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sabato 2 novembre 2019

Democrazia cristiana, primi passi di una federazione (e il ritorno?)

Il passato vuole avere un futuro? Forse no, ma la Storia vuole averlo sicuramente. Perché è difficile pensare che preferiscano l'etichetta di "passato" a quella di "Storia" coloro che il 30 ottobre si sono riuniti a Roma presso il Centro studi Leonardo da Vinci al fine di costituire una federazione tra partiti e movimenti che si ispirano alla tradizione popolare della Democrazia cristiana. Si è dato notizia di un patto tra 25 soggetti il cui programma è tanto chiaro quanto arduo: dare vita a "un nuovo soggetto politico unitario per superare la diaspora e le divisioni che in questi lunghi anni hanno compromesso una presenza culturale e politica nel nostro Paese". Il tutto con l'idea di rispondere tanto alla delicata situazione politica italiana, quanto alla presenza "di una destra estrema, eversiva e xenofoba che si è sviluppata per la crisi che ha attraversato il centro e la sinistra".
Prima di procedere, occorre subito mettere in chiaro una cosa. Chi ora scrive è ben consapevole, alla pari di coloro che leggono, che su queste pagine e altrove si è già parlato a più riprese di federazione in area democratico-cristiana: lo si è fatto, per dire, tanto a luglio 2018 quanto a dicembre dello scorso anno, con varie realtà coinvolte (in entrambi i casi a guidare le federazioni - anche se il secondo era soprattutto un patto programmatico - era stato Gianfranco Rotondi). Quei disegni poi si sono dissolti e ne sono nati altri, anche piuttosto diversi, dunque non è dato sapere come andrà questa volta; è però interessante "fare l'appello", anche per capire che respiro potrà avere il progetto.

