sabato 28 maggio 2022

Rieti, simboli e curiosità sulla scheda (di Antonio Folchetti)

Sembra doveroso ed è sicuramente un piacere, prima di procedere con un'altra tappa del viaggio tra le elezioni amministrative 2022 nei capoluoghi, ringraziare di cuore Antonio Folchetti: da appassionato aderente alla schiera dei #drogatidipolitica, frequentante questi lidi da ben otto anni (con una resistenza ai limiti delle possibilità umane!), anche questa volta ha accettato di partecipare al viaggio elettorale non solo come lettore curioso (averne come lui è già una gran fortuna), ma anche come voce scritta narrante. Il suo contributo al sito va ben oltre gli articoli che lui ha firmato e firma (quasi sempre ricchi di sfumature politologiche): anche per questo (oltre che per una milionata di altre ragioni per cui non basterebbe un giorno intero - tze tze! - a dirle tutte), la gratitudine verso Antonio non sarà mai sufficiente.

Fra i comuni capoluogo al voto il prossimo 12 giugno, troviamo anche Rieti: benché la città sia spesso collocata in secondo piano dalle cronache politiche, quest'anno l'abbiamo ritenuta meritevole di un'analisi più approfondita (e scorrendo le liste capirete perché). Storicamente vicina al centrodestra, Rieti vedrà per la prima volta contendersi la fascia tricolore da soli tre candidati, in competizione per succedere ad Antonio Cicchetti, rieletto sindaco nel 2017 dopo aver già ricoperto la carica dal 1994 al 2002.
In totale, gli elettori reatini troveranno sulla scheda 19 liste (7 per il centrosinistra con candidato a sindaco Simone Petrangeli, 9 per il centrodestra in appoggio a Daniele Sinibaldi, 3 per la coalizione che sostiene Carlo Ubertini). Procediamo ad analizzarne i simboli, seguendo l'ordine con cui sono stati sorteggiati.

Simone Petrangeli

1) Si può!

La coalizione di centrosinistra sostiene la candidatura di Simone Petrangeli, eletto sindaco nel 2012 (in area Sel) dopo aver vinto le primarie con il suo progetto Mettici del tuo e rimasto alla guida della città fino al 2017, mancando la rielezione al ballottaggio per appena 100 voti. Le primarie svoltesi qualche settimana fa lo hanno consacrato nuovamente a capo della coalizione, così quest’anno tenterà di 'vendicare' l’amara sconfitta del 2017. La prima lista sulla scheda sarà Si può!: questa si definisce come "unione di anime e di espressioni diverse e multiformi che è oggi in grado di esprimere una città ancora ricca di risorse umane competenti e piene di voglia di fare", rivendicando un'impronta progressista. Sul simbolo - che gioca sul contrasto bianco/rosso adeguatamente bilanciati - si distingue la torre comunale di Rieti, sorretta dal palmo di una mano: una trovata senz'altro originale.

2) Simone sindaco

Al secondo posto è stata sorteggiata la lista Simone sindaco, identificabile come la civica direttamente collegata a (e allestita da) Petrangeli stesso. Balza all'occhio certamente la policromia che ne caratterizza il contrassegno, con il semicerchio in basso ricolmo di colori differenti in stile "pavimento multicolore", leggermente inclinato a destra. La stessa inclinazione è seguita dalla denominazione della lista, dove appare soltanto il nome del candidato a sindaco, secondo una tendenza di familiarizzazione verso l'elettorato già sperimentata negli ultimi anni in numerose elezioni amministrative.

3) Rieti Città futura

Gli stessi colori che campeggiano nel fregio della lista Simone sindaco li ritroviamo nel simbolo di Rieti città futura, anche se sono rimescolati nella figura che vi campeggia al centro, da interpretare verosimilmente come una stella in movimento. Il resto del simbolo riprende invece i colori bianco e rosso già visti nella lista Si può!. Vale tuttavia la pena precisare che Rieti città futura è un movimento politico che esiste da ben prima delle imminenti elezioni comunali: si è costituito già da tempo come gruppo consiliare, a capo del quale vi è lo stesso Petrangeli. 

4) Rieti con te (o Rieti ConTe)

Scorrendo le liste della coalizione, al quarto posto ci imbattiamo in un simbolo in grado di assumere una valenza che va ben oltre i confini territoriali. Stiamo parlando di Rieti con te, un nome (e un emblema) che certo non passano inosservati, e non solo per i #drogatidipolitica. Si scorgono un’autostrada ed elementi paesaggistici all'orizzonte (una catena montuosa: forse i Monti Reatini col Terminillo?), ma il rimando al MoVimento 5 Stelle - che col suo simbolo non si presenta - è fin troppo chiaro: lo indicano le cinque stelle in alto (disegnate nel modo consueto), i tratti cromatici, ma anche il gioco di parole che viene a crearsi unendo "con" e "te", offre, ossia il cognome dell'attuale presidente del partito che ha Beppe Grillo come garante. Che il M5S - ormai in forte calo di consensi da tempo - voglia sfruttare la popolarità di Giuseppe Conte è ben noto (del resto si parlava già lo scorso anno di una lista Conte/con te, da proporre per le elezioni politiche). L'operazione, però, sembra aver provocato malumori tra i ranghi del partito, tanto che i vertici pentastellati hanno fatto sapere che non c'è alcuna certificazione della lista: si può quindi parlare piuttosto di una "lista ufficiosa" (il capolista, d’altronde, è l’attuale consigliere del M5S Roberto Casanica e varie persone elette del M5S sosterranno con i loro comizi quelle candidature). Saranno le urne a dire se l'esperimento avrà funzionato o meno.

5) SìAmo Rieti 

Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un contrassegno che, pur mostrando una connotazione civica, ha in sé un richiamo a un soggetto politico esistente ed effettivamente operante a livello nazionale. SìAmo Rieti, infatti, è la versione locale del Partito Gay (fondato nel 2020 da Fabrizio Marrazzo), di cui riprende quasi in toto il simbolo, compreso il ventaglio arcobaleno, pur rimuovendo ogni rimando all’orientamento sessuale (e anche cambiando carattere al nome). Cambiano, inoltre, le parole-chiave del taglio viola "a onda" in basso: "Solidale - ambientalista - liberale" diventa "ambiente - diritti - solidarietà", termini che si rivelano chiaramente più efficaci in una competizione di tipo locale. 

6) Partito democratico - Progressisti

Al sesto posto ecco il Partito democratico, che presenta come contrassegno il suo simbolo tradizionale con l'aggiunta, in basso, di una dicitura rossa con la scritta “Progressisti”. Probabilmente, il riferimento è volto al "Campo progressista" che ha rappresentato la formula vincente per la rielezione in regione di Zingaretti nel 2018 - il simbolo, del resto, non è troppo diverso da quello visto alle ultime suppletive di Roma - e che i maggiorenti del Pd intendono sperimentare nuovamente nei tre capoluoghi al voto (Viterbo e Frosinone, oltre a Rieti) come prova generale in vista delle regionali 2023. A conferma di tale propensione al coinvolgimento, all’interno del Pd hanno trovato ospitalità otto candidati (equamente divisi per genere) appartenenti al movimento Rieti in comune, attualmente presente in Consiglio comunale e a sua volta sostenuto dal parlamentare Alessandro Fusacchia, eletto nella Circoscrizione Estero (con +Europa, poi passato a Facciamo Eco), ma reatino di nascita.

