venerdì 8 giugno 2018

METti un esperimento al seggio (per provare che era meglio Bunga Bunga)

A volte si notano più le assenze delle presente, per cui quest'anno i cultori delle liste dei paesi "sotto i mille" (quelle che, tanto per ricordarlo, non necessitano di raccolta di firme) noteranno probabilmente la sparizione, in particolare dai comuni del Piemonte, del Movimento Bunga Bunga. L'assenza, come si vedrà, è tutto meno che casuale, essendo frutto di un preciso disegno del suo ideatore, Marco Di Nunzio: il demiurgo di Forza Juve, Chiam(aGas)parino e altri emblemi imperdibili non poteva però lasciare soli i drogati di politica di ogni italica latitudine.
Non ci si attenda, però, simboli scoppiettanti, di quelli che è impossibile non notare. A Lignana e Lenta, in particolare, la brigata Di Nunzio ha fatto depositare un emblema in apparenza inoffensivo, quello del Met, sigla che sta per Movimento per l'economia e il territorio. L'emblema è di quelli che più nazionalpopolari non si può, ma anche un po' anonimo a pensarci bene: fondo blu, tricolore pennellato, sigla rossa, puntata e bombata (e anche un po' chiassosa) nella parte superiore, nome scritto per esteso in basso; nessun riferimento territoriale, né al comune né al territorio più ampio. Nei due piccoli comuni in provincia di Vercelli, dunque, si presenterà il simbolo del Met; visto che in entrambi i casi le liste sono tre, non è assicurato l'approdo in consiglio comunale. Ma allora perché è stato presentato proprio quel contrassegno?
La spiegazione, a questo punto, è il caso di farsela dare dallo stesso Di Nunzio: "Questa è una prova di statistica". In che senso? "Nei comuni sotto i mille abitanti, le liste civetta funzionano senza fare nessuna pubblicità: a Osasio, in provincia di Torino, con la lista Bunga Bunga - Campioni d'Italia sono stati eletti tre consiglieri comunali; a Rittana, nel cuneese, è mancato poco che eleggessimo il sindaco". E questa volta invece? "Met non è una lista civetta, ha un programma politico di estrema destra, è impegnata in pubblicità elettorale e i candidati saranno presenti sul territorio; eppure, anche se candideremo praticamente le stesse persone come candidati e ci si presenterà in territori simili per problematiche e condizioni sociali a quelli in cui con Bunga Bunga abbiamo ottenuto risultati importanti - e sempre con un elettorato piemontese - sono convinto che non prenderanno nessun voto o, alla meglio, non si supererà l'1%".
Una sconfitta annunciata, dunque, peraltro non a costo zero, ma che senso ha l'operazione? "Voglio fare un calcolo sul diverso rendimento delle liste "civetta" basate sul calcio, sul sesso o su eventi sociali eclatanti, da una parte, e di una lista civica come il Met, che ha un suo programma, una sua strategia di propaganda e i candidati - gli stessi di Bunga Bunga - presenti sul territorio". Chissà se gli abitanti di Lignana e Lenta si renderanno conto di essere parte di un esperimento sociologico made in Bunga Bunga

lunedì 4 giugno 2018

Messina, simboli e curiosità sulla scheda

Difficile, davvero difficile battere il record di liste presentate in questo turno elettorale a Messina: se nel 2013 gli elettori avevano trovato 17 simboli sulla scheda, questa volta sgraneranno gli occhi vedendone quasi il doppio, ben 29, in appoggio a "soli" sette aspiranti primi cittadini. Anche il sindaco uscente, Renato Accorinti, che era arrivato alla guida del comune (al ballottaggio, da secondo più votato) con una lista sola, stavolta cerca la riconferma sostenuto da tre liste; il primato assoluto, però, spetta al centrodestra che schiera addirittura dieci liste in appoggio al suo candidato, Dino Bramanti. E gli elementi imperdibili messinesi non sono finiti.

Cateno De Luca

1) Giovani x De Luca sindaco

Il sorteggio ha scelto per aprire le schede la candidatura di Cateno De Luca e, in realtà, la prima peculiarità è proprio lui. Già sindaco di Fiumedinisi, in provincia di Messina, eletto nel 2012 e nel 2017 consigliere regionale in Sicilia, ora si candida a primo cittadino del capoluogo di provincia, sostenuto da sei liste; la prima è Giovani x De Luca sindaco, con tanto di pollice recto tratto da Facebook. La scelta di dedicare una lista ai giovani sembra dettata dal cursus honorum dello stesso De Luca: sul sito ricorda di essersi iscritto "a quattordici anni ai pulcini della Democrazia Cristiana diventando l’attacchino ufficiale della sezione DC di Fiumedinisi" e c'è chi lo ricorda - nel 2004 - poco più che trentenne segretario nazionale del Partito democratico cristiano, fondato da Flaminio Piccoli e proseguito da Clelio Darida. 


2) Messina Nord

Subito dopo è stato indicato il simbolo di Messina Nord e, già a guardarlo anche distrattamente, si capisce che il pollicione non era rivolto semplicemente ai giovani: quello, infatti, è riportato in modo esattamente identico qui, al pari della parte inferiore del contrassegno. Questi due contrassegni, alla pari degli altri in appoggio a Cateno De Luca, appaiono decisamente prodotti in serie (altro che immagine coordinata...), con variazioni minime, dei nomi e dei colori di fondo (qui è stato scelto il blu scuro). In questo caso, la lista sembra rivolgersi soprattutto agli abitanti dei quartieri settentrionali della città, con un interessante tentativo di connotare territorialmente il proprio elettorato. Una scelta che penalizza la singola lista, ma forse può premiare il candidato sindaco.


3) Messina Sud

Dopo il Nord, viene quasi naturalmente il Sud, anche se qui di naturale c'è poco, visto che la disposizione è frutto del solo sorteggio. Anche per Messina Sud la struttura è perfettamente uguale, semplicemente il colore di fondo si schiarisce leggermente e, come detto, cambia il riferimento territoriale alla zona della città. Sembra quasi di cogliere la sicurezza del candidato sulla sua capacità di raccogliere (o rastrellare?) voti in ogni angolo di Messina, cercando di non lasciare fuori proprio nessuno dal suo ventaglio di liste (sia mai che si scontenti qualcuno). Viva Messina, Messina tutta intera, dunque; ma perché accontentarsi delle zone della città, quando si può andare oltre?


4) La svolta per Messina

Al quarto posto il sorteggio ha collocato la lista La svolta per Messina, che mantiene ovviamente lo stesso format per il simbolo: unica differenza qui, oltre al nome (con "La" in corsivo, per dare un po' di movimento all'emblema e caratterizzarlo un po'), riguarda il colore della parte superiore, in questo caso tinta di rosso. E' tutt'altro che nuovo, invece, il concetto di svolta, spesso evocato a livello locale da candidati e forze politiche che puntano a distinguersi da chi ha amministrato il comune nel mandato giunto al termine. Non stupisce dunque che il candidato De Luca voglia proclamarsi come "persona della svolta", tra l'altro con un simbolo che, per la sua grafica, si presta a essere facilmente ruotato.


