sabato 19 settembre 2020

Democrazia cristiana, tra XIX congressi, diffide e repliche

Mentre i pensieri di molte persone interessate alla politica si stanno appuntando sull'esito del referendum e sulle elezioni regionali, comunali e suppletive previste per domani e lunedì, è bene non distogliere gli occhi su ciò che è accaduto in questi giorni nel campo della Democrazia cristiana, perché - come si è previsto - le vicende da narrare e di cui dare conto non si sono affatto esaurite. 
Si era anticipato, nei giorni scorsi, che il 12 settembre si sarebbe svolto a Roma il XIX congresso della Dc, per lo meno quello che ha alla base l'autoconvocazione dei soci dell'ultimo tesseramento valido, in un'assemblea che si era tenuta il 12 ottobre dell'anno scorso. La riunione effettivamente si è svolta e, come si legge in una nota diffusa, "ha rilanciato l'esigenza di una forza politica moderata e di centro, democratica, pluralista e europeista". Ciò è passato anche attraverso l'individuazione "ufficiale" degli organi di vertice: si è avuta l'elezione all'unanimità di Franco De Simoni come segretario politico, di Raffaele Cerenza come segretario amministrativo e - dopo l'elezione di ottanta consiglieri nazionali - di Antonio Ciccarelli come presidente del consiglio nazionale. 
Non ci si è limitati ovviamente a nominare persone: si è discusso anche un programma di sei pagine, "che avanza proposte concrete per rendere moderno ed efficiente il nostro Paese dopo anni di politica che si è limitata alla semplice gestione del potere senza mostrare alcuna visione del futuro", con l'intenzione di dare luogo a "una programmazione intelligente che si basi sui principi di equità e di solidarietà" (cercando anche di "costruire in modo nuovo un partito che parli con tutte le generazioni, con tutte le categorie sociali e affronti e risolva i problemi di ognuno").
Il 9 settembre De Simoni e Cerenza avevano però ricevuto una diffida da Renato Grassi e Mauro Carmagnola, segretario politico e amministrativo della Democrazia cristiana, sulla base del XIX congresso già celebrato il 13-14 ottobre 2018 e fin qui non invalidato. Nella diffida Grassi e Carmagnola sottolineano che non esiste alcuna pronuncia che abbia disconosciuto, a proposito della Dc guidata dallo stesso Grassi, "la sua legittima entità a rappresentarne la continuità con la Dc come storicamente l'abbiamo conosciuta nella nostra Storia politica da De Gasperi fino ai primi anni '90": se passati tentativi di riorganizzare il partito erano stati censurati dai giudici perché non erano stati correttamente riconvocati gli iscritti in base all'ultimo tesseramento (1992/93), per i due diffidanti "non è [...] contestabile che l’unico tentativo in tal senso [...] è stato opera di questo partito, che ad iniziativa del sottoscritto Renato Grassi e di altri iscritti, hanno presentato nel 2016 al Tribunale di Roma, in sede di volontaria giurisdizione, l'elenco degli iscritti al 1992/93 ed a seguito di delibazione giudiziale della richiesta di convocare l’assemblea degli iscritti per poi procedere ad un nuovo Congresso nazionale, furono autorizzati" a ciò dal Tribunale di Roma (sarebbe però utile sapere se loro credono davvero che abbiano presentato richiesta di convocazione gli iscritti Dc del 1992-1993 e non il 10% degli iscritti in base alla ricognizione fatta nel 2012, in vista del XIX congresso celebrato allora e demolito dal tribunale di Roma). 
Non avrebbero alcun titolo a rappresentare la Dc storica De Simoni e Cerenza, "in quanto non si riconducono a nessun elemento di continuità con i vecchi iscritti,ancora disponibili ad una riedizione della Dc": il loro sarebbe un "inedito partito [...] apparso dal nulla, [...] senza l'asseverazione di un giudice" sull'elenco degli iscritti e le procedure da seguire (come se, si aggiunge qui, questa "asseverazione" fosse davvero una legittimazione del procedimento e non qualcosa di puramente formale). Per queste ragioni, Grassi e Carmagnola considerano indebito l'uso fatto di nome, simbolo e cariche della Dc e hanno diffidato De Simoni, Cerenza e la loro associazione affinché smettano di usare quei segni distintivi e di turbare l'attività della Dc-Grassi.
Subito dopo lo svolgimento del "loro" congresso, Franco De Simoni e Raffaele Cerenza hanno risposto alla diffida, precisando innanzitutto - come chi segue questo sito ben sa - che sono in corso due cause, intentate proprio da loro, per far dichiarare nulla o annullare, ciascuna per i propri difetti, tanto l'assemblea di riattivazione del febbraio 2017 quanto il citato congresso del 2018 (il primo giudizio è in fase di precisazione delle conclusioni e l'udienza conclusiva dovrebbe essere il 26 settembre; il secondo è nella trattazione del merito e la nuova udienza è prevista per il 6 ottobre). Negano dunque che questa situazione "dubbia" possa fondare pretese giuridiche da parte di Grassi e Carmagnola (anche se in effetti si dovrebbe attendere una sentenza che dichiari la nullità o annulli gli atti della Dc-Grassi) e aggiungono che, nel frattempo, i soci della Dc avrebbero di fatto revocato gli atti del congresso del 2018, dunque la stessa elezione di Grassi alla segreteria. o Grassi a segretario. Da ultimo, Cerenza e De Simoni segnalano che proprio Grassi, figurando tra i fondatori dell'Udc (come da suo atto costitutivo notarile del 20 marzo 2002), avrebbe commesso un atto contrario allo statuto della Dc, ponendosi al di fuori del partito e non potendo avanzare alcuna pretesa sul partito "storico". Sulla base di ciò, Cerenza e De Simoni hanno a loro volta diffidato Grassi e Carmagnola "affinché desistano immediatamente dal porre in essere ulteriori atti sprovvisti di fondamento giuridico, oltre che storico e politico", senza ostacolare il "diritto costituzionalmente garantito, ai veri iscritti alla Democrazia Cristiana, di esercitare la loro partecipazione alle competizioni elettorali".
Se la situazione sembrasse già sufficientemente complessa, è bene tenere conto del fatto che sempre il 12 settembre si è tenuta, questa volta solo online, un'assemblea dei soci della Dc convocata dalla parte dei soci che aveva di fatto revocato gli atti congressuali del 2018 ritenendoli invalidi (disconoscendo dunque la segreteria di Grassi) e non aveva nemmeno condiviso il diverso percorso seguito da Cerenza e De Simoni, preferendo ritornare allo stato di assemblea dei soci convocata e operante a norma del codice civile. Quell'organo assembleare dei soci avrebbe dovuto eleggere un nuovo presidente, dopo le dimissioni irrevocabili presentate a luglio e confermate in agosto da Gianni Fontana (eletto a febbraio 2017). In quella sede, in base ai documenti diffusi da questa Dc, presidente dell'associazione Democrazia cristiana è stato eletto all'unanimità dei presenti Nino Luciani (che già in precedenza ne era stato il presidente ad interim, dopo essere stato nel 2016 il primo richiedente della convocazione dell'assemblea degli iscritti). Espletato quel passaggio formale, si è discusso di vari argomenti, inclusa la convocazione del XIX congresso, ritenendo invalida la celebrazione di quello tenutosi il 12 settembre (oltre che di quello del 2018, secondo Luciani e gli altri revocato): in base al verbale dell'assemblea, il XIX congresso della Dc ora presieduta da Nino Luciani è convocato per il 24 ottobre 2020 (anche se non si è ancora deciso dove) e potranno partecipare con diritto di voto solo i soci parte dell'elenco vagliato dal tribunale di Roma che risulteranno "in regola con il pagamento della quota associativa annuale" (50 euro, da corrispondere entro la fine di settembre). Nella stessa riunione si sono valutate anche le reazioni nei confronti dei "soci che compiono atti emulativi ai danni della Dc": è però prevalsa la linea della "tolleranza" fino allo svolgimento del congresso, rinviando ogni eventuale azione a nuovi atti di contestazione che il partito dovesse ricevere in seguito.
"Adesso - si conclude una nota diffusa da Luciani - è atteso il sostegno di tutti i Dc di buona volontà perché si faccia il migliore congresso possibile, con la nomina degli Organi al centro e in tutte le Regioni. [...] Tutti i vecchi iscritti sono attesi tornare al combattimento per la DC, sia pure in due tempi: subito, quelli già riconosciuti dal Tribunale; dopo il congresso, tutti gli altri e i nuovi che desiderano iscriversi. Ogni precedente divisione tra noi sia dimenticata". Il sospetto (fondato) è che, anche questa volta, ognuno procederà per conto proprio secondo la soluzione ritenuta buona, disconoscendo le altre e magari riportando altre questioni in tribunale. Altro che oblio...

