sabato 8 giugno 2019

Dc-Rotondi ri-congelata: "Presto una fondazione per litigare in pace tra diccì"

Inutile negarlo, tocca tornare sempre - e non con dispiacere - sui luoghi dei delitti, specie se hanno continuamente cose da raccontare. Non c'è dubbio che, per chi frequenta da tempo questo luogo, il principale sia la Democrazia cristiana. Non di rado, nuovi spunti per occuparsi della vicenda scudocrociata vengono forniti da Gianfranco Rotondi, "uno degli ultimi democristiani praticanti", secondo il servizio che il Tg1 (con Andrea Bovio) giusto oggi ha dedicato all'ultima - per ora - puntata della storia. 
Non più tardi di mercoledì 5 giugno Rotondi, eletto deputato di Forza Italia in quota Rivoluzione cristiana, aveva fatto arrivare ai media una dichiarazione che suonava come la presa d'atto di una sconfitta: "Inutile far finta che non sia successo niente: la nostra linea era di costruire la Dc nel Ppe, il risultato è che tutti assieme abbiamo fatto il 9% e i voti sono tutti di Berlusconi. Mi assumo le mie responsabilità, per piccole che siano, e passo la mano". Aveva così reso pubbliche le proprie dimissioni dalla guida non di Rivoluzione cristiana, partito la cui attività era stata sospesa già ad agosto dell'anno scorso, ma della Democrazia cristiana, fondata il 25 ottobre 2004 ad Avellino, ribattezzata otto mesi esatti dopo - il 25 giugno 2005, giorno dell'assemblea di lancio all'hotel Summit di Roma con Paolo Cirino Pomicino e altri big Democrazia cristiana per le autonomie, operante sino al 9 febbraio 2008 (giorno in cui il consiglio nazionale scelse di aderire al berlusconiano Popolo della libertà) e "congelato" dal 13 dicembre dello stesso anno (quando lo stesso organo decise la sospensione delle attività in vista della fondazione del Pdl come partito) al 31 agosto 2018, quando toccò appunto alla Dca (ribattezzata di nuovo Dc) essere "ridestata" per prendere il posto di Rivoluzione cristiana.
A quanto pare, però, la vita della "scongelata" Dc - ex Dca è durata poco più di nove mesi: dopo le dimissioni di Gianfranco Rotondi, sarebbe arrivata la decisione di una nuova svolta, che anche stavolta ha la forma della sospensione dell'attività partitica (ormai lo si è capito, che un partito italiano si sciolga sul piano giuridico è un evento più unico che raro, anche per difficoltà giuridiche non di poco conto). Nessun successore di Rotondi alla presidenza, dunque, ma un percorso diverso, illustrato in una conferenza stampa - con al fianco Giampiero Catone, da tempo vicino a lui e prima ancora a Buttiglione - tenutasi stamattina a Pescara, la stessa città in cui si era data notizia a fine agosto del 2018 del "risveglio" di una Dc (e non certo "della" Dc storica, ma i frequentatori assidui di questo sito non hanno bisogno di sentirselo dire) e in cui secondo Rotondi sarebbe nata la storia proprio di quella Dc (che, pur nata in Irpinia, presentò le sue prime liste nel 2005 proprio alle regionali in Abruzzo, oltre che in Piemonte, Marche, Campania e Puglia; il seggio abruzzese, peraltro, non uscì a Pescara ma a Chieti).
Vista la delicatezza della materia, è meglio rivolgersi direttamente all'interessato e cercare di capire con lui come sono andate le cose.

