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giovedì 14 giugno 2018

Barletta, simboli e curiosità sulla scheda

Anche Barletta rientra tra i capoluoghi di provincia assegnati direttamente al primo turno e anche in questo caso, come Vicenza e Treviso, a vincere è stata una coalizione civica a prevalenza del centrodestra (ma con innesti di forze che normalmente guardano al centrosinistra). Dopo il mandato da sindaco di Pasquale Cascella, già direttore dell'ufficio stampa del Quirinale sotto la presidenza di Giorgio Napolitano (non ricandidatosi), si è insediato al governo della città il candidato Cosimo Damiano Cannito: si è imposto su altri cinque concorrenti, ma in un quadro politico certamente più frammentato, dal momento che le liste finite sulla scheda erano ben 21.

Cosimo Damiano Cannito

4) Cannito sindaco

La lista più votata all'interno della coalizione vincitrice è risultata essere Cannito sindaco, dunque la formazione personale di Cosimo Damiano Cannito. Una lista che, peraltro, era già nota ai barlettesi: questa, infatti, aveva già sostenuto Cannito cinque anni fa, quando si era candidato a sindaco con uno schieramento alternativo al centrosinistra "ufficiale"; sostenuto da tre liste, in particolare dal Psi. Questa volta il simbolo è quasi uguale, ma rispetto a tre anni fa è sparito il triangolino blu che aveva trasformato il semicerchio superiore in un fumetto. Rispetto al 2013, Cannito sindaco ha più che triplicato i voti, quindi può dirsi soddisfatta dell'esito elettorale.

6) Scelta popolare

Al secondo posto, all'interno del centrodestra "allargato" (ma senza Lega), si trova la lista Scelta popolare, una delle ben dieci formazioni su cui Cannito poteva contare. In questo caso, addirittura, il suo nome non era nemmeno presente sul contrassegno (è capitato, come si vedrà, solo un'altra volta), un emblema che peraltro dice abbastanza poco sulla lista, così come su internet non si trovano molte informazioni in merito. Al più, viene da pensare che la lista si collochi su posizioni moderate e radicate tra le persone, volendo desumere tutto questo soprattutto dall'aggettivo "popolare". Come che sia, il simbolo (bicolore, molto semplice e non troppo sgradevole) ha raccolto il 7,19%, un risultato niente male che ha portato anche tre consiglieri al gruppo.

8) Forza Barletta

Decisamente più riconoscibile, almeno per associazione grafica, è il contrassegno di Forza Barletta, che riprende chiaramente il motivo grafico tradizionale (e la font Helvetica compressa) di Forza Italia, anche se con sensibili varianti grafiche: più che una bandiera sventolante, qui si vedono soltanto due fasce, una verde e una rossa, nelle quali è contenuto il nome, con le parole che non "comunicano" tra loro attraverso la striscia bianca posta nel mezzo. Il simbolo di partito non c'è per precisa scelta di Cannito: ringraziando il senatore forzista Dario Damiani per "aver messo da parte il simbolo di Forza Italia, e chi fa politica sa che si tratta di un sacrificio enorme, di identità" sottolineava quanto fosse importante "uscire dalla logica dei partiti e puntare solo a fare il bene della città; una città che vogliamo restituire ai cittadini, senza passare dall'intermediazione partitica". Anche così, il simbolo ha comunque ottenuto il 6,16% e due consiglieri.

5) La buona politica

Al quarto posto nella coalizione vincitrice si è classificata un'altra formazione civica, denominata La buona politica. Il simbolo, a dire il vero, non è una new entry, visto che nel 2013 aveva fatto parte della coalizione che aveva portato Cascella alla vittoria: emergono soprattutto il fondo rosso e quella striscia tricolore posta nella parte inferiore del cerchio (oltre all'uso non particolarmente elegante della font Brush Script, già vista cinque anni fa ma con riferimento alla città e non al candidato sindaco). Volendo ricorda un po' la scelta cromatica della Lista Polverini e del progetto Città nuove in Lazio (dove però il tricolore era una traccia di gesso), ma il paragone ha poco senso; in ogni caso, la lista ha ottenuto poche manciate di voti in meno di Forza Barletta (e si è dunque aggiudicata due consiglieri).