venerdì 18 settembre 2020

Matera, simboli e curiosità sulla scheda

Se Potenza ha eletto il proprio sindaco lo scorso anno, domenica e lunedì toccherà all'altro capoluogo della Basilicata, Matera, località forse ancora più nota per i "sassi" e per essere stata capitale europea della cultura lo scorso anno. Certamente il comune cambierà la sua guida: non si è infatti ricandidato Raffaello Giulio De Ruggieri, indipendente ma sostenuto da una coalizione a trazione centrodestra. In questa competizione elettorale si affronteranno sei aspiranti sindaci, sostenuti in tutto da 19 liste (cinque anni fa il numero di candidati era lo stesso, mentre le liste erano di più, esattamente 24): ad affrontarsi saranno soprattutto Rocco Luigi Sassone per il centrodestra (sei liste) e Giovanni Schiuma (cinque liste), senza sottovalutare Domenico Bennardi (quattro liste, incluso il MoVimento 5 Stelle).
 

Nicola Trombetta

1) Liberi

Il sorteggio ha collocato ai primi due posti i soli candidati che si presentano sostenuti da un'unica lista. Per primo è stato estratto Nicola Trombetta, ex assessore ai lavori pubblici (dimessosi in polemica all'inizio di gennaio) e prima ancora vicesindaco di Matera nella stessa giunta De Ruggieri. La sua candidatura, dunque, sembra marcare a suo modo la distanza dall'amministrazione precedente e il nome scelto per la lista - Liberi - accentua questo desiderio di discontinuità. La grafica in qualche modo asseconda l'idea di "voltare pagina", senza evocare concetti politici particolari, ma lo fa oggettivamente con eleganza.
 

Luca Braia

2) Matera 2029

La seconda candidatura monolista è quella di Luca Braia, consigliere regionale di Italia viva (eletto in Avanti Basilicata, dopo essere stato assessore regionale nella legislatura precedente) che ha scelto di proporsi come aspirante sindaco con il motto "Unire per ripartire", per costruire una città "evoluta, accessibile, sostenibile, libera ed accogliente" e che sfrutti davvero tutto il suo potenziale. Braia non corre con il simbolo di Iv, ma con quello del suo progetto civico, Matera 2029: di questo ci siamo già occupati all'indomani dell'esame dei contrassegni, nel notare la sparizione di ogni forma che rimandasse al campanile e alla catterdale di Matera, per cui ora l'emblema sembra piuttosto un invito a sintonizzarsi sulle frequenze del futuro e del cambiamento.
 

Domenico Bennardi

3) Volt Matera

Terza candidatura sorteggiata è quella di Domenico Bennardi, formatore e imprenditore nell'ambito dei beni e servizi culturali. Candidato dal M5S, è comunque sostenuto anche da altre tre liste. La prima a essere estratta a sorte è Volt, che dunque ha scelto di partecipare in un comune di rilievo con una lista autonoma (a differenza della scelta fatta, ad esempio, a Venezia). Il simbolo è quello consueto e "ufficiale", con nome bianco su fondo viola, con la sola aggiunta del nome della città per caratterizzare la proposta elettorale.
 

4) MoVimento 5 Stelle

Essendo stato indicato dal MoVimento 5 Stelle, a sostegno di Bennardi non poteva mancare proprio la lista del M5S: questa naturalmente schiera sulla scheda elettorale il simbolo ben noto, quasi identico a quello finito sulla stessa scheda nel 2015 - quando ottenne il 4,84%, mentre il candidato sindaco Antonio Materdomini ottenne quasi il doppio e fu eletto in consiglio - al di là del sito indicato nella parte bassa, passato da Beppegrillo.it a Ilblogdellestelle.it. In qualche modo anche questa è una prima volta per il M5S, guardando alle alleanze stabilite con determinate forze politiche (stavolta senza il Pd).
 

5) Europa Verde - Partito socialista italiano

La terza lista estratta tra quelle che sostengono Bennardi è quella che unisce Europa Verde e il Partito socialista italiano. Come si è visto anche dall'esame delle candidature di molte altre realtà chiamate al voto domenica e lunedì, Europa Verde ha cercato di cogliere l'occasione di queste elezioni - e probabilmente anche del taglio una tantum delle firme necessarie - per essere presente nel maggior numero possibile di votazioni: lo ha fatto con il simbolo elaborato in occasione delle europee del 2019, al quale in questo caso - in basso, in un segmento più scuro - si aggiunge la miniatura del nuovo simbolo del Psi.
 