Rotondi, nemmeno il tempo di far scongelare la "sua" Democrazia cristiana e, dopo qualche mese, è già il momento di rimetterla in ghiaccio?
Ma no, il progetto continua, è solo un modo diverso di proporlo. In questi mesi abbiamo fatto delle "prove tecniche di trasmissione", presentando liste dei due partiti democristiani - Udc e Democrazia cristiana - "riannodati", con lo scudo crociato: in Abruzzo si è sfiorato il 3%, in Piemonte l'Udc-Ppe ha preso l'1,15%. 
E che ne pensa?
Parlando al di fuori di tutti i convenevoli politici, se avessimo avuto una Forza Italia in salute, con il 20% anche solo di qualche anno fa, poteva starci una Dc-Udc lievito del grande panettiere Berlusconi, sarebbe andata bene così. Ci siamo però trovati di fronte però a un fatto nuovo: non solo la Dc non ha sfondato - quelle percentuali sono quelle che ho fatto io dopo che nel 2004 avevo lasciato l'Udc - ma abbiamo assistito al disastro di Forza Italia, con il suo 9% scarso alle europee che oggi nei sondaggi è ancora più basso, poi Toti che va verso la scissione e chissà cos'altro. Di fronte a questo scempio, col nuovo bipolarismo populista e il centro soffocato in culla, da dirigente politico mi sono posto il problema di cosa fosse più giusto fare della Dc e, in condivisione con gli amici di questo lungo percorso, mi è venuta l'idea di trasformarla in fondazione, o meglio, di mettere il simbolo fuori dal mercato elettorale, facendo un passo indietro e invitando tutti a darci una regolata: l'aereo centrista viaggia a rotta di collo verso lo schianto, al più si può discutere se finirà in mare o sulla terraferma, ma che l'aereo sbatta è chiaro, quindi ho voluto provocare un piccolo shock.
Quali passaggi sono stati fatti in questi giorni, "con tanto di atti sottoscritti dal notaio", come recita una nota diffusa una manciata di ore fa?
Chiariamo bene quest'aspetto, che a noi due è chiaro ma forse alla gran parte delle persone sfugge. Occorre calarci nell'ottica di cosa sia un marchio politico: di quale simbolo e di quale nome parliamo? Il nome è quello della Democrazia cristiana, cosiddetta "delle autonomie", che è l'unico uso legittimo di quell'antico nome che sia stato fatto nella vita politico-elettorale italiana dopo la "fine" della Dc nel 1994: questo perché non viene da favolette ben inventate di fantomatiche sentenze che non esistono, ma da un'autorizzazione rilasciata dal Partito popolare italiano a me nel 2004. Io fui autorizzato a usare quel nome per il mio partito, tant'è che io l'ho costantemente usato, hanno provato in molti a farmi causa per questo ma io ho sempre vinto.
E il simbolo?
Il simbolo di cui parlo, invece, è lo scudo crociato che nel 1995 Rocco Buttiglione ricevette con i "patti di Cannes" e che è stato usato dal Cdu, partito guidato da Buttiglione [di cui Rotondi è : la mia Dc e il Cdu sospendono le attività e devolvono i propri segni distintivi a una fondazione, che nel caso specifico è la Fondazione Fiorentino Sullo, di cui io sono e resto presidente e che avrà come direttore del comitato scientifico il professor Buttiglione. La mia Dc, dunque, devolve alla fondazione il nome, il Cdu devolve il simbolo: preciso che stiamo parlando di segni distintivi in un'ottica civilistica, dunque i rispettivi soggetti politici sono titolari dei segni che devolvono; non parliamo affatto di un uso elettorale, che noi escludiamo perché crediamo di più in un'operazione sul terreno culturale. Che poi ci siano altri partiti, a partire dall'Udc, ma anche le Dc di Renato Grassi e di Angelo Sandri - per dire un paio - che usano lo scudo crociato, sia pure in forma diversa, noi non lo contestiamo, ognuno resta libero di fare come crede; in termini politici pensiamo però occorra fare un passo in avanti, cioè non tenere in vita i partitini, tra i quali ormai c'è anche Forza Italia, ma avere un'ambizione più grande: creare un centro forte. La Germania ha galoppato fin qui grazie a un centro forte, in Europa il centro forte esiste e la traina: e se l'Italia arretrasse proprio perché non c'è più la Dc o, comunque, un centro forte?
Mi scusi, ma penso sia opportuno chiarire meglio alcuni passaggi. Non ne ha parlato, ma immagino che alla fondazione sia stato devoluto anche il simbolo della Dc - ex Dca, dunque quello con le bandiere italiana ed europea sventolanti...
Esattamente, è stato devoluto tutto, di fatto e in parole povere i partiti hanno chiuso bottega [anche se, almeno per la Dc-Rotondi, è molto presto per parlare di liquidazione o scioglimento, ndb].
Di liquidazione del Cdu lei però aveva iniziato a parlare già a metà agosto dell'anno scorso, sbaglio?
No, ma noi abbiamo in questo caso rivolto a tutti gli amici, iscritti, dirigenti e parlamentari del Cdu l'invito a entrare nella Fondazione Sullo, continuando la loro attività in quella sede.
Ora, posto che la "sua" Dc e il Cdi hanno ceduto i propri segni distintivi e non quelli storici della Dc (per quanto simili possano essere), mi spiega come fa a cedere alla fondazione un nome di cui ha avuto il riconoscimento dell'uso esclusivo, ma di cui non è titolare, visto che la proprietà della denominazione "Democrazia cristiana" è tuttora del Ppi - ex Dc rappresentato da Luigi Gilli e Nicodemo Oliverio (come si legge nel loro atto e anche nell'atto costitutivo della "sua" Dc)?
Beh, diciamo che esiste ormai un uso plurale del nome. Certo, il nome è in campo al Ppi - ex Dc, poi esiste l'uso fatto dal nostro partito, consolidatosi nel tempo, perché quando un partito presente in Parlamento utilizza il nome di fatto gli appartiene, vale come il simbolo; ci sono poi varie associazione, come quella di Sandri e quella di Grassi che citavo prima e che, a torto o a ragione, hanno finito anch'esse per consolidare un uso corrente del nome. Come dicevo, non è nostra intenzione andarglielo a contestare, non ci importa nulla perché noi facciamo un'altra cosa. 
D'accordo, però allora diciamo che alla Fondazione Sullo lei conferisce la titolarità dell'uso legittimo del nome, non la titolarità del nome in sé: sembrerà pure una questione di lana caprina, ma non lo è...
Diciamo che concediamo alla fondazione un uso non elettorale: quell'ente, se si mettesse in testa di fondare un partito, non lo potrebbe fare, perché andrebbe a confliggere con accordi precedenti che io e lei conosciamo bene.
Tornando ai segni distintivi, è curioso notare che nell'atto costitutivo della "sua" Dc si fosse identificato come simbolo "un cerchio con fondo blu scuro, con al centro uno scudo crociato con la scritta 'Libertas' e intorno, sotto lo scudo, la dicitura 'Democrazia cristiana'". Quel simbolo però, solo descritto e non allegato all'atto, non si è mai visto, o sbaglio?
Eh no. Vede, inizialmente si era immaginato un primo simbolo che contenesse uno scudo crociato con sette punti di differenza rispetto a quello dell'Udc, così da superare la prova di confondibilità, perché in quel modo sarebbe stato approvato dalle varie commissioni. Decidemmo però poi di non usare quello scudo, perché quella confusione avrebbe potuto danneggiare l'Udc ma anche noi: per questo ci siamo limitati a chiedere al Ppi di legittimare il nostro uso del nome e niente di più, utilizzando poi la prima versione del simbolo con le due bandiere, giusto un po' meno sventolanti [che erano a loro volta state mutuate dai Cristiani democratici europei di Stefano Pedica e Alessandro Meluzzi, ndb].
Eppure, in occasione delle elezioni suppletive del 2005, al Viminale era stato depositato un simbolo che nella parte superiore era quasi identico al precedente, ma sotto c'era effettivamente uno scudo crociato, ma solo stilizzato, tracciato a pennello.
In effetti fu un tentativo portato avanti dal compianto senatore Gianni Prandini, che volle provare comunque a introdurre uno scudo crociato nel simbolo: fu una specie di test, cui però nessuno di noi credeva granché. Uno dei nostri provò a utilizzarlo, ma non fu mai il nostro simbolo [anche perché risulta che sia stato ricusato dal Viminale e sostituito con l'emblema ufficiale, ndb]. 
Fu in compenso molto simpatico un emblema che apparve alle elezioni regionali in Calabria di quel 2005: il nome era lo stesso, ma c'era una stilizzazione della balena dai contorni bianchi, il tutto su fondo azzurro e con la scritta "Ecologisti democratici". Eravate sempre voi?
In effetti sì, anche se in realtà si trattava della componente dei Verdi Verdi - Verdi Federalisti, che ci aveva concesso proprio tra febbraio e aprile del 2005 di formare una componente autonoma alla Camera con il nome "Ecologisti democratici" [perché Verdi Federalisti non sarebbe stato accettato dalla Federazione dei Verdi, ndb]. Loro pensavano di avere un certo radicamento locale, ma in effetti arrivarono poche manciate di voti.
Poi venne il tempo delle autonomie, anzi, della Democrazia cristiana per le autonomie: era stato solo un modo per evitare di essere accusati di confondibilità dagli altri soggetti che detenevano o ritenevano di detenere il nome originale?
Assolutamente no: fu un bidone che ci tirò il simpatico futuro presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. In vista delle elezioni politiche del 2006 disse che avrebbe fatto la lista insieme a noi, ma fece capire che per allearsi sarebbe stato necessario cambiare il nome, visto che lui aveva il suo Movimento per l'autonomia in Sicilia. Fin dal giugno 2005 noi cambiammo il nome, in quell'assemblea fondativa intervenne anche Lombardo, poi lui a febbraio del 2006 si alleò sì con la Casa delle libertà, ma fece un cartello con la Lega Nord. In pratica facemmo un matrimonio per il quale cambiammo il cognome, ma perdemmo lo sposo... e mi creda, quel cambio di nome ci fece male, anche sul piano dei contenziosi giuridici che avevamo in corso.
Tornando al matrimonio più recente, possiamo dire che gli atti compiuti in questi giorni sono la prosecuzione del cammino iniziato un anno fa, quando il Cdu aveva ceduto il suo simbolo alla Fondazione Sullo.
Esatto, andiamo semplicemente avanti, non cambia nulla, perché la fondazione farà molto di più di quello che ha fatto il partito: congressi, eventi, corsi di formazione, seminari, investimenti sulla formazione dei giovani. L'unico cambiamento è che quel soggetto non presenterà sue liste: al massimo metterà candidati nel partito del centro che verrà.
Lei ha annunciato la presentazione della fondazione per venerdì 12 luglio, alle ore 15, alla Camera dei deputati. Avrete una sede, magari quella avellinese che l'anno scorso fu al centro di sgradevoli visite indesiderate?
In realtà non avremo sedi fisiche: questa non è una fondazione ricca che può permettersi grandi sedi, anche se rimarrà quella legale di Avellino. Per il resto sarà un luogo virtuale: costituiremo una piattaforma apposita, analoga - pur se con mezzi ben più limitati - a Rousseau, un luogo interattivo cui i soci potranno iscriversi, partecipare, esprimersi, discutere, votare sulle posizioni da prendere. Il grosso del lavoro sarà online e fisico: online per la connessione tra i soci e fisico perché si organizzeranno incontri tra gli aderenti ed eventi attraverso i quali la fondazione si fa conoscere. Aggiungo che prima di questi cambiamenti la Fondazione Sullo nel suo statuto era del tutto "agnostica", mentre nelle nuove regole comuni si è riconosciuto alla fondazione il diritto di sostenere partiti, movimenti e candidati, per cui se ci sarà qualche soggetto meritevole la fondazione potrà democraticamente decidere di sostenerlo.
A breve quindi è previsto il lancio di un sito internet?
Certo, ora la fondazione dovrà adeguarsi a tutte le norme cui le fondazioni devono sottostare: dovrà mettere online i bilanci, le voci di spesa, le carte bollate e ogni altro documento richiesto.
A chi penserà che sia in arrivo un'altra Dc, la risposta sarà no?
Esatto, perché non presenterà liste, si limiterà a sostenere partiti affini. Diciamo che scende in campo una fondazione che punta a riunire davvero per la prima volta tutti i democristiani, che potranno finalmente litigare in santa pace senza essere obbligati a stare insieme in un partito o in una coalizione. La fondazione sarà un luogo di discussione, con questo portale in cui i democristiani potranno esercitarsi nella cosa che riesce loro meglio, litigare appunto.
Questo spazio non poteva essere l'Istituto Luigi Sturzo, che più "campioni di scudo crociato" nel corso degli anni avevano indicato come luogo in cui riconoscersi tutti?
No, perché si tratta di realtà diverse. Lei ha citato un'istituzione culturale, alla quale in effetti abbiamo dato tutti i documenti storici di cui eravamo in possesso; la fondazione è uno strumento di battaglia politica. La lotta non è finita, anzi entra nella fase più bella. Il primo dei nostri interlocutori rimane Silvio Berlusconi, perché è il leader del Partito popolare europeo in Italia; poi ci sono i capi dei due partiti democristiani principali, Lorenzo Cesa e Mario Tassone. Poi ci sono altre persone che mostrano se non altro un interesse e usano un linguaggio democristiano, per cui hanno la nostra attenzione: penso al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per noi molto più interessante di tutto il resto del governo. C'è poi Urbano Cairo, del cui ingresso in politica si parla sempre di più: noi come fondazione saremmo lieti di ascoltarlo e conoscerlo meglio.

