lunedì 17 settembre 2018

Trento, simboli e curiosità sulla scheda

Dopo la provincia autonoma di Bolzano, è il turno di occuparsi dei simboli depositati in vista del rinnovo del consiglio della provincia autonoma di Trento. Come quella bolzanina, anche la legge elettorale trentina prevede che la presentazione dei contrassegni preceda quella delle liste; per l’esattezza, contempla un primo deposito tra il 44° e il 43° giorno che precede il voto per i contrassegni tradizionali (o comunque già certi) che si vogliono tutelare; tra il 34° e il 31° giorno prima delle elezioni si potranno ancora presentare simboli nuovi assieme alle liste e a tutti i documenti prescritti, ma gli emblemi non potranno essere confondibili con quelli depositati nei giorni precedenti.
Proprio per la funzione di tutela dei contrassegni, non c’è da stupirsi che più di una forza politica abbia scelto di depositare più di un emblema, così da tutelare il più possibile tanto emblemi del passato, quanto grafiche o denominazioni simili. In effetti c’è chi si è particolarmente espresso in questo caso: il Partito autonomista trentino tirolese e l’Associazione Fassa hanno depositato ben 6 contrassegni alternativi, anche se uno soltanto sarà utilizzato; altri gruppi sono stati più moderati, ma il deposito multiplo è stato praticato da molti perché i ben 51 contrassegni depositati riguardano soltanto 32 gruppi. In questo caso non vale invece la norma prevista per la provincia di Bolzano, per cui l’esenzione dalla raccolta firme scatta solo con l’uso dello stesso contrassegno con cui si sono riportati eletti alle Camere o in consiglio provinciale (per cui si deposita quell'emblema da utilizzare in emergenza, ma si cerca comunque di raccogliere le firme con il simbolo nuovo).
Gli emblemi saranno presentati seguendo l’ordine del sorteggio; in caso di deposito multiplo, si indicheranno subito i numeri degli altri simboli depositati a nome dello stesso gruppo politico.

1 e 32) Partito socialista italiano


Il sorteggio ha collocato al primo posto un contrassegno depositato dal Partito socialista italiano, che dunque ha intenzione di partecipare al prossimo voto provinciale. 
Il contrassegno ufficiale del partito, tuttavia, ha solo il numero 32: il numero 1, invece, è stato assegnato dalla sorte a un diverso emblema, che ricorda la versione precedente del simbolo del Psi (quella senza il tricolore nella parte inferiore) ed era già stato visto sulla scheda nel 2013. Il nome è rimasto Riformisti per l’autonomia, lo slogan è “diritti, opportunità, equità”, ma la rosa dal gambo molto esile (rispetto all’enorme corolla del fiore) che domina sul profilo della provincia di Trento è proprio quella del socialismo europeo, che si è tramandata dallo Sdi al Ps al Psi. Anche se nel frattempo il socialismo europeo ha cambiato immagine. 
E' probabile che la doppia presentazione dei contrassegni sia stata fatta a solo scopo cautelativo: nessuno dei due emblemi, infatti, godrebbe del beneficio dall'esenzione dalla raccolta firme. Ogni presentazione di liste (autonome) legate espressamente al Psi, in ogni caso, è sempre un evento: capita di frequente, infatti, che esponenti socialisti siano eletti sotto contrassegni diversi, mentre le corse con il proprio simbolo spesso non sono state fortunate. Andrà meglio stavolta? 

Simbolo n. 44
2, 8, 19, 23, 31 e 44) Associazione Fassa

Il secondo simbolo presentato è stato depositato a nome dell'Associazione Fassa, un soggetto nato "in (e per) la Valle di Fassa, all'insegna di una nuova Politica, fatta di concretezze e di proposte volte a migliorare la nostra Comunità" (così si legge sul sito), guidato dalla presidente Elena Testor e dal segretario Luca Guglielmi. La lista dell'associazione sosterrà la candidatura del leghista Maurizio Fugatti, anche se il nome dell'aspirante presidente della provincia non figura su nessuno dei sei contrassegni presentati dal gruppo. Quello originale (adottato nel 2012), che riporta solo il nome "Fassa" sopra al profilo delle torri del Vajolet e una sorta di arcobaleno (anche se con colori diversi da quelli consueti) è quello con il numero 44 ed è apparso sulle schede anche nel 2013; gli altri cinque sono varianti del primo, esclusivamente sul piano nominale, con il nome integrato in italiano o in ladino, con il preciso scopo di evitare che altre associazioni con nomi simili si presentino.
In alto da sinistra, i simboli nn. 31, 8 e 19; in basso, i nn. 2 e 23

3) CasaPound Italia

Anche alle provinciali di Trento, come a quelle di Bolzano, tra gli emblemi depositati c’è pure quello di CasaPound Italia, che cinque anni fa non era invece stato depositato. Per il simbolo tricolore con la tartaruga-casa ottagonale, dunque, si tratta della prima presenza simbolica alle elezioni per il rinnovo dell’amministrazione della provincia. Un simbolo sempre uguale a se stesso, che non ha bisogno di alcuna caratterizzazione territoriale per essere riconosciuto, per lo meno da chi intende votarlo (pochi o tanti che siano).

4) La Bussola del Trentino

Il simbolo estratto con il numero 4 è stato per molti una totale incognita, almeno in una prima fase: cercando online, infatti, si trovava essenzialmente il riferimento a un convegno del Corriere organizzato nel 2009 appunto a Trento. Poi però Geremia Gios, ex direttore del dipartimento di economia e management all'università che qualcuno nelle settimane scorse aveva immaginato come candidato civico per il centrodestra (scelta che non ha poi avuto spazio), ha fatto sapere che quel contrassegno è legato a lui: non sarà lui il candidato presidente, ma sta lavorando alle liste. Intanto qui, su fondo arancione, appare un'elegante bussola tradizionale, con tanto di ago magnetizzato.

5) MoVimento 5 Stelle

Al numero 5 è stato sorteggiato il MoVimento 5 Stelle, alla seconda partecipazione elettorale alle provinciali di Trento (nel 2013 aveva raccolto il 5,72%). L'emblema rispetto a cinque anni fa è cambiato ben poco, soltanto con riguardo al sito riportato nella parte inferiore del contrassegno (da Beppegrillo.it a Ilblogdellestelle.it, saltando a piè pari Movimento5stelle.it che è stato in uso nel periodo intermedio): tutto il resto è perfettamente riconoscibile e non è improbabile che questa volta arrivi un risultato migliore per il M5S.

