mercoledì 4 agosto 2021

Scudo crociato, quante (e quali) Dc alle elezioni di ottobre?

Da ieri è nota la data delle elezioni d'autunno, rinviate dalla primavera con il decreto-legge n. 25/2021: si andrà alle urne il 3 e il 4 ottobre (con possibilità di tornarci il 17 e il 18 ottobre per gli eventuali ballottaggi). Non si voterà peraltro solo per rinnovare le amministrazioni di 1162 comuni (inclusi 18 capoluoghi di provincia, a partire da Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli) e vari consigli circoscrizionali, ma anche per le elezioni regionali in Calabria (seguite alla morte di Jole Santelli) e alle suppletive per la Camera nei collegi uninominali Toscana-12 (Siena) e Lazio 1 - 11. Proprio con riguardo a quest'ultimo, nelle scorse settimane in rete si è appreso che sarebbe candidata anche Valentina Valenti, in rappresentanza della Democrazia cristiana, partito che presenterebbe pure Laura Allevi come sindaco alle comunali di Roma, ovviamente qualora andasse a buon fine la raccolta delle firme per le due candidature (almeno 300 per le suppletive e - in base alla riduzione fissata dal decreto n. 25/2021 - almeno 334 per le comunali a Roma). 
Naturalmente occorre subito fare una precisazione: la Democrazia cristiana di cui si parla è quella che riconosce come proprio segretario politico nazionale Nino Luciani e di cui Valenti - peraltro già candidata nel 2006 come sindaca per il Terzo Polo di Vincenzo Scotti e, prima ancora, alle provinciali di Roma del 1998 nella Dc fondata da Flaminio Piccoli e in altre competizioni elettorali per ulteriori soggetti centristi, inclusa la lista dei Popolari per l'Italia - Ppe alle europee 2019 - è vicesegretaria nazionale. 

La posizione di Luciani

Per Nino Luciani quella guidata da lui è l'unica Dc legittima, in base al XIX congresso celebrato (in videoconferenza) il 24 ottobre 2020 e in piena continuità storico-giuridica con la Dc del 1994, sulla base del percorso iniziato con la richiesta di convocazione dell'assemblea degli iscritti (ex art. 20 del codice civile) accolta prima facie dal Tribunale di Roma nel 2016 e cui aveva proceduto lo stesso Luciani (dando luogo all'assemblea del febbraio 2017 all'Ergife di Roma, durante la quale era stato eletto come presidente dell'associazione-partito Gianni Fontana). In seguito il percorso, piuttosto accidentato, ha contemplato già un XIX congresso nel 2018 (peraltro già il terzo con quella numerazione, o il quarto a seconda del modo di conteggiarli), con l'elezione alla segreteria di Renato Grassi, varie accuse di irregolarità in quell'assise, sfociate nella nuova convocazione - operata materialmente da Luciani, su impulso di Fontana come presidente eletto nel 2017 - dell'assemblea dei soci: questa, il 12 ottobre 2019, avrebbe revocato gli atti del congresso, avviando così l'iter per celebrare di nuovo quelle stesse assise, concluso appunto il 24 ottobre 2020.
In seguito, dunque, gli organi della Dc guidata da Luciani hanno deliberato di presentarsi alle elezioni con il proprio nome e il proprio simbolo (scudo crociato su fondo blu, sia pure nella forma in uso dal 2006 da parte della Dc-Pizza e non in quella del 1992-1994), facendo appello ai cattolici e ai "laici con uguali valori". Con particolare riguardo alle elezioni amministrative, Luciani ha precisato che, non volendo "gestire in monopolio il nuovo strumento giuridico, ma metterlo a disposizione di tutti", la "sua" Dc "darà la delega a fare le liste elettorali sulla base di principii e criteri direttivi, quali il possesso dei requisiti di legge (es., non avere pendenze penali) e avere la stima dei cittadini. Chi fa la lista è tenuto a farla, possibilmente, completa di tutti i nominativi consentiti, e a fare un programma economico sociale per la gestione del Comune. Per essere candidati non occorre essere iscritti alla Dc, ad eccezione di chi organizza la lista o di chi è candidato a Sindaco". Lo stesso messaggio (del 24 giugno) specificava che "per le liste di iniziativa di personalità riconducibili al dott. Angelo Sandri" è stata data delega al maceratese Giovanni Monorchio: ciò lascia intendere che tra i percorsi guidati da Luciani (dal 2016-17 e soprattutto dal 2020) e da Angelo Sandri (almeno dal 2002, ma in particolare dal 2013, anno del congresso di Perugia) è in atto un avvicinamento (altrove si è parlato tecnicamente di "negoziazione assistita") e un inizio di percorso comune (anche se, sul Popolo, Sandri si è mostrato tutt'altro che conciliante verso la candidatura di Laura Allevi a Roma).
Sempre Nino Luciani, nella sua comunicazione via e-mail di giugno - e nel sito web www.democraziacristianastorica.it - ha voluto precisare alcune questioni a proposito dell'uso del simbolo storico, dichiarando che la direzione del partito "è fortemente fiduciosa di ri-averlo riconosciuto". Egli ritiene che ora - dopo il congresso del 2020 - sia stata dimostrata la continuità storico-giuridica con la Dc del 1994 (cosa che era stata chiesta tanto dalla sentenza della Corte d'appello di Roma del 2009, quanto dall'Ufficio elettorale nazionale prima delle elezioni europee del 2019) e che non possa essere più accordata alcuna preferenza all'Udc, che non avrebbe avuto eletti in Parlamento nel 2018; cita poi due decisioni di due diversi tribunali (Palermo e Roma), in particolare delle loro sezioni specializzate in materia di impresa e proprietà industriale, dalle quali si dovrebbe dedurre che "per i simboli non si applica più la normativa sulle imprese, ma sulle associazioni (art. 7 c.c.) e dunque essi non sono scindibili dai nomi e, in caso di confondibilità, si applica l'ordine storico della presentazione (la Dc nel 1948; l'Udc nel 2005)".
Ora, nel pieno rispetto delle tesi altrui, qualche ulteriore precisazione va fatta. Innanzitutto, pur riconoscendo i vari tentativi di riottenere la piena legittimazione, bisogna rilevare che non sembra pienamente e incontestabilmente dimostrata la continuità tra la Dc "storica" e la Dc guidata da Luciani. Posto che - salvo errore o novità non note - pende ancora un contenzioso (avviato da Raffaele Cerenza e Franco De Simoni) sulla validità della convocazione dell'assemblea del 2017, evento certamente alla base del congresso 2020 che ha eletto Luciani alla segreteria, occorre sempre considerare un fatto rilevante: è molto difficile dimostrare la continuità giuridica con la Dc del 1994, se si considera che quel soggetto politico-giuridico è tuttora esistente, pur essendo noto con il nome di Partito popolare italiano (posto che la modifica della denominazione è avvenuta in modo irregolare, anche se non ha certo fatto nascere un soggetto giuridico diverso dalla Dc) e pur avendo sospeso la propria attività politica nel 2002. Almeno due sentenze rilevanti (Corte d'appello di Roma del 2009 e Corte di cassazione del 2010) hanno affrontato la questione - sia pure "di striscio", al punto che solo volendo leggere bene quelle decisioni la si può capire - e formalmente nessun'altra sentenza passata in giudicato ha messo in dubbio questo punto tutt'altro che secondario. Quanto alla presenza di eletti dell'Udc in Parlamento, è vero che formalmente la lista Noi con l'Italia - Udc non ha avuto eletti, ma è altrettanto vero che il sito del Senato (che non vale meno di quello del Viminale) riporta regolarmente tra i gruppi parlamentari quello di Forza Italia - Berlusconi presidente - Udc, perché a quel gruppo aderiscono Paola Binetti, Antonio De Poli e Antonio Saccone, eletti nei collegi uninominali per la coalizione del centrodestra in quota Udc: dal momento, dunque, che a rilevare per la tutela dei contrassegni elettorali è la presenza in Parlamento (e non tanto l'elezione diretta con la propria lista, cosa che può costituire un "di più"), non può dirsi che l'Udc non sia rappresentata almeno in un'assemblea parlamentare.
Con riguardo, infine, alle due pronunce citate da Luciani, la prima - ordinanza emessa dal Tribunale di Palermo nel 2015, sulla contesa legata all'associazione Democrazia in movimento - in effetti nega che la contesa su un emblema di un'associazione possa veder applicate le regole dei marchi, ma quelle sui diritti della personalità dei soggetti; la seconda - emessa dal Tribunale di Roma nel 2018 dopo il ricorso della fondazione "Amici del Colosseo" (legata a Diego Della Valle) contro l'associazione "Veri amici del Colosseo" (legata al Codacons) - in qualche modo conferma la questione, sottolineando che la disciplina sui marchi si applica quando "l'utilizzo del segno avvenga nel commercio ovvero nell'attività economica ed abbia l'effetto di occupare uno spazio di mercato". Non si tiene però conto del fatto che nelle competizioni elettorali non si applica il diritto civile (quindi quello relativo alle associazioni), ma il diritto elettorale, in quanto lex specialis: il diritto elettorale si limita a dire che "Non è ammessa [...] la presentazione da parte di altri partiti o gruppi politici di contrassegni riproducenti simboli o elementi caratterizzanti simboli che per essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento possono trarre in errore l'elettore" (art. 14, comma 6, d.P.R. n. 361/1957 per le elezioni politiche) e che sono ricusati i contrassegni "riproducenti simboli o elementi caratterizzanti di simboli che, per essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento, possono trarre in errore l'elettore" (artt. 30 e 33, d.P.R. n. 570/1960 per le elezioni amministrative). 
I partiti presenti in Parlamento (non importa se in forza di elezioni con quel simbolo oppure no: lo dimostra il caso di Fratelli d'Italia nel 2013) ricevono dunque di fatto una tutela privilegiata, difficilmente superabile (anzi, per l'esattezza sono tutelati i loro elettori, più che i partiti), che ovviamente andrebbe a vantaggio dell'Udc, presente al Senato nel gruppo di Fi, e non della Dc che non vanta presenze parlamentari. Va ammesso che le norme vigenti prevedono la ricusazione di simboli "confondibili [...] con quelli riproducenti simboli, elementi e diciture, o solo  alcuni  di  essi, usati tradizionalmente da altri partiti" (elezioni politiche) "che si possano facilmente confondere [...] con quelli notoriamente usati da altri partiti o raggruppamenti politici" (elezioni amministrative), per cui la Dc potrebbe sperare non solo di poter usare senza molestie lo scudo crociato, ma addirittura di far escludere per questo motivo l'Udc; è altrettanto vero però che si dovrebbe pur sempre dimostrare di essere il partito storico che per primo aveva usato il simbolo e - se pure questo sembra essere accaduto in pochissimi casi, di cui si spera di poter parlare in futuro - si è già detto che la continuità giuridica non sembra pienamente dimostrata, a dispetto dei tanti sforzi compiuti.

La posizione di Cerenza e De Simoni

La posizione di Luciani, tuttavia, non è l'unica, dal momento che - come sa bene chi è abituato a frequentare questo sito - si riconoscono varie "Democrazie cristiane", a seconda del percorso seguito per riattivare il partito. Per esempio, quello che fa capo a Franco De Simoni e a Raffaele Cerenza, basato sull'assemblea costituente autoconvocata del 12 ottobre 2019 e sul successivo XIX congresso del 12 settembre 2020, sta seguendo un dialogo con l'Udc. Il partito guidato da Lorenzo Cesa, a sua volta, aveva già iniziato un percorso comune con Forza Italia, volto intanto a costituire una lista comune alle amministrative a Roma (e magari anche altrove), con la possibilità di lavorare in seguito a un soggetto politico più ampio.
Alla Dc di Cerenza e De Simoni Cesa avrebbe proposto - nell'ambito di una coalizione unitaria di centrodestra (a sostegno, a Roma, di Enrico Michetti) - di entrare nella lista comune rafforzando l'Udc, entrando nella stessa direzione del partito quale "organo di garanzia". Il momento non sarebbe più favorevole a una riconfigurazione del centrodestra in senso proporzionale, ma per Cesa è comunque il caso di tenersi pronti anche a quello scenario, impegnandosi comunque a rafforzare il centrodestra o a evitare la sua frammentazione. Non si tratterebbe, in fondo, di una proposta molto diversa da quella già fatta in passato agli esponenti della Federazione popolare dei democratici cristiani, volta a rafforzare l'Udc (oltre che a non disperdere voti su altre liste): proprio come allora, tra l'altro, si faceva presente che in questo modo si evitavano problemi di controversie civili ed elettorali sull'uso del simbolo dello scudo crociato, regolarmente presente nel simbolo comune grazie alla delega dell'Udc (controversie che, evidentemente, potrebbero invece sorgere con altre formazioni che volessero usare il simbolo della Dc autonomamente).
A proposito di simbolo, alla fine di luglio era stato annunciato anche il contrassegno composito della lista presentata da Forza Italia e Udc, con lo spazio per il partito di Cesa ridotto al segmento inferiore (meno di un terzo del cerchio). Gli esponenti della Dc avevano proposto di sostituire l'espressione "Unione di centro" con "Unione democratici" o, meglio ancora, "Democrazia cristiana"; non sarà semplice farlo, proprio per ragioni di spazio, ma ci si dovrebbe provare (la lista, naturalmente, dovrà raccogliere le firme alle amministrative, non essendo prevista alcuna esenzione). In ogni caso, pare che il gruppo di De Simoni e Cerenza abbia accettato la proposta di Cesa, aderendo a quella "piattaforma di garanzia", pur mantenendo in vita "quella" Dc in forma autonoma (collocata peraltro nel centrodestra)
. Nel frattempo, Cerenza e De Simoni avevano diffidato i vertici della Dc-Sandri affinché non tenessero a Latina i lavori della direzione nazionale del 16 e 17 luglio, ritenendo del tutto illegittimo l'uso del nome e del simbolo.