6) Matera 3.0 - Uniti con Bennardi sindaco

Per ultima, tra le quattro formazioni presentate in appoggio alla candidatura di Bennardi, c'è l'unica autenticamente civica, denominata Matera 3.0 - Uniti con Bennardi sindaco. Come si è già visto, in origine lo stesso simbolo - al di là del nome che suggeriva l'esigenza di un'evoluzione per la città - voleva rivolgersi pienamente ad elettrici ed elettori di Matera attraverso due segni del territorio a loro ben noti, cioè la cattedrale della Madonna della Bruna e di sant'Eustachio e del suo campanile; l'intervento della commissione elettorale contro l'uso di soggetti ritenuti religiosi, tuttavia, ha costretto a stravolgere il simbolo, che ora sembra semplicemente proporre delle rocce (un paesaggio quasi desolato e surreale, con il cielo sfumato rosso).
 

Pasquale Doria

7) Matera civica

Al quarto posto tra le candidatura il sorteggio ha collocato quella di Pasquale Doria, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno (e direttore della rivista Mathera): in suo appoggio può contare su due liste di natura chiaramente civica (anche se in un primo tempo ne erano previste di più). Per prima è stata estratta Matera civica, che come proprio simbolo ha impiegato le due iniziali delle parole del nome, l'una sovrapposta all'altra, dando l'impressione di una curiosa architettura che si staglia sul cielo azzurro, mentre sulla terra verde ci sono il nome della lista e il riferimento al sindaco.
 

8) Matera libera

La seconda lista a sostegno di Doria è Matera libera, civica come la precedente, ma con un'immagine diversa. Se il primo simbolo appare piuttosto ben congegnato, questo è più semplice e meno originale: si tratta essenzialmente di un cerchio diviso a metà in orizzontale tra azzurro e bianco, con il nome scritto in Arial Rounded nel colore opposto; unico guizzo, tra la parola e il rispettivo arco di cerchio, è un nastrino irregolare ripiegato a un'estremità, inserito forse per raffigurare plasticamente la libertà (certo, con una buona dose di immaginazione...).
 

Giovanni Schiuma

9) Programma Matera

Quinto candidato alla carica di sindaco, secondo le operazioni di sorteggio, è Giovanni Schiuma, professore di Management dell’innovazione tecnologica e Gestione dei beni culturali all'Università della Basilicata, proposto come candidato da una coalizione civica tendente al centrosinistra. Sono cinque le formazioni che lo sostengono: la prima a essere estratta è Programma Matera, formazione civica che nel contrassegno riproduce uno degli archi di Matera, con al centro una struttura tentacolare che evoca qualcosa di tecnologico, come i circuiti di una scheda elettronica. 
 

10) Matera per Giovanni Schiuma sindaco

La seconda lista sorteggiata è un'altra formazione civica, questa volta dal nome più generico, Matera per Giovanni Schiuma sindaco (quasi che l'intera città sostenesse il candidato). Anche anche la grafica è in realtà piuttosto generica, proponendo la sagoma bianca di una veduta del centro materano su fondo blu; pure in questo caso si è ricordato che il simbolo originario prevedeva la silhouette del campanile della cattedrale, poi rimossa dopo la richiesta di sostituzione da parte della commissione elettorale. 
 

11) Materafutura

Un'altra lista civica è stata sorteggiata subito dopo e, casualmente, l'estrazione ha scelto Materafutura, che almeno sul piano della struttura del contrassegno è parente stretta dell'emblema visto un attimo fa (soprattutto nella parte inferiore). Il nome in effetti guarda al potenziale futuro della città, anche se non è chiaro come quella "proiezione in avanti" possa conciliarsi con una grafica molto spartana e una font che guarda piuttosto all'indietro. Anche qui si è visto che è sparita la stilizzazione del campanile, forse l'effetto più improbabile del pronunciamento della commissione (nel 2015, del resto, nessuno aveva avuto nulla da eccepire . 
 

12) Partito democratico

Al quarto posto, all'interno della coalizione che appoggia la candidatura di Schiuma, è finito il Partito democratico, che si presenta (quasi) come l'unica forza dichiaratamente politica di questa compagine. In questo caso, il Pd ha scelto di schierare il proprio simbolo nazionale ufficiale, senza inserire alcun elemento di caratterizzazione locale o personale (e del resto non era stato fatto nemmeno nel 2015, in occasione del precedente appuntamento elettorale): anche rispetto agli emblemi delle liste civiche, il simbolo dem spicca con il suo fondo bianco.
 

13) Innoviamo Matera

L'ultima lista in appoggio a Schiuma, Innoviamo Matera, è ovviamente altrettanto civica, ma all'interno del contrassegno è presente in piccolo - in un piccolo semicerchio bianco - il logo caratterizzante di Centro democratico, che in effetti partecipa alla lista (così come nel 2015 aveva partecipato - nello stesso modo grafico - alla lista Matera al centro, a sostegno di Angelo Tortorelli). Al di là del colore verde dello sfondo, la grafica del simbolo non sembra nemmeno troppo diversa da quella di Materafutura; le due liste, peraltro, hanno condiviso anche l'amputazione del campanile della cattedrale.
 

Rocco Luigi Sassone

14) Matera, sempre insieme

Ultimo candidato sindaco estratto - non ci sono aspiranti sindache in questo turno elettorale - è Rocco Luigi Sassone, sostenuto da una coalizione di centrodestra, pur senza trascurare le forze civiche. La prima, in ordine di sorteggio, delle sei liste presentate ha proprio natura civica: Matera, sempre insieme. L'idea dell'unità è richiamata attraverso la corolla stilizzata di un fiore che tiene insieme tutti i petali. Questa di fatto è anche la lista personale del candidato sindaco: è infatti l'unica a contenere il riferimento all'aspirante primo cittadino.
 

15) Cambiamo! Matera

La seconda lista estratta è quella di Cambiamo! Matera, lista nettamente politico-partitica, anche se declinata in chiave locale (incidentalmente, sarebbe stato opportuno uniformare i caratteri usati, senza cadere nell'Arial Black quando subito sopra si è usato un Gill Sans). Il simbolo è conservato nella sua struttura generale; nel semicerchio arancione inferiore, peraltro, il riferimento a Toti viene sostituito - oltre che dal nome del comune - dalle miniature dei simboli del Popolo della Famiglia e di Idea, che concorrono alla presentazione della lista.
 

16) Forza Italia

Terza lista di quelle che sostengono Sassone è Forza Italia, che in qualche modo - si può dire - torna sulle schede, dopo la presenza nel 2015 di una lista denominata Forza Matera, con la bandierina declinata in tonalità di azzurro; il risultato di cinque anni fa, peraltro, non poteva dirsi troppo soddisfacente (sfiorando il 5% e dopo la vittoria al ballottaggio di De Ruggieri, erano arrivati solo due eletti). In quest'occasione, il partito di Silvio Berlusconi utilizza una variante dell'emblema elaborato per le elezioni politiche del 2018, sostituendo la parola "presidente" con l'espressione "per Matera" (e anche qui un po' più di attenzione all'uso delle font sarebbe stata opportuna).
 