6) La civica per Gios

Come il nome testimonia molto bene, il simbolo La civica per Gios è stato depositato in previsione di una lista che, se non sostiene direttamente la candidatura del professor Geremia Gios (il cui cognome è l'elemento più evidente all'interno del contrassegno), è pronta a farne proprie le idee e a concretizzarne i progetti. I concetti di sobrietà, coerenza, trasparenza e condivisione sembrano raffigurati con le tre sagome umane stilizzate (peraltro già viste in altri emblemi e loghi altrove) gialle in campo azzurro scuro. 

7) Autonomisti popolari

Il caso ha voluto che il sorteggio abbia collocato, subito dopo una delle potenziali liste legate al progetto di Gios, il contrassegno degli Autonomisti popolari, la formazione guidata da Walter Kaswalder (che sarà anche capolista) che all'inizio si era detta interessata alla proposta di Gios, anche se ora sostiene Fugatti. Lo scopo del gruppo è, da statuto, "la promozione e la realizzazione di una integrale e dinamica autonomia e della sua amministrazione secondo i fondamentali principi della giustizia distributiva" tendendo a "un autogoverno" che tenga conto delle "caratteristiche storiche e tradizionali" delle persone del luogo, "oltre che delle loro necessità di progresso politico, sociale ed economico, per un valido ed indispensabile inserimento nell'ambito dell’Europa delle Regioni e dei Popoli, con l’obiettivo di costituire l’Euroregione Tirolo". E proprio "per l'Europa dei popoli e delle regioni" si può leggere sul simbolo, il cui elemento più visibile è un cristallo di ghiaccio su fondo rosso.

9) Etica

Ha scelto di depositare il proprio simbolo anche il Movimento Etica, di cui è coordinatore nazionale Massimo Taddei che alle ultime elezioni politiche era stato candidato sotto le insegne del Partito valore umano. Il movimento (in continuità ideale con il Pvu), "tenendo in considerazione il principio fondamentale della “Dignità dell’Uomo", intende arrivare "alla pacificazione nazionale" (senza più destra, sinistra o centro), "chiedendo conto della gestione dei beni del popolo [...] e rivalutandone la sovranità nei settori: politici, sanitari, finanziari, economici, scientifici, culturali, agrari, energetici". Il contrassegno non fa altro che inserire l'emblema - quadrato, come le sfumature di sfondo al variopinto "girotondo intorno al mondo" mostrano - all'interno di un cerchio bianco.

10 e 14) Unione di centro

Dopo il Movimento Etica il sorteggio ha collocato il primo dei due contrassegni presentati dall'Unione di centro, la cui collocazione all'interno del centrodestra non è mai stata messa seriamente in discussione. I due emblemi presentati sono pressoché identici tra loro e discendono evidentemente dall'emblema nazionale, ben riconoscibile con lo scudo crociato in primo piano (sopra le vecchie vele di Ccd e Democrazia europea) su fondo azzurro.
L'unica modifica percettibile riguarda la parte testuale ospitata all'interno del segmento circolare rosso posto nella parte superiore del contrassegno. Nell'emblema estratto nella posizione n. 10 è stato inserito il riferimento al Trentino, mentre in quello collocato al n. 14 si è preferito scrivere "con Fugatti", con il cognome del candidato presidente posto in maggiore evidenza (anche rispetto a "Trentino", visto che il nome è più breve). Abbastanza incomprensibile, su piano grafico, la scelta della font Futura Standard Book, certamente elegante e leggibile ma decisamente esile, forse troppo per una scritta bianca su fondo rosso di un contrassegno elettorale ("Casini", "Italia" e altre parole collocate in quella posizione hanno sempre usato almeno un grassetto, se non un Black).

11) Lega

Tra i due contrassegni appena visti si è collocato, all'11° posto, quello della Lega: se nel 2013 il Carroccio era stato praticamente la sola forza politica - assieme ai Cattolici europei uniti - a sostenere la candidatura del "suo" Maurizio Fugatti, questa volta il sostegno è ben più ampio. Il nucleo del simbolo è rimasto lo stesso, con Alberto da Giussano e la bandiera trentina, ma se è stato aggiunto il riferimento all'autonomia, non c'è più quello al Nord e, nella parte inferiore, è evidente il cognome di Salvini (sul modello del simbolo delle politiche), con al di sotto la scritta "Trentino" al posto di "premier". E la Lega è il solo partito di rilievo del centrodestra a non aver presentato varianti e a non aver inserito il nome di Fugatti nel simbolo.

Simbolo n. 42

12, 15, 21, 36, 42, 50) Partito autonomista trentino tirolese

Ha scelto di depositare ben sei contrassegni anche il Partito autonomista trentino tirolese, che anche in questo caso sosterrà Ugo Rossi nella sua candidatura (di riconferma) alla guida della provincia autonoma di Trento. L'emblema utilizzato sarà verosimilmente lo stesso di cinque anni fa, cioè l'ultima sua versione, con le due stelle alpine su fondo nero e la sigla Patt, con la "A" rossa per sottolineare il concetto di autonomia. Il partito del segretario Franco Panizza, tuttavia, ha deciso di depositare - per tutelare - tutta la sua storia: tra i contrassegni depositati, infatti, si trovano quello dell'Associazione studi autonomistici regionali, da cui ha avuto origine il Patt, nonché tutti quelli che il partito ha adottato nel corso degli anni (quando ancora si chiamava Pptt e adottava al proprio interno tre stelle alpine, e quelli più recenti in cui le edelweiss erano solo due, ma si inseriva la sigla Pptt-Ue o si lasciavano i fiori da soli).

In alto da sinistra, i simboli nn. 36, 12, 15; in basso, i nn. 21 e 50

13) XII stelle

Qui, in tutta sincerità, tocca veramente alzare le mani. Perché non si sa davvero nulla di questo gruppo politico che ha depositato, sotto il nome XII stelle, un emblema con la mappa muta dell'Europa, le dodici stelle della bandiera disposte "a uovo" e viste schiacciate dall'alto e, nel mezzo, il disegno fatto a computer di un fiore. Unica cosa che si apprende attraverso un articolo del Corriere del Trentino è che proprio questo contrassegno sarebbe stato il frutto di una ricusazione: in un primo tempo, infatti, all'interno sarebbe stata contenuta una croce, cassata perché anche a Trento sono vietati immagini e soggetti religiosi. Per il resto, però, buio totale.