La posizione di Grassi e Alessi, nonché quella di Cugliari

Ancora diversa è la posizione espressa dalla Democrazia cristiana che si riconosce nella segreteria di Renato Grassi (eletto dal XIX congresso celebrato nel 2018) e che ha come vicesegretario Alberto Alessi (già parlamentare e figlio di Giuseppe Alessi, presso il cui studio nacque la Dc, scudo crociato incluso). In effetti non si parla di partecipazioni elettorali da parte di quel gruppo, ma Alessi ha sempre contestato la legittimità di ogni progetto politico ed elettorale portato avanti in nome della Dc da parte degli altri gruppi, in particolare da quello che si riconosce in Nino Luciani (e in quello di Angelo Sandri): rivendica infatti come il congresso del 2018 - al netto delle contestazioni che hanno preso la via della revoca o dell'autoannullamento - non sia mai stato annullato o dichiarato nullo da un giudice, dunque si debba considerare pienamente valido ed efficace. 
Non si esclude in ogni caso che qualcosa si muova sul piano elettorale anche da quelle parti: è alla Dc-Grassi, infatti, che si riconduce l'azione capillare di Salvatore Totò Cuffaro in Sicilia, che avrebbe convinto molti amministratori locali ad aderire al progetto politico di Grassi. Nel frattempo, anche la Dc-Grassi ha dichiarato il proprio sostegno ai referendum sulla giustizia giusta, raccogliendo firme insieme al Partito radicale e alla Lega (nonché all'Udc, a Fi, al Psi e al Nuovo Psi).
Da ultimo, giusto per completare (e complicare) il quadro, ha annunciato di avere quasi completato la preparazione della lista della Dc a Milano - nella coalizione che sostiene il candidato sindaco del centrodestra Luca Bernardo - Emilio Cugliari, a sua volta presidente (facente funzione) della Dc, eletto dopo che alcuni soci del partito a luglio dell'anno scorso avevano contestato il modo di procedere di Luciani sfiduciandolo (atto ovviamente non riconosciuto da Luciani); in quella Dc si riconosce anche Raffaele Lisi.
Difficile dunque, per ora, sapere quali e quante Democrazie cristiane presenteranno liste e quante di queste saranno effettivamente ammesse (e con quali simboli). Il deposito delle candidature è previsto tra il 3 e il 4 settembre: occorre aspettare ancora un mese per avere notizie certe. Nel frattempo, con la fantasia ci si può sbizzarrire e immaginare anche quattro varianti di scudi crociati. O, all'opposto, un unico scudo crociato usato da quattro soggetti diversi, almeno fino al giudizio delle competenti commissioni elettorali.

domenica 1 agosto 2021

Potere al Popolo approda in Senato con Mantero

Una caratteristica costante delle ultime tre elezioni politiche è stata l'esclusione della sinistra dichiarata dalle aule parlamentari. Al di là di Sel nel 2013 e Liberi e Uguali nel 2018 (di area sinistra, ma certo non le formazioni più a sinistra dei rispettivi turni elettorali), le liste costituite per cercare di superare lo sbarramento mettendo insieme varie forze che si riconoscevano nella stessa area erano rimaste lontane dalle soglie di sbarramento di volta in volta previste: niente da fare per la Sinistra - l'Arcobaleno nel 2008 (3,08% alla Camera), per Rivoluzione civile nel 2013 (2,25%) e per Potere al popolo! nel 2018 (1,13%). A differenza delle altre due liste, rimaste fuori dalle Camere durante tutta la rispettiva legislatura, Potere al popolo! il 20 luglio è approdata in Parlamento, come componente del gruppo misto del Senato: è stata infatti accolta la richiesta in tal senso di Matteo Mantero, eletto nel 2018 con il MoVimento 5 Stelle (dopo la prima elezione sotto lo stesso simbolo nel 2013). 
 
 
La notizia è stata data dallo stesso Mantero con un post su Facebook: 
"Dal 20 luglio ho l’onore di rappresentare ufficialmente Potere al Popolo in Senato. Il mio percorso politico nelle istituzioni si chiuderà con questo mandato, penso che il limite di mandati sia un principio sacrosanto per contrastare una politica autoreferenziale che pensa solo a tutelare se stessa. Continuerò ad occuparmi di politica come cittadino. Questa mi ha dato la libertà di accostarmi alla forza politica che più sentivo vicina ai miei valori e principi. Ho visto in Potere al Popolo molti aspetti comuni con il Movimento delle origini. Una forza politica nata dal popolo che rivendica la propria sovranità, cittadini attivi che si spendono per il bene comune e si pongono come alternativa (unica ormai) ai partiti che hanno mal governato il nostro paese. Da subito ho provato grande vicinanza con questo movimento: sono, anzi siamo, una forza giovane, dinamica e proattiva e ho sentito grande sintonia sui temi che ho seguito in questi anni, la difesa dell’ambiente, la lotta all’illegalità, le battaglie per i diritti, dall’eutanasia alla legalizzazione della Cannabis. Sono molto contento di poter essere il loro terminale in Parlamento per questo scampolo di legislatura, spero di rappresentarli degnamente e non posso fare altro che ringraziarli per la fiducia e per avermi dato modo di chiudere la mia carriera politica con un ritorno alle origini, le mie radici affondano nei valori della sinistra, ma con una nuova avventura. Ridiamo voce e potere al popolo". 
Mantero, che il 19 febbraio scorso aveva aderito al gruppo misto (all'indomani del voto contrario all'insediamento del governo Draghi e della dichiarazione con cui Vito Crimi aveva annunciato l'espulsione dal M5S per chi non aveva votato la fiducia), è riuscito a costituire la componente in base alle ultime decisioni della Giunta per il regolamento di Palazzo Madama. L'organo, in un parere formulato a maggio, aveva stabilito che - in sostanziale coerenza con quanto previsto dalle modifiche al regolamento approvate alla fine della scorsa legislatura per la formazione dei gruppi, ma senza che a maggio sia stato seguito il procedimento per modificare "ufficialmente" il regolamento, inclusa l'approvazione a maggioranza assoluta, come pure l'art. 64 Cost. richiederebbe - si potevano costituire componenti del gruppo misto purché fossero espressione di una forza politica che aveva presentato candidature con il proprio contrassegno alle ultime elezioni politiche (e purché i senatori interessati fossero espressamente autorizzati a rappresentare il partito dal legale rappresentante dello stesso). Proprio la partecipazione alle ultime elezioni di Potere al popolo! - a dispetto del risultato certo non soddisfacente - ha consentito la costituzione della componente.
L'adesione di Mantero è stata commentata con grande favore dai portavoce nazionali di Potere al Popolo!, Giuliano Granato e Marta Collot: "Questa notizia ci rende estremamente felici e siamo orgogliosi di essere rappresentati in Parlamento da una persona come Matteo, che da anni porta avanti con trasparenza e coerenza battaglie importantissime e che si è fatto portavoce di istanze molto spesso dimenticate. La sua adesione è significativa di una sempre più crescente credibilità del nostro progetto: se fino ad adesso ne abbiamo avuto prova sui territori, ora si manifesta finalmente anche da un punto di vista nazionale. Ma è solo l’inizio: siamo in una fase particolare, di ristrutturazione del sistema nel suo complesso e di riconfigurazione dello spazio politico. La crisi del M5S, la disintegrazione di quel progetto, è palese e sappiamo che in tanti sono in cerca di un'alternativa e possono riconoscersi nei nostri principi e nelle nostre innumerevoli battaglie sui territori. Da oggi inizia un'importante attività di controllo popolare all’interno del Senato, che ci consentirà di portare la voce, gli interessi, i bisogni di tante e tanti che da anni non hanno una reale rappresentanza e che noi ogni giorno intercettiamo nelle vertenze e nelle attività mutualistiche e solidali. Questo è un piccolo-grande passo che ci spinge ad osare sempre di più e a portare avanti il nostro progetto complessivo di trasformazione della realtà".
Per completare la notizia manca solo un piccolo dettaglio "simbolico", che a chi appartiene alla schiera dei #drogatidipolitica non può sfuggire. Nella foto con cui ha dato notizia della nascita della componente di Potere al popolo! al Senato, infatti, Matteo Mantero ha in mano il suo iPhone e sullo schermo appare un'immagine ben riconoscibile: non il simbolo di Pap, come ci si potrebbe aspettare, ma l'immagine complessiva che raccoglieva diverse varianti cromatiche dell'emblema, postata a dicembre del 2017 sul gruppo Fb di Potere al popolo! per un sondaggio "artigianale", quando ancora la grafica elettorale non era definitiva e si cercava di capire quali colori potessero rendere meglio e incontrare il favore di militanti, elettrici ed elettori. Si trattava in fondo di una grafica "cotta e mangiata", fatta solo di simboli di prova affiancati e pensata solo per quello specifico uso, senza essere destinata a durare o a essere ricordata. La memoria di chi appartiene ai #drogatidipolitica, però, ha meccanismi strani e si attiva anche solo grazie a un dettaglio, a un particolare, a un ricordo. Ed è bastato uno sguardo veloce per far riemergere la composizione, a più di tre anni e mezzo di distanza.

sabato 31 luglio 2021

Simboli, firme e termini: le norme elettorali del "decreto Semplificazioni"

Da pochi giorni il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge che ha convertito il decreto-legge n. 77/2021
("Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure"), noto come "decreto Semplificazioni". Nell'attesa che il Presidente della Repubblica promulghi il testo e che anche la legge di conversione sia pubblicata con tanto di numero, vale la pena guardare con attenzione ad alcune delle disposizioni contenute nel testo finale del decreto: il passaggio parlamentare, infatti, ha introdotto varie norme di un certo interesse per i procedimenti legati alle votazioni (elezioni e referendum), toccando anche il tema dei contrassegni (dunque dei simboli). Sembra opportuno, dunque, passare in rassegna le modifiche che possono interessare a chi frequenta questo sito.

La "rivoluzione digitale" dei simboli

Sembra inevitabile iniziare l'analisi delle disposizioni da quelle relative ai simboli dei partiti, anzi, ai contrassegni elettorali. Il disegno di legge di conversione del d.l. n. 77/2021, infatti, con un emendamento ha aggiunto l'art. 38-bis (rubricato "Semplificazioni in materia di procedimenti elettorali attraverso la diffusione delle comunicazioni digitali con le pubbliche amministrazioni") che di fatto recepisce il testo del disegno di legge "Semplificazioni in materia di procedimenti elettorali", approvato dal Senato il 22 giugno; si tratta di un articolo piuttosto lungo (su cui si tornerà più volte in questo post), perché volto a recepire quasi per intero il testo del disegno di legge. L'emendamento che ha permesso ciò aveva la prima firma di Vittoria Baldino del MoVimento 5 Stelle (forza politica che aveva presentato il progetto di legge da cui era partita la discussione a Palazzo Madama), ma è stato sostenuto in modo trasversale: l'hanno sottoscritto, oltre al M5S (e presidente della Commissione Affari costituzionali) Giuseppe Brescia, anche Stefano Ceccanti (Pd), Gregorio Fontana (Fi), Federico Fornaro (LeU - Articolo Uno), Renate Gebhard (Svp), Igor Giancarlo Iezzi (Lega), Emanuele Prisco e Wanda Ferro (Fdi).
L'articolo in apertura tratta proprio del deposito dei contrassegni al Ministero dell'interno in occasione delle elezioni politiche (disciplina che si applica anche alle elezioni europee). Oggi l'art. 15, comma 3 del testo unico per l'elezione della Camera (d.P.R. n. 361/1957) si limita a dire che "Il contrassegno deve essere depositato in triplice esemplare"; da qui in avanti il deposito dovrà avvenire "a mano su supporto digitale o in triplice esemplare in forma cartacea"; ciò varrà pure per le elezioni comunali (si è modificato il d.P.R. n. 570/1960).
A prima vista la modifica sembra ridotta. Innanzitutto non si sono previste alternative alla consegna a mano dei contrassegni: al Senato, anzi, il 15 giugno si era esclusa - nel comitato ristretto che aveva lavorato sul primo progetto di legge - la possibilità di inviare i simboli via posta elettronica certificata. Posto che la questione riguardava le elezioni politiche ed europee (negli altri casi gli emblemi si depositano insieme alle candidature), è probabile che non si sia voluto eliminare il primo momento pubblico del procedimento elettorale preparatorio. La fila al Viminale, infatti, oltre a essere un rito cui chiunque appartenga alla schiera dei #drogatidipolitica non rinuncerebbe, costituisce una fase di "filtro" informale: i funzionari del ministero operano un primo controllo sommario sulla correttezza e completezza dei documenti depositati (contrassegno, statuto o dichiarazione di trasparenza, eventuali dichiarazioni di collegamento, programma elettorale, designazioni dei delegati a depositare le liste) e rispondono ai quesiti dei depositanti, che possono sanare mancanze (o sostituire documenti, come le dichiarazioni di coalizione) entro la scadenza del termine per il deposito. Consentire la presentazione dei documenti via Pec in alternativa a quella brevi manu avrebbe creato problemi (già solo per stabilire il corretto ordine di presentazione); col deposito solo elettronico, d'altronde, i vizi del materiale inviato emergerebbero in sede di esame "ufficiale", esponendo più facilmente le forze politiche alla ricusazione del contrassegno o all'impossibilità di presentare liste con quella grafica. Col deposito via posta elettronica certificata, poi, si dovrebbe ripensare l'elemento più caratteristico di questa fase, cioè l'inserimento dei contrassegni nelle bacheche, che permette ai rappresentanti di un partito di scoprire se altri soggetti hanno presentato emblemi simili ai loro (per prepararsi a opporsi all'eventuale ammissione di questi): si dovrebbe creare una "bacheca digitale" che si aggiorna a ogni deposito, anche se la soluzione sarebbe - inutile dirlo - molto più fredda e asettica. 
Come si diceva, resta la possibilità di depositare in triplice copia cartacea i contrassegni (nell'esemplare da 10 centimetri di diametro per i manifesti delle candidature e in quello da 3 centimetri per le schede): a questa si aggiunge, stavolta come prima opzione, il deposito su supporto digitale, che nelle ultime consultazioni amministrative era consigliato. Recitavano infatti le Istruzioni per la presentazione e l'ammissione delle candidature:
È opportuno che, oltre al deposito degli esemplari cartacei del contrassegno, il partito o gruppo politico depositi il contrassegno stesso anche su supporto informatico, ad esempio su compact disc, dvd, pen drive e simili, nei formati ".jpeg" e ".pdf". Ciò consentirà ai competenti uffici, per le attività di diffusione in rete internet delle candidature e dei risultati elettorali, e alle stesse tipografie incaricate della stampa di manifesti e schede elettorali, di acquisire un'ottimale definizione e immagine sia delle espressioni letterali e delle raffigurazioni contenute all’interno del contrassegno, sia delle tonalità di colore.
In effetti il deposito ufficiale dei contrassegni in forma elettronica - senza un formato specifico: il testo da poco approvato, infatti, non ha conservato il riferimento, apparso in un primo tempo al Senato, al simbolo "in formato vettoriale non modificabile", che non avrebbe consentito ad esempio l'uso del formato jpg - porta almeno una novità rilevante, soprattutto per le elezioni amministrative. L'esame sull'ammissibilità di ciascun simbolo, infatti, finora è sempre stato fatto con riferimento alla riproduzione cartacea del contrassegno - unico supporto previsto - anche se i presentatori depositavano un Cd-Rom con i file grafici: in concreto, peraltro, varie commissioni e sottocommissioni elettorali circondariali hanno ritenuto non solo di dover prendere per buoni i colori della stampa depositata (quando differivano da quelli originali del file, indicati addirittura con i metodi internazionali RGB o CMYK), ma spesso hanno messo in dubbio l'ammissibilità di un contrassegno quando gli esemplari stampati depositati non avevano un diametro esattamente di 10 cm e 3 cm, misurando con tanto di righello. Con le nuove regole, invece, per chi avrà depositato il simbolo su supporto informatico, l'esame avverrà su quell'esemplare (senza nemmeno il bisogno di fornire le tre copie, visto che gli organi interessati riceveranno il file): non ci sarà dunque più il rischio che i presentatori delle liste, richiamati dalla commissione, debbano correre in copisteria per avere una copia corretta del simbolo (che magari era stato stampato da un Pdf, senza togliere l'adattamento alle dimensioni e ai "margini virtuali" della pagina) e depositarla in tempo.
Da ultimo, va precisato che restano fuori da questa innovazione le elezioni regionali, visto che ogni Regione ha legiferato in materia elettorale e in ogni caso non si è messo mano nemmeno alla disciplina statale "cedevole". Toccherà dunque alle singole Regioni provvedere autonomamente, a partire dalla Calabria per le elezioni previste in autunno.

