venerdì 19 gennaio 2018

Elezioni politiche 2018: i simboli uno per uno



Di seguito illustro tutti i contrassegni elettorali depositati in vista delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. L'articolo vuole essere un work in progress, quindi cercherò di inserirli e commentarli quasi in tempo reale, quasi come se foste con me a vederli finire in bacheca. Buona abbuffata simbolica!

Depositati venerdì 19 gennaio 2018

1) Movimento associativo Italiani all'Estero (Maie)

Il primo posto, quest'anno, se l'è aggiudicato il Maie, presente nel Parlamento italiano ormai dal 2006. Proprio come allora, il simbolo è sempre lo stesso, cioè il profilo tricolore tracciato a matita dell'America meridionale, il tutto su fondo blu e con l'indicazione del leader, Ricardo Merlo. Come sempre, l'emblema - depositato da Antonella Rega - è stato disegnato e sarà presentato nella sola circoscrizione Estero e con riferimento alla ripartizione America meridionale. Finora, del resto, la formazione è stata sempre molto fortunata sul piano elettorale, avendo ottenuto eletti a ogni consultazione ed è probabile che possa confermare il risultato. 

2) Unital - Unione tricolore America latina

Il secondo simbolo invece è una new entry, si tratta dell'Unione tricolore America latina, una formazione nuova, evidentemente anch'essa pensata per la circoscrizione estero e, in particolare, per i seggi del Sudamerica. Si tratta di un soggetto politico guidato dall'avvocato Fabio Cantarelli, imprenditore residente in Paraguay, che ha raccolto attorno a sé persone provenienti dalle associazioni di volontariato,  esponenti delle istituzioni italiane (Comites) e persone legate al territorio. Al centro della corona blu (che contiene il nome e due cuori tricolori), c'è una sagoma dell'Italia sovrapposta al Sudamerica tricolore, in mezzo a 

3) Sacro Romano Impero Liberale Cattolico - Movimento Europeo Liberal-Cristiano "Giustizia e libertà" - Giuristi del Sacro Romano Impero - Atuttocampo nel tempo e nello spazio

Non si può davvero prescindere dalla presenza fondamentale di Mirella Cece, che anche quest'anno ha curato l'ordine della fila, distribuendo il numero ai presenti (da giorni!) con imperturbabile pazienza e presenta il suo simbolo decisamente completo, che raccoglie sotto l'egida imperiale e cattolica del Diritto Canonico tutti i movimenti o le realtà da lei create negli anni e che figurano debitamente nel nome, quasi certamente il più lungo di quest'anno. Si tratta ormai di un vero classico imperdibile delle elezioni e del rito che le apre: viene quasi il sospetto che, senza Mirella l'imperatrice, le elezioni valgano meno, anche se magari lei non presenta liste.

4) Movimento 5 Stelle

Inutile negarlo, l'attesa davanti al Viminale era tutta per Beppe Grillo e Luigi Di Maio, arrivati insieme a Davide Casaleggio a bordo di un van nero decorato coi colori e le insegne stellate per presentare il simbolo del M5S, ma non nell'ultima versione nota e divulgata, cioè con il riferimento al sito del MoVimento e non più a quello di Grillo, ma piuttosto a Ilblogdellestelle.it. Quando tutto il gruppo presente con Grillo (c'era pure Vito Crimi con Alfonso Bonafede) è passato, una massa di microfoni, flash, taccuini e registratori si è spostato lungo i corridoi, quasi una scorta pronta a travolgere i malcapitati non interessati al deposito. Commento captato al volo: "'na vorta Grillo s'andava a vedello a teatro, ora tocca annà ar Ministero!" Esatto...


5) Lega - Salvini Premier

Alla fine dalla Lega Nord non è arrivata nessuna sorpresa: l'arrivo di Roberto Calderoli intorno alle 7 del mattino è ormai un must, assieme ai soggetti ormai esperti della fila che si erano prodotti nello stesso compito (e bene, visto che erano arrivati primi) nel 2014. Nessuna sorpresa nemmeno dal simbolo, esattamente lo stesso divulgato settimane fa, con la sparizione del Nord, il nome di Salvini in giallo in grande evidenza e, sotto, la qualifica di "premier", tanto per non lasciare dubbi sulle intenzioni. A farla da padrone, però, è sempre la figura di Alberto da Giussano, nella statua di Legnano. Lo spadone è sempre lì, Calderoli (che si fa un selfie alla bacheca) anche  

6) CasaPound Italia

Erano stati tra i primissimi nel 2014 e anche questa volta si confermano "mattinieri" gli attivisti (molti, giovani e non solo) di CasaPound Italia. Con loro c'è anche il leader Simone Di Stefano, che provvede personalmente a depositare il contrassegno: è il solito, con la tartaruga ottagonale all'interno di una corona tricolore. Le firme per le candidature sono già state raccolte e Di Stefano ha le idee molto chiare sull'immediato futuro elettorale della sua forza politica: "Ci presenteremo alle elezioni - dichiara ai giornalisti che lo interrogano - supereremo lo sbarramento del 3% ed entreremo in Parlamento!" La notte dopo il 4 marzo si vedrà...

7) 10 volte meglio


La seconda fila viene aperta da un'altra new entry, la forza politica 10 volte meglio, fondata da Andrea Dusi. Stefano Ciccarelli, volontario ventenne che ha tenuto la fila al mattino, è convintissimo: "Siamo un partito principalmente rivolto ai giovani, oggi il 70% di loro non sa per chi votare e quindi non vota. Per noi occorre puntare soprattutto sulle competenze, Basta con gli slogan o con le politiche a breve termine. Il presente è irrecuperabile, bisogna puntare su tecnologie e innovazione, solo così può arrivare il cambiamento". Cambiamento che dovrebbe arrivare con un simbolo tutto lettering,  molto semplice, col nome su fondo rosso mattone e il 10 in evidenza. Il messaggio è chiaro: qualunque cosa, la faremo 10 volte meglio di voi. La grafica può non piacere, ma di sicuro emerge.

8) SìAmo

Altro emblema nuovo, anche se in realtà si era visto da qualche parte nei giorni scorsi. Si tratta di un gruppo, come tengono a precisare i depositanti, nato dal basso: "siamo nati nelle piazze, lottando contro il decreto Lorenzin in tema di vaccini e abbiamo raccolto in fretta molte persone, strutturandoci come movimento politico". Il gruppo è presente su Facebook e ospita vari contributi del dottor Dario Miedico; il simbolo non spicca particolarmente dal punto di vista grafico, al di là della A a tre colori, ma contiene in pratica tutto il loro programma: attenzione alla salute r e all'ambiente ("ma noi non c'entriamo con la componente parlamentare omonima di Pepe", assicurano), libertà di cura, comunità e coscienza. Da segnalare lo sbarco alle politiche dell'espressione "SìAmo", tipica delle elezioni amministrative degli ultimi anni. 

