sabato 19 gennaio 2019

Fratelli d'Italia, la fiamma (per ora) resta dov'è

Mentre nei giorni scorsi ci si è occupati della questione del simbolo del Pd, che per Zingaretti non è un dogma mentre per Martina è un patrimonio da non disperdere, non ci sono dubbi sul fatto che alle prossime europee il simbolo di Fratelli d'Italia non cambierà, per cui al massimo l'unica alternativa sarà l'uso della versione ufficiale o di quella - utilizzata alle elezioni politiche - con il nome di Giorgia Meloni all'interno. Al momento, invece, nessuno sembra voler seriamente rimuovere la fiamma tricolore contenuta all'interno del cerchio, a 24 anni dalla svolta di Fiuggi e a quasi 25 dalle prime elezioni - quelle del 27-28 marzo 1994 - senza più la denominazione Movimento sociale italiano. 
Sul futuro meno prossimo, in realtà, qualche pensierino è stato fatto: lo ha fatto capire una settimana fa Guido Crosetto, coordinatore di Fdi, dichiarando ad AdnKronos che "nel percorso individuato da Giorgia Meloni insieme ad altre realtà presenti nelle liste per le europee, da Fitto a Storace, si è parlato di un futuro che passa anche per il simbolo", questo perché si tratta - anche in questo caso, come in passato - di creare "un soggetto più ampio", per cui "in questo allargamento la possibilità di discutere sulla evoluzione del simbolo c’è". Nessun cambiamento però è previsto alla vigilia delle elezioni europee, anche perché - è sempre Crosetto a parlare - per il partito permane "un problema di riconoscibilità", per cui al momento la fiamma e, più in generale, il simbolo "non si può mettere in discussione subito, perché a differenza di altri partiti non disponiamo di 'cannoni comunicativi'".
Da un certo punto di vista, il fatto che a parlare della questione sia stato proprio Crosetto, che ha contribuito alla nascita di Fratelli d'Italia senza essere mai stato parte di quella storia, poteva far pensare a idee diverse all'interno del partito. Anche per questo, altre voci si sono affrettate a precisare che la fiamma, ora e più in là, resterà dov'è: "Abbiamo ipotizzato che un domani si possa modificare, anche solo parzialmente, il simbolo di Fratelli d'Italia - precisa Ignazio La Russa - ma forse l'ultima cosa da fare sarebbe quella di togliere la fiamma che oggi rappresenta, non solo per i figli e i nipoti della destra italiana, il segno indiscusso di una coerenza e di un attaccamento ai valori nazionali e la normale prosecuzione di un impegno politico in cui onestà e coraggio sono stati riconosciuti da tutti". E, su questa base, non può non riecheggiare la massima larussiana a suo tempo riportata da Filippo Ceccarelli, di fronte alla prospettazione di far sparire la fiamma dal simbolo di An: "Ma lei sarebbe disponibile a tagliarsi i propri attributi?".  
"Il nostro non è un brand perdente come quello del Pd. Una cosa sono i brand scaduti, un'altra quelli vincenti...". A parlare qui è Adolfo Urso, che pure annuncia liste alle europee "in gran parte aperte a esponenti esterni al partito", compresi i rappresentanti delle "forze politiche con cui abbiamo siglato accordi programmatici politico-elettorali" e gli "esponenti della società civile, produttiva e culturale del Paese" che hanno scelto di impegnarsi con Fdi. A livello europeo, si è annunciata l'adesione al gruppo europeo dei Conservatori e sovranisti e si è anticipata la presenza nelle liste - oltre che di "esponenti della società civile, produttiva e culturale del Paese" - almeno di alcuni esponenti di Direzione Italia, compreso Raffaele Fitto, precisando che il patto con loro "va oltre le elezioni europee".
Stupisce poco, infine, la risposta che sempre all'AdnKronos ha dato Giuliana De’ Medici, figlia di Giorgio e Assunta Almirante, segretaria della fondazione intitolata al padre: "Abbandonare la fiamma significherebbe perdere una marea di voti, sarebbe un errore madornale. Se lo fanno, non arrivano nemmeno al 4%. La base auspica e chiede un partito unico della destra: la gente è affezionata alla fiamma e si riconosce in quel simbolo, per il quale sono morti tanti ragazzi. Rimuoverlo non mi sembra un cosa corretta"; la mossa di chi non esclude di togliere il fregio dal simbolo è bollata da lei come "molto diplomatica: cercano di dare un colpo alla botte e una al cerchio dicendo nì".
Evidentemente, anche se alcuni in Fratelli d'Italia si libererebbero volentieri di quel segno (che, pur riletto alla luce del presente, è comunque un riferimento al passato che i giovani non hanno vissuto nemmeno in parte), altri sono convinti che a quel riferimento non si debba rinunciare. Se è vero che nel simbolo del Pd c'era ben poco di solido e di identitario - al di là del rametto d'Ulivo, che peraltro era stato inserito "a forza" nel logo creato da Nicola Storto ed è rimasto lì contro la volontà del suo creatore, Andrea Rauch - è altrettanto vero che chi difende un segno identitario di solito lo fa stando in una nicchia che comprensibilmente non si vuole perdere, ma se ci si vuole allargare quell'emblema può stare stretto a chi entra o si desidera far entrare. Per carità, ci sono le eccezioni, a partire da Alberto da Giussano, che era sull'emblema della Lega quando questa non era riuscita a superare le soglie di sbarramento ed è rimasto lì anche ora che le percentuali sono ben diverse; se il guerriero di Legnano ha resistito, tuttavia, è stato messo in soffitta il Nord, non meno simbolico pur non essendo di natura grafica. Si può pensare che questo percorso Fdi l'abbia già fatto, scegliendo come nome una delle espressioni più "nazionali" che esistano, cioè il primo verso dell'inno di Mameli (dandogli peraltro una connotazione politica che non aveva): basterà? 

venerdì 18 gennaio 2019

Congresso di +Europa, i simboli delle liste: "di tutto" non rende l'idea

Le date sono già previste da tempo: dal 25 al 27 gennaio 2019, all'Hotel Marriott di Milano, si terrà il primo congresso di +Europa. Che, volendo, potrebbe essere preso come data di nascita del soggetto politico come partito vero e proprio, visto che quello che aveva partecipato alle elezioni politiche del 2018 altro non era che una federazione - in forma di associazione - tra Radicali italiani, Forza Europa e Centro democratico. "Potrebbe", si diceva: il condizionale è d'obbligo, perché tra le proposte in campo c'è persino quella di trasformare l'attuale associazione +Europa in una società per azioni. Così scrive, tra il serio (poco) e il faceto (molto), nelle proprie note programmatiche una delle ben 11 liste che si confronteranno all'assise. 
Ogni lista, che entro oggi dovrà ottenere le firme a proprio sostegno, si è dotata di una rappresentazione grafica diversa, quasi sempre elaborata a partire dal simbolo di +Europa; anche solo per questo, vale la pena far passare tutte le proposte, dando almeno in parte conto delle posizioni in gioco. C'è davvero di tutto, sul piano ideale e soprattutto - come si vedrà - personale. Piùeuropeisti, il viaggio inizia (rigorosamente nell'ordine proposto nel sito di +Europa)!