3) Barletta attiva

Quinta, all'interno della coalizione, si è posizionata un'altra vecchia (si fa per dire) conoscenza della politica locale barlettese: Barletta attiva, infatti, era la terza delle liste che, assieme a Psi e Cannito sindaco, aveva sostenuto la prima corsa a primo cittadino di Cosimo Cannito. A differenza della lista personale del candidato, questa ha lasciato del tutto immutato il proprio contrassegno elettorale, mantenendo intatto ogni suo elemento, a partire dall'aggettivo "attiva" scritto a pennellate, come a seguito di un "attacco d'arte" o di creatività. Ed è questa, in fondo, l'immagine che la lista voleva dare di sé: sfiorando il 5,7%, è riuscita ad assicurarsi due consiglieri. 

9) Noi con Barletta

Sembra un po' più connotata politicamente, invece, la lista Noi con Barletta: la grafica, infatti, è chiaramente debitrice di quella di Noi con l'Italia. In effetti, a questa lista ha preso parte il gruppo che aveva animato in quel territorio il rassemblement costruito anche da Raffaele Fitto, che dunque aveva il suo seguito in zona prima con i Conservatori e riformisti e poi con Direzione Italia. Per fugare ogni dubbio sulla connotazione barlettese del simbolo, tuttavia, sotto all'arcobalenino tricolore dipinto è stata inserita una stilizzazione del Colosso bronzeo di Barletta, con tanto di croce in mano (e viene da pensare che altrove, forse, i membri della commissione elettorale l'avrebbero ritenuta un simbolo religioso e avrebbero chiesto di togliere per lo meno quella). Con il suo 5,53%, Noi con Barletta ha dato un contributo significativo alla vittoria di Cannito, ripagato con la conquista di due consiglieri.

11) Iniziativa democratica per Barletta

Si presentava come certamente riconoscibile, almeno per chi è attento alla politica pugliese, anche il simbolo di Iniziativa democratica, cui in questo caso, oltre al riferimento al nome del candidato sindaco, è stato inserita in rosso - come la "I" - la specificazione "per Barletta" (e il fatto che si sia scelta una font manoscritta dà un po' il senso dell'artigianalità, ma volendo anche di un po' d'improvvisazione). Il riferimento alla rete civica regionale creata da Alfonso Pisicchio (dunque di norma vicino ad amministrazioni di centrosinistra o comunque connotate in senso civico) è comunque indiscutibile: con il 4,8% anche questa lista ha ottenuto due consiglieri comunali.

7) Lealtà e progresso

L'elenco delle formazioni a sostegno di Cannito prosegue con un altro gruppo civico, questa volta creato ad hoc per queste elezioni: Lealtà e progresso. Il colore dominante qui è l'arancione, accanto al verde con cui è scritto gran parte del nome della lista (e a una sorta di sottolineatura tricolore di quell'espressione). Sul piano politico-civico, emerge l'idea di essere fedeli alle promesse fatte e il proposito di far avanzare la città; sul piano grafico, non appare particolarmente felice la scelta di accostare addirittura quattro tipi di carattere diversi, creando una certa confusione comunicativa. La lista, in ogni caso, ha raccolto il 4,42% dei consensi e questo le è bastato a ottenere un consigliere.

2) Insieme per Barletta

Si è ricordato prima come nel 2013 Cosimo Cannito avesse corso per la poltrona di sindaco sostenuto innanzitutto dal Psi. Proprio esponenti socialisti stanno dietro alla presentazione della lista Insieme per Barletta, che richiama nel nome e in parte nella grafica (la parola "insieme" blu con i due puntini delle "i" rossi) la lista cui il Psi aveva partecipato alle ultime elezioni politiche (assieme ai Verdi, ad Area civica e ai prodiani). Assieme a quello di Barletta attiva e a quello - ancora da analizzare - di Città  futura, questo contrassegno è apparso il più "bianco" (o, se si preferisce) il più vuoto tra quelli apparsi sulla scheda; il risultato finale - il 4,15% - è stato meno soddisfacente di quello ottenuto cinque anni fa, ma un consigliere comunale è arrivato comunque.

10) Progetto Barletta

Della coalizione di Cannito colpisce un particolare non indifferente: tutte le sue liste sono riuscite a essere rappresentate in consiglio comunale, perché anche la meno fortunata ha ottenuto voti sufficienti per eleggere un consigliere. Ci è riuscita dunque anche Progetto Barletta, con il suo 3,45%: anche qui, graficamente parlando, si è di fronte a un simbolo nuovo, che si distingue per il fondo rosso e per la riproduzione (stavolta realistica) del viso del Colosso di Barletta, noto anche come "Eraclio". Se tutte le liste sono entrate in consiglio, significa che tutte erano abbastanza forti; il sindaco dovrà sperare che, come rovescio della medaglia, la frammentazione della sua compagine consiliare non si traduca in scarsa coesione davanti alle proposte della sua giunta.