5) Messina Centro

Procede lo sguardo sulla scheda e ci si rende conto che questa volta il sorteggio ha rovinato tutto o, per lo meno, ha fatto un bello scherzetto a chi ha preparato le liste con cura e studio. Perché va bene che il Nord stia più in alto del Sud, ma se due simboli più in giù spunta Messina Centro geograficamente c'è qualcosa che non funziona. Non succede nulla, ovviamente, e non ci sono riflessi sul risultato del voto, ma il vero drogato di politica non può non notare anche queste curiosità (compresa la scelta cromatica del verde, che doveva stare tra il blu scuro e l'azzurro) che danno inevitabilmente sapore alla competizione e la rendono unica. 


6) De Luca sindaco di Messina

Il sorteggio ha riservato per l'ultimo posto il simbolo più personale tra quelli legati a Cateno De Luca: fondo tutto giallo (con manica del "pollicione" rossa per potersi vedere) e nome in evidenza, mentre in basso ci sono cinque pallini con i colori usati per il fondo degli altri contrassegni della coalizione. Dunque è questo lo schieramento in appoggio a De Luca, lui che "il sindaco lo sa fare!" e punta a una "Messina bella, protagonista e produttiva". E visto che fin dall'inizio non ci si è fatti mancare nulla, non si può davvero perdere la rassicurazione ospitata sulla prima pagina del programma: "il nostro impegno per Messina è per i prossimi dieci anni e non un giorno in più!" Ah beh...


Gaetano Carmelo Maria Sciacca

7) MoVimento 5 Stelle

Secondo estratto tra i candidati sindaci è Gaetano Carmelo Maria Sciacca, indicato come aspirante primo cittadino dal MoVimento 5 Stelle. Ecco che, puntualmente, sulla scheda appare il simbolo del M5S nella sua ultima versione (inaugurata alle elezioni politiche e replicata in tutte le elezioni amministrative da quel momento in avanti), dunque con il nuovo sito "ilblogdellestelle.it" collocato nella parte inferiore del contrassegno. E, come ormai di consueto, l'emblema della forza politica di Luigi Di Maio si presenta in corsa solitaria sulle schede, non accoppiato ad alcun altro simbolo nel sostegno al proprio candidato alla guida del comune. 


Placido Bramanti

8) Ora Messina

Il terzo candidato estratto è Placido (Dino) Bramanti, indicato come aspirante sindaco dal centrodestra. E' lui, come si è detto, il top scorer delle liste, avendone addirittura 10 (che riempiono in altezza l'intera scheda). La prima formazione in base al sorteggio è Ora Messina, il cui nome è reso graficamente anche dalla trasformazione della "O" in un orologio da taschino con tanto di lancette (come a dire che il momento è questo), sovrapposto alla Sicilia tratteggiata in grigio (tranne per l'area che più o meno corrisponde alla provincia di Messina, campita con tratto blu). Si tratta di una delle liste che, pur civiche, sono espressione dei dirigenti locali di Forza Italia (questa, in particolare, fa riferimento a Luigi Genovese.


9) Peloro 2023

Al secondo posto, nella coalizione di centrodestra, si colloca Peloro 2023 (chiaro monito a ottenere il mandato di amministrare la città fino ad allora). Il nome, di per sé, è un segno territoriale ben riconoscibile per i messinesi: Capo Peloro infatti è la punta estrema nord orientale della Sicilia, la sede di Cariddi, il punto d'ingresso nord dello stretto di Messina; il faro stilizzato all'interno dell'emblema, sulla "punta" di uno dei due lembi di terra, è proprio quello di Capo Peloro, fondamentale per chi naviga da quelle parti. Anche questa formazione, peraltro, a dispetto del suo look civico è in realtà legata a Forza Italia e, in particolare, al gruppo che fa capo a Francantonio Genovese (padre di Luigi).  


10) Insieme x Messina

L'elenco della coalizione prosegue con Insieme x Messina, altra formazione che si presenta come civica, ma in effetti è accreditata come lista che fa riferimento a Forza Italia, in particolare al deputato messinese Nino Germanà. Come per il simbolo precedente, il colore dominante è il blu scuro, ma c'è anche l'azzurro (quasi a voler ricreare l'alternanza tra cielo e mare) sotto la parola manoscritta "me", che un po' richiama la sigla di Messina, un po' porta l'elettore a identificarsi proprio con quel simbolo. Il nome ricordato, invece, punta più sul fattore aggregante del gruppo (e, non a caso, "insieme per" si ritrova di solito in liste di centrosinistra, ma non è detto); da segnalare il "per" reso in giallo e "pennellato", quasi a invitare chi entra in cabina a fare la croce lì sopra.

11) #diventeràbellissima

Ecco spuntare sulla scheda, al quarto posto nella coalizione di centrodestra, il primo simbolo già noto a livello più ampio tra quelli schierati a sostegno di Bramanti. Si rivede infatti il contrassegno di #diventeràbellissima, la formazione che lo scorso autunno era stata varata per sostenere la candidatura a presidente della Regione Sicilia di Nello Musumeci. La presentazione qui mostra il sostegno a Bramanti delle stesse forze civiche che sono riuscite pochi mesi prima a riportare il centrodestra alla guida della regione. Stessa grafica minimal, con il nome-hashtag su fondo giallo e l'indicazione del candidato nel segmento inferiore blu, con la struttura semplicemente ribaltata in orizzontale.

12) Noi con Salvini

Le elezioni comunali messinesi si distinguono, tra l'altro, per la scelta della Lega-non-più-Nord di non presentare il proprio simbolo, com'è invece avvenuto in vari comuni del centro e del sud, preferendo invece l'emblema di Noi con Salvini. Si tratta, in qualche modo, di un ritorno che non passa inosservato: erano stato in molti, in fondo, a pensare che l'emblema filo-salviniano elaborato alla fine del 2014, dopo la trasformazione affrontata dalla Lega nei mesi scorsi, sarebbe stato accantonato, anche in considerazione dei risultati non eccelsi ottenuti nelle consultazioni in cui ha corso. E invece rieccolo qui, pronto a fare la sua parte per portare voti a Bramanti.

13) Idea sicilia - Popolari e autonomisti

Le scorse elezioni regionali siciliane hanno fatto conoscere sull'isola un altro simbolo, quello di Idea Sicilia, l'associazione simboleggiata dalla mongolfiera fondata da Roberto Lagalla (già rettore dell'università di Palermo), accostato ai Popolari e autonomisti, ove i "popolari" sono quelli che fanno riferimento al Cantiere popolare - già Popolari di Italia Domani - di Saverio Romano (la struttura del simbolo, con la corona blu e la bandiera "a onda" nella parte bassa del cerchio centrale viene da lì) e quel che resta del Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo, che al contrassegno complessivo ha apportato la colomba. L'emblema, che alle regionali aveva superato il 7%, si ripresenta qui, sperando di raccogliere una parte importante del voto moderato e autonomista.