9) Democrazia cristiana

Eccolo qui il primo scudo crociato apparso in bacheca. Come era stato immaginato, a depositare il proprio emblema si è presentata pure la Dc che a dicembre del 2016 ha ottenuto dal tribunale di Roma di poter svolgere la propria assemblea autoconvocata da un decimo degli iscritti (della Dc-Fontana del 2012), per risvegliare il partito ritenuto dormiente. Da quella assemblea, non senza polemiche, uscì eletto Gianni Fontana, che oggi ha delegato al deposito Diego Coroni. Lui - dopo aver ricordato le sentenze che, a suo dire, rendono il suo gruppo titolare dell'emblema - assicura che quello è proprio l'ultimo simbolo utilizzato dalla Dc prima della sua indebita trasformazione in Partito popolare italiano. In effetti gli somiglia molto, non essendoci il bordo bianco tipico del logo usato in passato dalla Dc-Pizza. A guardar bene, i bracci della croce sono più stretti e il carattere con cui è scritta la parola Libertas è un Helvetica e non il vecchio Franklin Gothic. In stile Pizza, appunto. Non bastasse, c'è chi polemizza per quel deposito: "In teoria presentare il simbolo sarebbe giusto, ma se fosse fatto in buona fede - tuona Pellegrino Leo, tra i più attivi nel voler riproposta la Dc -. Fontana e Coroni non hanno parlato con nessuno di questo deposito, questo sembra fatto per danneggiare il centrodestra e non fa gli interessi della Dc, la smettano!" O bianco fiore, simbol d'amore...

10) Movimento tecnico nazionale popolare per la pace

"Guardi, io ho creato questo movimento perché sono il nuovo per gli italiani, perché in giro non vedo niente di nuovo, solo cose vecchie. Non ho altro da dichiarare." Sono queste le poche parole che Sergio Veronese ha speso per presentare il suo movimento, poi però aggiunge qualcosa: "Qui nessuno vuole cambiare le cose, invece dobbiamo farlo e dobbiamo lavorare per la pace e per portare la pace". Tutto questo sarebbe rappresentato da un simbolo in cui tre persone stilizzate si abbracciano tra di loro, mentre sopra di loro sembra quasi che ci sia il mare. Non un capolavoro di grafica, ma l'idea c'è.

11) Grande Nord

Se la Lega ha tolto la parola Nord dal simbolo, lo stesso termine è presente in formato gigante nel contrassegno - nomen omen - di Grande Nord, il soggetto politico creato ormai mesi fa da Roberto Bernardelli. A presentare il simbolo è venuto proprio lui, insieme ad Angelo Alessandri, già segretario della Lega Nord Emilia. Il simbolo lavora per essere presente alla Camera e al Senato in tutte le regioni del Nord e, ironia della sorte, nella bacheca è stato sistemato proprio sotto al contrassegno della Lega. "Devono cominciare ad avere paura, stiamo arrivando e adesso sono c...", precisa Bernardelli, che si stupisce un po' della mancanza di simboli di disturbo da parte della Lega. Forse non è così strano: magari non avevano nessuna voglia di fare loro pubblicità.

12) Partito liberale italiano


Ecco un altro partito che, pur essendo nuovo, si richiama espressamente alla tradizione. Si tratta del Pli che ha in Gianfranco Morandi e in Stefano De Luca i suoi dirigenti più importanti. Anche se molto probabilmente non presenterà le liste, essendo confluito all'interno della cosiddetta quarta gamba, ha comunque scelto di depositare il suo simbolo con il tricolore stilizzato al vento - ce l'ha dal 2004 - per avere un minimo di visibilità e per tutelarsi da eventuali imitazioni sgradevoli. Va bene che erano presenti in Parlamento all'interno della denominazione di un gruppo (con Idea di Quagliariello), ma la prudenza quando c'è di mezzo la politica non è mai troppa.

13) Potere al Popolo!

"Riuniamo la sinistra anticapitalista, nasciamo dal basso per raccogliere le istanze dei pensionati, dei lavoratori, dei precari, di tutti quelli che sono schiacciati nel conflitto capitale-lavoro. Un conflitto che non riconosce nessuno, ma il capitale la sua lotta la sta facendo e vincendo". La persona in fila al mattino presto per Potere al popolo, che riunisce tante sigle di base e partiti noti come Rifondazione comunista, il ricostituito Pci, Democrazia atea e vari altri, è convinta e sembra pronta alla battaglia. Nessuna immagine particolare - a parte la stella, naturalmente - nel simbolo, che è esattamente come lo si è visto nei giorni scorsi: testuale e pulito, tra il nero e il bordeaux.

14) Insieme - Psi, Verdi, Area civica

Nessun'altra sorpresa, dopo il primo intervento sul rametto d'Ulivo (che ora non è più centrale ma defilato a destra e rappresentato solo dalle foglie, giusto per evitare grane con chi rappresenta ancora l'associazione L'Ulivo), per il simbolo delle liste di Insieme, che raccoglie i "prodiani" di Giulio Santagata, nonché il Partito socialista italiano guidato da Riccardo Nencini e la Federazione dei Verdi di Angelo Bonelli, che accostano le loro "pulci" a quella di Area civica, legata al sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Grazie al Psi loro non avranno problemi di firme, ma convincere gli elettori non sarà comunque facile. Intanto il simbolo c'è.

14-A e B) Insieme

Non può dirsi a tutti gli effetti una sorpresa - al più la si può classificare una curiosità . la presentazione, da parte di Insieme, di due simboli alternativi, dedicati esclusivamente alle regioni in cui sono presenti minoranze linguistiche. In effetti, i Verdi o comunque i raggruppamenti che li contenevano hanno sempre perseguito questa politica (prima di loro lo hanno fatto frequentemente anche i radicali - soprattutto con la lingua tedesca; nel 2013 ha fatto questa scelta anche Sel, che peraltro aveva all'interno la componente ecologista di Loredana De Petris). 
Così, nel primo simbolo è stata aggiunta la dicitura in tedesco e ladino "miteinander - ensema", mentre nel secondo si legge "skupaj", che è la traduzione in slavo di "Insieme". Curiosità, in entrambi i casi i puntini delle "i" e dell'unica "j", per quanto meno visibili a causa delle dimensioni del testo, sono stati tutti resi con il pallino rosso, per perpetuare anche lì il richiamo allo stile dell'Ulivo. A dispetto del maggior affollamento del contrassegno (mai gradevole), tutto sommato l'effetto ottico non è disastroso e le tre "pulci" inserite restano comunque identificabili dall'elettore: ci vuole una buona vista, ma i veri problemi verranno - c'è da giurarci - con altri contrassegni. Soprattutto quelli non ancora depositati in bacheca.

