venerdì 29 giugno 2018

Sotto i mille (2018): Molise e dintorni, terra di meraviglie (di Massimo Bosso e Gabriele Maestri)

Il manifesto di Salcito, comune top scorer: 650 elettori, 442 votanti, 11 liste
Il viaggio tra i comuni "sotto i mille" finora ha già portato alla luce un discreto numero di casi notevoli, tra orrori grafici, liste più o meno nazionali che tentano di acchiappare consiglieri sul territorio, formazioni nate giusto per evitare il commissariamento per mancato raggiungimento del quorum e simboli fotocopia presentati in più luoghi con una resa vicina allo zero. 
Eppure, anche questo mondo di piccole località in cui per presentare le liste non servono firme, un mondo sparso per tutta l'Italia e concentrato in certe zone, ha la sua wonderland: una vera "terra di meraviglie" in cui questo fenomeno sembra concentrato all'ennesima potenza, un paradiso per i drogati di politica a caccia di casi strani e particolari (un po' meno per i cultori della grafica politica, come si vedrà). Il centro di questa terra è rappresentato dal Molise e (in misura minore) dall'Abruzzo, ma i suoi confini si estendono anche in Lazio, Campania e Puglia, con qualche enclave persino in Calabria, a volerla cercare bene. 
In quei comuni, infatti, spesso si presentano molte liste formalmente civiche, in quantità ben superiore a quello che il numero di abitanti farebbe immaginare; i dati dello scrutinio che attribuiscono a quelle formazioni zero voti (o, quando va bene, giusto una manciatina, di solito meno consistente della lunghezza della lista) fa capire con una certa chiarezza che a presentarle sono stati candidati in gran parte estranei al paese al voto. L'impegno messo per partecipare alle elezioni sembra compensato da uno sforzo men che minimo sul piano grafico: i simboli più gettonati sono quelli con una generica e anonima scritta nera su fondo bianco (o, con un sommo sforzo creativo, giallo, azzurro o verde), ma per fortuna qua e là spuntano gradevoli eccezioni.

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Senza andare subito al cuore del fenomeno, partiamo con calma e andiamo per gradi. La prima tappa è in Lazio, precisamente a Campodimele in provincia di Latina: nella puntata precedente si è già detto che tra le cinque liste presentate due erano certamente legate a candidati locali, mentre erano simboli fotocopia quelli di Progetto popolare e L'Altra italia. A completare il quadro della scheda elettorale c'era anche un'alta lista civica, Federazione per le politiche del territorio: il nome fa almeno riflettere e il simbolo presenta qualche spunto visivamente interessante (a dispetto della grafica 0.0, con l'uso di una font che sembrava riservata ai progetti di architetti e ingegneri), con l'accostamento delle bandiere italiana ed europea; non deve avere convinto affatto gli elettori, in compenso, visto che nell'urna non ha raccolto nemmeno un voto.
Va leggermente meglio, ma proprio leggermente, alla terza e ultima lista presentata a Barete, in provincia dell'Aquila - e così siamo già in Abruzzo - che di voti ne ha ricevuti due. Qui, naturalmente, l'anomalia non è rappresentata dal numero delle liste (tre su 598 elettori non sono poche, in realtà, ma volendo ci possono stare), ma dal fatto che sia stata presentata una formazione quasi certamente sradicata dal territorio: difficile, obiettivamente, essere del posto e non andare oltre i due consensi. Già qui sono visibili gli effetti della politica di minimo sforzo grafico: il colore giallo dello sfondo è l'unico guizzo di creatività per un emblema il cui nome non è nemmeno centrato nel cerchio. 
Le liste ai nastri di partenza erano tre anche a Fallo, in provincia di Chieti. Anche qui la lista terza classificata, Siamo Fallo, è arrivata a una certa distanza dalle altre due, ma qui minimo di grafica c'era (il nome del gruppo sopra a una veduta del paese) e forse questo ha aiutato a conquistare se non altro 6 voti, pari al 6,38%. Posto che il quorum del 50% degli elettori non è stato superato (ci si è fermati a un'affluenza del 41,35%) questa terza lista non sarebbe comunque servita a evitare il commissariamento, visto che c'erano già altri due aspiranti sindaci a sfidarsi. Un briciolo di attenzione la merita anche la formazione vincente, quella del sindaco uscente (e riconfermato) Alfredo Pierpaolo Salerno: ha chiamato la sua lista Fallo in movimento e si sarebbe tentati di aggiungere "per lo meno da cartellino giallo", proprio come il fondo del suo cerchio (e la scritta è in rosso, si sa mai che fosse anche da ultimo uomo).
Spostandoci a Pietranico, nel pescarese, qui le liste erano quattro, ma evidentemente una sola era costituita da residenti o comunque da persone note in paese, per cui ha ottenuto il 91,03% (284 voti su 312 validi). Le altre tre liste hanno proposto simboli che definire minimal è fare un complimento: una delle formazioni, La nuova svolta, è comunque riuscita ad accaparrarsi i 28 voti restanti (l'8,97%) e si è aggiudicata i tre consiglieri di minoranza, mentre le altre due - Pietranico futuro e Voliamo tutti insieme, quest'ultima a fondo color carta da zucchero - sono rimaste inchiodate allo zero (come a dire che di futuro ce n'è poco e, per dirla con Gaber, "anche per oggi non si vola", né insieme né da soli).
Sembra fatto dallo stesso "grafico" che ha elaborato La nuova svolta il simbolo usato da La nuova realtà a Roccamorice, sempre in provincia di Pescara. Stessa scritta nera in Arial Bold sullo stesso fondo bianco: poca fantasia e ancor meno voti (5, lo 0,9%): è vero che non si è superato il quorum (ha votato solo il 29,08% degli aventi diritto), ma c'era un'altra lista oltre alla vincitrice, quindi la corsa verso la nuova realtà non aveva nemmeno quello scopo. Era sicuramente più elaborato e più gradevole di tutti quelli visti finora il simbolo della lista Sviluppo ambiente lavoro presentata a Turrivalignani, ancora nel pescarese: il sole che sorge (nessuna connotazione socialista o socialdemocratica qui) si fa guardare, ma non ha trovato molta fortuna nelle urne, avendo raccolto solo 4 voti (lo 0,69%) ed essendosi classificato terzo, a una distanza tale dalla lista seconda classificata da non riuscire a strappare nemmeno un seggio.

