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venerdì 7 aprile 2017

Fronte sovranista italiano, una stella non ancora compiuta

Chi dice di seguire la politica, è bene che lo sappia: si può parlare in Italia di un fronte sovranista, a patto di sapere che esiste, da un annetto circa, il Fronte Sovranista Italiano. Che non è una semplice aggregazione di forze: la maiuscola, qui, serve a distinguere un partito vero e proprio, nato lo scorso anno, per l'esattezza il 5 giugno 2016. 
"Siamo cittadini - si legge nel 'Chi siamo' del sito - che avvertono l’esigenza di una riscoperta collettiva dei valori costituzionali. Ci poniamo come obiettivo la riconquista della sovranità nazionale in ogni sua forma, attraverso il ricollocamento della Costituzione al vertice dell'ordinamento. Siamo persone che cercano convergenze più che scontri".
In effetti, alla base del Fronte c'è un'esperienza più risalente, quella dell'Associazione Riconquistare la Sovranità, nata il 21 marzo 2012 tramite adesioni via email (ma ideata l'anno precedente) e con sede ad Avezzano (AQ). L'associazione, temendo che "l'Italia si avviterà in una spirale di tipo greco", con crescenti proteste, si preparava a ricondurre ad unità "autonomismo, localismo, corporativismo e proposte socialistiche", diffondendo "l'idea che la riconquista della sovranità è il fondamento e la condizione di ogni possibilità: riconquistata la sovranità si può far tutto; senza di essa non si può far nulla". 
Il gruppo si riservava il compito di diffondere le idee sovraniste "con pazienza, realismo e intelligenza [...] al fine di unire una massa critica di cittadini che sia la più ampia possibile e di promuovere quello che un giorno sarà il Fronte di Resistenza e Solidarietà del Popolo Italiano"; l'obiettivo immediato era coordinare i vari movimenti di protesta emergenti ed "essere parte dei tentativi di sollevazione o organizzazione di liste nazionali che i movimenti di protesta [...] tenteranno di organizzare".
L'idea di fondo era proprio l'organizzazione di una rete di persone interessate a riconquistare la sovranità politica ed economica - e proprio l'associazione ARS rivendica la scelta di avere individuato i neologismi "sovranismo" e "sovranista" "per designare l'istanza di riconquista della sovranità da parte del Popolo e dello Stato italiani". Un'istanza che parte da una considerazione costituzionale: ci sarebbe "un irrimediabile contrasto tra la Costituzione (in particolare tra il Titolo III dedicato ai rapporti economici) e i Trattati europei, in ragione del quale, da ormai più di venti anni, Parlamento e Governo italiani svolgono il diritto europeo, anziché il diritto costituzionale dei rapporti economici".
La rete-associazione, tuttavia, era solo il primo stadio, essendo l'obiettivo successivo la fondazione di un vero e proprio partito: il traguardo era stato annunciato a giugno del 2015 ed è stato raggiunto a un anno quasi esatto di distanza, con la presidenza di Stefano D’Andrea e la segreteria di Lorenzo D’Onofrio. Con la fondazione è stato anche fissato ufficialmente il simbolo della forza politica: esso nello statuto è descritto come "un cerchio con contorno rosso in campo bianco, nel quale sono rappresentate in sequenza, a caratteri maiuscoli di colore verde, la lettera F, la lettera S e la lettera I, seguite da una stella di colore rosso la cui parte sinistra è incompleta e tagliata da una parentesi tonda chiusa, sempre di colore rosso. Alla base delle 3 lettere e del simbolo è inserita la scritta di colore grigio 'Fronte Sovranista Italiano'. I colori utilizzati sono quelli del Tricolore italiano e la stella richiama l’emblema della Repubblica".
Tutte le lettere del nome, a ben guardare, risultano un po' incomplete e tagliate: era già così nel logo confezionato per Ars da Valerio Babbo (probabilmente autore anche del semplice emblema del Fsi), logo altrettanto fondato sul tricolore. Sempre quel fregio, peraltro, conteneva - oltre che l'impiego del tricolore, abbastanza normale per i sovranisti di casa nostra - l'immagine della stella tagliata dalla parentesi: sono gli stessi fondatori dell'associazione e del partito a spiegare la loro scelta, tutt'altro che casuale e semplicistica. Una spiegazione che merita di essere divulgata, in tempi in cui si ha poca voglia di argomentare e giustificare:
La stella è uno degli oggetti più antichi del nostro patrimonio iconografico ed è sempre stata associata alla personificazione dell'Italia, sul cui capo essa splende raggiante. Così fu rappresentata nell'iconografia del Risorgimento e così comparve, fino al 1890, nel grande stemma del Regno unitario (il famoso stellone); la stella caratterizzò, poi, la prima onorificenza repubblicana della ricostruzione, la Stella della Solidarietà Italiana e ancora oggi indica l'appartenenza alle Forze Armate del nostro Paese. La stella è quindi chiamata a rappresentare simbolicamente l'Italia; Riconquistare la sovranità nazionale e popolare dell'Italia è l'obiettivo principale dell'ARS. La posizione del simbolo è rilevante al fine di rappresentare graficamente il significato, vuole infatti evocare la rappresentazione di un faro, simbolo di punto di riferimento.Il simbolo è inoltre rappresentato aperto, non completamente definito, ma in grado comunque di rappresentare visivamente l'oggetto di riferimento: la stella. Scelta grafica, quella di rappresentare l'oggetto incompleto, suggerita dall'idea di rappresentare una traccia, una fase, un determinato momento di una crescita, tratti tutti che caratterizzano l'associazione. A completamento della rappresentazione è stato selezionato un carattere tipografico vicino ai significati finora descritti, scelto per rafforzare l'idea di apertura/traccia/crescita.
Capita allora che si lasci aperta, incompiuta una stella (grazie alla parentesi) per dire che c'è ancora molto lavoro da fare, ma con un po' di sforzo la stella può nascere. Chissà se quella grafica si completerà mai; nel frattempo, l'emblema potrebbe anche finire sulle schede elettorali. Firme permettendo, ovviamente.

1 commento:

  1. A nome del direttivo del FSI ringrazio Gabriele Maestri per questo bell'articolo e per il riconoscimento del lavoro svolto in questi anni.
    Lorenzo D'Onofrio

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