17) Lega

Come quarta lista legata al centrodestra è stata estratta la Lega, che risulta essere al suo debutto alle elezioni comunali di Matera (ovviamente salvo errore e senza considerare la presenza nel 2015 di una lista di Noi con Salvini, che ottenne lo 0,6%). Il simbolo in cui dominano Alberto da Giussano e il cognome di Matteo Salvini arriva così sulle schede elettorali materane, mostrando come unica modifica la sostituzione della parola "premier" con il riferimento alla regione Basilicata, secondo la prassi simbolica "regionalista" della nuova Lega inaugurata quasi tre anni addietro.
 

18) Fratelli d'Italia

Quinta lista della coalizione di centrodestra e penultima dell'intera offerta elettorale è quella di Fratelli d'Italia. Anche per questa forza politica si può parlare di debutto, visto che nel 2015 non era presente nessun contrassegno di lista affine. In questo caso, a differenza di quanto si è visto in molte altre realtà, il partito ha scelto di schierare il suo simbolo nazionale ufficiale, in luogo della sua versione elettorale che contiene anche il noto riferimento alla leader di Fdi, Giorgia Meloni. Non è dato sapere cosa abbia indotto l'uso di questa grafica e non dell'altra; non è detto, in ogni caso, che questo abbia effetto sul risultato.
 

19) Matera patrimonio comune

Se la coalizione di Sassone, in base al sorteggio, si era aperta con una lista civica, altrettanto può dirsi per la chiusura: l'ultima lista della compagine e delle stesse schede elettorali è infatti Matera patrimonio comune, formazione nata con l'idea di restituire l'idea di comunità, appartenenza e identità alla città e ai materani. Il simbolo, che nella sua semplicità mostra oggettivamente un certo livello di attenzione alla grafica (al di là della font che lascia leggermente perplessi, ma non stona più di tanto), è l'ultima "vittima" delle decisioni della commissione elettorale sul campanile della cattedrale.

giovedì 17 settembre 2020

Avezzano, simboli e curiosità sulla scheda

Fin qui si sono analizzate soltanto le elezioni regionali e le elezioni comunali che riguardano capoluoghi di provincia. Ciò, naturalmente, non significa affatto che al di fuori di quegli ambiti non vi siano elementi di interesse: gli articoli - che anche quest'anno arriveranno - relativi ai comuni "sotto i mille" lo dimostrano. Eppure anche negli altri comuni superiori (che dunque hanno oltre 15mila abitanti) si verificano situazioni che chi appartiene alla categoria dei #drogatidipolitica, se opportunamente guidato, non può trascurare.
L'esempio di Avezzano in Abruzzo (Aq), per esempio, è particolarmente significativo. Avezzano è un comune della Marsica che alla fine del 2019 contava poco più di 42mila abitanti. Quando si era votato l'ultima volta, nel 2017, c'erano state ben 24 liste, "spalmate" su sei candidati alla guida del comune. Fu eletto sindaco Gabriele De Angelis, ma fin dall'inizio si produsse una situazione decisamente anomala: il fatto è che le liste a sostegno di De Angelis insieme arrivavano al 34,23%, mentre quelle del suo sfidante al ballottaggio Giovanni Di Pangrazio avevano ottenuto già al primo turno il 51,64%. Effetto del voto disgiunto, certamente, ma anche un nodo complesso da sciogliere: la coalizione collegata al candidato vincitore, infatti, per la legge non può godere del premio di maggioranza qualora già al primo turno vi sia una diversa coalizione (quella a sostegno del principale avversario) che ha superato il 50% dei voti validi. Si era dunque di fronte a uno dei casi limite in cui il sindaco ha certamente diritto a insediarsi, senza però godere della maggioranza dei consiglieri. L'ufficio elettorale preferì comunque attribuire il premio (ritenendo di poterlo fare sulla base di un conteggio che includeva nei voti validi anche quelli espressi a favore del sindaco nel secondo turno), ma la questione finì davanti ai giudici amministrativi e, tra il 2017 e il 2018, Tar e Consiglio di Stato dissero chiaramente che il premio non poteva scattare perché dovevano considerarsi solo i voti del primo turno.  
De Angelis si dimise, ma ritirò le dimissioni dopo la disponibilità dell'Udc a entrare in maggioranza e a rendere più stabile quella situazione così delicata; ciò non ha però impedito che a giugno del 2019 il sindaco venisse sfiduciato, aprendo la porta al commissariamento. Questa volta sulla scheda arriveranno 25 simboli, sempre a sostengo di sei candidature in tutto; il numero delle firme necessarie ridotto a un terzo ha probabilmente aiutato a mantenere il risultato e anzi, ha permesso di aumentare i simboli. De Angelis non si è ripresentato, il suo sfidante Di Pangrazio sì.
 

Antonio Del Boccio

1) Civiltà italiana

La prima candidatura a essere sorteggiata è quella di Antonio Del Boccio, dirigente della polizia provinciale: accostato al centrodestra (fino all'anno scorso era in Fratelli d'Italia), ha però deciso di candidarsi autonomamente per proporre un progetto alternativo di rilancio per il comune. La prima delle due liste che sostengono Del Boccio è Civiltà italiana, movimento politico al di fuori degli schemi tradizionali, impegnato "a promuovere una nuova cultura che restituisca dignità al cittadino quale protagonista consapevole delle dinamiche della vita politica a tutti i livelli". La lista, guidata da uno dei fondatori del movimento, Pierluigi Palmieri, è simboleggiata da un quadrato rosso a bordo bianco spesso inscritto in un cerchio verde: un simbolo semplice e schematico (ma in effetti il nome nero su fondo rosso sfumato non si vede troppo bene).
 

2) Io per Avezzano

La lista Io per Avezzano (anzi, a guardare il simbolo sarebbe "Io Per Avezzano", con tutte le maiuscole) è, delle due, quella più legata al progetto amministrativo di Del Boccio, come si intende anche dall'inserimento del nome del candidato nel contrassegno. Il sole enorme stilizzato mentre sorge è stato scelto come emblema del progetto che Del Boccio ha in mente per il comune di Avezzano: una nuova alba basata sulla sicurezza, sul rilancio del lavoro, sulla riqualificazione della città tanto nel centro storico, quanto nelle frazioni e nelle periferie.
 

Mario Babbo

3) Patto civico per Avezzano

Il secondo aspirante sindaco, in ordine di estrazione, è Mario Babbo, avvocato, un passato da rugbista e già consigliere comunale. La sua candidatura è soprattutto civica, ma nelle sei liste che lo sostengono ce ne sono anche due di natura politica. La prima formazione a essere sorteggiata è il Patto civico per Avezzano, a dimostrazione della reale natura di Babbo. Il simbolo è piuttosto semplice e a suo modo armonico; si segnala peraltro che nome, struttura e colori si sono già visti l'anno scorso alle amministrative di Cremona.
 