14) Fratelli d'Italia

Non poteva certo mancare, all'interno della coalizione di centrodestra, il simbolo di Fratelli d'Italia. Ed eccolo qui, estratto al settimo posto della compagine che sostiene Bramanti. In questo caso il partito di Giorgia Meloni ha scelto di utilizzare il proprio emblema ufficiale, senza corde e con la sola fiamma senza base a trapezio, ma anche senza il nome della leader nazionale e senza altre indicazioni anche solo territoriali. Se nel 2013 la competizione non era andata benissimo (Fdi aveva raccolto solo l'1,65%), il clima politico attuale potrebbe favorire almeno in parte anche questo partito (che alle regionali si era presentato con Noi con Salvini e ora corre da solo).

15) Forza Italia

Altro caposaldo irrinunciabile della coalizione, dopo le tre liste civiche ben riconducibili (ma non sul piano grafico) all'ambiente forzista, è il simbolo vero e proprio di Forza Italia. Se altrove il partito di Silvio Berlusconi ha scelto di caratterizzare almeno in parte in chiave territoriale il proprio emblema, qui è stato utilizzato il simbolo adottato alle elezioni europee del 2014, che al di sotto della bandierina (ridotta, ma intera) del partito pone il cognome del leader (di dimensioni decisamente più contenute rispetto all'emblema visto alle ultime elezioni politiche), ma senza altre indicazioni sulla città o sulla candidatura locale. Nella speranza che il simbolo puro e semplice basti a convincere i messinesi.

16) Il Popolo della famiglia

La penultima posizione, all'interno della coalizione che sostiene Dino Bramanti, è toccata alla lista del Popolo della famiglia. Il simbolo presentato è quello consueto, che appare sulle schede di molte città (oltre che su quelle delle ultime elezioni politiche) a partire dal 2016, con la famigliola tradizione (padre, madre e due bimbi) a tinte pastello e il monito "No gender nelle scuole". Si tratta ovviamente della prima partecipazione a livello locale della formazione guidata da Mario Adinolfi; il risultato potrebbe non essere troppo soddisfacente (come del resto è stato fin qui nelle altre competizioni elettorali affrontate), ma il centrodestra potrebbe comunque beneficiarne.

17) Bramanti sindaco per Messina

Il sorteggio ha collocato in ultima posizione la lista personale di Dino Bramanti, denominata Bramanti sindaco per Messina. Anzi, bisognerebbe includere anche il punto finale all'interno del nome, visto che nella "pezza" arancione - un colore, lo si ammette, di solito sfruttato di recente a sinistra - è scritto "Per Messina.". In questo caso il nome del candidato sindaco è il vero elemento distintivo dell'emblema (oltre che il più evidente, grazie anche al grassetto, in questa costruzione grafica e cromatica); è assolutamente neutro invece lo sfondo (equamente diviso tra azzurro e blu), che sembra messo lì essenzialmente per far risaltare - grazie soprattutto al tocco di bianco posto sotto a "Bramanti sindaco". 

Giuseppe Trischitta

18) Noi per Messina

Quarto candidato estratto per queste elezioni amministrative è Giuseppe "Pippo" Trischitta, a lungo consigliere comunale e già capogruppo di Forza Italia, che si presenta sostenuto da due liste. La prima, Noi per Messina, è quella con l'immagine più "araldica" in assoluto: contiene infatti, nel cerchio blu centrale, il leone coronato, emblema dell'ex provincia - ora città metropolitana - di Messina, che regge in mano uno stendardo, il cui vessillo è tinto dei colori cittadini. Gli stessi colori che tingono la corona circolare (rossa) che racchiude il contrassegno e il testo contenuto in essa. Tra i candidati in lista, anche vari artisti legati al territorio che hanno scelto di prestare il loro volto e il loro impegno a questa campagna elettorale.

19) Messina splendida

La seconda lista a sostegno di Trischitta (di cui, anzi, lui stesso è capolista) è stata denominata Messina splendida: il concetto è lo stesso visto alla base di #diventeràbellissima, ma qui in realtà si vuole dire che già Messina è bellissima e merita "semplicemente" di essere valorizzata. Il concetto di bellezza è reso anche in modo figurato: la Sicilia (stilizzata), infatti, è rappresentata attraverso la bellezza di un volto femminile (quasi alato), che si staglia su un mare scuro dipinto a pennello o forse a pennarello. L'intenzione è sicuramente apprezzabile, la resa grafica probabilmente non è la migliore possibile, ma di certo il simbolo che ne esce è unico e inconfondibile.

Renato Accorinti

20) Renato Accorinti sindaco

Quinto candidato a finire sulla scheda è il sindaco uscente, Renato Accorinti, divenuto primo cittadino di Messina nel 2013 al ballottaggio (ma dopo che al primo turno il candidato del centrosinistra Felice Calabrò si era fermato al 49,93%, mentre la sua coalizione aveva ottenuto più del 65% dei voti). Accorinti riuscì nell'impresa pur potendo contare su una sola lista, Renato Accorinti sindaco. Quel simbolo ritorna, come segno di continuità, a distanza di cinque anni: nessuna modifica al contrassegno, quindi stesso arcobaleno su fondo bianco - i colori della pace spesso indossati dal sindaco anche in occasioni ufficiali - e stesse font utilizzate per l'emblema che ha vinto l'ultima volta.

21) Cambiamo Messina dal basso

Rispetto a cinque anni fa, peraltro, Accorinti ha voluto arricchire la propria coalizione: a sostenere la sua ricandidatura, infatti, questa volta ci sono altre due liste. Il sorteggio ha individuato, dopo il ritorno della lista personale del sindaco, innanzitutto CMdB, sigla poco leggibile che sta per Cambiamo Messina dal Basso. Il contrassegno sembra in qualche modo imparentato con quello visto subito sopra: c'è sempre l'arcobaleno, ma questa volta occupa tutto lo sfondo e ha un andamento curvo; a muovere l'immagine provvedono anche le frecce che puntano verso l'alto, sia per sollevare Messina sia per simboleggiare l'idea di cambiamento "dal basso".

22) Percorso comune

Terza lista presentata in appoggio alla conferma di Accorinti è Percorso comune: una lista strettamente legata a una delle battaglie più importanti dell'amministrazione uscente, quella sulla mobilità. La giunta Accorinti rivendica infatti i grandi investimenti in mezzi pubblici, quintuplicati nel giro di cinque anni. Non è affatto un caso che a lavorare per la presentazione e il successo di questa lista sia stato il vicesindaco uscente con delega alla mobilità Gaetano Cacciola e che sul simbolo, su una strada litoranea stilizzata, sia posto proprio un autobus stilizzato (anche se, per come è stato disegnato, in modo molto schematico e staccato dal fondo stradale, sembra quasi che stia volando o sia sospeso).