15) W la fisica

Una delle novità assolute di questa tornata elettorale e un simbolo che, per semplice che sia, ha attirato l'attenzione. Lasciate perdere le malelingue maliziose di professione, che vorrebbero vedere a tutti i costi un doppio senso potando le lettere centrali di "fisica": qui c'è un progetto vero e proprio, in dieci punti, che si vuole portare avanti. Quali? Più scienza a scuola, più scienza in politica ("non può inseguire la piazza calpestando la scienza, come ha fatto con l'approvazione della sperimentazione di Stamina") e una giustizia che rispetti la scienza, sì alla sperimentazione animale e agli ogm ("fatti i dovuti controlli non ci sono motivi scientifici per bloccarli"), basta programmi di fuffa anti-scienza sulla Rai, attrazione degli scienziati in Italia e incentivi alla ricerca sulle energie rinnovabili, radiazione dei medici che prescrivono l'omeopatia e reato di istigazione per chi invita a non vaccinarsi. Tutto questo sta in un simbolo con un grafico di funzioni all'interno e la FISICA al centro. C'è anche il sito www.butta.org, che rimanda all'artefice del progetto, Mattia Butta, che sta completando la raccolta firme. Se il simbolo vi ha colpito, sappiate che non lo vedrete sulle schede: è destinato alla circoscrizione Estero (Europa)... 

16) Free flights to Italy

Destinato chiaramente anch'esso alla circoscrizione Estero (America centrosettentrionale), questo simbolo rimanda chiaramente al viaggio degli emigrati. "Free Flights to Italy - si legge nel sito www.freeflightstoitaly.ngo - è l'unica organizzazione nel mondo che ha come obiettivo specifico il beneficio dei cittadini italiani che vivono all'estero: costruire ponti tra comunità attraverso voli gratuiti da e per l'Italia. Essa opera sotto gli auspici del Presidente della Repubblica italiana. La più parte dei membri dell'organizzazione, tutti volontari AIRE, desiderano rafforzare i loro legami culturali con l'Italia con la scolarizzazione, l'apprendimento della lingua, i viaggi (gratuiti), la genealogia, lo studio della storia e dell'arte italiana, etc.". Sempre nel sito si precisa che non si è di fronte a un partito, né ci sono affiliazioni, ma volendo fare una politica propositiva, vuole partecipare alle elezioni e sta raccogliendo le firme per farlo. Se il nome è il messaggio più evidente nel simbolo blu, non potevano mancare un aereo e un tondino tricolore. Se "l'America è lontana / dall'altra parte della luna", così qualcuno si sentirà più vicino; se può volare gratis, meglio ancora.

17) Il popolo della famiglia

Aveva detto fin dall'inizio di voler partecipare alle elezioni, ma non solo quelle amministrative, volendo puntare decisamente alle politiche. E così a presentare il Popolo della famiglia al Viminale è arrivato proprio Mario Adinolfi: il suo simbolo, a fondo blu, ricco di stereotipi e con il monito "No gender nelle scuole", ormai rappresenta una sorta di piccolo classico della politica italiana degli ultimi anni. Che faccia o no le liste - le firme, anche dimezzate, non sono poche nemmeno per lui - era assolutamente necessario che oggi fosse presente, proprio per dare continuità almeno ideale al processo iniziato nel 2016 con la partecipazione a varie elezioni locali. Finora non è andata benissimo, ora chissà. 

18) Movimento politico Forconi

No, neanche stavolta sono i "Forconi" di Mariano Ferro, che non ce l'avevano fatta a presentare il proprio simbolo alle elezioni europee del 2014, arrivando in drappello alla fine dell'ultimo giorno al Viminale, e lamentandosi perché prima di loro qualcun altro aveva presentato un simbolo con la stessa parola. Anzi, a depositare (ci ha pensato il presidente nazionale Orlando Iannottisono proprio quei Forconi che nel 2014 presentarono un simbolo bianco con quella parola (e un tridente) soltanto: l'emblema stavolta è tutto diverso, con la scritta rossa su fondo nero con sfumatura blu, l'indicazione "La voce del popolo" e un nastrino tricolore preso dalla rete, perché in fondo un tocchino di italianità non fa mai male.

19) Per una sinistra rivoluzionaria

Il simbolo era già stato divulgato nelle scorse settimane, anche perché c'era assolutamente la necessità di raccogliere le firme per partecipare alla competizione elettorale. Questo non ha comunque scoraggiato Marco Ferrando dalla presentazione del contrassegno che contiene il suo Partito comunista dei lavoratori (con la già nota falce e martello trotzkista) e l'emblema della più recente Sinistra classe rivoluzione, con tanto di pugno stretto, duro e puro. In alto, le immagini di bandiere da manifestazione - rigorosamente rosse - parlano di altri tempi. Una sorta di Quarto stato, ma molto più rivoluzionario. Appunto.

20) Movimento Destre unite

Un ritorno, con qualcosa di nuovo, volendo. Il simbolo era già stato visto nel 2014, quando il suo artefice Massimiliano Panero l'aveva depositato per le elezioni europee e utilizzato alle regionali piemontesi (in sostegno a Gilberto Pichetto). Allora però alla fiamma simil-lepenista dovette sostituire una striscia tricolore: "Stavolta però il simbolo non possono più bocciarlo, perché è stato registrato insieme al nostro statuto: l'apposita Commissione l'ha approvato e ora resta così". C'è un altro ritocco interessante: nella parte blu inferiore, infatti, è apparso il simbolo dell'Alleanza europea dei movimenti nazionalisti, partito europeo rappresentato a Strasburgo di cui è segretario generale Valerio Cignetti e cui anche Panero appartiene. Secondo lui quella presenza è sufficiente a evitare la raccolta firme com'è stato concesso ai Verdi - Green Italia nel 2014. Non è facile che la sua tesi sia accettata, ma è giusto provare a farlo valere: in ogni caso, conviene riparlarne. 

21) Unione Imprenditori e Lavoratori Socialisti

La formazione è già nota, perché si è presentata più volte nel corso degli anni all'appuntamento con le bacheche ministeriali (dopo il 2007, anno in cui fu fondata). Questa volta, però, il simbolo dell'Uils, movimento politico, sociale e culturale fondato da Antonino Gasparo, si rinnova almeno in parte e soprattutto si colora. Il simbolo - uno degli ultimi con un disegno fatto a mano - ora è circondato da una corona tricolore; in più, a spezzare le catene, oltre alla Giustizia sociale, si trova la stilizzazione di un garofano (esile esile, ma è il primo ad apparire sulle bacheche quest'anno). Niente più nome intero stavolta: basta la sigla, più evidente e più colorata di prima, per identificarsi.