4) Fuori centro

La seconda lista presentata a sostegno di Babbo è Fuori Centro, un progetto civico nato per dare attenzione soprattutto alle frazioni e alle periferie della città (e diffuso anche altrove e al di fuori di questa regione, per esempio a Pesaro). In qualche modo la stessa grafica del contrassegno visualizza il concetto evocato dal nome: le parole "Fuori centro", infatti, sono bandierate a sinistra e, per di più, sono coperte almeno in parte dalla circonferenza che delimita il contrassegno elettorale. Quindi sono "fuori centro" in tutti i sensi.
 

5) Generazione+

Terza lista della coalizione di Babbo, sempre seguendo l'ordine del sorteggio, è GenerAZione+. Si tratta di una formazione chiaramente civica, dall'età media piuttosto bassa: come si legge online, intende porsi come "uno spazio di discussione giovane, aperto, libero, 'un patto generazionale' per caricarsi una responsabilità amministrativa che guardi al futuro della città". Il "più" naturalmente in questo caso non indica alcun riferimento a +Europa, come testimonia la grafica, del tutto diversa: tre elementi curvilinei (giallo, verde chiaro e scuro) danno l'idea di un vortice, di un'entità in movimento; aver evidenziato le lettere A e Z in "Generazione" di fatto evidenzia il concetto di azione, un'azione completa (dalla A alla Z) e in parte richiama pure il nome di Avezzano (e la sigla della sua provincia, mai nata ma da molti auspicata).
 

6) Avezzano in prima linea

L'ultima delle liste civiche promosse a sostegno della candidatura di Mario Babbo è Avezzano in prima linea. I colori, in questo caso, sono più tradizionali e "istituzionali" (quasi a voler raccogliere consenso al di là di ogni legame politico), con il blu che tinge lo sfondo e il nome della lista scritto su un rettangolo bianco bordato di verde e rosso; unico elemento un po' dinamico, un arco tricolore "a falce" che copre parte del rettangolo. In proporzione è molto più visibile il riferimento al candidato sindaco, copia carbone di quello appena incontrato nella lista di Fuori Centro.
 

7) Partito democratico

Il sorteggio ad Avezzano si è divertito a collocare in fondo le uniche liste partitiche che sostengono Mario Babbo. La prima di queste è rappresentata dal Partito democratico (che nel 201/ aveva invece sostenuto il candidato sconfitto ma con più seggi a disposizione, Giovanni Di Pangrazio; anzi, le liste erano due perché oltre al Pd - che con l'8,05% arrivò dietro l'Udc - c'erano pure i Dem per Avezzano, rimasti invece fuori dal consiglio). Come tre anni fa, il simbolo presentato è quello nazionale, senza alcun riferimento territoriale o personale (e nella coalizione è l'unico). 
 

8) Avezzano viva

L'ultima lista della coalizione civica e di centrosinistra che appoggia Babbo è Avezzano viva, declinazione locale di Italia viva, come appare decisamente chiaro dalla grafica elettorale utilizzata. I colori, infatti, sono soltanto due, ma sono quelli del nome di Iv (e "viva" è scritta proprio con la stessa font); al posto della V di "Avezzano", poi, è stata usata la "spunta volatile" del partito di Matteo Renzi. Anche senza le sfumature in stile Instagram, dunque, l'appartenenza è molto chiara; c'è spazio, nella parte inferiore, anche per inserire il riferimento al candidato sindaco su fondo azzurro.
  

Anna Maria Taccone

9) Avezzano domani

Una parte del centrodestra e del mondo civico ha scelto di sostenere Anna Maria Taccone, commercialista e docente alla Luiss di Roma. La prima formazione a sostenerla, in base al sorteggio, è Avezzano domani. Il simbolo sembra avere la struttura di un timbro circolare, con al centro l'immagine stilizzata della Cattedrale dei Marsi (con tanto di campanile, che qui non deve avere creato problemi) leggermente coperta dal nome del comune. Le scritte blu spiccano sul fondo arancione sfumato; si noti l'uso del maschile non marcato "sindaco".
 

10) Siamo Avezzano

Altra formazione di natura civica in appoggio a Taccone è Siamo Avezzano. La grafica elettorale scelta - piuttosto ben congegnata - pare quasi avere natura "salvifica": ci sono due sagome umane vicine che sembrano darsi la mano (quasi "dandosi il cinque") e sono avvolte in un elemento verde, come fosse una foglia a proteggerle; dalle mani che si avvicinano nasce una stella, a sottolineare il valore dell'unione e dell'identità. Nella parte inferiore c'è il nome scelto per la lista: forse per la prima volta il concetto di amore che consente puntualmente il gioco "Si-amo" è reso con la minuscola per le lettere "amo", come a voler mettere in evidenza il "Sì" alla città.
 

11) Io ci sono per Avezzano

Un nome decisamente più articolato riguarda la terza lista civica presentata a sostegno di Taccone: Io ci sono per Avezzano. La grafica qui è molto più semplice: a essere evidenziato, scritto in bianco su fondo azzurro, è il concetto "Io ci sono", una promessa di presenza e di disponibilità per la campagna elettorale e per il seguito; questa parte è persino più evidente del riferimento alla candidata alla guida del comune (al più si può riscontrare un eccesso di font utilizzate: tre per un simbolo così semplice sembrano forse un po' troppe).
 

12) Forza Italia

L'unica lista dichiaratamente partitica della coalizione è quella di Forza Italia; non poteva tuttavia mancare, visto è che è stata proprio Fi a lanciare la candidatura di Anna Maria Taccone, ritenendo di avere una sorta di "diritto di prelazione" dopo aver espresso quella di De Angelis (peraltro nel 2017 il simbolo sulle schede non c'era, perché si decise di presentare la lista Forza Avezzano). Questa volta il contrassegno guarda più a quelli presentati prima delle politiche 2018, con la bandierina tutta visibile nel cerchio, il cognome di Berlusconi più piccolo del solito e quello della candidata disposto ad arco nella parte inferiore dell'emblema.
 

Giovanni Di Pangrazio

13) Patto per la Marsica

Sono ben otto le formazioni schierate a favore di Giovanni Di Pangrazio, che prova di nuovo a riconquistare il comune dopo il tentativo non riuscito di tre anni fa (era stato sindaco dal 2012 al 2017). Il sorteggio ha fatto aprire la coalizione a una lista nuova, non presente nel 2017: il Patto per la Marsica (e l'idea del patto è stata indicata con la classica immagine della stretta di mano, collocata su fondo arancione, con giusto una pennellata tricolore). La lista, promossa da Danilo Murzilli e Nicola Blasetti, intende "ripartire dal centro, dal cuore della città, per rivitalizzare l’intero tessuto economico, culturale e sociale della città stessa e dell'intero territorio della Marsica, oggi purtroppo 'debole' per affrontare le sfide del futuro".
 