Avvocati autenticatori e rappresentanti via Pec

Lo stesso art. 38-bis prevede anche altre modifiche al procedimento elettorale preparatorio, volte a semplificare - sia pure non di molto - gli adempimenti di chi presenta candidature.
Una prima modifica riguarda i soggetti abilitati ad autenticare le sottoscrizioni: si stabilisce infatti - modificando l'art. 14 della legge n. 53/1990 - che oltre ai soggetti già noti (notai, giudici di pace, cancellieri e i collaboratori delle cancellerie di corti d'appello e tribunali, i segretari delle procure, parlamentari, consiglieri regionali, presidenti delle province, sindaci metropolitani, sindaci, assessori comunali e provinciali, componenti della conferenza metropolitana, presidenti dei consigli comunali e provinciali, presidenti e vice presidenti dei consigli circoscrizionali, consiglieri provinciali, consiglieri metropolitani e comunali, segretari comunali e provinciali, nonché funzionari incaricati dal sindaco e dal presidente della provincia) possono autenticare le firme di candidati e sottoscrittori delle candidature gli avvocati iscritti all'albo che hanno comunicato la propria disponibilità all'ordine di appartenenza (il sito del rispettivo ordine dovrà riportare l'elenco tempestivamente aggiornato). La norma è simile a quella prevista una tantum per le elezioni politiche del 2018 (per ovviare al poco anticipo con cui era stata approvata la legge elettorale), anche se allora riguardava soltanto gli avvocati cassazionisti. Si noti peraltro che il decreto Semplificazioni ha in qualche modo "istituzionalizzato" la figura dell'autenticatore "politico": i consiglieri comunali (e, di riflesso, provinciali) non devono più comunicare - con apposito atto da protocollare - la loro disponibilità ad autenticare le firme (per una singola occasione o per tutto il mandato) per poter provvedere, ma sono automaticamente competenti come ogni altra figura individuata dalla legge: non si rischia più, dunque, che certe sottoscrizioni siano nulle perché autenticate da consiglieri comunali disponibili ad autenticare in consiliature precedenti, ma che avevano dimenticato in seguito di ripresentare la comunicazione di disponibilità.
Punta a snellire le procedure anche la possibilità di richiedere in formato digitale e via Pec i certificati di iscrizione nelle liste elettorali dei sottoscrittori delle candidature (ma anche delle iniziative referendarie e delle proposte di legge popolari). La richiesta dovrà essere presentata dal segretario, dal presidente o dal rappresentante legale del partito o del movimento, da uno dei soggetti promotori del referendum o dell'iniziativa legislativa popolare, o da delegati di queste figure (in quest'ultimo caso, via Pec dovrà essere allegata anche la delega, firmata digitalmente). I certificati chiesti via posta elettronica certificata dovranno essere rilasciati in formato digitale improrogabilmente entro 24 ore dalla richiesta (se riguardano la sottoscrizione di candidature; il termine sale a 48 ore se i certificati riguardano referendum).
Si è agito anche sulle norme previste dalla cosiddetta "legge Spazzacorrotti" (legge n. 3/2019). Quanto alla pubblicazione dei curricula vitae e dei certificati del casellario giudiziale delle persone candidate alle varie elezioni (stavolta elencate espressamente, sempre escludendo in modo esplicito le amministrative nei comuni "inferiori"), si precisa che d'ora in avanti i rappresentanti legali dei partiti e delle liste partecipanti alle elezioni citate (o loro delegati) possono chiedere, anche via Pec, i certificati del casellario giudiziale dei candidati da pubblicare, "previo consenso e su delega dell'interessato, da sottoscrivere all'atto dell'accettazione della candidatura": il tribunale deve metterli a disposizione entro cinque giorni dalla richiesta.
Sempre restando in tema di candidature, si prevede che i rappresentanti dei partiti e delle liste civiche aderenti al codice di autoregolamentazione sulla formazione delle liste elettorali (proposto dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere) possano sottoporre a detta Commissione "le liste delle candidature provvisorie" per le elezioni europee, politiche, regionali, comunali e circoscrizionali "entro settantacinque giorni dallo svolgimento delle medesime elezioni" (quindi una quarantina di giorni prima che scadano i termini per il deposito delle candidature; in sede di prima applicazione il termine sarà di dieci giorni dall'entrata in vigore della fonte): l'organo verificherà l'esistenza "di eventuali condizioni ostative alle candidature ai sensi del citato codice di autoregolamentazione" (un regolamento interno stabilirà, tra l'altro, tempi di esame e comunicazione riservata degli esiti che consentano ai soggetti politici di modificare la composizione delle liste in tempo utile per presentarle).
Altre novità riguardano la nomina dei rappresentanti presso gli uffici elettorali di sezione e l'ufficio centrale (in parole più comuni: la nomina dei rappresentanti di lista) e a monte - per le elezioni amministrative - la nomina dei delegati che dovranno indicare tali rappresentanti di lista. In questi casi non servirà alcuna autenticazione ove i documenti di designazione siano sottoscritti "digitalmente o con un altro tipo di firma elettronica qualificata" (incluso l'uso dello Spid, da quanto si capisce) e trasmessi via Pec. Le designazioni dei rappresentanti di lista, a prescindere dal canale utilizzato, dovranno comunque arrivare entro il giovedì precedente l'elezione (e non più il venerdì).
Da ultimo, si cerca di puntare (di nuovo, dopo sperimentazioni passate positive, ma abbandonate in modo precipitoso) sul voto elettronico, agendo sulle disposizioni della legge di bilancio 2020 (approvata alla fine del 2019): i fondi previsti allora per la sperimentazione riguarderanno anche le elezioni regionali e amministrative, alle quali si applicherà il decreto del Viminale, adottato di concerto con il Ministero per l'innovazione tecnologica (l'adozione era prevista entro  il  30  giugno  2021, in effetti è arrivata il 9 luglio) e volto a garantire (solo) "il concreto esercizio del diritto di voto degli italiani all’estero e degli elettori che, per motivi di lavoro, studio o cure mediche, si trovino in un comune di una regione diversa da quella del comune nelle cui liste elettorali risultano iscritti"; per il decreto (e le relative linee guida) è peraltro previsto un adattamento entro il mese di ottobre perché la sperimentazione sia operativa dal 2022 (e non è previsto, qui come per le altre disposizioni viste sin qui, alcuno stanziamento ulteriore di fondi).

Referendum, firme in formato digitale e un mese in più

Altre novità riguardano soltanto i referendum previsti dalla Costituzione; si tratta però di innovazioni rilevanti che meritano attenzione. Le ha prodotte un altro emendamento, stavolta avente come primo firmatario Riccardo Magi (+Europa-Radicali italiani), già autore di una proposta simile mesi fa, ma sottoscritto pure da deputati di molte altre forze politiche: si tratta, in particolare, di Vittoria Baldino e Giuseppe Brescia (M5S), Nicola Fratoianni (LeU-Si), Igor Giancarlo Iezzi (Lega), Lisa Noja e Massimo Ungaro (Italia viva), Enza Bruno Bossio, Francesca La Marca, Giuditta Pini e Angela Schirò (Pd), Piergiorgio Cortelazzo e Giuseppina Versace (Fi), Rossella Muroni (Facciamo Eco) e Felice Maurizio D'Ettore (Coraggio Italia). 
L'articolo 38-ter ha dunque modificato la legge di bilancio 2021 (approvata alla fine del 2020), per prevedere che dall'inizio di luglio (quindi non appena la legge di conversione entrerà in vigore) le firme per le citate consultazioni referendarie o per le proposte di legge di iniziativa popolare potranno essere raccolte "anche mediante documento informatico, sottoscritto con firma elettronica qualificata, a cui è associato un riferimento temporale validamente opponibile ai terzi". Quel documento dovrà permettere di acquisire gli stessi dati che ora si inseriscono nei moduli di raccolta delle firme; sarà possibile sottoscriverlo anche grazie allo Spid e toccherà poi ai promotori depositare le firme raccolte elettronicamente (senza alcun bisogno di autenticazione), insieme a quelle cartacee. Questo sistema resterà in uso fino a quando non sarà attivata una piattaforma pensata in origine per "contribuire a rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena inclusione sociale delle persone con disabilità e di garantire loro il diritto alla partecipazione democratica": questa sarà usata per raccogliere le firme per referendum e proposte di legge d'iniziativa popolare, dovrebbe entrare in uso entro la fine di quest'anno e le sue caratteristiche tecniche e di funzionamento saranno regolate da un apposito dPCM.
Vale poi quanto si è già detto in precedenza, sulla possibilità di richiedere i certificati di iscrizione nelle liste elettorali dei sottoscrittori in formato digitale e rilasciati via Pec: questi possono essere depositati come duplicato informatico o come copia analogica di documento informatico (se dotati di apposito contrassegno a stampa).
Un ulteriore emendamento approvato - questa volta firmato da Igor Iezzi e Riccardo Magi, rispettivamente di Lega e +Europa-Radicali italiani, forze politiche particolarmente interessate alla disposizione - ha disposto (grazie al nuovo art. 39-bis) che tutti i termini previsti dalla legge n. 352/1970 per le richieste di referendum abrogativo sono differiti di un mese, sia pure solo con riferimento al 2021: c'è tempo per depositare in Corte di cassazione le richieste di referendum, con tanto di firme e certificati, entro la fine di ottobre (e non più la fine di settembre), così come scaleranno di un mese i termini previsti per valutare la regolarità delle richieste (ad opera dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione) e la loro ammissibilità (da parte della Corte costituzionale). Si prevede anche che i fogli usati per la raccolta delle firme possano essere depositati in Cassazione entro quattro mesi (e non tre) dalla data del timbro di vidimazione: questo in effetti era già stato previsto dal d.l. n. 52/2021, ma le norme appena approvate hanno esteso di fatto l'applicabilità di questa norma anche ai referendum sulla giustizia giusta promossi dal Partito radicale e dalla Lega (presentati dopo il 15 maggio, data indicata in origine come limite per far valere questa misura; anche questo termine è stato spostato avanti di un mese).
Da ultimo, l'art. 39-ter precisa che qualora si promuovano manifestazioni o iniziative a carattere politico in un'area occupata di non oltre 10 metri quadrati (la classica situazione del gazebo o dei tavolini per raccogliere le firme), "le richieste devono pervenire almeno dieci giorni prima della data prevista per lo svolgimento della manifestazione o dell’iniziativa, salvo che i regolamenti comunali dispongano termini più brevi"; resta fermo l'esonero dal pagamento della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche. Oltre che, naturalmente, l'importanza di saper montare un gazebo senza troppa difficoltà e in fretta: la legge non lo richiede, ma è ugualmente necessaria... 