22) Movimento mamme del mondo

Si può parlare di ritorno, in un qualche modo, per il Movimento mamme del mondo (ma con la specificazione "per l'Italia"), già visto tra i simboli depositati prima delle elezioni politiche del 2013. Del movimento, in realtà, non si sa moltissimo, Considerando che nella pagina Facebook ufficiale l'unica informazione data è un motto, "sono tutti figli miei". Il link inserito, tuttavia, rimanda al sito di un'associazione onlus, Casa Africa, si tratta di dunque di una  realtà attenta al volontariato e alla solidarietà, immaginando che si rivolga anche e soprattutto alle mamme e stanno dall'altra parte del Mediterraneo. Difficilmente presenterà liste, ma il messaggio è importante. Anche se il simbolo, oggettivamente, non è tra i più memorabili.

23) Partito pensionati


Quello del partito di Carlo Fatuzzo, ormai, è a buon diritto uno dei simboli storici delle competizioni elettorali italiane e, insieme, probabilmente il più semplice, il più vuoto è il più immediato, con la sua scritta blu semplicissima ed evidente su fondo bianco. 
Nonostante questo e il lungo corso politico da lui affrontato in Italia, in Europa e in varie regioni (a partire ovviamente dalla sua Lombardia), Fatuzzo sembra particolarmente battagliero, o così almeno tiene a mostrarsi ai suoi elettori. Dopo aver depositato il contrassegno e averlo visto in bacheca, infatti, si fa registrare un video in cui proclama con forza: "Pensionati, all'attacco!!" Alè! 

24) PPA - Movimento politico pensiero e azione

A pensarci bene, anche il Ppa di Antonio Piarulli è ormai una presenza abituale all'interno delle bacheche del Ministero dell'Interno. Il simbolo ha continuato la sua evoluzione grafica, mostrandosi in questo caso più curato ma anche decisamente più pieno di elementi rispetto agli anni scorsi. In particolare, in questo caso è presente un riferimento evidentissimo al popolo delle partita Iva, così come in basso c'è una pulce di Proiezione italia, un progetto di studio per rilanciare decisamente il paese punto particolarmente interessante, peraltro è il fatto che Piarulli ritenga di non avere bisogno di raccogliere le firme, avendo ottenuto la registrazione del proprio statuto, in base a una lettura delle norme in materia da lui proposta. Anche qui sarà il caso di tornarci sopra.

25) Movimento sociale italiano

Ecco un altro simbolo che ci si poteva aspettare di trovare, irriducibile a ogni elezione politica, per far valere il proprio diritto all'esistenza e a fregiarsi di un certo nome e di un certo simbolo. Il simbolo del Msi di Gaetano Saya e di Maria Antonietta Cannizzaro torna nelle bacheche, stavolta senza base gialla e rossa (solo bianco e nero, come da tradizione) e sempre con il segno di marchio registrato accanto a "Destra nazionale". Saya e Cannizzaro rivendicano il loro diritto (esclusivo) all'uso dell'emblema del vecchio Msi in base alla sua registrazione come marchio e sulla base di una sentenza di corte d'appello di Firenze del 2016 - che loro ritengono ormai passata in giudicato - che darebbe torto alla Fondazione An e a Fratelli d'Italia (sentenza che su questo sito ho criticato e ancora mi lascia perplesso). Toccherà al ministero decidere, ma le speranze di farcela sono poche. 


26) Solidarietà - Libertà giustizia e pace

Il nome è quello consueto, che da anni siamo stati abituati a vedere nelle bacheche (e, da un po' di tempo a questa parte, anche nel registro dei partiti politici, essendo stato registrato lo statuto di Solidarietà). Eppure, al di là della prima parola del nome, tutto il resto è una vera rivoluzione nominale grafica, nel senso che al vecchio emblema viene letteralmente sovrapposto e circoscritto un messaggio nuovo. O meglio, un messaggio che era certamente già parte del programma precedente del partito, ma non era mai stato esplicitato sull'emblema. Si parla così di "Cristiani per la crescita felice" e di un "Nuovo modello di sviluppo per l'Italia". Messaggio importante, per carità, ma l'effetto grafico è davvero imbarazzante.

27) Movimento delle libertà

Ecco un altro emblema dedicato soltanto alla circoscrizione Estero, che poteva far pensare a un soggetto molto neoberlusconiano se ci si fosse fermati al primo sguardo. In realtà si tratta di un progetto creato nel 2007 che cerca di aiutare gli imprenditori all'estero a fare squadra con le imprese italiane, "per lavorare insieme sui mercati esteri per l'innovazione e per lo sviluppo" si legge nel sito. L'idea è aggregare le comunità e gli imprenditori operanti all'estero per creare un network delle ricchezze produttive e sociali (in Europa) fin qui disperse. Per questo c'è il tricolore e c'è la bandiera europea, per mettere bene i paletti sul territorio da considerare.


28) Partito valore umano

Come la precedente, ecco un'altra new entry delle elezioni nazionali, in tutti i sensi: la formazione è nata a novembre. A presentare il simbolo è stato il coordinatore nazionale politico Pasquale Ruga ed è lui a spiegare la "sua" creatura politica: "Obiettivo del nostro partito è ridare il sorriso agli italiani, dare a tutti l'opportunità di esprimere il proprio talento, applicazione della nostra Costituzione, che è la più bella del mondo. Vogliamo che l'Italia torni a essere il grande paese che è da una vita come storia". Questo dovrebbe essere comunicato attraverso un enorme cuore (con tanto di luce alla sommità, sotto la scritta (per un nuovo umanesimo"), dal quale partono le onde concentriche per diffondere, si immagina, lo stesso valore umano e l'amore per il paese. Tanto, tanto love.


29) SMS - Stato moderno solidale

La telefonia non c'entra, ma l'emblema ha in comune con la messaggistica breve la stringatezza: la sigla di Stato moderno solidale è così evidente da diventare essa stessa nome (più conciso di così...). Il nuovo progetto politico - che si presenterà solo in Basilicata e accoppia verde e arancione in modo quasi inedito, visto essenzialmente nel Nuovo partito d'azione - fa riferimento a Silvana Arbia. Lei, sulla sua bacheca Facebook, spiega il progetto: "SMS, l'acronimo che racchiude la nostra volontà di dare alle generazioni presenti e future uno stato moderno e solidale. Lo stato di diritto deve prevalere sullo stato di mercato che ha condizionato e svilito la condizione umana rendendo sudditi e consumatori gli individui la cui aspirazione a diventare cittadini viene sempre di più mortificata. La modernizzazione dell'impianto istituzionale, dell'esercizio della funzione pubblica, del modello organizzativo della società, è un obiettivo strategico come lo è un nuovo modello attuativo del dovere statale di solidarietà. E' stato un onore testimoniare la sua nascita in terra lucana ed è una grande soddisfazione constatare che anche se giovanissimo sta già suscitando attenzione e simpatia". In bocca a lupo (in un sms ci sta).