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Dopo l'antipasto di Lazio e Abruzzo, siamo finalmente pronti per la parte più ricca del viaggio, quello in Molisela regione meno popolosa d'Italia dopo la Valle d'Aosta, infatti, vede storicamente la presenza di moltissime liste esterne. E oltre a quelle in qualche modo riconducibili ad una regia comune, viste nell'articolo precedente, ci sono liste civiche davvero per tutti i gusti: facile ipotizzare che siano state presentate con fini diversi dalla ricerca di visibilità politica o dal desiderio di amministrare (e anche dall'evitare il commissariamento dei rispettivi comuni, visto che raramente i simboli sulla scheda sono solo due).
Dunque - in perfetto stile revival di Giochi senza frontiereAttention, prêts? Si parte da Campochiaro, in provincia di Campobasso: 666 elettori potevano scegliere tra otto liste (nel 2016, al precedente appuntamento elettorale, erano "solo" 5). Se tre formazioni erano riconducibili a candidati residenti e si sono effettivamente divise i dieci seggi in palio, sulla scheda gli abitanti hanno trovato anche Orgoglio Tricolore (un voto), Stella Popolare (neanche quello) ed altre tre civiche, tutte rimaste a zero: Voliamo insieme e Vivere insieme (con un minimo di impegno grafico per entrambe), nonché Voto libero (sforzo ridotto davvero a zero, con il nome in Times New Roman Bold Italic su fondo bianco).
Si è già detto qualcosa nel capitolo precedente di Macchia Valfortore, uno dei comuni in cui si sono presentati in combinata Orgoglio tricolore e Stella popolare, che qui peraltro non hanno raccattato nemmeno un voto. A Macchia ha votato solo il 43,57% degli aventi diritto e la presenza di quattro liste esterne, oltre a quella vincitrice (che ha raccolto il 95,53% dei voti), ha certo evitato il commissariamento, ma ne sarebbe bastata una: se, come detto, Stella popolare e Orgoglio tricolore sono rimaste a bocca asciutta, i voti restanti e i seggi di minoranza se li sono divisi le altre due liste "non autoctone", Insieme per il paese (grafica gemella di Voto libero a Campochiaro, 11 voti e 2 seggi) e Vivere insieme (stesso simbolo utilizzato a Campochiaro,  4 voti e 1 seggio).
Il quorum non è stato raggiunto nemmeno a Montorio nei Frentani, dove ha votato solo un elettore su tre, ma anche qui le liste sulla scheda erano cinque, quindi non si è posto alcun problema. Anche qui la "strana coppia" Orgoglio tricolore e Stella popolare ha fatto il vuoto, senza raccogliere il favore di un solo elettore, ma è andata male anche alla lista Ancora insieme (caratterizzata dal più tradizionale dei simboli locali, la stretta di mano, sia pure "nobilitata" dal polsino coi gemelli), che invece cinque anni fa a suo modo era stata determinante: nel 2013, infatti, se aveva vinto per la prima volta Pellegrino Nino Ponte (allora con Paese nuovo, ora confermato sindaco con Paese nostro), il candidato di Ancora Insieme Enzo Cirella con 19 voti (6,40%) aveva conquistato un posto in consiglio, mentre stavolta ne ha presi solo 2 (lo 0,65%) ed è rimasto fuori.
La scheda era un po' più piena a Ripabottoni, 863 elettori, 361 votanti e sei liste, che spazzano via ogni preoccupazione sul quorum (puntualmente non raggiunto). Tanto per cambiare, anche qui gli elettori si sono trovati tra le scelte possibili Orgoglio tricolore e Stella popolare, ma non le hanno degnate della minima attenzione, lasciandole a zero voti. Lo stesso destino è toccato a Insieme per... il futuro (stesso, identico simbolo già visto a Cesara, in provincia di Vebano-Cusio-Ossola), mentre è andata appena appena meglio a Verso un mondo migliore, che almeno un voto è riuscito ad acchiapparlo; se non altro, però, questi ultimi due emblemi dimostrano un minimo di cura grafica o di impegno nella realizzazione.
Tutti questi comuni, in ogni caso, non sono nulla rispetto alla località dei record, Salcito: i suoi 650 elettori si sono trovati sulla scheda 11-diconsi-undici simboli con relative liste ed erano relativamente allenati, visto che cinque anni prima i candidati alla poltrona di sindaco erano comunque stati sei. Orgoglio Tricolore e Stella popolare sono tornati per l'ennesima volta (ma solo l'Orgoglio prende un voto), c'erano come detto i Forconi, ma si sono riviste anche le Lista Alfa e Lista Beta, "sperimentate" per la prima volta a Roccavivara nel 2015 e che però stavolta non sembrano nemmeno parenti graficamente. 
A completare il quadro, accanto alle due formazioni realmente autoctone, hanno provveduto altre quattro liste: L'Alternativa, Crescere insieme, Nuova era, Finalmente Noi: volendo, solo L'Alternativa si è sforzata di produrre un simbolo con qualche elemento grafico, le altre liste si sono accontentate di posare una scritta nera - al massimo con una certa varietà di font - su sfondo bianco, a parte Beta che adotta (com'era già accaduto nel 2016) uno sfondo verde. A conti fatti, alle nove liste esterne - compresi i Forconi - sono andati tre voti in tutto: uno a testa a Orgoglio tricolore, ai Forconi e a L'Alternativa; le restanti sei, loro malgrado, come se gli elettori non le avessero nemmeno viste (e così, in effetti, è successo).
Il numero di concorrenti cala un po' a Castelpizzuto (questa volta in provincia di Isernia), dove peraltro si era votato l'anno scorso ma l'amministrazione è stata scioglia a fine 2017 per le dimissioni di 6 consiglieri di maggioranza: non è scemata tuttavia la voglia di elezioni, visto che le liste in corsa erano 6, proprio come l'anno scorso. Sono rimaste a bocca asciutta, come quasi sempre, Orgoglio tricolore e Stella popolare, ma anche Progetto popolare; prende solo due voti la lista Alternativa, che non riesce a confermare il seggio ottenuto nel 2017 (in compenso la grafica è stata sostanzialmente clonata da un'altra lista, Rinascita, che aveva però il nome più in evidenza e ha ottenuto 21 voti, pari al 19,09%).
Il viaggio in regione si conclude a Sessano del Molise, che di liste ne ha schierate ben 8 (nel 2013 erano state "solo" 5): ha votato circa il 41% degli aventi diritto, ma per evitare il commissariamento non c'era forse bisogno addirittura di 6 liste esterne: oltre alle arcinote Orgoglio tricolore (zero voti), Stella Popolare e Progetto popolare (un voto a testa), sulla scheda erano arrivate Sessano (con cinque stelle disposte "a sorriso" nel simbolo), la Lista Gamma (poteva mancare dopo Alfa e Beta e dopo essere stata sperimentata sempre nel 2015 a Roccavivara?) e Alternativa (con un simbolo rispetto a quello usato a Castelpizzuto). Di questi tre emblemi dalla grafica decisamente minimal,  solo la lista Sessano ha ottenuto tre voti, le altre sono rimaste a secco.

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Dopo la scorpacciata molisana, conviene tenere l'ultima parte del viaggio più leggera, con una breve escursione in Campania, pur senza allontanarsi troppo dal Molise. San Lupo, in effetti, essendo parte della provincia di Benevento, politicamente appartiene alla Campania, ma è senza dubbio più affine al Sannio: forse per questo troviamo in questo comune di 820 abitanti (ma con 1029 elettori) ben 5 liste. Accanto alle due di residenti e a quelle già viste nell'articolo precedente (Partito delle Buone Maniere e L'Altra Italia) sbuca Stanchi dei soliti, che propone un simbolo con un minimo di ricerca grafica, riciclando peraltro quello già visto lo scorso anno a Gallo Matese (e anche allora c'era scritto Continua...). Alla fine però, proprio come a Gallo, alla lista arriva un solo voto: evidentemente i soliti non hanno stancato più di tanto.
Nella stessa provincia merita un piccolo sguardo anche il voto ad Arpaise: lì, alle due liste che si sono realmente contese il comune, se n'è affiancata una terza, Progetto futuro, con un emblema decisamente minimal (solita scritta nera, stavolta su fondo giallo, ma se non altro piuttosto centrata nel cerchio). Al di là del giudizio estetico-cromatico, alla portata di tutti prima ancora che si aprissero le urne, i risultati delle elezioni si sono incaricati di certificare la totale estraneità della lista al paese: a conti fatti, dei 568 voti espressi, solo uno è stato destinato a Progetto futuro, segno evidente che il futuro i cittadini di Arpaise l'hanno cercato e visto altrove...
Spostandoci in provincia di Caserta, si sono trovate ben otto liste a contendersi il comune di Letino, paese con 921 elettori e che ha visto presentarsi ai seggi 515 votanti (quindi il quorum era stato comunque superato). Solo Stella popolare si è aggiudicata un voto (comunque insufficiente per ottenere seggi, anche se le è valso il terzo posto), mentre sono rimasti a secco i simboli fotocopia di Orgoglio tricolore e Progetto popolare (nel 2013 c'era il Movimento sociale italico), come pure il Partito delle Buone Maniere e anche due civiche viste solo qui, Uniti per Letino (grafica semplice semplice, simil Fratelli d'Italia, con tanto di bilancia da giustizia) e L'Alternativa (nome molto gettonato, ma con un simbolo ancora diverso da quelli visti fin qui).
La Wonderland delle liste "straniere in patria" sarebbe finita, ma qualche sua enclave si può trovare anche altrove. A Faeto, piccolo comune pugliese della provincia di Foggia (632 abitanti, ma gli elettori sono 1082), ha votato il 40,38%, ma non ci sarebbero stati problemi di quorum vista la presenza di due liste di residenti; per qualcuno però non dev'essere stato sufficiente, visto che in tutto se ne sono presentate 8. Al di là dell'inguardabile simbolo del Movimento giovani alleati, le altre cinque formazioni propongono grafiche con un minimo di creatività (non senza riciclo: Il bene in comune si è già visto altrove), ma in tutto raccolgono 10 voti: Amore per Faeto fa parte del leone con 5, Movimento italiano popolare e Mga 2 voti, la mongolfiera di Liberi di volare si stacca pochissimo da terra con un voto, ma è sempre meglio dello zero tondo totalizzato da Uniti per Faeto e Il bene in comune.
Due enclave sui generis, per concludere, si trovano un po' più in là, addirittura in Calabria. La prima può essere identificata in Malito, piccolo centro della provincia di Cosenza: lì ha votato poco più del 44% degli aventi diritto. Non è dato sapere se sia stato in previsione del mancato raggiungimento del quorum che qualcuno ha scelto di presentare (anche) la lista La Torre: tutti i voti e tutti i consiglieri, però, se li sono divisi le altre due liste, mentre per La Torre (che, per giunta, nella versione presente sul simbolo non sembra molto somigliante a nessun monumento presente a Malito) non era rimasto disponibile nemmeno un voto.
L'altro caso che merita un minimo di attenzione è quello di Candidoni, comune della provincia di Reggio Calabria in cui si conclude il nostro viaggio. Lì le liste presentate erano solo due, ma per una volta la mossa si spiega facilmente: la quota di elettori votanti raggiunta, infatti, è stata del 22,98%, ben lontana dal quorum previsto dalla legge nel caso in cui concorra una sola lista. Qualcuno doveva averlo previsto, per questo dev'essere sorta l'idea di far correre anche la Lista Civica per Candidoni, con il testo tricolore sovrapposto alle palme marittime. Alla fine, il suo presunto dovere la lista lo ha fatto: il commissariamento è stato evitato e con soli 6 voti (pari al 4,54%) le palme hanno fatto eleggere tre consiglieri comunali.