7) T'immagini

Ultima lista della coalizione di centrosinistra è risultata essere un’altra civica, T'immagini, che - spiegano i promotori - nasce "dal desiderio di essere il più inclusivi possibile verso le idee di tutti per migliorare Rieti". Un’attenzione particolare alle idee è suggerita anche dalla lampadina accesa che emerge nella parte superiore del simbolo: certo questo non corre il rischio di essere confuso con altri, visto il predominio del giallo, con scritte in rosso e, in minima parte, alleggerito da rifiniture bianche. In basso troviamo scritto "Controvento", non con funzione di slogan bensì come segno riconoscibile del sostegno alla lista da parte di un movimento associativo del territorio – chiamato appunto Controvento – impegnato su temi sociali e culturali e decisamente schierato a sinistra.

Carlo Ubertini

8) Nome - Officina politica

Il secondo raggruppamento che passiamo in rassegna, essendo il secondo in ordine di sorteggio, fa capo a Carlo Ubertini. A risaltare è senza dubbio la prima delle tre liste che ne fanno parte. Nome - Officina politica, infatti, raccoglie una serie di esperienze civiche raggruppatesi come associazione politico-culturale nel 2017. Il simbolo, molto particolare, gioca su diverse tonalità di blu/azzurro su sfondo bianco ed è privo di segni distintivi, ad eccezione della “O” centrale che, con la sua forma esagonale, ricorda chiaramente il dado di cui necessita una vite per bloccare un bullone. Non a caso i promotori si autodefiniscono "meccanici in politica" che vogliono "un motore civico nella città che amiamo": si può dire quindi che, dopo la mancata presentazione della lista cinque anni fa, questa volta dall’officina è venuto fuori il prodotto finito.

9) Partito socialista italiano

Troviamo al nono posto (e al secondo della coalizione) il Partito socialista italiano, che nella città di Rieti può vantare una lunga tradizione di consolidamento anche nella storia recente: è infatti sempre apparso sulla scheda elettorale con il proprio simbolo per le comunali da quando c'è l'elezione diretta del sindaco (anche nel 1998, 2002 e 2007, quando i socialisti di sinistra facevano riferimento allo Sdi - Socialisti democratici italiani) e con risultati sempre lusinghieri rispetto alla media nazionale (mai sotto il 3,5% e con almeno un seggio in consiglio). Lo stesso candidato a sindaco Ubertini, attuale consigliere di opposizione, è un esponente storico del Psi reatino: in quanto tale, c’è da scommettere che si aspetti un effetto-traino in grado di fare la differenza e costringere i due blocchi principali al ballottaggio. 

10)
 Rieti in salute

Terza e ultima lista sorteggiata nella coalizione di Ubertini è Rieti in salute, che già dal nome fa presagire un soggetto politico single-issue: si tratta, infatti, di una lista composta esclusivamente da persone operanti del settore sanitario, per cui va da sé che il benessere sanitario rappresenti il principale punto del programma. In effetti non si tratta di una novità assoluta (soprattutto nell’era post-Covid-19): abbiamo già incontrato, lo scorso anno, il caso assai simile di Milano in salute, sempre in occasione delle elezioni comunali. Nel simbolo - complessivamente gradevole e ben equilibrato - sul fondo verde acqua non passa inosservato un fonendoscopio, teso a ribadire l'estrazione professionale dei candidati in lista.

Daniele Sinibaldi

11) Rieti al centro

Occupiamoci ora del centrodestra, che si affida al vicesindaco uscente Daniele Sinibaldi per centrare l’obiettivo di restare al governo della città. La prima lista sorteggiata è Rieti al centro, che al suo interno raccoglie una serie di forze di area riformista e liberale: dall'Unione di Centro a Italia viva, passando per Cambiamo-Coraggio Italia. Se il nome può rimandare al progetto Italia al Centro di Toti, è più opportuno guardare ad altri indizi di una presenza partitica rinvenibili nel simbolo: fra i tanti colori in basso (ben otto linee colorate che, partendo per metà da destra e per metà da sinistra, convergono non a caso verso il centro) – prevalgono il fucsia del partito renziano e l’azzurro dell’Udc (ma della stessa Italia viva, guardando al nome per come è scritto nel simbolo ufficiale). 

12)
 #ioCIsto

Dodicesima estratta è un'altra associazione politico-culturale: #ioCIsto è già nota agli elettori reatini, essendo apparsa sulle schede elettorali già alle comunali del 2017, sempre all'interno della coalizione di centrodestra. Il simbolo presenta uno stile minimal: su sfondo bianco, si staglia semplicemente il nome della lista (in forma di hashtag e con "CI" in maiuscolo) e un arco tricolore che riprende il rosso e l’azzurro, colori dominanti sullo stemma cittadino. Cinque anni fa, la lista superò l'8% portando in Consiglio tre consiglieri: si suppone che stavolta punti a confermare (e, volendo, a migliorare) il risultato.

13) Moderati per Rieti

Scorrendo, troviamo ancora un'aggregazione civica, anche se politicamente connotata. I Moderati per Rieti, infatti, raccolgono - da ciò che si legge sulla stampa - "uno storico nucleo di cittadini impegnati già dai tempi del Ccd" e rivendicano un'ispirazione cattolica e centrista. Anche in questo caso, nel simbolo ritroviamo il rosso e l’azzurro: se in un primo tempo era stato elaborato come elemento grafico principale un anello formato da due cerchi (uno rosso scuro e uno azzurro) che si abbracciavano, posti in secondo piano rispetto al nome della lista, si è poi ripreso il fregio già visto cinque anni fa legato alla lista Uniti per Rieti, con due mani stilizzate che proteggono altrettante figure umane disposte e tinte "a tricolore" (lo stesso fregio che, secondo alcuni, avrebbe avuto un'ispirazione egiziana). Lo sfondo bianco viene spezzato in basso dal nome del candidato a sindaco, impostato secondo una tradizionale dicitura di centrodestra, all’interno della quale trova spazio anche il tricolore. 

14) Fratelli d'Italia

Il primo partito vero e proprio della coalizione che incontriamo è Fratelli d’Italia, che - a differenza di quanto visto in vari altri capoluoghi - presenta il contrassegno ufficiale, senza alcun riferimento a Giorgia Meloni. Questa scelta, tuttavia, non è da interpretare come un tentativo di "sconfessare" Daniele Sinibaldi, che anzi è il coordinatore provinciale del partito erede della destra missina. Piuttosto, i vertici del partito puntano ad imporsi come prima lista della coalizione: qualora ciò dovesse verificarsi anche a Viterbo e Frosinone, potrebbero mettere un'ipoteca sulla candidatura di un esponente di Fdi alla presidenza della regione il prossimo anno.

15) Forza Italia

Analogamente a quanto visto poco fa, anche Forza Italia si presenta con il simbolo classico (sia pure nella variante che riduce un po' la bandierina e accosta il nome del comune chiamato al voto al cognome di Silvio Berlusconi): benché il riferimento a Berlusconi non rappresenti più il traino sperimentato in passato, si è visto che anche in altre città appare ben in vista, accostato a quello del candidato sindaco o della città stessa. Nel 2017, Forza Italia superò il 10%, risultando il primo partito della coalizione e in secondo in assoluto dopo il Pd: un risultato che oggi appare molto difficile da replicare, vista anche la mancata ricandidatura del sindaco uscente Cicchetti (iscritto a Fi) anche solo come consigliere comunale, cosa che avrebbe certamente rappresentato un valore aggiunto per il voto di lista.

