, alla pari di Ferrando, cercheranno di portare sulle schede almeno una falce con martello. 

47) Liberi e Uguali

Nessuna novità per il simbolo della formazione che - unendo Sel, Possibile, Articolo 1 e altri soggetti - si è riconosciuta nella leadership del presidente uscente del Senato Pietro Grasso: confermato il nome su fondo rosso, con tanto di "foglioline" per indicare la "e" e per dare l'impressione del femminile della parola "Liberi"; in basso, sotto la leggera linea bianca che sottolinea il concetto di uguaglianza, c'è il riferimento a Grasso, con il cognome in evidenza maggiore. Nessuna polemica questa volta, per la presenza del nome o delle stesse foglioline: ora l'attenzione è tutta per la campagna elettorale (la lista è esente da firme) e per lo sforzo necessario per ottenere i voti.

47-a) Liberi e Uguali

Unica curiosità degna di nota, volendo, riguarda il contrassegno variante che Liberi e Uguali ha scelto di depositare con solo riguardo al Trentino - Alto Adige. In alto, in particolare, è stata aggiunta la dicitura "frei sozial", quando magari in tedesco era più naturale aspettarsi "frei gleich": evidentemente si è scelto di rendere diversamente il concetto di uguaglianza. Da notare che lo spazio della scritta è stato ricavato semplicemente spostando verso il basso il contenuto del cerchio, senza ridurre di un solo millimetro il nome della lista o del suo capo politico. Questo a riprova, a maggior ragione, di come il deposito di contrassegni alternativi sul piano linguistico non possa consentire di parlare, a tutti gli effetti, di simboli "diversi", ma semplicemente di varianti.


48) Movimento Liberazione Italia

Del tutto nuovo, almeno per le bacheche ministeriali, il simbolo del Movimento Liberazione Italia, il cui obiettivo principale è "il perseguimento di fini improntati al concetto più ampio di pace, di giustizia e solidarietà sociale, di tutela dei diritti civili e dei doveri istituzionali e morali, contro qualsivoglia sopruso, da chiunque perpetrato": a guidare il progetto politico è il generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo, come presidente del Comitato dei Saggi. Sul sito è illustrato anche il simbolo: "tre quadrifogli, di colore rosso, bianco e verde, come i colori della bandiera italiana, ma invertiti, a significare il radicale cambiamento istituzionale e sociale"; la stella in basso con la sigla CLI serve "a simboleggiare la sua vicinanza al Comitato di Liberazione Nazionale, costituitosi per la lotta al nazifascismo".

49) Movimento Passione Italia

Ecco un altro contrassegno rivolto soltanto alla circoscrizione Estero. Si tratta del Movimento Passione Italia (con la prima parola leggermente meno in evidenza), "il primo movimento - si legge sulla sua pagina Facebook - che nasce in Brasile per rappresentare gli italiani del Sud America in parlamento a Roma!" Artefice del movimento è Renata Bueno, eletta nel 2013 alla Camera con l'Unione sudamericana emigrati italiani (anche se nell'ultima parte della legislatura ha aderito ad altre componenti). Oltre che dal nome, il simbolo è occupato da un cuore tricolore (con tanto di ricciolo lezioso), per rappresentare la passione per questo paese, richiamato anche dalla sigla "I" simil-manoscritta. Semplice, schematico, nemmeno troppo sgradevole.

50) NON DEPOSITATO

(A un certo punto, al Viminale si è presentato Gabriele Paolini, il teledisturbatore profeta del condom: avrebbe portato con sé un foglietto, con sopra scritto Lista Paolini e poco più, senza un vero simbolo e senza alcun documento di quelli richiesti. Sarebbe stato invitato a tornare, eventualmente, con un minimo di documenti presentabili, ma lo si è più visto.)