giovedì 29 luglio 2021

Moderati, ma anche riformisti: un test per il simbolo di Portas

Se si vuole cercare in Piemonte uno dei simboli più longevi, soprattutto tra le formazioni che in quella regione hanno preso il via e tuttora operano, presentando regolarmente liste, è inevitabile pensare ai Moderati, ben noti a Torino e in tutta la regione (con escursioni anche al di fuori) dalla fine del 2005, nonché presenti alla Camera dal 2008 grazie al loro segretario, Giacomo Portas (eletto sempre nelle liste del Pd, attualmente deputato del gruppo di Italia viva).
Proprio Portas, tre giorni fa, ha pubblicato sul suo profilo di Facebook una variante significativa dell'emblema del partito di cui è segretario, con tanto di messaggio: "Vi piace questo simbolo? Che ne pensate? Ditemi la vostra ☺️". L'unica modifica, peraltro piuttosto visibile, riguarda la parte inferiore della grafica, che al posto delle dodici stelle della bandiera europea inserisce la dicitura "e riformisti", con la "e" di colore giallo, richiamando un  po' il giallo delle stelle europee che non ci sono più.
"Questo in effetti è un test 'simbolico' - spiega a I simboli della discordia lo stesso Portas -. Io ho già provveduto alla registrazione, perché in Italia bisogna fare così e occorre tutelarsi, in ogni caso è un test per capire l'effetto che fa questa grafica: per ora l'ho inserita su Facebook e la proporrò in un focus che faremo in questi giorni, anche se non è il periodo più semplice per ottenere dei feedback perché la gente spesso è in vacanza o non è disponibile".
Inevitabile che l'accoppiata faccia venire in mente i Conservatori e riformisti fondati da Raffaele Fitto (poi trasformati in Direzione Italia), ma se quell'abbinamento era sempre sembrato un po' stridente e forzato - sebbene riprendesse chiaramente il nome e anche il leone dal gruppo dei Conservatori e dei Riformisti europei al Parlamento europeo -, in questo caso la coppia sembra più equilibrata, perché si vuol voler riformare il sistema senza smettere di essere moderati. "Guardi, posso garantirle che in questo periodo i simboli dei partiti, non corrispondono più ormai a delle ideologie, manca giusto 'Viva la mamma!' - precisa Portas - quindi tutt'al più non saremmo gli unici ad aver scritto cose che possono sembrare incoerenti. Al di là di questo, l'idea di fondo è cercare di rappresentare un mondo di centrosinistra o di centro, a seconda dell'evoluzione o scomposizione dei partiti che ci sarà da qui a qualche anno, con l'intento di far capire che si può essere riformisti anche se si è moderati, senza per forza dover essere 'di sinistra', non sta scritto da nessuna parte che dev'essere così."
A parte il possibile inserimento dell'espressione "e riformisti", il simbolo è rimasto identico a come gli elettori piemontesi l'hanno conosciuto a partire dal 2006, quando partecipò alle elezioni amministrative torinesi a sostegno di Sergio Chiamparino (eleggendo pure due consiglieri); in effetti il soggetto politico era nato negli ultimi giorni del 2005 e nel consiglio regionale, quando Giuliano Manolino e Giovanni Pizzale l'avevano creato - con il nome "Moderati per il Piemonte" - lasciando i rispettivi gruppi (Forza Italia e Italia dei valori). Lo stesso soggetto politico - che fin dall'inizio si è avvalso dell'apporto di Portas, forte anche della sua esperienza con la società di consulenza e marketing Contacta - aveva fatto capolino in consiglio provinciale a Torino, con l'adesione di Stefano Ruffini (già Forza Italia anche lui). Ed è proprio il nome di Ruffini a risultare come titolare dell'emblema depositato come marchio il 2 febbraio 2006, sia nelle versioni verbali ("Moderati per Torino", "Moderati per il Piemonte", "Moderati per la Puglia" e "Moderati per l'Italia"), sia nella prima rappresentazione grafica, in un certo senso speculare a quella attuale: la parola Moderati era sempre al centro, ma il segmento tricolore e quello blu con le stelle europee erano scambiati di posto (il primo in basso e il secondo in alto). Tempo tre mesi e un'altra domanda di marchio - poi regolarmente accolta, come le precedenti - ha sancito il simbolo nell'aspetto definitivo, conservatosi fino a oggi.
Le uniche modifiche di rilievo riguardano l'inserimento del cognome del candidato di volta in volta sostenuto alla carica di sindaco o di presidente; altri cambiamenti sono legati all'uso del simbolo al di fuori del "natio" Piemonte o alla partecipazione a progetti politici e amministrativi comuni, con altre forze politiche. E a volte anche al di fuori le cose vanno bene: nel 2012, alle elezioni comunali di Piacenza, la lista Moderati e piacentini per Dosi (a sostegno di Paolo Dosi, candidato sindaco per il centrosinistra poi risultato vincente), ottenne addirittura il 13,38%.
La notorietà del simbolo dei Moderati, dunque, va oltre il Piemonte, al punto che qualcuno alle volte è interessato a utilizzarlo (chiedendo di poter presentare liste con quel fregio), ma capita anche che altri gruppi vogliano semplicemente utilizzare il nome, qualificandosi come "Moderati", con la maiuscola. Ora, essere moderati (con la minuscola) non è mai un problema, ma ambire alla maiuscola come se altri non ci fossero arrivati prima lo diventa: per questo il partito di Portas ha preso contromisure - come si è già visto - fin dai suoi primi passi. "Il simbolo è assolutamente tutelato sul piano legale, registrato fin dall'inizio: quando qualcuno prova a copiarlo, parte subito la richiesta di danni. Lei faccia un test: vada su Google e cerchi 'moderati'. Guardi un po' cosa le esce come prima occorrenza?" Esce, ovviamente, la pagina di Wikipedia dedicata ai Moderati (con la maiuscola, altrettanto ovviamente): "Durante le cause sulla titolarità e sull'uso della parola "moderati" è stata fatta spesso questa prova, l'esito è sempre lo stesso e non sono certo io a controllare Wikipedia o gli algoritmi di Google". Chissà se, tra qualche settimana o mese (anche in vista delle elezioni amministrative che interesseranno anche Torino"), cercando "moderati" su Google uscirà una pagina o un sito legato ai Moderati e riformisti... 

martedì 20 luglio 2021

Il secondo congresso di +Europa: le cariche, le liste e i simboli

Si è svolto dal 16 al 18 luglio, presso l'Hotel Hilton di Roma Fiumicino, il secondo congresso di +Europa, a valle di un periodo di profondo travaglio durato diversi mesi, dopo che anche il primo congresso si era svolto in modo tutt'altro che piano (con gli arrivi collettivi sui pullman e le accuse di "truppe cammellate") e l'avvento del governo Conte-bis aveva visto la compagine parlamentare del partito frammentarsi
A marzo si era dato conto di uno dei passaggi più tesi del percorso verso il congresso, deflagrato con la sfiducia votata al tesoriere Valerio Federico a seguito della vicenda delle iscrizioni pagate "in blocco" e ritenute contrarie allo statuto da chi aveva presentato la sfiducia, nella convinzione che quegli episodi avrebbero falsato il congresso e che questo dunque non si sarebbe potuto tenere. Com'è noto, l'episodio della sfiducia - su cui si era innestata una diatriba sul regolamento congressuale, con le incertezze sulle forme di svolgimento legate alla pandemia a complicare ulteriormente la situazione - aveva provocato prima l'addio a +Europa da parte di Emma Bonino, poi le dimissioni del segretario Benedetto Della Vedova, fatto che statutariamente ha reso necessario l'avvio del procedimento congressuale straordinario, con un regolamento approvato il 29 maggio e un doppio cambio di tesoriere (Carmelo Palma, eletto il 23 marzo, si era dimesso due mesi dopo e al suo posto era stato scelto Michele Usuelli).
Quell'iter, come si diceva, si è chiuso domenica, anche se il congresso ha rischiato di non tenersi e formalmente è ancora sub iudice: alcuni dei membri dell'assemblea di +Europa che avevano sollevato il problema delle iscrizioni "cumulative" (Riccardo Lo Monaco, Diana Severati, Alessandra Senatore, Cristina Bibolotti, Nico Di Florio, Matteo Di Paolo ed Emanuele Pinelli) si erano rivolti al Tribunale di Roma lamentando vizi nelle ultime delibere assembleari e chiedendo in via cautelare la sospensione del congresso stesso. Nella prima udienza di ieri, assegnata peraltro nel giorno successivo alla celebrazione del congresso (il primo disponibile), il giudice - che in precedenza non ha ritenuto opportuno adottare un provvedimento inaudita altera parte per sospendere il congresso - ha precisato che il procedimento cautelare va avanti anche se l'assise si è già svolta (e in ogni caso più in là ci sarà il giudizio di merito), invitando comunque le parti a trovare un accordo. Ci saranno evidentemente sviluppi sulla questione e si darà conto di eventuali novità. 
Per capire che il clima non è certo rasserenato, basta leggere quanto ha scritto sul suo profilo una delle ricorrenti (nonché vicepresidente vicaria dell'assemblea del partito), Alessandra Senatore, per spiegare perché lei e varie altre persone (che attualmente sembrano riconoscersi soprattutto nell'associazione e spazio di confronto Italia Europea, evoluzione dell'omonima lista che si era presentata nel 2019 al primo congresso di +Europa, ma che ovviamente con il partito nulla ha a che vedere) non avrebbero partecipato all'assise congressuale.


Il congresso, in ogni caso, si è tenuto e ha visto tornare alla segreteria Benedetto Della Vedova, mentre alla presidenza del partito è stato eletto Riccardo Magi. Si era candidato a entrambe le cariche anche Giulio Del Balzo, raccogliendo 59 voti per la segreteria (a fronte dei 195 di Della Vedova) e 106 per la presidenza (Magi ne ha avuti 160). Nuova tesoriera di +Europa è diventata invece Maria Saeli, unica candidata a quel ruolo. 
Accanto a queste cariche, si è provveduto all'elezione dei componenti dell'assemblea e della direzione nazionale, sulla base di una competizione tra liste: queste, come due anni fa, sono state contrassegnate da un simbolo e meritano di essere rapidamente passate in rassegna. Va subito detto che, rispetto al 2019, si è esercitata meno fantasia sul piano grafico per identificare le diverse liste concorrenti; questo sia perché per tutte le liste si è "normalizzata" la forma (imponendo di fatto la forma circolare a tutti gli emblemi), sia perché alcune delle liste presentate in questa occasione si erano già viste due anni fa e hanno mantenuto la stessa grafica.
Si prenda, per esempio, la lista Europa in comune, che in direzione ha eletto Valerio Federico, Manuela Zambrano, Alessandro Massari e Layla Yusuf. Proprio come nel 2019, il simbolo è basato sul nome scelto per la lista, composto con lo stesso carattere di +Europa e con la medesima 
texture geometrica per il riempimento delle lettere: in questo caso, però, come colori sono stati scelti il giallo, l'arancione e il blu, per dare un'ambientazione decisamente più europea (senza però sacrificare il concetto della pluralità). "La nostra lista - iniziava così il documento programmatico - ha nel proprio nome una chiara visione dell’Europa che vogliamo: una federazione democratica costituita dai tanti popoli che ne caratterizzano la peculiare identità fondata sul pluralismov culturale, sul rispetto degli autonomi principi e delle differenze. In poche parole, gli Stati Uniti d’Europa." Nel 2019 il fondo dell'emblema era bianco, in questo caso si è leggermente tinto di grigio (e, come detto, la forma da quadrata è stata resa circolare per la diffusione cumulativa dei simboli), ma tutto il resto è rimasto uguale.
In un certo senso si ricollegava al precedente congresso anche la lista +Europa fuTUra, di cui in direzione sono espressione Riccardo Magi, Silvja Manzi e Arcangelo Macedonio. "Noi siamo le iscritte, gli iscritti, militanti e dirigenti che dopo diversi mesi di aspro confronto interno hanno portato la barca di +Europa fuori dalle secche in cui era rimasta incagliata - si legge nel documento politico -. Lo abbiamo fatto nella convinzione di avviare così una riflessione e un’azione più ampia sulle regole e sull’organizzazione del partito che vogliamo, più inclusivo, più accogliente per tutti e in particolare per i più giovani che continuano a scegliere +Europa più di altri partiti. 
Lo abbiamo fatto perché continuiamo a vivere il partito come strumento per portare nel dibattito politico italiano ed europeo alcune istanze, lotte, proposte, che senza +Europa non troverebbero alcuna rappresentanza." Antecedente di questa lista è Per una Europa fuTura (2019), della quale ha ripreso buona parte del nome (inserendo anche il "più"), il "tu" evidenziato nella parola "futura" per mettere al centro l'apporto delle singole persone e, in qualche misura, lo stesso sfondo: al posto delle "pezze geometriche di colore" del 2019, questa volta c'erano fasce cromatiche leggermente sfalsate, collocate sopra e sotto al testo posto su fondo azzurro.
Nuova, come anche il nome testimonia, è invece la lista Next Generation +EU, che in direzione ora può contare su Federico Eligi, Annalisa Nalin, Mauro Gradi, Elena Buratti e Francesco Cottafavi. "
Next Generation +EU - si legge nel documento politico - significa [...] prendere un impegno deciso sia dentro al nostro partito ma anche nella comunità politica italiana per dare - o meglio ridare - voce ai diritti e al diritto. Dobbiamo divenire la forza propulsiva per portare avanti la bandiera della libertà individuale e dell’autodeterminazione, spronando le forze politiche a noi vicine ma a volte troppo timide su questi temi percepiti come impopolari." Il nome raccoglie chiaramente quello del piano europeo per la ripresa dopo la pandemia (pensata mettendo al centro il benessere delle future generazioni): quell'etichetta è stata ovviamente personalizzata, tingendo le prime due parole con parte dei colori del partito (e con la stessa struttura cromatica) e collocando inevitabilmente il "+" sulla "E" di "EU". Piuttosto evocativo, anche se tutto "bandierato" a sinistra e con molto bianco sul fondo.
Il bianco era il colore dominante anche della versione circolare del simbolo di Forward - generazione +Europa, di cui in direzione saranno espressione Fabrizio Ferrandelli, Maria Saeli (presidente de I Coraggiosi), Roberto Baldi, Monica Bracco e Bruno Gambardella. "Crediamo che +Europa, ancor più in questo periodo di incertezze, abbia bisogno di guardare avanti - è scritto nel documento politico -. Crediamo che il nostro partito debba puntare ancora di più lo sguardo verso posizioni liberal-democratiche ed ecologiste, aggregando, in un’ottica federativa, anche nuove energie politiche e sociali che mettano a fattor comune esperienze, idee, progettualità e talenti. [...] Siamo certi che +Europa debba rivolgersi sempre di più ai giovani, includendoli nei processi decisionali, esercitandoci ad osservare il futuro anche con i loro occhi". Il concetto di "guardare avanti" è dato dalla parola "Forward" e dalle freccette dell'avanti veloce (una tinta d'Italia, l'altra d'Europa); da segnalare nella lista una netta prevalenza di persone che hanno avuto esperienze più o meno lunghe nell'Italia dei valori (e più di un nome figurava anche nella lista In Europa sì ma non così, esclusa allo scorso congresso).
Almeno in parte diversa - ma nemmeno troppo - è risultata la grafica della lista Scossa liberale, l'unica a sostenere un candidato messo addirittura all'interno del logo. Si trattava di Giulio Del Balzo, classe 1993, che già a settembre aveva lanciato la sua candidatura a segretario, dopo essere stato il candidato n. 60 (cioè l'ultimo inserito) nella lista Italia europea del 2019, suo primo impegno da freschissimo iscritto al partito (dopo essere stato tra i fondatori di FutureDem nel 2013). "+Europa ha bisogno di una scossa! - si legge nel documento di programma -. 
Nata come una delle principali novità della politica italiana, oggi sta assistendo a un lento declino che rischia di farla sparire dallo scenario politico. [...] il Partito oggi non sta cogliendo una delle più grandi opportunità politiche che ci siano mai capitate: un Presidente del Consiglio che incarna i valori stessi di +Europa; la possibilità di incidere, finalmente, sull'agenda presente e futura del Paese con un messaggio ancora più coraggioso: gli Stati Uniti d’Europa. [...] Nel corso degli anni, tanti delusi hanno scelto di abbandonare +Europa senza affrontare fino in fondo i problemi di cui si lamentavano. L’unico modo per rilanciare il Partito, invece, è resistere impegnandosi per promuovere, con pazienza e nonviolenza, il cambiamento che si vuole vedere. [...] Con Scossa Liberale, vogliamo portare più concretezza nei contenuti, più attenzione alla partecipazione e più efficacia nella comunicazione." Al di là del fondo bianco, il simbolo spicca per l'uso di un unico colore (magenta), per il fulmine che simboleggia appunto la scossa.
Al di là delle votazioni su persone, è importante rilevare che il congresso ha approvato alcune modifiche allo statuto di +Europa, dopo quelle che erano state apportate il 27 aprile - dopo altri interventi approvati alla fine dello scorso anno - per accogliere le osservazioni fatte dalla Commissione per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici (in particolare per esplicitare la durata di permanenza in carica degli organi). Si è tra l'altro provveduto a stabilire che il tesoriere viene eletto direttamente dal congresso (e non invece dall'assemblea del partito), com'è avvenuto appunto per Maria Saeli; si è anche approvata un'ulteriore modifica di rilievo, in base alla quale la rappresentanza legale di +Europa passa dal tesoriere al segretario (come generalmente chiesto in un primo tempo anche dalla Commissione sui partiti) e la maggioranza richiesta per la sfiducia del tesoriere da parte dell'assemblea è innalzata dalla maggioranza assoluta ai due terzi degli aventi diritto al voto (uniformando così il meccanismo di sfiducia a quello delle altre cariche: non si dimentichi, tra l'altro, che proprio a maggioranza assoluta era stato sfiduciato Valerio Federico a marzo).
Il congresso si è chiuso con l'intervento di Emma Bonino, che ha annunciato il suo ritorno nel partito: "Ora che improvvisamente sono tutti europeisti, a me viene da precisare che non siamo solo europeisti generici e quando ci fa comodo: noi siamo federalisti europei - ha detto nel suo discorso -. A marzo ho fatto quel passo di lato perché mi pareva che +Europa si fosse veramente avvitata in una discussione introvertita, incomprensibile a chiunque fuori dalla nostra stanza; [...] ho pensato di dover fare un unico tentativo per riportare un po' alla ragione. L'ho fatto, l'ho pagato [...]. Sono contenta che abbiate dimostrato la capacità di arrivare a un accordo, correggendo anche degli errori che erano di certo stati fatti [...]. In tutto questo bailamme, dopo aver votato contro il Conte-bis con la stessa convinzione con cui abbiamo votato contro il primo governo Conte, Draghi è una fortuna che secondo me dobbiamo anche meritarci. Abbiamo bisogno di +Europa in Italia per lo stato di diritto e i diritti [...]. A parte i costi, politicamente pesanti, dell'immobilismo di otto mesi, credo sia venuto fuori un gruppo dirigente particolarmente tenace, che ci ha portato fin qui".
Come procederà questa volta il cammino di +Europa lo si vedrà nei prossimi mesi. Intanto il rito congressuale si è chiuso, peraltro senza ritocchi al simbolo: alle elezioni regionali e amministrative di autunno potrà tornare sulle schede, si scoprirà presto in quali forme.