30) Movimento Italia nel cuore

Pensavate che l'esagerazione d'amore fosse finita con SìAmo e col Partito valore umano? No: il top - almeno per il primo giorno - si tocca con il Movimento Italia nel cuore, che ha il 49enne bresciano Mauro Tiboni come capo della forza politica. Il Movimento, si legge sul sito, è nato il 7 novembre 2015 dall'incontro tra Tiboni, padre separato che da 15 anni lotta per vedere il figlio, e Pietro Boero, ex agente Nocs ingiustamente accusato di omicidio, condannato a due ergastoli e solo in seguito giudicato innocente: da allora è nata l'idea di "un movimento politico che si occupa dei problemi concreti e quotidiani", attraverso un nome e il cuore che rappresentano le donne e gli uomini che vivono la quotidianità con spirito di sacrificio, umiltà e onestà, uniti nell'obiettivo di costruire una nuova classe politica, che fa e non si lamenta.


31) Recupero maltolto

Quando Enrico Andreoni, a passo svelto, percorre i corridoi del Viminale e arriva a depositare il suo contrassegno, la curiosità è tanta. Non per il motivo grafico dei suoi emblemi, che è sempre il salvadanaio (un tempo verde, ora blu), ma per il suo contenuto. Nel 2013 invocava gli Stati uniti d'Europa, nel 2014 anche; quest'anno, invece, nel salvadanaio c'è lo statuto dei lavoratori e il suo articolo 18; al di sotto, "Bonum commune aqua" è rimasto al suo posto, mentre quest'anno - al posto di "Aboliamo le province" e "No amnistia" - arrivano "Tutela domicilio" e "Jus pro merito", con riguardo alla cittadinanza. Con Andreoni non c'è da annoiarsi: si condividano o no le sue idee, è sempre interessante vedere cosa mette "in vetrina" di volta in volta. 


32) Sudtiroler Volkspartei - Partito autonomista trentino tirolese

Quanto fa una stella alpina più due stelle alpine? Una stella alpina! Se vi sembra che matematicamente ci sia qualcosa che non torna, sappiate che questo è quanto avviene con il contrassegno comune presentato da Svp e Patt. Non è la prima volta che le due forze politiche del Trentino Alto Adige, distinte ma accomunate dall'uso della edelweiss, corrono insieme: non si è scelto di fare una bicicletta tra simboli, ma di partire dalla grafica della Svp (con un unico fiore, nella foggia storica) e di inserire la sigla del Patt all'interno, peraltro acquisendo lo stile dell'emblema ospitante (lettere in italic e la A che normalmente è rossa ma qui sembra piuttosto la V di Svp capovolta.

33) Partito dei valori cristiani 

Non vi bastano il tentativo di far tornare la Democrazia cristiana, o il Sacro Romano Impero Liberale Cattolico? Suvvia, siete incontentabili, ma (anche) per voi c'è il Partito dei valori cristiani, nato a Pinerolo (To) nel 2017, fondato e guidato da Damiano Cosimo Cartellinodi matrice liberal democratica, e collocato nel centrodestra. “Il tasso di povertà e disoccupazione è ora così alto e insostenibile che noi ci vediamo costretti a scendere e lottare politicamente per metter ordine nella nostra Nazione e ricostruire nuovamente l’Italia, economicamente ma soprattutto con diritti e doveri verso il Popolo lavoratore ed onesto", sulla scorta di quanto fece la Dc. 
Non aspettatevi però un simbolo simile alla Dc: tutto l'emblema è basato sul tricolore, proposto in otto fasce (da sindaco o da inaugurazione)che si sovrappongono e al centro lasciano libero un ottagono, in cui ci sono quattro "punte di freccia" affrontate attorno aIl'asta di un tricolore italiano sventolante. Se peraltro il contrassegno vi sembra un po' vuoto al centro, avete ragione: prima al posto della bandiera c'era una croce bianca a contorno giallo, se la si fosse lasciata si sarebbe rischiata con certezza la bocciatura.


34) Rete liberale

Non si tratta del soggetto politico fondato a suo tempo da Vincenzo Palumbo, bensì di un partito nato nel 2009, che ha i piedi ben piantati nel centrodestra ed è guidato da Maurizio Cipolletti (dal 2014). L'aquila blu, con tanto di tricolore è sempre rimasta al suo posto, anche quando - in una fase intermedia - il gruppo si è chiamato Rete liberal e in quel periodo ha ospitato anche la candidatura di Vittorio Sgarbi (che con quel nome, "Liberal", ha corso il più delle volte). Il simbolo, ora tornato al nome originario - ma già dal 2016, quando lo si è visto sulle schede delle comunali di Roma - arriva per la prima volta alle bacheche del ministero e (come a Roma) ci arriva senza le stelle che inizialmente aveva.

giovedì 18 gennaio 2018

Civica Popolare, Conad diffida Lorenzin: "Fiore troppo simile"