Simbolo n. 46

16, 46 e 51) Futura 2018

Al numero 16 è stato sorteggiato un altro simbolo nuovo, ma di cui si sa decisamente di più. Futura 2018, infatti, è il nome di una lista, di un progetto politico e di un'associazione presieduta da Paolo Ghezzi, noto soprattutto come giornalista (ha diretto L'Adige), editore e scrittore (tra i suoi libri, Il Vangelo secondo De André). Tra la fine della primavera e l'intera estate si erano fatte ricorrenti e sempre più robuste le voci di chi - tra le componenti ufficiali di Verdi, Articolo 1, Primavera trentina ma anche in gruppi di "autoconvocati" -  avrebbe voluto Ghezzi come candidato alla presidenza della provincia per il centrosinistra, in alternativa all'uscente Ugo Rossi.
Alla fine il Pd ha scelto di candidare Giorgio Tonini, per cui - come scritto dallo stesso Ghezzi, che non aveva certo lanciato personalmente la propria candidatura - "non ha osato scommettere sul rinnovamento". Ciò nonostante, dopo tanti mesi di discussione affrontati "con audacia e generosità, con cuore e pazienza", la lista ha scelto di continuare il proprio sostegno al centrosinistra (ponendo Ghezzi in posizione di capolista), con la convinzione che l'unico avversario da battere sia "la destra leghista nazionalista", per evitare che anche Trento sia attratta in una tendenza che riguarda ormai gran parte dell'Italia. 
Alla fine la lista ha mantenuto il nome dell'associazione, inserendo nel contrassegno anche lo slogan "Partecipazione e solidarietà". Elemento grafico caratterizzante è "una virgola, molto semplice e pulita" (come si legge nella descrizione del contrassegno) di colore verde acqua, contornata di bianco, rosso e arancione; la stessa figura, pure se "a specchio", viene richiamata anche nel riferimento al 2018 (sostituendo lo 0), per cui "si sono formate due monovirgolette". Ghezzi ha depositato peraltro tre versioni del contrassegno: quella sorteggiata con il numero 16 ha lo slogan sotto al nome della lista, mentre le altre due lo hanno spostato sullo spazio bianco, facendo posto al nome del capolista. Sarà utilizzata la versione - sorteggiata con il numero 46 - che presenta la dicitura "con Paolo Ghezzi", ma il diretto interessato aveva presentato pure l'emblema che accanto al suo nome conteneva la parola "presidente": come a dire che non ci sarebbe stato bisogno di un suo impegno così forte, ma nel caso ci si era già preparati al salto più impegnativo.


17) Civica Trentina

Di seguito il sorteggio ha collocato un simbolo già noto e rappresentato in consiglio: si tratta del profilo montano stilizzato che si staglia sul fondo azzurro sfumato dell'emblema di Civica Trentina (che, a dispetto dell'assonanza, non ha alcun legame con la Civica "margherita" che fu di Dellai). La formazione nel 2013 aveva sostenuto la candidatura a presidente di Diego Mosna assieme a Progetto Trentino, Fare Trentino e altre tre liste; questa volta si presenta all'interno dell'ampia coalizione che appoggia la corsa presidenziale del leghista Maurizio Fugatti, che dunque potrà beneficiare dei valori di "autonomia e libertà" riportati nel simbolo.  


18 e 24) Forza Italia

Nel 2013 sulle schede non era finito esattamente il simbolo di Forza Italia, ma quello molto simile di Forza Trentino. Questa volta gli elettori della provincia di Trento troveranno invece l'emblema originale del partito guidato da Silvio Berlusconi, anche se non nella stessa versione vista alle ultime elezioni politiche: l'emblema sorteggiato con il numero 18, infatti, è quello adottato dai candidati forzisti alle elezioni europee del 2014, con la bandiera interamente contenuta in una circonferenza blu e con il semplice nome di Berlusconi al di sotto.
In occasione del deposito dei contrassegni tradizionali, tuttavia, il partito di Berlusconi ha presentato anche una seconda versione dello stesso contrassegno (sorteggiata al numero 24), che ha leggermente ridotto le dimensioni della bandierina per fare spazio all'indicazione della candidatura di Maurizio Fugatti, che via via ha visto convergere i partiti maggiori di centrodestra. E' probabile che alla fine sarà proprio questa la versione del contrassegno che finirà sulle schede; intanto però il partito ha scelto di tutelare anche la versione senza nome.


20 e 27) Territorialità responsabilità economia

Un'altra coppia di simboli è stata depositata da Tre, acronimo di Territorialità responsabilità economia, la lista legata a Roberto De Laurentis che in un primo tempo avrebbe dovuto far parte della coalizione di centrodestra (e continua ad attestarsi su quelle posizioni), mentre ora è impegnata in una corsa solitaria. Il nome scelto per la formazione è, volendo, esso stesso un simbolo: "TRE di TREntino - si legge sulla pagina Facebook - di 'T' territorialità, di 'R' responsabilità, di 'E' economia. TRE valori che verranno declinati in tutti gli ambiti politici". La sigla è la vera protagonista - soprattutto per dimensioni - del contrassegno color verde acqua, con la sagoma a profilo spezzato del Trentino leggermente più chiara; completa l'emblema quella che - viste le righe orizzontali sul corpo, potrebbe sembrare un'ape (mentre nelle prime versioni dell'emblema è certamente una farfalla). Unica differenza tra i due contrassegni è la presenza, in quello sorteggiato con il numero 27, di un piccolo "cartello" (ombreggiato) con la dicitura "De Laurentis presidente": dovrebbe essere proprio questo l'emblema con cui la formazione si presenterà agli elettori trentini, anzi, TREntini.


22) Primavera trentina

Il simbolo sorteggiato nella posizione numero 22 è quello della Primavera trentina, gruppo di sinistra nato "dal basso" a partire da un appello firmato da vari esponenti della società civile, tra cui lo psichiatra Renzo De Stefani. E' rimasto nel simbolo il cerchio "pennellato" degli inizi (che era anche la posizione di tutti i partecipanti alle riunioni di quel nuovo soggetto), unito a fiori su esili rami; è ben probabile però che il simbolo non arrivi sulle schede, visto che chi aveva dato vita alla Primavera ha poi contribuito a dar vita a Futura 2018, di cui è capolista Paolo Ghezzi.