16) Socialisti riformisti

Un altro caso a dir poco singolare che ci ha indotto ad approfondire la città di Rieti, preferendola ad altre assai più popolose, riguarda la presenza sulle schede elettorali di ben due garofani. Oltre al Psi già esaminato, infatti, ecco rispuntare i Socialisti riformisti, nati a metà degli anni 2000: la loro collocazione nel centrodestra non dovrebbe far stupire più di tanto i #drogatidipolitica, considerando anche il non irrilevante dettaglio che l’ispiratore di questa lista (e il riferimento di questa forza politica) è Donato Robilotta, già dirigente del Nuovo Psi (prima di fondare i Sr) e assessore regionale sotto la presidenza di Storace. Proprio Robilotta ha raccontato con soddisfazione di un'opposizione presentata dagli esponenti del Psi che ritenevano troppo simili i due contrassegni: per la commissione elettorale circondariale, però, il garofano dei Socialisti riformisti (è l'immagine raddoppiata di quello elaborato da Ettore Vitale per il congresso socialista del 1978 e già recuperato dal Nuovo Psi) non sarebbe stato confondibile col (nuovo) garofano del Psi. Insomma, dall’Appennino laziale si aggiunge un nuovo tassello a una guerra "dei trent'anni" che i socialisti italiani combattono a suon di simboli, sgambetti, e carte bollate (e ora anche di post su Fb, vista la risposta di Oreste Pastorelli a Robilotta).

17) Generazione Rieti

Sicuramente ignara delle infinite diatribe in casa socialista è la maggioranza dei componenti della lista Generazione Rieti, un gruppo di under 40 tra i quali si contano numerosi candidati nati dopo il 2000. Il simbolo è occupato per due terzi da uno sfondo viola (colore che, negli ultimi anni, sta riscuotendo un discreto successo soprattutto fra le realtà più giovanili: basti pensare a Volt) sul quale è posta una G maiuscola ritorta, la cui curvatura finale assume la forma di una freccia verso l’alto. Felice anche la scelta dei colori bianco e giallo, che ben si integrano su un colore di per sé impegnativo come il viola. In basso, poi, la didascalia con il nome del candidato a sindaco: è di fatto la stessa già vista nei Moderati per Rieti, ma a colori invertiti.

18) Lega

È formalmente una novità anche la presenza sulle schede della Lega di Salvini, il cui simbolo non era mai apparso per le elezioni comunali a Rieti. Nel 2017, d'altronde, la transizione verso quella che Ilvo Diamanti ha definito la "Lega nazionale" era ancora non del tutto compiuto, tanto che sotto Firenze il Carroccio faticava a comparire, e - laddove possibile - al suo posto spuntava qua e là il "surrogato" di Noi con Salvini. Negli anni, comunque, il partito si è radicato nel territorio al punto da costituire anche un gruppo consiliare, che attualmente conta cinque membri, tutti originariamente eletti sotto altre “bandiere”: tre di loro si ricandidano, cercando stavolta la riconferma sotto il simbolo classico della Lega.

19) Agire

La sorte ha riservato l’ultima casella disponibile sulla scheda alla lista civica Agire, che si era già presentata cinque anni fa, riportando un risultato notevole (6,5% e tre seggi in consiglio). La differenza, però, questa volta sta proprio nel simbolo: alle comunali del 2017, esso ospitava in basso la "pulce" di Fratelli d’Italia, ora sostituita dal marchio "Daniele Sinibaldi sindaco" da noi già incontrato in precedenza. Per il resto - ad eccezione della dicitura "lista civica", prima assente - non cambia nulla, con la riproduzione delle montagne (elemento geomorfologico caratterizzante l’area del reatino) dipinte in tricolore, che generano un effetto visivo di sicuro impatto (e la struttura grafica del simbolo, in ogni caso, richiama pur sempre quella di Fdi).

venerdì 27 maggio 2022

Messina, simboli e curiosità sulla scheda

Con riguardo alle elezioni amministrative che interesseranno la Sicilia il 12 giugno, stesso giorno previsto per il voto negli altri comuni d'Italia (oltre che per i referendum sulla giustizia), sarà di certo importante l'appuntamento di Palermo - che sarà affrontato in seguito - ma merita attenzione anche il voto a Messina, cui si arriva con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale (prevista nel 2023). Ha provocato la fine anticipata della consiliatura la scelta del sindaco, Cateno De Luca, di dimettersi, un po' per protesta e un po' per prepararsi alla candidatura a presidente della Regione (le elezioni si terranno entro quest'anno).
Si contenderanno la carica da poco lasciata da De Luca cinque persone (tutti uomini), mentre le liste presentate e ammesse sono 24. Il numero tutto sommato è ridotto: nel 2018, all'elezione di De Luca, hanno partecipato 7 aspiranti sindaci, sostenuti da 29 liste; erano stati invece 6, con solo 17 simboli sulla scheda, le persone che si erano sfidate nel 2013, quando al ballottaggio era risultato vincitore Renato Accorinti.

Francesco De Domenico

1) Partito democratico 

Il sorteggio ha collocato in prima posizione Francesco De Domenico (noto anche come Franco), già direttore generale dell'Università di Messina, ex deputato regionale e segretario locale del Pd. Ed è proprio del Partito democratico la prima lista indicata dall'estrazione e destinata a essere collocata "in alto a sinistra" nelle schede elettorali. In questa competizione elettorale il Pd ha scelto di utilizzare il suo simbolo originale, senza alcuna indicazione territoriale o personale, com'è avvenuto anche nelle due consultazioni precedenti (non in quella del 2008, quando nel contrassegno c'era il riferimento a Francantonio Genovese).
 

2) Franco De Domenico sindaco 

A una lista di partito ne segue una invece palesemente civica: Franco De Domenico sindaco. Si tratta della formazione più vicina al candidato sindaco, che per caratterizzarsi agli occhi delle elettrici e degli elettori di Messina ha scelto un'elaborazione molto colorata della "falce" (del porto naturale) di Messina, che non passa inosservata. "I colori - ha spiegato lo stesso candidato sindaco - rappresentano le forze a sostegno del progetto, fusi su una base che riparte dal meglio delle precedenti esperienze. La falce e il mare sono in risalto come emblemi della città, ma anche elementi imprescindibili per le future politiche di sviluppo. Il simbolo nasce dall’elaborazione di un concetto moderno, teso a proiettare Messina verso la sua estensione metropolitana e il suo naturale carattere mediterraneo ed europeo. Viene, inoltre, trasmessa l'idea di una città colorata e multiforme".

3) MoVimento 5 Stelle 

Terza lista sorteggiata è quella del MoVimento 5 Stelle: se nel 2013 e nel 2018 la formazione fondata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio si era presentata in modo del tutto autonomo, sostenendo da sola il proprio candidato o la propria candidata alla guida del comune, questa volta il M5S sceglie di aderire alla coalizione di centrosinistra, in continuità con l'alleanza con il Partito democratico intrapresa dal 2019 in sede nazionale (non a caso come vice di De Domenico si è pensato a Valentina Zafarana, deputata regionale M5S). Il simbolo impiegato in quest'occasione è l'ultima versione, con il riferimento al 2050 nel segmento rosso posizionato sotto le cinque stelle. 
 

4) Coalizione civica per Messina

Al quarto posto sulla scheda, l'ultimo occupato dalla coalizione approntata per De Domenico, si trova la Coalizione civica per Messina. Comprensibilmente il nome può ricordare qualcosa e lo stesso può dirsi per la grafica: entrambi infatti possono ricordare la lista omonima presentata a Bologna già nel 2016 (e varata l'anno prima), con tanto di "nastro adesivo" che ospita il "per". Se a Bologna nella parte alta c'era il Nettuno, qui sono stati messi i volti di Mata e Grifone, giganti fondatori di Messina (in chiave mitologica e come incontro di differenze ed esempio di parità di genere). La lista, promossa da Articolo Uno, Cambiamo Messina dal Basso, Ideamessina, Messinaccomuna, Volt, nonché da vari movimenti studenteschi e giovanili, schiera - oltre agli aggettivi "alternativa - ecologista - inclusiva" - anche una palette di colori tradizionalmente riconducibile alla sinistra e al movimentismo, nonché alla pace per il tocco arcobaleno.
 