Emilia Barrile

23) Leali - Progetto per Messina

Dopo Renato Accorinti, il sorteggio ha indicato il nome di Emilia Barrile, unica donna tra coloro che aspirano a guidare il comune di Messina. Lei, presidente uscente del consiglio comunale (e autosospesasi da tempo da Forza Italia), ha scelto una corsa autonoma e, soprattutto, solitaria: si presenta infatti appoggiata da una sola lista, Leali - Progetto per Messina, un nome che ha spiegato lei stessa alla presentazione della sua candidatura: "Leali perché può far pensare alle ali per volare ma anche alla lealtà che mi ha sempre contraddistinta nel compiere le mie battaglie politiche a partire dall'aiuto alle persone semplici e per tornare a loro che saranno sempre il mio punto di riferimento". Il tutto su fondo giallo (con piccoli inserti rossi, per non dimenticare che siamo a Messina) e con una spruzzatina di blu e di tricolore.

Antonio Saitta

24) LiberaMe

Ultimo estratto tra i candidati alla carica di sindaco è Antonio Saitta, proposto dal centrosinistra: con sei liste, la sua è la compagine più nutrita dopo quella in appoggio a Bramanti. Il sorteggio ha indicato come primo simbolo quello di LiberaMe"una lista variegata, giovane, una lista di persone perbene", nelle intenzioni di chi l'ha presentata. Il nome, ovviamente, si vale della sigla di Messina (dando luogo peraltro a una denominazioni quasi spagnoleggiante); quanto alla grafica, non ci sono veri segni territoriali sul contrassegno, ma c'è il mare di Messina, volutamente mosso e con un'onda ben visibile, per dire che la città dovrebbe essere liberata e non tenuta ferma, in modo che possa - sempre secondo i proponenti - riacquistare vita. 

25) Antonio Saitta sindaco di Messina

La seconda casella dell'ultima parte di scheda è occupata dalla formazione personale di Saitta, che si chiama appunto Antonio Saitta sindaco di Messina. I colori sono praticamente quelli della città, anche se il rosso qui sembra più che altro granata; elemento decisamente dominante del contrassegno qui è il cognome del candidato, scritto in corpo ben più grande rispetto a ogni altra parola contenuta nel cerchio. Quel nome, però, non vuole essere solo: la parte superiore del simbolo, infatti, è occupata da un gran numero di sagome di persone, a simboleggiare che l'aspirante primo cittadino è a capo di una squadra e come tale si presenta agli elettori.

26) Pdr - Sicilia futura

La terza lista della coalizione di centrosinistra rappresenta una peculiarità del territorio siciliano: si tratta infatti del Pdr - Sicilia futura, ossia della forza risultante dall'unione tra il Patto dei democratici per le riforme fondato dall'ex ministro Salvatore Cardinale (presente alle scorse elezioni comunali messinesi) e Sicilia democratica di Lino Leanza. Il simbolo che ha la Sicilia ombreggiata su fondo rosso, con un arco verde sotto per ricreare il tricolore è ormai noto da tempo, così come la particolarità di quel nome graficamente non in equilibrio (per la sigla - ormai difficile da intendere - scritta assai più piccola rispetto al resto del nome e comunque, molto spostata a destra, lasciando molto spazio vuoto a sinistra).

27) Articolo Uno - Movimento democratico e progressista

Subito dopo il Pdr - Sicilia futura, il sorteggio ha collocato un emblema che in molti probabilmente pensavano di non trovare più da nessuna parte: quello di Articolo Uno - Movimento democratico e progressista. Dopo l'esperienza di Liberi e Uguali alle elezioni politiche (dall'esito non felicissimo, per la verità), si poteva pensare che il progetto di far camminare insieme le tre anime fondamentali che l'avevano costituita fosse da proseguire, senza partecipazioni autonome locali. Così qui non è accaduto: non c'è il simbolo di LeU, ma c'è quello di Articolo Uno, a fondo bianco, con "Uno" scritto a caratteri cubitali. Un test di rilevanza territoriale, giusto per vedere l'effetto che fa.

28) Partito democratico

Tra i simboli del centrosinistra non poteva mancare quello del Partito democratico, che si aggiunge dunque agli altri di cui Antonio Saitta si può avvalere. In questo caso i dirigenti locali del Pd hanno scelto di presentare proprio il simbolo nazionale, senza alcuna caratterizzazione territoriale e senza inserire nel contrassegno il simbolo del candidato sindaco: c'è quindi solo il logo disegnato da Nicola Storto, senza nomi o altre grafiche. Cinque anni fa l'emblema superò di poco il 12%, ma il simbolo dei Democratici per le riforme prese l'11,5%: ora è più difficile ipotizzare il risultato che sarà determinato da questo turno elettorale, specie dopo l'esito delle elezioni politiche.

29) Impegno civico per Messina

Ultima lista della coalizione e, per inciso, anche ultima formazione a essere inserita su manifesti delle candidature e schede per il voto è Impegno civico per Messina. Si tratta della lista messa in piedi da Giovanni Lazzari e qualificata come "strumento di partecipazione per tutti coloro che si riconoscono 'cittadini politici'". La grafica è caratterizzata da due elementi curvilinei - verde e rosso, per richiamare il tricolore, così come la sottolineatura rossa e gialla sotto "per Messina" cita i colori cittadini - che, oltre a rendere inconfondibile il contrassegno, riprendono in qualche modo le iniziali del nome (o per lo meno del suo nucleo fondamentale) scelto per la lista.