25) Noi per il Trentino

Al posto numero 25 il sorteggio ha collocato il raggruppamento Noi per il Trentino, grafica che ricorda decisamente quella vista poche settimane fa per Noi per Alto Adige, movimento gemello: cambiano solo il colore di fondo (blu invece che arancione) e il profilo delle montagne collocato nella parte bassa del contrassegno. Il gruppo è guidato da Ivo Tarolli, già senatore dell'Udc, ed è schierato a sostegno di Ugo Rossi con l'idea dichiarata di costituire "una Svp bianca per interloquire con tutto il territorio alpino e con l'Europa", oltre che con Noi per Alto Adige, per ricostruire una comunità regionale.


26) Rivoluzione felice

Il simbolo collocato subito dopo è quello di Rivoluzione felice, il progetto più legato a Geremia Gios, sulla base del quale mesi fa aveva chiamato a raccolta i trentini anche se poi la sua candidatura alla presidenza della provincia autonoma non sembra essersi concretizzata. L'elemento preponderante del contrassegno è un arco a tutto sesto, con il concio che fa da chiave di volta messo in evidenza in colore arancione su sfondo verdino, quasi a sottolineare il ruolo che la rivoluzione immaginata da Gios aveva.


28) Il popolo della famiglia - Noi per il Trentino - Etica

Il simbolo estratto successivamente rappresenta l'unica vera "bicicletta" di queste elezioni, anche se da un certo punto di vista rappresenta un triciclo. Lo stesso contrassegno, infatti, contiene le "pulci" del Popolo della famiglia di Mario Adinolfi e di Noi per il Trentino, ma c'è anche nella parte inferiore il nome abbreviato del Movimento Etica. Inizialmente doveva essere questa la lista pensata da Ivo Tarolli a sostegno di Ugo Rossi, con l'idea che corresse a fianco del Patt: partito che, tuttavia, non avrebbe preso benissimo la presenza degli adinolfiani nella compagine, per cui l'accordo sarebbe saltato in itinere.


29) Agire per il Trentino

Nella posizione numero 29 c'è un altro simbolo a sostegno di Maurizio Fugatti, prettamente locale, ma che risulta addirittura registrato come marchio: quello di Agire per il Trentino, movimento nato nel 2016 con una forte vocazione autonomista. Il sito stesso descrive l'emblema nei dettagli: "Il simbolo presenta la parola Agire in maiuscolo solido in carattere a bastone con il punto sulla i maiuscola per rinforzare l’accento sul significato della parola che sta per capacità di azione, di mettersi i gioco e di prendere iniziative. Il sottotitolo 'per il Trentino' accomuna l’appartenenza del movimento al territorio e alla comunità che in esso vive. I colori azzurro/blu del cielo terso e verde scuro/chiaro del paesaggio accentuano il valore di amore e della volontà di agire e fare per 'prendersi cura', fare bene. Il fondo del testo è grigio chiaro per esprimere serietà e autorevolezza". A ciò a questo giro si aggiunge una sorta di post-it giallo ombreggiato con il nome del leader e capolista, Claudio Cia. 


30) La catena

Non poteva davvero mancare una presenza simbolica ben nota ai #drogatidipolitica da quelle parti: La catena. Anche questa volta Bruno Franco, artigiano nato a Bolzano, ha presentato il simbolo del suo movimento, che aveva avuto una certa notorietà a livello nazionale per essere stato depositato al Viminale prima delle elezioni europee del 2014 e anche prima delle politiche di quest'anno. La doppia scure è sempre lì, la catena a maglie ben unite per esprimere tutta la rabbia e l'esigenza di cambiamento: "tutto il potere ai commercianti, agli artigiani e agli imprenditori", si potrebbe dire. E Franco lo dice: presenterà anche la lista?


33) Federazione dei Verdi

Tra gli emblemi depositati si rivede anche un grande classico, il sole che ride della Federazione dei Verdi. Non si tratta certo di una novità, ma ormai è sempre più raro vederlo in uso o anche solo depositato da solo, non unito ad altri emblemi. Qui invece c'è la grafica storica, in uso da quasi trent'anni: non significa per forza che la lista sarà presentata, ma in qualche modo il partito - che nelle settimane precedenti si era espresso chiaramente in sostegno a Paolo Ghezzi - ha scelto di marcare la propria presenza.


34) Autonomia dinamica

Il nome della forza politica il cui simbolo è stato estratto alla posizione numero 34 è interessante: Autonomia dinamica, infatti, è una formazione nata nel 2016 per "diffondere l’Autonomismo Popolare, al fine di costituire - si legge nello statuto - un percorso di crescita per il territorio e i suoi cittadini, basandosi sugli elementi fondamentali di Democrazia, Giustizia, Solidarietà sociale, Tradizioni e Merito, tutelando e valorizzando l’Autonomia trentina con particolare attenzione alle diversità culturali e territoriali che la caratterizzano". Sul piano grafico Ad si caratterizza per un emblema "composto dalla testa di un aquila vista di profilo che si fonde con le montagne": uno dei suoi fondatori, Mauro Ottobre, è candidato alla presidenza della provincia autonoma.


35) Popoli Liberi - Freie Völker

E' stato sorteggiato con il numero 35, ma i media locali hanno debitamente messo in luce che il primo a depositare il simbolo è stato il vulcanico Paolo Primon, leader del partito Popoli Liberi - Freie Völker. Ciò peraltro è stato possibile grazie all'impegno delle truppe della Schützenkompanie Trient, intitolata al Major Giuseppe De Betta, di cui Primon è comandante: loro si sono infatti organizzate per trascorrere la notte davanti all'ingresso del palazzo della provincia, così che il simbolo potesse essere depositato per primo perché, come ha dichiarato lo stesso Primon, "poi dobbiamo andare a lavorare". Il movimento intende trasformare in modo pacifico il Trentino - Alto Adige "in una moderna regione Indipendente attraverso modi democratici, elettorali, e referendari, nel pieno rispetto delle leggi e della Costituzione della Repubblica Italiana e delle Comunità internazionali con la legge dell’autodeterminazione", tutto questo per "realizzare le aspirazioni dei popoli indipendenti, aspirazioni ad un autogoverno che tenga conto della necessità di uno sviluppo sociale legato alle caratteristiche etniche, culturali e storiche dei singoli popoli, tendenti ad una effettiva reciproca parità ed a una pacifica collaborazione paritaria tra tutti i popoli europei e del mondo". Nel simbolo - perfezionato dal grafico direttamente da Berlino, come ha scritto Primon sul suo account Facebook - spicca, oltre al nome del candidato alla presidenza, l'aquila del Tirolo.