51) Energie PER l'Italia - Liberali popolari  - Civici e innovatori

A conti fatti, l'emblema del partito di Stefano Parisi sembra davvero uno dei più ritoccati negli ultimi giorni. Quando nel salone del Viminale si presentano due persone, una delle quali è Donato Robilotta, già Nuovo Psi e poi Pdl (ma in quota Socialisti riformisti), con sé non hanno né la versione originale del simbolo, né quella (senza lampadine) suggerita da Giovanni Negri, né quella successivamente proposta di nuovo con le lampadine, ma sempre con la scritta "Per il centrodestra". Nell'emblema c'è di nuovo in primo piano la scritta "Energie PER l'Italia", in alto si legge "Liberali popolari" ma soprattutto "Civici e innovatori", per l'esenzione - che lascia perplessi - dalla raccolta firme. Per correre da soli: perché questa, in fondo, è la notizia più importante data da Robilotta prima di andare via.

52) Forza Italia

Nessuna sorpresa, invece, dal simbolo di Forza Italia, presentato dal deputato forzista Gregorio Fontana. Si tratta infatti dello stesso emblema diffuso dall'account Twitter di Silvio Berlusconi alla vigilia del noto vertice di Arcore con Salvini e Meloni: in bacheca, dunque, è finita in sostanza la versione a colori invertiti del contrassegno utilizzato da Forza Italia nel 2006, con il cognome di Berlusconi a caratteri cubitali e la qualifica di presidente, che per qualcuno è ingannevole (vista la nota incandidabilità), ma rappresenta pur sempre la qualifica dello stesso Berlusconi all'interno di Forza Italia. Oltre che l'appellativo con cui legioni di forzisti di ieri e di oggi continuano a chiamarlo, a dispetto dei tribunali. 

53) Salvini Berlusconi Meloni - Lega - Fi - Fdi

Subito dopo Fontana, ai tavoli del Viminale si è presentato Lucio Malan, per depositare un altro emblema, quello famoso pensato per la circoscrizione Estero che riuniva nello stesso emblema i cognomi di Salvini, Berlusconi e Meloni. Rispetto al bozzetto diffuso in un primo tempo, le scritte sono tutte "dritte" e non più in prospettiva, le fasce occupano tutta la larghezza del cerchio, è sparita la corona bianca con la dicitura "Per l'Italia" e, al suo posto in basso, ci sono i tre pallini dei simboli di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia (che sulla scheda, peraltro, saranno di mezzo centimetro di diametro al massimo). Un po' meglio della prima versione circolata, oggettivamente, ma resta un simbolo davvero molto brutto. 


54) Unione sudamericana emigrati italiani

E' il penultimo simbolo della prima giornata, finito in bacheca peraltro dopo le ore 20, e tocca di nuovo a un emblema pensato appositamente per l'estero. Si tratta della formazione fondata nel 2006 da Eugenio Sangregorio e che nel 2013 aveva eletto, come si è detto prima, Renata Bueno. Rispetto al passato, il colore di fondo è diventato più chiaro ed è tra il verdino e il giallino e la sigla Usei è più corposa, stile Times Black, mentre il leone ruggente e in posizione d'attacco sembra stato ritoccato e reso più fine nei tratti. Il graffio tricolore leonino, invece, è sempre lì, senza alcuna modifica. Si vedrà se anche le elezioni di quest'anno saranno fortunate per quella formazione, pronta alla conquista di un seggio.


55) Italia moderata

Ultimo emblema depositato nella prima giornata, quello di Italia moderata è stato presente altre volte nelle bacheche ministeriali; il partito fondato e guidato da Antonio Sabella riporta al ministero il suo arcobaleno sul tricolore italiano (con il fondo azzurro del cerchio), con l'idea di raccogliere "tutte le forze moderate del Paese per il bene comune". Nel programma, attenzione per la sicurezza e la legalità, l'incremento delle Forze di Polizia, impegno per lo sviluppo economico (specie per le piccole e medie imprese e per il Sud); ancora, la revisione del trattato di Dublino-ter sugli asilanti, la modifica della "legge Fornero", la difesa della famiglia, l'aumento delle pensioni basse e il calo dei tributi, nonché "l'avvenire per i giovani". Sul come, si vedrà; nel frattempo, sulla prima giornata del #RomanzoViminale cala il sipario.