Quando Beatrice Lorenzin, una manciata di giorni fa, ha presentato il simbolo della "sua" lista Civica popolare a Roma, al tempio di Adriano - a proposito, era lo stesso luogo in cui Alfano aveva varato il simbolo "farmaceutico-geometrico" del Nuovo centrodestra, il luogo a quanto pare non era di ottimo auspicio - in molti on line si sono divertiti a trovare le somiglianze di quella che non doveva essere certamente una margherita. 
Si tratti di una peonia o di qualunque altro fiore, la Rete non si è risparmiata e ha trovato miriadi di utenti pronti a fare accostamenti al marchio floreale della Guru, ma soprattutto a quello di Conad: si trattava probabilmente della somiglianza maggiore, per i colori e anche per la forma, anche se il fiore legato alla catena di supermercati ha sei petali e ha una forma più regolare. Proprio quella somiglianza, certamente involontaria, rischia però di costare cara al progetto politico appena nato (che raccoglie Alternativa popolare, Democrazia solidale, Centristi per l'Europa, Italia dei valori e L'Italia è popolare, oltre ad altre formazioni minori).
Risulta infatti che Conad abbia diffidato Beatrice Lorenzin circa l'uso del fiore giallo e arancio, considerato oggettivamente somigliante al marchio della margherita della catena di supermercati, che chiaramente è stata da molto tempo registrata come marchio. Certamente il fatto che in rete le somiglianze siano state evidenziate con largo uso di ironia e sarcasmo (soprattutto su Twitter: il fiore lorenziano è stato definito come "frutto della fantasia di un bambino appena uscito dal Conad" o si è giustificata l'adozione di quel disegno forse "perché partoriscono al supermercato") non ha aiutato, visto l'altissimo numero di persone che avrebbero letto quei commenti.
La diffida si sarebbe tradotta in un invito a modificare immediatamente il simbolo, onde evitare che la catena di punti vendita sia indebitamente associata a qualunque attore politico o sia ulteriormente oggetto di satira. Se Lorenzin e il suo staff non faranno in tempo a cambiare il simbolo o sceglieranno di presentarlo comunque al Viminale, è molto probabile che Conad stessa si attivi per chiedere al Ministero di esigerne la sostituzione proprio per la somiglianza con il marchio. Anche in passato, del resto, la Direzione centrale dei servizi elettorali ha provveduto, facendo per esempio modificare - era il 1996 - l'emblema del Partito dei consumatori uniti che in origine riportava i marchi di Telecom, Italgas ed Enel, oppure - e in quel caso intervenne certamente una diffida - con il simbolo di Forza Juve Bunga Bunga, dal quale ordinò di far sparire ogni riferimento nominale e cromatico alla Juventus. Cosa accadrà, sarà più chiaro nelle prossime ore: noi, e la peonia con noi, abbiamo pazienza.

Autodeterminatzione, in Sardegna si osa lo scarabeo

Ci sarà anche la Sardegna, o almeno un pezzo di Sardegna, nelle bacheche del Viminale. Da alcuni giorni, infatti, è stato ufficializzato il simbolo di un nuovo soggetto politico. Si tratta del Progetto Autodeterminatzione, che raccoglie sotto lo stesso emblema otto movimenti e partiti dell'area indipendentista e sovranista: si tratta, in particolare, di Rossomori, Sardegna Possibile, Sardigna Natzione, Irs, Liberu, Sardos, Communidades e Gentes (non ne fa evidentemente parte il Partito sardo d'azione). Il soggetto ha in progetto la presentazione di liste in tutti i collegi uninominali e plurinominali sardi, quindi la copertura completa dell'isola.
E, da buoni isolani, non ci saranno alleanze di alcun tipo con forze politiche nazionali: "Ci alleiamo con la Sardegna e con i sardi - ha spiegato il portavoce Anthony Muroni, già direttore per tre anni dell'Unione Sarda - corriamo in Italia ma senza partiti italiani che sinora hanno fatto il male di questa terra". Quello di Autodeterminatzione viene presentato come "un progetto di assoluta rottura verso chi sino a oggi ha occupato le istituzioni sarde e di chi sino a oggi ha rappresentato, più che la Sardegna, gli interessi di una parte dei sardi e non della moltitudine dei sardi in Parlamento".
Il movimento vorrà presentarsi anche alle elezioni amministrative previste in primavera e, con lo sguardo un po' più lungo, alle regionali previste tra svariati mesi; a prescindere dagli appuntamenti elettorali, però, Muroni rivendica di voler portare avanti "un progetto culturale e politico per cambiare la visione e la consapevolezza dei sardi rispetto alla loro capacità di autodeterminarsi nel dialogo con l'Italia, con l'Europa e col mondo", una sorta di "indipendenza culturale" da portare avanti al di là dell'eventuale presenza in Parlamento.
Sul piano simbolico, peraltro, nessuno probabilmente aveva mai osato tanto: l'emblema, infatti, contiene la raffigurazione schematica di uno scarabeo ("Su carrubusu", in sardo). Le ragioni alla base della scelta le hanno spiegate gli stessi promotori in un post su Facebook:
È noto che i contatti tra Sardegna ed Egitto hanno origini antichissime, e i numerosissimi ritrovamenti di scarabei, come quello straordinario di Monte Sirai, lo dimostrano ampiamente.In Sardegna lo scarabeo prende il nome di “carrabusu” che secondo autorevoli studi è una parola composta dai termini geroglifici: Ka (spirito), Ra (sole), Bs (ideogramma di Bes, o Bisu, dio beneaugurante e positivo).Su carrabusu si connette quindi con il simbolismo solare e il significato di rigenerazione costante.Un simbolismo che si ispira, prima di tutto, al suo stesso modo di vivere.Su carrabusu è l’animale ripulitore dell’ambiente.Ciò che raccoglie, e trasporta con fatica e determinazione fino alla sua tana, trasforma, depositandovi all’interno il suo uovo e generando quindi nuova vita.Un simbolo forte, su carrabusu, che nella marcazione a colori si richiama immediatamente a un altro emblema caro all’immaginario di tutti i sardi: la bandiera dei quattro mori.Su carrabusu è l’insieme dei segni della nostra storia: la tanit, la protome taurina, i simboli della nostra arte monumentale.Il nostro simbolo è un cerchio aperto ma protetto dalla scritta “AUTODETERMINATZIONE”, il luogo della rinascita e della trasformazione, dal quale parte e al quale ritorna su carrabusu (Autodeterminatzione).Il carattere usato per il nome, lineare e solido, compone un’unica parola in cui il rosso della “N” rafforza il termine Natzione e lo declina a significato di approdo ultimo e insieme di popolo che conquista la piena coscienza di sé.
Un emblema, probabilmente, carico di significati più di quanto non ne abbiano espresso i simboli creati negli ultimi anni. Difficile che i non-sardi possano apprezzarli fino in fondo, ma non si può non essere grati a chi si è preso la briga di spiegare tutto, segno per segno, colore per colore. Basterà un simbolo così identitario, ma politicamente nuovo, ad attirare il consenso degli elettori sardi? 

