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lunedì 2 febbraio 2015

A destra c'è ancora voglia di An?

Alla fine il consiglio di amministrazione della Fondazione Alleanza nazionale, previsto per la settimana scorsa, è saltato: troppe assenze, quindi tutto rinviato. Tra gli argomenti di cui si sarebbe dovuto occupare l'organo, c'era anche la questione del simbolo di An, per il 2014 affidato al soggetto evoluzione di Fratelli d'Italia: scaduto il termine della "concessione", il partito di Giorgia Meloni continua a fregiarsi dell'emblema, in attesa che l'organo della fondazione - in cui lei stessa siede - prenda una decisione in materia.
L'esito, tuttavia, non è proprio scontato. Perché, a quanto pare, in quell'area c'è ancora molta voglia di An. Con nome e segno originali, non inseriti in altre etichette e grafiche. Qualcosa di simile si era capito già nel 2013, con la ben nota iniziativa di Francesco Storace e altri, che ha cercato di ricostituire An, almeno fino allo stop arrivato proprio dalla Fondazione. Oggi a fare più di un pensierino sul ritorno in campo di Alleanza nazionale sembra essere Francesco Biava, vicepresidente della fondazione e nell'esecutivo nazionale di Fdi.
Giusto sabato - lo stesso giorno in cui un'ampia maggioranza eleggeva al Quirinale Sergio Mattarella, contro il volede di Fratelli d'Italia - Biava se n'è uscito sulla sua pagina Facebook con un post abbastanza duro, almeno in apparenza: "La fondazione di Alleanza nazionale non può più essere la casa di tutti gli ex An. Deve diventare lo strumento di riaggregazione di tutti coloro che credono nella necessità di ricostruire un partito della nazione, una destra comunitaria e identitaria. Aperto a tutti sì, ma che espelle coloro che rimangono in Forza Italia e nell'Ncd. Ora o mai più".
Quel messaggio, come era prevedibile, ha scatenato una serie di commenti, a uno dei quali Biava si è premurato di rispondere direttamente, esplicitando meglio il suo pensiero, a suo dire condiviso da "un'ampia e libera maggioranza" tra gli iscritti: "L'assemblea dei soci può cambiare lo statuto, se l'assemblea decide di trasformare la fondazione in partito, di presentare le liste alle prox elezioni, chi sta in altri partiti se ne andrà di conseguenza". Precisa di non voler cacciare nessuno dalla fondazione, ma "nessuno, tantomeno una minoranza, può permettersi di arrestare un processo di riaggregazione nel nostro mondo".
Anche il chiarimento non doveva essere stato gradevole per tutti, visto che Biava ha sentito il bisogno di cancellare il testo e di scriverne un altro poche ore fa, per generare meno equivoci: "Credo che così com'è la fondazione di An serva solo agli avvocati che ne assumono le cause. La finalità della fondazione è quella di tenere in vita quelli che furono i valori e la storia della destra italiana. Ma come questo debba avvenire in un mondo oggi frammentato tra Fdi, Fi, Ncd, Grillo, Lega e chi di politica non vuole più sentir parlare, le posizioni sono le più diverse e contrastanti, tanto da generare un immobilismo pressoché totale se si escludono alcuni eventi per lo più commemorativi e la tenuta in piedi del Secolo d'italia. È ora che la parola torni agli iscritti che anche a maggioranza indichino qual'è il percorso da seguire. Fatto questo, con la massima apertura a tutti coloro che hanno fatto parte di quella storia, sarà inevitabile o adeguarsi alla maggioranza o dimettersi dalla fondazione". 
L'intenzione di Biava è testimoniata senza troppi dubbi dall'immagine che affianca la fiamma tricolore dell'ultimo Msi e quella del Front national di Le Pen (per lo meno, quella classica in uso fino a pochi anni fa e derivata dal segno del partito di Almirante). Nel frattempo, poi, si avvicina la data dell'8 febbraio, giorno in cui al cinema Adriano si terrà l'incontro che dovrebbe segnare #unnuovoinizio. Già, perché il congresso di Fiuggi che aveva trasformato il Movimento sociale italiano in Alleanza nazionale era datato 27 gennaio 1995: proprio ricordando questo, l'idea è di "riaggregare la Destra in una nuova Alleanza per l'identità e la sovranità nazionale", uno slogan che guarda caso contiene il vecchio nome. 
A organizzare l'evento, il movimento Prima l'Italia, concepito da Gianni Alemanno - un po' defilato in questo periodo - e di cui è portavoce la moglie, Isabella Rauti; lo stesso Biava, del resto, è considerato molto vicino ad Alemanno. Al di fuori degli organizzatori, sembra che l'idea dell'incontro sia piaciuta a Storace, mentre non risultano entusiasmi dagli altri Fratelli d'Italia. Di fatto, se Prima l'Italia con i suoi vertici aderisce a Fratelli d'Italia, sembra tenere molto a mantenere una propria identità. Dovremo aspettarci un passaggio di mano dell'emblema di Alleanza nazionale, ammesso che la Fondazione lo consenta?

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