venerdì 24 maggio 2019

Foggia, simboli e curiosità sulla scheda

Nel viaggio tra i capoluoghi di provincia che il 26 maggio sono chiamati a rinnovare la loro amministrazione comunale, è interessante fare tappa anche a Foggia. Anche in questa realtà, infatti, la presenza di liste è tutt'altro che trascurabile: sono in tutto 17, a sostegno di cinque candidati al ruolo di primo cittadino. La scheda è tuttavia meno affollata rispetto a quella di 5 anni fa, quando fu eletto (al ballottaggio) il candidato del centrodestra Franco Landella: le liste infatti erano addirittura 25, spalmate su 9 aspiranti sindaci.

Giuseppe Maniero

1) Foggia in testa

Il sorteggio ha collocato al primo posto uno dei candidati sostenuti da una sola lista. E che inizio col botto, considerando che il primo aspirante sindaco è Giuseppe Maniero. L'osservazione riguarda tanto il candidato, già capogruppo di Fratelli d'Italia che a gennaio si era presentato alle primarie del centrodestra ma ne era stato escluso, quanto il simbolo della sua lista (nata negli ultimi mesi del 2018 come "format politico-culturale"), Foggia in testa. Si tratta di una lista civica che non passa inosservata, e non tanto per l'indicazione "Maniero, il tuo sindaco." (con punteggiatura incorporata), ma per il berretto blu che campeggia nella parte alta, per dire che lui e la sua squadra hanno la città in testa, proprio come si tiene un cappellino.
  

Giuseppe Cavaliere detto Pippo

2) Senso civico per Foggia

Dopo Maniero, un altro Giuseppe, ossia Pippo Cavaliere, schierato questa volta dal centrosinistra, con una ricca coalizione - sei emblemi - a suo sostegno. La prima lista sorteggiata è Senso civico per Foggia, legata soprattutto al capolista, Leonardo di Gioia, già assessore regionale all'agricoltura della giunta Emiliano e candidato sindaco nel 2014. Il simbolo scelto per questa competizione elettorale raffigura una mano che raccoglie una foglia, un gesto cui verosimilmente si è sempre meno abituati negli ultimi anni; quella stessa mano, peraltro sembra prendersi cura di quella stessa foglia, che tra l'altro presenta vari colori, come se fosse allegoria dell'intera comunità cittadina, da trattare con rispetto e considerazione.

3) Partito democratico

Tra le liste della coalizione di centrosinistra c'è inevitabilmente quella del Partito democratico, che cinque anni fa risultò la lista più votata di tutte, anche se il risultato non fu squillante (pochissimo sotto il 14%). Proprio come nel 2014, il Pd ha scelto di presentarsi con il suo simbolo nazionale "liscio", senza alcuna caratterizzazione territoriale o il riferimento alla persona candidata a sindaco: una scelta che può essere interpretata come fattore di chiarezza, nel voler correre con l'immagine nazionale senza ostentare altri legami. Certo, Cavaliere, presidente della fondazione antiusura Buon samaritano, non è direttamente legato al Pd, ma il partito ha dato il suo appoggio alla candidatura e la lista promette di essere ancora la più scelta, almeno nella coalizione. 

4) Una città per cambiare

Se quello del Pd è un ritorno, tra l'altro piuttosto prevedibile, appare invece nuova la lista chiaramente civica Una città per cambiare, anche se dietro quel simbolo dovrebbero essere collocati soprattutto alcuni sostenitori "vendoliani". L'emblema, a dire la verità, non contiene elementi particolarmente riconducibili a quell'area: certamente il nome esprime la volontà di girare pagina rispetto alla gestione attuale del comune (di centrodestra), partendo dalle persone (stilizzate in verde, di dimensioni diverse) e puntando soprattutto - come si legge nel segmento terra di Siena in basso - su lavoro, ambiente e futuro. Valori che certamente collocano la lista a sinistra.

5) La città dei diritti

Dopo Una città per cambiare, la scheda prosegue con La città dei diritti, altro progetto chiaramente civico legato a Cavaliere. Anzi, il nome nasce proprio da una sua frase o, se si preferisce, dalla sua intenzione di costruire, appunto, "la città dei diritti" (anche per questo, doveva essere la civica personale del sindaco, ma non sembra essere andata proprio così). E se la struttura del simbolo può ricordare quella di Alleanza nazionale, con un segmento colorato che occupa più di metà dell'emblema, è ben diverso il colore (marrone, con un gioco di ombre), il fregio (nessuna fiamma, ovviamente, ma una bilancia della giustizia stilizzata: curioso che la lista ospiti anche vari socialisti) e l'evidenza data con il giallo al concetto dei diritti, evidentemente al centro della campagna elettorale di Cavaliere.

