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domenica 14 maggio 2017

La "fabbrichètta" simbolica di Varese, anno 2017

L'etichetta, "fabbrichètta simbolica", l'avevo inventata due anni fa, quando - alla scadenza del termine del deposito delle liste per le elezioni amministrative del 2015 - mi ero imbattuto in uno speciale elettorale curato dalla testata online VareseNews, in cui erano scodellati in bella vista tutti gli emblemi delle liste presentate: ben 65, su 11 comuni chiamati al voto (il numero era tenuto alto dai due comuni top scorer: Saronno aveva 16 simboli sulla scheda, Somma Lombardo 15).
Anche quest'anno VareseNews ha proposto uno speciale analogo e la carica dei simboli  - che pure difficilmente batterà il primato del 2016, con 134 fregi su 31 comuni - non scherza neppure questa volta: 60 liste su un totale di 12 comuni al voto, con il record assoluto di Legnano (inserita pur essendo ufficialmente della città metropolitana di Milano, per evidente vicinanza col territorio) che schiererà sulla scheda ben 17 contrassegni; ci sono poi le 11 liste di Tradate e - tra le realtà in cifra singola - le 6 di Cassano Magnago.
Pure questa volta, a quanto si vede, il titolo di fabbrichètta simbolica - sorridente senza voler essere offensivo - è pienamente meritato, sul piano quantitativo ma anche qualitativo: accanto agli emblemi noti a livello nazionale, nei comuni grandi come in quelli piccoli spuntano alcune grafiche davvero imperdibili (nel bene e nel male), che meritano di essere passate brevemente in rassegna.


Bardello

Bardello è uno dei comuni più piccoli (poco più di 1500 abitanti), che aveva già votato nel 2014, ma si torna al voto anticipato per le dimissioni del sindaco Egidio Calvi per motivi di salute. A Bardello le liste presentate sono soltanto due e la prima è la stessa che aveva portato Calvi alla vittoria tre anni fa e che stavolta propone il suo vice, Luciano Puggioni, come sindaco: la lista civica Insieme per Bardello. Il suo emblema mette insieme ieri e oggi, con l'uso (ormai diffuso ovunque) dei colori nazionali applicati intorno e sopra a una foto storica in bianco e nero, foto che porta impressa anche la silhouette sfumata gialla di una famigliola tradizionale, mentre una "mezzaluna" azzurra ne nasconde la parte inferiore (facendo leggermente ombra) e contiene il nome della lista.
Appare meno tradizionale nel complesso, anzi, strizza decisamente l'occhio alle grafiche moderne il simbolo della seconda lista. Su VareseNews è indicata come Bardello nel cuore, ma nell'emblema della lista - che sostiene la corsa a sindaca di Tania Onofrio - è riportato solo il nome del comune, mentre il resto della denominazione è reso dall'immagine di un cuore rosso, tridimensionale (anche qui si sottolinea l'uso dell'ombra) e pulsante: lo suggerisce il tracciato dell'elettrocardiogramma che, oltre a dare l'idea che il paese lo si vorrebbe vivo, viene anche trasformato in una sorta di profilo di caseggiato (nei tratti in cui ci sono picchi bassi, infatti, spuntano cerchi e rettangolini stondati che ricordano molto delle finestre di un palazzo). L'idea grafica, se non altro, è carina e ben studiata.    


Besozzo

Sono tre, invece, le liste che si affronteranno a Besozzo (comune poco sopra i 9mila abitanti), esattamente come cinque anni fa. Il maggior elemento di continuità è rappresentato dalla lista del sindaco uscente in cerca di riconferma, Riccardo Del Torchio. Cinque anni fa si era presentato con la lista civica "Per cambiare" (ovviamente con la X tracciata a mano, quasi per invitare al voto), con sullo sfondo una stilizzazione di Besozzo col fiume Bardello; oggi la lista si chiama Per Besozzo che vive e l'inquadratura del disegno si è allargata per consentire l'inserimento di varie figure (giovani in bicicletta, animali e mamme a passeggio, nonno con nipotino), quasi a sottolineare che negli ultimi cinque anni l'amministrazione ha riportato il paese alla vita rispetto alla gestione precedente.
Decisamente meno sognante e poetica, ma molto concreta è l'immagine scelta da Fabio Beverina, candidato sindaco del centrodestra unito, per la lista Insieme per Beverina sindaco. Il contrassegno, su fondo blu bordato di rosso, raccoglie i tre emblemi dei partiti che concorrono al cartello, con il simbolo della Lega Nord - Lega Lombarda (e sarà sempre questa la grafica in tutti i paesi in cui il Carroccio si presenterà, curiosamente con il nome di Salvini in bianco e non in giallo come altrove si è visto) più grande rispetto a quelli di Forza Italia e Fratelli d'Italia. Peccato, oggettivamente, per la font Arial Rounded che, nel cercare di alleggerire l'emblema - un po' pesante per i colori usati, che rispecchiano le tinte dello stemma e del gonfalone - finisce in realtà per renderlo un po' troppo naïf.
Completa il quadro delle liste concorrenti a Besozzo la formazione che sostiene l'ex sindaco Fausto Emilio Brunella, dal nome Noi con Besozzo. L'emblema è decisamente più "bianco" e più scarno degli altri e, oggettivamente, sembra anche quello meno riuscito dei tre. Al centro c'è una foto - in apparenza storica, color seppia - del municipio; in alto il nome in marrone scuro e in basso l'espressione "Brunella sindaco" in verde scuro, una combinazione non proprio appetibile (e il non perfetto allineamento al centro del testo in basso dà pure un senso di precarietà non proprio godibile). I "fili" rosso e blu (sempre i colori cittadini) inseriti a sinistra non riescono a rendere meno statico l'emblema.