LSD - Libertà, Stato di diritto, Democrazia - L'acronimo e il simbolo di questa lista sono inevitabilmente destinati a catturare l'attenzione e creare scalpore (un po' come i Beatles con Lucy in the Sky with Diamonds), quasi quanto il fucsia di fondo, con il quale finora aveva osato (e male) solo Civica popolare di Lorenzin. Alla base della lista c'è l'idea di chiedere all'Europa di esigere - dagli Stati e anche da se stessa - il rispetto dei parametri di libertà e di civiltà democratica (avendo la Federazione come approdo finale), la promozione di iniziative "per la liberazione delle vite, dei corpi, degli affetti", contro il proibizionismo e a favore della ricerca; il tutto con +Europa come "soggetto politico attivatore della cittadinanza europea". Il nome più noto tra i promotori è quello di Wilhelmine Schett, nota come Mina Welby, vedova di Piergiorgio, già presidente dell'associazione Luca Coscioni, ma ci sono anche attivisti di area radicale come Leonardo Monaco, Yuri Guaiana e Matteo Mainardi, ricercatori come Claudia Basta e Federico Binda, giuristi come Alexander Schuster e Giulia Crivellini, giornalisti come Palmira Mancuso.

Europa in comune - Qui si è scelto di non adottare un simbolo circolare, ma non si è rinunciato alla texture geometrica di +Europa per il riempimento delle lettere, questa volta però solo con giallo, arancione e blu, a tinte molto più europee. Il gruppo chiede appunto "un'Europa unita, federale e democratica. Gli Stati Uniti d’Europa. Una cittadinanza europea fondata sul pluralismo culturale, sul rispetto degli autonomi principi e delle differenze", che sappia guardare alle sue responsabilità verso la società e le generazioni future, che contemperi unità e autonomie, combatta protezionismi e neo-nazionalismi e garantisca diritti umani, civili e politici in ogni Stato (nonché sostenga la crescita sostenibile, l'autodeterminazione della persona e il diritto alla ricerca). Tra i promotori c'è l'ex tesoriere di Radicali italiani Valerio Federico, ma non mancano attivisti ambientalisti come Stella Borghi, giuristi come Marco Scarpati, giornalisti come Michele Avola.

Contare di + con +Europa - Anche qui niente cerchio, soltanto testo, ma con meno inventiva grafico-cromatica rispetto all'emblema precedente: si è solo utilizzata la stessa font, aggiungendo il motto "Contare di +". La lista sostiene la candidatura a segretario del deputato di +Europa Alessandro Fusacchia: vuole che il suo partito sia "capace di crescere e appassionare alla politica migliaia di cittadini ormai delusi da tutto"; per far ciò occorre che sia inclusivo, in grado di ascoltare e di spendersi per i diritti, con un gruppo dirigente che lavori per l'unità del partito, contro i populisti e a favore di una politica pan-europea. Tra le persone espressamente citate nella pagina della lista, quello di Fusacchia è il solo legato alla dirigenza; gli altri, tuttavia, appaiono come una squadra compatta e determinata.

Per una Europa futura - Libera, democratica federale - Qui si torna al cerchio di fondo e, pur non essendo riportato il nucleo del simbolo di +Europa, lo sfondo a pezze geometriche di colore ("alla Arlecchino" insomma) ricorda molto il motivo di riempimento della dicitura di +E; l'aver evidenziato il "tu" nella parola "futura" mette al centro la persona e l'apporto del singolo. Il gruppo vuole che +E sia un partito d'azione e non d'opinione, che si batta contro leggi "liberticide e securitarie", operi per ricucire la società e il territorio, per conservare l'Europa per poterla rendere "democratica, federale, aperta a tutti" e intransigente sui diritti umani "in Italia e nel Mediterraneo". Il capolista è Giovanni D'Anna, ma in lista si trovano anche Riccardo Magi (deputato ed ex segretario di Radicali italiani) e Cristiana Alicata (imprenditrice, autrice, attivista lgbt, già militante Pd). 

Italia Europea - Si tratta della lista che maggiormente coglie il legame tra l'Italia e l'Europa, per capire come si vuole la prima se si guarda alla seconda: non a caso, nell'emblema - anch'esso circolare - trovano posto la stilizzazione pennellata delle due bandiere. La lista vede quatto obiettivi chiave per +E: definirsi come partito stabile e competitivo; avanzare "idee, proposte e iniziative di libertà e progresso, capaci di conciliare crescita e sviluppo sostenibile, diritti e merito, innovazione e protezione"; promuovere l'integrazione politica dei cittadini europei (verso gli Stati Uniti d'Europa); creare una classe dirigente di partito concreta e non di "somma di componenti". Il capolista qui è Piercamillo Falasca, fellow dell'istituto Bruno Leoni, già molto vicino a Benedetto Della Vedova e direttore editoriale di Strade, ma tra i promotori della lista spicca anche il giurista Andrea Mazziotti, già deputato di Scelta civica - Civici e innovatori.

Orgoglio europeista - Ecco l'emblema che si distingue di più. Nell'invisibile forma circolare, il solo elemento di continuità con +E è la font; peculiare è il disegno di Paolo Cardoni, con biplano a tinte europee. Contro l'idea di un'Europa "'processata' per i suoi pregi, non per i suoi difetti", si vuole un partito che lotti contro i nemici del mercato comune, della competizione economica, dell'equilibrio tra poteri, delle politiche ambientali avanzate e rispettose degli interessi delle generazioni future, di un'uguaglianza tra pari "che riconosce e non discrimina le diversità personali e le differenze culturali", di un sistema sociale equo che non rinnega il progresso. E lo faccia chiedendo "più Europa": con più "integrazione nelle politiche economico-sociali, di difesa e di sicurezza, un accresciuto ruolo delle istituzioni europee nel governo dei problemi comuni a tutti i cittadini del continente". Candidato segretario è Benedetto Della Vedova, capolista è il giornalista Carmelo Palma (Forza Europa); tra i candidati emergono l'ex Pdl e Scelta civica Giuliano Cazzola, l'ex segretario del Partito radicale Olivier Dupuis e l'ex parlamentare radicale Lorenzo Strik Lievers.