37) L'altro Trentino a sinistra

Nella posizione numero 37 si colloca L'altro Trentino a sinistra, formazione che nel nome chiarisce subito il proprio posizionamento, certamente in autonomia rispetto alla coalizione che sostiene Giorgio Tonini. La formazione, che sostiene la candidatura a presidente di Antonella Valer (assieme a Liberi e Uguali, di cui è possibile che nasca una lista anche se non si è provveduto al deposito del simbolo in prima battuta), riunisce soprattutto persone legate a Rifondazione comunista e a Potere al popolo: il fondo è tutto rosso e spicca la silhouette bianca della provincia di Trento.


38) Unione per il Trentino

Non stupisce affatto trovare, tra i simboli depositati presso la sede della provincia, anche quello dell'Unione per il Trentino, movimento nato nel 2008 - soprattutto per volontà di Lorenzo Dellai - come evoluzione della vecchia Civica Margherita, che di quell'esperienza ha di fatto mantenuto la corolla del fiore. Nel 2013 l'Unione per il Trentino - registrata l'anno dopo anche come partito politico nazionale - ha contribuito in modo significativo alla vittoria di Ugo Rossi; questa volta ha seguito di nuovo il Pd nel sostegno a Giorgio Tonini.

39) Partito democratico

Si parlava appunto del Partito democratico, che ha scelto di non puntare alla conferma di Rossi ma di schierare un proprio candidato, il parlamentare dem - già cristiano sociale, poi Ds - Giorgio Tonini. Per questa campagna elettorale, proprio come cinque anni fa, il Pd ha deciso di utilizzare il simbolo tradizionale, con la minima caratterizzazione possibile: scrivere "del Trentino" sotto al logo elaborato da Nicola Storto, senza spostare il resto di una virgola. E alla pari della Lega e del M5S, non è stato presentato alcun emblema alternativo. 


40) Union autonomista ladina

Nel 2013 era alleata con il Pd e il Patt e altre forze anche l'Union autonomista ladina. Questa volta non si hanno notizie in rete delle scelte del movimento relative alle imminenti elezioni provinciali, ma non stupisce affatto che il simbolo sia stato tra quelli depositati. Si tratta dello stesso emblema impiegato cinque anni fa, con la figura che suona il corno e sotto i colori della Ladinia: tempo qualche giorno e si vedrà se saranno state raccolte le firme per una lista in cui la minoranza ladina possa sentirsi rappresentata.


41) Trentino Pop

Non passa certo inosservato il simbolo della lista Trentino Pop, sia per il nome, sia per il colore di fondo utilizzato e per la parola "Pop" enorme in primo piano. La "O", tra l'altro, è sostituita dal segno di accensione degli apparecchi, lo stesso utilizzato dal think tank Restart, legato alla senatrice Donatella Conzatti. Non è dato sapere se il simbolo resterà tale o se si trasformerà in lista, ma intanto la sola presenza induce interessati e osservatori a riflessioni e alla costruzione di possibili scenari. Tempo qualche giorno e saranno sottoposti a verifica.


43) Moviment Ladin de Fascia

Non c'è solo l'Associazione Fassa a rappresentare gli interessi della Val di Fassa: tra i simboli depositati, infatti, si trova anche quello del Moviment Ladin de Fascia, con nome rigorosamente in ladino. Sembrerebbe trattarsi in realtà di una new entry, perché il movimento non figurava tra le liste che hanno corso nel 2013. La grafica, peraltro, sembra piuttosto semplice e quasi 0.0, soprattutto per come appaiono le montagne. I colori del cielo e del prato sono gli stessi della Ladinia; da segnalare le sei stelle alpine disposte a sorriso.


45) Progetto Trentino

Anche Progetto Trentino, che qui è stato sorteggiato con il numero 45, è stato registrato a Roma come partito a livello nazionale, ma era comunque ovvio che il suo emblema fosse tra quelli presentati per questo turno elettorale. Nel 2013 il fumetto con le iniziali arancione e rossa di Progetto Trentino aveva sostenuto la candidatura di Diego Mosna ed era riuscita a ottenere quattro seggi; questa volta, anche questo emblema farà parte della coalizione di centrodestra, popolare e autonomista, dunque a sostegno di Maurizio Fugatti. 


47 e 49) Fratelli d'Italia

Nel 2013 alle elezioni provinciali partecipò anche una lista di Fratelli d'Italia, per sostenere da sola il proprio candidato Cristiano De Eccher: allora non andò benissimo (arrivò l'1,56%). Questa volta il partito di Giorgia Meloni torna dopo essersi ripreso la fiamma tricolore del Movimento sociale italiano (ma senza base e soprattutto rinunciando al nome scomodo di Alleanza nazionale che alla fine del 2013 aveva ottenuto dalla Fondazione An) e partecipa inevitabilmente alla coalizione - popolare, ma pur sempre connotata come di centrodestra - che sostiene la candidatura a presidente di Maurizio Fugatti. 
Per l'occasione, il partito ha depositato il proprio simbolo nazionale, ma non ha rinunciato a presentare anche un secondo contrassegno solo leggermente variato: nello spazio tra il bordo del cerchio e il nome, infatti, è stato inserito in giallo il riferimento "per Fugatti". Graficamente l'emblema risulta piuttosto pieno e "respira" poco in alto (si tratta pur sempre di un inserimento un po' forzato), ma se non altro le proporzioni sono state fatte in modo relativamente corretto; al di là della grafica, Fdi spera in questo caso di ottenere di più, anche per la collocazione in coalizione.


48) Fronte sovranista italiano 

Giusto tra i due simboli di Fratelli d'Italia, è stato sorteggiato il simbolo del Fronte sovranista italiano, che in questo caso ha preso il nome di Riconquistare l'Italia. Non esistono emblemi che portino la parola "sovranità" o "sovranista" all'interno, ma di certo questo si pone come facile da leggere e da riconoscere, oltre che decisamente caratteristico per la presenza della stella troncata da una parentesi: per scoprirne il significato, si può leggere la spiegazione data dal partito stesso. Presto si vedrà se al simbolo seguirà anche la lista.

venerdì 7 settembre 2018

Il simbolo elettorale della Lega salverà i fondi dal sequestro?