14) Azione civica per Avezzano

La seconda formazione sorteggiata tra quelle a sostegno di Di Pangrazio è Azione civica per Avezzano, percorso messo in campo da Donato Aratari, Alessandro Barbonetti e Vincenzo Ridolfi per promuovere "una stagione di autentico rinnovamento, con il conseguente fondamentale recupero del ruolo guida dell'intero territorio marsicano e provinciale". Il simbolo è ancora più semplice del precedente: tutto a base di Arial Black, usa i colori nero e blu per il testo su fondo bianco, con due pennellate - qui ancora più riconoscibili - di colore verde e rosso per caratterizzare un simbolo altrimenti molto statico.
 

15) Avezzano libera

La terza lista sorteggiata, all'interno della compagine che sostiene Di Pangrazio, è Avezzano Libera. Si tratta di un'altra formazione civica, come testimonia il nome; la grafica, peraltro, rimanda essenzialmente ai colori e ai segni nazionali, visto il fondo blu Italia e le due bandierine tricolori affrontate. A non cambiare, rispetto ai due simbolo precedenti, è l'uso del carattere Arial Black e la posizione della dicitura "Giovanni Di Pangrazio sindaco", tanto da far pensare che tutti questi emblemi siano stati realizzati o almeno ritoccati dalla stessa mano.
  

16) Io sto con Avezzano

Il quarto contrassegno sorteggiato, tra quelli in appoggio a Di Pangrazio, non è nuovo per elettrici ed elettori del comune marsicano: Io sto con Avezzano, infatti, era già presente sulle schede elettorali del 2017 ed era stata la seconda formazione più votata della coalizione, raccogliendo l'8,86% (più del Pd) e ottenendo due seggi. Se squadra che ben figura non si cambia, nessuno ha pensato di ritoccare anche solo in parte l'emblema: che infatti è identico a quello di tre anni e mezzo fa: il castello Orsini-Colonna (con il profilo sfregiato dal terremoto del 1915) si staglia in bianco e nero su una fascia tricolore e sul fondo verdino chiaro.
 

17) Avezzano al centro

Anche Avezzano al centro, lista sorteggiata subito dopo Io sto con Avezzano, non è una new entry per chi ha votato alle ultime elezioni comunali: quella lista, insieme a Io sto con Avezzano, erano state presentate come "liberi professionisti, medici, commercianti, uomini e donne di valore e di esperienza, provenienti da diversi settori delle attività produttive, della cultura, del sociale, della sanità". Il simbolo è rimasto uguale, con il profilo verde dell'Abruzzo su fondo blu sfumato, mentre al di sotto c'è un'onda tricolore (il principio è lo stesso di Avezzano libera).
  

18) Riformisti per AZ

La sesta lista sorteggiata all'interno della coalizione di Di Pangrazio, Riformisti per AZ, è nuova: è stata anzi la prima a essere depositata. Al di là del nome, che fa pensare a una coloritura politica (e lo può pensare vedendo che tra i candidati c'è Roberto Verdecchia, già consigliere Pd e a lungo indicato come candidato sindaco dei dem, fino alla rottura maturata qualche settimana prima della consegna delle liste), formalmente si tratta di un'altra formazione civica: la grafica qui è ben diversa da quelle viste prima, vuoi per la cromia impiegata (quella sorta di arcobaleno che delimita buona parte del cerchio è particolare) sia per il rilievo dato alla sigla che richiama il nome della città; non passa inosservato nemmeno il carattere di AZ, tra Bauhaus e Brandish, decisamente rari in ambito simbolico.
 

19) Uniti per Avezzano

Appare nuova anche un'altra formazione civica presentata nell'ambito della coalizione di Di Pangrazio, Uniti per Avezzano. Questa, almeno sul piano grafico, sembra avere una caratterizzazione decisamente "montana": i rilievi marcati in verde richiamano infatti i tre Monti di Paterno, ben visibili dal paese del Fucino. Il tricolore in questo caso è scomposto, affidando al verde gli elementi grafici e al rosso quelli testuali (tranne il riferimento al candidato sindaco, difficile da leggere essendo scritto in bianco su fondo verde e con un carattere sottile): il concetto di unità viene rimarcato, come parola d'ordine della lista e monito a chi vota. 
 

20) Avezzano città territorio

L'ultima lista che compone la coalizione in appoggio a Di Pangrazio è anch'essa civica. Si tratta di Avezzano città territorio, fondata dall'imprenditore Rocco Di Micco, dall'assicuratore ed ex arbitro Bruno Di Cola e dal medico Antonio Addari: ha il nome ben in vista, collocato "a corona" all'interno del cerchio, con i colori della roccia, della terra e della vegetazione. Al di là del riferimento al candidato sindaco (che torna in Arial Black e sembra la parte meno riuscita dell'emblema), colpisce la riproduzione stilizzata di tre archi, non pienamente identificabile persino da chi è del luogo: sono forse i portali della citata cattedrale o le porte delle antiche mura, non più esistenti?
 

Tiziano Genovesi

21) Unione di centro

Ha quattro liste a proprio sostegno Tiziano Genovesi, imprenditore e dirigente regionale Cna, candidato proposto dalla Lega e appoggiato dalle forze del centrodestra avezzanese diverse da Forza Italia (che, come si è visto, esprime invece la candidatura di Anna Maria Taccone). La prima lista estratta è quella dell'Unione di centro, che viene dal buon risultato del 2017: con il suo 9,41% era incredibilmente risultata la forza più votata del comune. Questa volta si batterà per cercare di ripetere e magari migliorare il risultato, sia pure in una coalizione ben diversa; il simbolo è praticamente identico a quello del 2017 e a quello ufficiale.

22) Fratelli d'Italia

Seconda lista estratta della coalizione di Genovesi è Fratelli d'Italia, probabilmente la forza politica che più si è spesa perché si provasse a superare la doppia candidatura e si tenesse unito il centrodestra. Questa, tra l'altro, è la prima volta in cui Fdi partecipa alle elezioni del comune del Fucino, dunque sarà un esordio da monitorare: per l'occasione, come si è visto in molti altri territori, il simbolo ufficiale è ridotto all'interno del contrassegno per permettere l'inserimento del nome e dell'enorme cognome di Giorgia Meloni, come il partito fa alle elezioni dal 2018.
 