sabato 17 luglio 2021

Movimento 5 Stelle, nuovo statuto e nuovo simbolo per ripartire

"È finalmente arrivato il momento tanto atteso: il MoVimento 5 Stelle riparte, con nuovo slancio e nuova forza". Si è aperto così il messaggio - durato poco più di 9 minuti - con cui Giuseppe Conte ha annunciato oggi alle 18 e 30 il nuovo corso del MoVimento 5 Stelle, che passa attraverso l'atteso nuovo statuto da sottoporre nei prossimi giorni a votazione, un nuovo sito internet - www.movimento5stelle.eu, sul quale si può trovare il testo integrale del nuovo statuto - e anche un simbolo rinnovato, con cui guardare all'orizzonte del 2050, più volte richiamato in questi mesi tanto da Beppe Grillo, quanto dallo stesso Conte.

Il simbolo

Già, perché il simbolo è il primo particolare che si nota, sulla copertina del file pdf che contiene le nuove regole associative. A dire il vero, bisogna notare subito che questo è solo uno dei due simboli che lo statuto - all'articolo 1, lettera d) - associa all'associazione MoVimento 5 Stelle: questa, tra l'altro, all'art. 1, lettera a) è identificata - oltre che con la sede legale, in via di Campo Marzio, n. 46 (diversa da quella indicata nel 2017, sempre a Roma ma in Via Nomentana n. 257) - anche con il codice fiscale, che coincide esattamente con quello del soggetto che nel 2018 ha depositato e fatto registrare come marchio il simbolo con la dicitura Ilblogdellestelle.it, utilizzato come emblema e come contrassegno elettorale da lì in avanti (questo per chiarire che non si tratta di un quarto soggetto politico-giuridico denominato MoVimento 5 Stelle, ma dello stesso costituito alla fine del 2017 con atto notarile). 
Il primo dei due "contrassegni utilizzabili autonomamente" (dunque in modo fungibile e alternativo) è proprio quello reso noto nel 2018 e di cui è titolare la stessa associazione, mentre il secondo è così descritto: "linea di circonferenza color rosso, recante al proprio interno, nella metà superiore del campo, in carattere nero su fondo bianco, la dicitura 'MOVIMENTO', la cui lettera V è scritta in rosso con carattere di fantasia, e, nella metà inferiore del campo, disposte orizzontalmente, cinque stelle a cinque punte di colore giallo, più chiaro nella parte alta e più scuro nella parte bassa, con una linea di contorno scura, nella parte inferiore su sfondo rosso, al centro, la scritta in carattere bianco '2050'". Si tratta insomma di una variante meglio congegnata del simbolo visto nelle settimane scorse, con la dicitura nera "2050" posta "a sorriso" lungo la parte inferiore della circonferenza, nella stessa posizione che avevano avuto i siti in passato: oggettivamente l'effetto "negativo", con il testo bianco su segmento rosso, appare più elegante e "studiato" - insieme agli elementi tradizionali leggermente ridotti - e potrebbe ben distinguersi sulla scheda; qualcuno peraltro ha già notato che ora il colore dominante del simbolo non è più il giallo, ma il rosso, il che potrebbe essere significativo anche sul piano della collocazione politica. 
Lo stesso art. 1, lettera d) precisa anche che "La modifica del simbolo non costituisce modifica del presente Statuto": una disposizione che sembra servire soprattutto a evitare di dover intervenire sul testo dello statuto con nuovi procedimenti "ufficiali" (magari seguiti da atti notarili per recepire le modifiche) in caso di ritocchi ridotti, magari in vista delle consultazioni elettorali.

Strumenti, principi, valori

L'art. 1, lettera e) precisa pure che il MoVimento, per poter svolgere le consultazioni degli iscritti e le altre attività legate alla gestione interna (votazioni, convocazioni di organi, pubblicazioni di atti interni) "potrà ricorrere a piattaforme digitali e/o a strumenti informatici propri o affidati a società di servizio anche esterne. Queste prestazioni saranno regolate da specifici accordi che dovranno garantire che tutte le questioni e le decisioni di rilievo politico saranno integralmente rimesse alle iniziative dell’Associazione e dei suoi competenti Organi sociali" (senza dunque legarsi a un soggetto o a una struttura in particolare), con la possibilità di organizzare "hub informatici" per consentire a un maggior numero di persone di partecipare, pur nel rispetto della sicurezza e della segretezza del voto. Questi valori entrano per la prima volta nei documenti costitutivi del M5S, accanto alla partecipazione e alla trasparenza (la lettera f) rimarca che il MoVimento "assicura la trasparenza e l’accesso alle informazioni relative al proprio assetto statutario, agli Organi associativi, al proprio funzionamento interno ed ai propri bilanci, compresi i rendiconti", anche mediante un sito internet adeguato rispetto a quanto richiesto - per esempio - dalle norme in materia di statuti dei partiti politici).
Entra poi nello statuto, all'articolo 2, la Carta dei Principi e dei Valori, con la precisazione che per modificarla occorrerà un procedimento aggravato, cioè "il voto favorevole della maggioranza assoluta degli Iscritti in due successive deliberazioni ad intervallo non minore di un mese" (in generale, come si vedrà, le modifiche statutarie si approvano a maggioranza relativa, anche se in prima istanza deve partecipare al voto la maggioranza assoluta degli Iscritti, mentre in seconda istanza non c'è alcun quorum di partecipazione). Il primo punto della Carta è costituito dalle 5 stelle, per lo meno nella loro ultima interpretazione: se in origine era stato lo stesso Grillo - lanciando i "Comuni a 5 Stelle" nel 2007 - a spiegare che una stella era "per l'energia, una per la connettività, una per l'acqua, una per la raccolta rifiuti, una per i servizi sociali", oggi lo statuto precisa (e, in un certo senso, "cristallizza") che "Le cinque stelle che costellano il nostro orizzonte e orientano la nostra azione sono i beni comuni, l’ecologia integrale, la giustizia sociale, l’innovazione tecnologica e l’economia eco-sociale di mercato". I nuovi "punti cardine dell'azione politica del Movimento 5 Stelle" (e che sono specificati con maggiore dettaglio uno per uno) sono volti, considerati come "costellazione" (cioè nel loro complesso), a "costruire un futuro migliore, realizzare una società più equa e solidale, che consenta il pieno sviluppo della personalità di ognuno e garantisca migliori opportunità di vita a tutti" (quello, insomma, che storicamente si sono proposti i partiti, soprattutto di una certa parte politica). Tra i principi e valori fondanti fanno poi ingresso, accanto alla democrazia, al rispetto della legalità, alla trasparenza (e alla semplificazione), all'etica pubblica e alla cittadinanza attiva, il rispetto della persona, la pace e la politica come servizio, ma ci sono pure il diritto alla salute, all'istruzione, al lavoro; non mancano riferimenti alle imprese responsabili (perché ciascuna, pur nella legittimità dello scopo di lucro, si premuri "delle conseguenze delle proprie attività sul piano dell’impatto ambientale, dei diritti e del benessere dei lavoratori"), al principio di sussidiarietà e - dulcis in fundo - alla "cura delle parole". E bisogna ammettere che l'epoca del V-day - che pure sopravvive, almeno come ricordo visivo, all'interno del simbolo - sembra definitivamente seppellita da quest'ultimo paragrafo, di cui ciascuna persona iscritta o simpatizzante dovrebbe tenere conto:
La cura delle parole, l’attenzione per il linguaggio adoperato sono importanti anche al fine di migliorare i legami di integrazione e di rafforzare la coesione sociale. Le espressioni verbali aggressive devono essere considerate al pari di comportamenti violenti. La facilità di comunicare consentita dalle tecnologie digitali e alcune dinamiche innescate dal sistema dell’informazione non devono indurre a dichiarazioni irriflesse o alla superficialità di pensiero. Il dialogo profondo, il confronto rispettoso delle opinioni altrui contribuiscono ad arricchire la propria esperienza personale e l’esperienza culturale delle comunità di rispettiva appartenenza.

La seconda sezione dell'art. 2, dedicata alle "finalità", riprende parte dell'art. 2 dello statuto del 2017 e dei documenti precedenti, ampliando e "aggiornando" i contenuti. Si legge dunque che il M5S "garantisce il più ampio spazio di confronto democratico e le più intense modalità di scambio di idee, di opinioni e di valutazioni tra i propri Iscritti" (prima ci si accontentava di "un efficiente scambio di opinioni ed un confronto democratico"), volendo "mantenere un dialogo costante con la società civile e con gruppi, associazioni, organismi variamente rappresentativi, anche non iscritti all’Associazione". Si conferma il riconoscimento agli Iscritti di "un effettivo ruolo di indirizzo e determinazione delle scelte fondamentali per l’attività politica dell’Associazione" così come il ruolo della Rete come strumento per realizzare ciò (valorizzando però anche gli altri documenti, oltre che lo statuto), confermando l'eredità delle esperienze legate al blog di Beppe Grillo, dei "meetup" e delle loro iniziative, delle "Liste CiViche certificate" e di quelle presentate a ogni livello territoriale sotto il simbolo del M5S: la storia, quindi, è tutta da salvare, senza disperdere nulla. Si passa poi dalla "consultazione dei propri aderenti" al "coinvolgimento dei propri Iscritti": ciò servirà per individuare "quanti provvederanno a diffondere e a realizzare le idee, i progetti e le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica dell'Associazione", mentre prima era più esplicito il riferimento alle occasioni elettorali. Si confermano, come previsti nel 2017, il rispetto dei principi di trasparenza e partecipazione (nonché della riservatezza, della tutela dei dati personali e della vita privata) e la possibilità di chiedere informazioni agli organi del M5S.
Il testo proposto inserisce poi un articolo 3 che precisa che il MoVimento non ha "scopo di lucro né diretto né indiretto", dovendo il patrimonio servire solo per l'attività statutaria.