6) Foggia civica

Un po' come nel caso appena visto, è lo stesso nome della lista che segue a dare conto della natura civica e locale del progetto amministrativo. Foggia civica, in particolare, è stata promossa da Rosario Cusmai, indicato da più parti come il "braccio destro" di Leo di Gioia, che quindi sarebbe riuscito a sdoppiare il suo impegno elettorale, recuperando una sua lista di cinque anni fa. La grafica è piuttosto semplice ma leggermente dinamica, grazie alla corona circolare a due tonalità di blu e al cerchio eccentrico; quest'ultimo, poi, stavolta è tinto di arancione, colore da anni collegato a un'area civica (e si sarebbe tentati di usare la maiuscola) che si colloca tendenzialmente a sinistra. Cusmai, tra l'altro, è segretario regionale di Italia in Comune, ma quel partito è finito altrove...

7) Foggia popolare

Ultima sorteggiata tra le liste del centrosinistra in appoggio a Cavaliere è Foggia popolare. Si tratta, naturalmente, della declinazione locale del progetto di Puglia popolare, inaugurato e guidato da Massimo Cassano. Il simbolo, vista la provenienza di centrodestra moderata e il legame nel nome con l'esperienza del Nuovo centrodestra (poi Alternativa popolare), si presta a essere un contenitore eterogeneo, in cui hanno fatto ingresso anche vari consiglieri uscenti prima legati alla maggioranza di centrodestra - probabilmente a loro agio grazie alle pennellate che stavolta sono tricolori - ma non sono rimasti fuori nemmeno soggetti legati alla sinistra (FoggiaToday cita il socialista Riccardo Rignanese e un esponente di sinistra come Michele Sisbarra).

Franco Landella

8) Forza Italia

Se la coalizione di centrosinistra è composta da sei liste, quella del centrodestra può contare su un simbolo in più, così da portare acqua all'eventuale riconferma nel ruolo di sindaco di Franco Landella. Il caso vuole che ad aprire la coalizione il sorteggio abbia posto l'emblema di Forza Italia, che è proprio il partito cui Landella appartiene: non stupisce affatto allora che, nel solito contrassegno mutuato dalle elezioni politiche del 2018, sotto alla bandierina spinta un po' fuori dal cerchio e al cognome enorme di Silvio Berlusconi trovi posti proprio il riferimento al candidato sindaco (nonché primo cittadino uscente). Riuscirà la lista a prendere ancora il 12% abbondante?

9) DestinAzione comune

Se non è certo nuovo l'emblema di Forza Italia, può dirsi lo stesso per il simbolo di DestinAzione Comune, che gli elettori di Foggia hanno già trovato cinque anni fa nella compagine che aveva portato per la prima volta Landella a vincere (sia pure al ballottaggio e di un soffio). L'emblema - con il quale si sono candidati due assessori uscenti, Francesco Morese e Anna Paola Giuliani - è rimasto esattamente uguale a quello del 2014, a partire dal nome con la A di "Destinazione" messa in maiuscolo (chiaro indizio della collocazione nel centrodestra), dal tricolore fatto di frecce e le due tonalità di blu usate per campire il fondo (stesso discorso).

10) IDeA per Foggia - Moldaunia

Non capita spesso di vedere in giro per l'Italia liste presentate alle elezioni comunali da IDeA, il soggetto politico fondato a livello nazionale da Gaetano Quagliariello. A Foggia, invece, c'è, sta ovviamente nel centrodestra e riesce a non presentarsi "isolato", ma proponendo una lista in tandem con un altro progetto legato al territorio, ossia Moldaunia: si tratta di un'idea proposta da Gennaro Amodeo - tra i candidati, subito sotto la capolista - che intenderebbe separare la Daunia pugliese e unirla al Molise, creando una regione ad hoc etichettata appunto come Moldaunia. Si tratta ovviamente della prima volta che questo segno arriva sulle schede e, per chiarire bene le idee, una cartina serviva proprio.

11) Foggia vince - Landella sindaco

In questo progetto non mancano le liste civiche - nel senso che prima se n'è vista una - ma è chiaro che Foggia Vince appare ugualmente legata alle posizioni del sindaco uscente e ritentante, se non altro perché è nuova nuova e quindi può far leva anche sul lavoro fatto negli ultimi cinque anni (non a caso, in lista c'è anche Sergio Cangelli, membro della giunta uscente). Il segno di vittoria ben augurante fatto con la mano è inequivocabilmente leggibile, così come le "pezze" verde e rossa che, ai lati della mano bianca, formano il tricolore e rimandano subito al centrodestra. Anche qui è presente il riferimento al candidato sindaco, pur se in dimensioni inferiori rispetto a DestinAzione Comune.
   

12) Lega

In tanti altri comuni questa è, senza dubbio, l'elezione del debutto; non stupisce affatto, dunque, che anche a Foggia si presenti per la prima volta una lista della Lega. Certo è che alle ultime elezioni politiche il simbolo con Alberto da Giussano a spada sguainata al cielo aveva ottenuto l'8,6% dei voti, una cosa difficilmente immaginabile solo qualche anno fa (più di Fratelli d'Italia e più di Noi con l'Italia, in cui era confluito il progetto di Fitto...). Ora l'emblema presentato ai foggiani è quasi uguale a quello di un anno fa, tranne che per la sostituzione della parola "premier" con il riferimento alla Puglia. Niente nome del candidato sindaco, ma la Lega non lo fa quasi mai...

13) Unione di centro

Non poteva mancare, in una terra con una certa tradizione come la Puglia, un simbolo contenente lo scudo crociato: ecco dunque il contrassegno dell'Unione di centro, che si ripresenta dopo che nella scorsa tornata elettorale aveva fatto parte della compagine di centrosinistra (ottenendo peraltro il 5% ed eleggendo un proprio rappresentante). Dal punto di vista dei candidati non si tratta certo dello stesso partito di allora; sul piano simbolico, invece, non è cambiato proprio nulla, visto che oggi come nel 2014 è stato schierato il simbolo ufficiale nazionale, con il riferimento all'Italia nel segmento superiore rosso (senza sostituirlo con il nome del candidato, come capita di vedere altrove).

14) Fratelli d'Italia

Ultimo emblema della coalizione di centrodestra, almeno dando retta al sorteggio, è quello di Fratelli d'Italia. Un partito che, a lungo, è stato all'opposizione della giunta uscente (pur avendo ottenuto un seggio con il 2% scarso cinque anni fa proprio nella compagine di Landella), ma ora ha dovuto - così si legge sulla stampa locale - candidare due assessori uscenti (Erminia Roberto e Francesco D'Emilio) e vari componenti del consiglio comunale appena scaduto. In tutto questo, il simbolo è esattamente identico a quello che gli elettori di tutt'Italia troveranno sulla scheda delle elezioni europee, dunque con i riferimenti a Giorgia Meloni, ai sovranisti e ai conservatori (compresi, come si sa, quelli della fittiana Direzione Italia).

Giovanni Maria Giuseppe Gaetano Quadrato detto Giovanni

15) MoVimento 5 Stelle

Quella del 2019 è la seconda partecipazione alle elezioni amministrative di Foggia del MoVimento 5 Stelle, dopo che cinque anni fa la lista che aveva candidato alla guida del comune Vincenzo Rizzi si era dovuta accontentare del 6,3%, non sufficiente a mandare in consiglio un eletto oltre all'aspirante primo cittadino. Questa volta il M5S, assieme al suo candidato sindaco Giovanni Quadrato, spera di beneficiare dei risultati visti in occasione delle politiche 2018, quando lista e candidata uninominale avevano sfiorato il 50% dei consensi: il contrassegno usato sulle schede questa volta è esattamente lo stesso impiegato un anno fa, mentre l'unica differenza rispetto alle elezioni amministrative è il sito web scritto nella parte inferiore (da Beppegrillo.it a Ilblogdellestelle.it).