+Europa Shitposting - Anche questo simbolo non passa inosservato, per i messaggi provocatori che intende portare. Il nome è tutto un programma, lo slogan al di sotto del simbolo e il sito della lista - www.piueuropamenofi.ga - pure. Nel manifesto trovano posto: l'abolizione degli stati nazionali e, in prospettiva, anche gli Stati Uniti d'Europa (verso il trionfo della Sovranità individuale); la tensione verso la libertà totale, anche di disposizione del proprio corpo ("Perché lo Stato non si fa i cazzi suoi?"); la convinzione che sia "sia sacrosanto permettere ai poveri di arricchirsi, fregandocene che i ricchi si arricchiscano ancora di più"; il superamento di conservatori e progressisti, sapendo che "il faro che ci guida è la Libertà di fare quello che ci pare"; l'idea di amore come "vedere l'Altro: non più uomo, donna, etero, gay, cristiano, islamico, buono o cattivo, ma nella sua straordinaria individualità"; dulcis in fundo, in aperto odio verso le "stanze dei bottoni", il progetto di trasformare +E "in una società per azioni". Ciliegina della provocazione: "+Europa Shitposting sostiene l'idea di un mondo nel quale le coppie transessuali con bambini acquistati su Amazon possano difendere liberamente i propri campi di papaveri da oppio con dei fucili d'assalto M4". Volete i nomi? Non possiamo farli. Perché non ne è stato svelato nemmeno uno.


Europa radicale - Questo è l'unico emblema che, pur non essendo circolare, rimandi al patrimonio iconografico radicale: la rosa non ha il pugno né il disegno di Marc Bonnet ma è ben riconoscibile. Il gruppo crede "nella nobiltà di una politica che sappia recuperare il valore del 'SÌ' - così si spiega il 'sì' nella corolla - per contrastare chi costruisce il proprio successo con i 'NO' che condensano e riuniscono le contrarietà diffuse a 'qualcosa', senza provare a ragionare su come affrontare i problemi". Contro l'ondata antipolitica nazionalsovranista, si vuole "far riscoprire ai cittadini la passione per l’impegno comune, diventando protagonisti con la voglia di pensare, discutere, lottare, lavorare e contare insieme": si guarda agli Stati Uniti d'Europa come una priorità assieme a un'economia di mercato che non abbandoni nessuno, ai diritti umani da garantire ovunque, ai diritti civili da conquistare e difendere, alla libertà di scelta in amore, nella sessualità e nella maternità, alla laicità, alla "giustizia giusta" e alla legalità, ai porti aperti e alla cooperazione internazionale, fino alle grandi opere e all'antiproibizionismo. La capolista è Silvja Manzi, segretaria di Radicali italiani; tra i candidati spicca Gianfranco Spadaccia, già segretario del Partito radicale. 


Stiamo Uniti in Europa - L'idea degli Stati Uniti d'Europa torna nel nome di quest'altra lista, che contorna le stelle europee con il tricolore e usa la font di +E per la stessa denominazione (in bianco). Qui si propone l'idea di un'Europa che "è un terzo del mondo per potenza economica, difende la democrazia e i diritti conquistati con tanta fatica. È attenta al nuovo codice ambientale. Ha creato e ancora sostiene il miglior sistema di welfare del mondo" ed è "vecchia perché vecchi sono i suoi abitanti [...], ma è saggia e inizia ad essere combattiva". Si condanna l'idea di dare "soldi a tutti senza redistribuire nulla" o di un governo che passi "mesi interi a discutere di pensioni, reddito di cittadinanza ed immigrazione", senza lavorare in concreto per trasformare il Sud in "avamposto logistico e strategico verso l’area afromediterranea", potenziando le infrastrutture e valorizzando le ricchezze naturali, culturali ed intellettuali che ci sono, così che dalla crescita del Mezzogiorno tragga beneficio tutta l'Italia, ma anche tutta l'EuropaCapolista è Bruno Tabacci, segretario di Centro democratico; con lui c'è Fabrizio Ferrandelli, già sfidante di Leoluca Orlando a Palermo sostenuto dal centrodestra, e - chicca per #drogati di politica, salvo omonimia - rispunta Diego Masi, parlamentare per due legislature del Patto Segni. 


In Europa sì, ma non così - Davvero imperdibile quest'ultima lista. Al di là del segno grafico del tutto amorfo (ma non è un vero emblema, è solo un "segnaposto", visto che la lista non ha consegnato la grafica), colpisce il nome, il contrario di ciò che i maggiori esponenti di +E hanno detto dall'inizio ("Europa sì, anche così"). Il documento politico comprende pochi punti: "favorire l’accesso al credito per i giovani e le imprese minori" modificando "le regole di Basilea 3"; "garantire e proteggere le vittime di reato, modificando l’art. 111 della Costituzione sul giusto processo introducendo il principio che la legge garantisce i diritti e le facoltà delle vittime"; sostenere a livello europeo i giovani "meritevoli ma impossidenti" nel loro percorso di formazione, in chiave meritocratica; far corrispondere Europa geografica ed Europa politica in una "federazione leggera" che adotti un'unica politica estera e di difesa e sia dotata di una polizia di frontiera europea per il controllo delle merci e delle persone ai confini dell'Unione. La candidata segretaria è Paola Renata Radaelli, il capolista è Gerardo Meridio, uno dei dirigenti del Mir di Gianpiero Samorì; ci sono poi ex esponenti dell'Italia dei valori (Matteo Riva, Liana Barbati) e - anche qui, salvo omonimia - Candida Pittoritto, già esponente del Msi di Saya e Cannizzaro e poi a capo di Futuro della Nazione. 