Brissago Valtravaglia

Cinque anni fa, a Brissago Valtravaglia (circa 1250 abitanti) correva una sola candidata sindaca, Giuseppina (Giusy) Giordano, con la lista Brissago - Piano - Roggiano insieme. La stessa Giordano cerca ora la riconferma e lo fa con la medesima lista: la formazione è nota anche semplicemente come Tre campanili, a causa della grafica elettorale che rappresenta - appunto - la sommità delle torri campanarie che spiccano nel territorio "capoluogo" e nelle due frazioni principali del comune della Valtravaglia. Un'immagine semplice e non pretenziosa, a suo modo d'impatto, che comprensibilmente è stata confermata a cinque anni di distanza.
Questa volta, però, a contendere la poltrona di primo cittadino a Giordano c'è un altro concorrente, Matteo Geronimi: è sua la lista Per la gente di Brissago Valtravaglia, che anche se non dovesse vincere avrà comunque rappresentanza all'interno del consiglio comunale. La grafica scelta da Geronimi è piuttosto semplice: il solo profilo del "centro riconoscibile" di Brissago, con tanto di campanile, in bianco, il tutto su fondo verde. Un simbolo certamente poco fantasioso, anche se finisce per non risultare sgradevole agli occhi di chi guarda la scheda elettorale. 


Cassano Magnago

Si incontra poi il primo comune sopra i 15mila abitanti interessato dal voto, vale a dire Cassano Magnago, universalmente nota come città natale di Umberto Bossi e roccaforte leghista. Nel 2012, tuttavia, aveva vinto il centrodestra con Nicola Poliseno, che ora cerca il bis: se cinque anni fa però si era presentato con tre liste a suo sostegno, questa volta sono tutte raggruppate nell'unico cartello Nicola Poliseno sindaco. La struttura del contrassegno ricorda alla lontana quella del simbolo di Fratelli d'Italia, con il testo in alto su fondo blu, un tricolore (impercettibile) nel mezzo e, in basso, addirittura cinque "pulci", quasi impossibili da distinguere nella miniatura sulla scheda: la lista Poliseno sindaco, Forza Italia, Fratelli d'Italia, i gruppi "Io per la mia città" (solo la scritta rossa su fondo bianco) e Amici per Cassano Magnago (con un disegno tricolore non meglio precisato, forse un cuore incompleto). L'idea espressa dalla lista è che i simboli "sostengano e 'spingAno verso l’alto'" il candidato sindaco: quanto sia riuscita, è difficile dirlo. 
Ha invece tre liste a proprio sostegno Giovanni Battistella, candidato del Carroccio. Oltre al simbolo tradizionale della Lega Nord - Lega Lombarda, Battistella avrà al suo fianco la lista Donne e lavoro, il cui emblema difficilmente passa inosservato: accanto a un viso femminile stilizzato, infatti, sono presenti immagini che rappresentano alcune delle innumerevoli occupazioni della donna, tra le mura domestiche (guanto da cucina, biberon e ciuccio) e al di fuori (con il lavoro rappresentato dal computer, dalla valigetta e dalla lampadina accesa, segno delle idee). Che non debba trattarsi di una raffigurazione sessista lo assicura il fatto che, nelle intenzioni delle prime due donne in lista (Antonella Giola e Raffaella Biafora) la lista rappresenti le donne "che si spendono su diversi fronti: casa, lavoro, famiglia: chi meglio di una donna può sostenerle? Chi meglio di una lista di donne può rappresentarle?".
Non può non essere notato, peraltro, nemmeno il simbolo delle Giovani Stelle per Cassano, che mette sei stelle gialle in grande evidenza su fondo bianco. Il sospetto che si voglia fare in qualche modo il verso al MoVimento 5 Stelle - che, proprio come cinque anni fa, non si presenta - viene naturale (anche per l'uso del rosso sulla parola "Stelle") e altrettanto naturalmente il candidato sindaco smentisce ogni furbizia grafica: "Qualcuno - spiega a VareseNews - sta travisando questo riferimento alle stelle, ma posso garantire che il nome è nato spontaneamente da una frase: a questi ragazzi che hanno messo il loro entusiasmo ho detto 'cercate di essere giovani stelle'. Tutto qui. per il resto c’è il loro entusiasmo". Inconfondibile, ovviamente, il biscione dei Visconti, che tornerà almeno in un'altra occasione.
Quanto al centrosinistra, invece, l'area sarà rappresentata da Cosimo "Mimmo" Mottura e potrà contare su due liste. Oltre a quella del Partito democratico, in corsa con il suo emblema tradizionale, ci sarà In movimento per Cassano, che raffigura in effetti un variegato gruppo di persone che procedono in avanti: ci sono persone d'affari, di varie età e c'è anche una persona in carrozzina (con una badante che la spinge?), quasi a voler ricordare che nessuno dev'essere lasciato indietro. L'immagine è racchiusa da una corona di color arancione chiaro (che racchiude il nome in rosso) e il simbolo si completa con un piccolo tricolore piazzato come "punto di arrivo": perché stia lì non è chiarissimo, ma in fondo non ci sta male.