Ha presieduto l'assemblea del 30 ottobre Giuseppe Gargani, già presidente di uno dei comitati per il No al referendum costituzionale del 2016, ma soprattutto ex parlamentare taliano ed europeo di lungo corso (prima della Dc-Ppi, poi di Forza Italia - Pdl, aderendo all'Udc nel 2010). Oltre al suo, il nome di maggior spicco è quello di Lorenzo Cesa, da anni segretario dell'Udc: il fatto che sia della partita la forza politica cui dal 2004 viene riconosciuto puntualmente l'uso elettorale dello scudo crociato a livello nazionale è tutt'altro che un particolare di poco conto per capire se il soggetto politico che verrà potrà avvalersi anche dell'emblema storico della Dc (più o meno ridisegnato) senza avere grane legali. Il progetto, in ogni caso, sembra in continuità con quanto proposto da Cesa alla fine della festa Udc di Fiuggi.
Tra i firmatari del patto c'è poi Mario Tassone, segretario del Nuovo Cdu, partito che dalla fine del 2013 ha iniziato a operare, in continuità (solo politica) con il Cdu di cui Tassone era presidente del consiglio nazionale (e Rotondi tesoriere). Una formazione politica che si è vista poco, effettivamente, ma che a livello locale (soprattutto nella Calabria di Tassone, ma non solo) ha continuato a operare e certamente appartiene a quelle che si inseriscono nella tradizione che si rifà alla Dc (anche se qui non c'è più alcun richiamo simbolico, al di là del nome post-democristiano adottato). Nel corso degli anni, peraltro, Tassone ha sempre guardato con interesse a operazioni di questo tipo: lo si è visto, tra l'altro, anche all'Ergife il 26 febbraio 2017, all'assemblea che intendeva riattivare la Dc.   
A questo proposito, ha firmato l'atto federativo anche Renato Grassi, in qualità di segretario proprio di quella Democrazia cristiana, in base al XIX congresso svoltosi il 14 ottobre 2018: anche la sua presenza, da un certo punto di vista, sembra indice del fatto che il nuovo soggetto politico possa avvicinarsi il più possibile alla Democrazia cristiana. Lo stesso potrebbe dirsi per la partecipazione al patto dell'immancabile Gianfranco Rotondi, deputato eletto in Forza Italia non proprio in i: certamente però lui ha partecipato all'accordo anche in qualità di presidente della Fondazione Democrazia cristiana (già Fondazione Sullo) e, considerando che Rotondi alla fondazione aveva conferito anche nome e simbolo della "sua" Democrazia cristiana (ottenuto in uso dal Ppi nel 2004), non è impossibile che si riprenda l'idea di unire l'uso legittimo del vecchio nome (apportato da Rotondi) e quello del simbolo (apportato dall'Udc di Cesa).
Appare piuttosto interessante il ritorno sulla scena politica di Publio Fiori, che partecipa al patto come fondatore e leader del soggetto politico Rinascita popolare (già Rifondazione Dc, nome scelto nel 2004 all'atto della fondazione): Fiori, che già aveva cercato nel 2011 di ottenere la nomina di un curatore speciale per la Dc "dormiente" dopo la sentenza della Cassazione del 2010, concorre dunque al disegno che punta a ridare vita e voce all'area democratico-cristiana, questa volta per la via politica e non giuridica. La sua presenza, per questo, non può passare inosservata a chi ha seguito finora tutte le tappe della vicenda legata allo scudo crociato.
Non stupisce, poi, la presenza tra i firmatari di Paola Binetti, senatrice iscritta all'Udc (anche se fa parte del gruppo di Forza Italia); in questo caso, però, lei risulta partecipante al patto a nome del soggetto Etica e Democrazia: l'etichetta viene dal libro che aveva pubblicato con Lindau nel 2012. Proprio Paola Binetti nelle settimane scorse si era mostrata molto impegnata nel progetto che Lorenzo Cesa aveva annunciato, per dare una casa politica nuova e più visibile ai democratici cristiani (e sempre Binetti era stata indicata come autorevole tramite con la Chiesa per ottenere l'appoggio a quello stesso progetto): il fatto che il suo nome sia stato divulgato non è quindi senza importanza, per una prognosi sulla riuscita del progetto politico.
Tra i soggetti che hanno firmato - tutti riconducibili all'area cattolica, nonché al volontariato - c'è anche l'Associazione liberi e forti, guidata da Ettore Bonalberti: lui è tra coloro che più si sono impegnati dopo la sentenza della Cassazione del 2010 per far tornare in attività un partito identificabile con la Dc (se non proprio quella storica) e tuttora aderisce alla Dc guidata da Grassi, dopo aver collaborato a lungo con Gianni Fontana. "La sottoscrizione di questo documento politico - ha scritto sul sito dell'associazione - costituisce un fatto importante per chi come noi, 'dc non pentiti', ha perseguito sin dal 1994 l'obiettivo della ricomposizione dell'area politica dei cattolici democratici e dei cristiano sociali. Finisce il tempo della diaspora democratico-cristiana e comincia quello della costruzione del nuovo centro della politica italiana".
Una Costruzione cui partecipano anche Filiberto Palumbo (ex componente del Csm e fondatore della Nuova Democrazia cristiana europea), Giovanni Copertino (ex presidente della Regione Puglia), Giuseppe Rotunno (Civiltà dell’Amore), Antonino Giannone (professore di Leadership ed Etica), Maurizio Eufemi (associazione Democratici cristiani), Gino Ferlicchia (Centri studi Aldo Moro - Renato Dell’Andro), Mauro Scanu (Iniziativa cristiana), Elvio Covino (Società e Famiglia), Mauro Carmagnola (del Laboratorio x la Libertà, oltre che dirigente Dc-Grassi), Giannantonio Spotorno (Recta Civitas) ed Herman Teusch (Democristiani italiani di Monaco di Baviera).
L'elenco dei firmatari prosegue con Giulio Alfano (professore di Etica alla Pontificia Università Lateranense), Pasquale Tucciariello (Centro studi Leone XIII), Alessandro Corbelli (Movimento Popolare Italiano-Parigi), Elisabetta Campus (Ass. di Volontariato Ospedaliero), Michele Laganà (Associazione Futura), Pasquale Ruga (Partito Valore Umano) e persino Domenico Scilipoti Isgrò, proprio l'ex Idv, poi Movimento di responsabilità nazionale e ora rappresentante di Unione cristiana.
Il tentativo di ricomporre l'area politica cattolica popolare, nel segno dei valori dell'umanesimo cristiano (e con l'idea di partecipare a pieno titolo al Ppe) parte dal Comitato provvisorio della Federazione, costituito dai firmatari; nei prossimi giorni partiranno varie iniziative regionali e locali per presentare il progetto e radicarlo nei territori. Nel frattempo, spetterà al comitato provvisorio lavorare a un'assemblea costituente che nel giro di qualche settimana ("seguendo i tempi dell'agenda politica") dovrà definire il programma e scegliere nome e simbolo del nuovo soggetto. Il fatto che siano della partita tanto il gruppo di Grassi (ex Fontana), che dal 2012 ha continuato a rivendicare la facoltà di utilizzare nome e simbolo della Dc, quanto Cesa e Rotondi (che nel corso degli anni si sono opposti all'uso dello scudo crociato fatto da altri) fa ritenere molto probabile il varo di un emblema molto democristiano, nel nome e nella grafica, ma è ancora presto per sbilanciarsi.
L'idea di fondo resta quella degasperiana - "Solo se saremo uniti saremo forti, solo se saremo forti saremo liberi" - anche se parlare di fine della diaspora democristiana sembra un po' azzardato. Tra coloro che hanno rivendicato la titolarità o l'uso legittimo di nome e simbolo della Dc, molti figurano tra i firmatari, ma non tutti: c'è chi continua ad avere idee diverse e nei prossimi giorni si cercherà di dare meglio conto di questo. In ogni caso, ci si prepara a una nuova puntata della saga Dc: non sarà l'ultima - c'è da giurarlo - ma forse sarà decisiva. 

1 commento:

  1. da liberale, quale sono da sempre, ho nostalgia della Democrazia Cristiana di un tempo, con la quale i liberali potevano civilmente interloquire, consentendendo in via generale sulla concezione della "politica"e dissentendo spesso sulle specifiche "politiche". Sono lieto che le tante sigle DC di oggi si rimettano insieme per ridare vita a quella di allora, e auguro ogni successo. Mi resta il rammarico che non siano state sino ad ora capaci di fare altrettanto le tante sigle liberali che imperversano sul web, talvolta autentiche, talaltra sedicenti. Verrà il momento, prima o poi.

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