giovedì 17 gennaio 2019

Rispetto per tutti gli animali, anche sulla scheda elettorale

Alle elezioni amministrative del prossimo maggio e, magari, alle regionali del Piemonte (e forse di qualche altra regione) sulle schede potrebbe comparire un emblema elettorale chiaramente animalista, con un orso bruno in bella vista, con cui pochi ancora hanno familiarità. Quel simbolo è legato al movimento politico Ora rispetto per tutti gli animali, che ha sede a Racconigi, in provincia di Torino, ed è presieduto a livello nazionale da Giancarlo De Salvo: il soggetto politico nasce per proporre una nuova sensibilità ambientale e nei confronti degli animali e cercherà di cogliere l'occasione del turno elettorale amministrativo più nutrito per presentare la sua proposta agli elettori.
L'emblema, dominato dall'orso e da una X gialla - quasi a ricordare che il tempo attuale è una sorta di "ora X", di punto di svolta ineludibile per la tutela degli animali - ha avuto una prima notorietà a livello nazionale lo scorso anno, proprio in questi giorni: il 20 gennaio 2018, infatti, è finito nella bacheca del Ministero dell'interno tra il centinaio di emblemi depositati prima delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 (ed era l'unico animale presente in chiave ambientalista,  almeno in quel turno elettorale). Purtroppo allora la partecipazione al voto non riuscì perché risultò troppo difficile raccogliere le firme entro la scadenza fissata dalla legge, ma non per questo il gruppo si è fermato e già la presenza al Viminale non era stata un traguardo da poco per una realtà esistente da un anno e con una storia di pochi mesi in più.
Alla base del movimento, infatti, c'era l'associazione Rispetto animali, nata solo a settembre del 2016 "per rispondere - così si legge nel sito - alla grande sensibilità e partecipazione popolare per i temi della tutela degli animali e dell’ambiente". Tra le idee di base, fin dall'inizio, c'era l'eliminazione di "ogni forma di violenza sugli animali, come la caccia o i maltrattamenti" e il desiderio di portare progetti di sensibilizzazione verso gli animali nelle scuole, "così da poter originare generazioni migliori e con una consapevolezza maggiore". Per poter ottenere tutto questo, però, ci si era resi conto dall'inizio che i comportamenti non nascono da soli e, per indurli o conservarli, sono necessarie regole nuove e precise, che marchino la distanza rispetto al passato.
Le prime iniziative dell'associazione, in ogni caso, sembrano aver riscosso un successo significativo, al punto tale da consigliare i fondatori dell'associazione di utilizzare i valori di quell'esperienza come punto di partenza per costituire un movimento politico, appunto Rispetto per tutti gli animali, sorto a gennaio del 2017. Animali, sì, ma al centro del programma del movimento c'è l'esigenza forte di attivarsi per preservare l'ambiente e l'intero pianeta, nel bel mezzo dei cambiamenti che lo stanno interessando. Gli animali sono il punto di partenza del discorso: "vanno considerati - si legge sempre nel sito - esseri senzienti, cioè anime che provano sensazioni, che capiscono, che hanno una loro intelligenza, provano dolore, sofferenza, felicità, tristezza: giungere a questa consapevolezza è un grande atto di civiltà e di crescita, significa ampliare i nostri valori e avere maggiore attenzione per ciò che ci circonda". 
Anche per questo, a detta dei promotori, bisogna inserire questo principio nella Costituzione e servono norme e pene più severe "per chi maltratta, sfrutta, uccide deturpa, brucia, devasta, sia gli animali che l’ambiente" (per cui il movimento, anche sul piano simbolico, propone di modificare la rubrica del titolo IX-bis del codice penale da "Delitti contro il sentimento per gli animali" a "delitti contro gli animali", come se fosse semplice per il diritto considerarli soggetti al pari degli umani, anche se questi ultimi spesso di umano hanno ben poco...); di contro, si propone l'assicurazione sanitaria nazionale per gli animali da compagnia e un servizio veterinario pubblico h24, retto da volontari e con servizi convenzionati per chi adotta animali.
Altre proposte, più in generale, riguardano l'ambiente, la salute e la sicurezza: si va dall'istituzione di nuovi parchi nazionali e altre aree protette al blocco delle grandi opere (e non potevano che essere citate la Tav e il Ponte sullo Stretto di Messina) a fronte di investimenti su trasporti pubblici ecosostenibili, fino al controllo del territorio (per evitare deturpazioni mosse dal denaro), alla tutela della biodiversità e alla promozione di prodotti locali a km 0 (nonché alla divulgazione "del danno che il consumo della carne ha sull'impatto ambientale, sanitario e sulla salute"). Nel programma non mancano peraltro spunti in materia economica, a favore di "un'economia circolare che privilegia le risorse nazionali e limita gli sprechi" (e scoraggia pesticidi e Ogm), e sul tema della partecipazione del popolo, per cui si vorrebbe promuovere "una piattaforma ufficiale governativa per le petizioni on line".
In quest'ultimo anno, l'associazione e il movimento hanno ampliato il loro raggio di azione, attraverso la Rete - la pagina Facebook conta oltre 296mila "mi piace" - e l'attività sui territori: nelle varie regioni sono state attuate varie iniziative, come le raccolte di alimenti per animali destinate a coloro che non hanno le risorse per sfamare i loro compagni di vita, o progetti ben mirati come quello a favore dell'orso marsicano (anche in affinità al simbolo stesso del movimento); in occasione del nuovo anno, è stato stampato anche un calendario con immagini di animali da compagnia molto espressive. Sul piano elettorale, l'idea di base è partecipare alle elezioni in Piemonte (la regione da cui tutto è partito) e in Emilia Romagna (previste in autunno, per avere più tempo a disposizione); non è impossibile che il simbolo torni nelle bacheche del Viminale prima delle europee - anche se l'ostacolo delle firme questa volta sarà ben peggiore - e magari approdi alle consultazioni in qualche comune, proprio in forza delle iniziative svolte in giro per l'Italia in questi dodici mesi. Quell'orso, in fondo, è davvero inconfondibile e i bambini, c'è da giurarlo, davanti a un manifesto impazzirebbero...

mercoledì 16 gennaio 2019

Europee 2019, la Dc correrà sotto la bandiera del Ppe?