Luigi Sturniolo

5) Messina in Comune

Si presenta sostenuto da un'unica lista (collocata al quinto posto) Luigi Sturniolo, bibliotecario ed ex consigliere comunale al tempo dell'amministrazione Accorinti. Lo appoggia la lista Messina in Comune, dalla natura evidentemente civica (come testimonia anche la stilizzazione - salvo errore - di Palazzo Zanca, sede del Comune, e la presenza di molte sagome di persone collocate davanti all'edificio); Sturniolo ha avuto anche il sostegno di Simona Suriano, della recente componente Manifesta, il che comunque può far collocare la formazione nell'area della sinistra.
 

Salvatore Totaro

6) UCDL - Unione per le cure i diritti e le libertà

La terza candidatura su manifesti e schede, secondo l'ordine indicato dal sorteggio, è quella di Salvatore Totaro. medico, noto tanto per l'impegno a favore delle persone colpite da Covid-19 quanto per la sua sospensione per non aver assolto al proprio obbligo vaccinale. Sono due le liste che appoggiano Totaro. La prima estratta è quella che fa riferimento all'Unione per le cure i diritti e le libertà (in sigla Ucdl), legata al suo presidente, l'avvocato Erich Grimaldi. Il contrassegno contiene per intero il logo dell'Ucdl (inclusa la casa stilizzata) e lo inserisce in un testo e in uno sfondo nato apposta, a colori invertiti.
  

7) Totaro sindaco - Futuro trasparenza libertà

La seconda delle due liste di Totaro porta lo stesso nome dell'associazione Futuro trasparenza libertà, fondata e guidata da Santi Daniele Zuccarello - principale motivatore e sostenitore della candidatura del medico - con l'intento dichiarato di tutelare i diritti dei cittadini di ogni sorta. Con il logo di questa associazione, la lista in appoggio a Totaro condivide l'uso dei colori (giallo e blu, insieme al bianco del fondo), i valori e la freccia ricurva; se la freccia è sottile, l'elemento più evidente è il cognome del candidato su fascia blu, per renderlo più evidente. 
  

Federico Basile

8) Amo Messina

La quarta candidatura, quella di Federico Basile, non passa inosservata, innanzitutto per il sostegno di ben nove liste. Secondariamente, molte di queste formazioni sono di fatto in continuità con la candidatura di Cateno De Luca, sul piano strategico e anche grafico. Nel 2018, infatti, questi presentò sei liste realizzate graficamente "in serie", tutte di natura un po' civica e un po' personale, di cui lui era il trait d'union. Questa volta fanno da tratto comune il candidato stesso e Sicilia vera (anzi, Siciliavera, per come è scritto), cioè il movimento fondato dallo stesso De Luca e divenuto ufficialmente partito da pochi giorni. Si comincia con Amo Messina (il nome non ha bisogno di spiegazioni), il cui simbolo mostra già una struttura a fasce "crescenti", replicata anche per le liste seguenti, così come l'uso del rosso e del giallo, colori della città e della regione.
   

9) Basile sindaco di Messina - De Luca presidente

La struttura a fasce (o a strati, se si preferisce) emerge meglio con la seconda lista, Basile sindaco di Messina. Il nome, tuttavia, sembra proprio debba essere integrato con l'altro elemento testuale, cioè De Luca presidente: questo contrassegno, insomma, oltre che sostenere il candidato sindaco (il rilievo grafico maggiore lo conserva pur sempre lui), anticipa e "tira la volata" alla candidatura di Cateno De Luca alla presidenza della Regione Siciliana, come se le due candidature fossero un tutt'uno. Si tratta di una scelta piuttosto inconsueta ma che, proprio per questo, non passa inosservata
 

10) Gli amici di Federico 

La terza lista della coalizione che sostiene Basile sembra avere natura più personale delle altre, visto il nome scelto: Gli amici di Federico, dunque del candidato sindaco. L'uso del tricolore nazionale sembra quasi involontario, nel quadro di un disegno che punta a far guadagnare alla Sicilia una vera autonomia sotto tutti i punti di vista (Sicilia vera si propone questo, in fondo). In ogni caso, il terzo simbolo mostra che gli emblemi, colori a parte, sembrano sostanzialmente fungibili tra loro e non aiutano elettrici ed elettori a distinguere le rispettive liste. Questo come si vedrà, ha creato e può creare problemi.
 

11) Prima l’Italia 

Dopo tre liste assai simili tra loro, compare un simbolo molto diverso, ma in ogni caso già noto e facile da interpretare: nella coalizione di Basile questa volta è entrata anche Prima l'Italia, lista che - come accadrà anche a Palermo e in altre realtà comunali, specialmente al Sud - sarà curata dalla Lega. Il nome e la grafica, in fondo, appartengono alle battaglie leghiste e salviniane degli ultimi anni (anche se il nome era già stato slogan della Dc ed è stato usato in seguito da Alemanno). Se altrove sono stati inseriti nomi territoriali o di persona, qui si è scelto di inserire il simbolo così com'è. Avendo poi un gruppo all'Assemblea regionale siciliana, la lista non ha avuto bisogno di firme.
 

12) Con De Luca per Basile sindaco

Dopo Prima l'Italia, il sorteggio ha fatto ripartire la serie dei contrassegni "a strati" e la quinta lista della coalizione sembra in qualche modo essere il reciproco della seconda: Con De Luca per Basile sindaco, difatti, appare quasi un gesto con cui l'ex sindaco ricambia l'endorsement dell'aspirante primo cittadino alla sua candidatura alla presidenza della Regione Siciliana. Qui anche il rilievo del cognome di Cateno De Luca è ben maggiore rispetto a quello del candidato sindaco: è già accaduto in passato che ex sindaci facessero da "sponsor", ma la reciprocità nei simboli era ancora inesplorata, prima di quest'occasione.
 

13) Mai più baracche 

La lista "a strati" seguente, Mai più baracche, sembra accennare a una situazione nota alle elettrici e agli elettori messinesi, dunque riconoscibile: in questi mesi sono state demolite varie baraccopoli (come quella del Fondo Fucile) in cui varie persone ancora vivevano in condizioni di notevole degrado. Anche un contrassegno di lista, dunque, è stato ritenuto utile per segnalare una battaglia combattuta dall'amministrazione cui si vuole dare continuità, perché non si creino altre situazioni come quelle e perché quelle esistenti siano del tutto eliminate.
 

14) Orgoglio messinese -  Partito repubblicano italiano 

La lista seguente, Orgoglio messinese, ha un nome che potrebbe in effetti essere usato in ogni città per identificare una formazione politica che punti soprattutto sull'identità degli abitanti di un territorio e, appunto, sull'orgoglio di farne parte. In questo caso, peraltro, il riferimento a Basile si scosta leggermente per fare posto a una miniatura del simbolo del Partito repubblicano italiano, in una delle sue rare sortite elettorali (che in questo caso rendono la lista in questione un po' meno civica).
 

15) Senza se e senza ma 

Si prosegue con le liste col simbolo "a strati", precisamente con una lista il cui nome è uno slogan: Senza se e senza ma. Come si diceva, se è vero che etichette simili possono attirare l'attenzione, è pure vero che i simboli finiscono per somigliarsi (a meno di invitare le persone a votare "l'azzurro", "il rosso", "il giallo"...), per cui difficilmente una lista spicca. Ciò ha portato le sei liste della coalizione di De Luca a ottenere ciascuna meno del 5%, vale a dire la soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale siciliana: ciò ha fatto sì che, pur vincendo al ballottaggio, De Luca non abbia avuto una maggioranza "preconfezionata". Saranno i risultati a dire come andrà questa volta.  
 

