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venerdì 3 agosto 2018

A Zoppè di Cadore, sulle schede con "i scarpet"

Nei comuni più piccoli, lo si è visto, sulla scheda elettorale la fantasia si scatena: a volte si esprime il minimo indispensabile (come con i contrassegni letterali a fondo bianco visti nei post precedenti), altre volte investe molto di più e produce ben altri risultati. In quelle condizioni, nei simboli adottati può trovarsi davvero di tutto, anche la calzatura tradizionale del luogo. Come è accaduto per due turni elettorali - nel 2005 e nel 2010 - a Zoppè di Cadore, comune del bellunese che conta tra i 200 e i 300 abitanti. 
In quella zona, da tempo immemore, si producono gli scarpet, calzature appunto che si sono tramandate nel corso dei decenni, con oltre dieci strati di stoffa resistente sovrapposti, cuciti insieme con un filo di canapa, e velluto consistente per la tomaia. Un pezzo di storia quotidiana, per qualcuno irrinunciabile: era intitolata "Senza scarpet... no se camina" una mostra realizzata nel 2013 proprio a Zoppè di Cadore, nello stesso comune che ha ospitato tra l'altro dal 2004 - all'interno del proprio museo etnografico - la "scola de scarpet", per insegnare agli interessati a dare forma con pazienza a quelle calzature. Non è affatto un caso che in quegli anni il sindaco in carica fosse espresso proprio dalla lista I scarpet. Su fondo verde, dal bordo un po' mosso e molto artigianale, c'era proprio una coppia di calzature storiche, sobrie e non ricamate, più da lavoro quotidiano che da ricorrenza tradizionale, tracciate un po' come se fossero state a china. 
Di certo, un simbolo più legato al territorio era difficile da trovare e non era affatto impossibile che fosse il più gradito dagli abitanti del comune: in effetti il vicesindaco uscente, Renzo Bortolot, con i suoi scarpet vinse 72 voti a 49, tanti furono i consensi per il principale sfidante, Gabriele Livan, in rappresentanza della lista La Schirata. Principale perché, a quel turno, di liste se n'erano viste altre due e di autoctono dovevano avere ben poco: l'unico voto sfuggito a Bortolot e Livan se lo prese Angelo Geracitano, del Movimento idea sociale, mentre rimase a bocca asciutta Stefano Fochi, della lista Pensionati riformisti - Lista consumatori. La dinamica era la stessa già vista in molti comuni sotto i mille abitanti, agevolata dalla non necessità di raccogliere le firme per presentare liste: proprio a Zoppè, tra l'altro, negli anni precedenti ciò aveva portato a un blocco dell'amministrazione proprio a causa di una lista "foresta", che nulla aveva a che fare con il territorio, ma questa - assieme all'episodio del "pareggio" del 2000 - è una storia che merita di essere raccontata a parte. 
Alle elezioni del 2005 l'affluenza si fermò poco sotto il 50% (arrivò al 47,5%) e, se ci fosse stata una sola lista in corsa, si sarebbe finiti di nuovo in mano a un commissario. Così non accadde, ma per gli abitanti di Zoppè il problema era chiaro: tutta colpa del Parlamento che, approvando la legge n. 120/1999, aveva di fatto costretto tutti i comuni a votare in un unico periodo dell'anno, in primavera (precisamente tra la metà di aprile e la metà di giugno), mentre prima era previsto anche un turno autunnale. Ragioni di economia avevano suggerito ai parlamentari di ridurre le finestre elettorali da due a una soltanto, ma questo aveva messo in seria difficoltà molti comuni, soprattutto quelli interessati da una forte emigrazione stagionale: vari comuni della Provincia di Belluno, come Zoppè, vedevano in primavera molti abitanti impegnati all'estero, soprattutto in Germania come gelatieri, per cui difficilmente sarebbero tornati a casa per votare. La questione era talmente sentita da finire al centro di un ordine del giorno del consiglio comunale: poco dopo le elezioni, l'organo si riunì, deliberando - come aveva già fatto in passato - di segnalare al governo ch la scelta dell'unica finestra di voto aveva comportato "una limitazione del diritto di voto per una larga parte degli iscritti alle liste elettorali". L'appello non servì a molto, i gelatai continuarono a partire senza poter votare nei periodi di assenza, ma il gruppo continuò ad amministrare il paese.  
Nel 2010, alle nuove elezioni, il simbolo è stato mantenuto, ma il gruppo di Bortolot ha pensato di rinfrescarlo giusto un po': scurite leggermente le calzature, queste furono posizionate su uno sfondo non più verde squillante, ma sfumato tra l'azzurro e il verdino (e con una scritta, al di sotto, meno di gusto tradizionale e più moderna, con la sua font Helvetica Bold). In quell'occasione il sindaco uscente è riuscito a ottenere più dell'81% dei voti (83 su 107, per l'esattezza), ma soprattutto si è evitato il commissariamento del comune grazie alla presenza di una seconda lista locale, Insieme per Zoppè, depositata anche con il dichiarato scopo di evitare che ne fosse presentata un'altra "foresta", magari in grado di entrare in consiglio.
Attualmente Renzo Bortolot, virtuoso dell'organo, è ancora primo cittadino di Zoppè di Cadore: è stato infatti rieletto nel 2015, ma in quell'occasione le insegne che lo hanno confermato sindaco erano diverse. Sul contrassegno, infatti, campeggiava il disegno di una stella alpina (a colori e su fondo blu, a differenza di quella classica della Svp) e non a caso Stella alpina era il nome della lista che si sarebbe aggiudicata le elezioni. Batté di nuovo la formazione Insieme per Zoppè, la cui presentazione elettorale sarebbe stata di fatto concordata con la lista vincitrice, sempre al fine di evitare il rischio di commissariamento (che sarebbe scattato, visto che sarebbero andati a votare 100 elettori su 231).
Il terzo mandato consecutivo di Bortolot non è dunque iniziato nel segno degli scarpet, ma di certo non sono stati messi in soffitta: qualcuno li ha accantonati solo per un attimo, quasi certamente con la possibilità di ritirarli fuori al momento più opportuno. Anche solo per distinguersi da eventuali liste venute da fuori, certamente con altre calzature.

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