Ferno

Da un comune superiore si torna a uno inferiore, Ferno, poco meno di 7mila abitanti. L'amministrazione passerà di mano in ogni caso, visto che Mauro Cerutti (eletto col centrodestra, legato a Forza Italia, ma diventato sempre più civico) aveva concluso i suoi due mandati. L'opzione di continuità con il passato è espressa dalla lista Progetto Ferno - Continuare per crescere, che esprime Filippo Gesualdi come candidato sindaco. La lista civica è qualificata come "di Centrodestra" e Gesualdi è espressione di Fratelli d'Italia, ma non ha voluto alcun simbolo di partito nell'emblema elettorale: c'è solo "la stilizzazione di una veduta del paese - come scrive VareseNews - con al centro il tronco di un albero che arde, richiamo al gonfalone di Ferno" E il fatto che la fiamma sia tricolore potrebbe far pensare al partito di Meloni e alla storia politica che sta dietro, ma la malizia sembra fin troppo marcata per cogliere nel segno.
Come cinque anni fa, tuttavia, il centrodestra non sarà unito a Ferno: Forza Italia, il gruppo locale Ferno Viva e la Lega Nord sosterranno invece Elena Piantanida, assessore della giunta Cerutti fino a pochi mesi fa e poi "dimissionata" per divergenze con il sindaco uscente. La lista che raccoglie tutti si chiama Piantanida per Ferno: comprende i simboli citati (e aggiunge anche la "pulce" dell'Udc), ma il centro è il nome della lista, scritta con una font imponente - November - e soprattutto la parola "Ferno", inserita nel contorno rosso di un cuore tracciato a mano, su un fondo grigio leggermente sfumato.
Ci riprova invece, per il centrosinistra, Massimo Regalia, già candidato nel 2012 con la lista Uniti per Ferno (con una grafica piuttosto statica, dominata dal colore arancione). Questa volta il suo raggruppamento, dominato dai candidati civici, si chiama Cambiare Ferno ed è decisamente variegato e variopinto, come l'arcobaleno che - nel suo contrassegno - scaturisce da un pennello, come se fosse una fonte miracolosa, arrivando anche a spruzzare e a sporcare allegramente il nome del paese, come in una sorta di esplosione (positiva) contagiosa. Anche se non è detto che basti per infilarsi in modo efficace tra i due concorrenti di centrodestra.


Galliate Lombardo

I concorrenti sono tre anche a Galliate Lombardo, comune di poco meno di 1000 abitanti, oggi come al censimento del 2011: le liste, dunque, erano presentabili senza firme e potevano anche essere di più. Il comune torna al voto in anticipo, avendo votato nel 2013, dopo le dimissioni (per motivi familiari) di Barbara Macchi. La prima delle liste presentate è Galliate tua, che propone come candidato sindaco Marco Zonda (già aspirante primo cittadino nel 2013): la grafica è molto semplice, con il nome scritto in bianco nel semicerchio azzurro inferiore, mentre nella parte bianca superiore c'è la nota sagoma della famigliola con madre, padre e due figli, esatamente la stessa adottata da Insieme per Bardello (solo diversamente sfumata).
Prima ancora di Zonda, però, aveva ufficializzato la propria candidatura Angelo Bertagna, vicesindaco della giunta Macchi: la sua lista è Insieme per Galliate. 
In evidenza, all'interno del contrassegno, si nota facilmente la fontana presente nella piazza del municipio e ben nota ai galliatesi; un disegno sulla pagina Facebook della lista, peraltro, spiega con una certa dovizia di particolari che, sullo sfondo, è ripreso uno scorcio del paesaggio in cui la cittadina è incastonata: in particolare, dietro il monumento, si intravedono il massiccio del Campo dei Fiori e il Lago di Varese, anche se non è proprio semplice individuare quegli elementi spaziali. 
La semiriproposizione della sfida del 2013 si completa con la terza lista, che propone come candidata sindaca Valentina Iorio Tomasetti: se allora aveva usato l'emblema leghista "Prima il Nord!", ora la formazione si chiamerà Liberi per Galliate e, a guardare la grafica dell'emblema, semba piuttosto un timbro da ufficio, con il nome scritto in rosso all'interno di un cerchio e la dicitura "Lista civica indipendente" (colorata di verde, unico collegamento visibile con la militanza leghista di Tomasetti, che non si è certo interrotta) all'interno di una corona creata appena fuori, all'interno di una circonferenza più spessa, il tutto su fondo bianco.


