giovedì 22 ottobre 2020

Democrazia cristiana, un altro XIX congresso e due diffide

Una delle poche certezze, perfino in questo periodo di tensione legata al Coronavirus, è che la saga della
Democrazia cristiana non si interrompe: chi cerca, con estrema pazienza, di seguirla è costretto a gimcane tortuose ricche di incroci, che inevitabilmente finiscono per creare occasioni di scontro tra le diverse idee su come riportare correttamente in attività la Dc, dopo l'indebita trasformazione in Partito popolare italiano del 1994.
Come annunciato già un mese fa, dopo un percorso reso piuttosto lungo a causa dell'emergenza Covid-19, il 24 ottobre - cioè dopodomani - è previsto che si tenga il XIX congresso della Democrazia cristiana. Ovviamente occorre subito precisare di quale Dc si stia parlando, anche perché il 12 settembre si era svolto a Roma un evento già definito "XIX congresso della Dc", dal quale erano usciti eletti Franco De Simoni come segretario politico, Raffaele Cerenza segretario amministrativo e Antonio Ciccarelli coordinatore nazionale: loro avevano portato avanti un diverso percorso di riattivazione, passato per l'autoconvocazione dell'assemblea dei soci dell'ultimo tesseramento valido (1993), unico organo ritenuto dai promotori ancora esistente e in grado di rappresentare validamente il partito (a differenza di tentativi precedenti e tuttora in corso). Il XIX congresso previsto tra due giorni, dunque, si riferisce al (diverso) disegno per far riprendere vita alla Dc guidato da Nino Luciani, sulla base tanto dell'assemblea del 12 ottobre 2019 (distinta da quella "fondativa", contemporanea, tenuta da Cerenza e De Simoni) con cui si era di fatto revocato il XIX congresso celebrato nel 2018 e che aveva eletto alla segreteria Renato Grassi, quanto dell'assemblea soci dello scorso 12 settembre che - oltre a confermare Luciani come presidente dell'associazione, dopo le dimissioni irrevocabili di Gianni Fontana - aveva appunto fissato la data del 24 ottobre per ricelebrare per la terza volta (dopo il 2012 e il 2018, considerando solo i tentativi successivi alla nota sentenza di cassazione del 2010) il XIX congresso del partito.
La convocazione è stata inviata via posta e via e-mail ai soci, nonché pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - parte II dell'8 ottobre. In effetti, insieme alla data, era stato stabilito anche che il congresso dovesse tenersi a Roma, presso la Domus Australia (in via Cernaia, 14/B); l'ultimo decreto della Presidenza del Consiglio, tuttavia, ha precisato che le attività congressuali possono tenersi solo se si svolgono a distanza, quindi il congresso è stato trasferito su Skype. Peraltro, nello stesso giorno del 24 ottobre, dovrebbero prima svolgersi - sempre da remoto - i congressi regionali, per eleggere i delegati che dovranno esprimersi al congresso (l'attività non dovrebbe essere molto lunga, visto il numero non elevato di soci attivi), da tenere secondo il regolamento diffuso sul sito www.democraziacristianastorica.it.
L'ordine del giorno del congresso nazionale prevede che si discuta la relazione del presidente dell'associazione, si propongano e si decidano gli indirizzi politici del partito, si eleggano il segretario, il consiglio nazionale e i due terzi dei membri della commissione elettorale nazionale; dovrebbero essere discusse anche alcune modifiche statutarie (nomina dei coordinatori regionali in via transitoria per convocare i congressi regionali e nominare gli organi di quel livello; nomina di una commissione nazionale che elabori le proposte di modifica allo statuto e delega del potere di modifica al consiglio nazionale con quorum determinato dall'assemblea; decisioni sul modo di convocare gli organi del partito).