mercoledì 17 gennaio 2018

Quell'aggiunta nelle Istruzioni sui simboli di stampo fascista

Un simbolo alternativo
di Fascismo e libertà
Tra i profili di sicuro interesse del procedimento elettorale preparatorio che inizierà venerdì con l'apertura del deposito dei contrassegni al Ministero dell'interno, uno riguarderà gli spazi concessi agli emblemi di liste e formazioni che si richiamano, in un modo o nell'altro, all'esperienza o alla simbologia fascista. Uno spazio che, in queste elezioni politiche, sembra essere ancora più ridotto rispetto al solito. 
A indicarlo sono soprattutto le Istruzioni per la presentazione e l'ammissione delle candidature, messe a punto dalla Direzione centrale dei Servizi elettorali del Viminale e divulgate nei giorni scorsi. Quelle istruzioni, ovviamente, non hanno valore di legge, ma sono compilate tenendo conto sia delle fonti normative, sia dei casi che si sono presentati via via all'attenzione dello stesso ministero, degli uffici elettorali periferici e della magistratura: anche per questo, il contenuto del documento è in evoluzione tra un elezione e l'altra e ogni nuova edizione aggiornata comprende sempre nuovi aggiustamenti. 
Rispetto all'edizione del 2013, in particolare, spicca l'inserimento di un paragrafo intitolato Divieto di contrassegni che fanno riferimento ad ideologie di stampo fascista o nazista. Così si legge nella guida ministeriale:
Sono tassativamente vietati i contrassegni in cui siano contenute parole, espressioni, immagini, disegni o raffigurazioni che facciano riferimento a ideologie autoritarie: per esempio, le parole «fascismo», «nazismo», «nazionalsocialismo» e simili, nonché qualunque simbologia che richiami anche indirettamente tali ideologie. Infatti, la presentazione dei contrassegni che contengono, anche in parte, tali elementi, parole o simboli deve considerarsi vietata a norma della XII disposizione transitoria e finale, primo comma, della Costituzione e dalla legge 20 giugno 1952, n. 645, e successive modificazioni. 
L'aggiunta, con tutta probabilità, è stata decisa dopo il clamore suscitato lo scorso anno dal caso del comune mantovano di Felonica e Sermide, in cui la lista Fasci italiani del lavoro (dopo essersi presentata dal 2002 sempre a Sermide con lo stesso simbolo senza avere eletti) nel 2017 è riuscita ad avere una propria rappresentante in consiglio comunale, attirando su di sé l'attenzione dei media e di alcune forze politiche. In realtà, anche se le guide ministeriali non ne parlavano, la Direzione centrale dei servizi elettorali si è dimostrata piuttosto severa in materia - e di fatto ha mostrato di non aver mai cambiato idea - fin dal 1992
in quell'anno, infatti, bocciò il simbolo del Movimento fascismo e libertà - fondato l'anno prima da Giorgio Pisanòpur in mancanza di norme espresse, ma rifacendosi proprio alla XII disposizione finale della Costituzione e alla "legge Scelba"; la bocciatura si sarebbe ripetuta tutte le altre volte in cui la formazione tentò di presentare il simbolo a livello nazionale, tranne che nel 2006, anno in cui fu accettato un emblema in cui erano coperti la parola fascismo e buona parte del disegno del fascio.
Quasi dall'inizio, però, si è verificata a livello locale una minore rigidità nella valutazione degli emblemi: il problema, in fondo, è stato creato sempre dalla parola "Fascismo", quasi mai ammessa, mentre è capitato in varie altre occasioni che contrassegni contenenti solo il fascio o con riferimenti testuali non direttamente riconducibili al fascismo fossero ammessi, se non altro perché - come detto dal Consiglio di Stato in un parere del 1994 - il fascio come simbolo non è univocamente legato al fascismo, ma esisteva ben prima. Nel tempo è capitato in vari comuni - di solito piuttosto piccoli, in cui magari non c'era bisogno di raccogliere le firme - che il fascio finisse sulla scheda, generalmente con protesta di alcuni elettori e interrogazioni rivolte ai ministri, ma senza che le conseguenze andassero oltre. A livello locale, dunque, gli emblemi con il fascio - purché non ci fosse la parola "fascismo" - hanno avuto un certo spazio, mentre a livello nazionale non ne hanno avuto quasi nessuno.

martedì 16 gennaio 2018

Dopo la resa di Alessi (Dc), quanti scudi crociati al Viminale?