mercoledì 30 maggio 2018

No definitivo ai Fasci italiani del lavoro, a Sermide si deve rivotare

Alla fine la giustizia amministrativa ha deciso una volta per tutte: nel comune di Sermide e Felonica si deve rivotare, perché le elezioni del 2017 sono state viziate dall'indebita ammissione della lista Fasci italiani del lavoro, che ha partecipato alla consultazione e ha ottenuto una consigliera pur sfoggiando un simbolo che richiamava l'esperienza del partito fascista. 
A stabilirlo è una sentenza - pubblicata ieri - dalla terza sezione del Consiglio di Stato (precisamente la n. 3208/2018), con cui è stato respinto il ricorso della candidata sindaca e consigliera eletta Fiamma Negrini contro la sentenza n. 105/2018 del Tar Lombardia (sezione staccata di Brescia) con cui era stato accolto il ricorso di un gruppo di cittadini elettori che chiedevano la ripetizione delle elezioni. In quella decisione, peraltro, il giudice amministrativo di prime cure si era limitato a disporre la correzione del risultato elettorale (escludendo la lista dei Fasci italiani del lavoro e facendo sostituire la sua unica consigliera con il primo dei non eletti), ritenendo che i voti ottenuti da quella lista non fossero in quantità tale da alterare in modo decisivo il risultato del voto: per questo, i ricorrenti originali avevano chiesto di nuovo al Consiglio di Stato di annullare le elezioni del 2017.
La ricorrente, in particolare, negava che la lista si fosse mai proposta o avesse avuto come finalità "il sovvertimento dell’ordine democratico, la soppressione delle libertà costituzionali, l’utilizzo della violenza come metodo di lotta politica, la propaganda del razzismo, il dileggio dei valori fondanti della Costituzione e della Resistenza", così come il programma della lista stessa era riferito a questioni locali e di certo non legate a una "possibile ricostituzione del partito fascista". Per i giudici di Palazzo Spada, tuttavia, questo non ha rilievo, poiché la lista Fasci italiani del lavoro, "fin dal nome prescelto e dal simbolo usato, si richiama in modo esplicito all'ideologia fascista" e "non è concepibile che un raggruppamento politico partecipi alla competizione elettorale sotto un contrassegno che si richiama esplicitamente al partito fascista bandito irrevocabilmente dalla Costituzione, con norma tanto più grave e severa, in quanto eccezionalmente derogatoria al principio supremo della pluralità, libertà e parità delle tendenze politiche" (citando le parole di vari precedenti, anche se non sempre del tutto a proposito).
Il problema, dunque, sarebbe stato creato dall'uso della parola "Fasci" e del "fascio repubblicano" (così era descritto anche nei documenti di presentazione della lista, con evidente riferimento alla Repubblica romana di Mazzini), nonché dal "richiamo ad evidenti contenuti dell’ideologia fascista nello Statuto del movimento, a cominciare dalla c.d. democrazia corporativa per finire con il «progetto di Rivoluzione Sociale e riforma dello Stato avviato dal fascismo» di cui pure si legge nello Statuto". Si tratterebbe, per il Consiglio di Stato, di "elementi che impongono l’incondizionata, legittima, e incontestabile esclusione dalla competizione elettorale del movimento, che in modo evidente, inequivocabile, si è richiamato e ispirato a principî del disciolto partito fascista, incorrendo nel divieto di riorganizzare, sotto qualsiasi forma, tale partito, di cui alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione e di cui all’art. 1 della l. n. 654 del 1952".
La mancanza di riferimenti concreti ed espliciti a un programma e a un'azione fascista, per i magistrati, non ha rilievo perché "un movimento politico che si ispiri ai principî del disciolto partito fascista deve essere incondizionatamente bandito dalla competizione elettorale, secondo quanto impone la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, il cui precetto, sul piano letterale e teleologico, non può essere applicato solo alla repressione di condotte finalizzate alla ricostituzione di una associazione vietata [...], ma deve essere esteso ad ogni atto o fatto che possa favorire la riorganizzazione del partito fascista, per sua essenza stessa antidemocratico, e quindi anche al riferimento inequivoco ai suoi principî fondanti, ai sensi dell’art. 1 della l. n. 645 del 1952". I riferimenti al miglioramento della vita della comunità locale non possono "certo oscurare, o far trascurare, la cornice ideologica entro il quale si iscrive, nel caso di specie, come si è detto, ostentatamente fascista, in violazione del precetto costituzionale".
I giudici amministrativi di secondo grado, in compenso, hanno ritenuto che il Tar avesse sbagliato a limitarsi a correggere il risultato elettorale, mentre avrebbe dovuto annullare la consultazione. I 334 voti dei Fasci italiani del lavoro erano infatti "oltre il 10% dei voti validi espressi" e, in ogni caso, tra la lista vincitrice e la seconda più votata la differenza era di soli 286 voti: in questo senso, secondo i giudici di Palazzo Spada, "un effetto integralmente invalidante deve essere riconosciuto, in concreto, quando i suffragi raccolti dalla lista indebitamente ammessa [...] superino largamente questo scarto differenziale, come qui è avvenuto, così da presentarsi come suscettibili di alterare in maniera significativa il risultato complessivo della consultazione" e il "largo" superamento va rapportato "al numero complessivo dei votanti [...] delle singole realtà elettorali, su base locale". La presenza di quella terza lista messa in dubbio, con i voti che effettivamente ha ottenuto, renderebbe dunque "impossibile determinare con attendibilità, in seguito ad una ipotetica eliminazione dei voti dati alla lista illegittimamente esclusa, a quali forze politiche essi sarebbero stati attribuiti dall'elettorato" (mentre ritenere, come ha fatto il Tar, che non per forza tutti gli elettori della lista da escludere avrebbero votato per la seconda lista più votata avrebbe "un effetto inammissibilmente sostitutivo della volontà popolare", non potendosi nemmeno escludere che effettivamente gran parte degli elettori dei Fasci avrebbero votato l'altra lista non vincitrice).

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Se il cittadino antifascista potrebbe ritenersi soddisfatto (è importante evitare anche solo il rischio che qualcosa di simile a ciò che è accaduto in Italia nella prima metà del '900), il giurista attento qualche perplessità tuttavia la mantiene ed è giusto che distingua con nettezza i piani della questione. L'antifascista non può che essere contento di sapere che alle elezioni democratiche non è consentito partecipare chi si ispira al "disciolto partito fascista", magari anche senza volerlo riorganizzare; non può però dimenticare che le disposizioni scritte non sono un'opinione e che la loro interpretazione (sempre necessaria) non può sganciarsi dal testo scritto.
Così, ripetendo in buona sostanza quanto già si era detto in occasione della sentenza di primo grado, bisogna ricordare che la XII disposizione finale della Costituzione - come del resto ho già avuto modo di ricordare parlando del partito Nsab, ripercorrendo nei dettagli la genesi di quel testo - è espressamente e tassativamente rivolta alla sola riorganizzazione del "disciolto partito fascista": proprio perché, come detto dai giudici amministrativi, la disposizione in questione è "tanto più grave e severa, in quanto eccezionalmente derogatoria al principio supremo della pluralità, libertà e parità delle tendenze politiche", non è corretto interpretare in modo estensivo la deroga alla libertà di associazione in partiti e alla loro eguale possibilità di concorrere alle elezioni, mentre non è proprio possibile applicare la norma a casi analoghi
La sentenza, sul punto, appare francamente sbrigativa, quasi apodittica: non c'è una sola parola, per esempio, sul fatto che nelle tre elezioni precedenti quel simbolo sia stato ammesso pacificamente. Il Tar aveva detto che questo non poteva essere "un vincolo per il collegio giudicante" (anche solo per il fatto che, non avendo mai la lista ottenuto consiglieri, nessuno aveva mai sentito bisogno di presentare ricorsi che, peraltro, non sarebbero stati accolti); quella circostanza, tuttavia, pur non costituendo un vincolo insuperabile, doveva almeno essere motivo di un serio aggravio di motivazione e non pare, in tutta onestà, che dal Consiglio di Stato (e, in realtà, nemmeno dal Tar) siano arrivate spiegazioni particolarmente convincenti sul cambio di punto di vista da avere sulla questione del fascio (che alle commissioni elettorali composte dalla Prefettura di Mantova era ben nota da oltre dieci anni). L'unica citazione del parere n. 173/94 del Consiglio di Stato sull'uso del fascio romano, tra l'altro, è stata fatta per negare la partecipazione elettorale a liste con contrassegni di stampo fascista, senza rendersi conto che qui si va a pescare anche il contenuto dello statuto, con un giudizio ideologico che sembra del tutto precluso in sede elettorale e anche di contenzioso relativo alle elezioni. 
Il simbolo sostitutivo
per le elezioni del 2017
Resta il fatto che ora la sentenza c'è, è definitiva e non riguarda solo il caso noto di Fascismo e libertà, ma anche questo diverso emblema. Avere deciso di ripetere le elezioni porterà il comune di Sermide e Felonica a votare - dopo un periodo di gestione commissariale - l'anno prossimo, all'interno del turno più nutrito di elezioni amministrative. Dovendosi votare di nuovo, potranno presentarsi le stesse liste che avevano concorso o, ovviamente, anche formazioni nuove. E, altrettanto ovviamente, potrà ripresentarsi anche Fiamma Negrini, così come il padre Claudio Negrini, già candidato sindaco dei Fasci italiani del lavoro nelle tre consultazioni precedenti di Sermide. Unico punto fermo: visto il contenuto della sentenza, criticabile da più punti di vista ma a questo punto ormai cristallizzato, una loro eventuale lista dovrà necessariamente evitare simboli di stampo fascista o autoritario. Ogni altro simbolo (purché non confondibile con gli altri) potrà andare bene, anche quello sostitutivo che i Fasci italiani del lavoro avevano preparato in vista delle amministrative del 2017 e che era rimasto inutilizzato, visto che nessuno aveva bocciato quello che, invece, per i giudici amministrativi non potrà più apparire sulle schede. 