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Sulla via del ritorno, dopo una carrellata di simboli nuovi e già visti (e che magari l'occhio non vorrebbe rivedere), specialità territoriali ed emblemi presentati in serie, si è seriamente tentati di dividere in tre gruppi le liste incontrate fin qui, tutte o quasi presentate da soggetti estranei al singolo comune sotto i mille andato al voto.
La prima categoria è rappresentata dalle liste espressione di partiti o movimenti politici più o meno organizzati, che sfruttano - più al Nord che al Centro-Sud - la possibilità di presentare liste senza firme per ottenere un minimo di visibilità e cercare di entrare in qualche amministrazione locale e, magari, radicare la propria presenza in un territorio.
La seconda classe di liste, relative a casi numericamente limitati ma diffusi su tutto il territorio nazionale (e, a volte, anche nei comuni sopra i mille abitanti qui non analizzati), raccoglie le formazioni presentate, probabilmente in accordo più o meno tacito con il candidato sindaco della lista "principale", per evitare che alle elezioni corra una sola lista e scatti l'obbligo per i votanti di superare la metà degli elettori (pena il commissariamento).
Se la prima categoria ha alla base ragioni politiche e la seconda questioni soprattutto tecniche, si presenta più misteriosa - e, volendo, di innegabile fascino per i veri drogati di politica - il terzo raggruppamento di liste, quello che spopola in Molise e dintorni (ma nessuno è ancora riuscito a spiegare perché proprio lì e non altrove...): pare proprio che dietro la scelta di presentare tante liste non autoctone ci sia la ricerca di qualche beneficio collaterale da parte dei candidati. Magari legato a quanto prevede l'art. 81, comma 3 della legge n. 121/1981 (Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza), per il quale "Gli appartenenti alle forze di polizia candidati ad elezioni politiche o amministrative sono posti in aspettativa speciale con assegni dal momento della accettazione della candidatura per la durata della campagna elettorale e possono svolgere attività politica e di propaganda, al di fuori dell'ambito dei rispettivi uffici e in abito civile".
Se gli appassionati compulsivi di elezioni inevitabilmente gradiscono il fenomeno nella sua interezza per poterlo studiare, gran parte della gente comune potrebbe esserne infastidita, specie quando raggiunge dimensioni notevoli (come le 11 liste presentate a Salcito o le 6 liste che nel 2016 corsero a Carapelle Calvisio a fronte di 67 elettori). Alla luce di tutto questo, potrebbe avere un senso richiedere una quota di sottoscrizioni anche per i comuni sotto i mille abitanti, sia pure in forma minima: fino al 1993 - anno in cui si è introdotta l'esenzione - ne servivano 10 sotto i 2mila abitanti, ora se ne potrebbero chiedere di nuovo 10 per una popolazione tra 500 e 1000 abitanti e scendere a 5 sotto i 500. Si tratterebbe, com'è facile capire, di una mera formalità non solo per gli aspiranti amministratori effettivamente del luogo, ma anche per chi con il comune avesse qualche tipo di rapporto (chi lavora lì, chi vi è nato o magari ne frequenta anche solo il bar e sappia chi è residente o no, giusto per evitare di farsi dare la firma da chi non ha titolo di sostenere la lista).
Un ulteriore correttivo, poi, potrebbe riguardare l'assegnazione dei seggi, magari prevedendo una soglia di sbarramento o comunque un meccanismo di assegnazione più rispettoso della percentuale effettiva riportata dalla lista: l'idea che 3 seggi su 10 possano essere assegnati a chi ha ottenuto solo il 5%, magari quando le liste in campo sono soltanto due, per qualcuno è difficile da accettare. Eppure pare già di sentirli, i lamenti dei drogati di politica: la vita è già dura, non toglieteci anche questo divertimento, sennò dove diavolo ci portate, nei prossimi viaggi "sotto i mille"?

giovedì 28 giugno 2018

Simboli sotto i mille (2018): il Centro-Sud (di Massimo Bosso)

Nel nostro viaggio tra i microcomuni (sotto i mille abitanti) delle regioni del Nord Italia abbiamo trovato spesso liste di partiti nazionali o di formazioni che in qualche modo avevano partecipato anche alle ultime elezioni politiche (in molti casi senza grosso successo, ma si sono incontrati anche simboli presenti in parlamento, dalla Lega a Fratelli d'Italia). Non era fuori luogo pensare, in quei casi, a strategie politiche di vario tipo, volte in ogni caso a ottenere visibilità e magari qualche eletto sul territorio: l'operazione è stata condotta per anni e questa volta è riuscita, per esempio, al Partito valore umano, al Popolo della Famiglia e a CasaPound.
Andando nel Centro-Sud questo fenomeno sparisce completamente: si entra in un mondo completamente diverso in cui sbucano liste di movimenti semisconosciuti - ce ne scusino gli interessati, anche se in fondo lo sanno pure loro - almeno per l'elettorato nazionale. E' vero che presentare una lista in vista di elezioni politiche, regionali o anche solo in comuni superiori comporta dispendio e necessità di un minimo di struttura ed organizzazione; è altrettanto vero, però, che depositare un simbolo presso il Ministero degli Interni in occasione di elezioni nazionali, anche solo per far conoscere o ricordare al mondo la propria esistenza, non è poi un adempimento cosi arduo, specialmente per chi opera in regioni limitrofe alla capitale. Compreso il Molise, ma questo merita un discorso a parte.