16) Insieme per il lavoro

Di tutte le liste "a strati" a sostegno di Basile, la più singolare appare sicuramente l'ultima estratta, Insieme per il lavoro, "una lista composta da semplici lavoratori. Uomini e donne che con grande sacrificio lottano per i propri diritti e quelli di tutti i loro colleghi. Una lista indipendente a sostegno del progetto politico di Basile con a centro il tema della tutela del lavoro e della stabilità dell'occupazione": così si è espressa la promotrice della lista, la sindacalista Carla Crocè, indicata nel simbolo. la parte superiore è occupata da persone che manifestano, appunto, "insieme per il lavoro".
  

Maurizio Croce

17) Maurizio Croce sindaco 

Quinto e ultimo candidato indicato dal sorteggio messinese è Maurizio Croce, già assessore della giunta regionale Crocetta, ma in questo caso candidato della coalizione di centrodestra. L'estrazione a sorte, in ogni caso, ha collocato al primo posto della compagine la lista personale dell'aspirante primo cittadino, denominata appunto Maurizio Croce sindaco: il fondo blu sfumato, con due elementi gialli e rossi per evocare le tinte della Sicilia e della stessa Messina, fa risaltare il cognome scritto a caratteri enormi (ed è il solo simbolo della coalizione a contenere il riferimento al candidato); l'emblema, poi, dà l'impressione della terza dimensione.
 

18) Ora Sicilia 

La seconda lista sorteggiata è quella di Ora Sicilia, nato come gruppo all'Assemblea regionale siciliana nel 2019 e diventato partito dal 2020 (è in uso anche il nome "Ora Sicilia al Centro") sotto la guida di Luigi Genovese Jr (figlio di Francantonio, sindaco di Messina dal 2005 al 2007) e collocato su posizioni moderate, vicine al centrodestra. La parola "Ora" è sempre evidente come in origine; in alto c'è una piccola immagine - come tracciata con le matite colorate - della Sicilia attraversata da una fascia gialla e rossa (fascia che prima era sul segmento "a onda" che stava in basso; al suo posto ora ci sono tre triangoli disposti "a ventaglio").
 

19) Forza Italia 

Dopo due liste civiche o locali, il sorteggio ha collocato la prima lista di partito nazionale della coalizione di Croce. Dunque è toccato a Forza Italia comparire dopo Ora Sicilia: il partito di Silvio Berlusconi ha rivendicato di essere stato il primo a credere in Croce, dunque la sua presenza era pressoché scontata. In attesa dei manifesti ufficiali, a quanto pare per le schede elettorali è stato recuperato il contrassegno coniato per le elezioni europee del 2014, con la bandierina intera e piuttosto grande e il cognome piccolo di Berlusconi subito sotto.
 

20) Giov@ni x Messina 

La quarta lista della coalizione che appoggia Croce è Giovani per Messina o, se si preferisce, Giov@ni x Messina, come si vede effettivamente nel contrassegno. Già quattro anni fa c'era la lista Giovani x De Luca; alcune delle persone che lavorarono a quell'esperienza oggi hanno preferito sostenere il progetto di Croce, ritenendolo più attento alle esigenze dei cittadini più giovani. Il simbolo impiega i colori siciliani e, nel suo essere semplice, ha il pregio della leggibilità; curioso il "per" reso con la croce quasi manoscritta, che evidentemente in questo caso è stata accettata (a Torino nel 2006 andò meno bene). Per la cronaca, questo emblema fino a oggi non era stato pubblicato: per poterlo recuperare si è sfruttata una casuale presenza a Messina e un contatto diretto ricevuto con uno degli artefici della lista; anche solo per questo, la gratitudine è dovuta.

21) Partito animalista - La spiga 

Anche Messina sulla scheda elettorale avrà la sua "bicicletta", collocata tra le liste della coalizione di Croce: la compongono il Partito animalista di Cristiano Ceriello (che ha acquisito una notorietà maggiore, persino a livello nazionale per i veri #drogatidipolitica, alle elezioni europee 2019 per essere riuscita a farsi accettare senza raccogliere le firme) e la formazione locale La Spiga (che appunto propone una spiga verde su fondo giallo dentro una corona verde). La formazione dunque punta a raccogliere il favore delle sensibilità ambientaliste e animaliste.  
 

22) Unione di centro 

Le ultime tre liste della coalizione sono di natura chiaramente politica. Alla "bicicletta" segue la lista dell'Unione di centro, un partito che in Sicilia ha sempre mantenuto un seguito rilevante - anche dopo la scissione dei Centristi per l'Europa, con il siciliano Gianpiero D'Alia - e che gode, almeno in parte, del seguito che in passato la Democrazia cristiana aveva avuto nell'isola. Il simbolo impiegato è quello ufficiale nazionale, con lo scudo crociato in primo piano (sopra le vele che furono del Ccd e di De) e la parola "Italia" scritta nel segmento rosso in alto, senza che siano stati aggiunti riferimenti locali.
 

23) Noi con l’Italia
 - Democrazia cristiana

L'area centrista e moderata è rappresentata nella coalizione anche da Noi con l'Italia, che debutta per la prima volta sulle schede delle elezioni amministrative messinesi. L'attenzione dei curiosi, però, è tutta per il simbolo della Democrazia cristiana, vale a dire quella guidata a livello nazionale da Renato Grassi e in Sicilia da Salvatore Totò Cuffaro: il simbolo usato, che copre buona parte della pennellata tricolore, è la rivisitazione (un po' più accurata, in effetti) del simbolo impiegato lo scorso anno in alcuni comuni, senza scudo per evitare seccature (cosa che non era piaciuta a tutti).
 

24) Fratelli d’Italia

Chiude la scheda elettorale (oltre che la coalizione di Croce) la lista di Fratelli d'Italia, che con il contrassegno di questo turno - esattamente lo stesso coniato per le elezioni politiche del 2018, con il nome di Giorgia Meloni in grande evidenza sopra al simbolo ufficiale - aveva già partecipato alle comunali di quello stesso anno, nella coalizione di centrodestra che candidava come sindaco Dino Bramanti. Allora era arrivato il 3,11% e la lista era rimasta fuori dal consiglio; ora ben difficilmente accadrà lo stesso, visti i risultati del partito a livello nazionale.

giovedì 26 maggio 2022

Parma, simboli e curiosità sulla scheda (e riflessioni sulle esclusioni)

Insieme a Piacenza, Parma è il solo capoluogo di provincia dell'Emilia-Romagna chiamato al voto alle elezioni amministrative che si terranno il 12 giugno. Appare piuttosto ovvio, peraltro, l'interesse per quella realtà in particolare, essendo stato il primo capoluogo d'Italia in cui - dieci anni fa, dopo le dimissioni forzate del sindaco di centrodestra Pietro Vignali - un candidato del MoVimento 5 Stelle era riuscito a prevalere (al ballottaggio, certamente "con lo zampino" del centrodestra che, escluso dal secondo turno, colse l'occasione di far perdere il centrosinistra); sono poi note le vicende che hanno portato quel sindaco eletto, Federico Pizzarotti, a essere sospeso dal M5S e in seguito ad abbandonarlo, cercando e ottenendo nel 2017 la riconferma alla guida del comune sotto le nuove insegne della lista Effetto Parma. 
A un decennio di distanza dalle vicende che hanno posto Parma sotto i riflettori - e con la certezza che, dopo i due mandati di Pizzarotti, la legge impone di cambiare guida - la città si ritrova con 10 aspiranti alla carica di sindaco (ma dovevano essere 12, a causa delle esclusioni di due candidate per vizi legati alla presentazione delle liste) e 23 liste. Ma se Vignali si è ripresentato ad elettrici ed elettori undici anni dopo le sue tumultuose dimissioni, sulla scheda elettorale - come i media hanno più volte sottolineato in questi giorni - mancherà proprio il simbolo del MoVimento 5 Stelle. 
   

