Post in evidenza (clicca sull'immagine)

Ci metti la firma? Idee e proposte per un acceso più equo alle elezioni

lunedì 19 dicembre 2016

Democrazia cristiana, la parola "fine" è ancora lontana

Basta fare un rapido giro su questo sito per rendersi conto di quanto la querelle infinita relativa alla Democrazia cristiana sia una fonte continua di notizie e di spunti per l'approfondimento, non solo - ovviamente - di questioni "simboliche", ma più in generale di problemi legati al "diritto dei partiti": un terreno fino a qualche tempo fa quasi inesplorato dal legislatore, ma talmente litigioso da richiedere per forza l'intervento dei giudici (che, a loro volta, avevano come primo problema la scelta delle regole da applicare).
Dopo la notizia - che questo sito ha dato per prima giovedì scorso - della fissazione dell'assemblea degli iscritti alla Dc per il 25 e 26 febbraio prossimi da parte del Tribunale di Roma, su richiesta di oltre il 10% degli iscritti risultanti dagli elenchi dei soci della Dc-Fontana (tentativo peraltro bloccato dallo stesso giudice che ora ha disposto la convocazione dell'assemblea), era inevitabile attendersi reazioni da alcuni dei personaggi a vario titolo coinvolti in questa complicatissima vicenda giuridica e giudiziaria.
Il Tempo, nel dare conto venerdì della decisione del giudice Guido Romano, in un ampio servizio di Carlantonio Solimene ha raccolto l'interesse di Gianfranco Rotondi (che persevera nel definirsi "ultimo rappresentante legale dello Scudo Crociato", ma dovrebbe dire almeno che lo sarebbe tutt'al più come ultimo tesoriere del Cdu, alla pari dei legali rappresentanti del Ppi, Luigi Gilli e Nicodemo Oliverio) e il parere nettamente contrario di Pierluigi Castagnetti, ultimo segretario politico del Ppi-gonfalone, ossia il soggetto giuridico che appare maggiormente in continuità con la Dc che nel 1994 cambiò il nome (appunto) in Partito popolare italiano. E se Rotondi annunciava (avendo dalla propria anche Rocco Buttiglione e forse il segretario Udc Lorenzo Cesa) di non voler ostacolare il tentativo di Alberto Alessi, Nino Luciani e altri, ritenendo che il percorso iniziato da loro "debba essere portato avanti in armonia con tutti coloro che ritengono di far parte in qualche modo della storia democristiana", Castagnetti parlava senza mezzi termini di "una cosa semplicemente assurda" - soprattutto per il fondamento sugli elenchi degli iscritti relativi a un precedente tentativo bloccato dai giudici - e dava per certa "una reazione legale".  
Venerdì è intervenuto pure Ettore Bonalberti, tra i più attivi nel percorso che nel 2012 aveva portato al consiglio nazionale e al congresso (poi demoliti dal Tribunale di Roma) che avevano portato Gianni Fontana alla segreteria. Scrivendo su Formiche.net, di cui è contributore, Bonalberti ha sostenuto che il decreto del giudice "permette, finalmente, di dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione n. 25999 del 23.12.2010" in base alla quale "la Dc non è mai stata giuridicamente sciolta" (il che è vero, ma con conseguenze diverse da quelle sostenute da Bonalberti). Ottima notizia per chi ha "dal 1993 [...] operato, tra mille difficoltà e incomprensioni, per la ricomposizione dell’area democratico cristiana, popolare e liberale" e, dopo la Cassazione, di avere "concorso a riaprire nel 2012 il tesseramento alla Dc di tutti i soci che erano stati iscritti allo scudo crociato nel 1992, data ultima del tesseramento della Dc storica". Bonalberti si è detto grato a "quanti in tutti questi anni della dolorosa diaspora democristiana, hanno sofferto e si sono battuti per dare pratica attuazione alla sentenza della Suprema Corte", compresi Luciani, Alessi e Pellegrino Leo, "tra i principali protagonisti di quest’ultima fase nei rapporti con il tribunale di Roma e nei primi adempimenti da esso richiesti". Per Bonalberti il ritorno della Dc sarebbe una mossa "contro le logiche dell’imperante capitalismo che determina l’asservimento dell’economia reale e della politica ai propri fini speculativi": servirebbero "forze giovani e cristianamente ispirate" per creare una nuova classe dirigente "attraverso una nuova Camaldoli programmatica, da tenersi a primavera, con le espressioni migliori della cultura cattolica e popolare, della vasta e articolata realtà sociale" dei laici, pure in prospettiva elettorale.