23) Cambiamo il futuro

All'interno della compagine che sostiene Genovesi c'è anche una forza di matrice in apparenza civica: si tratta di Cambiamo il futuro, anche qui un nome e un simbolo nuovi, schierati per l'occasione. L'impostazione grafica, per la verità, ricorda molto quella del Pdl, con tanto di arcobalenino tricolore e prevalenza del blu: è chiaro che la lista parla agli elettori di centrodestra; in più, il nome "Cambiamo" e il tocco di arancione che tinge il nome del comune richiama il coinvolgimento di Cambiamo! di Giovanni Toti. Come particolarità, si deve notare che nessuna delle liste di Genovesi contiene il suo cognome all'interno del contrassegno.
 

24) Lega

Ultima lista sorteggiata, tra quelle in appoggio a Genovesi, è quella che per prima ne ha proposto la candidatura, ossia la Lega. Anche in questo caso, a dire il vero, si tratta di una sorta di debutto, perché alle elezioni comunali da queste parti il simbolo con Alberto da Giussano - al di là di una sporadica Lega Abruzzo Marsica nel 2007 - non era mai comparso, mentre ovviamente elettrici ed elettori di Avezzano lo hanno votato alle politiche, europee e regionali. L'emblema è ovviamente una variante di quello inaugurato nel 2018, con il riferimento all'Abruzzo che sostituisce la parola "premier" sotto al mega-cognome di Matteo Salvini.  
 

Nicola Stornelli

25) Avezzano bene comune

L'ultima candidatura estratta è anche l'unica a essere sostenuta da una sola lista. Nicola Stornelli, docente di filosofia, è il candidato sindaco di Avezzano bene comune, una lista nettamente di sinistra, antifascista e ambientalista, volta a cambiare profondamente il governo della città prestando attenzione alle difficoltà, soprattutto di chi è "ai margini". Molto evocativo il simbolo, descritto dagli stessi promotori come "falce e martello con stella all'interno di un girotondo arcobaleno di persone stilizzate": i segni del socialismo e del comunismo sono piccoli e inseriti in un contesto più complesso (e comunque armonico), ma ugualmente riconoscibili. E, considerando che l'acronimo del nome della lista è Abc, per chi anima la lista il comune e la stessa sinistra di Avezzano devono proprio "ripartire dall'Abc".

mercoledì 16 settembre 2020

Mantova, simboli e curiosità sulla scheda

Tra i capoluoghi di provincia chiamati al voto rientra anche Mantova. Cerca di ottenere la riconferma il sindaco uscente, Mattia Palazzi, che nel 2015 era riuscito a far tornare il centrosinistra alla guida della città (dopo la vittoria a sorpresa al ballottaggio di Nicola Sodano, candidato del centrodestra nel 2010). Si presenterà alle elezioni sostenuto da cinque liste; gli contenderanno la vittoria sei sfidanti, incluso Stefano Rossi, appoggiato soprattutto dal centrodestra per un totale di quattro liste. Sulla scheda elettrici ed elettori mantovani troveranno 15 simboli, secondo l'ordine di seguito illustrato.

Michele Annaloro

1) Lista civica Grande Mantova

Il sorteggio ha collocato per prima la candidatura di Michele Annaloro: a gennaio era stato votato come aspirante sindaco per il MoVimento 5 Stelle (era uno degli attiVisti della prim'ora a Mantova ed era capogruppo in consiglio comunale, dopo essere stato candidato sindaco nel 2015), ma in seguito il M5S ha preferito sostenere Gloria Costani e lui, in disaccordo, è passato al gruppo misto. Ora Annaloro è candidato per la Lista civica Grande Mantova: l'idea portante del progetto - attivo dal 2018 - è la fusione dei comuni di Borgo Virgilio, Curtatone, Mantova, Porto Mantovano e San Giorgio Bigarello, per una ricomposizione dell'area "agropolitana" che produrrebbe pure risparmi di spesa. Il territorio della "Grande Mantova" è rappresentato in giallo nel simbolo (un lettore peraltro si è accorto che a rigore non è evidenziato né interamente rappresentato, nella parte destra, il territorio dell'ex comune di Bigarello, incorporato in quello di San Giorgio dopo il referendum del 2018); non sfuggono cinque stelle blu, che rivelano l'origine del candidato sindaco e non devono aver impensierito troppo la commissione elettorale.
 

Mattia Palazzi

2) Italia viva

La seconda candidatura estratta è quella del sindaco uscente, Mattia Palazzi, che è anche la persona che schiera il maggior numero di liste a suo sostegno. Per prima è stata estratta quella di Italia viva, che dunque fa parte della compagine di centrosinistra senza cercare di sostenere candidature autonome. Il simbolo schierato è proprio quello nazionale elaborato dall'agenzia Proforma, senza alcuna indicazione territoriale e senza riferimenti all'aspirante sindaco. Per il partito di Matteo Renzi sarà la prima uscita elettorale da quelle parti, quindi il test sarà rilevante.
 

3) #Palazzi2020

Il nome rispetto all'appuntamento precedente è cambiato, passando da "Palazzi 2015" a #Palazzi2020, con l'anno aggiornato e la trasformazione in hashtag; al di là di questo, però, è perfettamente riconoscibile il contrassegno che Palazzi aveva scelto cinque anni fa per la propria lista personale. E più personale di così non poteva essere: il profilo degli occhiali, dei baffi e della "mosca" sono sempre lì, pronti a identificare il candidato (e nel 2015 avevano funzionato, perché la lista aveva sfiorato il 13%, eleggendo ben cinque consiglieri).
 

4) Mantua

La terza lista della coalizione di Palazzi è nuova. Si tratta di Mantua, nome che riprende tanto quello latino della città, quanto quello dialettale, che si pronuncerebbe "Màntua"; la T maiuscola, tuttavia, suggerisce la pronuncia latina per dire che la città è di chi vota la lista. Si tratta di un progetto particolare, che ha l'ambizione "di riunire in un'unica lista riformista [...] partiti (Psi, Azione, +Europa, iscritti al Pr, Centro democratico), movimenti civici strutturati sia locali come Comunità e territori e Amici di via Corridoni, sia nazionali come Alleanza Civica e singoli esponenti del mondo delle professioni, dell'impresa, del commercio, della pubblica amministrazione". Elemento più caratteristico è la M (che rimanda all'iniziale di Mantua) ricavata da due archi, tipici del centro.
 

5) Sinistra italiana - Verdi per Mantova

Punta a tenere insieme alcune forze anche il cartello che unisce partiti meno riconducibili all'area riformista, pur se ugualmente collocati nel campo del centrosinistra: Sinistra italiana e Verdi, infatti, hanno scelto di presentare insieme una lista per Mantova e a sostegno della candidatura di Palazzi, semplicemente accostando i loro contrassegni nella più classica delle "biciclette". La particolarità, casomai, sta nella scelta del carattere Broadway per le parti testuali del contrassegno: non è certo la prima font che viene in mente pensando a un simbolo elettorale, ma se non altro non passa inosservata.
 