Priamo Bocchi

1) Fratelli d'Italia

Il sorteggio ha individuato come prima candidatura quella di Priamo Bocchi, già propostosi come aspirante sindaco per La Destra nel 2012 e oggi responsabile provinciale enti locali per Fratelli d'Italia. Ed è proprio Fdi l'unico soggetto politico a suo sostegno: una scelta che ha prodotto la divisione del centrodestra nella città ducale (Fi e Lega appoggiano Vignali), per ragioni di politica nazionale e locale. La struttura del contrassegno è quella già vista altrove: il modello è quello delle elezioni politiche del 2018, ma il nome di Giorgia Meloni è stato ridotto per inserire il riferimento al candidato sindaco (il cui cognome breve favorisce questa scelta grafica, anche se lascia molto spazio vuoto ai lati).
 

Gaetano Vilnò

2) Noi siamo davvero

Pure la seconda candidatura estratta è legata a una sola lista: l'aspirante sindaco è Gaetano Vilnò, già agente finanziario, poi presidente dell'associazione Dipartimento europeo controllo illeciti bancari, attivo soprattutto su internet e sui social network. Candidato nel 2010 dalla Destra alle regionali, ora Vilnò corre - esprimendosi contro il green pass, la privatizzazione dell'acqua, la digitalizzazione totale e l'aumento delle imposte sulla prima casa, puntando piuttosto sull'aiuto ai commercianti e alle persone fragili - con il sostegno della sua lista Noi siamo davvero, il cui simbolo è singolare: il cerchio contiene una sorta di cartello ottagonale azzurro, bordato di giallo (con tanto di "chiodini" azzurri ai vertici) e con cinque sagome di persone che si tengono per mano. Non passa inosservato, ma non è nemmeno un esempio di finezza grafica. 
 

Enrico Ottolini

3) Europa Verde

Altro sorteggio e altra candidatura con un'unica lista. In questo caso tocca a Enrico Ottolini, biologo impegnato in varie associazioni e nella cooperazione sociale, nonché co-portavoce di Europa Verde - Verdi a Parma. Non ci si stupisce, dunque, nel vederlo sostenuto proprio da Europa Verde (che ha espressamente scelto di non concorrere all'interno del centrosinistra): al simbolo ufficiale del partito si aggiunge il riferimento al candidato, inserito nel segmento giallo in basso; non sfugge però che, a destra, accanto al riferimento ai Verdi, spunta quello a Possibile, con la "o" trasformata nel segno di uguale che caratterizza il suo simbolo ufficiale. 

Andrea Bui

4) Partito della rifondazione comunista - Partito comunista italiano

Come quarta candidatura alla guida del comune di Parma è stata sorteggiata quella di Andrea Bui, che si presenta con il sostegno della sinistra radicale. Sono due, in particolare, le liste legate a lui: la prima estratta è quella che riunisce "a bicicletta" i simboli del Partito della rifondazione comunista e del Partito comunista italiano, dunque con due coppie di falce e martello (riunendo in qualche modo i tronconi di una storia) che già nel 2017 erano unite - ma in due liste diverse - dal sostegno a Ettore Manno. Questa volta non ci sono invece altre liste con falce e martello (Pcl o Pc) viste in passato.
 

5) Potere al popolo!

Scontata la presenza, come seconda lista a sostegno di Bui, di Potere al popolo!: Bui infatti è il coordinatore di quella forza politica a Parma. Pap - che inevitabilmente esordisce quest'anno alle elezioni comunali parmigiane, visto che il soggetto politico è nato dopo il turno di amministrative del 2017 - schiera in quest'occasione il suo simbolo ufficiale, concepito per partecipare alle elezioni politiche del 2018: il cerchio è individuato da due archi "a mezzaluna" color rosso scuro; all'interno trovano posto il nome in grande evidenza, nero su due righe, e la stella (dello stesso colore degli archi) sopra l'ultima "o".
 

Marco Adorni

6) L'Altra Parma

Con il sorteggio si torna a una nuova candidatura sostenuta da una sola lista: questa volta è il turno di Marco Adorni, docente di lettere con un dottorato in storia e informatica. Lo sostiene la lista L'Altra Parma, anche se in realtà è stato annunciato l'appoggio anche di Ancora Italia, Alternativa, #IoApro, Partito Comunista, Riconquistare l’Italia e Italia Unita (di Francesco Nappi). Il simbolo è basato su un tricolore disposto in orizzontale, con il nome della lista inserito nella fascia bianca centrale; quest'ultima si estende verso l'alto, tracciando sull'area verde le sagome del Duomo e del Battistero. Da notare la dicitura "Uniti per la Costituzione", usata anche da Mattia Crucioli a Genova.
 

Pietro Vignali

7) Vignali sindaco

La sesta candidatura sorteggiata è già ben nota ai parmigiani: Pietro Vignali fin dagli anni '90 ha militato prima nel Ppi e nel Cdu, poi è stato consigliere e assessore per la lista Civiltà parmigiana con Elvio Ubaldi, poi sindaco proprio dopo Ubaldi. Guastatosi il rapporto con quest'ultimo e a seguito di un'inchiesta che colpì varie figure della sua amministrazione, il 28 settembre 2011 si dimise; a oltre dieci anni da quei fatti, si ricandida con un sostegno politico e civico. Civica è la prima delle cinque liste della coalizione, quella a lui più vicina: Vignali sindaco. La grafica è molto semplice, basata sui colori della città, essenzialmente giallo e blu (è sparito però il Palazzo del Governatore, inizialmente incluso nella parte blu).
 

8) Ambiente e salute

Altra lista civica presentata a sostegno di Vignali è Ambiente e salute, che dunque punta su temi legati alla vivibilità della città e dei suoi vari ambienti, nonché alla tutela della salute dei cittadini. L'emblema è piuttosto semplice e, volendo, ancor meno elaborato del precedente: il nome (ora bianco, prima giallo) è l'elemento più visibile del cerchio - significativamente tinto di verde, "color ambiente" - ed è sormontato da un ramo con due foglie, per rafforzare il concetto. Completa il contrassegno il segmento blu con il riferimento al candidato sindaco, scritto con lo stesso carattere del primo emblema visto.
 

9) Forza Italia (e altri)

Fin dall'inizio Vignali sapeva di poter contare sul sostegno di Forza Italia, che già nella prima giunta Vignali aveva fatto la sua parte pur senza simbolo sulla scheda. Con il tempo, peraltro, la lista forzista è diventata riferimento anche per le forze minori del centrodestra, ricomprese dunque tra le candidature. Per renderle visibili, il simbolo elettorale è stato conformato in modo da ridurre di molto l'ingombro della bandierina e dei riferimenti a Berlusconi e a Vignali (per la prima volta quest'anno nello stesso carattere), per lasciare circa il 40% del cerchio alle miniature di Unione di centro, Noi con l'Italia, Italia al Centro (di cui si può vedere il simbolo per la prima volta), Popolo della famiglia e Partito degli europei e dei liberali. A fronte di questa minima visibilità, l'effetto carambola è assicurato.
 

10) Lega

L'altra lista dichiaratamente politica a sostegno di Vignali è quella della Lega, certo non una novità per elettrici ed elettori di Parma; se però per anni i risultati - della Lega Nord - sono stati relativamente contenuti, cinque anni fa il partito aveva toccato il 12% e da quel risultato cerca di ripartire, magari per migliorarlo. Il simbolo è esattamente identico al contrassegno inaugurato con le elezioni politiche del 2018, con Alberto da Giussano nel mezzo, tra la parola "Lega" e il segmento blu che contiene l'espressione "Salvini premier", con il cognome del segretario federale giallo, in grande evidenza.