Democrazia interna, diritti e doveri degli iscritti

L'articolo 4 precisa che "L'organizzazione interna dell'Associazione ed il suo funzionamento sono improntati al rispetto dei principi di democrazia e di uguaglianza", parità di genere inclusa: negli organi collegiali si promuove la presenza del genere meno rappresentato nella misura di almeno due quinti (40%), da garantire con "adeguati sistemi di voto"; significativo, soprattutto se messo a confronto con la storia del MoVimento, è il riferimento alla garanzia della "democratica e paritaria partecipazione attiva degli Associati e la libera espressione, in tutte le forme possibili e consentite, del pensiero di ognuno, tutelando le minoranze" (per cui gli organi collegiali non esecutivi dovranno avere "la più ampia rappresentatività), oltre che alla "piena e trasparente informazione circa le attività, le iniziative ed i progetti".
L'art. 5 è dedicato espressamente agli Iscritti al MoVimento 5 Stelle, aprendo all'adesione dei cittadini UE residenti in Italia e degli stranieri muniti di permesso di soggiorno UE, nonché a coloro che hanno almeno 16 anni (prima occorreva la maggiore età). Resta ovviamente il requisito di non aderire (all'atto dell'iscrizione o in seguito) "ad altri partiti politici e/o ad associazioni aventi oggetto o finalità in contrasto o concorrenti con quelli dell'Associazione" (e dicendo "altri partiti politici" si conferma, come nel 2017, che di fatto il M5S è un partito), come pure a chi è stato escluso (non più espulso) o a chi abbia procedimenti giudiziari (in qualunque veste) "con qualsivoglia organismo associativo che agisca o abbia agito sotto il simbolo" del M5S (prima si parlava di "realtà associativa", ora il termine è più preciso e richiama qualcosa di più stabile e definito). L'iscrizione al MoVimento, che resta annuale (e si rinnova anche solo con il login al sito del MoVimento), resta anche gratuita, anche se se ne parla altrove nello statuto (all'art. 22, lettera a); la qualità di iscritto/a "viene meno per dimissioni, per perdita dei requisiti di iscrizione, per esclusione". Spetta al Comitato di Garanzia determinare "le modalità operative per l'iscrizione" (art. 5, lettera b), il che significa che - se l'adesione "può essere effettuata anche mediante iscrizione on line", con "anche" che prima non c'era - potrà essere possibile anche farla per iscritto o con forme più tradizionali; gli strumenti informatici per gestire le iscrizioni e i relativi dati potranno essere cambiati (ma si cancelleranno i precedenti). Spetterà al Collegio dei probiviri (e non più al Comitato di Garanzia) decidere sulle contestazioni in materia di iscrizioni.
Quanto ai diritti degli iscritti (art. 5 lettera g), si conferma il concorso alla definizione dell'indirizzo politico degli eletti del M5S con le discussioni soprattutto sulle piattaforme "ufficiali" (ma si riconosce il valore di documenti diversi dallo statuto e delle delibere degli organi associativi), la partecipazione alle votazioni (citate in modo generico, non solo su candidature e programmi), la  formulazione di proposte di legge, la candidatura per le elezioni ai vari livelli, ma anche - ed è una novità - per le cariche associative. Si rimette ancora a un regolamento ad hoc l'indicazione di eventuali requisiti ulteriori per le (auto)candidature e delle procedure per la presentazione delle stesse; appaiono meno stringenti i limiti alle autocandidature, occorrendo in questo caso la sospensione (anche cautelare) o l'espulsione (anche non definitiva... ma prima non si era parlato di "esclusione"?), non bastando più invece la semplice sottoposizione a procedimento disciplinare. Spetta sempre al Presidente (nuovo nome, come si vedrà, del Capo politico), e sempre "sentito il Garante", valutare "la compatibilità della candidatura con i valori e le politiche del MoVimento 5 Stelle": stavolta però si dice espressamente che tocca al Presidente "esprimere parere vincolante e insindacabile sulla candidatura", dunque la decisione finale è tutta sua.
Quanto ai doveri degli iscritti (lettera i), si aggiunge semplicemente il rispetto della Carta dei Principi e dei Valori, nonché dei Regolamenti dell'associazione e delle deliberazioni degli organi. Gli eletti "quali parlamentari italiani e consiglieri regionali sotto il simbolo del MoVimento 5 Stelle" (sono spariti i parlamentari europei, non si sa perché) continuano a poter trattenere, dell'indennità ricevuta, al massimo la somma stabilita per ogni consiliatura sempre dal Comitato di Garanzia ma - stavolta si precisa - "d'intesa con il Presidente", mentre le altre risorse andranno in parte al MoVimento "per le spese di funzionamento" (anche questa è una novità, per lo meno la sua indicazione nello statuto) e in parte saranno restituite alla collettività "nelle forme e nei modi dettagliati" in un apposito regolamento. Lo stesso regolamento normerà i modi e le forme con cui gli eletti potranno trattenere "ogni voce di rimborso prevista dai regolamenti dell’assemblea elettiva di appartenenza", senza che sia più indicato espressamente nello statuto l'obbligo di rendicontazione. Sparisce anche l'obbligo, per i parlamentari italiani, di "rifiutare l'appellativo di 'onorevole' e optare per il termine 'cittadina' o 'cittadino'".
Sul piano della democrazia diretta e partecipata (art. 7), al di là della precisazione che concorrono alle decisioni fondamentali per il M5S coloro "che risultano regolarmente Iscritti", rispetto al vigente statuto si parla di "individuazione dei candidati" (e non più di "scelta", forse per sottolineare il ruolo decisivo del Presidente) e si lascia all'iniziativa del Presidente la decisione di sottoporre all'approvazione degli iscritti il programma da presentare alle elezioni regionali e amministrative; si marca il ruolo d'impulso dei Gruppi territoriali quanto alle proposte di legge da presentare agli iscritti; si esplicita infine che, oltre al Presidente (ora Capo politico), possono essere sfiduciati - e gli iscritti possono confermare tale decisione - anche il Garante e tanto il Comitato di Garanzia quanto il Collegio dei Probiviri (in blocco o con riguardo a singoli membri). 
Attivare la consultazione degli iscritti spetta sempre al Presidente (ora Capo politico) o, "in caso di sua assenza o inerzia", al Vicepresidente vicario (carica istituita), solo in terza battuta al Garante. Con riferimento alla procedura di conferma (non più ratifica) della sfiducia al Presidente, si dice che è indetta dal Garante "senza indugio" (e non più "direttamente", per cui si aggiunge un riferimento temporale); lo stesso deve fare il Presidente qualora sia in gioco la sfiducia al Garante (o devono fare il Garante o il Presidente qualora il provvedimento riguardi gli altri organi). Si ampliano i tempi di apertura del voto (da 8 a 10 ore); oltre che gli iscritti da meno di sei mesi, i sospesi e gli esclusi, non possono votare nemmeno i "sostenitori" (si vedrà tra poco chi sono). Si conferma che di norma - salvo eccezioni espresse, non più relative solo alle procedure elettive - non è previsto un quorum di validità di questi voti; resta la possibilità di dichiarare inefficace un voto entro cinque giorni, chiedendone magari la ripetizione, ma possono farlo solo "il Presidente e il Garante congiuntamente" (ora possono farlo singolarmente) e unicamente ove si rilevino "vizi, irregolarità o violazioni di norme statutarie, del codice etico o regolamentari" tali da alterare l'esito del voto (non si prevede più il quorum di partecipazione della maggioranza assoluta degli aventi diritto per confermare il primo verdetto).

Organizzazione: gruppi territoriali e Forum tematici

L'articolo 6 introduce i gruppi territoriali come forma organizzativa del MoVimento: si tratta di gruppi "di scambio e di confronto sulla vita politica interna del MoVimento, legati a singole realtà comunali o infracomunali o, nel caso di Comuni più piccoli, intercomunali", composti da almeno 50 iscritti: perché sorgano occorre l'autorizzazione di un nuovo organo, il Comitato per i rapporti di prossimità territoriale (diretto e coordinato dal Presidente), "di concerto con il Presidente, sentiti i competenti Coordinatori territoriali, ove designati"; gli aderenti - che di norma possono appartenere a un solo gruppo - devono essere, oltre che iscritti, residenti o almeno domiciliati nel territorio di riferimento, ma possono decidere di non appartenere ad alcun gruppo o di lasciare quello in cui si trovano senza abbandonare il M5S (mentre la decadenza o l'esclusione dall'Associazione fa venir meno anche l'adesione a un gruppo). 
Si precisa che "l'Associazione potrà destinare una quota parte delle proprie risorse al finanziamento di Gruppi territoriali, finalizzati a progetti e iniziative", ma quei gruppi, che pure possono presentare proposte e progetti al comitato nazionale (magari da sottoporre al voto di tutti gli iscritti e da inserire nel programma), "non sono autorizzati ad assumere obbligazioni in nome e per conto del MoVimento 5 Stelle"; l'ultimo punto dell'articolo chiarisce che singoli gruppi territoriali possono essere sciolti, chiusi, sospesi (al massimo per un anno) o commissariati dal Collegio dei Probiviri su richiesta del Comitato nazionale per la prossimità territoriale, di concerto con il Presidente, "in caso di gravi violazioni dei principi risultanti dalla Carta dei Principi e dei Valori, dal presente Statuto, dal Codice Etico, dai Regolamenti o dalle deliberazioni degli Organi associativi regolarmente assunte" (il Comitato di Garanzia funge da organo di secondo grado e si applicano in ogni caso le garanzie procedurali previste per il procedimento disciplinare).
L'articolo 8 introduce un'altra novità: i Forum tematici, promossi dal MoVimento (in forma anche informatica) come "luoghi di discussione, di confronto e di scambio di idee politiche fondato su principii di democraticità, rispetto e senso civico": la loro costituzione è decisa dal consiglio nazionale (col parere positivo del Presidente) o, se pensati per operare su scala circoscritta, dal Comitato per la prossimità territoriale (previo parere positivo del Coordinatore per la prossimità territoriale). Oltre che gli iscritti al M5S, ai Forum possono partecipare coloro che - avendo almeno 16 anni - desiderano solo fornire il loro contributo di idee alle attività dei Forum stessi, senza aderire anche al MoVimento: sono questi i sostenitori di cui si parlava prima (privi di diritti e obblighi individuati in capo agli iscritti). Sarà un regolamento approvato dal Comitato di Garanzia (sentito il Presidente) a regolare la vita dei Forum, i cui lavori dovranno essere trasparenti e accessibili (e i loro risultati concorrono alla proposta programmatica del M5S)