Gerenzano

Sono invece quattro le liste in campo a Gerenzano, poco meno di 11mila abitanti; in due casi si tratta di sostanziali conferme. Una, quasi inevitabile, riguarda il sindaco uscente, Ivano Campi, che cerca la riconferma con la sua lista di cinque anni fa, Insieme e libertà per Gerenzano, senza cambiare assolutamente nulla del proprio simbolo. Così, mentre il nome è contenuto nel semicerchio blu superiore, nella parte inferiore - al di sotto di un elemento tricolore - trova posto uno dei più classici segni politici locali, ossia la stretta di mano (con le due braccia che riprendono i colori dello stemma del paese), riportata su un lieve fondo azzurrino. Un emblema pieno, ma tutto sommato armonico e ben riuscito.
Altra conferma è data da Gerenzano democratica, formazione con cui Pier Angelo Gianni si era presentato già nel 2012 come candidato sindaco e che gli aveva permesso - forte del 23,8%, di entrare in consiglio comunale. Anche lui non ha cambiato assolutamente nulla del contrassegno della precedente tornata: uguale l'alternanza di bianco e arancione sul piano cromatico, uguale il contenuto (grafico-testuale) del contrassegno, tanto nelle parole utilizzate quanto nelle font impiegate per dare loro corpo, nelle posizioni e nel rilievo (con il cognome del candidato che emerge più del nome della lista); uguale anche il motto adottato nel 2012, "Partecipazione e trasparenza".
Una parziale conferma c'è anche all'interno della terza lista, Cristiano Borghi sindaco, formazione a sostegno dello stesso Cristiano Borghi. All'interno, infatti, c'è la "pulce" del simbolo della Lega Nord - Lega Lombarda - probabilmente la formazione dominante nel cartello, visto anche il colore verde del nome della lista - accanto a quelle di Fratelli d'Italia, del gruppo civico Gerenzano viva e Domà Nunch, movimento econazionale per l'Insubria che utilizza il biscione, stavolta senza corona. Quarta lista sarà quella di Forza Italia, che candida alla carica di prima cittadina Miriam Longeri e schiera direttamente il simbolo del partito.


Marchirolo

Sono quattro (anche se a lungo è parso che fossero tre) le liste anche a Marchirolo, centro di poco meno di 3500 abitanti, in cui il "cambio della guardia" è obbligato, visto il doppio mandato di Pietro Cetrangolo eletto nel 2007 e nel 2012. Una delle liste si chiama Marchirolo in Comune e candida Dino Busti a sindaco, dopo che egli aveva già svolto in passato il ruolo di primo cittadino. Nell'emblema domina il colore arancione - lo stesso dello stemma del comune - e, se il nome (con la formula "in Comune") è piuttosto comune tra le formazioni in corsa per il governo delle città, spicca una figura bianca danzante che emerge "strappando" la superficie arancione, quasi a voler comunicare la voglia di portare movimento rispetto all'immediato passato.
La seconda lista, Marchirolo in evoluzione, che candida a sindaco Salvatore Parise, rappresenta invece la continuità con le precedenti amministrazioni. Parise, infatti, era vicesindaco (dopo essere stato consigliere) della giunta Cetrangolo , espressione della lista Continuare per Marchirolo, il cui quadrifoglio - elemento dominante nel vecchio emblema - emerge in filigrana nel contrassegno della lista, anche se in versione meno realistica e più regolare. Il simbolo denota, in fondo, una certa cura grafica, con un uso attento delle trasparenze e delle proporzioni, anche delle due mezzelune (una verde e una rossa); colpisce l'inserimento di una coccinella sulla parte verde, che fa il paio con il quadrifoglio come segno di fortuna.
C'è poi un altro tratto di continuità, non tanto con la vecchia amministrazione, quanto piuttosto con la precedente tornata elettorale. Massimo Mastri, che già cinque anni fa si era candidato a guidare il comune con la lista Marchirolo 2012, ci riprova in questo caso con Marchirolo 2017. Il simbolo, al di là dell'anno, è esattamente identico, con lo schizzo di uno scorcio del paese con un tricolore sfumato sullo sfondo; qui la resa grafica non sembra ottimale, ma ci si può accontentare. A completare il quadro dei candidati c'è la lista di Forza Nuova, che presenta la candidatura di Francesco Folino e utilizza come di consueto il simbolo della formazione costituita da Roberto Fiore.  