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A parziale smentita di quanto scritto sopra, vale la pena iniziare con le poche liste che hanno un collegamento a soggetti nazionali, se non altro perché hanno particolarità che meritano di essere evidenziate. A Romagnano al Monte, in provincia di Salerno, si è per esempio presentata una lista denominata Italia agli italiani; il simbolo, però, è diverso da quello usato dal cartello Forza Nuova - Fiamma Tricolore alle ultime politiche (è diversa la font del nome, qui interamente in Arial Bold molto schiacciato in orizzontale, il tricolore occupa tutta la parte superiore mentre il fondo è nero sfumato). La matrice dell'iniziativa, in compenso, è inequivocabile: sulla copertina della pagina Facebook del candidato sindaco, Daniele Gioia, compare tuttora tra l'altro il simbolo di Forza Nuova. La lista ha però ottenuto solo 3 voti, pari all'1,08%, e nessun seggio; a dispetto del cattivo risultato, la presentazione non è priva di senso (come si è detto in qualche caso analizzato nel pezzo sul Nord), visto che nel 2013 agli elettori si era presentata una sola lista.
A Greci, nell'avellinese, è comparsa invece una lista Democrazia Cristiana – Udc, con tanto di scudo crociato mutuato dalla "vecchia" Dc-Pizza cui è stata sovrapposta la sigla Udc. Nelle urne il simbolo ha ottenuto solo 10 voti - in pratica il 2,11% - ma era l'unico altro finito sulla scheda oltre a quello della lista vincente (Greci guarda al futuro), dunque tanto è bastato ad assicurare alla lista i tre seggi di minoranza. La cosa più difficile, casomai, è capire con certezza quali gruppi della diaspora democristiana si possano ricondurre a questo emblema in particolare: visto che lo stesso simbolo è comparso ad Avellino, il sospetto è che ci sia lo zampino di Gianfranco Rotondi, convinto di poter unire senza problemi il nome Democrazia cristiana (che lui sostiene di avere in uso) alla sigla dell'Udc (apportata da Cesa, che a questo giro non protesterebbe nemmeno per lo scudo crociato).
L'elenco dei simboli con una certa notorietà si conclude con due emblemi che non si possono definire come legati a partiti nazionali, ma sono noti ai veri drogati di politica per essere comparsi nelle bacheche del Viminale. E' il caso del Partito delle Buone Maniere dell'imprescindibile Giuseppe Cirillo (che peraltro nelle scorse settimane si aggirava tra i palazzi romani della politica con un vistoso completo tricolore). Stavolta, accanto alla mano che offre il fiore, al posto del riferimento ai "dispositivi anti-molestie" compare una banda irregolare a fasce bianche e nere: non si tratta di un tentativo di acchiappare voti da tifosi juventini - improbabile, visto che le liste sono presentate solo in Campania - ma del riferimento alle "strisce pedonali portatili" inventate da Cirillo per diffondere il verbo delle Buone Maniere e dell'Educazione civica. Fini certamente nobili, ma i risultati lasciano a desiderare: le due liste presentate a San Lupo (nel beneventano) e a Letino (in provincia di Caserta, in cui le formazioni in corsa erano addirittura 8, per 921 elettori e 515 votanti) in tutto hanno raccolto solo un voto, a San Lupo dove il candidato sindaco era proprio Cirillo. Tutto questo ai più può sembrare un inutile ed incomprensibile dispendio di energie, ma si parla pur sempre del "Dr. Seduction", che non si risparmia mai…
Sulle schede si è visto anche anche il simbolo di Italia dei dirittimovimento nato nel 2006 e legato al giornalista romano Antonello De Pierro, che aveva depositato al Viminale il simbolo nel 2014 e anche a gennaio: il suo partito, a differenza di altre formazioni anonime, ha un sito web piuttosto ben fatto ed aggiornato. Italia dei diritti si presenta in soli due comuni in provincia di Roma, Cervara e Roccagiovine: nel primo sono arrivati solo 2 voti, nel secondo - dove era candidato a sindaco proprio De Pierro - ben 12 (6,93%). Questi hanno surclassato i 3 voti ottenuti dalla terza lista presentata (Progetto popolare, se ne riparlerà) e hanno assegnato a Italia dei diritti i tre seggi riservati all'opposizione in questo comune di 263 abitanti.
Iniziando il viaggio tra le liste assai meno conosciute, si comincia da L'Altra Italia, il cui emblema è stato avvistato in Lazio e in alcune regioni vicine. Sulla pagina Facebook della formazione non c'è molto, ma sulla collocazione a destra del gruppo non ci sono dubbi: la grafica, semplice ma diretta e a suo modo originale, è dominata da un'aquila tricolore, ricavata - l'occhio non mente - dalle lingue della fiamma tricolore del Msi, adattate con una certa cura. L'Altra Italia si è presentata a Gagliole (nel maceratese), Campodimele (in provincia di Latina), Varco Sabino (nel reatino) e nella beneventana San Lupo. Di queste quattro liste spalmate in tre regioni, quella di Varco Sabino ha pescato il jolly: i 155 votanti si sono trovati solo due liste sulla scheda e a L'Altra Italia sono bastati 9 voti (il 7,25%) per mandare in consiglio il leader nazionale, Cosimo Damiano Cartelli, ed altri due candidati; negli altri comuni, invece, non si è andati oltre lo 0,57%...
Altra formazione di destra è Progetto Popolare, anche se per i lettori di questo sito non è certo una novità, avendo quel gruppo già presentato liste nel Centro-Sud, in particolare in Molise. Quest'anno, però, avendo un po' più di tempo a disposizione per ricerche accurate e approfondite, è emersa una continuità con il Movimento sociale italico, formazione che aveva partecipato a diverse tornate elettorali, anche in comuni superiori (ad esempio a Colleferro nel 2011, quando aderì alla coalizione di centrodestra, risultata poi vincitrice, ottenendo un dignitoso 1,73%). Visitando il loro sito internet non si nota solo che la casella di posta elettronica è la stessa del MS italico: alcuni nomi proposti in passato nelle liste del Msit, infatti, sono presenti anche nelle nove liste presentate nel 2018. Quest'anno la lista compare a Filettino (nel frusinate), nella citata Campodimele, nei comuni reatini di Belmonte e Rocca Sinibalda, nelle citate Cervara e Roccagiovine in provincia di Roma, a Letino in provincia di Caserta (già vista per il Partito delle Buone Maniere) e, nel meraviglioso mondo del Molise, a Sessano e Castelpizzuto in provincia di Isernia. A dispetto delle varie corse elettorali, nessuna ha dato risultati significativi: in 5 comuni Progetto popolare ha ottenuto zero voti, in due uno solo, a Cervara ben 2 ed a Roccagiovine addirittura 4 (il 2,31%), ma come si è visto i tre seggi dell'opposizione se li è presi l'Italia dei Diritti (con 12 voti). Bottino finale di 9 liste, 8 voti: un dispendio di energie francamente incomprensibile, almeno elettoralmente parlando.
Eppure, in quanto si è visto fin qui, un minimo di logica e strategia politica, forse - si ripete, forse - la si trova: altrove è praticamente impossibile vederne anche solo un briciolo. Per esempio, se nel 2016 e 2017 in combinata con Progetto Popolare trovavamo quasi sempre Lega Molise e Basta Privilegi politici, nel 2018 sono scomparse… in compenso é sbucata una misteriosa formazione Stella Popolare, con tanto di stella rossa come simbolo: si è detto "misteriosa" perché anche mettendosi a cercare informazioni in Rete non se ne trova alcuna traccia, né su Facebook (eppure è molto più facile aprire una pagina, rispetto a un intero sito) né sul web in generale. 
Ad aumentare l'alone di mistero (o, più semplicemente, di improbabilità dell'operazione), c'è il fatto che questa lista appare rivolta a un elettorato di sinistra, ma in ogni comune in cui si presenta sulla scheda compare anche il simbolo di Orgoglio Tricolore, che invece dal nome sembra collocarsi piuttosto a destra: anche di Orgoglio Tricolore, peraltro, non sappiamo molto, se non che il contrassegno proposto è completamente diverso da quello utilizzato dalla omonima lista per le comunali di Fiumicino.
Le due liste sono presenti ovviamente in vari comuni molisani (Macchia Valfortore, Montorio, Ripabottoni, Sessano, Castelpizzuto, Campochiaro, Salcito) e anche in Campania, nella sola Letino: tutti nomi già visti o destinati a essere citati di nuovo proprio per l'inconsueto numero di liste presentate. Solo a Salcito, in provincia di Campobasso, per dire, sulla scheda ne sono finite 11 (diconsi undici...).
Questo sforzo immane, alla fine dei conti, spesso non produce alcun risultato o, nella migliore delle ipotesi, raccoglie pochissimi voti (anche solo uno o due): evidentemente, una volta presentata la lista, non si procede a nessuna azione di propaganda elettorale. Viene allora da pensare che lo scopo di quelle liste non sia prendere voti o comunque fare attività politica, ma tutt'altro: sull'argomento, però, sarà il caso di tornare a breve.
Tutto questo, ovviamente, non prima di aver notato che tra i simboli finiti sulle schede a giugno quest'anno si è visto anche un Movimento Forconi - La Voce del Popolo: il simbolo è diverso da quello a fondo nero depositato a gennaio al Viminale, ma il nome è lo stesso e dovrebbe trattarsi - anche con spighe e tricolore - del medesimo soggetto politico. Dove poteva spuntare questa lista, se non a Salcito? Mettetevi per un attimo, vi prego, nei panni di un elettore di un comune di 667 abitanti che si trova ben 11 – un-di-ci! – simboli sulla scheda, nove dei quali del tutto estranei al paese: e meno male che i salcitesi erano allenati, visto che nel 2013 di liste ne erano state presentate sette. Allora i Forconi non c'erano, stavolta sì, ma forse gli elettori non lo sapevano: anzi, uno solo, l'unico che li ha votati.

mercoledì 27 giugno 2018

Simboli sotto i mille (2018): il Nord (di Massimo Bosso)