La decisione del Tribunale del Riesame di Genova sulla vicenda processuale relativa alla Lega Nord, scaturita dalla sentenza di primo grado del 24 luglio 2017 che aveva visto la condanna per truffa aggravata di Umberto Bossi, Francesco Belsito e alcuni ex revisori del partito (per l'iscrizione nel rendiconto di "false informazioni circa la destinazione delle spese sostenute", i cui fini erano estranei agli interessi del partito) e aveva disposto la confisca di 49 milioni di euro quale "profitto del reato", è arrivata ieri e non è certo stata favorevole a ciò che resta del Carroccio. In un'ordinanza di sette pagine, il collegio ha disposto "il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta anche delle somme di denaro che sono state depositate o verranno depositate sui conti correnti e depositi bancari intestati o comunque riferibili alla Lega Nord successivamente alla data di notifica ed esecuzione del decreto di sequestro preventivo" emesso dal tribunale a settembre, "fino a concorrenza dell'importo di euro 48.969.617".

L'ordinanza e i suoi precedenti

La decisione, ovviamente, non è stata presa "a caso", ma si è dovuta adeguare a quanto aveva già stabilito nei mesi scorsi la Corte di cassazione, cui si era rivolta la Procura della Repubblica di Genova. Questa era contraria alla tesi iniziale del Tribunale del Riesame in base alla quale - com'era scritto nella precedente ordinanza del 20 ottobre 2017 - il sequestro finalizzato alla confisca poteva riguardare solo le somme che erano state trovate sui conti della Lega Nord al momento dell'accesso della Guardia di finanza e non anche quelle che vi sarebbero state versate in seguito, a qualunque titolo, ritenendo che con ciò si sarebbe avuta una "estensione del sequestro cautelare a tempo indeterminato": per i giudici occorreva "un nesso di pertinenzialità" tra i reati e le somme da sequestrare, per cui una volta effettuato il sequestro la partita era chiusa.
La Cassazione, invece, accogliendo i rilievi della Procura, ritenne - con la sentenza n. 29923/2018, depositata il 20 giugno ma con la decisione formata in udienza già il 12 aprile - che l'avvenuto sequestro non avesse esaurito l'efficacia del decreto originario che lo aveva disposto (e che la Lega Nord non aveva contestato), poiché alla base c'era sempre l'accrescimento dei fondi a disposizione della Lega Nord in seguito al "profitto del reato" (e il denaro, una volta illegittimamente percepito, si era confuso con le risorse legittime, dunque si poteva sequestrare qualunque somma fosse stata nella disponibilità del partito): ciò legittimava "la confisca diretta del relativo importo, ovunque e presso chiunque custodito e quindi anche di quello pervenuto sui conti e/o depositi in data successiva all'esecuzione del provvedimento genetico". Annullata con rinvio l'ultima ordinanza (del 16 novembre scorso) del Tribunale del Riesame di Genova, il nuovo esame da parte dello stesso organo doveva seguire per forza il principio di diritto indicato dalla Cassazione, per cui era difficile aspettarsi un esito diverso da quello che effettivamente si è avuto.
Sulla base di questo, è stato inutile per la Lega cercare di dimostrare che le somme attualmente presenti sui suoi conti (dopo il primo sequestro) erano di provenienza lecita: come già espresso in più occasioni dalla Cassazione, "poiché il fine del sequestro consiste nel ristabilire l'equilibrio economico alterato dalla condotta illecita", "l'adozione del sequestro preventivo non è subordinata alla verifica che le somme provengano dal delitto in quanto il denaro deve solo equivalere all'importo che corrisponde al profitto del reato". E poiché nel caso di truffa aggravata il sequestro preventivo è un atto obbligatorio e non a discrezione dei magistrati e che, comunque, si è di fronte a una funzione riparatoria del sequestro per "ristabilire l'equilibrio economico alterato dall'indebito arricchimento", non c'è motivo di limitare le somme sequestrabili al primo accesso della Guardia di finanza (anche perché questo farebbe dipendere "il quantum del sequestro da circostanze eccentriche e accidentali quali la data in cui la polizia giudiziaria decide di accedere presso la banca o la data in cui l'organo inquirente ritiene di dare esecuzione al sequestro del Tribunale". Il sequestro, dunque, "conserva tutti i suoi effetti anche mediante successive apprensioni delle somme che periodicamente confluiscano sui conti ad essa riferibili", fino al raggiungimento dei 49 milioni di euro.
Non hanno avuto successo le censure presentate dalla Lega Nord, in particolare quella in base alla quale sequestri e confische sarebbero inammissibili se svolte nei confronti di partiti politici, "in quanto esponenziali di interessi costituzionalmente tutelati", allegando che non era mai stato esteso ai partiti politici il d.lgs. n. 231/2001, che regola la responsabilità da reato degli enti e delle società: quella fonte, tuttavia, riguarda la responsabilità amministrativa (e non quella penale, come in questo caso). In più, per le ipotesi di truffa aggravata commessa a danno dello Stato il sequestro è, come detto, obbligatorio: non è possibile dunque valutare diversamente il fatto che a commettere il reato siano stati (in base alla sentenza di primo grado) i dirigenti di un partito e che il sequestro vada a colpire il partito che ha incassato quei fondi. 
Gli avvocati della Lega avevano poi espressamente parlato, nelle loro difese, di "diritti fondamentali denunciati dall'articolo 49 della Costituzione" dai quali sarebbero derivate "le modalità di finanziamento, che sia pubblico o privato, ai partiti politici". Ora, come è noto sul punto l'art. 49 della Costituzione non prevede nulla (si dice solo che "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale", visto che in Assemblea costituente fallì ogni tentativo di dire qualcosa di più preciso sulla "democrazia nei partiti" e sul loro finanziamento), anche se le leggi sul finanziamento pubblico ai partiti sono nate - in seguito a vari scandali finanziari - per tutelare il corretto concorso dei partiti alla determinazione della politica nazionale e un fine simile è legato alle disposizioni sulla trasparenza dei finanziamenti privati introdotte in seguito. 
Sulle questioni legate all'art. 49 l'ordinanza del riesame non si è diffusa: si è limitata a dire che il fatto che nel procedimento penale siano parti civili "i massimi Organi costituzionali di rappresentanza popolare", vale a dire le Camere che hanno versato alla Lega contributi non spettanti, "esclude ogni possibile violazione delle prerogative democratiche in relazione all'esecuzione della confisca". A ben guardare, dire che nel procedimento "madre" sono parte civile le Camere è cosa diversa dall'assicurare che i partiti hanno il diritto di essere in condizione di funzionare (anche) attraverso i finanziamenti; sembra piuttosto un modo elegante per dire che, visto che le Camere sono nella posizione dei danneggiati, non si può pretendere nulla di più sul piano delle garanzie.

