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lunedì 3 aprile 2017

Frosinone: Socialisti e riformisti, un tuffo nella tradizione

Tra i capoluoghi di provincia che si preparano ad andare al voto, c'è anche Frosinone: certamente tenterà di ottenere la riconferma il sindaco uscente, Nicola Ottaviani, sostenuto da una coalizione di centrodestra, ma dovrà confrontarsi con vari sfidanti. Tra loro ci sarà Fabrizio Cristofari, presidente dell'ordine dei medici, sostenuto dal Pd e da alcune altre formazioni. 
Guardando tra le liste in previsione, non può non saltare all'occhio il simbolo appena adottato dai Socialisti e riformisti per Frosinone: quel gruppo avrà il compito di raccogliere e innovare una tradizione politica che in quel territorio ha una storia particolarmente consolidata. 
Il simbolo, si diceva, non passa inosservato: chi ha vissuto la politica nazionale tra la metà degli anni '90 e la metà del decennio successivo, infatti, riconoscerà facilmente la struttura del vecchio contrassegno dei Socialisti democratici italiani, il partito che rappresentò i socialisti (e non solo) tra il 1998 e il 2007. La corona rossa (che conteneva il vecchio nome) e il segmento inferiore verde sono esattamente gli stessi, così come è la stessa la rosa del socialismo europeo (con corolla aperta e stelle d'Europa intorno al gambo), solo un po' più piccola rispetto al passato. 
Dietro al fiore, in filigrana nella parte centrale del simbolo, è peraltro facile riconoscere una sorta di ventaglio bianco e rosso: altro non è che un modo per richiamare anche la tradizione socialdemocratica, che nel frusinate ha una delle sue roccheforti. La cosa, a ben guardare, non stupisce (così come non stupiva che, alle ultime provinciali, uno dei simboli avesse richiamato espressamente la testata dell'Avanti! nella grafica): Frosinone è la terra di Gianfranco Schietroma, segretario del Psdi dal 1995 al 2002 (anno in cui divenne membro laico del Csm) e, nel 1998, tra i fondatori dello Sdi guidato da Enrico Boselli. Negli anni quella tradizione socialdemocratica si è conservata anche all'interno del Psi locale: di recente si è mitigata, con vari apporti di matrice socialista (specie tra i giovani), ma non è certo scomparsa.
"La scelta di questo simbolo - spiega Vincenzo Iacovissi, segretario cittadino del Psi, fino a poche settimane fa possibile candidato sindaco, almeno fino alla scelta del partito di appoggiare Cristofari - è la prosecuzione di un esperimento iniziato nel 2016 con il rinnovo delle amministrazioni di Cassino e Alatri, comuni in cui l'emblema fu testato. Gli obiettivi cui risponde sono due: innanzitutto il Psi dimostra una capacità di apertura, perché non utilizza il proprio simbolo (anche se l'ispirazione è comunque riconoscibile) e la lista è aperta al contributo di altre persone, non aderenti al Psi; secondariamente, desideriamo tradurre anche visivamente la volontà di attualizzare una storia in sé non troppo risalente, che però parte da lontano. Per questo l’impostazione è quella del vecchio Sdi, ma sotto in trasparenza si vedono i raggi del sole socialdemocratico: una crasi, una sintesi grafica  dei due simboli che hanno caratterizzato la nostra storia".
Il messaggio che passa, insomma, è la volontà di marcare la propria presenza in modo non invadente, senza che rischi di passare sotto silenzio: "Abbiamo voluto e vogliamo proporre una lista comunque civica, ma caratterizzata politicamente - puntualizza ancora Iacovissi -. La presenza "ridotta" dei simboli socialisti vuole incoraggiare anche chi non è iscritto e non è direttamente vicino al nostro gruppo a darci fiducia. Di certo vogliamo costruire un polo di centrosinistra che però sia alternativo al Pd, lontano da ogni populismo e con una spiccata attitudine al riformismo". Riusciranno i socialisti di Frosinone a essere il punto di aggregazione per questo nuovo progetto politico, che magari faccia evolvere (anche a livello nazionale) il loro stesso partito?

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