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mercoledì 14 settembre 2016

Centrodestra, Salvini pensa a una Lega federale?

E se qualcuno ci avesse pensato?
Qualcuno ne sembra piuttosto convinto: se si vuole guardare a potenziali novità di rilievo nel panorama politico italiano, occorre tenere d'occhio l'area leghista. L'ipotesi, mai del tutto sopita, è stata rilanciata poche ore fa da un articolo scritto da Francesco Cramer per ilGiornale.it. In campo ci sarebbe una vera e propria "tentazione" di Matteo Salvini: il lancio di un nuovo soggetto politico che funga da contenitore o da aggregatore per il centrodestra, ovviamente sotto la guida del leader del Carroccio e non di altre figure vecchie (Silvio Berlusconi) o "nuove" (Stefano Parisi). 
Scartata l'ipotesi di lanciare un simile progetto al tradizionale - e rituale - raduno di Pontida (proprio in queste settimane si parla con più insistenza di possibili modifiche alla legge elettorale e oggettivamente sarebbe diverso doversi rapportare con un premio di maggioranza a una singola lista o a una coalizione), per Cramer si starebbe comunque facendo strada l'idea di dare avvio a "un progetto politico nuovo cambiando pelle a Noi con Salvini, costola sudista della Lega che però al centro e al sud non ha sfondato alle ultime amministrative". Si tratterebbe dunque di cambiare il brand di quel soggetto politico - il che, vista la sua scarsa vita fin qui, darebbe l'impressione di averne fondato uno nuovo - e di dargli una guida autonoma, così da poter costruire con la Lega Nord un nuovo contenitore di centrodestra.
Secondo Cramer la rinnovata creatura politica potrebbe "attrarre tutto quel mondo berlusconiano che non si fida di Parisi", evitando ogni tendenza centrista o filorenziana e costruendo una proposta ben alternativa al Pd e "marcatamente federalista", magari ripartendo dal disegni di tre macroregioni che fu di Gianfranco Miglio. Questo potrebbe convincere anche i leghisti della prima ora - finora apparsi poco convinti di un impegno su scala nazionale - dell'opportunità di seguire un progetto nuovo, che però mostri di avere radici in una storia (quella della prima Lega) cui guarda con rispetto e considerazione. Il giornalista, senza giri di parole, pensa soprattutto all'accoglimento di istanze affini a quelle di Roberto Maroni, interessato a una Lega più di governo che di lotta, più federalista che nazionalpopulista alla Le Pen.
Detto questo, è lecito fare qualche riflessione sull'eventuale simbolo che potrebbe essere messo in campo qualora si volesse lanciare davvero il nuovo progetto politico. Certamente l'ipotesi più misteriosa resta quella legata a un Italicum conservato così com'è (presumibilmente a seguito di una vittoria dei "sì" al referendum costituzionale), poiché sulla scheda dovrebbe finire un solo emblema, tutt'al più contenente una o più "pulci" di altri partiti. Se invece ci fosse di nuovo lo spazio per formare coalizioni, il nuovo soggetto potrebbe tranquillamente affiancare il Carroccio senza essere alternativo a questo (com'è avvenuto invece finora per Noi con Salvini, al di là dell'esperimento locale romano - non troppo esaltante - che ha utilizzato la grafica di quest'ultimo, ma con la parola "Lega").
In questo secondo caso, dunque, si dovrebbe immaginare un emblema rinnovato (più o meno simile a quello di Noi con Salvini) da porre al fianco di quello della Lega Nord. Qualora invece il sistema elettorale restasse invariato, si dovrebbe tener conto dell'inopportunità di utilizzare nomi come Lega d'Italia (troppo simile alla Lega Italia di Carlo Taormina e a rischio di azioni legali) o Italia Federale (coniato nel 1997 da Irene Pivetti, usato con poca fortuna e ripreso più di recente - con tutt'altra grafica - da Aldo Traccheggiani); allo stesso tempo, sarebbe praticamente impossibile mettere da parte l'immagine storica di Alberto da Giussano, la cui irrinunciabilità è stata riaffermata da Salvini in varie occasioni. 
Stando così le cose, qualcuno potrebbe seriamente considerare l'ipotesi di rielaborare un altro vecchio marchio, utilizzato o almeno approdato proprio in casa leghista: quello della Lega Italia federale. Non la si confonda con la Lega italiana federalista, nata nel 1995 grazie all'apporto di figure quali Luigi Negri, Enrico Hüllweck e Sergio Cappelli (una pagina politica su cui presto occorrerà ritornare) ed esauritasi piuttosto in fretta per mancanza di organizzazione. Il riferimento è invece a quel progetto concepito tra il 1992 e il 1993 proprio per utilizzare su tutto il territorio nazionale l'emblema della Lega Nord: all'epoca fu coordinato da Cesare Crosta (già del Partito monarchico nazionale e, in seguito, del Fronte dell'Uomo qualunque rifondato da Giuseppe Fortezza, anch'egli candidato con Crosta dalla Lega Nord-Centro-Sud alle politiche del 1992), alle amministrative di Roma del 1993 candidò Maria Ida Germontani, si ripresentò ad alcuni appuntamenti elettorali nel 1995 (vedendo affermarsi la figura di Gianfranco Vestuto, candidato alle suppletive di Napoli del 1995 e futuro fondatore della Lega Sud - Ausonia) e fu sostanzialmente abbandonato dal 1996, con l'emergere delle idee secessioniste. 
Per marcare la differenza rispetto ad allora, magari, potrebbe essere sufficiente togliere il termine "Italia" e lasciare soltanto come nome Lega federale, magari con la prima parola in bella evidenza. In questo modo nessuno avrebbe dubbi sull'impegno in senso federalista del soggetto politico e si manterrebbe la forza del segno leghista per eccellenza (conquistata in anni di uso) senza limitarla alle sole regioni del Nord. Certo, convincere parte dei berlusconiani inquieti non sarà facilissimo, ma alla Lega interesserebbe innanzitutto non perdere la propria base storica e questo, con l'emblema proposto, difficilmente accadrebbe.

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