sabato 26 maggio 2018

Massa, simboli e curiosità sulla scheda

Se Pisa, in qualche modo, sembrava una città da record per le 22 liste ai nastri di partenza, si è riusciti a fare ancora di più a Massa, comune che ha vinto di due lunghezze: se i candidati alla guida del comune sono 10 (compreso il sindaco uscente, Alessandro Volpi), i simboli sono addirittura 24 e, scorrendoli, si trova di tutto.

Marco Bondielli

1) Partito comunista

Il sorteggio ha riservato il compito di aprire manifesti e schede elettorali a Marco Bondielli, candidato sindaco del Partito comunista. In due capoluoghi di provincia toscani su tre, dunque, il partito fondato e guidato da Marco Rizzo è presente con proprie liste, presentate per la prima volta in quegli stessi comuni. A differenza di quanto visto a Pisa, tuttavia, quella del Pc a Massa è l'unica coppia falce-martello a finire sulla scheda, perché nessuna delle altre formazioni di sinistra ha scelto di presentarsi con quella raffigurazione tradizionale: anche per questo, sarà interessante vedere che risultato otterrà, senza concorrenti diretti in quella stessa area politica.


Alessandro Volpi

2) Sinistra - Massa città d'Europa

Secondo tra i candidati sorteggiati è il sindaco uscente di centrosinistra, Alessandro Volpi, che può vantare il sostegno della coalizione più ampia in assoluto, con sette liste. La prima estratta, Sinistra - Massa città d'Europa, è frutto del cartello elettorale tra Sinistra italiana (che nel 2013 aveva partecipato alle elezioni come Sel) e l'associazione politico-culturale Massa città d'Europa, che si dividono equamente il contrassegno (che ha un po' la struttura del Taijitu, ripresa da Massa città d'Europa). Da notare che lo spazio dedicato a Si ha una sottolineatura che ricorda quella di Liberi e Uguali; il nome di Massa viene condiviso, mentre le stelle del secondo simbolo si sono ristrette per fare spazio al nome (di solito ospitato nella parte superiore).


3) Uniti per la città

La seconda lista in appoggio a Volpi, secondo l'ordine del sorteggio, è Uniti per la città, formazione dichiaratamente civica. Eppure la collocazione merita di essere osservata con attenzione: i colori utilizzati e il "per" in corsivo manuale, infatti, sono esattamente gli stessi che nel 2013 avevano caratterizzato la lista Gabrielli sindaco per Massa, la più votata delle liste della coalizione che cinque anni fa aveva sostenuto la corsa di Gabriella Gabrielli. Il filo conduttore, insomma, sembra essere quello degli "arancioni", che nel 2013 avevano appoggiato un gruppo più "centrista" (in coalizione c'erano anche Udc e Scelta civica) e stavolta darà un apporto concreto al centrosinistra locale.


4) Volpi sindaco - 2018

In terza posizione all'interno della compagine che cerca di mantenere Alessandro Volpi sullo scranno più alto di Massa è stata collocata la lista Volpi sindaco - 2018, vera e propria formazione civica e personale del primo cittadino uscente (assieme a un altro progetto civico; ce n'erano due anche nel 2013, Per Massa e Uniti per Alessandro Volpi sindaco). Sul fondo blu, oltre alle parole che fanno parte del nome (sospeso tra l'auspicio e la predizione), non c'è altro che un "maggiore" rosso sfumato che emerge, utilizzato probabilmente in funzione di freccia, come riferimento al procedere e al progredire, con la speranza che possa essere di buon auspicio per la riconferma dello stesso Volpi.

5) Partito democratico

Non poteva mancare, all'interno della coalizione di centrosinistra, il simbolo del Partito democratico, che il sorteggio ha collocato giusto al centro della coalizione. Esattamente come cinque anni fa, i promotori della lista hanno scelto di utilizzare il contrassegno nazionale puro e semplice, senza inserire nessun elemento identitario locale, né hanno aggiunto nel cerchio il nome del candidato sindaco. Non è dato sapere se la lista riuscirà a ripetere il risultato "pesante" del 2013 (23,86%): il clima di livello nazionale certamente non gioca a favore, ma può darsi che sul territorio il simbolo dem abbia conservato più forza. Almeno, Volpi certamente se lo augura.


6) Sinistra progressista per Massa

Quinta lista della coalizione di centrosinistra, in base al sorteggio, sarà Sinistra progressista per Massa. Qui il riferimento a Volpi c'è, anche se è davvero molto piccolo, quasi difficile da leggere nella miniatura del simbolo stampato sulla scheda. Anche qui c'è una sottolineatura che rimanda a Liberi e Uguali (anzi, è molto più simile questa rispetto a quella di Sinistra - Massa città d'Europa), infatti tra i promotori della lista c'è Articolo 1 - Mdp. Evidentemente, a Massa non si è trovata la possibilità di presentare una lista unitaria stile Leu, dunque si è cercato di citare quell'esperienza in modo discreto e quasi elegante, con il fondo rosso e la sottolineatura (che qui sembra quasi una stradina o un sostegno per il nome della lista).