Si tratta dunque dell'ennesima "puntata parallela" di una vicenda assai delicata e complicata. Lo stesso Luciani, a dire il vero, nella mail di invio della convocazione ammette che qualcosa potrebbe non essere pienamente in regola anche questa volta, ma esorta all'indulgenza e a guardare al risultato da ottenere: "Voglio ricordare il Vangelo: 'Chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà subito fuori in giorno di sabato?'. [...] Siccome anch'io (presumo) avrò fatto qualche illegalità (perché il vecchio Statuto del 1984 è difficilissimo da applicare, essendo superato dall'ambiente di oggi), chiedo a tutti di chiudere un occhio se scoprono qualcosa di imperfetto, purché (per il bene dell'Italia) il partito storico dei Cattolici possa tornare in Italia". Luciani precisa anche, nella speranza che questo possa prevenire nuovi contenziosi - oltre a quelli già in corso - che le persone impegnate nel tentativo da lui guidato di far tornare la Dc non vogliono "la restituzione del patrimonio", citando le note questioni legate agli immobili che furono del partito e le cui vicende sono state assai travagliate: i partiti che hanno ritenuto di essere eredi della Dc per Luciani hanno usato quei cespiti di patrimonio "nell'esercizio della loro funzione di utilità pubblica", quindi nessuno dovrebbe ostacolare il nuovo tentativo di Luciani che non ha intenzione di rivendicare alcun bene.
Il 20 ottobre, tuttavia, è partita una diffida a Luciani da parte di Franco De Simoni e Raffaele Cerenza, perché non usi nome e simbolo della Dc e non tenga il congresso il 24 ottobre: nell'atto scrivono che sarebbe "del tutto illegittima la pretesa" di Luciani di qualificarsi prima presidente ad interim della Dc e poi - dopo le "presunte" dimissioni di Fontana dalla presidenza - presidente nazionale della stessa, così come sarebbe illegittima la pretesa di convocare e celebrare il congresso del 24 ottobre.
Sempre il 20 ottobre, peraltro, Cerenza e De Simoni hanno indirizzato un'altra diffida, questa volta a un indirizzo di Brescia (e al prefetto e al questore della città): proprio lì, sempre il 24, è previsto che si svolga un altro congresso, questa volta provinciale, della Democrazia cristiana. Che non è quella guidata a livello nazionale da Cerenza e De Simoni e nemmeno quella legata a Luciani, ma la Dc che da anni opera sotto la segreteria di Angelo Sandri, che si avvia a celebrare il XXIV congresso nazionale (altro che XIX...), mentre quello bresciano sarebbe proprio il XXIV congresso provinciale ordinario. Lo stesso Sandri dovrebbe partecipare a quell'assise, anche perché tra domani e dopodomani dovrebbe svolgersi una riunione della direzione nazionale del partito proprio a Brescia.
Nella loro ulteriore diffida, Cerenza e De Simoni scrivono di aver saputo che il 24 ottobre si terrà "un sedicente XXIV Congresso di una componente politica facente riferimento ad sig. Angelo Sandri che, malgrado non [abbia] titolo giuridico per usare il nome e il simbolo della Democrazia Cristiana storica, continua a farlo": richiamate le tappe del loro percorso di riattivazione della Dc (fino al "loro" XIX congresso dello scorso settembre), i diffidanti segnalano che varie pronunce (sia le note sentenze d'appello e di cassazione del 2009-2010, sia le pronunce originate da un giudizio civile iniziato nel 2006 dallo stesso Sandri, con l'idea di ottenere l'uso esclusivo e indisturbato del simbolo e la restituzione del patrimonio del partito) avrebbero sostanzialmente deciso che il gruppo legato a Sandri non ha titolo per rivendicare nome e simbolo della Democrazia cristiana. Tanto basta, secondo Cerenza e De Simoni, per diffidare i rappresentanti bresciani della Dc a non usare più i segni distintivi democristiani e a chiedere al prefetto e al questore di inibire l'uso degli stessi.
Chi pensava, dunque, che dopo le ultime sentenze del 2019 le liti fossero finite ha sbagliato in pieno. I contenziosi, anzi, continuano: si attende in particolare l'esito delle due cause in corso presso il tribunale di Roma, rispettivamente sul congresso del 2018 (che potrebbe virare verso la cessazione della materia del contendere, ma non è ancora certo e soprattutto si dovrebbe capire esattamente sulla base di cosa) e sulla precedente assemblea dei soci del 2017 (giudizio il cui esito invece è ancora tutto da determinare). Quando ci saranno novità, ovviamente, verranno illustrate qui, aggiungendo nuove puntate alla storia dello scudo crociato.

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