Giuseppe Pertosa

16) Forza Foggia

Il sorteggio ha riservato l'ultimo posto tra i candidati a Giuseppe Pertosa, consigliere uscente eletto con Forza Italia ma deciso a seguire una strada autonoma. Lo fa innanzitutto con una lista denominata Forza Foggia: il nome non è casuale, ma non si tenta in alcun modo di replicare la bandierina, al massimo c'è un tricolore sui generis. Un segno del territorio inequivocabile è costituito dalla Fontana del Sele che si vede, come sagoma, nella parte sinistra del simbolo, mentre i colori rosso e nero sono gli stessi della squadra di calcio; decisamente scarso, perché poco adatto all'uso in un contrassegno elettorale, l'uso della font Copperplate, che stona un po' con il resto della grafica.


17) Lista Pertosa

Il secondo emblema non ha alcun riferimento politico espresso, ma comunica semplicemente la vicinanza, se non l'aderenza totale al candidato sindaco. Non ci si può attendere nulla di diverso, in effetti, da una formazione denominata Lista Pertosa. Sul piano politico, a dire il vero, l'unica cosa che si può agevolmente capire è la collocazione politica all'interno del centrodestra, grazie al rassicurante fondo blu scuro e al tricolore che tinge i due archi di cerchio interni. Concepire la grafica, peraltro, non dev'essere stato troppo difficile: il carattere usato per il simbolo, il Calibri, è esattamente quello che Word propone quando si apre un nuovo documento. Il che equivale a chiudere la carrellata con un usato sicuro...

Bergamo, simboli e curiosità sulla scheda

Anche Bergamo torna al voto, dopo essere stata al centro dell'attenzione cinque anni fa perché, quasi in corrispondenza con il record percentuale del Partito democratico riportato alle europee del 2014 (il famoso 41% sfiorato e mai più visto), sindaco della città era diventato - dopo il ballottaggio - Giorgio Gori, una delle figure più vicine a Matteo Renzi e al nuovo corso dem. Allora si erano presentati 6 aspiranti sindaci, sostenuti da 17 liste; questa volta i candidati sono soltanto quattro (tutti uomini per giunta) e le liste si sono contratte ancora di più, riducendosi a 11.


Giacomo Stucchi

1) Lega

Il sorteggio ha collocato al primo posto sui manifesti e sulle schede il candidato del centrodestra Giacomo Stucchi. La sorte ha voluto che ad aprire la coalizione fosse proprio il partito dell'ex presidente del Copasir, dunque la Lega. Il simbolo con Alberto da Giussano, al solito, è quasi identico a quello che i bergamaschi troveranno sulla scheda delle elezioni europee; visto poi che siamo in Lombardia, torna anche la "pulce" stile 1992 della Lega Lombarda, oltre che il riferimento alla regione al posto della parola "Premier" sotto al cognome di Matteo Salvini. Cinque anni fa la Lega aveva preso il 9,46%, poco meno di cinque punti sotto Forza Italia: questa volta le posizioni potrebbero essere scambiate.
  

2) Forza Italia

Subito dopo il contrassegno della Lega, è stato collocato l'emblema di Forza Italia, che tenterà - non si sa ancora quanto a fatica - di difendere il suo primato di cinque anni fa. Anche in questo caso, il simbolo ha come modello il fregio adottato per le elezioni politiche del 2018, con i vertici verdi della bandierina fuori dal cerchio, il cognome di Berlusconi scritto a caratteri cubitali e al di sotto, al posto della parola "presidente", la dicitura "per Bergamo", tutta scritta in Arial Black (peraltro molto più "stirata" in orizzontale). Nessun riferimento, stavolta, al candidato sindaco, presente cinque anni fa (quello di Franco Tentorio, allora uscente): il che non stupisce, visto che Stucchi non proviene dalle file forziste. 
  

3) Bergamo ideale - Stucchi sindaco

Al terzo posto è stato collocato l'unico contrassegno che non ha natura politica, o per lo meno non del tutto. Perché Bergamo ideale, nome chiaro di una lista dalla natura civica, è inserito in un cerchio blu che contiene il simbolo di Stucchi sindaco, con il nome in blu e, sotto, una croce di san Giorgio rossa tracciata a gesso (o a pastello a cera, chissà). Questo emblema è chiaramente parente della prima "lista del presidente" presentata nel 2013 a favore di Roberto Maroni in Lombardia, poi trasmessa anche al suo successore Fontana (e comunque la grafica è pur sempre legata alle candidature proposte in Lombardia dalla Lega e condivise dal resto del centrodestra).

4) Fratelli d'Italia

Chiude la compagine di centrodestra, come ultima sorteggiata, la lista di Fratelli d'Italia, alleata a livello locale di una forza con cui prima su scala nazionale sembrava avere piena sintonia, almeno fino all'esperienza del governo giallo-verde, che ne ha allontanato le strade. Sui territori, tuttavia, i legami non sono stati messi in discussione, quindi non stupisce la presenza di Fdi. Il contrassegno, peraltro, è esattamente identico a quello che gli elettori bergamaschi troveranno sulla scheda delle elezioni europei: ci sono i riferimenti ai sovranisti, ai conservatori e a Giorgia Meloni, senza che sia citata in alcun modo la candidatura dell'ex presidente del Copasir. 

Nicholas Anesa

5) MoVimento 5 Stelle

Il secondo candidato sorteggiato in questo turno elettorale è Nicholas Anesa, aspirante sindaco proposto dal MoVimento 5 Stelle, che è dunque alla sua seconda partecipazione elettorale a Bergamo (nel 2009, infatti, non si è presentata nessuna Lista CiVica a 5 Stelle). Alle scorse comunali il M5S aveva ottenuto l'8,26%, riuscendo a eleggere due persone, compreso il candidato sindaco Marcello Zenoni; la percentuale si era raddoppiata alle elezioni politiche dello scorso anno, ma ovviamente comunali e politiche non sono assimilabili. Unica novità grafica rispetto a cinque anni fa è la sostituzione del sito internet nella parte inferiore dell'emblema, da Beppegrillo.it a Ilblogdellestelle.it. 
 

Francesco Samuele Macario

6) Bergamo in Comune

Il centrosinistra che sostiene Gori sembra non poter dire che tutta la sinistra si è ritrovata lì: una parte non trascurabile si riconosce nella lista autonoma Bergamo in Comune, che appoggia la candidatura di Francesco Samuele Macario, già assessore all'edilizia della giunta guidata da Roberto Bruni (2004-2009) e attuale segretario locale di Rifondazione comunista. Il concetto di comune (come istituzione) si fonde con quello di comunità e di "messa in comune"; sullo sfondo spicca la sagoma dei monumenti principali di Città Alta, mentre al di sotto è particolarmente evidente il logo della Sinistra europea - la stella-freccia rossa che punta a sinistra - senza alcuna indicazione testuale.
  