Sangiano

Sono soltanto due le liste che si confrontano a Sangiano, poco più di 1500 abitanti: il comune aveva rinnovato la propria amministrazione nel 2014, ma la giunta guidata da Fausto Pagani era decaduta l'anno scorso per dimissioni dei consiglieri, scelta dovuta alle problematihe condizioni di salute del sindaco. Il primo dei contendenti è Daniele Fantoni, suo predecessore come primo cittadino dal 2004 al 2014; per il suo ritorno sulla scena politica, tuttavia, Fantoni ha messo in campo l'emblema più anonimo e inelegante possibile. Insieme per Daniele Fantoni sindaco, infatti, è un cerchio a fondo bianco bordato di verde, con all'interno il nome su quattro righe; la parola "Insieme", addirittura, sembra ricavata come Wordart con un programma come Publisher, tanto più che un piccolo "taglio" nella circonferenza verde in alto a destra sembra suggerire una produzione decisamente "artigianale".
Obiettivamente più gradevole appare il contrassegno scelto dalla lista Eccoci per Sangiano, formazione che candida a sindaco Marco Brunella e ha il sostegno della Lega Nord senza che quell'appoggio sia stato reso manifesto sul piano grafico. Certamente la grafica denota un uso dei colori più consapevole, anche se la font utilizzata per le parti testuali rischia di non esere adeguatamente riprodotta in fase di stampa (per l'alternanza di blu, bianco e rosso nel giro di pochi millimetri); decisamente vintage e singolare, poi, l'uso di due "croci di sant'Andrea" per rafforzare il concetto di "per" (e probabilmente anche per ricordare alcune polemiche sui passaggi a livello che hanno caratterizzato i mesi scorsi... anche se riguardavano intersezioni con barriere, a differenza di quanto suggerirebbe il segnale).


Sumirago

Sono state tre le liste depositate a Sumirago, circa 6200 abitanti. Si augura di essere riconfermato Mauro Croci, eletto sindaco per un soffio (sfiorò il 36%, quando il suo avversario principale arrivò quasi al 34%) nel 2012. Di quell'esperienza elettorale, Croci ha conservato intatto il contrassegno, riproposto in questo turno senza alcuna modifica: la lista si chiama ancora Cittadini per Sumirago, con il nome proposto da una font molto sottile e leggera e, soprattutto, con il nome del paese che sembra essere sostenuto dalle tre figure adulte (due uomini e una donna, questa con un bambino che si appoggia a lei) che campeggiano in sagoma, in piedi su un prato stilizzato.
Rappresenta una sorta di crasi e di sintesi delle altre due candidature del 2012 la lista Marilena Cunati sindaco, che oltre a candidare Cunati alla carica di prima cittadina, è rappresentata anche graficamente come un "intreccio" botanico tra la Lega Nord - Lega Lombarda e la lista civica Progetto (in) comune, che cinque anni fa avevano corso in modo rigorosamente distinto (con Progetto comune che aveva sfiorato la vittoria) e avevano poi condiviso i banchi dell'opposizione in consiglio. Non stupisce così il vedere i simboli delle due forze politiche affiancati, più che in una bicicletta come "fertilizzatori" di un terreno che ha prodotto se non altro un'alleanza (per parlare dei risultati è presto); peccato per il nome della lista, scritto in un'improbabile font Agency Fb e ben poco visibile i bianco su azzurrino (nonostante l'ombreggiatura).
Se Progetto (in) comune aveva sfruttato l'idea grafica del puzzle, con tessere bianche su fondo blu, lo stratagemma è stato ripreso da Insieme per cambiare Sumirago, altra formazione promossa da persone che inizialmente erano ritenute vicine all'attuale maggioranza. Candidato sindaco è Luca Bidoglio e, al di là dei colori rosso e blu del fondo, riprende il concetto del puzzle per esprimere l'idea di un'immagine, un disegno da comporre insieme; l'occasione è buona anche per ricomporre una sorta di tricolore grazie a tre tessere (una verde, una bianca e una rossa), con quelle laterali che vengono portate in primo piano grazie a due mani, per simboleggiare la necessità di apportare energie diverse al progetto.


