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martedì 14 giugno 2016

Rimini, completando il panorama simbolico

Al di là del risultato rimarchevole del Patto civico messo in piedi da Pizzolante, anche le altre liste che hanno corso a Rimini meritano attenzione e vanno analizzate attraverso i loro simboli. Nella coalizione vincitrice a sostegno di Andrea Gnassi, ad esempio, subito dopo il Pd e il citato Patto civico, si è collocata Rimini attiva, una lista civica guidata da Andrea Canevaro e che ha unito - con uno sguardo anche al dopo-elezoni - varie anime dell’associazionismo e del mondo del lavoro. Si è tentato di trasmettere l'idea della cittadinanza attiva semplicemente con una freccia che punta in avanti e leggermente curva - per dare maggiormente il segno dell'attività - su fondo rosso sfumato.
Sicuramente con maggiore varietà cromatica è la lista Futura #ConGnassi, formata da giovani di varie estrazioni ed etnie, "lavoratori nei tempi della precarietà, sognatori ma con i piedi per terra", che hanno scelto di condividere il progetto di Gnassi. NewsRimini.it definiva così il contrassegno: "Un cerchio suddiviso in tre onde: il celeste del mare, il viola della coesione sociale, il verde della sostenibilità ambientale", con a destra l'accenno a un volto femminile (forse la personificazione di Futura) e in alto una certezza, più che uno slogan, "Tutto si immagina". Nessun limite agli occhi e alla fantasia, dunque: se si può immaginare, si può fare ed è il caso di scriverlo (anche se la font non convince troppo).
Due sole forze della coalizione sono rimaste fuori dalla ripartizione dei seggi: la "bicicletta" tra Centro democratico e Italia dei valori e, sia pure con qualche voto in più, la lista Sinistra X Rimini. Il principio grafico è lo stesso della Sinistra X Milano (soprattutto quanto al "X" fatto col "maggiore" a freccia), ma il colore è rosso - inequivocabile, in Romagna come altrove - e, vista la vocazione marittima della città, c'è una barca a vela in navigazione sul segmento di base. Intorno, le parole d'ordine della lista (Ambiente, lavoro, cultura, diritti) e un accenno di arcobaleno disegnato a pastelli, giusto per chiarire senza dubbi di quale area politica si stia parlando.
Nella coalizione che sosteneva Marzio Pecci, candidato del centrodestra, c'è meno da dire. Il partito più votato, la Lega Nord, ha usato lo stesso emblema visto a Cattolica, con la riproduzione della caveja - ossia l'asta d'acciaio con anelli, tipica del tempo in cui si arava coi buoi - e del gallo come simbolo della nazione Romagna. Nessuna novità palpabile invece per l'emblema di Forza Italia, utilizzato nella versione delle elezioni europee del 2014, con il cognome di Berlusconi senza alcun riferimento locale. Lo stesso può dirsi per l'emblema di Fratelli d'Italia, che ha solo in basso la "pulce", ormai consolidata, di Alleanza nazionale.
Merita invece un minimo di attenzione il terzo emblema più votato del gruppo, perché evoca subito una sensazione di già visto. E non può essere altrimenti, se solo si considera che Uniti si vince per cambiare Rimini richiama lo stesso format utilizzato per sostenere a Bologna Lucia Borgonzoni: stesso nome, stesso cuore tricolore (anche se qui è diverso il motto), stesso uso di due colori perno (qui rosso e verde, a Bologna ovviamente rosso e blu), stessa idea di riportare in filigrana alcuni monumenti notevoli della città, come l'arco di Augusto e il ponte di Tiberio. Avendo superato di poco il 3,5%, se non altro la lista è riuscita ad aggiudicarsi un seggio e, comunque, ha ottenuto più che a Bologna.
Terzo candidato più votato è stato Luigi Camporesi, i cui simboli avevano iniziato a circolare già mesi fa. Un contrassegno, in particolare, riunisce due emblemi di cui ci si era occupati in passato, cioè Obiettivo civico e Vincere per Rimini: entrambi sostengono Camporesi, che era stato candidato sindaco e capogruppo del MoVimento 5 Stelle nel 2011. Come è noto, non esiste alcuna lista certificata del Movimento, ma Camporesi si era proposto di portare avanti gli ideali del M5S senza rimanere legato al simbolo di cui è titolare Grillo: l'unione dei due emblemi ha consentito di presentare una lista (senza dover raccogliere il doppio delle circoscrizioni) e di dare corpo al progetto.