6) Partito democratico

Chiude la compagine che appoggia Palazzi la lista del Partito democratico, forza politica cui appartiene il sindaco stesso e che nel 2015 aveva ottenuto il 28,1%, risultando assai nettamente il simbolo più votato. E se cinque anni fa sulla scheda era finito l'emblema nazionale, senza alcuna aggiunta, questa volta il logo si è un po' ristretto per fare spazio a un consistente segmento verde con l'indicazione "Palazzi sindaco", curiosamente in corsivo (non capita spesso) e ovviamente con il cognome in grande evidenza. Probabilmente, al secondo giro, si può capitalizzare il lavoro dei primi cinque anni di amministrazione (ovviamente con chi lo ha gradito).
 

Stefano Rossi

7) Forza Italia

Ironia della sorte, dopo il tricolore quasi a bandiera del Pd l'estrazione ha collocato la bandierina tricolore di Forza Italia, come prima lista della coalizione di centrodestra che sostiene la candidatura di Stefano Rossi, imprenditore e dirigente. Il partito di Silvio Berlusconi nel 2015 si era dovuto accontentare di sfiorare il 9%, pur risultando la forza più votata della coalizione. Se allora sulle schede era finita la bandierina pura e semplice, questa volta il contrassegno è una variante di quello delle elezioni politiche del 2018, con il riferimento a Mantova sotto al nome di Berlusconi.
 

8) Lega

All'interno della coalizione di centrodestra non può certamente mancare la lista della Lega. Cinque anni fa la Lega  Nord aveva espresso la candidata sindaca (Paola Bulbarelli), raccogliendo l'8,76%, poco meno di Forza Italia. Nel frattempo è nato un altro soggetto quasi omonimo, senza più il "Nord" e il Sole delle Alpi e con il cognome di Matteo Salvini in maggiore evidenza; in compenso, la "pulce" della Lega Lombarda è ancora lì, con la doppia presenza di Alberto da Giussano a marcare una certa continuità di intenti a beneficio di elettrici ed elettori.
 

9) Mantova ideale

La terza lista della compagine che sostiene Stefano Rossi è quella più vicina al candidato sindaco: non a caso, Mantova ideale è anche la sola a contenere il nome dell'aspirante primo cittadino (peraltro riprodotto in grande evidenza). La parte superiore è dominata dalla silhouette di alcuni monumenti del centro storico; al di sotto del riferimento al nome si vede una croce rossa di San Giorgio tracciata con un pastello a cera. In parte rimanda alla croce presente nello stemma cittadino, ma rimanda anche alle liste lombarde legate ai candidati di vertice, sul modello di "Maroni presidente" (2013).
 

10) Fratelli d'Italia

L'ultima delle quattro liste della coalizione di centrodestra è quella di Fratelli d'Italia, l'unica del centrodestra che nel 2015 non era riuscita a ottenere seggi, essendo rimasta ferma all'1,83%. Rispetto a cinque anni fa, il simbolo è stato "aggiornato", essendo identico al contrassegno elettorale utilizzato alle elezioni politiche del 2018 e spesso anche in seguito: il simbolo ufficiale del partito è contenuto nel cerchio bicolore dominato dal nome e (soprattutto) dal cognome di Giorgia Meloni, assai più visibili rispetto alla precedente tornata elettorale.
 

Giuliano Longfils

11) Mantova nel cuore

Quarta candidatura estratta è quella di Giuliano Longfils, già docente di inglese e a lungo presente in consiglio comunale (di cui è stato presidente durante l'amministrazione Sodano). Non si è candidato con Forza Italia, con cui era stato eletto nel 2015: per portare avanti il suo progetto intransigente, senza padroni, ha messo in piedi una sua lista, Mantova nel cuore. Il simbolo visualizza il nome, con un cuore tricolore racchiuso da una corona blu (in cui si legge la denominazione): a dispetto dell'addio, i colori identificano chiaramente la provenienza di centrodestra, area forzista.
 

Cesare Battistelli

12) Partito della rifondazione comunista

Se Sinistra italiana ha scelto di sostenere la ricandidatura di Palazzi, così non può dirsi per il Partito della rifondazione comunista, che corre invece da solo e torna sulle schede, evento sempre più raro (cinque anni fa, per esempio, era stato utilizzato il contrassegno La sinistra per l'Altra Mantova, sull'onda del successo europeo dell'Altra Europa con Tsipras). A sostenere la candidatura di Cesare Battistelli (docente di storia e filosofia in un istituto superiore) c'è il simbolo consueto del partito, nella sua ultima versione con la parola "Rifondazione" in alto e la "lunetta" rossa con la dicitura "Sinistra europea", appunto, a sinistra.
 

Roberto Biasotti

13) Viva Mantova

La sesta candidatura alla guida del comune è quella di Roberto Biasotti, "trainer motivazionale" (così si legge in rete negli articoli che ne parlano) ed esperto di strategie di comunicazione. Lui è il "candidato sindaco" (sempre così si legge, ma stavolta direttamente sul contrassegno: la parola "candidato" non si legge quasi mai nei cerchi destinati alle schede) della lista Viva Mantova, promossa dall'ex agente di polizia locale Sergio Olivieri. Il simbolo è piuttosto semplice, a struttura bicolore (azzurro-blu) con un piccolo elemento rosso; non sfugge la presenza del sito della lista stessa.
 

Gloria Costani

14) Salute ambiente futuro

La settima e ultima candidatura, in base al sorteggio, risulta essere quella di Gloria Costani, medico da tempo impegnata in battaglie ambientaliste (che l'avevano portata già a candidarsi come presidente della provincia nel 2011). La prima lista che la sostiene, annunciata fin da febbraio, è Salute ambiente futuro, decisamente vicina a lei: lo dimostra la sua caricatura all'interno del simbolo, affacciata come da un balcone (e, con le nuvole nel cielo, l'uccello e i puttini, il modello è nettamente quello dell'oculo della Camera Picta del Castello di San Giorgio a Mantova).
 

15) MoVimento 5 Stelle

La seconda lista, come anticipato, è quella del MoVimento 5 Stelle, che dopo l'iniziale opzione (con tanto di voto degli attiVisti) per Annaloro aveva scelto ufficialmente di convergere sul progetto elettorale di Costani. Il simbolo utilizzato in questo caso è quasi identico a quello apparso sulle schede 5 anni fa - è cambiato soltanto il sito collocato nella parte inferiore del contrassegno, da Beppegrillo.it a Ilblogdellestelle.it - e parte dal 7,69% ottenuto nel 2015, sperando di poter fare meglio o almeno di mantenere la prestazione.