Tradate


Secondo dei comuni "superiori" tra quelli della provincia di Varese chiamati al voto, Tradate vede affrontarsi cinque candidati, due in meno di quanto era accaduto cinque anni fa. Va in cerca della riconferma Laura Cavalotti, sostenuta da tre liste. Tra queste, non poteva mancare quella del Partito democratico, che si presenta con il suo noto simbolo nazionale; scelgo di riportarlo in questo post perché si tratta dell'unico caso varesino - oltre a quello di Legnano, che si vedrà dopo pur non attenendo a quella provincia - in cui chi si candida ha ritenuto opportuno personalizzare il contrassegno, inserendo (in questo caso) l'espressione "Cavalotti sindaco" in bianco su un segmento blu scuro, sotto al simbolo vero e proprio.
Costituisce la rielaborazione di un emblema già visto alle elezioni del 2012 quello della lista Partecipare insieme 2.0, come del resto suggerisce il nome stesso. La formazione, che ha un valore essenzialmente civico e non politico, era contrassegnata da una mongolfiera in volo anche cinque anni fa, ma se allora essa si stagliava su un cielo delicatamente sfumato, ora la lettura sembra più "moderna" e più social, vista anche la trasformazione dello slogan "Laura Cavalotti sindaco" in un hashtag con il rituale cancelletto, all'interno della cintura arancione che riprende il colore centrale della mongolfiera.
Molto più schematica e semplice, ma sempre fondata sul colori caldi la Lista civica Sinistra X Tradate, con un fondo tra il rosso e il terra di Siena - giusto per non creare alcun dubbio sulla collocazione politica della formazione, senza comunque rendere il segno troppo pesante - e il ritorno dell'arancione per tingere il nome di Tradate e il "con" che sottolinea l'impegno promesso dalla sindaca uscente per la città. 
La stessa tinta colora la X del nome, anche se lo si vede meno grazie alla sfumatura (che, se non altro, dimostra una progettazione e un uso consapevole della grafica da parte di chi ha concepito i simboli della coalizione).
Tra i principali concorrenti della sindaca uscente c'è sicuramente Dario Galli (già sindaco), che avrà dalla sua quattro liste. Innanzitutto Lega Nord - Lega Lombarda (di cui lui fa parte) e Forza Italia (mentre nel 2012 Pdl e Carroccio avevano sostenuto candidati diversi), che adottano l'emblema tradizionale. Una terza lista è il Movimento prealpino, che era già presente sulla scheda del 2012: il profilo è inconfondibile, come quello dei laghi - Maggiore, di Lugano, di Como - che caratterizzano quella zona; tingendo poi il cielo di rosso, si crea un'occasione di più per proporre il tricolore agli elettori, anche quando ci si concentra su una porzione molto più piccola di territorio.
Ultima delle liste a favore di Galli è Tradate libera, una formazione civica che VareseNews definisce come "il gruppo più giovane di questa coalizione". L'idea di libertà è data, ovviamente, dal grande rilievo della parola "libera", ma anche dalle tante sagome stilizzate di uccelli che si muovono nel cielo azzurrino sfumato, fino a trasformarsi nella "spunta" che riempie la casella vicina al nome di Tradate. Un tick che, a ben guardare, appare come una scommessa, perché segnala la liberazione della città ben prima che la vittoria sia ottenuta, risultato tutt'altro che scontato: se non altro, l'emblema può essere un incentivo agli elettori perché non lo rendano inattuale.
L'unico altro candidato che si presenta sostenuto da più di una lista è Alfio Plebani, appoggiato solo da formazioni civiche e autore di una campagna elettorale in bicicletta: "una comunicazione ecologica, giovane, diretta e divertente", ha detto. Tema grafico comune della sua presentazione agli elettori è la lampadina, inteso come simbolo delle idee, della luce, dell'innovazione in generale e - probabilmente - anche dell'ecologia, se si immagina che quella lampadina può essere di nuova generazione. La si ritrova ben in evidenza - ovviamente accesa - nell'emblema di Innovazione civica, che per il fondo blu e per l'aggettivo (oltre che per la lineetta tricolore) quasi ricorda l'emblema dei Cittadini per l'Italia di Enrico Zanetti, senza che ci sia alcun legame con quel soggetto politico.
La stessa lampadina, solo stilizzata ma stavolta certamente più ecologica - perché ricorda molto quelle fluorescenti - appare nel contrassegno del Movimento giovani - Energia e futuro, che usa la stessa font Arial Black, ma alleggerisce di molto l'emblema grazie al fondo bianco e a un contorno interno tricolore (che ricorda un po' quello di una fiche da gioco), dando un'immagine comunque gradevole ed efficacemente moderna. Un risultato non disperezzabile, in fondo, per un candidato che - pur essendo stato consigliere in anni passati - non punta sulle appartenenze politiche, ma solo sulla vivibilità concreta del comune, alla portata di tutti i cittadini.
Per completare il quadro dei candidati, occorre citare ancora Emilia De Benedetto, in lizza per il MoVimento 5 Stelle (ovviamente con il simbolo tradizionale), e Massimiliano Russo, che sarà sostenuto dal solo Movimento Etica, formazione volta "al rinnovamento del paese - si legge sulla pagina Facebook del movimento - che raggruppa soggetti della società civile accomunati da valori e principi che trovano fondamento nella tradizione e cultura italiana". Si legge sempre che Etica propone "idee e progetti innovativi per lo sviluppo del paese, per la promozione e la tutela della dignità umana, per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini italiani e per il rinnovamento in aiuto alle generazioni future". A Tradate, in realtà, ha fatto scalpore soprattutto per l'inserimento di candidati di Forza Nuova in lista; quasi nessuno, probabilmente, si è soffermato sul logo quasi 3D e su quella frase, "La democrazia è una cosa per gente perbene". Staranno solo in quella lista?