Giorgio Gori

7) Giorgio Gori sindaco

La coalizione che appoggia il tentativo di riconferma di Giorgio Gori è la più nutrita di tutto questo turno elettorale, essendo composta da cinque liste. La prima a essere sorteggiata, Giorgio Gori sindaco, evidentemente la "civica personale" del primo cittadino uscente e riaspirante, era già presente cinque anni fa (con un ottimo risultato, pari al 13,76%) e torna ora, giusto con una minima differenza: il nome della lista - scritto su tre righe e con il cognome del candidato scritto a caratteri cubitali - viene ridotto leggermente, sul fondo blu sfumato, per lasciare il posto nella parte inferiore del cerchio alla dicitura "lista civica", forse per sottolineare il carattere non politico della formazione (ma ce n'era bisogno?) e attenuare un po' l'impatto del nome. 

8) Patto per Bergamo - Italia in Comune

Altro ritorno, sia pure in una forma un po' diversa, riguarda la lista Patto per Bergamo, che aveva partecipato alle elezioni del 2014 come Patto civico: le bandierine al vento con i colori cittadini, il rosso e il giallo, sono le stesse di allora, ma il nome e i vessilli sono inseriti all'interno del simbolo di Italia in Comune: a seguito dell'alleanza tra le due forze, il logo del partito di Federico Pizzarotti si è ridotto un po' di dimensioni e ha tinto parte della circonferenza-agorà in giallo, per "bergamizzare" in pieno il contrassegno. Nel cerchio, peraltro, c'è anche una miniatura della rosa del socialismo europeo, per sottolineare la partecipazione di alcuni candidati del Psi alla lista.


9) Partito democratico

Non poteva naturalmente mancare in questa coalizione una lista del Partito democratico, ossia della formazione che cinque anni fa aveva ottenuto il risultato migliore (con il suo 23,55%; certo le condizioni sono cambiate e non sarà affatto facile confermarlo questa volta, anche se alle politiche era comunque arrivato il 28,5%). Il simbolo utilizzato in questo appuntamento elettorale somiglia a quello del 2014, anche se con qualche modifica significativa: lo spazio dedicato al logo del Pd diminuisce (solo il semicerchio superiore), mentre nella parte inferiore c'è la dicitura "Gori sindaco", con il cognome in grande evidenza, anche se cinque anni fa era più imponente. In qualche modo la grafica è parente di quella utilizzata da Gori alle regionali dello scorso anno, anche se allora il segmento verde era più piccolo e il nome era in corsivo.  

10) +Europa

Tra le forze politiche che sostengono la ricandidatura di Gori c'è anche +Europa, che presenta una delle sue ultime versioni del contrassegno, con il nome proposto nella grafica già nota dalla fine del 2017 e al di sotto la bandiera europea al vento, con una delle stelle tinta del tricolore; in alto non manca il riferimento a Gori, segno che la lista più di altre sembra condividerne il progetto. Alle scorse elezioni politiche il 5,53% dei bergamaschi aveva scelto la formazione di Della Vedova, Bonino e Tabacci, ma la quota era scesa al 3,11% alle contemporanee elezioni regionali; non è escluso, comunque, che il contributo della lista possa essere positivo e trovi riconoscimento in seguito.  


11) Ambiente partecipazione futuro

Chiude la coalizione di Gori e la scheda la lista Ambiente partecipazione futuro, che raccoglie parte della sinistra che sostiene il programma del sindaco uscente, pur non risparmiando critiche ad alcuni suoi punti e impegnandosi ad agire sulle carenze dell'amministrazione in scadenza. "Siamo - si legge sulla pagina Facebook della lista - per una città aperta, europeista, che metta al centro le persone. Solidale, impegnata a rendere sviluppo ed economia compatibili con l'ambiente, attenta alla tutela del suo patrimonio, che sappia investire in cultura, formazione e diritti civili". Il simbolo, molto semplice, comprende il nome della lista - piccolo ma evidente - e un triangolo rosso che funge da freccia, che punta ovviamente a sinistra.

giovedì 23 maggio 2019

Firenze, simboli e curiosità sulla scheda (di Antonio Folchetti)

Non poteva mancare, nel viaggio de I simboli della discordia, la più popolosa tra le città chiamate a rinnovare il 26 maggio la propria amministrazione comunale. Parliamo di Firenze, che - forse in virtù dei retaggi rinascimentali - ancora garantisce una discreta produzione simbolica, per la gioia di chi segue questo blog. Sul piano quantitativo, il numero delle liste è leggermente diminuito rispetto alle comunali del 2014, da 23 a 20, spalmate su un totale di 9 candidati sindaci (erano 10 nel 2014). Andiamo a conoscere meglio i loghi che in queste settimane tappezzano le strade fiorentine, procedendo sempre rigorosamente in ordine di sorteggio.

Fabrizio Valleri

1) Libera Firenze 

Al primo posto la lista Libera Firenze, che candida a sindaco Fabrizio Valleri, consigliere del quartiere 1 (giova ricordare che Firenze è suddivisa in cinque quartieri – corrispondenti alle circoscrizioni o ai municipi romani – che a loro volta eleggono un consiglio e un presidente), e nasce dall'incontro di varie realtà civiche, che avevano in parte sostenuto nel 2014 la candidatura dell'indipendente Cristina Scaletti. Il simbolo vede alternarsi bande bianche e rosse (i colori ufficiali dello stemma cittadino), con in basso una silhouette che riproduce uno scorcio panoramico del centro città, in cui si distinguono chiaramente Palazzo Vecchio e il Duomo. Completa il tutto il nome della lista colorato in viola, con una legittima strizzatina d’occhio ai tifosi calcistici, sperando in prestazioni migliori di quelle che la Fiorentina ha riservato quest’anno.

Ubaldo Bocci

2) Forza Italia

Subito dopo la lista di Valleri, troviamo la coalizione di centrodestra, che - dopo lunghe trattative e più di qualche scontro interno sul nome del candidato - ha trovato la quadra intorno al nome di Ubaldo Bocci, manager e imprenditore al suo debutto in politica, sostenuto da cinque liste. La prima che compare sulla scheda è Forza Italia, che ancora una volta ripete lo schema del "Berlusconi per" seguito dal nome del candidato sindaco (stavolta scritto in Arial Black come "per"). In quel di Firenze, i forzisti hanno sempre ottenuto risultati ben al di sotto della media nazionale (e regionale): dal 9,8% delle comunali 2014 all'8% delle politiche 2018. C'è da giurare che sperino che questo appuntamento possa invertire il trend negativo, Salvini permettendo.

3) Popolari & liberali

Ed ecco il primo simbolo che cattura l’attenzione dei #drogatidipolitica. È quello della lista Popolari & Liberali, un progetto civico-politico che coinvolge tre realtà, i cui loghi sono riprodotti in versione "pulce" nel contrassegno della lista: ritroviamo il Partito liberale italiano (che di tanto in tanto rispunta in occasione di appuntamenti elettorali locali) e l'Unione di centro (nella versione nazionale Udc-Italia con lo scudo crociato, utilizzata dal 2012), ai quali si aggiunge l’associazione Attiva Firenze. Il simbolo della lista non nasconde una certa somiglianza - sia nella struttura, giusto a colori invertiti, che nelle scelte cromatiche - proprio con quello di Attiva Firenze: unire le forze servirà ad agguantare l'ambìto seggio?