Puntuale come una cambiale in scadenza, anche per questa tornata elettorale amministrativa arriva l'articolo sulle liste nei comuni sotto i mille abitanti: lì, come tutti i lettori di questo sito ben sanno, non è necessario produrre firme a sostegno della presentazione delle candidature. 
A parere di chi scrive, quest'esenzione si potrebbe rivedere, introducendo l'obbligo di raccogliere e depositare almeno dieci firme (una passeggiata, per chi è realmente presente sul territorio): eppure questa particolarità, da quando esiste, ogni anno consente di nascere e finire sulle schede a decine di liste che, alla resa dei conti, raccolgono una mera testimonianza, anche se - lo vedremo - in alcuni casi scattano addirittura dei seggi in consiglio comunale (quelli della minoranza, ovvio).
Il viaggio, come sempre, parte dal Piemonte. Come mai? Perché il Piemonte è una regione con moltissimi piccoli comuni e lì il fenomeno è largamente diffuso... e poi ci vivo io, quindi va bene cosi, mentre l'Emilia Romagna dell'amico gestore di questo sito è esente da questo fenomeno che fa la felicità dei drogati di politica. 
Si diceva dunque del Piemonte, ma prima di occuparci delle "liste sperdute", occorre dare conto di una presenza ricorrente che non passa inosservata: quella del Partito valore umano, formazione che si era impegnata molto in occasione delle ultime elezioni politiche, presentando liste in gran parte del territorio nazionale. Il Pvu, in particolare, si è presentato in undici comuni: in sette non ha ottenuto seggi, ma negli altri quattro ha portato a casa almeno un consigliere. A Cesara (Vb), per esempio, alla lista sono bastati 16 voti per ottenere 3 consiglieri, visto che doveva competere solo con un'altra formazione (Insieme per... il futuro), che ha vinto le elezioni; a Cinaglio, nell'astigiano, i voti erano 12, ma hanno comunque portato due consiglieri (oltre alla lista vincitrice c'era una terza formazione, tra poco si scoprirà quale). Anche a Ternengo (Bi) e Salerano Canavese (To) le liste in corsa erano tre e il Partito valore umano è arrivato terzo, ma rispettivamente con 12 e 8 voti ha comunque eletto una persona in ciascuno dei due consigli comunali. 
Il terzo seggio spettante all'opposizione nel comune di Cinaglio è andato a CasaPound Italia (che ha ottenuto il 4,48%) ed è anche l'unico seggio che il simbolo della tartaruga ottagonale ha ottenuto in Piemonte: la formazione nazionale guidata da Gianluca Iannone e Simone Di Stefano, infatti, è rimasta a secco a Molino dei Torti (Al), Landiona (No) Scarmagno (To) e Murello (Cn). Da segnalare, in quest'ultimo comune, che i tre seggi di minoranza sono andati a una lista con il simbolo ufficiale di Fratelli d'Italia: con il suo 20,3% (106 voti) fa segnare un risultato molto soddisfacente per l'unica presenza del partito di Giorgia Meloni in un comune piemontese sotto i mille abitanti.
Sempre in provincia di Cuneo, ad Acceglio, una presenza di Impegno Sociale, formazione di destra che nel 2017 aveva presentato in diversi comuni della “granda” ottenendo anche degli eletti: questa volta è andata decisamente meno bene, visto che dalle urne è uscito solo un voto (pari allo 0,90%) e zero eletti, dal momento che le liste in corsa erano tre (e le altre due, Per il futuro di Acceglio e La rinascita di Acceglio, erano tutte simbolicamente "floreali"). E' andata meglio, in proporzione, alla Lega in uno dei piccoli comuni citati prima a proposito del Partito valore umano: a Salerano, infatti, sono arrivati due seggi con l'8,94% (ma la vittoria, ovviamente, è andata alla lista locale Si - Salerano insieme).
Rimanendo in Piemonte, altri casi meritano assolutamente di essere segnalati per la loro particolarità. Merita una capatina il piccolissimo comune di Bergolo, in provincia di Cuneo, 108 elettori e 35 votanti. Lì si sono presentate due liste civiche, entrambe con una grafica dal sapore degli anni '50 (quasi fatta a china). Non si sa se alla base della doppia presentazione ci sia qualche accordo, sta di fatto che la lista della campana ha preso tre voti ed è entrata in consiglio (tre voti, tre seggi), ma la sua presenza è bastata a evitare che scattasse l'obbligo di raggiungere il quorum del 50% degli aventi diritto al voto, con relativo commissariamento ove non ci si fosse riusciti (e qui aveva votato solo un elettore su tre). 
A Novalesa, piccolo centro nel torinese di 470 elettori, ci si è invece espressi molto di più, visto che di liste ne sono state presentate cinque: tra queste, due erano certamente locali (una delle quali, guarda caso, ha vinto le elezioni) e si sono spartite 334 voti su 343; altri 6 (l'1,74%) sono andati a un'altra civica, Rilanciamo Novalesa, dalla grafica simil-Pdl (ma decisamente ritoccata in casa e in fretta, come il bordo della circonferenza "smangiato" in più punti testimonia chiaramente), inevitabilmente rimasta fuori dal consiglio. Stesso destino per il Partito valore umano (che ha ottenuto gli altri 3 voti) e per il Popolo della Famiglia, rimasto del tutto a zero. 
Al partito di Mario Adinolfi è andata decisamente meglio - almeno in termini relativi, s'intende - a Feisoglio (Cn), dov'è arrivato il 37,32% (ma la lista aveva un minimo di collegamento con il territorio, visto che il nome effettivo della lista era Feisoglio insieme e, oltre alla "pulce" del partito, all'interno del contrassegno c'era uno dei simboli per eccellenza di quell'area geografica, la nocciola) e a Roure (To) dove ha raccolto il 19,17%, questa volta con il simbolo nazionale puro e semplice. In entrambi i comuni, essendovi solo due liste, tutti e tre i consiglieri di opposizione sono andati al Pdf e parteciperanno alla vita amministrativa dei comuni per i prossimi cinque anni.
Prima di lasciare il Piemonte, non si può evitare una visitina - anzi, un giretto - al comune di Balocco, in provincia di Vercelli, un luogo noto soprattutto agli appassionati di motori perché ospita i circuiti di prova della Fiat Chrysler Automobiles, fatti costruire negli anni '60 dall'Alfa Romeo. Qualcosa di quella tradizione radicata è evidentemente rimasto nel simbolo della lista vincitrice, Balocco e Bastia insieme (il cui slogan elettorale è "proseguiamo nel cambiamento", ossia il mutamento da conservare): l'elemento più visibile è proprio un'auto storica gialla, anche se a ben guardare quello scelto per questa lista civica non è certo un modello dell'Alfa (sembra piuttosto una Mercedes anni '30). 
A scrutinio completato, Balocco e Bastia insieme si è aggiudicata tutti i voti espressi, tranne dieci. Quelli sono andati alla seconda lista in corsa, una lista civica. Anzi, la Lista civica, perché si chiamava proprio così, senza alcuna altra indicazione nominale e con una campitura tricolore a corone concentriche, con un arco "tagliato" giusto perché il nome possa trovare posto nel contrassegno. Puntualmente dunque in questa provincia è sbucata una lista che, come spesso accade, ha conquistato tre seggi: il promotore è uno del posto che ben conosciamo e il simbolo utilizzato potrebbe tornare buono in futuro, per altri comuni in situazioni simili.
Mentre si sta per lasciare il Piemonte, pare di sentire qualcuno che chiede: "Ma come, quest'anno niente liste Bunga Bunga?" A queste persone, evidentemente distratte, va ricordato un articolo di questo sito che nelle settimane scorse si è già occupato del simbolo del Met, il soggetto politico (se così lo si può definire) che quest'anno ha preso il posto di Bunga Bunga e ha ottenuto nel vercellese un voto a Lenta e ben tre a Lignana, ovviamente andati persi vista la presenza di liste di paese. Un esperimento a quanto pare non riuscito, o forse riuscito, considerando che l'ideatore delle liste voleva dimostrare che un nome ben congegnato acchiappa i voti e magari qualche eletto, mentre un progetto dall'immagine più credibile non lo nota nessuno.


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Lasciato stavolta sul serio il Piemonte, andiamo in Lombardia... anzi no: visto il caldo di questi giorni, un giretto in Liguria non guasta. Il giro al mare, però, è breve, perché di interessante c'è solo il comune di Carro, in provincia di La Spezia. Lì le liste che si affrontavano erano tre: accanto alla lista del sindaco uscente di centrosinistra e a quella del gruppo più consistente di sfidanti (Carro per il bene di tutti, con ampio sfoggio dei più comuni caratteri messi a disposizione dal computer e un minimo sforzo grafico), si era presentata la lista Il gruppo della legalità. Fine indubbiamente nobile, ma risultato scarso: 6 voti, pari al 1,74%, e nessun seggio.

Dopo la capatina in Liguria, eccoci in Lombardia, unica altra regione del Nord davvero interessante dal nostro punto di vista. Se nessuno dubita che a Soiano del Lago (Bs) la lista arrivata seconda, Soiano a 360°, che nel contrassegno riuniva le "pulci" di Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia, fosse realmente legata al territorio (difficile credere diversamente, visto il suo 40,3%, un risultato migliore in proporzione rispetto ai tre consiglieri ottenuti), un discorso diverso deve farsi per Bosnasco, piccolo centro del pavese. 
Lì le liste presentate erano 5 liste: le prime due - Uniti per Bosnasco, la vincitrice, e Vivere Bosnasco - hanno raccolto la maggior parte dei voti, mentre al terzo posto si è classificata la Lega che, con il suo 11,22%, è riuscita a ottenere un consigliere; la nostra attenzione, tuttavia, è tutta per il Movimento Lavoratori Giovani ed il Movimento Italia più bella, due formazioni già viste nel nel 2017 a Monticelli (sempre in provincia di Pavia), anche se una si chiamava Movimento Giovani Alleati. Definire essenziale e minimal la grafica dei loro due contrassegni è fare quasi un complimento a chi l'ha elaborata (e la mano sembra proprio la stessa); sta di fatto che le due formazioni hanno ottenuto un voto a testa (pari allo 0,25%) e, naturalmente, questo non consente loro nemmeno di provare ad avvicinarsi all'emiciclo del consiglio comunale.
Cinque liste anche a Nicorvo, altro piccolo comune della provincia di Pavia. Da segnalare, innanzitutto, l'unica presenza del Movimento Animalista voluto da Michela Vittoria Brambilla, con l'emblema adattato agli spazi delineati dalla scheda elettorale (se non è la prima volta in cui questo è accaduto, davvero poco ci manca): come candidato sindaco presentava lo chef vegano Andrea Olivelli, che nell'urna ha ottenuto 5 voti, pari al 2,55%. Vi sembra poco? Pensate allora al destino tristissimo - zero voti e, naturalmente, zero consiglieri - cui invece è andato incontro sempre a Nicorvo il Movimento S.F.I.A.M., una formazione che i veri drogati di politica e di elezioni piucchelocali non possono davvero dimenticare.  
L'emblema, in effetti, è già stato visto più volte nel corso degli ultimi anni in diversi microcomuni italiani. La grafica, scarna e molto letterale, richiama evidentemente quella delle liste presentate a Bosnasco (al di là del giallo usato al posto del rosso e al di là del fatto che quelle due liste, insieme, hanno acchiappato almeno due voti), ma anche quella dell'altrettanto indimenticabile Movimento P.I.L.U - e nessuno, sventuratamente, ha modo di sapere a cosa corrispondano questi acronimi imperdibili - che aveva corso alle comunali del 2013 proprio a Nicorvo, assieme ad altre 6 liste. Allora quella lista aveva ottenuto almeno un voto: la voglia di divertirsi, evidentemente, a qualcuno non è passata. 
Andando avanti ma rimanendo nel pavese, verrebbe da dire "Avanti Savoia!!!". Questo per lo meno a guardare gli esiti elettorali di San Damiano al Colle: i molti simpatizzanti della monarchia non potranno che essere lieti di sapere che tre candidati di Italia Reale - formazione che alle ultime politiche faceva parte del Blocco nazionale per le libertà, assieme a DemoCristiana di Denis Martucci, e si è anche presentata a macchia di leopardo sulle schede della Camera - sono riusciti a entrare in consiglio comunale. Certo al risultato ha contribuito in modo determinante che Italia Reale fosse l'unica altra lista presente oltre a quella vincitrice: il 4,53% è stato sufficiente a centrare il risultato.
Spostandoci molto più a destra, troviamo Forza Nuova che a Laglio (Co) elegge tre consiglieri con il 7,22%: si tratta dell'unica presenza in comuni sotto i mille del partito di Roberto Fiore, formazione che in passato si presentava spesso a elezioni di questo tipo (dunque senza firme) per cercare di ottenere qualche rappresentante con più intensità. Imperdibile poi il simbolo di Stop Commissariamento, perché se non altro dichiara il programma nel suo simbolo stesso (costruito come un divieto di fermata senza il fondo blu): il gruppo che aveva costituito la lista - quasi tutti volontari che gravitano nell'orbita dell'Auser, si è letto sulla stampa - hanno spiegato prima del voto che il loro scopo era proprio evitare al comune di Borgofranco sul Po, nel mantovano, il rischio del commissariamento qualora non fosse andato a votare un elettore su due. In effetti non ci sarebbe stato bisogno di loro, vista la presenza di una terza lista che - sempre a quanto si è letto sulla Gazzetta di Mantova - sarebbe stata presentata da "un gruppo di agenti penitenziari non residenti in paese". Alla fine Stop commissariamento una battaglia l'ha comunque vinto: coi suoi 19 voti ha ottenuto due dei tre seggi riservati all'opposizione, lasciando il terzo alla lista Passi nel futuro (14 voti, 5,03%).
Ultima tappa del tour lombardo - e, più in generale, in tutto il nord Italia che ha votato nelle scorse settimane - è Agra, comunello della provincia di Varese. Lì di liste ne sono state presentate tre: due erano certamente autoctone, mentre è più difficile capire perché qualcuno abbia presentato la terza, Progetto sociale per Agra. Il simbolo, intendiamoci, è anche accettabile sul piano grafico (di solito in questi casi l'occhio vede di molto, molto peggio), ma alla fine della fiera il carniere è vuoto, che più vuoto non si può: zero voti ottenuti, mentre le due liste locali hanno fatto il pieno. Il Progetto non ha convinto nessuno o, forse, a pensarci bene non lo conosceva nessuno?