11) Sicurezza e decoro per quartieri e frazioni

L'ultima lista presentata in appoggio alla candidatura di Pietro Vignali è nuovamente di natura civica: Sicurezza e decoro per quartieri e frazioni indica nettamente nel proprio nome l'idea di dare attenzione ai vari territori comunali, alla pulizia dei parchi e dei tanti spazi comuni (punto che spesso viene considerato da chi vuole mettere in luce le carenze dell'amministrazione uscente). Il simbolo è ancora più semplice di quello di Ambiente e salute (del quale replica la struttura), mancando ogni segno grafico sul fondo azzurro (mantenendo il riferimento al candidato sindaco nella parte inferiore).

Luca Galardi

12) Movimento 3V

Settima candidatura a sindaco di Parma è quella di Luca Galardi, ingegnere meccanico scelto come aspirante primo cittadino dal Movimento 3V, che fa il suo esordio a Parma, sapendo che peraltro elettrici ed elettori parmigiani l'avevano già potuto votare nel 2020, alle regionali (la prima occasione di visibilità rilevante per quel soggetto politico). All'epoca il simbolo aveva la stessa corona rossa spessa e conteneva l'espressione "Vaccini vogliamo verità", oltre alla dicitura "Movimento 3V"; ora "3V" è diventato l'elemento centrale, accompagnato dai valori "Verità" e "Libertà".

Michele Guerra

13) Michele con Guerra sindaco

All'ottavo posto sulla scheda elettorale è stato sorteggiato Michele Guerra: ordinario di cinema, fotografia e televisione all'università di Parma e assessore uscente alla cultura, è stato scelto come candidato in continuità con l'amministrazione uscente, ma sostenuto anche da buona parte del centrosinistra. Ha dalla sua sei liste (il primato di questo voto a Parma) e come prima è stata sorteggiata quella più vicina a lui, Michele Guerra sindaco. Il simbolo, a suo modo elegante e ben congegnato, gioca sul fondo sfumato dal verde acqua al verde chiaro, con il riferimento al sindaco giallo in grande evidenza; non sfugge una sorta di insenatura nel cerchio interno, ricavata per inserirvi il riferimento alla città (non particolarmente visibile, forse era evitabile, ma il resto della grafica è ben fatto.
 

14) Partito democratico

Trattandosi di una coalizione di centrosinistra, è quasi inevitabile la presenza di una lista del Partito democratico (che cinque e dieci anni fa aveva sostenuto propri candidati, rispettivamente Paolo Scarpa e Vincenzo Bernazzoli). A differenza che negli anni precedenti, però, il Pd ha scelto di non usare il suo simbolo ufficiale "liscio", ma ha deciso di inserire il riferimento al candidato (anche piuttosto visibile), benché il profilo di questo sia essenzialmente civico. Si tratta del segno di un impegno a "portare acqua" a un progetto nuovo o abbastanza nuovo di alleanza, che proprio da Parma potrebbe partire.
 

15) Parma - La Sinistra coraggiosa

Ha una matrice piuttosto riconoscibile la terza lista sorteggiata nella coalizione che sostiene Michele Guerra. Parma - La sinistra coraggiosa (e anche ecologista e solidale, come si legge sul simbolo) guarda al progetto Emilia-Romagna Coraggiosa (di cui riprende il cerchio bipartito verde e rosso e l'idea del cuore, qui pero tinto con i colori della pace): la preparazione e presentazione è stata curata soprattutto da Articolo Uno e Sinistra italiana, che invece dei loro simboli hanno impiegato un marchio che nel 2020 alle regionali ha ottenuto attenzione. 

16) Effetto Parma

Non poteva certamente mancare nella coalizione a sostegno di Guerra la lista di cui era espressione l'amministrazione uscente, vale a dire Effetto Parma, formazione nata per sostenere nel 2017 la ricandidatura di Federico Pizzarotti e che già al primo turno aveva ottenuto più della somma dei consensi delle liste del centrosinistra. Il nodo giallo e blu di cinque anni fa è stato leggermente rivisto, "qualcosa che intreccia città, persone e progetti ad un cuore, un segno d’amore per Parma" (e con la comparsa anche di un tocco di verde); accanto al nome del candidato sindaco, poi, resta quello di Pizzarotti come segno del nuovo corso che si vorrebbe continuare.
 

17) Cantiere riformista

Si parlava di un modello nuovo o abbastanza nuovo di alleanza e questo riguarda la sua estensione anche a varie forze moderate, non sempre in dialogo piano con il Pd. A Parma invece è stata presentata la lista Cantiere riformista, che nel suo contrassegno mostra in modo esplicito i simboli del Partito socialista italiano, di Centro democratico (che riaffiora qua e là) e soprattutto di Italia viva, la cui "pulce" è più grande delle altre, posto che anche la palette cromatica del contrassegno è la stessa dell'emblema di Iv. Anche qui il risultato sarà interessante, considerando i punti di contatto tra le forze, ma anche le loro distanze sotto vari profili. 
 

18) Onda

L'ultima lista da considerare, all'interno della compagine che sostiene Guerra, è Onda, nome brevissimo che per si completa con gli aggettivi riportati vicino al nome, testo blu in un rettangolo bianco: "Progressista, liberale, ecologista, referendaria". Si tratta di una lista messa in piedi da varie forze politiche (tra cui Volt, +Europa, Radicali italiani, ma non solo): il simbolo schierato ricorda effettivamente un'onda (su fondo giallo-blu come Parma), ma l'onda sembra creata con un'impronta digitale, una scelta decisamente curiosa e da approfondire.

Dario Costi

19) Un progetto di comunità

Sono quattro le liste che sosterranno Dario Costi, architetto e docente universitario, nella sua candidatura. La prima si riassume nel testo contenuto all'interno del contrassegno (su fondo carta da zucchero sfumato): Un progetto di Comunità. In qualche modo lui stesso, nella sua presentazione, dà conto di questo: se lui "progetta pezzi di città, spazi ed edifici pubblici, housing sociale sostenibile", "fa ricerca sul futuro delle città disegnando progetti urbani strategici collettivi attraverso la partecipazione" e "progetta gli scenari di rigenerazione urbana per le città italiane", intende proporre nel suo agire la partecipazione come "regola della convivenza civile basata sui principi della Democrazia deliberativa", con ogni scelta rilevante da condividere coi cittadini e l'apertura di "spazi di discussione pubblica sull’esempio europeo delle Agenzie urbane e degli Urban Center aperti in tutto il mondo, sia in forma fisica che virtuale".
 

20) Civiltà Parmigiana

Se la prima lista in appoggio a Costi è nuova, il secondo simbolo della coalizione sorteggiato è ben noto ad elettrici ed elettori di Parma, magari non giovanissimi: Civiltà Parmigiana, infatti, era la lista legata a doppio fino a Elvio Ubaldi, che lo ha portato due volte a diventare sindaco con ottimi risultati e che nel 2012, quando lui si era ricandidato, aveva comunque ben figurato nelle urne. Per l'occasione, la lista è stata recuperata - e la capolista è Maria Federica Ubaldi, figlia di Elvio - e il simbolo, appena rinfrescato, è sempre rappresentato da una campana gialla e blu. 
 

21) Ora.

Non passa inosservato il terzo simbolo della coalizione di Costi, legato alla lista Ora. Il punto fermo è parte del nome, come a voler dire - senza enfasi, ma in modo risoluto - che l'impegno non può attendere. Nel suo sito lo stesso candidato spiega la scelta di inserire un paio di scarpe nel contrassegno: "Queste sono le scarpe che ho indossato anni fa quando mi sono avvicinato alla politica. Mi servivano scarpe comode perché volevo incontrare tutti, arrivare in ogni angolo della Città, ascoltare le persone. È stata un’esperienza straordinaria. Da allora non mi sono fermato e non ho smesso di pensare alla nostra Città. [...] Ora è il momento di mettermi nuovamente a disposizione delle Città, insieme a chi vorrà condividere con me questo percorso. Rimettere scarpe comode e costruire il nostro domani. Ora.". Scelta interessante e non conformista, a costo di sembrare poco "da scheda elettorale".
 