Da un po' di anni a questa parte, a ogni presentazione di contrassegni al Viminale (che sia per le elezioni politiche o per quelle europee) una delle domande di fondo è sempre la stessa: quanti scudi crociati arriveranno nelle bacheche del Ministero dell'interno? L'unica risposta giusta è "almeno uno", quello che l'Udc guidata da Lorenzo Cesa ha inserito all'interno del contrassegno composito che ha in condominio con Noi con l'Italia. Poi, però, è quasi certo che ne arriveranno altri, da soli o all'interno di altri emblemi, in varie forme e colori.
La domanda è d'obbligo, perché non è ancora chiaro se lo scudo più atteso, quello della Democrazia cristiana che ha provato a risvegliarsi per l'ennesima volta dal torpore politico-giuridico meno di un anno fa, arriverà al Ministero. Nel 2013, per dire, di presunte Dc ne arrivarono tre, quasi con lo stesso simbolo: una era rappresentata da Franco Mortellaro e Francesco Petrino (si trattava di un comitato di iscritti), la seconda da Gianni Fontana e dal suo segretario amministrativo Vittorio Adolfo, la terza da Alessandro Duce in qualità di ultimo segretario amministrativo e legale rappresentante Dc (visto che il tribunale di Roma aveva appena sospeso gli atti del consiglio nazionale che aveva ridestato il partito). Manco a dirlo, la Direzione centrale dei servizi elettorali bocciò tutti e tre gli scudi. Ora che Fontana è stato eletto presidente dall'assemblea dei soci la cui convocazione è stata disposta dal tribunale di Roma, proverà di nuovo a depositare il simbolo?
La questione non è affatto chiara: giusto cinque giorni fa, infatti, sul sito della Dc è apparsa una lettera aperta di Alberto Alessi, uno dei due vicepresidenti della Dc eletti all'assemblea dello scorso 16 dicembre. La missiva arriva dopo che erano stati convocati quasi frettolosamente un'altra assemblea per il 13 gennaio e addirittura il congresso per il 18 gennaio, verosimilmente per ratificare la scelta di depositare almeno il contrassegno al Viminale. Adunanze che avevano creato non poco malumore tra la base Dc (proprio per i tempi ravvicinati), ma che sono state sospese. Era stato lo stesso Gianni Fontana a motivare la cosa con un proprio comunicato: 
Nel­la De­mo­cra­zia Cri­stia­na, sag­gia­men­te, è sem­pre sta­to co­stu­me in pro­cin­to del con­fron­to elet­to­ra­le, non ce­le­bra­re even­ti che por­ta­ssero a im­pe­gna­ti­ve de­ci­sio­ni: in pri­mo luo­go i Con­gres­si po­li­ti­ci.
La ra­gio­ne di tale con­sue­tu­di­ne con­si­ste nell’evi­ta­re le dia­let­ti­che, an­che ac­ce­se, di que­sti even­ti che po­tes­sero nuo­ce­re alla cam­pa­gna elet­to­ra­le: la sta­gio­ne nel­la qua­le il Par­ti­to deve pre­sen­tar­si nel­la pie­nez­za del­la sua unità di pro­gram­ma e di li­nea po­li­ti­ca.  
Se si pos­so­no pa­ra­go­na­re le pic­co­le cose a quel­le gran­di, an­che la no­stra De­mo­cra­zia Cri­stia­na si tro­va coin­vol­ta in una cam­pa­gna elet­to­ra­le as­sai de­li­ca­ta e im­pe­gna­ti­va. Par­ti­co­lar­men­te di­va­ri­ca­to è ap­par­so il con­fron­to sul­la li­nea po­li­ti­ca, e gli stes­si rap­por­ti per­so­na­li sono con­no­ta­ti da ac­cen­ti am­pia­men­te so­pra le ri­ghe.
Cos'ha scritto allora Alessi? Ecco alcuni estratti della sua lettera (i grassetti sono nostri):
[...] Allo stato delle cose il nostro Partito non è riuscito a esprimere una linea politica concorde e unitaria in vista delle prossime elezioni.Nell’Assemblea che ha avuto luogo presso il Cardinal Hotel sono state presentate tre mozioni sostanzialmente differenti che non hanno trovato soluzione né durante l’assemblea, né nel pomeriggio quando si è cercato di pervenire a una intesa concordata o comunque condivisa.   
Su mandato dell’Assemblea alcuni amici hanno verificato la disponibilità di tutti coloro che avevano contribuito a fare la storia della Dc al fine di costituire un rassemblement unico. Nel primo incontro avuto con Cesa fu siglato da tutti i presenti un comunicato stampa che conteneva due principi: democristiani uniti e come simbolo lo scudo crociato [...]. Tuttavia Fontana, ritornato dalla Cina, ha sconfessato con un comunicato ufficiale il pre-accordo dei suoi due Vice (Alessi e Carmagnola), perché voleva la Dc "al di fuori dell'attuale sistema partitico della cosiddetta Seconda Repubblica". Di fatto non diede il consenso perché Cesa potesse utilizzare il nome Democrazia cristiana. 
A questo punto il Partito della Democrazia cristiana, non avendo alcuna linea politica unitaria, non potrà collocarsi come Partito in nessuna area politica e, pertanto, gli uomini della DC potranno sentirsi liberi di aderire alle formazioni politiche ideologicamente più confacenti. 
In una riunione del 10 gennaio 2018, tuttavia, è stato suggerito a Gianni Fontana di depositare lo scudo crociato pur nutrendo forti dubbi sulla concessione da parte dell’organo competente del Ministero dell’Interno [...]. Come anticipato nel comunicato del presidente Fontana queste scelte, pur dolorose e frustranti, consentiranno di guardare fin d'ora a un dopo elezioni “uti­le e pro­dut­ti­vo per il no­stro cam­mi­no fu­tu­ro”. Sembra consolante vedere in questa prospettiva l’ipotesi di un Congresso del Partito solo differito.  
Stimo inutile innescare un gioco al massacro ricercando il responsabile di questo ennesimo insuccesso democristiano. Personalmente mi faccio interprete dell’auspicio di tutti per suggerire a Fontana di essere davvero il presidente della Dc operando alacremente in favore di essa secondo quanto indicato dal Giudice Romano: ossia, la ricostruzione del Partito storico mai estinto con i suoi organismi statutari. Oppure se egli avesse altre mète e obiettivi, faccia un passo di lato in modo che il partito segua la sua via naturale. 
Inoltre il presidente Fontana sani rapidamente l’irregolarità nel fissare modalità di iscrizione alla Dc all'insaputa di tutti, solo con avviso sulla Gazzetta Ufficiale e scadenza a pochissimi giorni, senza mandato alcuno né consultazione con i vice-presidenti e con il Consiglio di Presidenza. E per di più dicendo di privare della qualità di soci coloro che non avessero adempiuto alla riconferma 2018. In tutta franchezza trattasi di un vulnus che mina sostanzialmente ogni fiducia. Quali erano gli obiettivi di Fontana? Tra l’altro egli è stato segretario organizzativo della Dc. Sa bene che il tesseramento lo promuove il Consiglio Nazionale su mandato del Congresso. Tutto il resto è sopruso. A buon intenditor … 
Da qui alla prossima convocazione assembleare Fontana ricordi che egli – bene che vada – è un primus inter pares. Non potrà, quindi, continuare a gestire il partito ad libitum e avere indiscriminatamente la rappresentanza legale della Dc, compreso l’uso del simbolo e la scelta delle alleanze. Tutto questo è di assoluta e giuridica competenza dell'Assemblea, dalla quale – eventualmente e per ogni situazione importante – il Presidente deve ottenere il mandato assembleare. [...]
Difficile, dunque, dire come andrà a finire. Corre voce che Fontana potrebbe presentare comunque il simbolo della Democrazia cristiana, anche se questo potrebbe non piacere a Cesa, con cui inevitabilmente era stato iniziato un discorso da alcuni nelle settimane scorse (peraltro in queste ore si è parlato anche di accordi insoddisfacenti all'interno del centrodestra, con un'offerta al rassemblement di Fitto e Cesa di pochi seggi uninominali rispetto a quelli che toccherebbero alle tre forze maggiori della coalizione: si era parlato di 14 collegi uninominali tra Camera e Senato, altro che "pari dignità" rispetto agli altri...).
Quanto ad altri scudi crociati, non è escluso che nelle bacheche appaia anche lo scudo crociato arcuato della Dc guidata da Angelo Sandri: sebbene in questi giorni sia stato annunciato un loro accordo con Stefano Parisi ed Energie per l'Italia, non è da escludere che il simbolo venga presentato ugualmente, per riaffermare - come è avvenuto anche alle europee 2014 - il presunto diritto a valersene indisturbati; nelle settimane scorse, peraltro, ripetuti dissensi all'interno del partito a guida di Sandri sembravano aver indotto alcuni ex dirigenti di quella compagine a fondarne una con lo stesso nome, quindi non è impossibile che ci siano almeno due scudi uguali.
Ci sarà poi sicuramente - o quasi, perché in effetti non c'è mai nulla di certo in questi giorni - la miniatura del simbolo della Dc-ex-Pizza, di cui ora si qualifica rappresentante Denis Martucci, all'interno del simbolo del Blocco nazionale per le libertà, assieme alla coppia Stella e corona di Italia Reale e a un altro simbolo che finora è rimasto bianco, ma sarà certamente svelato tra qualche manciata di ore.
Se poi altre formazioni cercheranno di utilizzare altri scudi, in qualche altra forma o con composizioni che ricordino uno scudo crociato, non è ancora dato saperlo. Le bacheche, in ogni caso, sono pronte a ospitarli: negli anni, tanto, ne hanno viste di tutti i colori...