Cosa accadrà in futuro?

L'ordinanza, dunque, ora c'è. Gli avvocati di via Bellerio potranno impugnarla in Cassazione, per evitare che la Guardia di finanza proceda immediatamente con il sequestro preventivo (in quel caso occorrerebbe attendere una nuova pronuncia della Suprema Corte, anche se è molto difficile che possa essere favorevole alla Lega, si rischia anzi una decisione di inammissibilità). Nel frattempo, però, ci si può basare su quello che è scritto e su ciò che nell'ordinanza non è scritto. Se infatti il sequestro riguarderà tutte le somme "che sono state depositate o verranno depositate sui conti correnti e depositi bancari intestati o comunque riferibili alla Lega Nord successivamente alla data di notifica ed esecuzione del decreto di sequestro preventivo", diverso discorso deve farsi necessariamente per conti che siano chiaramente riferibili a un altro soggetto e, dunque, non sarebbero oggetto di sequestro
Se, per esempio, i contributi dei parlamentari eletti dalla Lega e le somme di tutti i cittadini che intendano sostenere le necessità presenti del partito ora fossero versate direttamente sui conti della Lega per Salvini Premier, questi non sarebbero aggredibili e non si potrebbe mettere in discussione la libera volontà di cittadini ed eletti di sostenere quel partito e non un altro. La questione del 2 per mille è più complessa: sulle destinazioni già operate non c'è ovviamente nulla da fare, per il futuro invece sarà possibile beneficare la Lega per Salvini Premier, anche se ufficialmente questa non ha partecipato alle elezioni (il simbolo era della Lega Nord), ma la presenza nel contrassegno elettorale della dicitura "Salvini Premier" scritta nello stesso modo dell'emblema depositato con lo statuto dalla Lega per Salvini Premier potrebbe far rientrare anche per il futuro tra le formazioni beneficiabili in base alle norme sui partiti - art. 10 del d.l. n. 149/2013, convertito con legge n. 13/2014 - se questa fosse ritenuta sufficiente a far pensare che Lega Nord e Lega per Salvini Premier hanno "depositato congiuntamente il contrassegno elettorale e partecipato in forma aggregata a una competizione elettorale mediante la presentazione di una lista comune di candidati o di candidati comuni", ottenendo almeno un eletto (al momento la Lega per Salvini Premier fa parte dei partiti ammessi alla contribuzione del 2018 come componente del gruppo misto al Senato nella legislatura precedente).
Se fosse così, si spiegherebbe bene quanto detto ieri da Matteo Salvini a Marco Cremonesi del Corriere della Sera: "Lega ci chiamiamo e Lega ci chiameremo. E a meno che non me lo sequestrino, il cognome Salvini me lo tengo. Anche se di questi tempi, mai dire mai...". Non ci sarebbe bisogno di creare nessun partito, men che meno senza il nome di Lega: la messa in salvo del patrimonio futuro - soprattutto del 2 per mille - sarebbe possibile con ciò che c'è già, ma solo grazie a quanto ottenuto proprio dalla Lega-non-più-Nord e da Alberto da Giussano, oltre che dallo stesso Salvini. Questo non significa per forza che la Lega (già Nord) verrà messa automaticamente da parte, ma rende solo improbabile la creazione di un terzo contenitore (quarto se si vuole considerare anche Noi con Salvini) magari con un nome ancora diverso.

lunedì 3 settembre 2018

Nomi per la nuova Lega (se ci sarà): pregi e difetti di "Prima gli italiani"