Non sarà così, ovvio,
ma a qualcuno piacerebbe...
Ogni tanto è sempre opportuno dare uno sguardo a cosa accade in casa democristiana, anzi, tra coloro che ritengono di essere i continuatori, politici e anche giuridici, della Democrazia cristiana. A meno di tre mesi dalla presentazione dei simboli per le elezioni europee e a poco più di quattro mesi dal voto congiunto di europee e amministrative (il turno più nutrito, quanto a numero di comuni coinvolti), qualcosa sembra muoversi in quell'area, in termini politici, elettorali e organizzativi ed è il caso di darne conto.
Su questo sito si è già parlato della conferenza stampa che il 19 dicembre Gianfranco Rotondi ha tenuto alla Camera per presentare non un nuovo partito o una lista, ma un patto programmatico tra le varie forze politiche e sociali che si richiamano alla Democrazia cristiana. Il documento, cui sta lavorando l'ex europarlamentare Vitaliano Gemelli, sarà al centro anche dell'evento Popolari. Oggi. Da Sturzo al Nuovo Millennio che si terrà dopodomani all'auletta dei gruppi sempre della Camera, a partire dal centenario della nascita del Partito popolare italiano di don Luigi Sturzo: tra i relatori, oltre a Rotondi e Gemelli, il programma prevede anche il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, figure Dc storiche come Rocco Buttiglione, Calogero Mannino e Roberto Lagalla, nonché il segretario del Nuovo Cdu Mario Tassone e Renato Grassi, qualificato come "segretario nazionale Democrazia cristiana". Vale a dire della Dc che, dopo l'assemblea convocata all'Ergife nel febbraio 2017 su disposizione del tribunale di Roma, in ottobre ritiene di aver celebrato il proprio XIX congresso eleggendo un nuovo segretario (appunto Grassi) dopo che all'Ergife era stato scelto come presidente provvisorio dell'assemblea dei soci l'ex ministro Gianni Fontana.  
Proprio questa Democrazia cristiana, al momento, sarebbe impegnata in una doppia azione. A livello locale, a detta di chi è parte di quest'impresa, l'attività di ricostruzione ferve: "Ci stiamo impegnando - spiega Emilio Cugliari, membro della direzione nazionale - perché in ogni regione ci sia un coordinamento, abbiamo necessità di ricostruire la base del partito dopo un quarto di secolo dal 1994. Certo, non possiamo pensare di ricostruire la Dc di allora, anche solo per un fatto di età: occorre coinvolgere in questo progetto i giovani, per poter formare una classe politica locale che possa essere credibile e spendibile sui territori e in seguito anche ai livelli superiori. Penso sia questa l'unica via possibile: parafrasando le parole di papa Francesco, credo sia meglio essere atei che cattivi democristiani". 
Se dalla scala locale si passa a quella nazionale, le ambizioni di coloro che ritengono di avere riattivato la Dc non vengono nascoste e passano anche attraverso le prossime elezioni europee: "La Dc - continua Cugliari - oltre che concorrere al voto amministrativo per essere presente nei comuni, vuole partecipare alle elezioni sotto la bandiera del Ppe, proprio a partire da quel patto programmatico di cui Rotondi ha parlato a dicembre e che coinvolge, oltre che lui e noi Dc, anche il Nuovo Cdu di Tassone, Costruire insieme di Ivo Tarolli e altre realtà, compresi anche i Popolari per l'Italia di Mario Mauro. Se ci saranno le condizioni per una collaborazione più lunga la proseguiremo, ma per noi è i valori della Dc devono prevalere su tutti, non vogliamo signorie di altro tipo". 
Un progetto ideale, dunque? Anche, ma forse non solo. Perché Cugliari - che nel partito rappresenta il gruppo "Uniti al centro - Dc", presente assieme ad altri due raggruppamenti vicini rispettivamente al segretario Grassi, che ora gode della maggioranza relativa, e al presidente del consiglio nazionale Fontana - insiste particolarmente sulla costruzione di una lista "sotto le insegne del Ppe", facendo capire che potrebbero essere in preparazione candidature autonome rispetto alle altre liste che saranno in campo (in particolare rispetto a quella di Forza Italia cui potrebbe partecipare l'Udc e, forse, la Svp) e con all'interno del simbolo un riferimento grafico al Ppe (al quale oggi appartengono Svp, Patt, Forza Italia, Alternativa popolare, Udc e Popolari per l'Italia). Non viene detto espressamente, ma è probabile che l'inserimento di quel simbolo avrebbe lo scopo di evitare la raccolta firme, vero primo ostacolo da superare per partecipare alle elezioni europee; accanto al simbolo del Ppe dovrebbe esserci il nome "Democrazia cristiana", che Rotondi ritiene di avere diritto a usare, e secondo Cugliari è necessario che ci sia anche lo scudo crociato, senza avere paura del contenzioso che inevitabilmente ne scaturirebbe. 
Certo, la raccolta firme non sarebbe l'unico problema da affrontare: ancora più difficile sarà trovare le risorse per la campagna elettorale e, soprattutto, superare lo sbarramento al 4%: "Purtroppo la Consulta l'ha mantenuto e questo per noi è un problema - ammette Cugliari - ma ci affidiamo al lavoro di 50 anni di Dc, potremo scrivere nuove pagine gloriose, riportando il partito e l'Italia ai posti che competono loro. Non dovremo più rivendicare i nostri principi e la nostra dignità: credo vada tenuta alta la nostra Costituzione che avventurieri della politica, dopo Tangentopoli, hanno bistrattato e tentato di riformare in modo sbagliato". 
Cugliari vede per la Dc un grande lavoro davanti, avendo soprattutto presente la sovranità popolare e la ricostruzione del paese (lui in particolare ritiene necessari investimenti per "completare l'unità nazionale" e non "ghettizzare" più il Sud, mettendo risorse soprattutto sulla mobilità ferroviaria): per farlo però occorre essere messi in condizione di partecipare pienamente alla vita politica, con un nome e - possibilmente - con un simbolo che hanno caratterizzato gran parte della storia politica italiana. 

* * *
Nel frattempo, peraltro, anche altro si muove in casa Dc. Venerdì e sabato, infatti, presso la "Casa tra noi" a Roma (via Monte del Gallo 113), si svolgerà una manifestazione denominata Stati Generali della Democrazia cristiana, cui gli organizzatori vorrebbero prendessero parte tutte le associazioni e tutti i movimenti interessati alla riunificazione della Dc. La grafica del simbolo utilizzata e il riferimento di posta elettronica indicato per la partecipazione consente di ricondurre l'organizzazione alla Dc che riconosce come proprio segretario politico nazionale Angelo Sandri, che infatti ha provveduto ampiamente a diffondere la notizia dell'evento in rete.
A dispetto del nome, tuttavia, non si tratterebbe esattamente degli Stati Generali che Gianfranco Rotondi aveva immaginato mesi fa, quando si era parlato di costruire una Federazione della Democrazia cristiana (con lui stesso a capo) tra tutti i soggetti che volevano arrivare al ritorno della Dc. Quella Federazione doveva essere costituita con atto notarile, ma non risulta che ciò sia mai avvenuto; la stessa iniziativa sui cent'anni del Partito popolare pare stata programmata in sostituzione - come spiegano in una nota Raffaele Cerenza e Franco De Simoni, dell'Associazione iscritti alla Democrazia cristiana del 1993 - proprio degli Stati Generali, che si dovevano svolgere proprio in quegli stessi giorni. Insomma, viene in mente una frase attribuita a Giulio Andreotti, di cui giusto due giorni fa si è celebrato il centenario della nascita: "Amo talmente la Germania che ne preferivo due". Sarà per questo che la Dc si prova a farla in mille modi?

martedì 15 gennaio 2019

Stati Uniti d'Europa, Nencini al Psi: "Serve una lista antisovranista e aperta"