Legnano (Milano)

Se questi sono gli undici comuni della provincia di Varese chiamati al voto, come dicevo VareseNews si occupa anche delle elezioni a Legnano: formalmente appartiene alla città metropolitana di Milano, ma in effetti è un comune sul confine e quindi è comprensibile che la testata se ne occupi. Tra i candidati in lizza c'è il sindaco uscente di centrosinistra, Alberto Centinaio: ovviamente la prima delle liste a suo sostegno è quella del Partito democratico, che utilizza il suo simbolo tradizionale, con l'aggiunta di una fascetta verde con il cognome del candidato (un po' come era stato fatto con Beppe Sala lo scorso anno a Milano, ma con la scelta di un carattere più leggero).
La compagine di Centinaio è però molto nutrita: a suo sostegno, oltre a quella del Pd, sono previste altre cinque liste. Quella più "politica" di tutte è quella dell'Unione italiana, movimento fondato nel 2009 dal saronnese - dunque varesino - Gianfranco Librandi dopo la sua uscita dal Pdl, e che nella zona conosce il suo picco di notorietà. Da sempre l'emblema è costituito dalle iniziali del nome - la U bianca in carattere bastoni, la i azzurra, corsiva e graziata - abbracciate da un nastrino tricolore, su un fondo blu con le consuete dodici stelle d'Europa, che in questo caso diventano otto e sono disposte ad arco nella parte inferiore dell'emblema a destra e a sinistra del nome; nella parte superiore c'è il nome Obiettivo Legnano e un piccolo elemento tricolore.
Sebbene abbia una valenza soltanto locale, si deve considerare politica anche la lista Progressisti e riformisti: lo certifica la presenza, nella parte bassa del contrassegno, del simbolo del Partito socialista italiano, che dunque sembra intestarsi la "paternità" di quel raggruppamento. Al di là di questo, a un occhio attento non può sfuggire che tutte le scritte contenute nell'emblema sono state proposte in Times New Roman, una delle font più abusate della storia della grafica: questo, che può sembrare un dettaglio, finisce in realtà per dare al contrassegno dei Progressisti e riformisti un'apparenza decisamente più statica e antiquata rispetto al prevedibile.
Le altre tre formazioni a sostegno di Alberto Centinaio, invece, puntano espressamente sul fattore locale, almeno per quanto riguarda l'uso del nome del comune, ma non solo. Se, per esempio, si prende Insieme per Legnano, si scopre che il simbolo ha una storia ed era presente esattamente uguale già nel 2012, quanto Centinaio fu eletto la prima volta e la lista si classificò seconda all'interno della coalizione: come oggi, cinque figure (all'apparenza due donne e due uomini, con un bambino accanto a loro appaiono in primo piano, mentre sullo sfondo appaiono le sagome della basilica di san Magno e della chiesa di santa Teresa del bambin Gesù, giusto per marcare il territorio, tra giallo-arancione e blu.
Sono all'esordio le ultime due liste da esaminare per la coalizione che appoggia Centinaio. Una, Più Legnano, si distingue per la brevità del nome scelto e utilizza gli stessi colori visti poc'anzi, sia pure in modo diverso. Se indubbiamente "Più" è la parola più evidente di tutto il contrassegno, colpisce che lo stesso concetto sia stato rafforzato da una crocetta stile manoscritto, che peraltro in quella posizione può fungere da accento; la "falce di luna" in basso a destra, con il resto della superficie arancione conferisce poi al logo un'impostazione simil-tridimensionale, anche senza effetti particolari da parte di chi ha concepito la grafica.
Decisamente meno attraente, sul piano visivo, la sesta formazione a sostegno di Centinaio, Noi della Lombardia per Legnano. Si è infatto di fronte a un cerchio azzurro uniforme, con il nome spezzato in quattro parti: il "noi" in corsivo graziato (ed è forse uno dei particolari grafici più significativi, visto che il riempimento non è uniforme, ma è granuloso, simile a quello delle scritte impresse sul legno), il riferimento alla Regione (giusto per far capire chi sia a volersi impegnare per un territorio). L'altro particolare eloquente è l'enorme X manoscritta, per indicare l'impegno a favore del comune, forse non raffinato sul piano grafico, ma certamente concreto. 