7) Amare Massa

Penultima formazione della compagine presentata per sostenere la riconferma di Volpi risulta essere Amare Massa. Il simbolo scelto per questa formazione civica - dal fondo quasi dello stesso colore di Volpi sindaco - contiene una catena montuosa (probabilmente le Alpi Apuane, ben visbili da massa) come riferimento territoriale, la parola "Amare" in grande evidenza (e con un "peso" grafico notevole) e il nome del comune scritto in un carattere assai più leggero ed elegante (anche se il contrasto grafico-testuale non produce un effetto meraviglioso). Molto piccolo e poco visibile il riferimento al candidato sindaco, sotto un altro archetto bianco-azzurro, che stavolta non sottolinea ma, semplicemente, marca lo spazio.


8) Articolo Primo

L'ultima lista della coalizione che appoggia Volpi è Articolo Primo: il nome può far pensare alla formazione di Bersani e Speranza, ma non c'entra assolutamente nulla. Si tratta invece di un'associazione politico-culturale attiva sul territorio provinciale, che si richiama anch'essa alla prima disposizione costituzionale per dire che la Carta "deve essere la bussola e la base dalla quale far partire ogni iniziativa politica", con particolare attenzione al lavoro, cercando di non commettere gli errori imputati al centrosinistra ("politiche clientelari e autoreferenziali"). Il logo dell'associazione, tutto pennellato, con un tricolore fatto da tre omini stilizzati su fondo blu, è stato trasfuso nel contrassegno elettorale.


Francesco Persiani

9) Fratelli d'Italia

Subito dopo il candidato del centrosinistra, il sorteggio ha indicato Francesco Persiani, proposto dal centrodestra, che stavolta si presenta unito agli elettori massesi. Prima lista a essere estratta è quella di Fratelli d'Italia (che nel 2013 aveva sostenuto la candidatura di Alessandro Amorese). Se allora il simbolo era stato riempito con la dicitura "Amorese sindaco", questa volta il partito locale ha scelto di utilizzare lo stesso contrassegno presentato da Fdi alle ultime elezioni politiche, dunque che oltre al simbolo del partito contiene il nome di Giorgia Meloni, senza alcuna caratterizzazione territoriale. Evidentemente, l'idea è che il riferimento alla leader nazionale possa portare voti anche a livello locale.


10) Amministrare Massa

Seconda lista sorteggiata, nella coalizione di centrodestra, è Amministrare Massa. Il nome, in realtà, non si vede molto bene all'interno del simbolo: bisogna cercarlo in quel lembo di mare che è stato riportato nel simbolo, con sullo sfondo due monti stilizzati (anche qui, probabilmente sono le Alpi Apuane) per riassumere tutto il territorio in pochi centimetri quadrati di estensione, senza far mancare un tondino giallo per richiamare il sole (collocato a destra, come a dire che deve sorgere, quasi a voler marcare un'era nuova che può iniziare). Molto più evidente, in ogni caso, è il riferimento "Persiani sindaco", al punto tale da far pensare che il vero nome della lista (tanto civica quanto personale) sia quello. 


11) Lega

Le liste a favore di Persiani sono cinque: in posizione intermedia è stata sorteggiata la Lega, alla sua prima partecipazione alle elezioni amministrative a Massa. Il contrassegno utilizzato è quasi identico a quello che si vedrà su manifesti e schede di Pisa, con il nuovo nome ridotto, Alberto da Giussano e, in basso, il solo riferimento al leader Matteo Salvini adattato alla forma del segmento inferiore blu. A differenza della lista pisana (che conteneva anche la bandiera locale e il nome del comune), tuttavia, qui non c'è nessun altro elemento, né alcun riferimento territoriale. Gli elettori, insomma, troveranno la Lega nuda e cruda.


12) Il Popolo della Famiglia

La coalizione che sostiene la candidatura di Persiani può contare anche sull'apporto del Popolo della Famiglia: la formazione fondata da Mario Adinolfi ha presentato anche qui una lista, stavolta non scegliendo di appoggiare un candidato sindaco autonomo, ma aderendo (come altre volte è successo) alla coalizione di centrodestra. Il simbolo, naturalmente, è quello coniato nel 2016 in vista già allora di una partecipazione alle elezioni amministrative (oltre che, in prospettiva, nazionale), con la famigliola tradizionale a tinte pastello su fondo blu e con il monito "No gender nelle scuole". Probabilmente delle cinque liste sarà quella più in difficoltà, ma qualche voto alla coalizione lo porterà.


13) Forza Italia

A chiudere la compagine a favore di Francesco Persiani è Forza Italia: si tratta dell'unica formazione in continuità almeno parziale con la lista del Popolo della libertà che nel 2013 si presentò da sola, sostenendo la candidatura a sindaco di Stefano Caruso. In quell'occasione il risultato - 5,12% - fu piuttosto deludente (soprattutto considerando che il Pdl doveva avere un elettorato più ampio rispetto a Forza Italia) e questa volta la lista cercherà di fare meglio. Ci proverà con lo stesso contrassegno utilizzato dal partito nazionale alle elezioni europee del 2014, con la bandierina integrale, il cognome di Berlusconi e senza alcuna indicazione territoriale.


Andrea Biagioni

14) Area 2018

Il quarto candidato sindaco, che chiude la prima fila della scheda elettorale, è Andrea Biagioni, indicato come aspirante primo cittadino dalla lista Area 2018, una delle liste di sinistra (il cui fronte, dunque, non si presenta come compatto, a dispetto della buona intenzione del "progetto unitario a sinistra" citata all'interno dell'emblema, come a dire che - per usare le loro parole - non si ferma l'ostinata ricerca della sinistra perduta). La lista è nuova, era nata come movimento che guardava con interesse al progetto nazionale (poi arenatosi) di Tomaso Montanari e Anna Falcone, Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza; nel simbolo è ben identificabile la Rocca Malaspina, che domina la collina sopra la città.


Francesco Mangiaracina

15) Tutto per Massa

Quinto candidato sindaco, in base al sorteggio, risulta essere Francesco Mangiaracina, la cui corsa elettorale è appoggiata da due liste. La prima, Tutto per Massa, utilizza anch'essa il Castello Malaspina nel proprio contrassegno (ma qui si tratta di una foto in bianco e nero, non di un disegno) e lo pone al di sotto di un arco a fasce verdi e rosse; al di là dell'immagine, tuttavia, a spiccare è soprattutto il nome del comune, all'interno della denominazione della lista che, nell'intenzione dei suoi promotori, "a primo impatto trasmette ai nostri elettori quello che è il nostro obbiettivo, siamo veramente pronti a tutto per la nostra città". La formazione, civica, si colloca comunque nettamente nell'area destra e ha alle spalle la lotta all'emergenza abitativa e il sostegno alle famiglie in difficoltà.