venerdì 8 giugno 2018

METti un esperimento al seggio (per provare che era meglio Bunga Bunga)

A volte si notano più le assenze delle presente, per cui quest'anno i cultori delle liste dei paesi "sotto i mille" (quelle che, tanto per ricordarlo, non necessitano di raccolta di firme) noteranno probabilmente la sparizione, in particolare dai comuni del Piemonte, del Movimento Bunga Bunga. L'assenza, come si vedrà, è tutto meno che casuale, essendo frutto di un preciso disegno del suo ideatore, Marco Di Nunzio: il demiurgo di Forza Juve, Chiam(aGas)parino e altri emblemi imperdibili non poteva però lasciare soli i drogati di politica di ogni italica latitudine.
Non ci si attenda, però, simboli scoppiettanti, di quelli che è impossibile non notare. A Lignana e Lenta, in particolare, la brigata Di Nunzio ha fatto depositare un emblema in apparenza inoffensivo, quello del Met, sigla che sta per Movimento per l'economia e il territorio. L'emblema è di quelli che più nazionalpopolari non si può, ma anche un po' anonimo a pensarci bene: fondo blu, tricolore pennellato, sigla rossa, puntata e bombata (e anche un po' chiassosa) nella parte superiore, nome scritto per esteso in basso; nessun riferimento territoriale, né al comune né al territorio più ampio. Nei due piccoli comuni in provincia di Vercelli, dunque, si presenterà il simbolo del Met; visto che in entrambi i casi le liste sono tre, non è assicurato l'approdo in consiglio comunale. Ma allora perché è stato presentato proprio quel contrassegno?
La spiegazione, a questo punto, è il caso di farsela dare dallo stesso Di Nunzio: "Questa è una prova di statistica". In che senso? "Nei comuni sotto i mille abitanti, le liste civetta funzionano senza fare nessuna pubblicità: a Osasio, in provincia di Torino, con la lista Bunga Bunga - Campioni d'Italia sono stati eletti tre consiglieri comunali; a Rittana, nel cuneese, è mancato poco che eleggessimo il sindaco". E questa volta invece? "Met non è una lista civetta, ha un programma politico di estrema destra, è impegnata in pubblicità elettorale e i candidati saranno presenti sul territorio; eppure, anche se candideremo praticamente le stesse persone come candidati e ci si presenterà in territori simili per problematiche e condizioni sociali a quelli in cui con Bunga Bunga abbiamo ottenuto risultati importanti - e sempre con un elettorato piemontese - sono convinto che non prenderanno nessun voto o, alla meglio, non si supererà l'1%".
Una sconfitta annunciata, dunque, peraltro non a costo zero, ma che senso ha l'operazione? "Voglio fare un calcolo sul diverso rendimento delle liste "civetta" basate sul calcio, sul sesso o su eventi sociali eclatanti, da una parte, e di una lista civica come il Met, che ha un suo programma, una sua strategia di propaganda e i candidati - gli stessi di Bunga Bunga - presenti sul territorio". Chissà se gli abitanti di Lignana e Lenta si renderanno conto di essere parte di un esperimento sociologico made in Bunga Bunga

lunedì 4 giugno 2018

Messina, simboli e curiosità sulla scheda

Difficile, davvero difficile battere il record di liste presentate in questo turno elettorale a Messina: se nel 2013 gli elettori avevano trovato 17 simboli sulla scheda, questa volta sgraneranno gli occhi vedendone quasi il doppio, ben 29, in appoggio a "soli" sette aspiranti primi cittadini. Anche il sindaco uscente, Renato Accorinti, che era arrivato alla guida del comune (al ballottaggio, da secondo più votato) con una lista sola, stavolta cerca la riconferma sostenuto da tre liste; il primato assoluto, però, spetta al centrodestra che schiera addirittura dieci liste in appoggio al suo candidato, Dino Bramanti. E gli elementi imperdibili messinesi non sono finiti.

Cateno De Luca

1) Giovani x De Luca sindaco

Il sorteggio ha scelto per aprire le schede la candidatura di Cateno De Luca e, in realtà, la prima peculiarità è proprio lui. Già sindaco di Fiumedinisi, in provincia di Messina, eletto nel 2012 e nel 2017 consigliere regionale in Sicilia, ora si candida a primo cittadino del capoluogo di provincia, sostenuto da sei liste; la prima è Giovani x De Luca sindaco, con tanto di pollice recto tratto da Facebook. La scelta di dedicare una lista ai giovani sembra dettata dal cursus honorum dello stesso De Luca: sul sito ricorda di essersi iscritto "a quattordici anni ai pulcini della Democrazia Cristiana diventando l’attacchino ufficiale della sezione DC di Fiumedinisi" e c'è chi lo ricorda - nel 2004 - poco più che trentenne segretario nazionale del Partito democratico cristiano, fondato da Flaminio Piccoli e proseguito da Clelio Darida. 


2) Messina Nord

Subito dopo è stato indicato il simbolo di Messina Nord e, già a guardarlo anche distrattamente, si capisce che il pollicione non era rivolto semplicemente ai giovani: quello, infatti, è riportato in modo esattamente identico qui, al pari della parte inferiore del contrassegno. Questi due contrassegni, alla pari degli altri in appoggio a Cateno De Luca, appaiono decisamente prodotti in serie (altro che immagine coordinata...), con variazioni minime, dei nomi e dei colori di fondo (qui è stato scelto il blu scuro). In questo caso, la lista sembra rivolgersi soprattutto agli abitanti dei quartieri settentrionali della città, con un interessante tentativo di connotare territorialmente il proprio elettorato. Una scelta che penalizza la singola lista, ma forse può premiare il candidato sindaco.


3) Messina Sud

Dopo il Nord, viene quasi naturalmente il Sud, anche se qui di naturale c'è poco, visto che la disposizione è frutto del solo sorteggio. Anche per Messina Sud la struttura è perfettamente uguale, semplicemente il colore di fondo si schiarisce leggermente e, come detto, cambia il riferimento territoriale alla zona della città. Sembra quasi di cogliere la sicurezza del candidato sulla sua capacità di raccogliere (o rastrellare?) voti in ogni angolo di Messina, cercando di non lasciare fuori proprio nessuno dal suo ventaglio di liste (sia mai che si scontenti qualcuno). Viva Messina, Messina tutta intera, dunque; ma perché accontentarsi delle zone della città, quando si può andare oltre?


4) La svolta per Messina

Al quarto posto il sorteggio ha collocato la lista La svolta per Messina, che mantiene ovviamente lo stesso format per il simbolo: unica differenza qui, oltre al nome (con "La" in corsivo, per dare un po' di movimento all'emblema e caratterizzarlo un po'), riguarda il colore della parte superiore, in questo caso tinta di rosso. E' tutt'altro che nuovo, invece, il concetto di svolta, spesso evocato a livello locale da candidati e forze politiche che puntano a distinguersi da chi ha amministrato il comune nel mandato giunto al termine. Non stupisce dunque che il candidato De Luca voglia proclamarsi come "persona della svolta", tra l'altro con un simbolo che, per la sua grafica, si presta a essere facilmente ruotato.


5) Messina Centro

Procede lo sguardo sulla scheda e ci si rende conto che questa volta il sorteggio ha rovinato tutto o, per lo meno, ha fatto un bello scherzetto a chi ha preparato le liste con cura e studio. Perché va bene che il Nord stia più in alto del Sud, ma se due simboli più in giù spunta Messina Centro geograficamente c'è qualcosa che non funziona. Non succede nulla, ovviamente, e non ci sono riflessi sul risultato del voto, ma il vero drogato di politica non può non notare anche queste curiosità (compresa la scelta cromatica del verde, che doveva stare tra il blu scuro e l'azzurro) che danno inevitabilmente sapore alla competizione e la rendono unica. 


