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venerdì 5 dicembre 2014

Centro democratico in rosso, senza Diritti e libertà

Mentre le cronache politiche italiane sono dominate dalle discussioni sul Jobs Act, sulla flat tax berlusconiana, sulle manovre legate alla legge elettorale e sul percorso delle riforme che stenta a ripartire seriamente, non sarà sfuggito ai veri "drogati di politica" - etichetta presa a prestito dal lessico dell'amico e collega Livio Ricciardelli - un piccolo cambio grafico, solo in apparenza trascurabile. Perché è difficile considerare tale ciò che riguarda il partito che a febbraio dell'anno scorso ha comunque permesso al centrosinistra di conquistare il premio di maggioranza alla Camera e ha spalancato le porte di un nuovo mandato parlamentare a Bruno Tabacci e a Pino Pisicchio.
E' proprio la loro creatura politica, Centro democratico, a meritare un briciolo di interesse in più e un occhio più attento mentre se ne guarda il contrassegno. Nessun giallo, per carità; semmai, è all'arancione che si deve guardare. Perché non c'è più, infatti, quel colore che tingeva il semicerchio inferiore su cui risaltava in bianco il nome del partito. Ora il colore dominante è il rosso, la stessa tonalità della "C" stilizzata che compone il logotipo in cui si fondono le due lettere della sigla politica.
Un piccolo antipasto, in effetti, lo si era già saggiato qualche settimana fa, in occasione delle elezioni regionali in Emilia Romagna, con la lista Centro per Bonaccini, che a Cd aveva affiancato anche Democrazia Solidale di Lorenzo Dellai. Alle omologhe consultazioni calabresi, invece, il simbolo era rimasto quello delle origini: a parte ospitare il nome del candidato presidente Oliverio, c'era ancora l'arancione ed era ancora al suo posto la dicitura "Diritti e libertà" (il movimento fondato da Massimo Donadi e Aniello Formisano che, alla fine del 2012, aveva contribuito a fondare Centro democratico e nel proprio emblema aveva proprio l'arancione come colore dominante).
La sparizione contemporanea dei due riferimenti grafici potrebbe far pensare all'abbandono della nave centrodemocratica da parte di Diritti e libertà, cosa su cui si vocifera e si smentisce da mesi (specialmente con riferimento alla figura di Stefano Pedica e ai suoi progetti politici - da Cantiere democratico in poi - che lo hanno portato direttamente nel Pd). L'unica certezza di questi giorni, invece, è l'adesione alla Camera di tre deputati di Cd (compreso Tabacci) al gruppo Per l'Italia, che ora si chiama proprio Per l'Italia - Centro democratico e continua a sostenere il centrosinistra (e, in questo caso, il governo Renzi). Forse l'alleggerimento del simbolo serve semplicemente a far risaltare il nucleo dell'emblema, forse si prepara a nuove evoluzioni grafiche. Nell'attesa che qualcuno, ovviamente, se ne renda conto e ne parli.

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