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venerdì 27 marzo 2015

La destra che ci riprova, senza fiamme

Non è un simbolo al momento...
A destra non c'è pace. Non tanto (o non solo, a giudicare da certi articoli di stampa) nel senso che ci sono sprazzi di guerra, ma perché si tenta l'ennesima iniziativa per rimettere insieme i pezzi di un'area politica che, dopo la confluenza di Alleanza nazionale nel Pdl, non ha più avuto una sigla politica di reale riferimento.   
È in programma per domani un evento a Roma, alla Residenza di Ripetta, che vede unite varie sigle nell'organizzazione. Dietro a Una destra per la Terza Repubblica, convegno che durerà tutta la giornata, ci sono i nomi di tante realtà associative dell'area destra di cui molti, probabilmente, non conoscevano nemmeno l'esistenza. A tirare le fila, a quanto pare, è il gruppo di Prima l'Italia, di cui è portavoce Isabella Rauti (moglie di Gianni Alemanno), la stessa che si era detta interessata a un nuovo soggetto politico che magari rendesse più concreto l'impegno della stessa fondazione Alleanza nazionale (come auspicato soprattutto dal suo vicepresidente, Francesco Biava); sempre Prima l'Italia l'8 febbraio aveva lanciato "un nuovo inizio" per la destra dal cinema Adriano. 
Proprio sulla fondazione, in realtà, si è concentrato uno degli aspetti più bellicosi che stanno scuotendo la destra in questi giorni. Non tanto perché ad aprire la giornata di domani saranno i saluti dei vicepresidenti del Comitato dei partecipanti e degli aderenti alla fondazione stessa (Carmelo Briguglio, Salvatore Tatarella, Marco Zacchera), quanto piuttosto – lo scrive sul Tempo il sempre informatissimo Carlantonio Solimene – per i 4mila euro che il cda dell'ente avrebbe destinato alla stessa manifestazione (lo statuto contempla il sostegno a iniziative, purché siano volte al mantenimento della memoria storica di An). Una decisione che non sarebbe andata giù a Maurizio Gasparri e Altero Matteoli, ex An ora in Forza Italia: «A questo punto – ha dichiarato il vicepresidente del Senato – chiederemo conto di tutto, del bilancio preventivo che doveva essere approvato così come della situazione degli immobili, che in molti casi sono stati trasformati in sedi di partito senza che nessuno paghi l’affitto».
Senza voler parlare ancora di soldi e patrimonio, è interessante vedere come condivideranno – sia pure in momenti diversi – gli stessi spazi di discussione soggetti che ora militano all'ombra di sigle diverse e figure storiche meno evidenti nelle vicende "destre" degli ultimi anni. Se si esclude il primo evento legato alle generazioni più giovani, fa una certa impressione rivedere insieme Angelo Mellone (scrittore e giornalista, prestato da tempo alla dirigenza Rai), Gennaro Malgieri (storico direttore del Secolo d'Italia), Domenico Nania, Gennaro Sangiuliano (vicedirettore del Tg1) e tante figure di punta della vecchia An.
Ecco quindi sfilare tra gli altri, nell'evento del promeriggio,
Mario Landolfi (ora responsabile di Pronti per il Sud), Roberto Menia (già Fli, ora segretario generale del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo), poi Silvano Moffa (presidente di Azione Popolare), Francesco Storace (La Destra, ora vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio), Oreste Tofani (presidente di Nazione sovrana), Adolfo Urso (presidente della Fondazione Farefuturo), Pasquale Viespoli (ex Fli, ora presidente di Mezzogiorno Nazionale) e due attuali membri di Fratelli d'Italia, Adriana Poli Bortone (tuttora presidente di Io Sud) e ovviamente la Rauti. Degli ex An ora in Forza Italia ci sarà solo Fabrizio Di Stefano; Gasparri e Matteoli, facile pensarlo, forse non si vedranno.
Sarà un modo per tornare verso Alleanza nazionale? Difficile dirlo, anche se stavolta sono della partita sia soggetti che già a fine 2013 avevano provato a mettersi in modo in tal senso (Storace, Menia, la Poli Bortone, Nania e Tofani), sia persone che – come parte di Fratelli d'Italia, a partire da Achille Totaro – riuscirono a farsi assegnare il simbolo di An facendo irritare a morte Storace & co. Di sicuro, per ora di fiamme nella grafica non se ne vedono: solo una reinterpretazione del tricolore, fatta di nastri che si svolgono e si intrecciano morbidamente, forse nella speranza di arrivare a un buon ordito per il tessuto della destra. E Fini? La sua fondazione Liberadestra non è tra gli organizzatori ... starà a guardare?

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