6) De Luca sindaco di Messina

Il sorteggio ha riservato per l'ultimo posto il simbolo più personale tra quelli legati a Cateno De Luca: fondo tutto giallo (con manica del "pollicione" rossa per potersi vedere) e nome in evidenza, mentre in basso ci sono cinque pallini con i colori usati per il fondo degli altri contrassegni della coalizione. Dunque è questo lo schieramento in appoggio a De Luca, lui che "il sindaco lo sa fare!" e punta a una "Messina bella, protagonista e produttiva". E visto che fin dall'inizio non ci si è fatti mancare nulla, non si può davvero perdere la rassicurazione ospitata sulla prima pagina del programma: "il nostro impegno per Messina è per i prossimi dieci anni e non un giorno in più!" Ah beh...


Gaetano Carmelo Maria Sciacca

7) MoVimento 5 Stelle

Secondo estratto tra i candidati sindaci è Gaetano Carmelo Maria Sciacca, indicato come aspirante primo cittadino dal MoVimento 5 Stelle. Ecco che, puntualmente, sulla scheda appare il simbolo del M5S nella sua ultima versione (inaugurata alle elezioni politiche e replicata in tutte le elezioni amministrative da quel momento in avanti), dunque con il nuovo sito "ilblogdellestelle.it" collocato nella parte inferiore del contrassegno. E, come ormai di consueto, l'emblema della forza politica di Luigi Di Maio si presenta in corsa solitaria sulle schede, non accoppiato ad alcun altro simbolo nel sostegno al proprio candidato alla guida del comune. 


Placido Bramanti

8) Ora Messina

Il terzo candidato estratto è Placido (Dino) Bramanti, indicato come aspirante sindaco dal centrodestra. E' lui, come si è detto, il top scorer delle liste, avendone addirittura 10 (che riempiono in altezza l'intera scheda). La prima formazione in base al sorteggio è Ora Messina, il cui nome è reso graficamente anche dalla trasformazione della "O" in un orologio da taschino con tanto di lancette (come a dire che il momento è questo), sovrapposto alla Sicilia tratteggiata in grigio (tranne per l'area che più o meno corrisponde alla provincia di Messina, campita con tratto blu). Si tratta di una delle liste che, pur civiche, sono espressione dei dirigenti locali di Forza Italia (questa, in particolare, fa riferimento a Luigi Genovese.


9) Peloro 2023

Al secondo posto, nella coalizione di centrodestra, si colloca Peloro 2023 (chiaro monito a ottenere il mandato di amministrare la città fino ad allora). Il nome, di per sé, è un segno territoriale ben riconoscibile per i messinesi: Capo Peloro infatti è la punta estrema nord orientale della Sicilia, la sede di Cariddi, il punto d'ingresso nord dello stretto di Messina; il faro stilizzato all'interno dell'emblema, sulla "punta" di uno dei due lembi di terra, è proprio quello di Capo Peloro, fondamentale per chi naviga da quelle parti. Anche questa formazione, peraltro, a dispetto del suo look civico è in realtà legata a Forza Italia e, in particolare, al gruppo che fa capo a Francantonio Genovese (padre di Luigi).  


10) Insieme x Messina

L'elenco della coalizione prosegue con Insieme x Messina, altra formazione che si presenta come civica, ma in effetti è accreditata come lista che fa riferimento a Forza Italia, in particolare al deputato messinese Nino Germanà. Come per il simbolo precedente, il colore dominante è il blu scuro, ma c'è anche l'azzurro (quasi a voler ricreare l'alternanza tra cielo e mare) sotto la parola manoscritta "me", che un po' richiama la sigla di Messina, un po' porta l'elettore a identificarsi proprio con quel simbolo. Il nome ricordato, invece, punta più sul fattore aggregante del gruppo (e, non a caso, "insieme per" si ritrova di solito in liste di centrosinistra, ma non è detto); da segnalare il "per" reso in giallo e "pennellato", quasi a invitare chi entra in cabina a fare la croce lì sopra.

11) #diventeràbellissima

Ecco spuntare sulla scheda, al quarto posto nella coalizione di centrodestra, il primo simbolo già noto a livello più ampio tra quelli schierati a sostegno di Bramanti. Si rivede infatti il contrassegno di #diventeràbellissima, la formazione che lo scorso autunno era stata varata per sostenere la candidatura a presidente della Regione Sicilia di Nello Musumeci. La presentazione qui mostra il sostegno a Bramanti delle stesse forze civiche che sono riuscite pochi mesi prima a riportare il centrodestra alla guida della regione. Stessa grafica minimal, con il nome-hashtag su fondo giallo e l'indicazione del candidato nel segmento inferiore blu, con la struttura semplicemente ribaltata in orizzontale.

12) Noi con Salvini

Le elezioni comunali messinesi si distinguono, tra l'altro, per la scelta della Lega-non-più-Nord di non presentare il proprio simbolo, com'è invece avvenuto in vari comuni del centro e del sud, preferendo invece l'emblema di Noi con Salvini. Si tratta, in qualche modo, di un ritorno che non passa inosservato: erano stato in molti, in fondo, a pensare che l'emblema filo-salviniano elaborato alla fine del 2014, dopo la trasformazione affrontata dalla Lega nei mesi scorsi, sarebbe stato accantonato, anche in considerazione dei risultati non eccelsi ottenuti nelle consultazioni in cui ha corso. E invece rieccolo qui, pronto a fare la sua parte per portare voti a Bramanti.

13) Idea sicilia - Popolari e autonomisti

Le scorse elezioni regionali siciliane hanno fatto conoscere sull'isola un altro simbolo, quello di Idea Sicilia, l'associazione simboleggiata dalla mongolfiera fondata da Roberto Lagalla (già rettore dell'università di Palermo), accostato ai Popolari e autonomisti, ove i "popolari" sono quelli che fanno riferimento al Cantiere popolare - già Popolari di Italia Domani - di Saverio Romano (la struttura del simbolo, con la corona blu e la bandiera "a onda" nella parte bassa del cerchio centrale viene da lì) e quel che resta del Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo, che al contrassegno complessivo ha apportato la colomba. L'emblema, che alle regionali aveva superato il 7%, si ripresenta qui, sperando di raccogliere una parte importante del voto moderato e autonomista.

14) Fratelli d'Italia

Non poteva certo mancare, all'interno della coalizione di centrodestra, il simbolo di Fratelli d'Italia. Ed eccolo qui, estratto al settimo posto della compagine che sostiene Bramanti. In questo caso il partito di Giorgia Meloni ha scelto di utilizzare il proprio emblema ufficiale, senza corde e con la sola fiamma senza base a trapezio, ma anche senza il nome della leader nazionale e senza altre indicazioni anche solo territoriali. Se nel 2013 la competizione non era andata benissimo (Fdi aveva raccolto solo l'1,65%), il clima politico attuale potrebbe favorire almeno in parte anche questo partito (che alle regionali si era presentato con Noi con Salvini e ora corre da solo).

15) Forza Italia

Altro caposaldo irrinunciabile della coalizione, dopo le tre liste civiche ben riconducibili (ma non sul piano grafico) all'ambiente forzista, è il simbolo vero e proprio di Forza Italia. Se altrove il partito di Silvio Berlusconi ha scelto di caratterizzare almeno in parte in chiave territoriale il proprio emblema, qui è stato utilizzato il simbolo adottato alle elezioni europee del 2014, che al di sotto della bandierina (ridotta, ma intera) del partito pone il cognome del leader (di dimensioni decisamente più contenute rispetto all'emblema visto alle ultime elezioni politiche), ma senza altre indicazioni sulla città o sulla candidatura locale. Nella speranza che il simbolo puro e semplice basti a convincere i messinesi.

16) Il Popolo della famiglia

La penultima posizione, all'interno della coalizione che sostiene Dino Bramanti, è toccata alla lista del Popolo della famiglia. Il simbolo presentato è quello consueto, che appare sulle schede di molte città (oltre che su quelle delle ultime elezioni politiche) a partire dal 2016, con la famigliola tradizione (padre, madre e due bimbi) a tinte pastello e il monito "No gender nelle scuole". Si tratta ovviamente della prima partecipazione a livello locale della formazione guidata da Mario Adinolfi; il risultato potrebbe non essere troppo soddisfacente (come del resto è stato fin qui nelle altre competizioni elettorali affrontate), ma il centrodestra potrebbe comunque beneficiarne.

17) Bramanti sindaco per Messina

Il sorteggio ha collocato in ultima posizione la lista personale di Dino Bramanti, denominata Bramanti sindaco per Messina. Anzi, bisognerebbe includere anche il punto finale all'interno del nome, visto che nella "pezza" arancione - un colore, lo si ammette, di solito sfruttato di recente a sinistra - è scritto "Per Messina.". In questo caso il nome del candidato sindaco è il vero elemento distintivo dell'emblema (oltre che il più evidente, grazie anche al grassetto, in questa costruzione grafica e cromatica); è assolutamente neutro invece lo sfondo (equamente diviso tra azzurro e blu), che sembra messo lì essenzialmente per far risaltare - grazie soprattutto al tocco di bianco posto sotto a "Bramanti sindaco". 