Il cammino verso la lista Stati Uniti d'Europa conosce un nuovo episodio che merita di essere riportato. Ieri questo sito ha pubblicato la lettera, oggi leggibile anche sull'Avanti!, indirizzata da un gruppo di membri della segreteria nazionale del Partito socialista italiano al suo segretario, con cui si chiedeva di sospendere ogni passo verso il progetto politico condiviso con la Lista Pannella - dopo l'intervista concessa da Maurizio Turco a I simboli della discordia - perché nessun organo del partito aveva deliberato in materia, quest'oggi l'organo del Psi riporta anche la risposta dello stesso segretario, Riccardo Nencini, che qui altrettanto si pubblica, per doverosa completezza dell'informazione. 
Il segretario socialista, senza nominare mai né Turco né il progetto politico stesso, sottolinea l'importanza tanto di verificare in loco le condizioni per possibili alleanze in vista delle elezioni comunali di primavera (e a questo servirebbe l'incontro di Firenze del 26 gennaio, non tanto o non principalmente a presentare l'iniziativa degli Stati Uniti d'Europa), quanto di battere la strada di "una lista europeista" che consenta di "costruire uno schieramento antisovranista, aperto a diverse culture" e attento ai movimenti attuali e potenziali nella sinistra italiana, uno schieramento che possa andare bene anche per le amministrative che si svolgeranno contemporaneamente alle europee, in grado di dire la sua anche alle elezioni amministrative di maggio. Ecco, di seguito, la lettera di Nencini:
Caro Schietroma, un tempo per comunicare in un partito si usava il telefono, oggi le lettere. Tant’è. Quando l’ho ricevuta, la tua lettera era già stata messa in rete. Mi si chiedono chiarimenti circa una manifestazione che si terrà a Firenze. Ripeterò cose ovvie. Eccole. 
A Firenze si terranno in maggio le elezioni comunali. Trovo assolutamente opportuno, proprio come sta avvenendo altrove (in Sardegna e in Abruzzo per le imminenti regionali, in Umbria con utile preavviso, e non scherzo, per le amministrative, con un accordo siglato con i centristi della Lorenzin) prepararsi alla tornata elettorale verificando le migliori condizioni possibili per ottenere il miglior risultato possibile. Sia a sostegno di candidati della sinistra riformista che per eleggere nostri rappresentanti nelle istituzioni. L’incontro di fine mese risponde a questa esigenza e si muove nel solco dell’orientamento fissato dall’ultimo Consiglio Nazionale del partito e, prima ancora, dalla segreteria. Sempre con voto unanime. Anche il tuo. 
Quanto al resto, in particolare al tema della raccolta delle firme, chi ha reso l’intervista ha tratto una semplice deduzione giuridica dalla normativa esistente. 
Il punto vero, invece, è quello politico. Se il congresso dovesse confermare l’ipotesi di lavoro fatta propria dagli organi del partito, una lista europeista sarebbe la strada maestra. La mia opinione è nota: cominciare a costruire uno schieramento antisovranista, aperto a diverse culture, in grado di dire la sua anche alle elezioni amministrative di maggio. E al contempo vedere cosa matura attorno a noi, nel campo della sinistra italiana. Senza pregiudizi. E soprattutto non privandoci dell’iniziativa politica ora che il quadro italiano finalmente si muove. 
Le forme e i modi verranno fissati dal nuovo gruppo dirigente eletto dal congresso. Che è, come ciascuno di noi sa, sovrano. 
Riccardo Nencini
Probabilmente è presto per dire se questa posizione di Nencini - che, si ripete, nulla dice sul progetto illustrato da Maurizio Turco e anzi sembra addossare a lui ogni ragionamento relativo all'esenzione dalla raccolta firme, come a dire che il Psi è sì parte del Pse, ma non avrebbe messo sul piatto in alcun modo la possibilità di evitare quell'onere attraverso una dichiarazione del partito europeo - permetterà il ritorno del simbolo della rosa nel pugno sulle schede, questa volta accompagnata alla dicitura "Stati Uniti d'Europa" e al colore giallo tradizionale liberale.

Restando in tema di campagne elettorali, in compenso, sempre oggi l'Avanti! diretto da Mauro Del Bue ha fatto sapere che il Psi avrebbe diffidato la Lega a non usare più lo slogan "La Rivoluzione del Buonsenso" (adottato anche alle ultime politiche), perché lo aveva già usato il Psi nel 2010 (in rete e su varie affissioni). Gli avvocati del partito guidato da Nencini hanno comunicato che "nell'interesse del Partito Socialista Italiano l'adozione non autorizzata dello slogan costituisce imitazione pedissequa di frutto dell’elaborazione intellettuale altrui”, per cui Matteo Salvini e la Lega sono stati invitati "ad astenersi dal fare uso dello slogan copiato e a rimuovere lo stesso da tutti i mezzi di comunicazione e diffusione informatica sui quali è stato immesso in associazione con gli elementi distintivi della stessa e della sua persona". Forse lo slogan sparirà dalla comunicazione leghista, forse no; di certo, a nessuno in via Bellerio e dintorni è venuto mai in mente di cogliere la rosa del Psi (e nemmeno il garofano, a pensarci bene).

lunedì 14 gennaio 2019

Ostacoli per Stati Uniti d'Europa: "Il Psi non ha deliberato, sospendete tutto"

A volte anche i progetti politici importanti e con le dichiarate migliori intenzioni possono nascere con problemi di metodo, che però qualcuno può ritenere molto gravi. Sembra essere il caso di Stati Uniti d'Europa, l'associazione costituita in vista delle elezioni europee dai "gruppi dirigenti" del Partito socialista italiano e della Lista Pannella, come annunciato da quest'ultima il 30 novembre e come spiegato giorni fa dal suo presidente Maurizio Turco in un'intervista a questo blog.
Il problema è che, a quanto pare, la decisione di costituire l'associazione e, in prospettiva, di presentare liste alle elezioni europee con il nome Stati Uniti d'Europa e il simbolo della rosa nel pugno non sarebbe stata discussa e approvata da alcun organo interno al Psi: lo si apprende da una lettera, di cui si è entrati in possesso, che nove membri della segreteria nazionale del partito hanno inviato al segretario, Riccardo Nencini. I firmatari - tra i quali spiccano i nomi dell'ex parlamentare Enrico Buemi e di Gian Franco Schietroma, già segretario del Psdi e coordinatore uscente della segreteria Psi - dicono di aver appreso da questo sito della prossima presentazione dell'associazione il 26 gennaio a Firenze e della possibilità che le liste alle elezioni europee siano esentate dalla raccolta firme grazie a una dichiarazione del Pse. Ecco, di seguito, il testo della lettera:
Caro Segretario, 
venerdì 11 gennaio scorso Maurizio Turco, Presidente della Lista Pannella e legale rappresentante del Partito Radicale nonviolento trasversale e transpartito, ha rilasciato un'intervista al sito www.isimbolidelladiscordia.it rendendo noto, tra l'altro, che è sorta un'associazione, costituita dal Partito Socialista Italiano e dall'associazione politica nazionale Lista Marco Pannella. 
Turco ha aggiunto, altresì, che tale iniziativa, contraddistinta dal simbolo "Stati Uniti d'Europa – Rosa nel pugno" per le elezioni europee, sarà presentata a Firenze sabato 26 gennaio prossimo. 
L'esponente radicale ha, infine, ritenuto che per la lista Stati Uniti d'Europa – Rosa nel pugno "il problema della raccolta delle firme sia superato, dal momento che il PSI fa parte del Partito Socialista Europeo e questo rilascerà apposita dichiarazione per esentarci dalla raccolta firme". 
Ciò premesso, caro Segretario, Ti chiediamo se tutto ciò risponda al vero. In particolare vorremmo sapere: 
1) se è vero che il PSI ha dato vita all'associazione di cui ha parlato Maurizio Turco; 
2) in caso affermativo, quando è stata formalmente costituita tale associazione; 
3) se è anche vero che sabato 26 gennaio prossimo, a Firenze, il PSI presenterà, con Maurizio Turco, il suddetto progetto; 
4) se è vero, infine, che il PSI si sia già adoperato presso il PSE per l'esenzione dalla raccolta firme della lista "Stati Uniti d'Europa – Rosa nel pugno" per le elezioni europee. 
Qualora quanto sopra esposto risponda a verità, Ti invitiamo a sospendere il tutto, poiché nessun organismo del nostro Partito ha deliberato tali iniziative ed essendo stato già indetto il Congresso straordinario del PSI. 
Ti ringraziamo e Ti salutiamo fraternamente. 
I membri della Segreteria nazionale PSI Buemi Enrico, Cipriani Graziano, Gambardella Elisa, Iacovissi Vincenzo, Iorio Luigi, Romanzi Luciano, Rometti Silvano, Schietroma Gian Franco, Serpillo Mario. 
I firmatari lasciano trapelare, al di là della chiusura "fraterna", un senso di insoddisfazione per l'iniziativa, non tanto nel merito - per dire, Enrico Buemi ha partecipato in più occasioni a iniziative riconducibili al Partito radicale nonviolento transnazionale transpartito - quanto piuttosto per ragioni di metodo. Che la presentazione di una lista sia una questione di primaria importanza è fuori di dubbio, tanto più se il percorso è condiviso con altri soggetti: proprio per questo, c'è chi trova naturale che a esprimersi su questo sia il congresso, massima istanza del partito in cui gli iscritti, attraverso i loro rappresentanti, possono esprimere la loro opinione. 
La questione è data dal fatto che la macchina congressuale per il Psi è sostanzialmente già stata avviata: si sarebbero già individuati i giorni per svolgere l'assise - dal 29 al 31 marzo, non si sa ancora dove - e nelle settimane precedenti si dovrebbero svolgere gli adempimenti preparatori, compresi i congressi provinciali e regionali. I giorni scelti precedono di poco la presentazione dei contrassegni al Viminale, quindi per qualcuno è facile individuare il congresso come sede naturale per la discussione; in ogni caso, appare inopportuno che una scelta così importante possa essere presa da organi sostanzialmente in scadenza. 
La speranza è che si possa quanto prima attivare un dibattito interno sul punto e che le questioni di metodo poste da parte del partito possano essere risolte in fretta, in un senso o nell'altro: solo così si potrà capire se la rosa nel pugno potrà tornare sulle schede delle elezioni europee e, nel caso, ad opera di chi. 

