martedì 14 luglio 2015

In memoria di Willer Bordon: come nacque l'Asinello

Il momento è di quelli tristi e, con naturalezza, un po' inquieti. Ho appreso da poco della morte di Willer Bordon, persona che per vari anni ha frequentato la politica italiana, con le sue sei legislature trascorse in Parlamento (quattro alla Camera, due al Senato). La sensazione che ho raccontato si spiega se solo si considera che, per quanto ne so, l'ultimo evento pubblico - anche se non affollatissimo - cui l'ex parlamentare ha partecipato è stata la presentazione del mio libro Per un pugno di simboli al circolo Pd di Trastevere, il 4 giugno scorso.
Era stato l'amico, collega di Termometro Politico e consigliere del I Municipio di Roma Livio Ricciardelli a organizzare l'evento, pensandolo fin dall'inizio come un momento irrinunciabile per i "drogati di politica", categoria alla quale entrambi ci fregiamo di appartenere. A introdurre e moderare la presentazione avrebbe pensato lui stesso (anche dopo la rinuncia a partecipare di Marco Esposito), ma era bene trovare almeno un politico con cui dialogare. Abbiamo scartato fin dall'inizio i "big" del momento, cercando di valorizzare piuttosto il gran numero di sigle e simboli di cui il libro era ed è colmo. 
Dopo aver pensato a figure che avrebbero potuto raccontare nicchie politiche sconosciute ai più (uno su tutti, Mauro Guerra, attualmente deputato Pd ma nel 1995 membro attivo degli scissionisti di Rifondazione comunista che costituirono il Movimento dei comunisti unitari e consentirono al governo Dini di sopravvivere meglio, per un po'), Livio si convinse della bontà assoluta di un nome balenatogli all'improvviso: quello di Bordon, appunto. In effetti la scelta era perfetta: da una parte, nella sua esperienza politica aveva conosciuto vari simboli da vicino e alcuni aveva anche contribuito a vararli (da Alleanza democratica a Unione democratica, passando per l'asinello dei Democratici); dall'altra, aveva da alcuni anni abbandonato la politica (facendo l'imprenditore e, di recente, restituendo ai romani il teatro Quirinetta), dunque nessuno poteva tacciarlo di raccontare storie "interessate"; sul fatto che fossero interessanti, noi non avevamo dubbi.
Bordon dunque fu chiamato, lui accettò di buon grado di venire e intervenne: dimostrò la sua serietà e gentilezza, senza nascondere la sua ironia. Raccontò a modo suo il cambiamento della grafica (e della politica) tra la Prima e la Seconda Repubblica, cercando di far emergere tutto ciò che dietro e intorno aveva cambiato volto. Ancora più interessante, per la citata categoria delle politics victims, il suo racconto "da testimone privilegiato" della nascita di un simbolo che ebbe vita breve, ma una storia molto particolare, ossia l'asinello dei Democratici, nati per affiancare Romano Prodi e poi identificatisi soprattutto in Arturo Parisi (in parte la vicenda era già stata narrata su questo blog, attraverso le elaborazioni grafiche dell'autore dell'emblema, Francesco Cardinali). Vale la pena ripercorrere il racconto che fece Bordon, ricco di aneddoti poco noti, ascoltando la sua viva voce di quel giorno: uno modo per dirgli grazie, una volta di più, di quel pomeriggio poco affollato, ma dai contenuti di valore.

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