Gli organi del M5S

Uno dei punti più delicati è stato rappresentato fin dall'inizio dall'organizzazione del MoVimento 5 Stelle, cui è dedicato l'articolo 9, insieme alle disposizioni seguenti: è inevitabile, dunque, che gran parte dell'attenzione si appunti su questa parte dello statuto. 
A livello nazionale accanto agli organi esistenti (incluso il Capo politico, che nel testo proposto dello statuto diventa il Presidente) si aggiunge il Consiglio nazionale e si precisa - una novità significativa rispetto allo statuto vigente che sono incompatibili con altre cariche associative non solo i ruoli di membro del Comitato di Garanzia o del Collegio dei Probiviri, ma anche i ruoli di Presidente, Garante e Tesoriere (mentre è noto che nel 2017 Luigi Di Maio era stato contemporaneamente Capo Politico e Tesoriere). A questi organi si affiancano vari comitati (Comitato nazionale progetti, Comitato per la formazione e l’aggiornamento, Comitato per i rapporti europei e internazionali, Comitato per i rapporti di prossimità territoriale e altro proposti dal Presidente all'Assemblea), eventualmente disciplinati da un regolamento approvato dal Comitato di Garanzia, su proposta del Presidente (formalmente sembra che si tratti di organi non essenziali, ma comunque importanti perché il M5S funzioni nel modo individuato per il suo nuovo corso).
L'articolo 10 si occupa dell'Assemblea, ossia dell'organo di cui fanno parte tutti gli iscritti correnti al MoVimento (tranne coloro che aderiscono da meno di sei mesi, quelli colpiti da sospensione, anche solo cautelare, gli esclusi e - ovviamente - i sostenitori). Proprio all'Assemblea spetta, tra l'altro, l'elezione del Presidente (formalmente è una novità, ma di fatto era già così) e l'approvazione dei documenti proposti da lui o da almeno un terzo degli iscritti, l'elezione del Tesoriere (su proposta del Garante, come ora, ma qui si dice anche "d'intesa con il Presidente"), l'elezione dei comitati sopra citati (su proposta del Presidente),  l'approvazione del bilancio consuntivo (prima spettava al Comitato di Garanzia); tocca ancora all'Assemblea, infine, "deliberare la modifica dello Statuto, lo scioglimento dell’Associazione o la devoluzione del patrimonio, la sfiducia al Presidente, al Garante, al Comitato di Garanzia, o suoi singoli componenti, o al Collegio dei Probiviri, o suoi singoli componenti", nonché la revisione della Carta dei Principi e dei Valori o la modifica del Codice Etico
La convocazione (almeno una volta l'anno, in luogo fisico - che consente comunque la videoconferenza se tutti possono essere identificati - oppure online) tocca al Presidente o al suo vice (o, in subordine, al Presidente del Comitato di Garanzia), ma anche almeno un terzo degli iscritti aventi diritto al voto hanno il diritto di chiedere ed ottenere che l'organo sia convocato; la convocazione deve apparire sul sito ufficiale del MoVimento almeno tre giorni prima (da ridurre a 24 ore in caso di urgenza, ma ora il termini minimi sono rispettivamente di 5 e 3 giorni); il preavviso dev'essere di almeno 8 giorni (oggi sono 15) se si deve votare per modificare lo statuto, sciogliere l'associazione e devolvere il patrimonio, oppure per le decisioni più delicate, riguardanti la conferma della sfiducia al Presidente, al Garante, al Comitato di Garanzia o al Collegio dei Probiviri (nonché a loro singoli membri). Occorre partecipare sempre personalmente, senza possibilità di deleghe (come ora).
Come si diceva, la regola sulle deliberazioni è che l'Assemblea decide a maggioranza semplice, senza alcun quorum di validità delle votazioni; è prevista una procedura leggermente aggravata per modificare lo statuto (in prima battuta deve partecipare almeno la maggioranza assoluta degli aventi diritto, mentre in seconda istanza non c'è un limite minimo e le decisioni sono comunque prese a maggioranza semplice) e assai più aggravata (con doppia deliberazione a maggioranza assoluta ad almeno un mese di distanza tra i due voti) per le revisioni alla Carta dei Principi e dei Valori (e non sembra un caso che si sia adottata per quest'ipotesi la parola "revisione", richiamando l'aggravio previsto per le revisioni costituzionali). Al voto sulle proposte di sfiducia alle varie cariche deve partecipare almeno la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto, altrimenti le proposte si considereranno respinte; la decisione di sciogliere il M5S (e di devolverne il patrimonio) richiedono il voto favorevole di almeno tre quarti degli aventi diritto. In deroga a quanto ricordato prima parlando dell'art. 7, unicamente con riguardo ai voti sulle modifiche dello statuto o della Carta dei Principi e dei Valori, resta in capo al solo Garante la facoltà di chiedere la ripetizione del voto entro cinque giorni dalla pubblicazione degli esiti (qui non si indicano i motivi per chiedere ciò e e in questo caso l'esito del voto sarà confermato solo "qualora abbiano partecipato alla votazione almeno la metà più uno degli Iscritti aventi diritto al voto"). Naturalmente da qui, come da ogni altro punto dello statuto, è sparita ogni citazione della "cd. Piattaforma Rousseau" presente nel testo statutario del 2017, restando solo il generico riferimento al "sistema informatico" utilizzato.
Il ruolo chiave nel nuovo corso del M5S, ovviamente, tocca al Presidente, di cui si occupa l'articolo 11. Si dice subito che il Presidente - che si avvale di un ufficio di segreteria - "è l’unico titolare e responsabile della determinazione e dell'attuazione dell'indirizzo politico del MoVimento 5 Stelle", al di là dei citati poteri dell'Assemblea, ed è il rappresentante politico del M5S "in tutte le sedi e situazioni, formali e informali, in cui siano richieste la presenza istituzionale o le determinazioni politiche dell'Associazione, sia in Italia e sia all'Estero"; spetta a chi ricopre tale carica dirigere, coordinare e uniformare la comunicazione delle attività del MoVimento, dei suoi eletti e della nascitura Scuola di Formazione "attraverso qualunque mezzo e con qualunque supporto". Lo stesso Presidente è il rappresentante legale del M5S (ma, sentito il Comitato di Garanzia, può delegare la rappresentanza al Tesoriere), nonché responsabile dell'uso del simbolo, pure in materia elettorale; tale carica poi dirige e coordina i rapporti con altre forze politiche, determina la quota di risorse "eventualmente da destinarsi ai Gruppi territoriali finalizzati a progetti e iniziative", propone all'Assemblea uno o più Vicepresidenti del M5S (attribuendo a uno il ruolo di Vicario, che lo sostituisce in caso di assenza o impedimento) e decide "l'assunzione del personale dell'Associazione ed il conferimento di incarichi, anche professionali, a terzi" (occorre il parere favorevole del Comitato di Garanzia ove un beneficiario abbia incarichi per oltre 100mila euro annui o una tantum). Il Presidente, che ha i poteri di ordinaria amministrazione (per quelli straordinari serve ancora il consenso/ratifica del Comitato di Garanzia), può delegare per iscritto (sentito, di nuovo, il Comitato di Garanzia) "alcune proprie funzioni o attribuzioni a propri delegati", potendo dettare limiti nella delega; può pure delegare specifiche funzioni a Coordinatori regionali, provinciali o comunali "al fine di assicurare il raccordo, l’uniformità e la massima capillarità e tempestività dell’azione politica anche a livello locale, nonché un’adeguata valorizzazione delle iniziative e delle istanze territoriali".
Già quanto si è detto sin qui consegna un ruolo del Presidente più forte di quanto non sia il Capo politico delineato dallo statuto vigente. Anche il testo proposto prevede l'elezione in Rete del Presidente, ma con un mandato lungo 4 anni e non più 5 (dunque meno di una legislatura), potendo essere eletto "per non più di due mandati consecutivi"; il mandato dei Vicepresidenti cessa insieme a quello del Presidente (ma l'Assemblea può deliberare la cessazione anticipata del loro mandato, su proposta del Presidente). Spetta al Presidente convocare e dirigere i lavori dell'Assemblea, indire le votazioni e le consultazioni, mantenendo "l'unità dell’indirizzo politico del MoVimento 5 Stelle" e coordinandone l'azione con i Capigruppo parlamentari, con il Capo della delegazione governativa e con il Capo della delegazione europea, "laddove esistenti, ognuno per le questioni di propria competenza". Spetta ancora al Presidente autorizzare preventivamente "eventuali alleanze politiche locali con partiti o movimenti politici"; ove questi non fossero coalizzati, federati o alleati con il M5S a livello nazionale serve anche l'approvazione dell'Assemblea territorialmente competente. 
Si conferma infine che il Presidente può essere sfiduciato dal Comitato di Garanzia (ma il nuovo testo richiede l'unanimità, non più la maggioranza assoluta) e/o dal Garante, occorrendo sempre che la sfiducia sia ratificata da una consultazione online degli Iscritti (e ora si esplicita meglio che, se la consultazione non conferma la sfiducia, il Comitato di Garanzia che l'avesse proposta decade "e in ogni caso la mozione di sfiducia non può essere riproposta prima del trascorrere di 12 mesi dalla votazione, salvo che non sia proposta congiuntamente dal Garante e dal Comitato di Garanzia all’unanimità"). Anche da queste disposizioni il ruolo del Presidente appare rafforzato rispetto a quello del Garante (sebbene quest'ultimo, nell'art. 7 del vigente statuto, sia citato addirittura meno rispetto alla nuova versione).
Passando proprio al Garante, l'articolo 12 gli conserva il ruolo di "custode dei Valori fondamentali dell’azione politica" del M5S, che esercita "con imparzialità, indipendenza e autorevolezza le prerogative riconosciute dallo Statuto" e mantiene "il potere di interpretazione autentica, non sindacabile, delle norme del presente Statuto". Rispetto alle disposizioni statutarie ora in vigore, cambia ben poco: tutto resta uguale per le procedure di elezione (gli Iscritti lo scelgono in Rete in una rosa di almeno tre nomi proposti dal Comitato di Garanzia quali "figure che si siano distinte per il determinante contributo alla storia ed all’azione politica del MoVimento 5 Stelle e, dunque, per la loro rappresentatività e statura morale"); la carica è ancora a tempo indeterminato e resta revocabile in ogni tempo su proposta del Comitato di Garanzia (ma anche qui occorre l'unanimità e non più la maggioranza assoluta), con successiva ratifica degli iscritti, valida solo se partecipa al voto almeno la metà degli aventi diritto (come con riguardo al Presidente, il Comitato di Garanzia decade se gli iscritti non confermano la sfiducia, cosa già prevista nello statuto del 2017); in caso di cessazione della carica, la supplenza spetta a un membro del Comitato di Garanzia (non più al più anziano dei Probiviri) fino all'elezione del nuovo Garante, da indire entro 30 giorni. Se ci si limita a guardare il testo dell'articolo, il ruolo del Garante non appare ridimensionato o comunque modificato; considerando quanti nuovi poteri sono stati esplicitati per il Presidente, riesce difficile parlare di "diarchia" o di un rapporto sostanzialmente paritario tra Presidente e Garante.
Del tutto nuovo, come si diceva, è l'organo denominato Consiglio nazionale (un'etichetta che riporta allo statuto della Democrazia cristiana e di altri partiti storici), regolato all'articolo 13. Esso è formato dal Presidente (che ovviamente, si perdoni il bisticcio, lo presiede), dagli eventuali vicepresidenti, dai capigruppo parlamentari, dal capo della delegazione del M5S al Parlamento europeo, dal "rappresentante eletto dalla maggioranza dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle eletti nella Circoscrizione estera" (se ce ne sono), da un rappresentante dell'eventuale delegazione di Governo del M5S, dai coordinatori dei quattro Comitati previsti dallo statuto (se costituiti: li elegge comunque l'Assemblea, su proposta del Presidente), nonché da quattro delegati territoriali (uno per il Nord, uno per il Centro, uno per il Sud, uno per le Isole), un delegato per i comuni (scelto tra i sindaci M5S), un delegato per le Regioni (scelto tra i Presidenti di Regione M5S o, se non ce ne sono, tra i consiglieri regionali) e un delegato (Presidente o consigliere) per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome (si segnala che qui il testo non è molto chiaro e non si capisce se si intenda dare un posto direttamente ai Presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano, ove siano riconducibili al M5S, o se si voglia dire altro).
Al Consiglio nazionale, che sostanzialmente - e per la prima volta in modo ufficiale - istituisce un "coordinamento - cabina di regia" tra figure rilevanti nelle assemblee, nel governo e a livello territoriale, sono affidati vari compiti: coadiuvare il Presidente "nella determinazione e nell’attuazione della linea politica del MoVimento", decidere eventuali modifiche al simbolo "su proposta del Presidente di concerto con il Garante", dare un parere obbligatorio sulla linea politica ove si discuta dell'adesione o del sostegno a un governo nazionale o di alleanze e accordi per le elezioni politiche o amministrative. Altri pareri sono espressi quando occorre decidere come agire nei confronti di un eletto "che non abbia rispettato la disciplina di gruppo in occasione di uno scrutinio in seduta pubblica o non ottemperi ai versamenti dovuti al MoVimento per lo svolgimento delle attività associative o alla collettività; il Consiglio si riunisce su convocazione del Presidente (quando ritiene necessario un confronto sulla linea e sulle scelte politiche) oppure di un terzo dei suoi membri. L'organo decide a maggioranza semplice (in caso di parità prevale il voto del Presidente) e scade comunque con la scadenza del Presidente.
Sono di nuova creazione, come si diceva, anche i Comitati di cui si occupa l'articolo 14. Lo statuto - consentendo al Presidente di proporre all'Assemblea altri comitati, decidendone le funzioni - indica in particolare il Comitato nazionale progetti (volto a selezionare le proposte legislative e le iniziative politiche suggerite dalla società civile, dai Gruppi territoriali, dai Forum tematici e dalla Scuola di formazione, nonché a coordinare "l'attività di condivisione di atti e delle migliori pratiche degli eletti, dei gruppi locali e dei Forum tematici"), il Comitato per la formazione e l’aggiornamento (pensato per promuovere la formazione degli Iscritti al M5S e di una platea più ampia su temi politici e di governo delle Istituzioni, nonché per "sviluppare il dibattito e approfondire temi centrali della dialettica politica" per "promuovere una reale conoscenza dei problemi" e "avvicinare i giovani e la società civile ad una sana dialettica politica"), il Comitato per i rapporti europei e internazionali (che "istruisce gli accordi e le convenzioni con formazioni politiche estere", poi ratificate e sottoscritte dal Presidente, e "delibera la partecipazione di delegazioni del MoVimento a congressi di altri partiti o movimenti o a conferenze e incontri di natura politica o culturale con altri partiti o movimenti, europei e internazionali") e il Comitato per i rapporti di prossimità territoriale (pensato per coordinare le attività relative ai rapporti tra i territori nonché tra i territori e le articolazioni centrali e, su delega del Presidente, il coordinamento di campagne elettorali locali).
Passando agli organi di garanzia, lo statuto proposto ieri mantiene innanzitutto il Collegio dei Probiviri (regolato all'articolo 16), con il compito di vigilare "sul rispetto dei doveri degli Iscritti", irrogando le sanzioni previste a livello statutario. Spetta sempre sempre alla Rete scegliere i tre membri dell'organo, confermando la scelta in una rosa di nomi (6, non più 5) indicati dal Garante tra gli iscritti al M5S "che si siano distinti per imparzialità, saggezza e rettitudine morale, nel rispetto dei principi di tutela delle minoranze e della rappresentatività di genere"; il mandato è ancora di 4 anni, ma per il nuovo testo è rinnovabile (per non più di due mandati consecutivi); si semplifica leggermente la procedura qualora sia necessario sostituire singoli membri. Si conferma infine che ogni componente è revocabile su proposta del Garante, con parere conforme del Comitato di Garanzia e conferma della revoca (ma all'art. 7 si era parlato di "sfiducia": forse una maggiore attenzione ai termini non sarebbe stata inutile) con consultazione in Rete.
Resta anche il Comitato di Garanzia, che in base all'art. 17 mantiene la funzione di sovrintendere "alla corretta applicazione delle disposizioni dello Statuto". Rispetto al testo vigente si precisa che gli Iscritti scelgono i tre componenti in una rosa di almeno sei persone indicate dal Garante "tra gli eletti ed ex eletti" rispettando i principi di tutela delle minoranze e della rappresentatività di genere; anche qui il mandato è di 4 anni e ora è rinnovabile al massimo per due mandati consecutivi. Spetta a quest'organo pronunciarsi sulla sussistenza o perdita dei requisiti per l’iscrizione al MoVimento 5 Stelle (mentre sulle contestazioni si pronuncia il Collegio dei Probiviri); le altre funzioni sono pressoché intatte (tra le quali rendere pareri - su richiesta del Presidente - sulla compatibilità con i valori e le politiche del MoVimento 5 Stelle delle candidature a cariche elettive), ma spunta la determinazione, su proposta del Presidente, dell'indennità di funzione spettante agli Organi associativi. Spetta poi al Comitato di Garanzia (com'è già previsto ora) esaminare e approvare i regolamenti per l'attività del M5S proposti dal Presidente (potendo indicargli modifiche da apportare). Si è già ricordato, infine, come tocchi al Comitato di Garanzia sfiduciare (all'unanimità e non più a maggioranza assoluta) il Presidente o il Garante e come sia prevista la decadenza immediata dell'organo ove l'Assemblea non confermi la sfiducia (peraltro sembra ci sia un rinvio impreciso nel testo, che rimanda all'art. 10 lettera e), invece che la più appropriata lettera f), e non cita l'art. 12, lettera d). 

