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martedì 11 aprile 2017

A Catanzaro, per un'Italia (più) plurale (di Marco Chiumarulo)

Tenere il conto dei partiti (e dei simboli) che nascono appare un'impresa davvero ardua. Il 31 marzo, per dire, su alcuni siti di notizie (come Catanzaroinforma.it e Catanzaro.weboggi) è stata annunciata la nascita in Calabria, a Catanzaro, del Movimento Politico Italia Plurale: come promotori del movimento risultano, tra gli altri, Mario Astarita, Fabio Celi, Bruno Martino, Alessandro Paravati e Antonio Leone (solo omonimo dell'ex vicepresidente della Camera, prima in Forza Italia e Pdl, poi in Ncd, attualmente membro laico del Csm).
Nella nota da loro diffusa, i promotori rivendicano come il movimento abbia "tra le sue file studiosi, semplici cittadini, personalità della cultura locale e nazionale". Naturalmente, alla nascita, le ambizioni non possono essere contenute: l'idea è di "promuovere il nostro paese e di mostrare le sue eccellenze", si mira a "progredire ed ingrandirsi, dando a tutti l’opportunità di aderire al nostro progetto, in modo da confrontarsi e migliorarsi con vigore e gratificazione sia umana che personale". 
Già, ma di che progetto si parla? I fondatori, in un'epoca di incertezza, vogliono "raccogliere l’appello di sollecitazione e di stimolo che arriva dalla gente e capovolgere quella propensione di una politica disastrosa che negli ultimi anni ha portato il paese ed il Sud sul'orlo della rovina". La ricetta contro tutto questo sarebbe data dai punti programmatici del movimento, fissati per dare "risposte innovative e tangibili al paese"; si punta a far convergere "l'ardore politico" (sì, è scritto proprio così) su questioni come "il sociale, la sicurezza, la giustizia, il lavoro, i giovani, il mondo delle piccole imprese e degli artigiani", così da "partorire decisioni idonee ad una politica che riesca a restituire impulso a questi settori, servendosi del contributo diretto di cittadini e di associazioni di struttura regionale e nazionale che hanno ad interesse il bene ed il futuro dell’Italia".
L'attenzione è posta anche al patrimonio culturale e intellettuale, del luogo come dell'intero paese: "non va svenduto, come è stato fatto in passato, ma va valorizzato", dicono i promotori. E in questo c'è anche, volendo, la giustificazione del nome, certamente non scelto a caso: punto centrale del programma è la valorizzazione di quel patrimonio in un'ottica "plurale e pluralistica", coinvolgendo tutti i cittadini "di vecchia e nuova generazione", anche provenienti da altri paesi "o di altre razze ed etnie". Oltre a non (s)vendere il patrimonio, però, occorrerà "creare un nuovo baricentro concettuale, politico e sociale", restituendo lo stesso patrimonio agli italiani, e "abbattere il debito pubblico senza svenare gli italiani", così da riprendere a crescere.
E' probabile che il linguaggio del movimento miri ad attirare, con parole semplici e d’impatto, più persone possibili, senza che si percepisca lo schieramento politico. Di ciò risente anche la semplicità dell'emblema adottato: è vero che il soggetto si qualifica come "movimento politico" e non proprio come un partito, ma il simbolo ha già le sembianze di un contrassegno utilizzabile alle elezioni. Su uno sfondo viola, con sfumatura radile, sono utilizzati - com'è ormai consuetudine - i colori della nostra bandiera: la scritta "Movimento politico" più piccola e in alto in bianco, il nome "Italia Plurale" al centro in grassetto, con la prima parola rossa e la seconda verde (entrambe contornate di bianco); subito sotto al nome, infine, tre onde rappresentano, di nuovo, il tricolore.
Anche nei giorni seguenti il movimento ha cercato di ottenere visibilità: sempre sul sito di Catanzaroinforma.it, il 2 aprile, è uscita una nota a sostegno del governo Gentiloni. Italia plurale ha fatto sapere che si trova in sintonia con le parole pronunciate dal premier al "B7 Bussiness Summit": "La sfida riguarda direttamente l’azione del nostro governo che si tradurrà nelle prossime settimane attraverso le decisioni che il governo assumerà con l’obiettivo di tenere i conti a posto e contemporaneamente accompagnare la crescita finalmente in atto anche in Italia: accompagnarla, accudirla, consentire che abbia un ritmo più accelerato e non ci siano effetti depressivi dalle decisioni prese". Parlando del Def, il movimento precisa che "Bisogna spingere la crescita senza pensare a misure depressive ed evitando ogni equivocità su libero mercato. Il governo deve lavorare per fare scendere il costo del lavoro e la tassazione: per far sì che imprese, famiglie e lavoratori possano superare l’attuale situazione di crisi presente nell'economia italiana".
Anche i creatori del movimento, probabilmente, sentono aria di elezioni, per questo motivo cercano visibilità e quale buon modo di guadagnarsi la visibilità necessaria, se non allinearsi con il governo? In questo periodo l'esecutivo non gode di ottima salute, ma evidentemente il movimento crede che attaccarlo, come altri movimenti populisti, non sia un'ottima strategia concorrenziale. Non si dimentichi poi che, in fondo, la disciplina elettorale ora valida per la Camera dei Deputati favorisce la formazione di nuovi soggetti, anche se l'asticella del 3% risulta più difficile da raggiungere se aumentano i soggetti interessati a presentarsi alle elezioni (con la certezza che, per evitare dispersione dei voti, i partiti grandi invocheranno il voto "utile"). Soglia o non soglia, se nel 2013 si era quasi stabilito un record di soggetti politici presentatisi alle elezioni, di questo passo quel primato potrà essere eguagliato o persino battuto.

Marco Chiumarulo

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