4) Fratelli d'Italia - Firenze in Movimento

Anche l’emblema di Fratelli d'Italia si presenta a Firenze in una veste rinnovata. In alto campeggia sempre il nome di Giorgia Meloni, mentre in basso il logo con il nome del partito e la fiamma tricolore si spostano a sinistra (solo metaforicamente, sia chiaro) per lasciare spazio a un altro simbolo più piccolo, quello di Firenze in Movimento, in cui troneggia un leone intento a custodire il giglio, con la facciata principale del Palazzo della Signoria sulla sfondo. In realtà, l’accordo tra i due soggetti politici è frutto di un’intesa nata in consiglio comunale: Firenze in Movimento (e qualcosa di simile, anche nella struttura del simbolo, lo si è visto anche a Livorno), infatti, nasce per volontà di Arianna Xekalos, giovane consigliera eletta con il M5S e poi transitata tra i banchi del centrodestra. Una spolverata di civismo per aumentare i consensi e tentare il sorpasso su Forza Italia.

5) Lega

Potrà destare sorpresa il fatto che il simbolo presentato dalla Lega per le elezioni comunali a Firenze sia esattamente identico a quello per le europee. Eppure, c'è da giurarlo, non si tratta di una scelta casuale. Non è un mistero che Matteo Salvini consideri quella fiorentina una sfida di estrema importanza, anche e soprattutto in vista delle regionali 2020, quando tenterà l’impresa di prendersi l’intera regione (e questa volta, da quel che dicono gli esperti, il traguardo potrebbe non essere così lontano). Così, sfumata l’indicazione del candidato a sindaco (il leader leghista aveva puntato sulla costituzionalista Ginevra Cerrina Feroni), è presto tracciata la nuova rotta: nessun riferimento alla città, né alla Toscana, tantomeno al candidato sindaco. E poiché all'aumentare delle dimensioni di una città aumenta la plausibilità di una lettura politica del voto amministrativo, "Salvini premier" anche alle comunali può essere un modo per dire di volerci mettere la faccia. 

6) Lista civica Firenze - Bocci sindaco

Ultimo dei cinque simboli della coalizione di centrodestra è la Lista civica Firenze - Bocci sindaco. Composta da imprenditori, professionisti, rappresentanti delle associazioni, si tratta senza dubbio della lista meno "partitica" della coalizione (sebbene ospiti al proprio interno alcuni esponenti del Popolo della Famiglia): in quanto tale, punta ad allargare il bacino del centrodestra, tradizionalmente molto ridotto in città. Il simbolo si presenta secondo caratteri di sostanziale immediatezza: scritte in bianco, salvo il nome del candidato sindaco (in rosso), su uno sfondo tra l’indaco e il viola; poco efficace la presenza di un ampio giglio, che viene quasi del tutto oscurato dalle diciture sparse. 

Gabriele Giacomelli

7) Partito comunista

Pur non mancando - come si vedrà - un'ampia offerta politica a sinistra, gli unici a poter vantare la falce e martello sul simbolo sono gli esponenti del Partito comunista di Marco Rizzo, che a Firenze propongono come primo cittadino uno studente universitario, classe '95: Gabriele Giacomelli. Il contrassegno presentato è il classico "quadrato" ormai attivo da anni, quindi leggermente differente da quello che gli elettori troveranno sulla scheda per le europee, in cui appaiono le affiliazioni ai gruppi europei, che sono state essenziali per poter presentare le liste senza raccogliere le firme. Si sa, da queste parti una falce e martello (chiunque ne sia l’ispiratore) conta ancora qualcosa, o comunque più che altrove: ma per poter entrare in consiglio comunale serve il 3%, e la sfida sarà molto ardua.

Roberto De Blasi

8) MoVimento 5 Stelle

C’è poi il MoVimento 5 Stelle, che anche in questo caso conferma il simbolo standard, senza modifiche di alcun genere rispetto a quello impiegato alle europee e inaugurato l'anno scorso. Candidato sindaco è l'architetto Roberto De Blasi, iscritto da anni al MoVimento ma finora privo di esperienza amministrativa; non sfugge invece il nome del capolista, Ubaldo Nannucci, già procuratore capo a Firenze ed ex presidente cittadino dell'Anpi. Nel fortino renziano per eccellenza, il M5S proverà a ritagliarsi un suo spazio, guardando - più che al 9,5% di cinque anni fa - al 19% delle politiche dello scorso anno. E ora che anche il fu non-partito è nel pieno del processo di istituzionalizzazione, sarà interessante vedere quanto avrà pesato in termini di preferenze la fuoriuscita della già citata Xekalos, che rappresentava un terzo del gruppo consiliare.

Mustafa Watte

9) Firenze punto e a capo

Corre in solitaria anche la lista Firenze punto e a capo, civica (ma di area centrosinistra) che candida a sindaco il farmacista di origini siriane Mustafa Watte. Ma il deus ex machina è Graziano Cioni, che per trent'anni ha ricoperto svariate volte l’incarico di assessore comunale, suscitando spesso polemiche per le dure misure adottate in materia di sicurezza e decoro urbano (tra i promotori c'è anche il giornalista Nicola Cariglia, già vicesindaco di Firenze). Nel simbolo della civica in questione, oltre alla sempre attraente immagine di Palazzo Vecchio, il “Punto e a capo” si regge su due linee rette, la seconda delle quali assume la forma di una freccia che va verso destra: non sarà mica un messaggio subliminale? Certo, è innegabile che Watte abbia un recente trascorso politico tra i Fratelli d’Italia. Diceva qualcuno che a pensar male si fa peccato: come continua la frase, è noto…

Dario Nardella

10) Firenze + verde

Sei sono le liste che supportano il sindaco uscente Dario Nardella, trionfalmente eletto al primo turno nel 2014 con quasi il 60% dei voti. La prima prende il nome di Firenze + verde, ed è, come facilmente immaginabile, una civica di orientamento ecologista. Si segnala in particolare la posizione favorevole (in netta minoranza dunque tra le realtà ambientaliste) rispetto a un tema che è stato oggetto di feroce contrapposizione negli ultimi anni: l'ampliamento dell'aeroporto di Peretola. Il simbolo, oltre al nome della lista (un po' nero e un po' verde, vedi il caso...), contiene una riproduzione stilizzata della cupola di Brunelleschi, percorsa da una serie di sfumature (ovviamente) verdi. 

11) Sinistra Civica

Un simbolo a dir poco essenziale per Sinistra Civica, la seconda lista della coalizione pro-Nardella: semplicemente il nome della lista, in bianco, su uno sfondo rosso. Parliamo di un'aggregazione che raccoglie varie personalità slegate dai partiti (tra i capilista troviamo l’autrice Angela Staude, moglie di Tiziano Terzani, ma anche il politologo Massimo Morisi) e si pone lo scopo di spostare a sinistra l'asse della coalizione. Ma guai a parlare di lista civetta. I promotori lo precisano a chiare lettere sul sito ufficiale, ribadendo al contempo tutta la distanza da quel "moderatismo conservativo che è una delle espressioni tipiche del renzismo" su cui è stata "spesso improntata l’azione amministrativa" di Nardella.

