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mercoledì 10 maggio 2017

Il cammino (accidentato) dello scudo crociato

A poco a poco, la rianimata Democrazia cristiana - così, almeno, la ritengono coloro che hanno fatto convocare dal tribunale di Roma l'assemblea degli iscritti del 26 febbraio all'Ergife - cerca di muovere i suoi primi passi. Dopo la comunicazione del neoeletto presidente Gianni Fontana di poco meno di un mese fa, con cui si tracciava il percorso che dovrebbe portare al congresso del partito, il 27 aprile si è tenuta la riunione di un organo probabilmente informale e atipico (nel senso che non lo prevede nessun documento), denominato "Comitato esecutivo dell'assemblea" e qualificata dallo stesso Fontana in una lettera fatta circolare ieri come "riunione, composta di aderenti alla Dd rappresentanti di tutto il territorio nazionale, convocata con l’obiettivo di ottenere proposte e critiche costruttive su come gestire il tempo che dista alla celebrazione del Congresso". 
Alla fine di un dibattito sollecitato da un'iniziale riflessione di Fontana ha fatto seguito l'approvazione di un ordine del giorno, proposto da Alberto Alessi e di seguito riportato: 

Il Comitato esecutivo dell'assemblea dell'associazione Democrazia cristiana riunitosi il 27 aprile a Roma, udita la relazione del presidente dell'associazione della Dc, la approva con i conseguenti punti all'ordine del giorno: 1) Decisioni da intraprendere in vista del Congresso: L'esecutivo approva la proposta di organizzare le sezioni della Dc comunali, territoriali e comitati civici in tutto il territorio nazionale con i criteri già comunicati dal presidente dell'associazione come da sua precedente lettera. Le sezioni sono lo strumento base a tutela dei successivi adempimenti per lo svolgimento regolare dei congressi provinciali, regionali ed infine nazionale e delle elezioni dei delegati nel loro ambito eletti;2) Elezioni amministrative e aspetti correlati: Dove si potrà si presenteranno liste con il simbolo della Dc. Dove non sarà possibile, candidati della Dc potranno da indipendenti presentarsi in partiti o movimenti che nei loro programmi e nella loro tradizionale storia culturale e politica abbiano i contenuti, i valori sociali ed ideali della Dc.3) Proposta di un "comitato ristretto" - gruppo di lavoro per il progetto di riforma dello statuto: Tale "comitato ristretto" avrà il compito di preparare uno statuto nuovo con la rivisitazione e la riforma del vecchio ultimo statuto mantenendone lo spirito e i principi ispiratori in base al codice civile, art. 21, comma 2, ove è possibile. 3-bis) Sarà fatta, in tutto il territorio nazionale, una verifica della consistenza effettiva dei soci dell'elenco approvato dal tribunale, tenendo conto dei decessi e della volontà degli individui di confermare l'adesione alla Dc o di abbandonare. Sarà predisposto un modulo che gli iscritti dovranno firmare, sia per la conferma, sia per l'eventuale abbandono.4) Si dà mandato al presidente di nominare un "comitato ristretto" per sussidiare il lavoro del C.N.5) Si dà mandato al presidente di nominare i componenti dell'Ufficio politico.
Il testo approvato è quasi identico a quello presentato da Alessi, fatta eccezione per il riferimento all'art. 21 del codice civile proposto da Nino Luciani (primo firmatario della richiesta al tribunale di convocazione dell'assemblea dei soci Dc) e per l'ulteriore precisazione "ove è possibile" suggerita da Renato Grassi
Fontana, peraltro, non ha mancato - su suggerimento di Pellegrino Leo - di partecipare il 3 maggio a un incontro con vari "appartenenti a formazioni politiche ed associazioni di vocazione democratico cristiana", compresi Raffaele Cerenza e Franco De Simoni che nelle settimane scorse avevano chiesto al tribunale di invalidare gli atti dell'assemblea dell'Ergife di fine febbraio. Domani pomeriggio l'incontro sarà replicato (con Cerenza, De Simoni e Antonio Paris ci saranno anche Alessi, Ettore Bonalberti, Grassi e lo stesso Fontana), "per approfondire le ragioni della indispensabile e preziosa unità alla quale tutti, in quella sede, abbiamo manifestato di anelare".
La questione non è affatto secondaria: il rischio che anche questo tentativo di restituire vita alla Dc cada sotto i colpi di un'azione giudiziaria proprio come quello iniziato nel 2012 (affossato da due ricorsi, compreso quello dello stesso Cerenza) è profondamente temuto dai coloro che nei mesi scorsi hanno lavorato per raccogliere le adesioni di chi voleva vedere lo scudo crociato nuovamente in attività.
Non stupisce dunque che siano in parte tesi i rapporti tra coloro che pure si richiamerebbero allo stesso vecchio partito e allo stesso patrimonio politico e valoriale. Dopo l'incontro del 3 maggio - in cui si sarebbe deciso di costituire una commisione, presieduta dallo stesso Fontana, per indicare le modalità organizzative del tesseramento e della presenza sul territorio attraverso le sezioni - è iniziato uno scambio di messaggi (puntualmente resi pubblici) tra Luciani e De Simoni: il primo riteneva che Fontana potesse accettare la presidenza di quella commissione solo se De Simoni avesse ritirato l'azione intrapresa in tribunale e che alla riattivazione della Dc potessero partecipare tutti coloro che erano stati iscritti; il secondo rivendicava come i ricorsi fatti nel tempo fossero tutti diretti "contro tutte le iniziative che impropriamente utilizzano la storia, i simboli e il patrimonio della Dc", mentre l'unica strada da seguire era la regolare celebrazione del XIX congresso "con la partecipazione di amici che possono dimostrare la loro iscrizione al partito nel 1993" e, soprattutto, unificando tutte le associazioni che si rinchiamano alla storia e ai valori della Dc.
Altri ancora, consapevoli della grande difficoltà di modificare lo statuto sulla base dell'art. 21, comma 2 del codice civile - presenza di almeno tre quarti degli associati e voto favorevole della maggioranza dei presenti, anche se in teoria occorrerebbe comunque seguire quanto lo statuto prevede, ossia la convocazione del congresso - hanno proposto una doppia azione: da una parte, considerare il nuovo congresso extra ordinem, dichiarando dall'inizio che non segue (non potendole seguire) le norme statutarie; dall'altra, far votare direttamente dall'assemblea (che dovrebbe comunque essere convocata in chiave precongressuale) un dispositivo di delega di eventuali modifiche dello statuto al futuro consiglio nazionale eletto dal congresso. La soluzione, proposta essenzialmente da Raffaele Lisi, mostra di tenere conto di alcune difficoltà pratiche legate alla strada proposta da Fontana, anche se non sembra fugare altri problemi di natua giuridica.
Il destino dello scudo crociato, come si vede, riserva continuamente nuove sorprese e punti di vista: storie e colpi di scena, c'è da giurarlo, non sono certo finiti.

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