Le sanzioni e il procedimento disciplinare

Un lunghissimo articolo 18 (ma non è molto più breve il corrispondente articolo 11 dello statuto vigente) regola nel dettaglio il procedimento per l’irrogazione di sanzioni disciplinari. Ora si precisa che possono produrre sanzioni, oltre alla violazione dei doveri stabiliti dallo statuto e dal codice etico, anche l'infrazione dei doveri stabiliti dalla Carta dei Principi e dei Valori (che comunque è parte dello statuto), dai Regolamenti e dalle delibere legittime degli organi (sparisce invece il riferimento espresso alla perdita dei requisiti di iscrizione, che però è riportato più avanti, al punto h); in più il testo proposto rende sanzionabili anche "dichiarazioni non veritiere rese all’Associazione all’atto dell’adesione o della presentazione della candidatura a Cariche elettive od a Cariche associative", "atti, comportamenti, iniziative che, anziché favorire la più ampia partecipazione degli Iscritti e l’adesione di nuovi Iscritti alla vita dell’Associazione, siano diretti a frapporre ostacoli immotivati o chiusure ingiustificate", ma pure "comportamenti interni ed esterni all’Associazione che contrastano con i valori ed i principii fondanti dell’Associazione" (specificando che "L'adesione ad altri partiti politici e/o ad associazioni aventi oggetto o finalità in contrasto o concorrenti con quelli dell'Associazione senza aver comunicato il recesso dall’Associazione costituisce causa di esclusione"); in più si chiarisce che la "promozione, organizzazione o partecipazione a cordate, correnti, gruppi riservati di Iscritti" (già censurata oggi) è ritenuta sanzionabile alla pari di "ogni altra iniziativa che abbia la finalità di affrontare la vita interna dell’Associazione e passaggi decisionali sulla base di orientamenti preventivamente organizzati o appartenenze predeterminate a cordate, correnti o gruppi". Altre fattispecie sanzionatorie sono espressamente dedicate, come nello statuto in vigore, agli eletti del M5S (e le ipotesi sono pressoché identiche).
Come sanzioni restano il richiamo e la sospensione (della durata massima di un anno), mentre si è già anticipato che l’esclusione sostituisce l'espulsione (si è visto però che non sempre ciò è stato fatto in modo omogeneo); il nuovo testo obbliga peraltro il Collegio dei Probiviri a "graduare la sanzione in ragione della gravità della violazione quale accertata a seguito dell’istruttoria, nonché ricorrendo circostanze attenuanti o aggravanti o in caso di recidiva". Lo statuto proposto cura di più il procedimento disciplinare, rendendo meno discrezionale soprattutto la decisione sull'avvio del procedimento stesso: alla base può esserci una "istanza motivata" del Garante, del Presidente, di un Iscritto o del Collegio dei probiviri territoriale (finora non incontrato), ma l'organo è chiamato a valutare "i fatti addotti e la documentazione eventualmente prodotta" e a dichiarare il "non luogo a procedere" ove l'addebito sia ritenuto insussistente. Si precisa che il soggetto sottoposto a procedimento, entro dieci giorni dalla comunicazione di avvio dello stesso, oltre che inviare memorie e documenti a suo favore può chiedere di essere audito dal Collegio dei Probiviri (ma lo stesso organo può disporre d'ufficio l'audizione, oltre che chiedere nuovi chiarimenti e - altra novità - impiegare altri mezzi istruttori, inclusa l'audizione di testimoni). Ora si precisa anche che l'incolpato può farsi assistere da un proprio rappresentante davanti al Collegio dei Probiviri (e anche il Presidente e il Garante possono intervenire nella procedura), organo che comunque deve assicurare "il diritto alla difesa ed il rispetto del principio del contraddittorio nel procedimento disciplinare", nonché il diritto di accesso a tutti gli atti procedimentali. Si precisa poi che la sospensione cautelare può essere irrogata se gli addebiti appaiono "fondati e, per la loro gravità, incompatibili con il permanere della qualità di Iscritto".
Entro cinque giorni dalla decisione del Collegio dei Probiviri, possono proporre reclamo presso il Comitato di Garanzia tanto l'iscritto cui il provvedimento si riferisce (come si prevede oggi), quanto il soggetto autore dell'istanza alla base del procedimento, il Presidente e il Garante (e queste sono novità); il nuovo organo si pronuncia entro dieci giorni dalla ricezione del reclamo. Questa decisione non è ulteriormente impugnabile, ma è rimasta la possibilità di "indire una consultazione in Rete per sottoporre agli Aderenti regolarmente Iscritti la proposta di annullamento o riforma della decisione" (ora può chiederla solo il Garante, ma il nuovo testo aggiunge anche il Presidente).
Resta quasi intatto il catalogo (meramente esemplificativo) dei comportamenti sanzionabili (tra cui le "mancanze che abbiano provocato o rischiato di provocare una lesione all’immagine od una perdita di consensi per il MoVimento 5 Stelle, od ostacolato la sua azione politica" e "il rilascio di dichiarazioni pubbliche relative al procedimento disciplinare"), aggiungendosi le gravi violazioni degli impegni assunti dagli eletti in corso di carica. L'esclusione dal MoVimento di una persona eletta comporta "di diritto" (si precisa ora) l'espulsione dal rispettivo gruppo parlamentare o consiliare e viceversa, ma il Garante o (in base al testo proposto) il Presidente possono revocare l'esclusione. Tra le cause che possono portare all'espulsione dal gruppo parlamentare o consiliare non ci sono più le "violazioni dello Statuto e del Codice Etico ancorché non sfociate in un procedimento disciplinare a norma di Statuto"; resta invece la previsione - discussa e discutibile - in base alla quale gli eletti con il MoVimento 5 Stelle colpiti da provvedimento di esclusione (ma almeno una volta si legge ancora "espulsione") sono obbligati a versare "ad un ente benefico indicato dal MoVimento 5 Stelle, una somma pari al 50% [...] degli emolumenti percepiti e/o da percepire in un anno solare, in ragione della carica ricoperta a seguito dell’elezione".
L'art. 24 precisa che la sospensione può anche dipendere da "autonoma decisione dell'interessato" e detta disposizioni qualora il provvedimento sanzionatorio o l'autosospensione riguardi figure di rilievo del MoVimento 5 Stelle: in particolare, se la sospensione riguarda il Presidente, le sue funzioni toccano al Vicepresidente vicario o, se non può assumerle o non c'è, dal componente anziano del Comitato di Garanzia, mentre alla sospensione del Garante non fa seguito alcuna surrogazione di funzioni (la sospensione di un iscritto, invece, sospende l'esercizio dei suoi diritti, inclusa l'attività politica e pubblica per le persone elette, ma mantiene in piedi tutti i doveri).

Tesoriere e bilanci

Tra gli organi prima non si è parlato di una figura fondamentale, di cui si occupa l'articolo 19: il Tesoriere. Questi è qualificato come "rappresentante fiscale dell’Associazione, responsabile delle strutture amministrative dell’Associazione, delle sedi e dei beni e servizi necessari per il loro funzionamento" (si è visto che la rappresentanza legale integrale e indivisa spetta al Presidente, anche se può delegarla proprio al Tesoriere, che in quel caso potrà compere ogni atto di amministrazione ordinaria e, previa autorizzazione o con ratifica del Comitato di Garanzia, di straordinaria amministrazione, nonché stare in giudizio in nome e per conto del M5S, salvi eventuali limiti indicati nell’atto di delega); il nuovo statuto gli affida anche la designazione del responsabile della sicurezza sul lavoro e la responsabilità degli adempimenti fiscali e previdenziali inerenti all’attività associativa (oltre che gli atti di natura bancaria, postale e finanziaria). 
La disposizione dedicata a questa figura è assai più ricca e complessa rispetto a quella dello statuto ora vigente (art. 12): il nuovo testo precisa che il Tesoriere "impronta il proprio operato a principi di trasparenza e di correttezza, nel rispetto delle leggi vigenti e dei principi di contabilità", puntando a raggiungere gli scopi dell’Associazione "nel rispetto del principio di economicità della gestione, assicurando sempre l’equilibrio finanziario". Spetta ovviamente al Tesoriere predisporre "il bilancio consuntivo e le relazioni sull’andamento finanziario del MoVimento 5 Stelle". La durata del mandato passa da 3 a 4 anni (e si è rieleggibili "per non più di due mandati consecutivi"), ma il Tesoriere per il nuovo statuto va eletto dall'Assemblea - sempre su proposta del Garante, ma ora d'intesa col Presidente - "fra gli Iscritti in possesso di comprovati requisiti di onorabilità e di adeguata professionalità in materia. Il nuovo testo precisa anche che "il Presidente, sentito il Garante, può procedere alla revoca del Tesoriere con propria motivata determinazione" (e si indica come procedere in caso di cessazione del Tesoriere).
Quanto alla disciplina in materia di bilanci (art. 20), l'approvazione non spetta più al Comitato di Garanzia, bensì al neocostituito Consiglio nazionale (più adatto alla gestione del M5SM resta invece di competenza del Comitato di Garanzia l'approvazione del budget predisposto dal Presidente per l'anno succeso) e non si cita più espressamente il sito del MoVimento col suo dominio (anche perché, come si è visto, è appena cambiato): lì saranno pubblicati il bilancio, la relazione di gestione e "le informazioni e la documentazione necessaria ad assicurare la massima trasparenza della gestione economico-finanziaria del MoVimento 5 Stelle". L'art. 21 introduce peraltro la possibilità, per il Presidente, di nominare l'Organo di controllo (anche monocratico, composto da persone dai "chiari requisiti di onorabilità e di indipendenza" e destinato a durare in carica per tre esercizi), con l’obbligo di vigilare sul rispetto della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle deliberazioni degli organi associativi, perché riferisca periodicamente al Presidente circa la regolarità della gestione dell’Associazione.
Nulla di nuovo si prevede in materia di finanziamento delle attività (art. 22), restando queste sostenute dalle "erogazioni liberali degli eletti" e da "ogni altra erogazione liberale proveniente da campagne di autofinanziamento", mentre un apposito regolamento dovrebbe disciplinare "le modalità operative di finanziamento prevedendo ogni misura utile affinché sia impedito il condizionamento di specifici gruppi di interesse nella definizione dell’indirizzo politico del MoVimento e nell’attribuzione degli incarichi e funzioni, interni o esterni al MoVimento".

La Scuola di Formazione

Altra novità, cui si è già fatto riferimento qua e là e cui Giuseppe Conte ha dedicato speciale attenzione nel suo discorso di oggi, è la previsione - all'articolo 15 - di una Scuola di Formazione del MoVimento 5 Stelle (da istituire con regolamento del Comitato per la formazione e l'aggiornamento), con cui il MoVimento vorrebbe occuparsi della formazione continua e dell'aggiornamento permanente specialistico "di coloro che si impegnano e che intendono impegnarsi in politica, con particolare attenzione ai giovani", guardando ovviamente con attenzione agli eletti (qui rispunta l'espressione "portavoce"), agli amministratori locali e a coloro che hanno incarichi pubblici.

Disposizioni di chiusura e osservazioni finali

Restano da analizzare due soli articoli dello statuto. L'art. 23 impone per ogni potenziale controversia tra Iscritti, Gruppi territoriali, organi associativi e/o i loro membri e il MoVimento in materia di "diritti disponibili relativi al rapporto associativo" (inclusi i contenziosi sulla validità di delibere di organi interni o i reclami contro le decisioni del Comitato di Garanzia) un preventivo tentativo di conciliazione davanti a "un mediatore estratto a sorte tra i mediatori iscritti nell’elenco dei mediatori del MoVimento 5 Stelle predisposto e tenuto dal Comitato di Garanzia"; in caso di insuccesso nella mediazione, si nominerà un collegio arbitrale che si pronuncerà (ammesso che della questione non debba per forza occuparsi un giudice per l'esattezza quello della sede del M5S, dunque il Tribunale di Roma).
Più interessanti sono le norme transitorie contenute all'art. 25 (l'ultimo), in cui si dice che "il primo Presidente dell’Associazione è indicato dal Garante ed è eletto dall’Assemblea a maggioranza dei voti espressi, quale che sia il numero dei votanti"; il Collegio dei Probiviri, il Comitato di Garanzia ed il Tesoriere ora in carica restano al loro posto fino alla scadenza (e potranno compiere solo un altro mandato), mentre con l'approvazione del nuovo statuto "i gruppi locali e e le formazioni territoriali auto-costituiti nel tempo o comunque di fatto già operanti" si considereranno sciolti, per un reset completo della struttura organizzativa.
Le modifiche rispetto allo statuto vigente, come si vede, sono parecchie e spesso di un certo peso, dotando il MoVimento di strutture e procedure che, se non sono quelle di un partito, a queste somigliano molto. In base al post pubblicato sul sito da Vito Crimi (che è indicato quale "Presidente del Comitato di Garanzia"), l'Assemblea degli iscritti è convocata dalle ore 10 alle ore 22 del 2 e del 3 agosto in prima convocazione e (qualora non sia stata raggiunta la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto) negli stessi orari del 5 e del 6 agosto in seconda convocazione per votare la proposta di modifica dello Statuto e contestualmente revocare la deliberazione assembleare del 17 febbraio 2021 (con cui si era modificato lo statuto, introducendo tra l'altro il Comitato direttivo, poi mai insediato). Si prevede già - in base allo statuto vigente - che gli aventi diritto possano inviare osservazioni fino alle ore 20 del 22 luglio (magari anche per correggere qualche incongruenza nel testo, si immagina) alla mail assemblea@movimento5stelle.eu. Si tratterà della prima votazione degli ultimi anni a non svolgersi sulla piattaforma Rousseau ma sullo strumento telematico on line SkyVote, ovviamente con l'unica possibilità di accogliere o respingere in blocco le modifiche allo statuto (come si comprende dal quesito: Approvi la proposta di modifica dello Statuto, contenente anche la Carta dei principi e dei valori, visionabile sul sito www.movimento5stelle.eu e di contestuale revoca della deliberazione assembleare del 17 febbraio 2021?). Solo in caso di approvazione dello statuto sarà convocato un nuovo voto per approvare l'investitura di Giuseppe Conte come Presidente del M5S (a ciò indicato da Grillo in qualità di Garante, come recitano le norme transitorie).
Mentre si attende l'avvicinarsi del voto, è lecito chiedersi - senza che questo prefiguri in alcun modo i programmi del MoVimento 5 Stelle, di Grillo o di Conte - se queste modifiche statutarie siano teoricamente idonee a vedere iscritto il MoVimento 5 Stelle nel Registro dei partiti politici: non tanto per poter godere delle risorse pubbliche (che si possono anche non chiedere), quanto piuttosto per assicurarsi la possibilità di partecipare alle elezioni in futuro "passando dalla porta principale", depositando prima del voto lo statuto riconosciuto conforme alle prescrizioni di legge e non solo una mera dichiarazione di trasparenza. Uno sguardo complessivo permette di dire che c'è molto (anzi, la formulazione di certe disposizioni sembra modellata proprio sul decreto legge n. 149/2013),  ma probabilmente non manca qualche punto critico, che potrebbe essere sollevato dalla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. Paradossalmente, proprio la presenza di due simboli (anzi, "contrassegni" secondo lo statuto), per giunta utilizzabili in modo autonomo potrebbe costituire il primo problema: in passato infatti l'organo ha richiesto che il simbolo del partito debba essere chiaramente e univocamente indicato, anche con la presenza di una sola grafica per evitare confusione. Non si trovano precise indicazioni per promuovere la presenza nelle minoranze degli organi collegiali non esecutivi (ad esempio nel Consiglio nazionale): lo statuto si limita a riprendere quanto richiesto dalle norme del d.l. n. 149/2013, anche se non si può pretendere più di tanto considerando che nel M5S - a quanto si capisce - non è prevista la competizione per liste, ma si vota su persone singole per gli organi elettivi. Non è nemmeno da escludere che la commissione possa richiedere qualche precisazione in più in materia di trasparenza e protezione dei dati personali, anche se potrebbe accontentarsi di indicazioni generiche come quelle già presenti nello statuto. In ogni caso, come si diceva, non è nemmeno detto che il MoVimento 5 Stelle (comunque soggetto agli obblighi di rendicontazione e trasparenza come le altre forze politiche parlamentari) chieda l'iscrizione al registro.