12) Partito democratico

Proseguendo in ordine di estrazione, ecco il Partito democratico che nel 2014, contestualmente all'exploit delle europee, aveva polverizzato ogni record superando il 47%: mai, nella storia delle elezioni comunali di Firenze, un singolo partito aveva raggiunto una percentuale simile. Oggi gli obiettivi sono realisticamente ridimensionati: riconfermarsi prima forza in città (meglio ancora se con ampio margine rispetto al secondo partito, probabilmente la Lega) e trainare la riconferma di Nardella, se possibile già al primo turno. Il simbolo non subisce significative variazioni rispetto alla comune fattispecie riadattata per le comunali: è aggiunto in basso il segmento con "Nardella sindaco", in bianco su uno sfondo dal viola "incerto" (perché potrebbe essere anche simile al blu di Siamo europei). 

13) Avanti Firenze

Un viola di ispirazione apertamente calcistica è invece quello che domina l'emblema di Avanti Firenze, una lista che appare civica, ma che è contraddistinta da una chiara matrice politica: tra i fautori di Avanti Firenze, troviamo Gabriele Toccafondi (ex Forza Italia, poi Civica Popolare, eletto nel collegio maggioritario lo scorso anno) e Riccardo Nencini, storico leader socialista, ex viceministro del governo Renzi, oltre ad altri esponenti di area centrista. Tutti loro hanno trovato una sintesi nella dicitura bianca "Moderati e riformisti" che appare sul simbolo, anche se con un corpo piccolo; l'emblema si tinge anche di giallo (nel bordo del cerchio, nella parola "Avanti" e nei tre triangoli ruotati a 90° verso destra, come una sorta di pulsante di "avanti velocissimo") e vede sullo sfondo la presenza del giglio, molto sfumato (forse troppo, per essere stampato bene).

14) +Europa

Sarà della partita anche +Europa, che difficilmente scende in campo con proprie liste per consultazioni elettorali amministrative. Il simbolo differisce in parte da quello che sarà sulla scheda per il Parlamento europeo: in basso ci sono le bandiere dell’Italia e dell'Ue ondulate dal vento, mentre mancano ovviamente i loghi di Italia in comune e del Partito democratico europeo. L’unico precedente sul quale +Europa può basarsi è il 6% ottenuto in città il 4 marzo 2018: un dato incoraggiante, sebbene le elezioni comunali siano tutta un'altra storia. Sicuramente, più che le preferenze, si evocherà il voto di opinione, confidando nella risposta positiva che questo storicamente riscontra nei grandi contesti urbani, ma anche in un possibile effetto-trascinamento grazie alla concomitanza con le elezioni europee.

15) Lista Nardella sindaco

L’ultima delle sei liste del centrosinistra è la Lista Nardella sindaco: la civica ufficiale, comprendente personalità del volontariato, dell’associazionismo, delle professioni; anche qui si punta sui giovani, infatti la capolista ha appena 23 anni. Nel contrassegno trovano posto soltanto due colori (il bianco e l’amaranto) e di nuovo il giglio, che stavolta però è ben visibile e domina incontrastato, pur se oscurato alla base per fare spazio al nome della lista. La sua corrispettiva del 2014 (completamente differente sul piano grafico, con un disegno del Ponte Vecchio e dell’Arno) sfiorò il 9% e portò a Palazzo Vecchio ben tre consiglieri: la formazione civica gigliata saprà fare di meglio?

Antonella Bundu

16) Sinistra italiana

Passiamo ora alla coalizione che appoggia Antonella Bundu, storica attivista, fiorentina di madre sierraleonese e unica donna tra le persone che ora aspirano alla guida del comune. La prima lista è Sinistra italiana, che torna sulle schede con il suo contrassegno ufficiale, quello delle linee atte a formare l’acronimo “SI”, che effettivamente non ha mai convinto (e che, anzi, suscitò non poca ilarità, come ricorderanno gli affezionati lettori). Non è possibile stabilire confronti diretti con il passato: di certo l'obiettivo minimo è raccogliere un seggio e non allontanarsi troppo dal 4,2% di Sel del 2014, quando la sinistra radicale, presentandosi sempre in una coalizione di tre liste, portò in Consiglio comunale tre rappresentanti. 

17) Potere al popolo!

Conta di riportare una buona performance anche Potere al Popolo!, che proprio a Firenze nel marzo 2018 ha ottenuto uno dei suoi migliori risultati tra le città capoluogo (oltre il 3%), radicandosi nei mesi successivi e sposando in pieno il progetto di Bundu. D’altra parte, prendere parte alle elezioni di Firenze (lo abbiamo detto all'inizio, il comune più importante tra quelli al voto) va vista anche come un'occasione importante di visibilità, un modo per avvertire tutti che PaP ancora c’è, malgrado non sia in corsa per le europee. Anche perché spesso, a sinistra, un nuovo simbolo dura il tempo di una sola campagna elettorale: se questo fa gioire i divoratori compulsivi di simboli, di certo non rallegra gli elettori, compresi quelli più assidui. 

18) Firenze città aperta

Il terzo simbolo della coalizione di sinistra radicale è il più civico. O forse, sarebbe più corretto dire il meno partitico. Perché, come avranno subito notato gli esperti, ricorda molto il logo depositato per le europee da La Sinistra: in effetti la somiglianza è evidente e certamente voluta. Tuttavia, mentre nel semicerchio superiore troviamo la dicitura Firenze città aperta, che è il nome della lista, in quello inferiore - oltre ad "Antonella Bundu sindaca" (declinata al femminile) - c’è anche la stella della Sinistra europea, stavolta non accoppiata al logo e alla sigla del Gue/Ngl, il gruppo della sinistra all'Europarlamento. Firenze città aperta (appoggiata anche da Rifondazione Comunista, Possibile, Diem25 e Mdp) punta a dare lo slancio che manca alla coalizione per arrivare alla tanto sognata doppia cifra.

Saverio Di Giulio

19) CasaPound Italia

Prima volta alle comunali fiorentine anche per CasaPound, che presenta il logo classico, senza aggiunte né modifiche, al fine di rendere sempre ben riconoscibile il proprio marchio. Il candidato a sindaco è Saverio Di Giulio, che era già stato candidato alla Camera nel collegio maggioritario 01 (ricordiamo che parte della città fa collegio con Scandicci e altri tre comuni dell’hinterland) riportando lo 0,7%. Anche a Firenze, la presenza di CasaPound ha scatenato non poche proteste da parte di altri candidati (Watte, Bundu ma anche lo stesso Nardella), i quali in diverse occasioni hanno disertato i confronti pubblici proprio a causa della presenza anche di Di Giulio.

Andrés Lasso

20) Federazione dei Verdi

Il sorteggio ha riservato l’ultima posizione ai Verdi, che tornano al vecchio sole che ride (il simbolo è identico a quello che appariva nella seconda metà degli anni ’90). Non avendo raggiunto un accordo con Nardella, i Verdi hanno deciso di correre in autonomia, candidando a sindaco Andrés Lasso, biologo di origini panamensi, che conferisce ulteriore eterogeneità a questa competizione. Da segnalare qualche stoccata nei confronti della lista Firenze + verde, accusata dai Verdi fiorentini di scorrettezza poiché finalizzata "a confondere gli elettori". I seguaci di lunga data di questo blog conoscono bene i danni che le liste verdi hanno subìto nel tempo a causa di professionisti di simboli "tarocchi". Stavolta però, a onor del vero, va detto che i due emblemi che si contendono il consenso ambientalista in quel di Firenze sono molto differenti tra di loro e di certo la qualifica di "Verde" non è esclusiva di nessuno.