Qualche cautela in più è stata espressa da Franco De Simoni, altro iscritto alla Dc nel 1992-1993 e parte dell'associazione-comitato omonimo (guidato e rappresentato da anni da Raffaele Cerenza), il quale ha affidato a una nota alcune riflessioni. Richiamata anch'egli la sentenza del 2010 della Cassazione, De Simoni ha ricordato che "negli anni molti amici hanno cercato di ridare vita organizzativa alla Dc ma, mancando il rispetto dello Statuto e del codice civile, non sono mai riusciti nell'impresa": facile citare la sentenza n. 14046/2014 del Tribunale di Roma, dichiarativa della nullità del Consiglio nazionale "convocato dall'on. Fontana e presieduto dall'on. Darida nel 2012" per la mancata convocazione di tutti i componenti "mediante avviso personale", come richiederebbero le disposizioni attuative del codice civile. Il timore di De Simoni è che, anche dopo il decreto del Tribunale di Roma sulla convocazione dell'assemblea degli associati alla Dc, "ancora una volta, in mancanza del coinvolgimento di tutti gli iscritti del 1992/1993, e senza la massima pubblicità nelle forme previste dallo Statuto della Dc e dal Codice Civile, anche questo tentativo sarà destinato al fallimento, come i precedenti": per questo, "il Comitato Democrazia cristiana - iscritti 1992/1993", nato per "creare le condizioni per lo svolgimento del XIX Congresso nel rispetto dello Statuto del Partito approvato nel 1984 e tuttora in vigore [...] esprime la massima disponibilità ad organizzare un coordinamento nazionale di tutte le associazioni che si richiamano alla storia della Dc e a trovare tutte le forme di pubblicità dell'iniziativa, per fare in modo che si arrivi finalmente a organizzare il XIX Congresso in modo corretto".
Una voce decisamente contraria alla decisione, infine, è arrivata sabato dal Consiglio nazionale della Democrazia cristiana: ovviamente non quella che Alessi e gli altri vogliono riconvocare, ma quella che si riconosce nella segreteria politica del friulano Angelo Sandri. Durante la riunione dell'organo, al teatro Testaccio di Roma, "si è anche dibattuto - così si legge in un testo pubblicato nel gruppo Facebook "Il Popolo della Democrazia cristiana" - su un articolo pubblicato dal Tempo [...] riguardante la convocazione di un'Assemblea di Iscritti ad un fantomatica Associazione della Democrazia Cristiana prevista per fine Febbraio 2017" (peraltro inserendo un riferimento a Gianfranco Rotondi, del tutto fuori luogo). Il punto sarebbe stato illustrato dallo stesso Sandri, "che ha ribadito le tappe dl un percorso politico-giuridico che ha segnato una continuità della mai decaduta Democrazia Cristiana, dal 1994 ad oggi e che non può più essere messo in discussione da chicchessia". Non solo: ben lungi dall'idea di preparare la celebrazione del XIX congresso, il gruppo legato a Sandri sempre sabato ha annunciato l'indizione del XXIII congresso, che si terrà a metà febbraio a Roma, dunque pochi giorni prima dell'assemblea disposta dal Tribunale. 
A dispetto della comune appartenenza ai valori della Dc, dunque, a dividere i "riattivatori" democristiani ci sono ancora molte cose - compresa la numerazione delle assise congressuali - e c'è da scommettere che la vicenda vedrà di nuovo le aule di tribunale. E i mille pezzi dello scudo, invece che riunirsi, potrebbero frantumarsi ancora di più.

Nessun commento:

Posta un commento