Giuseppe Trischitta

18) Noi per Messina

Quarto candidato estratto per queste elezioni amministrative è Giuseppe "Pippo" Trischitta, a lungo consigliere comunale e già capogruppo di Forza Italia, che si presenta sostenuto da due liste. La prima, Noi per Messina, è quella con l'immagine più "araldica" in assoluto: contiene infatti, nel cerchio blu centrale, il leone coronato, emblema dell'ex provincia - ora città metropolitana - di Messina, che regge in mano uno stendardo, il cui vessillo è tinto dei colori cittadini. Gli stessi colori che tingono la corona circolare (rossa) che racchiude il contrassegno e il testo contenuto in essa. Tra i candidati in lista, anche vari artisti legati al territorio che hanno scelto di prestare il loro volto e il loro impegno a questa campagna elettorale.

19) Messina splendida

La seconda lista a sostegno di Trischitta (di cui, anzi, lui stesso è capolista) è stata denominata Messina splendida: il concetto è lo stesso visto alla base di #diventeràbellissima, ma qui in realtà si vuole dire che già Messina è bellissima e merita "semplicemente" di essere valorizzata. Il concetto di bellezza è reso anche in modo figurato: la Sicilia (stilizzata), infatti, è rappresentata attraverso la bellezza di un volto femminile (quasi alato), che si staglia su un mare scuro dipinto a pennello o forse a pennarello. L'intenzione è sicuramente apprezzabile, la resa grafica probabilmente non è la migliore possibile, ma di certo il simbolo che ne esce è unico e inconfondibile.

Renato Accorinti

20) Renato Accorinti sindaco

Quinto candidato a finire sulla scheda è il sindaco uscente, Renato Accorinti, divenuto primo cittadino di Messina nel 2013 al ballottaggio (ma dopo che al primo turno il candidato del centrosinistra Felice Calabrò si era fermato al 49,93%, mentre la sua coalizione aveva ottenuto più del 65% dei voti). Accorinti riuscì nell'impresa pur potendo contare su una sola lista, Renato Accorinti sindaco. Quel simbolo ritorna, come segno di continuità, a distanza di cinque anni: nessuna modifica al contrassegno, quindi stesso arcobaleno su fondo bianco - i colori della pace spesso indossati dal sindaco anche in occasioni ufficiali - e stesse font utilizzate per l'emblema che ha vinto l'ultima volta.

21) Cambiamo Messina dal basso

Rispetto a cinque anni fa, peraltro, Accorinti ha voluto arricchire la propria coalizione: a sostenere la sua ricandidatura, infatti, questa volta ci sono altre due liste. Il sorteggio ha individuato, dopo il ritorno della lista personale del sindaco, innanzitutto CMdB, sigla poco leggibile che sta per Cambiamo Messina dal Basso. Il contrassegno sembra in qualche modo imparentato con quello visto subito sopra: c'è sempre l'arcobaleno, ma questa volta occupa tutto lo sfondo e ha un andamento curvo; a muovere l'immagine provvedono anche le frecce che puntano verso l'alto, sia per sollevare Messina sia per simboleggiare l'idea di cambiamento "dal basso".

22) Percorso comune

Terza lista presentata in appoggio alla conferma di Accorinti è Percorso comune: una lista strettamente legata a una delle battaglie più importanti dell'amministrazione uscente, quella sulla mobilità. La giunta Accorinti rivendica infatti i grandi investimenti in mezzi pubblici, quintuplicati nel giro di cinque anni. Non è affatto un caso che a lavorare per la presentazione e il successo di questa lista sia stato il vicesindaco uscente con delega alla mobilità Gaetano Cacciola e che sul simbolo, su una strada litoranea stilizzata, sia posto proprio un autobus stilizzato (anche se, per come è stato disegnato, in modo molto schematico e staccato dal fondo stradale, sembra quasi che stia volando o sia sospeso).

Emilia Barrile

23) Leali - Progetto per Messina

Dopo Renato Accorinti, il sorteggio ha indicato il nome di Emilia Barrile, unica donna tra coloro che aspirano a guidare il comune di Messina. Lei, presidente uscente del consiglio comunale (e autosospesasi da tempo da Forza Italia), ha scelto una corsa autonoma e, soprattutto, solitaria: si presenta infatti appoggiata da una sola lista, Leali - Progetto per Messina, un nome che ha spiegato lei stessa alla presentazione della sua candidatura: "Leali perché può far pensare alle ali per volare ma anche alla lealtà che mi ha sempre contraddistinta nel compiere le mie battaglie politiche a partire dall'aiuto alle persone semplici e per tornare a loro che saranno sempre il mio punto di riferimento". Il tutto su fondo giallo (con piccoli inserti rossi, per non dimenticare che siamo a Messina) e con una spruzzatina di blu e di tricolore.

Antonio Saitta

24) LiberaMe

Ultimo estratto tra i candidati alla carica di sindaco è Antonio Saitta, proposto dal centrosinistra: con sei liste, la sua è la compagine più nutrita dopo quella in appoggio a Bramanti. Il sorteggio ha indicato come primo simbolo quello di LiberaMe"una lista variegata, giovane, una lista di persone perbene", nelle intenzioni di chi l'ha presentata. Il nome, ovviamente, si vale della sigla di Messina (dando luogo peraltro a una denominazioni quasi spagnoleggiante); quanto alla grafica, non ci sono veri segni territoriali sul contrassegno, ma c'è il mare di Messina, volutamente mosso e con un'onda ben visibile, per dire che la città dovrebbe essere liberata e non tenuta ferma, in modo che possa - sempre secondo i proponenti - riacquistare vita. 

25) Antonio Saitta sindaco di Messina

La seconda casella dell'ultima parte di scheda è occupata dalla formazione personale di Saitta, che si chiama appunto Antonio Saitta sindaco di Messina. I colori sono praticamente quelli della città, anche se il rosso qui sembra più che altro granata; elemento decisamente dominante del contrassegno qui è il cognome del candidato, scritto in corpo ben più grande rispetto a ogni altra parola contenuta nel cerchio. Quel nome, però, non vuole essere solo: la parte superiore del simbolo, infatti, è occupata da un gran numero di sagome di persone, a simboleggiare che l'aspirante primo cittadino è a capo di una squadra e come tale si presenta agli elettori.

26) Pdr - Sicilia futura

La terza lista della coalizione di centrosinistra rappresenta una peculiarità del territorio siciliano: si tratta infatti del Pdr - Sicilia futura, ossia della forza risultante dall'unione tra il Patto dei democratici per le riforme fondato dall'ex ministro Salvatore Cardinale (presente alle scorse elezioni comunali messinesi) e Sicilia democratica di Lino Leanza. Il simbolo che ha la Sicilia ombreggiata su fondo rosso, con un arco verde sotto per ricreare il tricolore è ormai noto da tempo, così come la particolarità di quel nome graficamente non in equilibrio (per la sigla - ormai difficile da intendere - scritta assai più piccola rispetto al resto del nome e comunque, molto spostata a destra, lasciando molto spazio vuoto a sinistra).

27) Articolo Uno - Movimento democratico e progressista

Subito dopo il Pdr - Sicilia futura, il sorteggio ha collocato un emblema che in molti probabilmente pensavano di non trovare più da nessuna parte: quello di Articolo Uno - Movimento democratico e progressista. Dopo l'esperienza di Liberi e Uguali alle elezioni politiche (dall'esito non felicissimo, per la verità), si poteva pensare che il progetto di far camminare insieme le tre anime fondamentali che l'avevano costituita fosse da proseguire, senza partecipazioni autonome locali. Così qui non è accaduto: non c'è il simbolo di LeU, ma c'è quello di Articolo Uno, a fondo bianco, con "Uno" scritto a caratteri cubitali. Un test di rilevanza territoriale, giusto per vedere l'effetto che fa.

28) Partito democratico

Tra i simboli del centrosinistra non poteva mancare quello del Partito democratico, che si aggiunge dunque agli altri di cui Antonio Saitta si può avvalere. In questo caso i dirigenti locali del Pd hanno scelto di presentare proprio il simbolo nazionale, senza alcuna caratterizzazione territoriale e senza inserire nel contrassegno il simbolo del candidato sindaco: c'è quindi solo il logo disegnato da Nicola Storto, senza nomi o altre grafiche. Cinque anni fa l'emblema superò di poco il 12%, ma il simbolo dei Democratici per le riforme prese l'11,5%: ora è più difficile ipotizzare il risultato che sarà determinato da questo turno elettorale, specie dopo l'esito delle elezioni politiche.

29) Impegno civico per Messina

Ultima lista della coalizione e, per inciso, anche ultima formazione a essere inserita su manifesti delle candidature e schede per il voto è Impegno civico per Messina. Si tratta della lista messa in piedi da Giovanni Lazzari e qualificata come "strumento di partecipazione per tutti coloro che si riconoscono 'cittadini politici'". La grafica è caratterizzata da due elementi curvilinei - verde e rosso, per richiamare il tricolore, così come la sottolineatura rossa e gialla sotto "per Messina" cita i colori cittadini - che, oltre a rendere inconfondibile il contrassegno, riprendono in qualche modo le iniziali del nome (o per lo meno del suo nucleo fondamentale) scelto per la lista.