domenica 13 gennaio 2019

Abruzzo, simboli e curiosità sulla scheda

Alle ore 12 di ieri è terminato, presso i vari uffici elettorali circoscrizionali dell'Abruzzo, il deposito delle liste per partecipare alle prossime elezioni regionali del 10 febbraio. Oggi si verrà a conoscenza di eventuali rilievi relativi ai documenti presentati, soprattutto sulle candidature e sulle firme a loro sostegno; nel frattempo, si può dare conto dei simboli depositati a corredo delle liste. E già qui, volendo, c'è un piccolo giallo: se non ci sono dubbi sul fatto che i candidati alla presidenza della regione siano 4, le liste da considerare dovrebbero essere 15, ma alcuni siti ne riportano 16 mentre altri della sedicesima lista non riportano nemmeno una candidatura; manca invece con certezza - per problemi di firme - una lista di Potere al popolo!, benché ci avesse seriamente pensato il segretario di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo (già candidato nel 2014 con Un'altra Regione). 
Non essendo state ancora effettuate le operazioni di sorteggio per schede e manifesti, l'ordine di candidati ed emblemi non rispecchia quello di nessuna circoscrizione in particolare.


Sara Marcozzi

MoVimento 5 Stelle

La prima candidatura per la presidenza presentata in corte d'appello è stata quella di Sara Marcozzi, consigliera regionale uscente (come candidata presidente) per il MoVimento 5 Stelle e ricandidata con la stessa forza politica a queste consultazioni elettorali. Il simbolo, com'era facilmente prevedibile, è identico a quello depositato dal M5S al Viminale il 19 gennaio 2018 in occasione delle elezioni politiche: gli elementi cromatici e figurativi sono esattamente gli stessi, così come non è cambiato il riferimento al sito Ilblogdellestelle.it adagiato sulla circonferenza nella parte inferiore.


Marco Marsilio

Fratelli d'Italia

Il candidato presidente per il centrodestra è stato indicato da Fratelli d'Italia nella persona di Marco Marsilio, attualmente senatore del partito nonché colui che nelle ultime tornate elettorali nazionali ha provveduto al deposito del contrassegno presso il ministero. Non può mancare ovviamente a suo sostegno l'emblema del suo partito, questa volta non nella forma matrioska o cannocchiale: per fare spazio all'indicazione "Marsilio presidente", scritta in giallo, si è infatti ridotto il nome del partito, così da inserire la dicitura giusto sopra la striscia tricolore e la fiamma. Un emblema un po' pieno, ma tutto sommato equilibrato.


Forza Italia

Altra presenza imprescindibile per la coalizione di centrodestra è ovviamente quella di Forza Italia, il cui coordinatore regionale è Nazario Pagano: a presentare la lista a L'Aquila si è presentato addirittura il vicepresidente nazionale Antonio Tajani. Non essendo il candidato della coalizione riferibile a Fi, il simbolo utilizzato è quello varato dal partito nel 2014 in occasione delle elezioni europee, con la bandierina tricolore stilizzata di Cesare Priori e al di sotto il riferimento a Silvio Berlusconi (stavolta senza l'indicazione "Presidente").


Lega

Nel 2014 non era presente alcuna lista della Lega Nord alle regionali d'Abruzzo; questa volta invece la Lega c'è e più di un sondaggio accredita il suo risultato come un probabile exploit. Per questo approdo in terra abruzzese, il partito ha scelto di modificare in modo quasi impercettibile il simbolo presentato alle elezioni politiche del 2018, mantenendo - ovviamente - il nome, il riferimento grafico ad Alberto da Giussano e quello a Matteo Salvini a caratteri cubitali: giusto la parola "premier", qui poco utile, è stata sostituita con il nome della regione.


Democrazia cristiana - Unione di centro - Idea

Ecco una delle liste più discutibili dal punto di vista grafico e più discusse sul piano politico. Il simbolo della lista, all'inizio relativa solo a Democrazia cristiana (progetto di Gianfranco Rotondi) e Unione di centro, ha improvvisamente adottato lo scudo crociato nella forma dell'Udc, con tanto di vele del Ccd e di De in filigrana sullo sfondo; poi, negli ultimi giorni, sono spuntate addirittura le "pulci" di Idea, il partito di Gaetano Quagliariello cui fa riferimento l'ex presidente Gianni Chiodi, e persino di Noi con l'Italia, quasi invisibile e spesso nemmeno ricordata. Sul piano politico, è bastato l'inserimento nelle liste (altrettanto in zona Cesarini) di alcuni nomi legati all'Udc osteggiati da alcune delle forze politiche per la loro precedente collaborazione con il centrosinistra: per qualcuno, quella lista - e suoi eventuali eletti - sarà posta fuori dalla coalizione. Intanto però i documenti sono già stati depositati...