Allo stesso candidato, peraltro, erano legate altre due liste, che a differenza della prima non sono entrate in consiglio comunale. Una di queste riuniva tre emblemi: quelli di Fare! con Flavio Tosi, Insieme per Rimini e Noi per la Romagna. Al simbolo del faro, battezzato l'anno scorso, si aggiunge una stilizzazione dell'arco di Augusto su fondo blu, con tanto di famigliola gialla che passeggia davanti (Insieme per Rimini, che in basso peraltro riporta l'indicazione dell'associazione "Italia in Comune") e di nuovo la caveja, stavolta piantata come da tradizione in una tavola di legno, con la riproduzione del gallo romagnolo a fianco (Noi per la Romagna).
L'altra lista, pur avendo un emblema decisamente poco appetibile, risulta interessante per la peculiarità riminese. Si è detto, infatti, che nessuna lista è stata certificata dallo staff del M5S, per cui per qualcuno è stato inevitabile cercare di intercettare quegli elettori presentando il simbolo di un Movimento libero - Rimini, che richiamasse l'esperienza dei 5 Stelle, senza però risultare in alcuna maniera confondibile. La font Helvetica condensed black è diversa da quella del M5S, così come il colore giallo del contorno del cerchio (al posto del rosso, che qui c'è solo nella parola "Rimini"); nessuna traccia di stelle, anche se è rimasta gialla l'espressione "libero", senza che questo rischi di portare problemi di confondibilità. 
Gli altri candidati sindaci risultano essere piuttosto lontani con le loro percentuali. La prima tra gli esclusi dal consiglio è Sara Visintin, aspirante prima cittadina della lista Rimini in comune - Diritti a sinistra, che raccoglieva parte della sinistra non schierata con Gnassi. Il gruppo, che aveva la dichiarata intenzione di costruire "una lobby civica nell'interesse dei cittadini", aveva adottato anch'esso il fondo rosso, come elemento identitario; la parte iconografica era rappresentata da una conchiglia, che sormonta l'espressione ambivalente "diritti a sinistra" (nel senso dei diritti e della direzione da tenere). Curiosità: quello appena analizzato era l'unico dichiaratamente tridimensionale.
Se Rimini in comune ha ottenuto poco più del 2%, altrettanto può dirsi della lista a sostegno dell'ex dirigente scolastico Mara Marani, Rimini People. Gli elementi più evidenti erano il nome, anch'esso in font Helvetica (rosso) e le sagome di sette mani, tinte dei colori dell'arcobaleno (per indicare l'intreccio tra culture diverse); per riempire l'emblema, in compenso, erano stati inseriti tre hashtag, uno con il nome della candidata alla guida del comune, #inMovimento (con riferimento anche alla presenza di alcuni ex componenti del Meetup locale) e #PrimaLePersone, come slogan portante del progetto civico che si proponeva di lavorare su giustizia sociale, inclusione, accoglienza, lotta al lavoro nero e risposta all'emergenza casa.
Sotto il 2%, i candidati del Popolo della Famiglia (Ada Di Campi), di Forza Nuova (Mirco Ottaviani) e del Fronte nazionale per l'Italia, che schierava Marina Mascioni. Nessuno si lasci ingannare dalla fiammella tricolore in alto: l'emblema, diverso da quelli del vecchio Msi e di An, della Fiamma tricolore e del quasi omonimo Fronte nazionale di Adriano Tilgher, richiama un diverso partito, che vuole riunire cittadini e soggetti collettivi interessati ad affermare l'istanza nazionale e il primato della cittadinanza attiva nazionale, in chiave sovranista e identitaria. Sarà bene riparlare in un altro momento con più ampiezza di questo soggetto politico, che però a Rimini non ha avuto troppa fortuna. 

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