La questione legata ai segni distintivi della Lega, strettamente intrecciata all'esito della decisione del Tribunale del riesame di Genova sul possibile sequestro delle future entrate del partito, non smette di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica e della stampa: così, benché il segretario federale Matteo Salvini anche ieri ad Alzano Lombardo abbia dato per certo ai militanti che "il nome non si tocca", le ipotesi continuano a fiorire. 
Se in precedenza Pietro Salvatori sull'Huffington Post aveva parlato di Lega nazionale, oggi su Repubblica Matteo Pucciarelli ha concentrato l'attenzione su "Prima gli italiani": si tratterebbe di una delle "ipotesi sulla scrivania di Matteo Salvini per cambiare denominazione al partito", assieme - si legge nel pezzo - a "Lega Italia", "Lega", "Popolo italiano" e "Noi".
La scelta, ovviamente, non sarebbe dettata dal caso ma dalle circostanze. Il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi - lo stesso che si sta occupando del crollo del ponte Morandi - ieri era stato intervistato da Andrea Pasqualetto per il Corriere della Sera e, in quell'occasione, aveva messo qualche "paletto" all'eventualità che i sequestri delle nuove risorse leghiste possano avvenire. Non solo ha chiarito che, anche in caso di ordinanza sfavorevole alla Lega, un certo indirizzo giurisprudenziale suggerirebbe comunque di non procedere coi sequestri ove quella stessa ordinanza fosse (di nuovo) impugnata in Cassazione (anche perché pende ancora in secondo grado il processo a Bossi e Belsito), ma ha trattato anche l'eventualità di un soggetto politico nuovo: 
Di fronte a un nuovo soggetto giuridico completamente autonomo, non potremmo fare nulla rispetto ai versamenti futuri. Anche se il neonato partito è erede del precedente dal punto di vista ideologico e politico. Bisogna sempre valutare la continuità giuridica per procedere e in questo caso salterebbe.
Le parole di Cozzi, che naturalmente in quanto pubblico ministero non sarà chiamato a decidere sulla vicenda (toccherà a un collegio di tre giudici), sono piuttosto chiare: non conta la continuità politica, ma quella giuridica e "un nuovo soggetto giuridico completamente autonomo" metterebbe davanti a sé un muro. E da un certo punto di vista queste caratteristiche le ha già la Lega per Salvini Premier: lo dimostra lo stesso sito della Lega Nord, nel momento in cui precisa che in nessun caso al momento coincidono l'iscrizione alla Lega e alla Lega per Salvini Premier, perché alla prima possono iscriversi solo coloro che sono residenti o domiciliati nelle regioni-nazioni indicate nello statuto, mentre gli altri si possono iscrivere solo al secondo soggetto giuridico; se in futuro coloro che sono iscritti oggi alla Lega (Nord) si iscrivessero alla Lega per Salvini Premier, questo non darebbe continuità giuridica e i soldi delle loro iscrizioni sarebbero salvi, così come non si potrebbe contestare la possibilità per parlamentari e consiglieri regionali di versare parte dei loro emolumenti - che non sono certo soldi del partito, all'origine - alla "nuova" Lega (immaginando che quei versamenti non avvengano sulla base di un contratto ma di una sola intesa verbale; se ci fosse stato un accordo scritto, evidentemente con la Lega-non-più-Nord per cui erano candidati, la questione sarebbe più complessa).  
Certo, visto che le parole sono pietre, bisogna analizzare bene quello che ha detto il procuratore Cozzi: se si bada alla sola continuità giuridica, andrebbe bene un qualunque soggetto, anche già esistente. Il discorso cambia, ovviamente, considerando l'espressione "nuovo soggetto giuridico completamente autonomo", che sembrerebbe richiedere la costituzione di un nuovo ente di fatto, fin dall'origine (e nei suoi documenti fondativi) del tutto autonomo da ogni associazione attuale; da un certo punto di vista, la stessa frase sull'iscrizione che si è vista prima ha dei lati sfavorevoli all'impiego della Lega per Salvini Premier, perché la scelta di dividere gli iscritti mostra chiaramente un collegamento tra i due gruppi (e la compresenza dei simboli nelle pagine web di iscrizione tanto della Lega quanto della Lega per Salvini Premier corrobora questa impressione); è anche vero che questi sono legami politici, non certo giuridici, quindi non è detto che questi particolari siano rilevanti.
In ogni caso, la decisione sulla necessità o meno di un nuovo soggetto giuridico e sulla reale novità dei suoi segni distintivi influenza direttamente ogni riflessione su di essi. Scrive ancora Pucciarelli:
Se per marcare la distanza giuridica con il vecchio guscio sarà necessario un nome completamente diverso, senza neanche Alberto da Giussano nel simbolo, allora si pensa a una denominazione più da "slogan". In linea con la politica inaugurata in questi anni da Salvini, ma capace allo stesso tempo di calamitare e far sentire a casa anche elettori in libera uscita da Forza Italia o Fratelli d’Italia. Quindi - è il ragionamento - serve un nome non troppo identitario, non troppo antico con dizioni tipo “partito”, ma contenente già un messaggio preciso e riconoscibile. Da qui ad esempio il finora fortunato "Prima gli italiani", che già campeggia in tutte le slide della Lega, utilizzato ad ogni comizio, o anche sotto forma di hashtag e così via.
Quante possibilità ci sono che le cose vadano davvero così? Partiamo dagli altri nomi indicati all'inizio dell'articolo da Pucciarelli, al di là dell'uso della semplice parola "Lega", sostanzialmente identico a quello fatto sul simbolo a partire dalle elezioni politiche. Lega Italia è fuori mercato, perché lo ha utilizzato Carlo Taormina e in passato è stato particolarmente rigido nel difenderne la titolarità. Noi è già stato in qualche modo utilizzato in ambito leghista, non con troppo successo, benché sulla carta ci fossero alcuni elementi a favore: dalla sua ha certamente l'aspetto unificante, anche se crea un po' di confusione semantica (Noi... e gli altri? Non potrebbero dirsi "noi" per qualche ragione) e, in ogni caso, la stessa parola campeggiava sull'emblema depositato come marchio da Diego Della Valle a suo tempo. "Popolo italiano" potrebbe piacere, anche se naturalmente anche qui non si potrebbe mai dire che il popolo italiano è solo quello che vota Salvini. 
Si è lasciato per ultimo "Prima gli italiani", se non altro per quell'alone di plausibilità dato dall'uso frequente dello slogan con tanto di grafiche in stile trumpiano nella comunicazione di Salvini. Questo basta a trasformarlo in un nome per un partito? Ovviamente non lo si può escludere (e, con il senno di poi, sarebbe un modo per evitare quel che era accaduto a suo tempo quando il Carroccio si vide sfilare l'uso elettorale di Prima il Nord!), ma non è nemmeno automatico, per tante ragioni. Innanzitutto perché uno slogan forte non funziona con certezza sulla scheda. Secondariamente, qualcuno ha sottolineato - lo ha fatto Marco Zonetti su Affaritaliani.it - che a marzo 2017 il marchio "Prima gli italiani" era stato rivendicato da Casapound Italia, la quale aveva diffuso un comunicato in cui si leggeva "Prima gli italiani diventa un marchio, e un simbolo, registrato e ad usarlo potrà essere solo CasaPound Italia" e si era detta pronta a "portare in tribunale chiunque presenti un simbolo/marchio con scritto dentro Prima gli italiani. Esiste un simbolo registrato - di nostra proprietà - che si chiama 'Sovranità - Prima gli italiani'. Un simbolo che è già stato presentato alle elezioni in passato e che anche questa volta useremo per impedire di utilizzare la parola 'Sovranità' nel simbolo a qualunque formazione, compreso il movimento degli ineffabili Alemanno e Storace".
Tutto chiaro? Non proprio. Innanzitutto sarebbe davvero auspicabile che le forze politiche - tutte, ma proprio tutte - smettessero di mischiare le carte, confondendo marchi e segni di uso politico ed elettorale, perché si tratta di due campi profondamente diversi; le regole sono simili (quanto ai criteri della novità, capacità distintiva e liceità) ma il fine è del tutto diverso ed evitare di trasformare in mercato anche quel poco che resta della politica non sarebbe male. Secondariamente, il simbolo di cui parlava CasaPound lo si è già visto più volte alle elezioni locali (al Viminale non ci è finito mai), ma scartabellando tra le domande di marchio conservate nel database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, non si trova traccia di quell'emblema, nemmeno tra le domande rigettate: viene dunque da chiedersi a quale registrazione si riferisse l'associazione-partito dalla tartaruga ottagonale. Casomai, nello scartabellamento ritorna alla mente che all'inizio di febbraio del 2017 - dunque prima rispetto al comunicato di CasaPound - l'espressione "Prima gli italiani" era stata depositata come marchio, per cinque classi di prodotti e servizi, da Dimitri Kunz d'Asburgo Lorena, compagno di Daniela Garnero già coniugata Santanchè. Impossibile credere che quel nome sia stato registrato a favore di CasaPound e che questa possa rivendicarne la titolarità. "Prima gli italiani", dunque, come nome per l'eventuale nuovo partito sembra poco sicuro: magari sul piano giuridico non ci sarebbero ostacoli seri, ma iniziare la vita di un partito - creato magari per evitare aggressioni al patrimonio - dovendosi già difendere in tribunale non pare di buon auspicio.