Sono invece cinque gli emblemi per Gianbattista Fratus candidato alla guida dei comune come sindaco. Non hanno bisogno di alcuna presentazione gli emblemi (nazionali) di Forza Italia, Lega Nord - Lega Lombarda e Fratelli d'Italia, tutti ben noti ai lettori. Diverso è il discorso, per esempio, per la lista Legnano futura: essa, al di là di un coraggioso testo scritto in viola (e con due font decorosamente armoniche), ha tanto di gabbiano al seguito che - su fondo grigio - annuncia il desiderio di guardare avanti e di planare, dopo lunghe riflessioni sul contenuto del programma, e su come rilanciare il più possibile la città, la sua qualità di vita e le periferie troppo spesso dimenticate.
Decisamente più curato è l'emblema della lista ProteggiAmo Legnano, composto di vari elementi grafici. Innanzitutto, la presenza nel contrassegno di due mani "a conca" (con tanto di unghie dipinte di rosso, quasi a voler rassicurare chi guarda la raffigurazione e cerca una "cura" per i dettagli) dà subito l'impressione di una presa in carico (di una storia, di un problema, dell'intera città); secondariamente, non può passare inosservato agli occhi dell'elettore il cuore rosso che contiene il finale "amoroso" della parola "proteggiAmo" e suggerisce a chiunque lo veda un finale all'insegna dell'attenzione per l'intera comunità.
Conta soltanto sull'appoggio di due liste Luciano Guidi, candidato sindaco dell'area degli "alfaniani". In effetti, il primo emblema che viene in considerazione in questa breve analisi è quello di Alternativa popolare, con l'indicazione - a caratteri cubitali, bisogna ammetterlo - del nome dell'aspirante primo cittadino. Il contrassegno elettorale è quello fissato poche settimane fa a livello nazionale, con il blu più scuro rispetto alle origini e il cuore giallo che - dopo le prime contestazioni del Ppe, che aveva visto il suo emblema troppo facilmente copiato - sembra ormai essere diventato patrimonio pacifico per coloro che si riconoscono nella grande famiglia popolare europea.
Sembra aver ribaltato invece gli stessi colori l'emblema dei Giovani popolari per Guidi: una lista che si propone inevitabilmente di pescare in un bacino affine a quello del simbolo precedente, ma ben definito quanto all'età. Anche qui il cuore è più o meno lo stesso, ma in questo caso questo si colora di blu e acquista in modo inequivocabile un rilievo grafico; tutto intorno e dietro, il colore dominante diventa il giallo. Quanto all'espressione "Giovani popolari", nell'emblema è disposta in diagonale ma ha una leggera curva nel suo snodarsi: questo tocco almeno in parte naïf non aiuta il simbolo a mantenere un livello medio-alto di condivisione. 
Vengono poi i due emblemi che sostengono la corsa a sindaca di Ornella Ferrario. A questo proposito, si può partire da Legnano al centro: qui la potenza è quasi tutta nel nome. Graficamente si tratta di una realizzazione piuttosto semplice e si sarebbe tentati di dire banale: i colori con cui sono scritte le parole "Legnano al centro" sono gli stessi già visti in qualche emblema precedente, con in più l'individuazione di un punto ben preciso - e piuttosto grosso - per simboleggiare il centro (anche se quel pallino non è affatto collocato in posizione centrale nel disegno); il colore lilla del fondo, in ogni caso, conferisce al simbolo un tocco di delicatezza altrimenti difficile da immaginare.
L'altra formazione che appoggia la candidatura di Ferrario è Movimento per Legnano. Si tratta, come si è già avuto modo di raccontare all'interno di questo sito, di una lista civica che adotta la grafica concepita per Movimento X - Progetto X, la componente del gruppo misto al Senato facente capo a Laura Bignami, che si propone di mettere in collegamento molte liste civiche in tutta l'Italia, diffondendo anche vari strumenti di democrazia diretta. Il contrassegno conferma la struttura definita nei mesi scorsi per altre tornate elettorali (a partire da quella che lo scorso anno ha coinvolto Busto Arsizio), con il colore viola (e la O) di Podemos, la X composita e lo spazio per il nome del paede in fondo a destra.
Oltre che della candidatura di Andrea Grattarola, pronto ad andare alla conquista della poltrona di primo cittadino con il MoVimento 5 Stelle, resta da dire soltanto di Juan Pablo Turri, che si propone come candidato sindaco dela lista Legnano in Comune - Sinistra costituzione. Per chi ha buona memoria, sarà suffciente dare uno sguardo al simbolo per riconoscere subito qualcosa di familiare, di già visto: così è, visto che Legnano in Comune è sostanzialmente il calco di Milano in Comune, che sosteneva la corsa a sindaco di Basilio Rizzo. Stesse parole imponenti, stessi colori marcati, stesse tre onde colorate, come se partissero dalla O. Basterà, per assicurare alla sinistra la presenza in consiglio?

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