22) Generazione Parma

Ultima delle liste in appoggio a Costi è Generazione Parma, lista pensata come formata da persone under 40 e dunque rivolta innanzitutto a un elettorato altrettanto giovane. Il simbolo, che con un disegno tridimensionale - ovviamente giallo e blu - rimanda all'idea della Cittadella di Parma (con un nastrino tricolore in basso), ha rischiato di non finire sulle schede, perché la commissione elettorale aveva rilevato la mancanza del luogo di nascita dei candidati sugli atti di raccolta firme e presentazione delle candidature. Il Tar di Parma, però, ha accolto il ricorso di Costi, sposando i princìpi della "strumentalità delle forme" e del favor partecipationis, per cui le operazioni elettorali sono invalide solo se è materialmente impossibile ottenere lo scopo per cui sono state immaginate: in questo caso, il luogo di nascita era comunque ricavabile dalle accettazioni di ogni candidatura e dai certificati di iscrizione alle liste elettorali.

Giampaolo Lavagetto

23) Per Parma 2032

A chiusura di manifesti e schede, il sorteggio ha collocato l'ultima candidatura sostenuta da una sola lista. Giampaolo Lavagetto, già noto all'elettorato di Parma per essere stato assessore nella seconda giunta guidata da Elvio Ubaldi, pur essendo stato legato a Forza Italia in passato questa volta si presenta come candidato civico, dopo la sua esperienza in vari comitati cittadini. La sua lista, Per Parma 2032 (indicando dunque un orizzonte di lavoro decennale, di due consiliature) si basa anch'essa nel simbolo sui colori giallo e blu (in varie tonalità), con un cuore e un tocco di tricolore inseriti nella parte inferiore del cerchio.

Candidature e liste escluse

Qui finiscono i simboli che elettrici ed elettori troveranno sulla scheda. Sembra però il caso di dare spazio anche ai due emblemi che sono stati esclusi per difetti nella presentazione delle rispettive liste, con i giudici amministrativi che in primo e secondo grado hanno confermato le esclusioni.

Michela Canova

Parma democratica

Già sindaca di Colorno, Michela Canova aveva scelto di partecipare alle elezioni da iscritta al Pd, presentandosi per dare un messaggio diverso rispetto al proprio partito, ritenuto troppo "appiattito su Pizzarotti". Per l'occasione la lista era stata denominata Parma democratica e, senza riprendere in alcun modo il simbolo dem, si era avvalsa di una grossa "D" gialla su fondo arancione, abbinata al nome scritto in blu; giallo e blu caratterizzavano anche il segmento circolare in basso, contenente il riferimento alla candidata sindaca (e "sindaca" era indicato proprio al femminile).
 

Roberta Roberti

Parma città pubblica

La parola "sindaca" si poteva leggere anche sul contrassegno legato a Roberta Roberti, già candidata dieci anni fa per le liste di Rifondazione comunista e di Parma Bene comune. In questo caso l'unica lista a suo sostegno si chiamava Parma città pubblica, pensata come laboratorio di partecipazione attento alla cura della città, delle persone, dell’ambiente e degli animali e con l'idea di condividere con la collettività le decisioni sugli spazi da destinare all'uso pubblico. Il simbolo aveva al centro vari elementi curvilinei, che ricordavano le iniziali di "città pubblica" e, volendo, anche spazi pubblici come le piazze o i parchi.

I provvedimenti di ricusazione di queste due liste hanno escluso dalla competizione le uniche due aspiranti sindache di questo turno elettorale. Nel caso di Canova è capitato che le autenticazioni di alcune accettazioni di candidatura siano state apposte su esemplari fotocopiati, dunque non sugli originali; l'esclusione di quelle due persone ha fatto scendere la lista sotto il numero minimo richiesto dalle norme e ha comportato la ricusazione dell'intera lista. Per Roberti, invece, è stata fatale la mancata presentazione del bilancio preventivo delle spese elettorali. In entrambi i casi, le ricorrenti lamentavano il non aver potuto integrare la documentazione richiesta (o presentando i documenti in originale o comunque mancanti) attraverso il "soccorso istruttorio" e il non avere ricevuto segnalazioni a tempo debito dall'amministrazione sulle carenze dei documenti presentati e sulle esatte conseguenze del mancata consegna dei documenti corretti a tempo debito.
Il Consiglio di Stato, nelle due sentenze (nn. 4198 e 4205/2022 della seconda sezione) ha di fatto ricordato che "i requisiti di forma sono diretti a garantire l'interesse superiore ad una trasparente e corretta competizione elettorale, sicché non ne è condivisibile una generalizzata stigmatizzazione in virtù di un invocato approccio sostanzialistico alla materia" e che è "onere del presentatore/delegato assicurare che la documentazione presentata a corredo delle candidature risponda ai requisiti minimi contemplati dalla pertinente normativa, senza che rilevino, a tal riguardo, i compiti del segretario comunale, non avendo quest'ultimo né il potere, né il dovere di rilevare degli errori formali diversi dalla mera 'mancanza' di uno dei documenti richiesti" dalle norme in vigore. Quanto all'autentica delle firme, se apposta sulla fotocopia di un documento firmato appare "del tutto inidonea [...] a conseguire alcun effetto ai fini dell’attestazione dell’autenticità della firma" (quindi è come se non ci fosse alcuna autenticazione e, di fatto, alcuna sottoscrizione): consentire la presentazione di documenti mancanti o "quasi mancanti", invece della sola correzione di errori o imperfezioni, produrrebbe "una sostanziale elusione dei termini perentori stabiliti dalla legge e una altrettanto sostanziale violazione della par condicio dei partecipanti alla competizione elettorale". Il bilancio preventivo, la cui presentazione è prescritta dalla legge, non sarebbe poi un documento "non necessario", ma "indispensabile ai fini della presentazione della lista" (tanto che va anche pubblicato all'albo pretorio): nel ricorso si era parlato di rassicurazioni del segretario comunale sulla possibilità di integrare la documentazione, ma per i giudici vale il principio di autoresponsabilità (già visto nel caso di Trana) e comunque l'ufficio elettorale avrebbe dato la possibilità di verificare - in anticipo e su appuntamento - la completezza della documentazione.
Del caso occorre semplicemente prendere atto, senza esprimere giudizi. Tutt'al più, anche stavolta, si può cercare di guardare al futuro. Da una parte, chi in futuro vorrà presentare liste dovrà fare la massima attenzione possibile alle disposizioni vigenti, alle pubblicazioni ufficiali (e alle altre fonti di informazione, come i siti del Ministero dell'interno) e alle indicazioni tempestive degli uffici elettorali - a costo di chiedere informazioni per tempo - per poter presentare documenti corretti: piaccia o no, la materia elettorale è ancora piuttosto formale, per la necessità che certe regole siano rispettate da tutti, e occorre comportarsi di conseguenza. Dall'altra parte, l'amministrazione sarebbe chiamata a fare del suo meglio, in termini di disponibilità, attenzione e - anche se questo non è prescritto - sforzo nella prevenzione degli errori più comuni dei presentatori, con qualche verifica in più e qualche avvertimento, se necessario: costa più fatica, certamente, ma di solito questo paga, anche solo attraverso l'assenza di contestazioni in seguito. Se poi a livello superiore-nazionale si volessero predisporre procedure più al passo con i tempi per certi passaggi del procedimento elettorale (non solo la sottoscrizione digitale delle liste, ma anche la firma digitale dell'accettazione di candidatura, senza bisogno di autenticazione), sarebbe un guadagno per tutti. Basta volerlo (e, già che ci si è, è il caso di farlo costare poco).