Michelangelo Domenico (Michele) Filannino

12) MoVimento 5 Stelle

Chi pensava che, anche in considerazione dell'aver amministrato nella consiliatura precedente, fosse il centrosinistra "ufficiale" ad arrivare secondo si sbagliava. Subito dopo Cannito, infatti, si è piazzato Michele Filannino, candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle. Se nel 2013 la candidata Patrizia Corvasce aveva ottenuto l'8,16%, stavolta Filannino ha più che raddoppiato il risultato, raccogliendo il 18,62%; in termini relativi, è andata anche meglio al M5S, passato dal 5,9% di cinque anni fa al 14,35% di domenica, il risultato migliore tra tutte le 21 liste in corsa (che ha fruttato l MoVimento tre consiglieri). Il simbolo utilizzato, ovviamente, è lo stesso inaugurato alle politiche dello scorso marzo, con la dicitura Ilblogdellestelle.it all'interno.

Benedetto (Dino) Delvecchio

21) Partito democratico

Si diceva, appunto, del centrosinistra "ufficiale", lasciato orfano dalle forze civiche che hanno preferito questa volta sostenere il progetto civico di Cannito assieme a parte del centrodestra. A sostenere Dino Delvecchio come possibile successore di Pasquale Cascella era innanzitutto il Partito democratico e non stupisce, dunque, che proprio il Pd sia risultato il soggetto più votato della coalizione (sebbene il sorteggio gli avesse riservato l'ultimo posto a disposizione su manifesti e schede); l'11,13%, tuttavia, è minore, oltre che del risultato del M5S, anche di quello della civica Cannito sindaco. L'emblema utilizzato, in questo caso, era proprio quello nazionale, senza alcuna aggiunta o caratterizzazione locale.

18) Barletta più

A guardare i risultati del voto, in ogni caso, si è incerti se dire che il Pd ha dominato sulle altre forze della sua coalizione o che piuttosto le ha cannibalizzate, essendosi aggiudicato tutti i seggi conquistati dalla compagine. Per trovare la lista seconda classificata all'interno del centrosinistra, infatti, occorre scendere quasi di dieci punti: si è fermata all'1,51% Barletta più, formazione civica della coalizione che non sembra connotata politicamente. La grafica, per la cronaca, ricorda almeno nella conformazione del simbolo (con la parte inferiore campita di rosso e la "luna" superiore in bianco) quella del contrassegno di #NapoliVale, lista che nel 2016 sostenne Valeria Valente, ma non è detto che il riferimento fosse voluto (il "più", in compenso, quasi non si legge, un po' per il colore e un po' per la font).

20) Articolo Uno - Movimento democratico e progressista

Ancora meno di Barletta più si è aggiudicata la lista di Articolo Uno - Movimento democratico e progressista, che qui ha deciso di appoggiare il candidato del partito dal quale ha scelto di staccarsi a livello nazionale da ormai un anno e mezzo. Come si vede, e come risulterà chiaro anche più tardi, sulle schede non è apparso il simbolo di Liberi e uguali, anche perché Sinistra italiana ha fatto una scelta di campo diversa, appoggiando un diverso progetto politico. In questo caso è stato utilizzato il simbolo nazionale, leggermente personalizzato con il riferimento alla città; l'1,42% raccolto, in ogni caso, non si è tradotto in alcun rappresentante eletto.

19) Barletta verso futuro

Ancora meno fortunata delle due liste appena ricordate è stata la formazione civica Barletta verso futuro, che già dal nome dava una sensazione di precarietà e improvvisazione (non mancava almeno "il"?). Peccato perché, da un certo punto di vista, la grafica del simbolo appariva curata un po' meglio, con le "frecce" create con due "maggiori" e l'effetto tridimensionale delle scritte. Questo emblema, tra l'altro, era l'unico della coalizione a riportare il nome del candidato sindaco; a dispetto di questo, la lista ha ottenuto solo l'1,39% e dunque è rimasta al di fuori del consiglio, alla pari delle altre due che non sono riuscite ad arrivare nemmeno al 2%, un risultato evidentemente lontano da quello atteso.