16) CasaPound Italia

La realtà di Massa, in qualche modo, rappresenta un unicum sul territorio nazionale o, per lo meno, presenta una peculiarità indiscutibile. Questo, infatti, è uno dei pochissimi casi in cui CasaPound Italia, invece che presentare una propria candidatura a sindaco autonoma, sceglie di sostenere un aspirante primi cittadino proposto da altri. In questo caso, dunque, il simbolo con la tartaruga dal guscio-casa ottagonale si presenta accompagnato a un altro emblema (in questo caso, quello di Tutto per Massa), contribuendo con la sua notorietà a livello nazionale alla corsa del giovane Mangiaracina, rafforzandone la posizione davanti agli elettori massesi.


Luana Mencarelli

17) MoVimento 5 Stelle

Al sesto posto, tra coloro che aspirano alla guida del comune, il sorteggio ha collocato l'unica donna, vale a dire Luana Mencarelli, proposta come candidata sindaca dal MoVimento 5 Stelle. In questo caso, a differenza di quanto appena visto per CasaPound, Mencarelli è sostenuta dal solo M5S come sempre avviene; anche a Massa, come in tutti gli altri comuni chiamati ora al voto, il simbolo utilizzato è lo stesso depositato dal MoVimento al Ministero dell'interno a gennaio, consolidato nella sua parte grafica ma modificato nel sito (Ilblogdellestelle.it al posto di Movimento5stelle.it). Se cinque anni fa la lista aveva ottenuto il 9,3%, è probabile che questa volta il raccolto sia decisamente migliore.


Lorenzo Pascucci

18) Massa libera

Settimo candidato sindaco, sulla base del sorteggio, è Lorenzo Pascucci, schierato dalla lista Massa Libera, formazione pienamente civica sorta nel 2017, che non ha accettato alcuna proposta di entrare in coalizione con altre forze e tra i candidati consiglieri non ha alcun soggetto legato ai partiti (solo il candidato sindaco è stato in passato consigliere comunale per An e Udc). Il simbolo si distingue soprattutto per la presenza, nel disegno centrale, della torre con orologio del Palazzo delle Poste; intorno il nome è scritto in rosa sia per "omaggiare quella parte di mondo ed elettorato che troppo spesso viene recluso in steccati che - dice il candidato - noi non apprezziamo", sia per ricordare che Massa è - purtroppo - in una posizione elevata nella classifica delle malattie tumorali.


Nicola Cavazzuti

19) Potere al Popolo!

Come si diceva prima, la sinistra a Massa non si presenta unita all'appuntamento elettorale amministrativo. Se da una parte c'è Area 2018, dall'altra si è scelto di presentare la lista di Potere al Popolo! a sostegno di una propria candidatura autonoma - quella di Nicola Cavazzuti - sostenuta in solitaria. A dispetto della trazione della lista da parte soprattutto di Rifondazione comunista (che nel 2013 era schierata con Volpi e di cui Cavazzuti è consigliere uscente), si è scelto di presentare il contrassegno coniato alle ultime elezioni politiche (benché anche allora il risultato fosse stato tutto meno che piacevole per chi aveva contribuito a fondare Pap), con la stella bordeaux e senza alcun arnese.


Sergio Menchini

20) Ascoltare per fare

Penultimo candidato sindaco tra coloro che si presentano agli elettori di Massa è Sergio Menchini, demiurgo di una coalizione interamente civica e varia, anche sul piano grafico. La prima lista estratta, Ascoltare per fare, oltre che per il nome, si fa notare per la presenza di un albero ricco di foglie e di frutti, ma soprattutto con le radici ben ramificate e ancor più in vista, pur essendo davvero immerse nel "terreno" giallo. Da notare che nella lista della formazione sarà presente anche un consigliere comunale uscente di provenienza Psi, quindi si è parlato di lista civica ma a impronta socialista, pur senza scomodare rose e men che meno garofani.


21) Obiettivo Massa

E' stata estratta successivamente un'altra lista altrettanto civica nella matrice: la formazione è Obiettivo Massa ed è sorta negli ultimi mesi del 2017: la lista si propone di "rimotivare e riavvicinare i cittadini all'azione amministrativa", favorendo la partecipazione concreta alla gestione e alla tutela del Comune e delle proprietà collettive. La "leadership diffusa" che la coppia sembra avere è uno dei caratteri di questa formazione; come proprio emblema - oltre a un inedito verde chiaro/scuro - ha scelto un leone stiloforo della città, con cui occupa più di metà del cerchio, lasciando che il resto (su fondo scuro) ospiti il nome della lista, con il nome della città in evidenza. 


22) Arcipelago Massa

Terza lista a favore di Menchini, Arcipelago Massa è un'altra lista civica che riunisce persone che non si erano mai affacciate alla politica (anche locale) in precedenza. Al di là dei colori giallo e rosso-bordeaux, che riprendono quelli della città, merita di essere segnalato il riferimento al "primo cittadino" (visto anche sul simbolo di Ascoltare per Fare), decisamente raro nella simbologia ufficiale. Colpisce molto anche la composizione sfaccettata nella parte centrale del simbolo: quella raffigurazione non è stata scelta a caso, ricorda un po' il "mosaico" realizzato nel 2015 ai tempi di Toscana a sinistra alle regionali, così come i vari blocchi tridimensionali vicini danno in parte l'idea dell'arcipelago.


23) Siamo Massa

Il nome dell'ultima formazione che appoggerà il tentativo di Sergio Menchini, Siamo Massa, simboleggia chiaramente una volontà di identificazione tra collettività e territorio. L'emblema, in realtà, è piuttosto semplice, su fondo rosso, anche se sulla superficie si individuano chiaramente le iniziali S e M, utilizzate per questo in una font più elegante, ma difficilmente leggibile (ma un po' tutto il testo, in realtà, pur essendo scritto con un carattere gradevole, non riceverebbe danno da una font un po' più spesso). Anche qui, tra l'altro, è ribadito il concetto del "primo cittadino", dal momento che il sindaco, nell'intenzione del promotore della lista, dovrebbe essere "un cittadino che apre il palazzo di inverno a tutti".


Pierpaolo Bertilorenzi

24) Punto Zero

L'ultima candidatura rimasta da analizzare, considerando l'ordine imposto dal sorteggio, è quella di Pierpaolo Bertilorenzi, consulente finanziario. La sua lista, Punto Zero, oltre a essere molto affollata graficamente (ci sono i monumenti principali del centro storico, nei colori più disparati), si qualifica come "vera lista civica" e il suo candidato sindaco non intende schierarsi né col centrodestra né col centrosinistra. Al di là dei monumenti e dei colori, si tratta di un emblema certamente stimolante, ma davvero di difficile gestione grafica (anche per quell'ondina apparsa in fondo, che movimenta la scena ma finisce per confonderla).