Azione politica

Si presenta come gruppo locale radicato sul territorio Azione politica, formazione politica coordinata a livello regionale da Gianluca Zelli. Rivendica il desiderio di valorizzare la regione e dare voce ai territori, preferendo "la coerenza alla strategia". Il simbolo, sobrio ma elegante, comprende il nome scritto con una font molto sottile e una pennellata tricolore, su fondo azzurrino sfumato. E, come tutti gli altri simboli della coalizione (a esclusione di quello di Fratelli d'Italia), non contiene riferimenti al candidato presidente.


(Popolari per l'Italia - Il Popolo della famiglia)

Questa invece è la lista "fantasma" di cui si diceva all'inizio. Persino il sito dell'Ansa riporta tra i simboli in campo in Abruzzo quello della lista Popolari per l'Italia - Il Popolo della famiglia; anche altri siti indicano questa sedicesima lista, senza però indicare nemmeno un candidato nelle quattro circoscrizioni d'Abruzzo. Il simbolo in Rete, poi, sembra scomparso, presente solo nei banner elettorali di Michele Suriani, che da tempo aveva annunciato la propria candidatura con la formazione di Mario Mauro (lui stesso era venuto a sostenere la sua corsa verso la regione). Proprio Suriani, però, risulta tra i candidati di Dc-Udc-Idea a Chieti...


Giovanni Legnini

Legnini presidente

La candidatura per il centrosinistra di Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, è quella che si avvale del maggior numero di liste. Tra queste, c'è anche l'unica lista civica davvero "personale" di tutta la competizione: il suo simbolo riporta semplicemente il cognome del candidato alla guida della regione a caratteri ben visibili, avvalendosi soltanto per il testo di una tonalità di azzurro e una di blu (su fondo color panna), le stesse che sfumano l'una nell'altra sulla circonferenza del contrassegno, in modo sobrio.

Partito democratico

Non poteva mancare, ovviamente, la forza politica maggiore della coalizione con una propria lista. Così il Partito democratico nel simbolo presenta anche il riferimento (sottolineato) all'Abruzzo sotto al logo (un po' fluttuante, per la verità, nella parte bianca del contrassegno); nella parte inferiore, invece, è stato inserito un segmento verde grande in cui è contenuto anche il cognome del candidato presidente. La grafica era oggettivamente migliorabile, ma non è la peggiore di queste elezioni.


+Abruzzo

Il nome è adattato alla competizione territoriale, ma è immediato riconoscere nella lista +Abruzzo la declinazione locale di +Europa. La struttura grafica è la stessa vista alle elezioni politiche e la scritta multicolore è stata tinta in varie tonalità di azzurro e verde, colori dello stemma della regione. Singolare l'inserimento delle qualifiche "solidale liberale popolare sostenibile" nel segmento inferiore curvilineo (anche qui verde e non giallo) che contiene anche il riferimento a Legnini. Da notare la presenza della pulce di Centro democratico, che anche in questo caso permette di evitare la raccolta firme (esso è presente come gruppo nel consiglio regionale abruzzese).


Centristi per l'Europa - Solidali e popolari

Delle forze che alle elezioni politiche del 2018 avevano dato luogo a Civica popolare, a queste elezioni lascia una propria traccia visibile soltanto Centristi per l'Europa, ufficialmente non presente nemmeno in consiglio regionale (c'era però Alternativa popolare). Al simbolo, cui a livello nazionale fanno riferimento Pierferdinando Casini, Gianpiero D'Alia e Gianluca Galletti, si è aggiunta la dicitura Solidali e popolari, probabilmente per allargare il campo a formazioni civiche e di volontariato legate al "cattolicesimo popolare" senza citarne i simboli.


Abruzzo in Comune

Una connotazione maggiormente civica sembra avere la lista Abruzzo in Comune, legata soprattutto agli amministratori locali, come pare suggerire anche la "lunetta" tricolore visibile alla destra del cerchio, come a ricordare un po' la fascia tricolore dei sindaci. Da sottolineare, nella parte inferiore del contrassegno, il riferimento visibile a Regione facile, gruppo consiliare presente nell'assemblea fin dall'inizio della legislatura in scadenza e, dunque, in grado di esentare la lista dalla raccolta firme.


Abruzzo insieme

Si avvale del profilo della regione - ed è la sola formazione a farlo in questa competizione elettorale - la lista Abruzzo insieme. La connotazione sembra essenzialmente civica e legata al territorio, anche se la scelta dei colori (azzurro e giallo) non parla molto della cromia regionale; il testo peraltro sembra soffrire di un "abuso" del carattere Calibri - forse non il più adatto allo scopo. Da segnalare, anche qui, la presenza della "pulce" di Abruzzo futuro per ottenere l'esenzione dalla raccolta firme; la lista, peraltro, nel 2014 aveva sostenuto Chiodi e il centrodestra, ma si è semplicemente cancellato il nome dell'ex presidente.


Avanti Abruzzo

Altra lista a sostegno di Giovanni Legnini è Avanti Abruzzo, una di quelle che sul piano grafico lascia più perplessi. La struttura richiama visibilmente quella di +Europa (soltanto, la parte inferiore è tinta di blu) e la font Arial Rounded o affine non sembra davvero la più indicata per un emblema elettorale. Continua poi la saga delle esenzioni - evidentemente necessarie, visto il numero di liste in appoggio a Legnini - visto che anche qui compare una "pulce": quella dell'Italia dei valori, presente come gruppo in consiglio regionale.


Progressisti - Sinistra Abruzzo

La sinistra che non si riconosce nel Pd e che non fa riferimento all'area di Potere al Popolo! ha scelto infine di sostenere Legnini con una propria lista, Progressisti - Sinistra Abruzzo, nella cui grafica domina decisamente il colore rosso dello sfondo (cui è accostato il verde della parte inferiore). La struttura è profondamente geometrica e la leggera "eccentricità" dell'area verde ricorda un po' la sottolineatura di Liberi e Uguali, la cui "pulce" è contenuta nel contrassegno (a quanto pare, dunque, Leu si è ridotta a un modo per esentare altre liste, peraltro con l'accordo dei quattro contraenti iniziali, salvo sorprese dell'ultimo minuto).


Stefano Flajani

CasaPound Italia

Chiude l'elenco dei candidati alla presidenza della regione Stefano Flajani, in corsa per CasaPound Italia. Per lui, come per la candidata del M5S, la lista a sostegno è una sola, quella del suo movimento che ormai da tempo partecipa a consultazioni nazionali e locali (questo è comunque il debutto alle regionali abruzzesi). Il simbolo, ovviamente, è sempre lo stesso, con la tartaruga dal carapace-casa ottagonale, istoriato con motivi geometrici e un po' arcani, per chi non conosce quell'area politica.

Un grazie sentito per la sua enorme collaborazione va a Gherardo Marenghi, che ha svolto la maggior parte del lavoro di ricerca delle grafiche.