Carmine Doronzo

13) Città futura

Se parte della sinistra si era schierata comunque con il Pd, un'altra parte ha scelto di appoggiare la corsa a sindaco di Carmine Doronzo, consigliere comunale uscente (era stato eletto nella lista Sinistra unita, che aveva sostenuto Cascella) che è riuscito a farsi rieleggere. La formazione più votata della sua coalizione è stata Città futura, lista civica animata soprattutto da studenti e giovani lavoratori, volta a proposte concrete per dare opportunità a tutti. Il contrassegno, come si diceva, è in gran parte bianco, fatta eccezione per il nome del sindaco scritto in arancione e il viola che tinge il nome della lista e la corona circolare campita ad archi, ricordando un po' il cerchio di Podemos (certo a colori invertiti). Il 2,16% ottenuto ha fatto sì che la lista fosse la sola della coalizione a far eleggere un consigliere.

14) Sinistra italiana

Meno bene è andata all'unico partito "ufficiale" presente nella coalizione di Doronzo, vale a dire Sinistra italiana; persino il sorteggio aveva collocato la compagine di Si subito dopo Città futura, ma non poteva certo prevedere il distacco tra le due formazioni. Qui, infatti, Sinistra italiana ha solo sfiorato il 2%, fermandosi all'1,9%: risultato troppo basso per tradursi nella conquista di un rappresentante in consiglio. Corsa sfortunata dunque per un partito che fin qui - dopo aver archiviato il passato di Sel - da solo non ha raccolto granché, pur presentandosi con il simbolo ufficiale stabilito a livello nazionale. Non è dato sapere se non sia stato riconosciuto (e sì che era l'unico con la parola "sinistra" all'interno...) o se gli elettori lo abbiano evitato deliberatamente.

15) #ResetBarletta

Si è fermata ancora prima, all'1,25% (e ovviamente è rimasta fuori dal consiglio comunale) la lista civica #ResetBarletta, che invitava sostanzialmente a ripartire daccapo con le politiche per la città, per un nuovo inizio del tutto diverso da quanto è stato vissuto sin qui. Il concetto è stato reso con un hashtag e con il colore blu a evidenziare il "cancelletto" e la sottolineatura del concetto di "reset"; il nome della città era decisamente più piccolo rispetto a quello del candidato sindaco e a quello della stessa lista, tanto da far pensare che questa grafica (non strabiliante, ma tutto sommato non sgradevole) potrebbe essere utilizzata in serie, con una minima personalizzazione, in tante altre città. Possibilmente sperando in esiti migliori.

16) Coalizione civica per Barletta

Si è detto prima del sorteggio dell'ordine delle liste e, guardando questa coalizione, bisogna ammettere che solo in questo caso la sorte è riuscita ad azzeccare perfettamente - ma per puro caso, s'intende - l'ordine finale in base ai voti raccolti. Ultima, in particolare, è risultata la Coalizione civica per Barletta, forse quella che - per il nome scelto - avrebbe potuto meglio incarnare gli ideali del progetto proposto da Doronzo. Il risultato invece è stato il peggiore (solo l'1,04%); all'esito finale non deve aver contribuito in positivo la grafica scelta, semplice e basata sui colori ma a conti fatti la più anonima di tutte, quindi la meno indicata per farsi ricordare dagli elettori.

Ruggiero Flavio Basile

17) Lega

Quando si è parlato del centrodestra che, pur mettendo da parte i simboli ufficiali dei partiti, aveva scelto di convergere su Cosimo Cannito, si era anticipato che un discorso diverso doveva farsi per la Lega. Questa, infatti, per la sua prima partecipazione alle elezioni comunali di Barletta, ha scelto di correre da sola, sostenendo come proprio candidato sindaco Ruggiero Flavio Basile. Il risultato finale non è di quelli strabilianti, ma nemmeno da buttare: il 4,68% ottenuto da Basile (il partito si è fermato a un decimo di punto sotto) gli ha comunque consentito l'accesso in consiglio comunale. Il simbolo utilizzato è quello presentato a dicembre, limitandosi a inserire il riferimento "nazionale" alla Puglia nella parte inferiore.

Rosa Gadaleta

1) Rivoluzione cristiana

La corsa meno fortunata di tutte, senza alcun dubbio, è stata quella di Rosa Gadaleta, unica candidata come sindaca, in lizza sotto le insegne di Rivoluzione cristiana (partito che, da statuto, ha cercato di dare netta prevalenza alle donne, fatta eccezione per il suo primo leader e fondatore, Gianfranco Rotondi). Il simbolo era quello nazionale e noto, il sorteggio aveva addirittura affidato ai rivoluzionari cristiani il primo posto sulla scheda (proprio "in alto a sinistra" dove una volta, quando si badava all'ordine di fila davanti agli uffici elettorali, di solito stava il Pci), eppure nessuna lista ha fatto peggio: candidata e partito sono rimasti intorno allo 0,3%, ovviamente lontanissimi dall'aula del consiglio comunale.

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