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martedì 27 settembre 2016

I segreti dello spadone da Giussano

Immagine tratta da Contro Roma
Matteo Salvini l'ha dichiarato più volte: qualunque forma prenda il progetto della Lega nelle altre regioni d'Italia, al Nord niente smuoverà dal simbolo la sagoma di Alberto da Giussano. O meglio, la sagoma della statua dedicata al Guerriero di Legnano, inaugurata nel 1900 e tuttora presente in piazza Monumento: da moltissimo tempo è noto che quell'immagine non rappresenta la figura leggendaria di Alberto da Giussano - mai vissuto, dunque, a differenza ad esempio del condottiero Guido da Landriano - eppure nell'immaginario collettivo l'errata attribuzione è difficile da rettificare, per cui sarebbe difficile mettere in testa ai militanti leghisti e a tutti i drogati di politica in circolazione che quello del simbolo non è Alberto da Giussano. 
Al di là di questo, com'è finito quel disegno sul contrassegno della Lega lombarda prima e della Lega Nord poi? Certamente l'immagine della statua del guerriero era molto d'impatto, con il suo spadone puntato in avanti verso l'alto, eppure l'idea di trasformare quella statua in un segno politico - ma non di un partito - era già venuta a qualcun altro e nemmeno poco tempo prima. Ne è convinto Roberto Gremmo, capostipite assoluto degli autonomisti in Piemonte. Nel suo libro Contro Roma del 1992 - il sottotitolo era Storia, idee e programmi delle Leghe autonomiste del Nord - scriveva così: 
L'idea del guerriero dentro alla Lombardia il Bossi l'aveva semplicemente scopiazzata pari pari dal primo numero di marzo del 1959 del giornale del Movimento autonomista padano che il dottor Guido Calderoli aveva fondato per rivendicare [...] l'istituzione della Regione Lombardia. Calderoli pubblicava un giornalino (la "Regione Lombarda") che riproduceva proprio l'emblema.
A ripescare la prima pagina di quella pubblicazione, che Gremmo (infaticabile cercatore di documenti) riprodusse nel suo libro, si coglie davvero una sensibile somiglianza, se non della grafica "in concreto", per lo meno dell'idea - cioè del simbolo vero e proprio - che ritornava a distanza di poco meno di trent'anni. Ironia della sorte, a ritornare era anche il cognome Calderoli, che uno dei volti più noti della Lega Nord condivide con il fondatore del Movimento autonomista padano, anche perché il secondo era nonno del primo.
Anche il pensiero di trasformare la statua legnanese in marchio, però, non era esattamente nuovo, e certamente all'interno della Lega questo si sapeva. Sempre Gremmo, infatti, ricorda nel libro:
Un giorno Bossi mi aveva telefonato e, con il suo solito modo di parlare guardngo, mi aveva chiesto se, secondo me, il guerriero delle biciclette Legnano era coperto da qualche tutela legale o no. Gli dissi che, a mio parere, visto che riproduceva il monumento eretto nella piazza della cittadina lombarda, non poteva vantare alcun "copyright" e perciò poteva essere ripreso liberamente. 
Sarebbe stato lo stesso Gremmo, tra l'altro, a suggerire un accorgimento per evitare ogni seccatura o accusa di contraffazione. "Forse, aggiunsi, in caso di riproduzione, sarebbe stato meglio far capire - raccontava ancora lui - che si trattava non del guerriero delle bici ma di quello del monumento vero e proprio. Bossi mi diede ascolto. Ecco perché il guerriero del simbolo ha il piede destro appoggiato su un pezzettino di pietra, per dare l'idea del monumento legnanese". Indubbiamente il monumento era lo stesso, ben riconoscibile da chi andava in bicicletta, ma la forza che l'uso successivo avrebbe dato al segno politico avrebbe reso decisamente più famoso il guerriero leghista di quello ciclista.
Il libro di Gremmo, infine, non dice il nome del grafico che si occupò del disegno del simbolo della Lega lombarda (ricorda solo "che aveva lo studio a Milano in via Settala"), presentato a Umberto Bossi da Roberto Bernardelli (già cofondatore del Partito pensionati e impegnato in formazioni autonomiste); sottolinea, in compenso, che questi non avrebbe mai ricevuto da Bossi la cifra promessa per ricompensarlo di quel lavoro. Un ricordo - se confermato - decisamente amaro, per un simbolo che di strada ne ha fatta parecchia.

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